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Home PONTIFICATO Politica interna Banditismo interno Il brigantaggio Piceno nella storia. - Cap. IV La lotta di Sisto V


Il brigantaggio Piceno nella storia. - Cap. IV La lotta di Sisto V

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Indice
Il brigantaggio Piceno nella storia.
Cap. I - Il brigantaggio nello Stato Pontificio XVI-XVII secolo, o meglio il “Bannitismo”.
Il brigantaggio a Comunanza
Cap. II. I Nobili
Cap. III. Masio, bandito comunanzese
Cap.IV. Un Vescovo visita la “Communanthia latronum”
Cap. IV La lotta di Sisto V
Cap. V. Marco Sciarra
Cap. VI Le milizie Corse
Note
Tutte le pagine

Cap.  IV La lotta di Sisto V

Con la Bolla Pontificia del 14 novembre 1586, SISTO V, ossia il montaltese Felice Peretti, eletto al Soglio Pontificio il 24 aprile 1585,  costituisce la Diocesi di Montalto, sua “Patria carissima”, così che Comunanza e Montemonaco appartenenti alla Diocesi di Fermo e Montelparo, Force e Rotella della Diocesi Nullis Farfensis   passano alla nuova Diocesi di Montalto.

Il pugno di ferro usato immediatamente da Sisto V verso il brigantaggio che imperversava  nelle “sue” terre, rivelò il suo modo rude e deciso che lo porterà alla storia. Con la Bolla del 1 luglio I585 “Hoc nostri” promulga una vera e propria dichiarazione di guerra agli “Homicidis, latronibus, varium grassatoribus, raptoribus, incendiariis, sicariis... aliisque similibus notoriis delinquentibus et facinorosis hominibus”[18].

Nel breve periodo del suo pontificato, il brigantaggio nelle campagne romane ebbe una brusca frenata, sicché il 18 settembre del 1586 un cronista  romano annota: “Sono esposte più teste di banditi a Castel  S. Angelo che cocomeri al mercato[19].

Il 10 agosto 1590, il brigantaggio romano poteva dirsi praticamente debellato.

Ma, tra i boschi dell’ultimo lembo della sua giovane Diocesi, il pugno di ferro di Papa Peretti, non sortì effetto.

Il primo Vescovo di Montalto Mons. Paolo Emilio Giovannini, ebbe non poche difficoltà  nell’intraprendere le visite Pastorali “Esse non furono mai complete da abbracciare l’intero territorio della Diocesi , furono discontinue e mai arrivarono fino a Comunanza , in quanto, nel 1590, arrivò fino a Montelparo omettendo le più lontane e impervie perché “perigliose”, come Force, Montemonaco  e Comunanza” [20] e in tal caso il Vescovo annota: ” Ob exulum sicariorum et latronum incursiones” [21].

La  Città di Ascoli,  ricevette nel 1586 forti ammonizioni per la noncuranza con cui portava avanti la lotta contro i briganti, sicché il 12 novembre 1587, G. Paolucci nel Consiglio degli Antiani annunziava con enfasi: “Deo gratias, non ci son più banniti per queste banne, né per lo Presidato” [22].

Il 3 maggio 1590, giunse al Governatore di Ascoli, una implorante missiva dei Massari di Acquasanta, che si dicevano vessati da Pierconte di  Pietralta ed altri banditi che pretendevano viveri sotto la minaccia delle armi. La lettera non ebbe risposta.  Intanto, indisturbato, Pierconte si spostava con i suoi uomini più  a nord e nel mese di giugno, entrava  a Villa Gesso di Comunanza (che pur apparteneva in quel momento al Duca d’Atri),  la saccheggiava   tornando a  Pietralta con 12 some  [23]  di bottino[24].



Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Giugno 2014 20:32  
Montalto delle Marche, città di Sisto V
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Piceno e marchegiano....

... Quanto alla regione Piceno o Marca a cui appartiene intieramente Sisto V, siccome fu dalla natura privilegiata d'amenissimo clima, di cielo ridente, di fertili campagne e ogni coltivazione, così negli abitanti suoi sortì uno svegliatissimo ingegno e un'indole generosa, per cui molti fra loro con nobilissime imprese, e con magnifiche azioni si resero in tutte l'età famosi e illustri; a tutti però gloriosamente sovrasta Sisto V piceno e marchegiano...

Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro ai nostri giorni, Tipografia Emiliana, Venezia MDCCCLIV, p. 79