2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

13.12.2021

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COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
Giovedì, 14 Dicembre 2017
  • Incoronazione di Sisto V
    5 maggio 1585
  • Traslazione salma S. Pio V a S. Maria Maggiore (9 gennaio 1588)
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • Montalto delle Marche, palazzo dei Presidi
    Epigrafe Giulio Sclafenato (1586)
  • Processione a S. Maria Maggiore
    Giubileo straordinario del 1585
  • Piazza S. Pietro con l'obelisco
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • La Fontana del Mose' in Piazza S. Bernardo
    Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • Nuovo palazzo del Laterano e Obelisco
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • Affresco Erezione dell'obelisco in p. del Popolo (1588)
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino

EPISTOLARI

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Peretti - Bozio (Segr. Card. Carpi) e Altri

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1) Risposta di fra Peretti al Segretario Bozio circa l'elezione a Superiore del Convento di Venezia del suo principale oppositore e la richiesta di diventare Provinciale.

1559 apr. Venezia

M' é stato gratissimo avervi fatto piacere in far ministro quello, che mi pareva degno di quell'uffizio. Se io tengo buon nome in Roma le gratie sieno a Dio nostro Signore; ma é per bontà di coloro, che commendano le imperfetioni mie.
Se io ho fatto altri ministri mi sarebbe ancho chiaro, che venisse un altro a fare il vostro servitore, se vi piace hora. So che potete, e sapete; però se vi parerà io cercarò col vostro mezzo; se non, mene starò a servire Dio, e alla Religione un quella obbedienza che devo.

2) Lettera di fra Peretti al Segretario Bozio circa l'elezione a Ministro Provinciale del Maestro Cornelio Divo:

1559, 29 apr. Venezia

Maestro Cornelio è rimasto ministro a tutti i voti. Io mi trovo questa sera tanto occupato, che non posso scrivere, come sarebbe mio animo. Salutate Monsignore Illustrissimo Padrone, il Padre Procuratore generale, e il Padre fra Hieremia. Il Reverendissimo Padre generale, io penso non sia in Roma, e però non li scrivo; ma per il Ministro ragguaglierò sua Paternità Reverendissima, che tutte le cose del Capitolo son passate con somma pace, e honestà; e di tutto cuore me vi dono.

3) Lettera di fra Peretti al segretario Bozio perché i francescani di Venezia non perdano l'uffizio dell'Inquisizione:

1560, 6 apr. Venezia

Non vorrei già che la religione perdesse questa Inquisizione; ma vorrei, che si pigliasse qualch'altro partito, perché finalmente da questi Cattolici Signori se ne può sperare ogni bene. E' possibile che non se trovi altro mezzo d'accomodare un negotio di si poco conto? e pure si accordano le cose litigate con tanto sangue. Vorrei che fossero castigati i tristi, e a questo negotio si pigliasse altro rimedio, perché il Bergamasco havrebbe a caro perder l'Inquisitione. So che siete savio; però quando vi venisse il taglio, sarebbe bene ne diceste una parola all'Illustrissimo Padrone.

4) Lettera di fra Peretti al segretario Bozio in merito alla situazione creatasi nel Convento di Venezia grazie all'intervento del Vescovo di Vercelli, Nunzio a Venezia:

1560, 11 apr. Venezia

Per non dar molestia all' Illustrissimo Padrone non le scrivo; ma V.S. le potrà fare intendere, che col braccio del Reverendissimo Monsignor Nunzio si son superate le difficoltà della Reggenza, e sono entrato in camera, e martedì cominciarò a leggere. In quanto all' Inquisizione mi trovo alle prime difficoltà; e poiché li miei persequtori non mi possono offender con le prime querele, hora hanno provovato di nuovo questi Illustrissimi Signori, e scrivono contro di me a Roma, con dire, che io son troppo austero nell'Offitio, e che restando in offitio va a pericolo di concitare tumulto: che io ho comandato alli Confessori, che non assolvano chi tiene libri proibiti, e chi non revela gli heretici; e che lo stesso ho fatto in pulpito predicare alli Predicatori; onde la maggior parte resta di confessarsi; il che non viene da me solo, ma dà Generali degli Ordini, come appare nella sacristia di Venezia, e dalli editti de' Vescovi.
Monsignor Patriarcha b.m. fece stampare i casi, e voleva si osservassero, e pure io non ne seppi niente, come il suo Vicario potrà testificare per coscientia. Dicono anchora, che io ho scritto a Roma male de' Signori, che non volessero stampar l'Indice. Et pure tengo risposte appresso di me del buon' uffitio che io facevo. Quando si risolvessero, che io non havessi a continuar nell' offitio V.S. Reverenda sia con l'Illustrissimo Padrone, acciò habbia un'altra stanza, perché qui non ci potrei stare.

5) Lettera di fra Peretti al Bozio in seguito alle nuove angherie dei suoi oppositori del convento di Venezia:

1560, fine aprile forse maggio Venezia

Delle cose mie non voglio più dirne niente, perché vedo, che il nemico di Dio ci ha gran parte. Io mi rimetto al tutto nelle santissime mani della divina Bontà, e aspetto che venga ciò, che vuole.

6) Lettera di fra Peretti al Bozio in seguito alla supplica presentata al Consiglio dei Dieci per evitare la rimozione dagli incarichi.

1560, 8 giugno

Il Padre Ministro, come dice il proverbio, (sero sapiunt Phryges) hieri congregò i Padri, ed egli espose l'imminente pericolo della perdita dell' Inquisitione, se io non ero admesso; e si sottoscrissero tutti , eccetto il Bergamasco; a fare una supplica all' eccelso Consiglio de' Diece, che le cose dell'Inquisitione se quietino secondo l'ordine di nostro Signore.
Questo Consiglio, credo bene, fosse stato molto utile già tre o quattro mesi or sono; ma ora che questi illustrissimi Signori hanno la mente del Papa, è stata opera molto nociva; e il Ministro ha fatto questo senza mio consiglio, o volere. Dovendo esser presto con V.S. non scriverò più lungamente. M'indirizzerà le lettere al P. Guardiano di San Francesco di Pesaro

7) Lettera del Provinciale Divo al Bozio sull'incontro tra il doge e Fra Peretti:

1560, 21 giugno. Venezia

Il Reverendo Montalto prese licenza dal Serenissimo nostro Principe per dover partire, e a quello disse, in questa sua partenza non avere altro dolore, che la fama sparsa, che partisse reo di qualche mal fatto, essendo innocente; invocando Dio, la sua innocenza, e li stessi suoi persecutori, che non havevano trovata in lui cosa degna di gastigo. Sua Serenità li rispose, che quanto alla credenza d'alcuni particolari non se ne doveva rammaricare, per esser così stato sempre costume, che gli huomini non possan vivere senza malevoli, con tutto che giusti, ed innocenti siano. Ma che si rallegrasse, poichè presso di lui, e dello stato si trovava in ottima opinione, e che quanto si faceva hora, era per conservatione delle ordinazioni di questa Repubblica; ma che passati questi diece anni sperava vederlo Inquisitore; e lo vedrebbe sempre volentieri. V.S. Bacierà le mani all' Illustrissimo Padrone, e si conservi sano.

8) Lettera del Provinciale Divo al Bozio per la partenza di fra Felice dalla città di Venezia

1560, 28 giugno Venezia

Alli 28 del presente è partito di quì il Reverendo Montalto, il quale ha portaco seco la miglior parte dell' Anima mia; e la bontà, e le molte virtù sue non mi usciranno mai dal cuore. Così nostro Signore Dio, con il mezzo, e favore dell'illustrissimo Padrone, lo faccia veramente felice...E' stato meco otto giorni in un poco di quieto diporto, dopo tanti travagli, minacce, e pericoli, nelli quali siamo stati insieme in Venezia; ma di ciò egli a bocca con V.S. ne potrà ragionare.

8a) Lettera del cardinale Protettore al Peretti che lo raggiunge a Pesaro dopo che questi aveva lasciato Venezia.

560 22 luglio Roma

A voi deve bastare, che siate stato trovato huomo da bene, e che habbiate fatto l'Uffitio vostro con quella carità, e integrità, che a tale si conviene; onde sebbene quelli illustrissimi Signori, per la malvagità di alcuni non si contentano, che perseveriate in quell'Uffitio, ciò vi ha da dare poco fastidio, non essendo per alcuno demerito vostro. Però ve ne verrete a Roma, dove sarete ben visto; ne si mancherà di trattarvi, e honorarvi in modo, che non sarà se non con dispiacere di quelli, che tanto iniquamente hanno pensato farvi male. Et nostro Signore Dio vi guardi.

9) Disposizioni che fra Felice, vicario apostolico del suo ordine, lascia alle badesse dei monasteri di Napoli.

1566 ottobre. Napoli

1) Che nella clausura sotto qualunque pretesto non fosse ricevuta persona veruna di qualsivoglia grado, e condizione, senza suo speciale consenso; eccettuate però quelle persone espresse nel Concilio Tridentino, cioè, Confessori, Medici, e simili, ne' soli casi di necessità. 2) Che ogni badessa intimasse a tutte le fanciulle dimoranti nel Monastero, con l'intenzione di farsi Monache, qualmente compiuti i dodici anni dell'età loro dovessero vestir l'abito religioso; parchè siccome avanti i dodici anni non le potevano ricevere, così compiuti i detti anni onninamente dovessero vestir l'abito; altrimenti non fosse loro permesso dimorare nel Monastero; e dichiarò, che ogni fanciulla prima di esser vestita Monaca, dovesse essere esaminata dal vescovo ordinato secondo i decreti tridentini. 3) Che ogni fanciulla dimorante nel monastero, con l' intenzione di farsi monaca, non vi fosse più tenuta dopo i dieci anni, se non facesse la professione dopo l'anno di Noviziato. 4) Che avanti la professione non potessero le Monache ricevere la dote per qualunque promissione; e benchè la promessa fosse stipulata avanti la professione, la dichiarò nulla; anzi volle che il denaro già sborsato si restituisse in pena di chi l'avesse ricevuto; e comandò che l'istrumento della dote non si facesse, se non che mentre starebbe la Novizia per fare la professione. Questi, ed altri ordini lasciò alle Badesse, in virtù di santa obbedienza, sotto pena di scomunica, e della privazione dell'Officio.

10) Lettera del Cardinale Montalto al cugino Domenico Silvestri di Montalto dove si evince l'ammirazione nei confronti del Cardinal Farnese

1577 Roma

E' venuto il monaco di Montedinove, mi ha data la vostra del ventiquattro passato 1577 e ho inteso quanto desiderate a beneficiodi lui;e però subito scrissi a Monsignor MIO Illustrissimo Cardinal Farnese, che hora se trova in Caprarola, a favor di detto monaco; e credo, che se sua Signoria Illustrissima non sarà prevenuta da qualch'altro, che luise ne partirà consolato.
18)Nota di Donna Camilla alla negata grazia ai due uomini di Cori sorpresi con archibugi

1585 Roma

Sappiamo che voi tutto il giorno vi lamentate de' tempi Gregoriani, e poi vorreste che noi li fomentassimo; ma non è giustitia nuocere a molti per usare clemenza a voi. Le nostre leggi, finché havremo fiato, non devono soggiacere alla derisione de' scelerati, che dalla troppa indulgenza passata, prendono motivo di maggiore insolenza. Dite dunque a chi interpose le vostre suppliche; e a tutti che ve ne potessero parlare, che in Roma vi sono i Giudici, senza i quali non intraprenderemo deliberatione alcuna: che vi è l'editto promulgato dal nostro antecessore confermato da noi; e che noi attendiamo la sentenza de' Giudici nostri ministri.

Doc. n. 69 - ASV, fondo Confalonieri, 60, f. 290r-v Da Roma dopo l'ottobre 1590.

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Ordini per la fabrica della Chiesa Cathedrale di Montalto.

Che Monsignor il Vescovo di detta Città con Monsignor Governatore del Presidato che sarà pro tempore habbino particolar cura, et sovraintendenza di detta fabrica, et autorità di comandar quanto giudicaranno esser di servitio di essa, di riveder i conti de denari, che si trovano in essere insieme con li due deputati cioè uno della Città, et uno del Capitolo, et così anco di tutte le materie, che vi sono, le quali con detti denari furono donate et applicate a detta fabrica dalla Santità medesima di Urbano VII et di tutto farne far particolar nota.

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Doc. n. 42 - Il patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 16 maggio 1589 al Card. Montalto a Roma. ASV, SS. Francia, 25, f. 301r

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Monsignor Arigoni Governatore qua di questa Città et Presidato mi dice, che sono forse sei anni, che non è stato mai ad Arimino sua Patria, et hora se gli rappresenta una occorrenza di darci una volta, che me l'ha communicata, la quale è urgentissima, che ricerca la presenza sua, et io ne fo certa fede a Vostra Signoria Illustrissima. Imperò m'ha richiesto, che io le ne scriva, come faccio supplicandola efficacemente ad ottenergli licenza da Nostro Signore per otto o dieci giorni al più di poterci andare. Il governo è quietissimo, et per questa poca absenza sua non può patire, restando qui il suo luogotenente. Questa gratia poi a lui sarà di molta commodita et sodisfattione, et a me di singolar favore per il desiderio, ch'io ho di servirlo in occasioni maggiori. Et humilissimamente le bacio le mani.

Fabio Patriarca di Gerusalemme

Lettera di Vittoria Accoramboni a Bianca Capello, Granduchessa di Toscana datata da Padova 10 agosto 1585

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Lettera di Vittoria Accoramboni a Bianca Capello, Granduchessa di Toscana, datata da Salo' 13 novembre 1585

Serenissima Signora Padrona mia Osservandissima.

Perché so quanto sia obbligata in ogni occorrenza far capitale di Vostra Altezza Serenissima come di mia Signora e Patrona,

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Doc. n. 5 - Capitoli et Conventioni fatti d'ordini di N.ro Sig.re Sisto V° tra la Com.ta della Città di Montalto e M. Gio : Batta Gualteroni sopra la Concia che si dovrà introdurre nella detta Città et Presidato (senza data).

Prima che la Com.ta di Montalto a nome di N.ro Sig.re Sisto V° sia obbligata a dare a m.Gio: Batta Gualteroni mattoni legnami et altre materie necessarie per fabbricare l'edeficio della Concia condotte alla fabbrica et esso m.Gio: Batta promete farla fabricare a sue spese con l'intervento d'uno deputato dalla detta Com.ta da sodisfarseli et restituirsegli tutte le spese che farà in detta Fabrica in fine dell'appalto. Che detta Com.ta à nome suddetto sia obbligata dare al d.to m.Gio: Batta sito senza pagamento, dove sarà giudicato più idoneo per detto edificio.
Che detta Com.ta a detto nome sia obbligata dargli una buona Casa per habitatione, dove si possano tenere tutte robbe spettanti à detta Concia, et che ci siano botteghe, stanze, cantina, et stalla et non essendoci le dette comodità, che si facciano in conto della pigione del Padrone di essa pagando esso m.Gio: Batta conveniente piggione del suo, et parimente dargli una stanza per servitio degl'huomini dell'esercitio, pagandola pur'esso Gualteroni quello che sarà giusto.

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Sixtus pp. V
Pubblicata in: F. PISTOLESI, cit., p. LVII.

Doc. n. 4 - (Bolla: «Super Universas orbis ecclesiae»). SISTO P.P. V

A perpetua memoria

Innalzati, benché immeritevoli, sopra tutte le Chiese dell'universo per disposizione di colui che comanda a tutti e a cui tutti obbediscono, leviamo all'intorno gli occhi della nostra mente nel campo del Signore, per vedere, a guisa di vigilantissimo pastore, ciò che convenga allo stato e al decoro delle chiese stesse, specialmente cattedrali e quale opera debba esplicarsi per la loro prosperità: e fiduciosi nel divino aiuto, procuriamo nel Signore di tutto disporre con equa benignità per la salute del popolo fedele.

Desiderando adunque che la Terra di Montalto, Diocesi Ripana, (la quale ha dato la felice origine ai nostri natali, ed è situata in luogo eminente e celeberrimo, e da ogni parte cinta di mura, in cui esiste la secolare e collegiata Chiesa di S. Maria ad Collem, d'elegante costruzione, con due dignità e dieci canonicati e altrettante prebende, con sagrestia ed altre cose necessario al culto divino, e altre due chiese e cioè una di S. Giorgio e S. Pietro, e la seconda Oratorio detto di S. Nicolò, nella quale si trova canonicamente istituita la Confraternita del SS. Sacramento, e vi esistono circa trecento case nobilmente edificate e piazze lastricate, e in cui in ogni mercoledì si fa mercato con gran concorso di popolo circonvicino, e dalla quale finalmente sono usciti uomini eccellenti in Teologia, in Diritto in medicina ed altre scienze) e la detta Chiesa Collegiata siano decorate di titoli e nomi più degni, dopo matura deliberazione avuta con i Venerabili nostri fratelli Cardinali di S. Chiesa e con il loro consiglio, a lode e gloria di Dio Onnipotente e onore della stessa Beata Maria Vergine e aumento di devozione dei fedeli, con apostolica autorità separiamo e dismembriamo la predetta Terra di Montalto, e le terre o luoghi o castelli e rispettivi territori di Porchia, Patrignone, Montedinove, Rotella e Force dalla Diocesi Ripana, di Montelparo, Comunanza e Montemonaco dalla Diocesi Permana, di Castignano dalla Diocesi Ascolana, cui sono soggetti spiritualmente, e in perpetuo liberiamo ed esentiamo i detti luoghi e i loro abitatori, ret tori di chiese, beneficiati, priori, e altri aventivi, beneficii, e monasteri e altri pii luoghi, da ogni giurisdizione, potestà, soggezione dei venerabili nostri fratelli Vescovi dalle Diocesi di Ripa, Fermo e Ascoli e da ogni pagamento di decime ad essi dovute... ed erigiamo la Terra di Montaltoa Città e la Chiesa collegiata in Cattedrale sotto la stessa invocazione della B.V. Maria con un Vescovo detto di Montalto, che abbia ed eserciti la giurisdizione vescovile nelle cose spirituali, con la mensa vescovile, cassa, sigillo e altre insegne, onori e privilegi soliti degli altri vescovi: e la stessa città e Chiesa Cattedrale, così erette, e il Vescovo di Montalto prò tempore e il Capitolo della stessa Chiesa di Montalto vogliamo immediatamente soggetti alla S. Sede e sotto la protezione dei BB. Apostoli Pietro e Paolo: e alla stessa Chiesa così eretta in Cattedrale, per la dote della sua mensa Vescovile in perpetuo uniamo, annetiamo e incorporiamo il Monastero Benedettino della B.V. di Monte Santo, della Diocesi di Ascoli, e concediamo la selva o tenuta di Rovetino, assegniamo le terre e i territorii della Diocesi di Montalto, le loro chiese e quelle della detta città di Montalto, il clero e il popolo e vogliamo che essi siano soggetti alla giurisdizione del Vescovo di Montalto come mèmbri obbedienti al capo...

Roma... presso S. Pietro 14 Novembre 1586.
Pubblicata in: F. PISTOLESI, cit., p. XL.

Doc. n. 3 - Ai diletti figli, Comunità e Uomini della Terra nostra di Montalto, Diocesi di Ripa. SISTO P.P. V

Diletti figli, Salute e Apostolica benedizione.

Dopo che è piaciuto alla Divina Bontà d'innalzare Noi benché indegni, a questo sublime grado dell'apostolato, crediam essere giusto e ragionevole il dare un qualche principale segno di pietà e di carità a costesta nostra Patria. E pertanto, ben sapendo a quanti danni ed incomodi siete di solito soggetti nel pagamento delle tasse, sia per la povertà del luogo, sia per le sevizie e durezze degli esattori, Noi, desiderando provvedere in questo alla vostra quiete e commodità, di motu proprio e certa scienza, per pura volontà e liberalità nostra, con autorità Apostolica, esentiamo e totalmente liberiamo cotesta Terra e Comunità vostra e voi tutti e singoli e le case, le possessioni, i campi, i prati, e tutti i beni mobili e immobili e semoventi, esistenti tanto dentro quanto fuori di essa Terra e suo distretto, i lavoratori e coloni vostri e gli animali di qualunque genere, dai tributi e oneri della Camera Apostolica, tanto ordinarii che straordinarii, antichi e nuovi, imposti e da imporsi, per otto anni continui a incominciare dalla data delle presenti lettere...

Dato a Roma presso S. Marco 25 giugno 1585.

Pubblicato in: F. PISTOLESI, cit., p. XL.

Doc. n. 2 - Ai diletti Figli, Comunità e Uomini delle Terre del Presidato nostro nella Provincia della Marca. SISTO P.P. V.

Diletti figli, salute e apostolica benedizione.

La vostra singolare devozione verso questa Sede e la mutua nostra carità che ci unisce con vincolo principale a voi figli della stessa patria nella quale anche noi siamo nati, ci inducono a provvedere benignamente ai vostri commodi e alla vostra salute.
Accogliendo pertanto favorevolmente le suppliche a Noi avanzate dai vostri oratori, a tutte e singole le vostre Comunità di Montalto, Offida, S. Vittoria, Mont'Elparo, Monte Rubiano, Monte Fiore, Monte Gallo, Castignano, Force, Montedinove, Patrignone, Porchia, Cossignano, Rotella, che siete costituite sotto il nostro Presidato nella Provincia della Marca, coll'autorità delle presenti lettere concediamo il pieno diritto e la libera facoltà di scegliere per l'avvenire a vostro arbitrio e nelle vostre adunanze e secondo il modo e la forma prescritta nei vostri statuti, in ogni semestre, a cominciare dal primo di gennaio prossimo venturo, il vostro Potestà e delle dette Terre, il quale, dono ottenutane conferma dal Romano Pontefice, eserciti quella giurisdizione che compete di diritto ai Potestà del vostro Presidato...
Concediamo inoltre a Voi e ciascuno di voi di poter liberamente comperare e vendere grano, vino, olio, cereali e ogni comestibile a vostro arbitrio e con mutuo commercio fra di voi, l'uno con l'altro anche della stessa o di altra Terra, o asportarli fuori di qualunque Terra o distretto o territorio del Presidato ad altro distretto o territorio del Presidato e ciò gratis onninamente e senza licenza di alcun superiore o spedizione di bollettino e senza esser tenuti a pagare alcunché a titolo di salario per i commissarii o balivi...
Dato a Roma presso S. Pietro sotto l'anello del Pescatore - 22 Giugno 1585: anno I del nostro Pontificato.

Pubblicato in: F. PISTOLESI, Sisto V° e Montalto da documenti inediti, Montalto 1921, p. XL.

Doc. n. 01 - II Cardinale Felice Peretti da Roma, il 12 dicembre 1578, a Pompeo Floriani. AF, I, f. 27r

Alla lettera di Vostra Signoria delli 2 del passato, a me data molto tardi, dico che io la ringratio assai che se sia trasferita in Montalto per dar disegno delle scole, et perché io son tanto occupato et non me ne ricordo bene del sito di quei luoghi, Vostra Signoria sarà, con Ser Nicolo et Ser Giacomo, convenga dove le par bene la scola, et se faccia.

E ben vero che risolvendone farla di sopra, bisognerà che per di sotto se serva più di tramezzi di muri che di travi, perché i travi non possono regger il peso et la libertà di scolari, però facciase bene che io me ne rimetterò al Vostro Giuditio.

Nostro Signore se contenta che anco la chiesa sia profanata, et messa nella fabbrica della scola, et così potrà far quella scola che Vostra Signoria giudica più honorata come si conviene per esser perpetua. Et perché io voglio far un'altra chiesa vicina alla scola, me farà piacer vedere dove possa farsi in commodità di piazza, di posti et altre necessità et avvisarne perché io comprerò quanto fa di bisogno; et come mi sarà charo far metter con qualche garbo quelle cose che debbono servir per la communità, nel luogo da me scritto a Nicolo et a Ser Giacomo, et che Vostra Signoria se affatiga anco in questo, così le assecuro che alle occasioni, me affatigarò sempre volentieri et per lei et per i suoi amici. Et Dio Nostro Signore la consoli sempre.
F. Felice Cardinal de Montalto

Felice Peretti perdona i montaltesi per lo sgarbo ricevuto nella vicenda di Maestro Tomasso (4 aprile 1563)

La lettera di risentimento del Procuratore F. Felice Peretti del 13 marzo 1563 sortì rapidamente i suoi effetti!

Siccome il caso di Maestro Tomasso era stato scatenato dal Podestà di Montalto, per placare l'ira del loro illustre concittadino, i montaltesi la escogitarono proprio giusta: deliberarono infatti d'inviare proprio il Podestà con lettere credenziali a giustificarsi col Procuratore Peretti che si trovava a Rieti prima d'intraprendere le sue visite ispettive in Abruzzo e in Puglia.

Fra Felice Peretti ignorò completamente il Podestà e non volle neppure riceverlo, ma rispose molto benignamente 

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Dissapori tra Felice Peretti e Montalto (13 marzo 1563).

conventoNel 1563 nacque qualche dissapore fra il Magistrato di Montalto e il Padre  Felice Peretti che aveva già assunto l'incarico di Procuratore Generale dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali. Ne fu motivo un certo Padre Tomasso del Convento San Francesco di Montalto che aveva buona reputazione ed era amico e protetto di Felice Peretti.

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Dodici lettere inedite di Sisto V

copertina tolentino

Giovanni Benadduci

 

Dodici lettere inedite di Sisto V

 

Stab. Tip. Francesco Filelfo, Tolentino 1888.

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Lettera di Sisto V al Re di Spagna del 10.5.1585

I. A (1)

Al Re di Spagna 10 di Mag.o 85.

Della sua assuntione al Pont.o Domanda aiuto per estir­pare i banditi, et fa instanza, della sped.ne della causa del Marchese di Cassano.

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Lettera di Sisto V al Re di Spagna del 25.02.1586

IV.   K
Al   Re   di   Spagna
25 di Feb.o 1586

Dichiara come sia passata un Amb.ta fattagli dal Conte d'Oliuares circa la promotione d'una persona al Car.to

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Camilla Peretti agli Antiani d'Ascoli - 19 giugno 1585

DSCN9925

Lettera p.23 *


Alli molto mag.ci si.ri  com.fr’ elli  li si.ri Antiani d’Ascoli
Di dentro

Molto mag. c. ss. ri. Com. fr'elli. L'Officio ch'è piaciuto  alli SS. VV di far meco rallegrandosi dell'assunzioni di N. S.re al Pontificato, m'è stato gratissimo,

 

 

 

 

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