2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

13.12.2021

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COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
Mercoledì, 23 Agosto 2017
  • Incoronazione di Sisto V
    5 maggio 1585
  • Traslazione salma S. Pio V a S. Maria Maggiore (9 gennaio 1588)
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • Montalto delle Marche, palazzo dei Presidi
    Epigrafe Giulio Sclafenato (1586)
  • Processione a S. Maria Maggiore
    Giubileo straordinario del 1585
  • Piazza S. Pietro con l'obelisco
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • La Fontana del Mose' in Piazza S. Bernardo
    Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • Nuovo palazzo del Laterano e Obelisco
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • Affresco Erezione dell'obelisco in p. del Popolo (1588)
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino

MONTALTO PATRIA CARISSIMA

CITTA' E DIOCESI

Per MONTALTO* l’erezione della diocesi fu un fatto eminentemente... campanilistico di un Papa troppo affezionato alla sua terra di origine. Sisto V aveva un amore viscerale per la sua “carissima patria”, che considera come la sua famiglia. Basti pensare che nel Breve pontificio del 28 luglio 1586 che accompagna il dono del preziosissimo reliquiario, il Papa così si esprime: “ Imprimetevi bene in mente questo: che Noi, sull’esempio e sulle orme di moltissimi nostri predecessori Pontefici in questa santissima sede, che assunti al supremo apostolato della Chiesa universale trasforma¬rono in Tempio la casa paterna adornandola di sacre Reliquie di Santi Martiri, cercandole con grande cura in ogni parte, abbiamo voluto decorare con queste Reliquie di Santi Martiri la nostra casa paterna, e non intendiamo per questa l’angusto spazio di quattro mura, ma con patrio affetto intendiamo con essa il luogo che raccoglie insieme tutti voi Cittadini, cioè la stessa Montalto”. Per questo amore verso la sua patria, Sisto V trasformò il piccolo e sconosciuto borgo castellano (nella visita pastorale di mons. Maremonti, effettuata il 10 novembre 1573, si parla di tre piccole parrocchie di una cinquantina di famiglie ciascuna) in città vescovile, centro del Presidato, sede di un prestigioso ginnasio, di una zecca, di opifici vari, di una cattedrale maestosa e di altri onori degni della più grande città della Marca. La diocesi montaltese è semplicemente un dono sistino, quasi il coronamento di un sogno personale di un Papa che non nascondeva le sue umili origini, ma che anzi le esaltava a somma gloria per magnificare il piano misterioso di Dio che innalza gli umili. Non era importante se il territorio della “sua” diocesi risultava per forza di cose piccolo, l’importante era aver perpetuato la memoria della sua patria.

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CONCESSIONE DELLA ELEZIONE DEL PODESTA’ E DEL LIBERO COMMERCIO

Il cardinale di Montalto divenne Papa al mattino del 24 aprile 1585. Tre giorni dopo Montalto apprendeva la notizia e la gioia provata dalla piccola comunità è testimoniata dal pagamento di 50 paoli al corriere che recò la notizia; e neppure si badò a spese nel fare festa con spari, musica e archi di trionfo: alla fine si dovette pagare la bella somma di 719 fiorini!

Sisto V pensò subito alla sua “carissima patria”. Come prima cosa inviò a Montalto, per mezzo del Tesoriere della Marca, Tommaso Del Palagio, la somma di duemila scudi, da dividere fra tutte le famiglie del paese. Successivamente, con uno stesso Breve del 22 giugno 1585, concesse al Presidato farfense due privilegi: il diritto di nomina diretta del Podestà e il libero commercio delle merci. Il Podestà era il giudice che amministrava la giustizia e veniva eletto ogni sei mesi. Durò molto poco questo privilegio di scelta popolare: appena dopo la morte di Sisto V la scelta tornò al Papa. Il libero commercio consisteva nel diritto di trasportare liberamente da un capo all’altro del Presidato derrate alimentari senza obbligo di sottostare al dazio della Tesoreria della Marca. Tale privilegio venne mantenuto nel Presidato di Montalto quasi fino alla rivoluzione francese, nonostante Bolle successive di vari Papi revocassero tale privilegio. Il Presidato di Montalto si faceva forte della clausula sistina che tale privilegio non dovesse essere tolto da “nessuna persona di qualsiasi dignità o autorità, sotto qualsiasi motivo o pretesto”.

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CONCESSIONE DELLA ESENZIONE DALLE TASSE

Appena tre giorni dopo il precedente Breve apostolico sulla doppia concessione della elezione del Podestà e del libero commercio, Sisto V dà alla sua patria un altro segno del suo amore. Con un altro affettuosissimo Breve concede alla sola Montalto l’esenzione di ogni pagamento di tasse per un periodo di otto anni. I motivi addotti dal Papa sono due: la povertà del luogo e la durezza degli esattori governativi.

Tale straordinaria concessione, che doveva scadere nel 1593 (per quattro anni il 18 luglio 1593 e per altri due anni l’11 giugno 1597, come si evince dal retro del Breve originale conservato nell’ Archivio comunale di Montalto), tre anni dopo la morte di Sisto V, fu prorogata per altri sei anni da papa Clemente VIII, grazie all’ interessamento del cardinale Alessandro Montalto, pronipote di Sisto V. Per ben 14 anni, quindi, Montalto sfruttò a suo favore questa davvero vantaggiosa esenzione.

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CREAZIONE DELLA COLLEGIATA DI MONTALTO

Appena 38 giorni dall’ultimo Breve che concedeva a Montalto l’e­senzione dalle tasse, Sisto V eresse a Collegiata la chiesa più importante del paese, S. Maria ad Collem. Era il massimo che il nuovo Papa poteva concedere ad una chiesa non cattedrale. La nuova Collegiata era composta da due “dignità” (un decano e un arciprete) e da dieci canonici riuniti in Capitolo. Come mensa ca­pitolare per il mantenimento di queste dodici prebende, il Papa incorporò alla nuova Collegiata una grossa tenuta già proprietà del monastero della Madonna detta di S. Biagio a Sarnano. Oltre a ciò le comunità di Montalto, Porchia, Patrignone e Montedinove ebbero il diritto di presentazione e nomina dei canonici, diritto che mantennero anche quando, di lì a poco, la Collegiata fu eretta a cattedrale.

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INTERESSAMENTO DEL CARD. PERETTI ALLA EREZIONE DI MONTALTO A DIOCESI

sisto cardinaleLa diocesi di Montalto non fu determinata da un gesto improvviso di papa Sisto V all’ indomani della sua elezione al pontificato, ma fu un desiderio a lungo accarezzato dal Peretti fin da quando, il 17 maggio 1570, fu onorato della porpora cardinalizia da Pio V. "In quel tempo - scrive il Pistolesi - S. Pio V era venuto nella determinazione di decorare del titolo di Città e della sede Vescovile una delle Terre della Marca e fra le molte di cui si faceva il nome, eravi Montalto, che, naturalmente, sperava molto sull’ appoggio del Cardinale” (PISTOLESI, Sisto V e Montalto, p. 75). In favore di Montalto diocesi stava la centralità geografica del paese nel vecchio Presidato farfense, a differenza di S. Vittoria e di Offida, ma nei confronti di quest’ ultimi paesi stava la piccolezza del centro e la sua modesta realtà: appena tre parrocchie (S. Maria in Colle, S. Pietro e S. Giorgio), due monasteri (francescano e agostiniano) e scarsa consistenza economica per poter far fronte alle enormi spese per un vescovado (cattedrale, capitolo, mensa vescovile, opere edilizie...). Di fronte a tale situazione i montaltesi non opposero resistenza alla notizia della imminente creazione della diocesi di Ripatransone, che avrebbe inglobato nel suo territorio buona parte del Presidato e la stessa Montalto.

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Sisto V è di Montalto

Sulla vexatissima quaestio tra Grottammare e Montalto intorno alla patria di Sisto V non si potrà recare un esatto e formale giudizio se di essa non siano conosciuti i veri termini; poiché, ci duole il dirlo, moltissimi storici hanno dato prova di non averne conoscenza che in assai scarsa misura.
Noi ci rimetteremo al giudizio dello stesso Sisto V che non può essere testimonio sospetto e che, addentro alla questione, l’ha definita con tutta chiarezza nei moltissimi documenti lasciatici.

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Porculae et eius districtus visitatio - Die XI Novembris 1573

DSCN4265 CampanilePORCHIA e il suo territorio

novembre 1573

Si dice che la chiesa parrocchiale di S. Lucia sia di giuspatronato della Comunità di tale Terra e che questa è solito presentare due Rettori, fra i quali sono equamente divisi i beni di tale chiesa. E per la grandezza del territorio pastorale, la stessa Comunità presenta un terzo Rettore, che sia chierico, cui assegna i beni delle chiese rurali di S. Pietro, di S. Gio­vanni e di S. Maria fuori le mura. Tali Rettori esercitano la cura delle anime a turno per una settimana. I proventi sono alquanto bassi, ricevendo appena tre salme di grano ciascu­no. Le famiglie della parrocchia sono circa duecento.

Dopo aver visitato la S.ma Eucaristia, il rev. Visitatore ha decretato che la custodia di le­gno sia foderata interiormente con seta rossa entro due mesi e quanto prima si ponga in fondo un corporale.

Si stacchi dalla parete il fonte battesimale e si prepari un piedistallo più decoroso e un più decoroso tabenarcolo di legno a forma di piramide, con il suo armadietto al centro per conservare i sacri oli. Tutto ciò sia ben chiuso e pronto entro quattro mesi.

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PATRIGNONUM Die XI Novembris 1573 - Vitsita apostolica Mons. Maremonti

PATRIGNONE
11 novembre 1573

p133 particolare portaleLa chiesa parrocchiale di S. Maria de Viminatu, l'unica del paese, è normalmente retta da tempo immemorabile da un solo Priore e tre Prebendati, in qualità di coadiutori di tale Priore e facenti parte del clero diocesano, per l'esercizio pastorale. Si asserisce che i proventi della chiesa non superano le dieci salme di grano secondo la misura ascolana, pari a venti misure comuni, oltre a sei salme di vino per ogni porzione dei proventi divisi fra i suddetti Priore e Prebendati, in modo che sia assegnato un quinto di essi ad ogni Prebendato e due parti al Priore. 

Le famiglie soggette a tale cura pastorale sono 260; le canoniche del suddetto clero sono adiacenti alla chiesa e vi dimorano lo stesso Priore e i Prebendati, che prestano lodevolmente il servizio liturgico nel corso della settimana, e nei giorni festivi sono soliti cantare solennemente le messe e i vespri, e tutti insieme concorrono a qualsiasi spesa sia ordinaria che straordinaria, e recitano collegialmente in chiesa la preghiera del mattutino e delle altre ore canoniche.

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Visita apostolica di Mons. Gian Battista Maremonti - Die X Novembris 1573

maremonti

 MONTALTO - 10 Novembre 1573

La chiesa parrocchiale di S. Maria al Colle si distingue per avere due Rettori in solido, co­me dimostrano i loro rispettivi documenti. Costoro esercitano la cura delle anime, alter­nandosi nelle settimane, secondo quanto da essi stabilito, per cinquanta famiglie. Ognuno percepisce come reddito circa dieci salme di grano, sei di vino, un po' di olio. Tale divisione della parrocchia si dice sia stata fatta molto tempo fa. Non vi sono canoniche per i sacerdo­ti e tutti concordano nel dire che ogni Rettore concorre alle spese della chiesa in eguale mi­sura.

Circa il luogo per custodire l'Eucaristia è stato ordinato che interiormente sia foderato di seta e che le particole riservate agli infermi siano opportunamente conservate in una pissi­de d'argento. Il fonte battesimale sia fornito entro due mesi di una vasca di stagno dorato e di un decoroso tabernacolo, e ugualmente fra dieci giorni sia provvisto di buona serratura.

Il vasetto dell'olio degli infermi sia collocato accanto alla custodia dell'Eucaristia ma sepa­rato e chiuso, obbedendo ai sacri decreti. Gli oli che servono per il battesimo siano conser­vati nell'armadio del battistero.

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L'ADDIZIONE SISTINA DI MONTALTO

L'interesse e l'attaccamento di Felice Peretti alla sua terra di origine si evolve in relazione al posto ricoperto dalla persona nella gerarchia ecclesiastica.

Le sue iniziative determinarono lo sviluppo economico e sociale oltre che urbanistico di Montalto, che senza la sua presenza non avrebbe trovato né i motivi né le occasioni per assurgere al titolo di Città.

Come nel caso di Loreto, è infatti la volontà dell'uomo, più che la potenzialità dell'insediamento, a creare le premesse per piani ambiziosi che non trovano giustificazione nella realtà; infatti con la sua morte cessa, nel caso di Montalto, ogni stimolo alla continuazione e completamento delle opere da lui commissionate.

Il suo costante interessamento per lo sviluppo di Montalto non era alieno da preoccupazioni politico-amministrative, quale quella ad esempio di creare un nuovo Presidiato da interporre tra Ascoli e Fermo, così che scontentando entrambi poneva fine alle rivendicazioni territoriali reciproche ( 1 ).

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ALOISIO BONETTI (1886 - 1911)

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18.1887-1911: ALOISIO BONETTI 
 
Nato a Nidastore d'Arcevia (diocesi di Fossombrone) il 25 agosto 1842. Studiò al Seminario Pio di Roma. Vicario generale di Cagli e Pergola e poi a Fossombrone. 

Vescovo titolare di Messene dal 15 gennaio 1886 è nominato coadiutore di mons. Aronne. Resse la diocesi per 25 anni. Tenne l'ultimo Sinodo diocesano nel 1901. 
Promosse e incoraggiò l'Azione Cattolica. 
Completò il portico della cattedrale e fece costruire la Grotta di Lourdes nel Sotterraneo.
Ammalatosi negli ultimi anni del suo episcopato gli fu messo vicino il vescovo di Ripatransone, Luigi Boschi, in qualità di Delegato Apostolico. 
Morì il 20 luglio 1911 

 

Hier. Cath. VIII, p. 393; Pistolesi, Notizie biografiche... p. 62-65. 

LUIGI FERRI (1868 - 1952)

36.1925-1946: LUIGI FERRI

mons.luigi ferriNacque a Fano il 10 agosto 1868 e qui studiò. Ordinato sacerdote il 14 giugno 1891 fu professore al Seminario diocesano, successi­vamente Padre spirituale in quello interdiocesano e parroco in una parrocchia cittadina. Venne elevato all'episcopato il 14 gennaio 1912 e nominato vescovo di Montalto alla morte di mons. Bonetti.

stemma mons.luigi ferriAlla morte del vescovo ripano mons. Boschi, nel 1924, fu nomina­to vescovo anche di Ripatransone, unendo le due diocesi "in per­sona episcopi". Vescovo di grande bontà e spiritualità, ebbe un fervido amore all'Eucaristia e fu promotore dei Congressi Eucari­stici diocesani: nel 1914 celebrò il primo congresso Eucaristico di Montalto (il primo in assoluto in Italia) e successivamente nel 1921 a Montalto, nel 1925 a Comunanza e nel 1932 a Ripatranso­ne. Curò molto la stampa diocesana con la creazione di un quindi­cinale. Nel 1928 favorì la venuta delle monache passioniste a Ripatransone. Nel 1939 chiamò a San Benedetto del Tr. i Padri Sacramentini e i Padri Conventuali. Si adoperò fattivamente per l'e­ducazione della gioventù. Visse in perfetta povertà e vicino al suo popolo, che lo chiamava "il vescovo santo". Lasciò la diocesi per malattia il 17 maggio 1946. Morì a Fano il 30 gennaio 1952, come vescovo titolare di Liviade. Le sue spoglie furono traslate a S. Be­nedetto, nel santuario dell'Adorazione, il 7 settembre 1955.

G. CHIARETTI, Il movimento cattolico..., p. 32.

 

 

 

PIETRO OSSOLA (1946 - 1951)

37.1946-1951: PIETRO OSSOLA

Nacque in Piemonte a Barone Canavese il 21 settembre 1889. Stu­diò al Seminario di Ivrea e partecipò come cappellano militare alla prima grande guerra, dopo la guerra fu professore del suo Semina­rio e dal 1926 fu Direttore spirituale al Seminario regionale di Chieti. Dal 1931 al 1943 fu Rettore del Seminario Regionale di Molfetta. Nel settembre del 1946 fu eletto vescovo di Montalto e Ripatransone. Nel 1949 visitò la diocesi, che resse per cinque an­ni, fino alla sua rinuncia per motivi di salute. Fu ammirato per la sua intensa vita interiore e dirittura morale. Organizzò la "Peregrinatio Mariae" nei vari centri delle due diocesi.

VINCENZO RADICIONI (1952 - 1983)

radicioni38.1952-1983: VINCENZO RADICIONI (*)

Nato a Numana l'8 ottobre 1906. Educato nei seminari diocesano e regionale, fu ordinato sacerdote il 1 maggio 1929. Consacrato vescovo ad Ancona il 27 gennaio 1952, entrò in diocesi il 19 mar­zo.

Per un trentennio guidò la diocesi nel difficile periodo del do­poguerra e dello sviluppo demografico ed economico. Uno dei principali obiettivi fu quella di rendere effettiva quella unione fra le due diocesi non dichiarata sul piano istituzionale ma iscritta nei fatti.

Si preoccupò anche di dotare di nuove parrocchie la fascia costiera maggiormente in espansione. Effettuò tre visite pastorali e celebrò due Congressi Eucaristici (1955 e 1969).

Ebbe un profon­do amore per l'Azione Cattolica e per l'Unitalsi. Nei suoi trenta anni di episcopato ha consacrato ben 113 sacerdoti e due vescovi (mons. Amadio e mons. Pecoraio).

Lasciò la diocesi al raggiungi­mento dei limiti di età imposti dal Diritto. Morì a Falconara il 15 novembre 1988. È sepolto nella cattedrale di Ripatransone.

 

(*) Il testo è tratto da: V.Catani, La Chiesa TruentinaOp. cit., p. 237.

 

 

 

SISTO V E LA DIOCESI DI MONTALTO - IL PRIMO VESCOVO E IL PRESIDATO (Cap. IV)*

paolo emilio giovanniniAnche la presentazione, per il governo della nuova diocesi, della persona del sessantaquattrenne1 Paolo Emilio Giovannini, di Porchia, non lungi da Montalto, membro anch'egli dell'ente testé costituito, da parte del medesimo card. d'Aragona, avvenne «S.mi Domini nostri iussu». Preconizzato, secondo le prescrizioni, nel concistoro del mercoledì, 19 novembre2, sempre del 1586, cinque giorni, cioè, dalla bolla di erezione, allo scopo di ambientare e preparare i porporati, se ne ebbe la effettiva elezione otto giorni dopo nell'altro, del mercoledì 263. Quantunque sarebbesi potuto evitare il Processo, relativo alla idoneità della persona del candidato, prescritto dal Concilio di Trento, in quanto nota abbastanza, non semplicemente alla Curia romana, ma allo stesso sommo pontefice4, per essere originario del medesimo posto e suo amico da vecchia data, tuttavia lo si costruì ugualmente, come ricavasi dal promemoria rimesso dall'Aragona ai colleghi, in vista del concistoro5.

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Paolus Aemilius Ioannini Porchiensis (1586 - 1605)

01 GIOVANNINI

stemma giovannini1.1586-1605: PAOLO EMILIO GIOVANNINI (*)

Originario di Porchia, fece i suoi primi studi a Perugia e a Macerata, conseguendo la laurea. Messosi al servizio di vari cardinali in qualità di segretario, li seguì in Francia e in Spagna. Era canonico di Ravenna e vicario generale di Cesena, quando Sisto V lo nominò primo vescovo di Montalto il 26 novembre 1586. Nei venti anni che resse la diocesi ne gettò le fondamenta e diede inizio alle grandi opere sistine.
Compì ben sette visite pastorali e lasciò preziose testimonianze di quegli anni nelle sue relazioni "ad limina". Morì il 6 agosto 1606

Hier. Cath. IV, p. 246; Pistolesi, Notizie biografiche... p. 9-11.
Cfr. anche, Giovanni Papa, Sisto V e la Diocesi di Montalto - Il primo Vescovo e il Presidato, (Cap. IV - pp. 79 - 97)
(*)  V.Catani, La Chiesa TruentinaOp. cit., p. 232

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