2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

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CELEBRAZIONI

Fabriano (AN)

work in progress

Montegiorgio (FM), Stemma sistino e architrave celebrativo

 

san francesco f.p.sistoL’epigrafe, che data l’anno dell’ascesa al soglio pontificio di Sisto V, commemora l’intervento papale (post 24 aprile 1585) ed è l’unica testimonianza dell’intervento sistino sulla chiesa. E’ anche importante dal punto di vista paleografico.

Nel 1585, a Montegiorgio si tenne il capitolo provinciale dei Minori Conventuali sotto il provincialato di Frà Giovanni Causi da Mogliano, e probabilmente iniziarono le ristrutturazioni rinascimentali della chiesa di S.Francesco. Sotto il pontificato di Sisto V, eletto nel 1585, la chiesa fu radicalmente trasformata: le pareti sopraelevate, il tetto modificato e le capriate dipinte, nascoste da una volta a botte in camorcanna.

A ricordo del pontefice, fu posto sopra il portale di ingresso il suo stemma, che poggia su un’ architrave, dove un’epigrafe reca la scritta:
SIXTUS QUINTUS PONTIFEX OPTIMUS MAXIMUS ORDINIS MINORUM CONVENTUALIUM M585 (Sisto Quinto pontefice ottimo massimo dell’Ordine dei Minori Conventuali 1585)

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A Montegiorgio, verso la fine della seconda metà del XVI° secolo nacque Giovanni Antonio Passari, capostipite della famiglia Passari che nei secoli successivi fu protagonista della vita montegiorgese. Il Capitano Giovanni Antonio fu Bargello (governatore) a Roma al tempo di Sisto V.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Chiesa di S. Zenone di Alteta (frazione di Montegiorgio), edificata nel 1575 e consacrata il 10 luglio 1576 dal Cardinale Felice Peretti Montalto, vescovo di Fermo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bibliografia

L. Gasperini, Antiche iscrizioni a Montegiorgio, (1987)
M. Liberati, Montegiorgio nella storia e nell’arte , A. Livi editore (2008)
G.B. Pagani, Cenni storici su Montegiorgio, Proprietà privata (1928)

Ripatransone (AP)

work in progress

Cupra Marittima (AP)

work in progress

IV CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V (1521-1921)

Il IV centenario della nascita di Sisto V (1521-1921) fu degnamente celebrato nella diocesi di Montalto. Per l’occasione si costituì un Comitato centrale (10 persone presiedute dal vescovo mons. Ferri con personalità di Montalto e Grottammare) e di un sottocomitato che stilò un programma dettagliato di iniziative. Fu pure stampato un “Bollettino mensile ufficiale del Comitato centrale” , diretto dal suo segretario, lo storico montaltese don Francesco Pistolesi. Di tale mensile uscirono 14 numeri (novembre 1921-marzo 1923).
Difficile riassumere le tante iniziative religiose (tra cui le Missioni popolari, il 11° Congresso Eucaristico diocesano, l’inaugurazione della nuova Grotta di Lourdes nella Cripta della cattedrale di Montalto), culturali (istituzione dell’Istituto Peretti a Montalto, mostre di cimeli sistini, pubblicazioni di nuovi studi storici, conferenze) e ricreative che per oltre un anno si susseguirono. Tra le pubblicazioni più prestigiose su Sisto V edite in quegli anni è giusto ricordare il volume X della Storia dei Papi, scritta da Ludovico von Pastor (1922) e lo studio del Pistolesi: Sisto V e Montalto, del 1921.
Il 9 dicembre 1921, il papa Benedetto XV inviò al vescovo Ferri una lettera a forma di Breve, nella quale incoraggia ogni iniziativa presa in merito, facendo esplicito riferimento all’erigendo Istituto Peretti per la scuola e l’educazione dei giovani.
Dopo appena un mese Benedetto XV moriva e veniva eletto Pio XI. Nel corso dei festeggiamenti estivi, anche Pio XI volle inviare una sua lettera gratulatoria e la sua benedizione.

CARDINALI PROTETTORI*

SERIE DEI CARDINALI PROTETTORI

  1. Alessandro Peretti: fondazione del Collegio al 2 giugno 1623
  2. Andrea Peretti Baroni: dal giugno 1623 al 3 agosto 1629
  3. Felice Centini: dall’agosto 1629 al 25 gennaio 1641.
  4. Giovanni Battista Pallotta: dal 30 gennaio 1641 alla fine di dicembre 1641.
  5. Francesco Peretti: dalla fine di dicembre 1641 al luglio 1644.
  6. Giovanni Battista Pallotta: dal luglio 1644 al 21 gennaio 1668. Segue un intervallo («interregno») di tre anni e tre mesi, per la controversia fra i cardinali Savelli e Azzolini.
  7. Paolo Savelli Peretti: dal 28 aprile 1671 all’ll settembre 1685.
  8. Decio Azzolini: dal 10 novembre 1685 al 6 giugno 1689.
  9. Pier Matteo Petrucci: dal 27 giugno 1689 al 5 luglio 1701.
  10. Gaspare Carpegna: dal 16 luglio 1701 al 6 aprile 1714.
  11. Giuseppe Vallemani: dal 18 aprile 1714 al 14 dicembre 1725
  12. Prospero Marefoschi: dal 21 dicembre 1725 al 24 febbraio 1732
  13. Annibale Albani: dal 3 marzo 1732 al 21 ottobre 1751.
  14. Alessandro Albani: dal 29 ottobre 1751 all'11dicembre 1779.
  15. Mario Marefoschi: dal 17 dicembre 1779 al 23 dicembre 1780.
  16. Bernardino Honorati: dal 29 dicembre 1780 aln 1782
  17. Giovanni Battista Rezzonico: dal 1782 al 21 luglio 1783.
  18. Gregorio Salviati: dal luglio 1783 al 5 agosto 1794
  19. Guglielmo Pallotta: dal 20 agosto 1794 al 21 settembre 1795
  20. Tommaso Antici: dal 25 settembre 1795 alla soppressione del Collegio da parte ddle autorità della Repubblica Cispadana, 7 aprile 1797

* Giuseppe Cagni, Il Pontificio Collegio «Montalto» in Bologna (1595 - 1797), in «Studi Barnabiti», Tip. Don Bosco, Appendice II, p.121.

VICE - PROTETTORI*

SERIE DEI VICE-PROTETTORI

  1. Mario Casali, « nobilis et senator Bononiensis, Eques de Calatravi Ordinis Cisterciensium (ASB, Demaniale, 46/7267, int. 10, ff. 9-10): dalla fondazione del Collegio al 28-8-1600, data della sua morte (72/7293,' f. 67); agli inizi il suo titolo era di « Procurator Collegii Montis Alti» (100/7321, 20-9-1585); « Vice Protettore » dal 1589 (27/7248, int. 34; 72/7293, f. 60).

  2. Conte Filippo Pepoli: dal 9-9-1600 al dicembre 1626 (72/7293, ff. 67, 157; cfr. 30/7251, int. 29, 33, 39); eletto ambasciatore di Bologna presso il Pontefice, venne sostituito interinalmente dal Sen. Francesco Cospi dal 1616 al 1618 e ancora nel 1621-22 (72/7293, f 120v; cfr. 30/7251, int. 16, 19, 21, 26, 43); ma avendo dovu­to anche il Cospi recarsi a Roma nel marzo 1622 per lo stesso motivo, fu sostituito sempre interinalmente dal Dott. Annibale Marescotti, giudice del Collegio dal 1615 (72/7293, f. 120v; 46/7267, int. 10; 47/7268, int. 19; 30/7251, int. 51; 89/7310, ff. 8, 40v, 47v, 70, 71v).

  3. Sen. Francesco Cospi: dal dicembre 1626 alla morte, 2-11-1640 (72/7293, f. 157; 73/7294, ff. 29v, 42; cfr. 31/7252, int. 22, 24, 26, 32, 34, 38, 39, 41; 32/7253, era stato anche presidente della « Fabbrica » di S. Petronio (Bologna, Bibl. Archiginnasio, ms. B.3350, int. 1; una sua lettera del 1626 ivi, B. 936, int. 19; altra sua lettera del 1608 in Bibl. Universitaria, ms. Italiano 2012, busta V, e nel ms. Ital. 1711 una lettera a lui di Bartolomeo Dondini, 8-1-1605).

  4. Sen. Ciro Marescotti: dal 17-11-1640 al giugno 1641, allorché diventò Vice Protet­tore Alberto Grassi, nipote del Protettore card. Pallotta (73/7294, ff. 42v, 43; 32/7253, int. 25, 26); fu ancora Vice Protettore interinale dal dicembre 1641 al lu­glio 1644, venendo supplito a sua volta — per un incidente giuridico occorsogli — dall’arcidiacono Francesco Paleotti (73/7294, cfr. anche 16-5-1643; 90/7311, ff. 17-20, 21-23).

  5. Conte Sen. Alberto Grassi: dal giugno 1641 alla morte, 1-5-1663 (32/7253, int. 26; 33/7254, int. 38; 74/7295, ff. 8, 15); con Ottaviano Zambeccari e Achille Volta fu ambasciatore d’obbedienza a Innocenzo X per la città di Bologna e ci è stata con­servata l’orazione da lui pronunciata (Bologna, Bibl. Universitaria, ms. Lat. 2349, ff. 49-50; Bibl. Archiginnasio, B.448, f. 303 ss.; B. 454, int. 1; ms. Malvezzi de' Medici, cart. 75, int. 1); per la sua morte il Collegio celebrò un solenne rito fune­bre il 26-9-1663 e stampò l’opuscolo Aquila Parentalis sive Funebris Apparatus in Fu­nere comitis Alberti de Grassi: Senatoris Bononiae et Collegi Montis Alti Vice- Protectoris,che vide la luce nel novembre 1663 (74/7295, ff. 8v-9, 15); nel 1654 era stato supplito dal fratello Fulvio (90/7311, ff. 123v-124, 125-127; 33/7254, int. 14, 16).

  6. Conte Giovanni Gaspare Grassi, figlio del precedente: dal 19-5-1663 al maggio 1671 (74/7295, ff. 8v, 12-12v, 20v-21; 34/7255, int. 8, 9, 11); nei suoi viaggi a Roma fu supplito dall’oratoriano P. Ettore Ghisillieri (74/7295, ff. 13, 39, 39v, 64v-65).

  7. Francesco Giovanni Sampieri: dal maggio 1671 al marzo 1686 (34/7255, int.12, 15, 55; 35/7256, int. 1, 3, 5, 6 ecc.; 39/7260, int. 25; 53/7274, int. 50; 56/7277, int. 81; 91/7312, fif. 16, 22v-23, 25, 26v, 27v-28, 29v-30).

  8. Sen. March. Francesco Azzolini: dal marzo 1686 al luglio 1701 (36/7257, int. 16 ove si parla di trattativa avvenuta tre anni prima, 18, 19, 25 ecc.; 91/7312, ff. 129v-131v, 12-7-1701 è dimissionario); nei suoi frequenti viaggi a Roma fu supplito da Giuseppe Michele Malvezzi (37/7258, int. 4; 91/7312, ff. 59, 62v, 64v), da Bar­tolomeo Mori (91/7312, fif. 119v, 12 lv, 122v) e più volte dall’arcidiacono Anton Felice Marsigli (37/7258, int. 12, 16; 38/7259, int. 21; 74/7295, f. 145) il quale nel 1701 fu promosso arcivescovo di Perugia (lettera gratulatoria dei collegiali del 28-12-1701 in 75/7296, f. 9v; cfr. Hier. Cath., V, p. 331). Dell’Azzolini ci è rima­sto un Colloquio da lui avuto, prima di morire, col suo primo ministro di tesoreria Giovanni Ludovico Francia, « pubblicato dalla loro confidenza ad universal esempio degli altri» (esemplari in: Bologna, Bibl. Archiginnasio, ms. B.43, f. 156 ss.; B.3509, f. 100 ss.; Bibl. Universitaria, ms. 244, int. 27; ms. 3874, G, int. 7); sue lettere in: Bibl. Archiginnasio, B.464, int. 6 (Bologna 17-7-1686), B. 943, int. 9 (tre lettere del 1671); Bibl. Universitaria, ms. 3881, caps. LVII KK (Roma 15-2-1676).

  9. March. Sen. Cesare Tanara, fratello del Card. Tanara: dall’agosto 1701 al 1712 (75/7296, f. 8; la patente di nomina è del 1-11-1701: 94/7315, alla data; 39/7260, int. 15); negli ultimi mesi di vita fu supplito dal figlio Franciotto (39/7260, int. 17, 21; 91/7312, ff. 170, 171, 173v); dopo la sua morte i collegiali diedero alle stampe l'opuscolo Descrizione del funerale fatto nella chiesa del Pontificio Collegio di Montalto in Bologna al già sig. March. Cesare Tanari Vice Protettore di detto Collegio, li 14 Mar­zo 1712, con l’orazione latina di Igpazio Erei alunno di detto Collegio (Bologna, Giovan Pietro Barbiodi, 1712, in-fo); sue lettere in: Bologna, Bibl. Archiginnasio, B.38, f. 98 (Roma 10-10-1699) e B.946, int. 95 (1693).

  10. March. Floriano Malvezzi, Arcidiacono, Cancelliere Maggiore dell’Archiginnasio: dal luglio 1712 alla morte, 30-4-1721 (75/7296, f. 20v; 39/7260, int. 34, 39, 42, 47; 40/7261, int. 1, 4, 6, 25); nd trigesimo della morte venne celebrato in collegio un solenne rito funebre e dato alle stampe l'opuscolo Descrizione dellesequie fatte nella chiesa dell’Almo Collegio Pontificio di Montalto in Bologna al già March. Arcidia­cono Floriano Malvezzi Vice Protettore del Collegio medesimo, a dì 30 Maggio 1721, con l’orazione Latina dell’abbate Giambattista De Luca alunno di detto Collegio; sua lettera del 1697 in Bibl. Archiginnasio, A. 1899, £. 103, e B. 937, int. 59.

  11. Ricciardo Isolani, Arcidiacono della Metropolitana, Lettore Collegiato di Utroque e di Filosofia nello Studio bolognese dal 1714 al 1742, Cancelliere Maggio­re dell’Archiginnasio: dal 26-7-1721 al 1725, allorché fu nominato Governatore pon­tificio di Benevento (98/7319, fasc. 3; 40/7261, int. 30, 31; Umberto Dallari, I Rotuli dei Lettori Legisti e Artisti nello Studio Bolognese dal 1384 al 1799, vol. IlI parte I, Bologna 1891, pp. 254-352; parte II, Bologna 1919, pp. 3-23); vescovo di Senigallia dal 1734 alla morte, 2-1-1742 (Hier. Cath., p. 375); sue lettere in Bibl. Archiginnasio, B.930 («Copia di lettere di Mons. Rizzardo Isolani bolognese, vescovo di Sinigaglia, dal 1° giugno 1738 per tutto li 31 dicembre 1739»), B 938 int. 32 (1699 e 1705); Bibl. Universitaria, ms. 635, vol. 3° verso la fine (1735 - 39).

  12. Claudio Maria Guidotti, « Doctor Utriusque Juris », Canonico della Metropolitana dal 1725 al 1732 (38/7259, int. 25 bis; 40/7261, int. 34, 37, 38; 41/7263, int, I, 4; 75/7296, f. 36; 76/7297, f. 6); confermato dal card. Prospero Marefoschi iI 29-3-1727 «per aver corrisposto con la dovuta vigilanza a questa carica negli anni addietro» (77/7298, f. 92); la Bibl. Universitaria di Bologna, ms. Latino 12 (9 G), conserva del Guidotti varie Oratiunculae tenute per il conferimento di lauree lal 1680 al 1717 e per la venuta di vari cardinali dal 1706 al 1738, nonché una ventina di Schoedae variae: composizioni non tutte sue, ché alcune sono del gesuita P. Antonio Galloni, altre di Don Gaspare Tuazzi.

  13. March. Sen. Franciotto Tanara, figlio dell’ex Vice Protettore Cesare (cfr. n. 9) dal febbraio 1732 al 1735 (76/7297, f. 13; 41/7262, int. 7, 12, 13); la Bibl. Universitaria di Bologna ci ha conservato (ms. 3933, caps. XCVIII, int. 7) la Oratio habita in Aede divi Antonii Collegii Montis Alti in funere March. Senatoris Frannciottl Tanarii, dicti Collegii Pro-Patroni, anno 1735, dalla quale veniamo a sapere che la madre era una Carpegna, che egli fu più volte ambasciatore in Francia Germania e altrove, che quattro volte fu console del senato bolognese; riguardo alla sua gestione del Collegio, il testo dice: «Cum vix illuxissent felicissimi dies illi, quibus Franciottus nobis Propatronum datus est, quaenam signa eius vigilantiae studiique utilitatis nostrae non vidimus? Vos testes appello, augustissimi huiusce Templi parietes, qui tunc primo eum excepistis, ac primas amoris, mansuetudinis, suavitatis, imperii, consilii, animique magnitudinis voces nobiscum audistis: quibus dulcissima erat nobis necessitas laetitiae lacrymis respondere. At quidnam nobis ipse de se tunc full pollicitus, quod summa postea fide non perfecerit? Statuta ac iura nostra observari ac tueri quotidie acriter curabat. Rem familiarem quam sedulo, quam vigilanter administrabat! In morum vero disciplina studiisque Alumnorum quid operae, quid curae ponebat? Ad haec praecibus ipsis, hortationibus, minis, blanditiis, poenis, praemiis excitare nos quotidie atque infiammare solebat. Quid plura? Totidem erant amplissima in nos beneficia, quot erant eius cogitationes et curae, quibus perpetuam securitatem, commoda, quietem Collegio huic suo relinquere tantopere cupiebat». Sempre la Bibl. Universitaria (ms. 2353, ff. 164-184) conserva varie pratiche svolte dal Tanara per l’eredità patema.

  14. Lattanzio Felice Sega, Preposito della Metropolitana e poi (dal 1743) Vescovo tito­lare di Amatonta e Vicario Generale di Bologna: dal 30-12-1735 (patente di nomi­na: 17-12-1735) alla morte, 20-6-1758 (41/7262, int. 15; 99/7320, int. 6; Hier Cath., VI, p. 79); nel 1754-55, in occasione di un suo viaggio a Roma, nominò suo supplente il Floriano Dolfi (101/7322, 4-11-1754); la Bibl. Universitaria bolognese conserva il testo della sua supplica per poter leggere i libri proibiti (ma. 3880, caps. LVI, F, 3-12-1708) e un brano d’una sua lettera a Benedetto XIV (ms. 3890, D, 30) e del Pontefice a lui (ms. 206, int. 8); più importante però è il ms. 184, int. 16, della stessa Biblioteca, con «Notizie biografiche di Mons. Lattanzio Felice Sega, 20-6-1758 »; la Bibl. dell’Archiginnasio (ms. B.3329) conserva il lungo discorso funebre pronunciato dal barnabita Marcantonio Cristofori: In morte dell'Il lustrissimo e Reverendissimo Mons. Lattanzio Felice Sega, Vescovo di Amatonta. Orazione di Marc’Antonio Cristofori, della Congregazione di S. Paolo, professore di Eloquenza nel Seminario di Bologna.

  15. Conte Vincenzo Zambeccari, Arcidiacono della Metropolitana, Cancelliere Maggiore dell’Archiginnasio: dal 19-7-1758 (patente di nomina: 12-7-1758) al dicembre 1761 (79/7300, ff. 10-11v; 43/7264, int. 34, 36, 39, 40; 101/7322, 6-11-1761); fu Letto­re Legista nello Studio bolognese dal 1769 al 1800 (Dallari, I Rotuli... cit., III, parte II, pp. 165-325); il ms. B.1440 dell’Archiginnasio conserva Varie congetture fì­siche intorno ai tremuoti, sottomesse al saggio discernimento dell’illustrissimo e reverendissimo Mons. Arcidiacono Vincenzo Zambeccari, di Giovanni Aldini, anno 1780.

  16. Can. Roderigo Zanchini, Dottore Collegiato di S. Teologia: dal 26-1-1762 (patente di nomina: 16-1-1762) al 29-12-1764 (43/7264, int. 49; 79/7300, ff. 14-16; 44/7265, ff. 5-5v).

  17. Sen. Filippo Carlo Ghisillieri, Vice Protettore straordinario durante la Visita econo­mica per l’affare Zaccherini: dal 29-12-1764 al 10-11-1765 (44/7265, ff. 5-5v; cfr. anche alla data 17-9-1765, rogito di Giov. Francesco Casolari).

  18. Conte Filippo Vernizzi, Proposito di S. Petronio, Lettore Collegiato di Diritto nello Studio bolognese dal 1724 al 1773: dal 10-11-1765 (patente di nomina: 7-11-1765) al novembre 1772 (Roma, Bibl. Apost. Vaticana, R.G.Storia. IV. 8157, nota margina­le a p. 46; 44/7265, 22-11-1765; 101/7322, 8-2-1772; Dallari, I Rotuli... cit., parte I, pp. 299-354; parte II, pp. 4-182); nominato Lettore di Istituzioni e di Or­dinaria al Coll. Montalto il 7-8-1731 (78/7299, ff. 10, 16; 79/7300, ff. 9v-10); alcu­ne sue opere nella Bibl. bolognese dell’Archiginnasio: B.1488 (Adnotationes ad Institutiones Canonicas comitis Vincentii Sacco, a Comite Philippo praeposito Vernizzi... ela­boratae, B.2200 e 2201 (L’immunità di Castel Fiuminese e la città di Bologna..., con aggiunta una Informazione di fatto e di diritto per Castel Fiuminese ms. e stampata nel 1755), B. 3414, interni H, L, M (Pareri legali per la famiglia Ghisillieri), Gozzadini 166 f. 74 e Malvezzi de’ Medici cart. 86, l/d (Esposizione di un passo del famo­sissimo Dottor di Legge Giovanni da Ligpano in difesa di Bologna accusata di infedeltà alla Chiesa, Bologna, Lelio della Volpe, 1762), B.938 int. 51 (due lettere dd 1738) e B.1558 (un sonetto di argomento sacro, se è suo); la Bibl. Universitaria d ha conservato le sue Dissertazioni legali (ms. 4175, caps. XLIX, int. 19: Bologna, 1765, 47 pp.) e una lettera delI’8-11-1755 al Papa (ms. 668, int. 10).

  19. March. Roberto Angelelli, Prelato Domestico di Sua Santità: dal 13-11-1772 al 25-5- 1773 (44/7265, alle date); dallo strumento della presa di possesso, rogato da Giov. Batt. Guarmani, veniamo a sapere che la patente di nomina era stata data dal card. Alessandro Albani il 4-12-1768 e in essa si diceva: «In vista dell’avanzata età del moderno Vice Protettore Sig. Conte Prevosto Vernizzi, volendo noi prove­dere sin d'adesso di un degno successore una tal carica nel caso di vacanza, infor­mati come siamo della probità, prudenza e integrità in ogni parte riguardevole del March. Roberto Angelelli, Prelato Domestico di N. S. e Primicerio in S. Petronio, adesso per allora abbiamo voluto eleggerlo... ».

  20. March. Annidale Banzi, Primicerio di S. Petronio: dal 25-5-1773 (patente di nomi­na: 15-5-1773) al settembre 1794 (44/7265, 25-5-1773; 100/7321, 12-6-1794; Cap. S. Pietro, 256/2050, f. 4 bis).

  21. Mons. Paolo Giuseppe Castelli Pirattini, Vescovo titolare di Targa, Pro-Vicario Ge­nerale di Bologna: dal 3-11-1794 (patente di nomina: 30-8-1794) alla soppressione del Collegio, 7-4-1797 (100/7321, 3-11-1794 e int. 45; Hier. Cath., VI, p. 393); era stato confermato dal card. Antici il 19-11-1795 (79/7300, ff. 20-20v).

* Giuseppe Cagni, Il Pontificio Collegio «Montalto» in Bologna (1595 - 1797), in «Studi Barnabiti», Tip. Don Bosco, Appendice terza, pp.122-126.

Gli inizi del Collegio

Gli inizi del Collegio

Da due note manoscritte della biblioteca Universitaria di Bologna veniamo a sapere che i lavori della nuova ala del Collegio lungo via San Mamolo iniziarono il 26 gennaio 1587[39]; e dal «capitolato» fatto


dal card. Legato Enrico Caetani con la ditta costruttrice veniamo anco­ra a sapere che la direzione dei lavori venne affidata al pubblico archi­tetto Pietro Fiorini, mentre l’esecuzione degli stessi fu affidata al capo­mastro Francesco Guerra (con facoltà di eleggersi altri «soci»), il quale si impegnava ^~slare « continuamente di persona assistente », a tenervi impiegate « non meno di 20 cazzuole ogni giorno » e soprattutto a ter­minare l’ala lungo via S. Mamolo «entro il mese di giugno 1587 »[2]. H « capitolato » reca un lungo e minuzioso elenco di lavori da eseguire, per la spesa complessiva di scudi 13974; ad esso si aggiunsero altri la­vori non previsti che ammontarono a 365 scudi, sicché la spesa totale fu di 14339 scudi[3].

La vita collegiale cominciò il 3 novembre 1587, come dice il pri­mo registro degli Atti del Collegio: «Anno Domini 1587. Die 3 mensis Novembris acceperunt possessionem huius Collegii domini Felix Victo- ruccius et Basilius Gratianus de civitate Montis Alti, Valentinus Johan- ninus et Basilius Antoninus de Porcula, Camillus Ferrus et Picciottus de Hieronimis de Monte de Novem, Aurelius Andrianus de Montelpa- ro, Laurentius Mignius de Communantia, Scipio De Sanctis de Monte Monaco, Corinthius Camparanus de Castignano et Ventura Venturac- cius de Furcia, ipsis traditam ab illustrissimo et reverendissimo Domino

D. Henrico Caetano S. R. Ecclesiae Card. Bononiae Legato. Ab eo- demque fuerunt in Collegium Collegiales admissi»[4]. A questi, che so­no chiamati «i fondatori», s’aggiunsero l’ll novembre Giovanfrancesco Morelli (che fu poi il primo Rettore) e Luciano Galeotti (che fu il pri­mo a laurearsi), ambedue da Montalto, e con loro Bonfino Bonfini da Patrignone; due giorni dopo, il 13 novembre, furono ammessi anche Flaminio Colletta e Marino Nori, da Patrignone[5], e per Tanno scolasti­co 1587-88 il Collegio — forse per lavori ancora in corso — potè dirsi al completo: le nuove ammissioni riprenderanno solo nel novembre 1588.

I   


lavori della fabbrica erano proceduti alacremente, affidati alle so­lerti cure del Vice Protettore Mario Casali e dell’economo Piergiorgio Camagna[6]. I mandati di pagamento erano emessi dal Vicelegato Mons. Borghese, che da Roma ne era sollecitato dal card. Protettore Alessan­dro Peretti[7]. Da un disegno eseguito nel 1597[8] possiamo vedere co­m’era il prospetto sulla strada pubblica, verso oriente: al di sopra dei sette archi del portico, sorretti da eleganti colonne e sormontati da un ricco fregio con cornicione divisorio, si ergeva il piano nobile, con fine­stre corrispondenti agli archi e pareti impreziosite da affreschi raffigu-


ranti virtù e personaggi antichi[9]: sopra la finestra centrale, Tarma di Sisto V; a destra e a sinistra di essa, quelle del Protettore card. Ales­sandro Peretti e del Legato di Bologna card. Enrico Caetani; a tetto, le finestre mezzolunate delle soffitte e dei granai, intervallate da affreschi riproducenti lo stemma del Collegio, che poi era identico a quello della città di Montalto. Al lato destro del prospetto, la chiesina gotica dei frati Antoniani, che nel 1615 verrà sostituita dall’attuale.

Da altri disegni, più tardivi però, possiamo vedere com’era la par­te interna, volta ad occidente. A pianterreno, da via S. Mamolo, il por­tone d’ingresso — che si apriva sotto la terza arcata da sinistra — im­metteva nel braccio sud di un chiostro che correva attorno a un primo cortile, con pozzo nel mezzo e tutto ai lati gli ambienti per abitazione; al piano superiore, sopra il portico, i lunghi corridoi s’affacciavano sul cortile, mentre le camere davano all’esterno. Accanto a questo primo cortile, sempre verso ovest, ce n’era un secondo, al quale si accedeva tanto dal primo chiostro, quanto da una porta carraia che metteva sullo stradello di S. Gerolamo; attorno a questo secondo cortile correvano, con un semiportico, gli ambienti di servizio: refettorio, cucina, dispen­sa, cantina, lavanderia, rimessa, ecc. Al piano superiore: logge, teatro, sale, biblioteca; ma questa parte è frutto di ristrutturazioni posteriori[10].

Il Collegio fu ampliato nel 1623: le piante mostrano evidente la parte aggiunta. Disponendo di un buon capitale derivato dal numero ridotto degli alunni e da risparmi, il Protettore ed ex alunno Card. An­drea Baroni Peretti aggiunse all’estremità sinistra del prospetto tre nuo­ve arcate e tutta un’ala al lato sud. A questo scopo, nello stesso giorno 9 giugno 1622 erano state comprate due case confinanti: la prima dai Carmelitani dell’attiguo convento di S. Maria delle Grazie, al prezzo di lire bolognesi 6400[11]; l’altra da Laura Poeti, al prezzo di lire bolognesi 12000[12]. Pare che questi lavori siano stati progettati e diretti da Boni­facio Socchi[13].

Con questo ingrandimento l’ingresso principale, che prima era sot­to la terza arcata da sinistra, venne a trovarsi sotto la sesta, quasi al centro del prospetto; gli ornati della facciata, che forse nel frattempo erano deperiti, risultarono completamente scentrati, per cui fu necessa­rio procedere a un restauro esterno generale. Gli affreschi scomparvero; le armi di Sisto V e del regnante Urbano Vili, nonché quelle dei Car­dinali Protettori e dei Legati di Bologna, furono collocate attorno alla quarta e settima finestra del primo piano[14]; sotto le finestre, due epi­grafi[15] narravano ai passanti la storia di quei primi anni. Quella di de­stra diceva:

Sixtus V Pont. Max. ad Provinciae altricis suae usum, Patriae decus et Academiae Bonon. ornatum CoUegium hoc Montis Alti in quo delecti ab eius Urbibus communi ex Agro Piceno adolescentes

ad pietatem et bonas artes ut instruantur instituit Henrico Cardinale Caietano Legato


anno Domini MD.LXXXVII. Pontificatus III.

Quella di sinistra, invece, documentava gli avvenimenti più recenti, ponendo in luce l’opera dei due primi cardinali Protettori:

D. M. Q. S.

Cum sub auspiciis Alexandri Cardinalis Montalti census huius Lycei crevissent ipseque adhuc superstes Avunculi magni Fundatoris aemulatus pietatem adaugendum Alumnorum numerum censuisset loco ad Astrum empto novae fabricae fundamenta poni mandavit

quibus pari affectu suprema manus addita sub patrocinio Andreae Peretti Cardinalis anno eodem quo iacta MDCXXIII sedente Urbano IIX PP.

Roberto Cardinale Ubaldino Legato.

Il  prospetto del Collegio non subì mutamenti di rilievo fino alla metà del Settecento. L’Archivio di Stato di Bologna conserva, assieme al preventivo delle spese, un progetto di rifacimento disegnato nell’otto­bre 1755 da Carlo Francesco Dotti, ma certamente esso non venne at­tuato[16]. Invece la facciata fu completamente restaurata nel 1766, presa­ne l’occasione dalla caduta improvvisa della gola di un tetto nella notte del 31 marzo di quell’anno, senza danni alle persone: una bella incisio­ne di Pio Panfili, eseguita nel 1771, ce ne dà una chiara immagine[17]. Lo stato attuale del prospetto — con la sopraelevazione di un piano e l’aggiunta di un’altra arcata sul fianco destro, tanto da unire l’intera struttura alla chiesa — risale a circa la metà dell’Ottocento, quando il Collegio Montalto era già soppresso: tali lavori si devono al proprietario cTallora Giovacchino Lambertini, che per essi pare si sia finanziaria- mente rovinato[18].

 

Gli ordinamenti

Gli ordinamenti

A noi però interessa maggiormente la vita interna del Collegio. I sedici alunni del primo anno vivevano una disciplina provvisoria, senza regolamento scritto. L’economo Piergiorgio Camagna, nei primi mesi del 1588, ne aveva steso uno e lo aveva mandato a Roma per l’appro­vazione, ma gli fu risposto che Mons. Filippo Sega, vescovo di Piacen­za, era già stato incaricato da Sisto V di stendere le Costituzioni del Collegio[19]. Probabilmente costui nella primavera del 1588 è stato a Bo­logna per prendere visione della situazione e per introdurvi quegli ordi­namenti che avrebbe poi codificato nelle Costituzioni. Certo è che que­ste — già approvate da Sisto V col breve Cum iamdudum del 1° luglio 1589[20] e dal card. Alessandro Peretti con lettera del 2 agosto successi­vo[21] — vennero consegnate agli alunni l’il settembre 1589, ma solo il

13 ottobre vennero spiegate e promulgate da Mons. Sega[22]. Furono stampate la prima volta nel 1592 e in seguito più volte[23].

Le Costituzioni sono la vera magna charta del Collegio, alla quale tutti — papi, cardinali, superiori, alunni e ministri — faranno conti­nuamente riferimento. Alla loro osservanza gli alunni si obbligavano con giuramento, anche se esse chiedevano di essere praticate «non quidem metu poenae, sed virtutis amore», perché «non qui severitate poena- rum sunt coèrcendi digni sunt huius sodalitatis et Collegii beneficio, sed ii qui, sua sponte et virtutis amore, pietatis literarumque studio va- cabunt»[24]. Da esse noi possiamo desumere tutto l’ordinamento del

Collegio, conservatosi in schema piuttosto statico lungo tutto l’arco della sua storia, anche se molte furono le eccezioni e le epicheie che si prati­carono.

Innanzitutto va notato che il Collegio Montalto era un seminario e che vi poteva essere ammesso chi era almeno chierico, anche se non intendeva seguire la carriera ecclesiastica: infatti, secondo i decreti Tri- dentini, collegi e seminari si equivalevano[25]. I candidati dovevano esse­re nativi di una delle località previste dalla bolla Inter coeteras o almeno della Marca, essere presentati dai rispettivi pubblici magistrati e ottene­re dal card. Protettore la patente di ammissione[26]. Ottenutala, si pre­sentavano al Collegio muniti di una serie di documenti legalizzati (fedi di battesimo, cresima, prima tonsura, buona condotta, buona salute, studi previ di grammatica e retorica, di età non inferiore ai 18 e non superiore ai 24 anni, ecc.) e subivano un esame di ammissione davanti al Vice Protettore, al Rettore, ai Consiglieri: esame che di norma era piuttosto severo e prevedeva anche la bocciatura, quindi la non ammis­sione[27]. Una volta ammessi, per sei mesi si mantenevano in stato di ri­

rocinio, cioè senza voce attiva e passiva nelle decisioni collegiali66.

La vestizione del nuovo alunno avveniva il giorno successivo al- Tammissione o poco dopo. Ascoltata la Messa e comunicatosi, il ve-

non abbiano da ritornare con affronto alle case loro: dal che si seguono molti inconve­nienti. Perciò nell’elezioni che per l’avvenire farete di altri scolari, cercherete che abbia­no tutte le qualità requisite, particolarmente quelle dell’età matura e della sufficiente in­telligenza delle cose di Umanità, essendosi dato ordine a Bologna eh’altrimenti non sia­no ammessi: il che vi sia per avviso. E Dio vi contenti» (Pistoiesi, Sisto V..., p. xliv).

In tutta la storia del Collegio, solo Luigi Pongelli nel 1779 fu ammesso senza subire l’esame d’ammissione, «così ordinando una lettera del card. Protettore». L’esame era severo: il 2 giugno 1627 così scriveva il card. Andrea Peretti al Vice Protettore France­sco Cospi: «... commando espressamente che nell’avvenire s’osservi la seguente forma d’esame: cioè che si facci nel solito luogo (nella sala del Rettore) con l’assistenza delle solite persone, e che ’l detto esame sia fatto da un Padre della Compagnia di Gesù da deputarsi dal Padre Rettore del Collegio (dei Gesuiti) di Bologna a quest’effetto, perché come persona disinteressata giudichi per coscienza la sufficienza di ciascuno scolare con dargli ad interpretare o qualche Epistola di Cicerone, o qualche luogo dell’Orationi, co­me meglio gli parerà; e quando il giovane a questo riesca, passerà a prova maggiore, che sarà cinquanta o più parole da fare in sua presenza latine, o vero un breve argo­mento da stendere un’epistola nella medesima stanza dell’esame. E riuscendo anche in questo lo scolare, potrà far fede a gl’astanti che sia buono per il Collegio, acciò dalli ministri prò tempore sia ammesso; ma quando seguisse il contrario, sia da gl’istessi li- centiato. Intendo anche, che molti giovani che entrano in Collegio non hanno l’età dif- finita dalle Constitutioni, et questo nasce dal falsificare la fede del Battesimo; pertanto ordino, che quando apparisca ombra alcuna di cassatura concernente l’età, non si am­metta, ma s’ordini al giovane che ne facci venire un’altra, nella quale l’età sia distesa con scrittura e non con abaco» (ASB, Deman., 72/7293, ff. 158v-159). Ancora nel 1699 il card. Prot. Petrucci scriveva: « Se nell’esame da farsi costà non sono trovati abili, non si ammettano, senza aver riguardo al viaggio e spese da loro fatte, poiché già sanno prima di partire dalle proprie case che devono costà essere esaminati e ponno, non trovati idonei, essere rigettati; sicché non hanno a dolersi che di loro stessi» (74/7295, f. 156v; cfr. anche 75/7296, f. 4, 23 ott. 1700). Nel Settecento, sotto il pro­tettorato del card. Annibaie Albani, venne introdotta la possibilità di ripetere l’esame dopo un certo lasso di tempo, ma risulta che ciò avvenne solo per Ruffino Francia e Michele Marganetti nel 1740, per Nicola Marganetti nel 1746 e per Ignazio Rumori nel 1750. Sempre nel Settecento, fra gli assistenti c’era anche il notaio del Collegio, che ne stendeva regolare strumento; c’era ancora l’obbligo dell’esame scritto di latino (Roma,

Bibl. Apost. Vaticana, R.G.Storia.IV.8157, nota ms. a p. 14).

66    «Iuvenes ita recepti... ad sex menses, in Tyrocinii signum, in Collegio voce prorsus carebunt et voto» (Constitutiones, ed. 1592, p. 8). H primissimo periodo di permanenza in Collegio era chiamato di « pupillatura » e la sua cessazione dava luogo a un po’ di festa. I diritti di « spupillatura » furono tolti per punizione ai collegiali nel di­cembre 1641 dal card. Pallotta, ma restituiti nel marzo 1642 dal card. Francesco Peret- V ti; cfr. la lettera al card. Peretti del 15 marzo 1642: «Dal principio dell’istituzione di questo Collegio fu introdotta usanza come suol farsi nell’Università e Collegi simili, che ciaschuno scholare pagasse 8 scudi di paoli di spupillatura, da distribuirsi ugualmente tra’ scolari; et altri tre in circa in donativi di scattole in segno di rispetto al Rettore e Conseglieri... Nel mese poi di dicembre prossimo passato, nell’ammissione fatta ultima­mente di cinque scholari che hora si trovano nel Collegio, il sig. senatore Grassi alhora Vice Protettore — disse d’ordine dell’Em.0 Sig. Card. Pallotta — sospendea questo in­veterato uso» (ASB, Deman., 73/7294, f. 54; la responsiva del card. Peretti al f. 55,

29 marzo; cfr. anche f. 3, lettera del card. Centini, 25 sett. 1632).

stiendo emetteva la professione di fede, ascoltava una breve esortazione del Rettore e veniva da lui rivestito della divisa del Collegio: veste tala­re di rascia paonazza, con sopravveste di lana dello stesso colore, alla quale era aggiunta una stola di damasco color rosa secca pendente dalla spalla sinistra e terminante con lo stemma del Collegio: tre montagne d’argento in campo rosso, sormontate da una stella d’oro con le chiavi pontificie67. Quindi riceveva la berretta clericale68 e il libro delle Costi­tuzioni, giurando di osservarle.

67    Cfr. Tav. XIII; Constitutiones, ed. 1592, pp. 7-8 e descrizione dello stemma a p. 6: « Collegii insignia sint eadem quibus utitur Civitas Montisalti, nempe tres montes coloris argentei in campo rubro; iis claves binae in crucis formam — coloris aurei una et altera argentei — superemineant, et his superimposita sit stella aurea». All’interno del Collegio usavano «veste cubiculari itidem talari, crassioris tamen panni et vilioris praetii, eiusdem tamen coloris, simplici et absque aliquo ornatu». L’intera divisa era a spese del Collegio (Constit. p. 9). Pare che le prime vestizioni non siano avvenute pri­ma del marzo 1588, tempo in cui l’economo Camagna mandò a Roma « il conto delle vesti» (Parisciani, Siso V..., p. 204). Spesso la moda induceva ad aggiungere qualche fronzolo al severo abito clericale: nel 1699 il card. Petrucci lamentava l’abuso « di por­tare al braccio, sotto la veste talare paonazza, i maniconi neri alla moda e la veste non abbottonata» (ASB, Deman., 74/7295, f. 155v): la quale veste non abbottonata non era per comodità, ma per mostrare «le camicie con merli o lattuche di tela fina, sott’abiti guarniti o altra vanità incompetente all’abito clericale» (Roma, Bibl. Apost. Vaticana, R.G.Storia.IV.8157, nota ms. a p. 17). La pesante sopravveste o «vestone» era cara agli alunni, che chiesero e ottennero in grazia di poterla conservare per ricordo quando lasciavano il Collegio (72/7293, ff. 36-38): nel Settecento ciò era diventato un diritto acquisito per tutti coloro che si laureavano (Bibl. Ap. Vaticana, R.G.Storia. IV.8157, nota ms. a p. 18). Dal 1715 i «vestoni» divennero di due tipi: uno pesante per l’in­verno e uno più leggero per l’estate: «Tra li molti favori che l’Eminenza Vostra si è degnata di compartirci in fin d’allora che incominciammo a vivere sotto la sua stimatis­sima protezione, uno de’ principali si è a nostro credere l’aver V. Em. ordinato al- l’Economo di questo Collegio il farci fare i vestoni da estate: li quali perché appunto questa mattina si sono ricevuti (cosa che da tanti altri Protettori mai s’è potuta ottene­re) noi perciò abbiamo stimato esser doveroso di mostrare all’Em. V. quanto noi le siamo tenuti, col ringraziarla infinitamente d’essersi compiaciuta di recarci questo sollie­vo in stagione così calda» (ASB, Deman., 75/7296, f. 21, lett. al card. Vallemani, 13 luglio 1717).

68    «Essendosi trattato con la Santità di N.S. molti particolari contenuti nelle let­tere scritte finhora da voi, vi si dice per risposta che le berrette de’ scolari del Collegio le farete da Preti, ché non converriano da laico con quello habito; et il segno che ha- vrà da portare sulla spalla sinistra, si potrà fare conforme a quello de gli altri Collegi di cotesta città, ma di color diverso et di quella materia che voi giudicarete convenirsi me­glio» (il card. Peretti all’economo Camagna, febbr. 1588, in Parisciani, Sisto V..., pp. 191-192).

cecamente già preso possesso Mario Casali il 20 e 21 sett. 1585 (100/7321, rogito di Alfonso Fontanella, alla data). Per il monastero di S. Maria in Strada, l’originale del breve di Sisto V al card. Caetani è in 27/7248, int. 21, 22 agosto 1587 (cfr. anche 33/7254, int. 15); la presa di possesso dell’abbazia di Val di Lavino è in 100/7321, int. 38, 8 die. 1587; quella dell’ex prepositura degli Umiliati di S. Luca in Modena — at­tribuita al Collegio con la bolla Supremum christianae del 9 genn. 1586 stile fiorentino (27/7248, int. 13) — è in 100/7321, int. 39, 16 apr. 1587, originale e copia; per i be­ni di Guastalla e Viadana, cfr. 27/7248, int. 25. Nel 1589 Sisto V concesse al Collegio anche i beni della chiesa di S. Antonio in Ferrara e quelli dell’ex priorato dei frati Gaudenti di S. Maria in Casaralta presso Bologna: il rogito delle rispettive prese di possesso è in 27/7248, int. 32 e 36. — Una prima minuziosa descrizione dei beni im­mobili del Collegio è stata eseguita nel 1597 ed occupa oggi i registri Dem. 112/8775 e 112bis/8775bis dell’ASB: importanti non solo per l’indicazione degli edifici annessi ai poderi e della qualità delle terre (arative, boschive, prative, vignate, arborate, ecc.), ma soprattutto per i disegni abbastanza particolareggiati delle singole chiese e case (si veda, ad esempio, il bellissimo schizzo del priorato di S. Maria degli Angeli, al f. 6v del 112/8775). Una seconda descrizione è stata eseguita nel 1680 {Dem. 99/1020, int. 1, f.

«Al nome di Dio sia, e suoi Santi e della Corte Celeste* Adì 12 Agosto, l’anno 1680, si diede principio a misurare li presenti e descritti beni, sì urbani come rurali, dell’Almo e Pont. Coll. Montalto») ed è importante sia per le preziose piante e schizzi a penna ivi contenuti, sia per le misure precise di ogni cosa, fin nei minimi particolari.

38  Cinque sono le edizioni della bolla Inter coeteras curate dal Collegio Montalto che m’è riuscito di trovare: 1. Bulla ac Privilegia Collegii Montis Alti a Sanctiss. D. N. Sixto Quinto in Civit. Bonon. erecti, Bononiae, apud Joannem Baptistam Bellagambam, 1598, 24 pp. in-8°, con arme di Sisto V nel frontespizio; 2. Bulla... erecti, Bononiae, apud Victorium Benatium, 1615, 24 pp. in-8°, con arme del Collegio nel frontespizio; 3. Bulla Collegii Montis Alti a Sanctiss. D. N. Sixto V prò quinquaginta ex Provincia Mar- chiae Scholaribus in Civitate Bononiensi erecti, Bononiae, apud Clementem Ferronium, 1627, 43 pp. in-8°, con approvazione del revisore barnabita P. Omobono De Bonis e con antiporta (qui alla Tav. XI); 4. Bulla Collegii... prò quinquaginta... in Civitate Bono­niensi erecti, Bononiae, Typis Ferronij, s. d. (ma 1672 circa), 36 pp. in-8°, con bella antiporta (qui alla Tav. XII); 5. Bulla Collegii... prò quinquaginta... in Civitate Bononiensi erecti, Bononiae, ad Vexillum Rosae prope Studium, 1728, 34 pp. in-8°, con approva­zione del revisore barnabita P. Agostino M. Alfieri e con semplice stemma del Collegio nel frontespizio.

è all’inizio della p. 161. In questo restauro le finestre prima sormontate da arco a tutto

sesto, risultano alternativamente sormontate da timpano ed arco a sesto spezzato. La notizia del crollo della gola del tetto si legge anche in: Bologna, Bibl. Archiginnasio, ms. Gozzadini 186, f. 203. Notizie minori: ASB, Deman., 65/12&6, 3 genn. 1673 (pa­gamento fatto all’ufficio «Ornatus Bononiae» per lavori in Collegio); 39/7260, int. 2,

15 giugno 1708 (licenza di trasferire fuori del porticato, presso le colonne, i due « fit- toni» che erano presso la porta d’ingresso); Cap. S. Pietro, 256/2050, f. Ibis, 31 mag­gio 1780 («lire 20 a Davide Zanotti pittore, per aver fatto li scudi e ritoccato li con­torni delle due armi sopra la porta del Collegio, nell’appartamento del Pro-Rettore e

vi mancava in modo grave poteva subire un regolare processo, come fu per Antonio

Bucci e Pietro Manganoni (ASB, Deman., 63/7284, int. 11, 19 giugno 1679). Venivano

lette a tavola una volta al mese (73/7294, f. 271, 31 maggio 1662) oppure, nel Sette­cento, ogni lunedì, con lettura continuata (Costituzioni, ed. 1743, p. 57).


[39]  Mss. Ital. 123, f. 186, e Ital. 3908, caps. LXXV, int. 2, f. 1 (quest’ultimo

sembra essere la trascrizione del precedente): «Si cominciò a fabricarlo li 26 gennaio 1587 ». Nella bolla Inter coeteras del 1588 Sisto V afferma: « ipsiusque prioratus S. An- tonii in Meditullio dictae civitatis Bononiae consistentis aedes et aedificia iampridem iussu nostro a fundamentis eleganti ac sumptuoso opere prò dicto Collegio Montis Alti... restaurata et accommodata existant» (Buttar. Rom., IX, p. 47).

[2]   ASB, Deman., 99/7320, int. 2, ff. 2-3: «Al nome d’iddio, a dì 23 di genaro 1587. Si dichiara per il presente scritto come Mons. Illustrissimo et Reverendissimo Card. Gaetano, Legato di Bologna, elegge per Capomuratore M° Francesco Guerra per la fabrica del sito et casa di Santo Antonio in San Mamolo in Bologna, qual fabrica devrà servire per il Colleggio Mont’alto da erigersi dalla Santità di Nostro Signore Papa Sisto V, contentandosi esso Mons. Illustrissimo Legato che Francesco Guerra suddetto possa elegerne uno o più compagni a detta impresa, li quali eletti si obbligano et pro­mettono in solido l’uno per l’altro fabricare realmente et da huomini da bene, et per li prezzi che il Guerra è convenuto con Sua Signoria Illustrissima, come appare per una lista di man sua..., et similmente si obbligano osservare tutto quello gli sarà designato di giorno in giorno da messer Pietro Fiorini, architetto publico et sopra ciò deputato da Sua Signoria Illustrissima, al quale il Guerra si obligarà d’ubedire, come anco gli al­tri compagni..., obbligandosi essi Maestri havere finita questa parte di fabrica nella par­te dinanzi sino al cortile, dal fondo sino alla cima; et questo per tutto il mese di giu­gno del presente anno».

[3]   ASB, 'Deman., 99/7320, int. 2, ff. 7-18v; ai ff. 19-20 c’è l’elenco dei saldi par­ziali per i lavori previsti e imprevisti; ai ff. 22-24v c’è un altro elenco di «Lavori fati al Cholegio di Montalto fuora de la lista prima, de ordine del Sig. Don Pietro [Camagna] et parte del Sig. Retore, del anno 1592-93 » per un totale di 557 scudi e 6 baiocchi.

[4]    ASB, Deman., 81/7302, f. 2. È ambiguo quanto affermano gli autori, cioè che il Collegio ha avuto un primo periodo di esistenza nelle case degli Zambeccari e che più tardi fu trasferito nel nuovo palazzo Montalto: ciò è vero solo nominalmente, per­ché gli alunni giunsero a Bologna non prima del novembre 1587 e i registri delle accet­tazioni in Collegio (81/7302, 82/7303, 83/7304) non parlano di alunni accettati in pre­cedenza. Se poi, in attesa della fine dei lavori, gli alunni abbiano realmente alloggiato alcun tempo in via Galliera o in via Cartoleria Vecchia (Boffito-Fracassetti, Il Colle­gio..., p. 164), non ne ho trovato documentazione; certo le case degli Zambeccari era­no già state retrovendute nel marzo precedente.

[5]   ASB, Deman., 81/7302, ff. 2-2v.

[6]   Lettere a loro dalla segreteria del card. Alessandro Peretti in Parisciani, Sisto V..., pp. 194, 196, 198, 205-206. Al Casali (8 aprile 1588): «Nostro Signore... resta sodisfatto della diligente cura che tien di quella fabrica» (p. 206).

[7]    «Io scrissi a V.S. raccomandandoli la cura del Collegio di Montalto, acciò sa­pesse di dover in ciò far cosa grata a Nostro Signore, et hora glielo replico tanto più vivamente, quanto che Sua Santità se n’è lasciata intendere con parole efficaci... Però sarà contento di pigliarsene particolar cura, acciò quella fabrica non si ritardi» (6 febbr. 1588): Parisciani, Sisto V..., p. 194.

[8]    ASB, Deman., 112/8775, f. Lv; qui riprodotto alla Tav. I. La data del disegno si ricava dal registro 112bis/8775bis, inizio. Quello che Boffito-Fracassetti (Il Colle­gio..., tavola fra le pp. 160-161) chiamano «il più antico disegno del palazzo Montal­to» (oggi in ASB, Deman., 112/8775, cartella annessa segnata 5232, tav. 101) non è al­tro che un progetto di restauro, quando già il frontespizio contava dieci arcate; se pre­stiamo attenzione ai paracarri segnati fra le colonne del portico, dobbiamo tener pre­sente che essi furono effettivamente posti in opera nel primo Settecento.

[9]      Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., p. 166.

[10]  ASB, Deman., 99/7320, int. 1, cc. 61-68; qui alle Taw. II e III.

[11]  Rog. di Camillo Franchi in ASB, Deman., 30/7251 int. 51 e 89/7310 ff. 69v- 71: «... unam domum dictorum RR. Fratrum muratam, cupatam, tassellatam et bal- chionatam, positam Bononiae sub Capella S. Mamae et in via nuncupata di S. Mamolo confinatami iuxta 111. DD. de Poétis uti successores olim D. Antonii Mariae de Rantis, iuxta dictam viam publicam, iuxta conventum dictorum DD. Venditorum et alios plu- res seu veriores confines, non comprehensa tamen in praesenti venditione parte eius- demmet Domus contigua claustro dicti conventus et egreditur a Recto residui dictae Domus et a pariete illius existente super plateola ante fores Ecclesiae et conventus, ita- que tantummodo intelligatur in praesenti venditione illa pars comprehensa quae incipit a confinibus dictorum DD. de Poétis usque ad finem portici et muri supradicti in lati­tudine cum respectu longitudinis debeatur fieri murus divisorius per dictos DD. Em- ptores, eorumdem DD. Emptorum sumptibus, absque spe recuperationis, qui continuet murum super dieta plateola existentem et per lineam rectam se extendat in longitudi- nem ad aliam partem dictae domus, itaque tota pars eiusdem Domus quae remanebit ultra dictum murum et prope conventum sit et intelligatur non comprehensa in prae- senti venditione». La somma di scudi 6400 fu versata il 30 die. 1624: 89/7310, f. 41 e 31/7252, int. 13 e 14.

[12]  Rog. Camillo Franchi in ASB, Deman., 89/7310, ff. 72-75: «... Domina Laura quondam perillustris D. Aloisii de Poétis... dedit, vendidit et tradidit perill. et rev.mo D. Annibali Marescotto moderno Viceprotectori Collegii Montis Alti necnon et perill. D. Mariano Curadino moderno Rectori dicti Collegii... acquirentibus vice et ad com- modum eiusdem Collegii, unam domum muratam, cuppatam, tassellatami et balchiona- tam cum curia et aliis suis superextantibus, positam Bononiae in via et capella S. Ma- mae, confinatam iuxta dictam viam publicam ab oriente, iuxta dictum Collegium a sep- tentrione, iuxta alias RR. Fratres S. Mariae Gratiarum et nunc dictum Collegium vigore emptionis per illum paulo ante factae... prò praetio de ipsarum partium communi con­cordia consensu et voluntate in totum et in summa librarum duodecim millium bono- niensium», sborsate metà subito, e metà il 14 die. 1623 (89/7310, ff. 36-37; 31/7252, int. 9).

[13]     Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., pp. 164-165.

[14]  Cfr. Tav. IV. Questo è documentato anche da un quadro delTArch. di Stato di Bologna, raffigurante scene della peste del 1630 e riprodotto da Boffito-Fracassetti nella tav. tra le pp. 160-161, nonché da un disegno a penna del 1680 (ASB, Deman., 99/1320, int. 1, c. 69; qui alla Tav. V).

[15]  II testo delle due epigrafi, desunto dalla Raccolta del Montieri, è stato divulga­to da Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., p. 166. Dal Montieri l’ha desunto il Montefani (Bologna, Bibl. Universitaria, mss. Montefani Caprara, busta 22, fase. 5, ff. 2 e 25). Ci è stato conservato anche fra le carte del Collegio Montalto: ASB, Deman., 73/7294, ff. 15 bis verso e 15 ter.

[16]  ASB, Deman., 99/7320, int. 3: «Nota delle spese da farsi per il rifacimento della facciata dell’almo Pontificio Collegio Montalto, secondo il disegno fatto da me sot­toscritto Carlo Francesco Dotti, Architetto Pubblico» nell’ottobre 1755: in tutto scudi 4270. Il disegno è qui alla Tav. VI.

[17]                     Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., p. 165 coi nomi delle maestranze; l’incisione

[18]     Boffito-Fracassetti, Il Collegio...,p. 183.

[19]     Parisciani, Sisto V..., pp. 197, 198, 204, lettere del 10 e 17 febbr. 1588. Fi­lippo Lattanzio Sega, del clero bolognese e già governatore della Marca, era noto a Si­sto V per essere stato vescovo di Ripatransone dal 20 maggio 1575 al 3 ottobre 1578, allorché fu trasferito alla sede di Piacenza (Hier. Cath., Ili, pp. 275, 285). Forse l’inca­rico di stendere le Costituzioni per il Collegio Montalto gli era stato affidato perché nel marzo 1585 egli aveva scritto per il suo seminario di Piacenza un Regolamento, oggi conservato nel ms. vat. Ottob. lat. 2473, ff. 233-248v (sono 33 capitoletti, in lingua ita­liana, sfruttati già nel 1595 per la compilazione di un altro Regolamento «per un Col­legio di Scolari», esso pure conservato ai ff. 249-258v del suddetto ms). Quando il Se­ga fu promosso cardinale da Innocenzo IX il 18 die. 1591 mentre era nunzio al re di Francia, gli alunni di Montalto gli scrissero una lettera gratulatoria (ASB, Deman., 72/7293, ff. 6v-7, 21 die. 1591), alla quale egli rispose da Reims, dolcemente rimpro­verandoli per non avere scritto in latino: «Alumnos almi Collegii Montisalti neque mo­re vulgi quicquam sapere, neque ore vulgi quicquam loqui fas est; ipsis mentem, lin- guam, pectus, omnia denique ubique et semper piane romana esse oportet» (ivi, ff. 13-13v): la frase è importante per capire il clima che si cercava di creare nel nuovo Collegio. Nei primi mesi del 1592 il card. Sega fu visitatore del Collegio: in quell’occa­sione lasciò alcuni Ordini scritti (81/7302, ff. 3-3v) e conferì gli Ordini Minori a un gruppo di alunni (Lettera dei consiglieri al card. Aless. Peretti del 1° luglio 1592 in 72/7293, f. 14).

[20]  «... Cum a nobis perlectae et laudabiles visae fuerint, ut prò eiusdem Collegii bono regimine et salubri directione perpetuis futuris temporibus serventur, motu pro­prio... perpetuo confirmamus et approbamus» (Constitutiones, ed. 1592, p. 79). H bre­ve Cum iampridem di Sisto V venne ristampato in tutte le edizioni delle Costituzioni, per le quali cfr. nota 61.

[21]  Constitutiones, ed. 1592, pp. 3-4.

[22]  ASB, Deman., 72/7293, f. 3, lett. al card. Alessandro Peretti, 15 ott. 1589: «Ad III Idus Septembris redditae sunt nobis Constitutiones Collegii a SS. D. N. Sixto

V   per vestram Ill.mam Dominationem ad nos transmissae, quas adeo avide legimus, ut animum nostrum ab omni alia cogitatione avocaverint ad se studiose perdiscendas. Uti- nam liceret ita procumbere ad pedes SS. D. N., qui divino spiritu motus est ad tam pie et paterne nos et patriam nostram complectendum, ut optamus Dominationi vestrae eas tandem gratias referre, quas omni offitio et observantia immortales nunc agimus. Id quod non licuit nobis facere ante adventum Rev.mi Placentinorum Praesulis, quem ma­ture expectavimus, ne quid temere et inconsulto eo aggrederemur. Is enim nudiuster- tius adveniens ea quae in Constitutionibus aperienda fuerant aperuit. Tonsura, sacro- sanctae fidei professione ac observantiae iureiurando ad eas excolendas nos deduxit, ad pietatem cum artium bonarum studio coniungendam cohortatus est. Nullo tandem, quod ad rem faceret, offitio nobis defuit. Recipimus igitur apud Ill.mam D. V., et per eam ad pedes SS. D. N., nos omni cura et diligentia daturos operam, ut tanti muneris amplitudo in Collegium vestrum Collegiique vestri Alumnos frustra collata minime vi- deatur. Diu felix vale nosque tui addictissimos, ut assoles, fove et fave».

[23]  Constitutiones auctoritate S. D. N. Sixti Papae Quinti confirmatae Collegio Montis- alti in Civitate Bononiae ab eo erecto praescriptae, Bononiae, ex off. Victorij Benacij, uyz, tv pp. in-8°, con arme di àisto V nel Irontespizio, lettera del card. Aless. Peretti alle pp. 3-4 e breve Cum iamdudum alle pp. 78-79 (cfr. Tav. VII). - Constitutiones... praescriptae novaque hac impressione donatae, accedentibus Visitatoris Actibus atque Decretis iussu 111.mi et Rev.mi Alexandri Card. Montalti ipsius Collegii Protectoris novissime praestitis anno 1602, Bononiae, ex off. Victorij Benacij, 1605, 103 pp. in-8°, con stemma di Sisto

V   nel frontespizio; gli Atti della Visita di Mons. Isidoro Mosconi sono alle pp. 79-103.

Costitutiones... Collegii (!) Montisalti in Civ. Bon. erecto praescriptae novaque hac impres­sione... praestitis anno 1602, Bononiae, ex off. Sebastiani Bonomij, 1618, 103 pp. in-8°: è la ristampa dell’ed. 1605. - Constitutiones... ab eo erecto praescriptae, In Bologna, pres­so Clemente Ferroni, 1627, 80 pp. in-8°, con la licenza del revisore barnabita P. Omo- bono De Bonis (cfr. Tav. Vili). - Constitutiones... ab eo erecto praescriptae, (in fine) Bononiae, Typis Jo. Baptistae Ferronij, 1664, 64 pp. in-8°, con la licenza del revisore barnabita P. Giovan Cristoforo Visconti (cfr. Tav. IX). - Constitutiones... ab eo erecto praescriptae, (in fine) Bononiae, Typis Jo. Baptistae Bianchi ad Vexillum Rosae, 1721, 80 pp. in-8°, con la licenza del revisore barnabita P. Giuseppe Antonio Acquaroni. Le Costituzioni del 1743, pubblicate per autorità di Benedetto XIV Lambertini, sono tut- t’altra cosa e di esse di parlerà più avanti.

[24]             Constitutiones, ed. 1592, p. 22; la formula del giuramento è alle pp. 42-43: chi

[25]  «I collegi... equivalevano ai seminari, secondo il concetto del Concilio di Trento» (Pastor, Storia..., IX, p. 170).

[26]  Talvolta le patenti d’ammissione sono due: ciò indica che la si dovette ripetere o per vizio di forma, o perché scaduto il tempo utile, o perché non tutti i documenti necessari erano in regola. Purtroppo il diritto di nomina attribuito dalla bolla sistina ai cardinali Protettori fu presto causa di abusi, e quasi sempre sotto pressione di racco­mandazioni, per cui spesso furono ammessi alunni non marchigiani: così fu — a titolo esemplificativo — per il sarzanese Domenico M. Martinelli, raccomandato nientemeno che dall’imperatore, come pure Antonio Magalotti « in special gratia del card, d’Ascoli Protettore », Domenico Roi « in grazia del principe Borghese », Teodorico Guarnieri « perché parente del card. Gallo », Carlantonio Vallemani « in grazia del card. Antonio Barberini Legato di Bologna», ecc. Detti abusi cominciarono molto presto: Giacomo Rastelli, ammesso il 16 giugno 1595 e poi dimesso, dovette essere riammesso il 4 ago­sto 1596 perché raccomandatissimo, non ostante le resistenze del rettore Cinzio Vico- manni, del Visitatore Giovanni Battista Vico e di tutte le autorità del Collegio. A que­sti abusi owierà in modo drastico un breve di Urbano Vili, come vedremo; ma conti­nuarono ugualmente anche dopo. Però abbiamo anche notizia di esecuzione scrupolosa delle Costituzioni: Ottavio Luzi si dimise spontaneamente in seguito alla morte del card. Protettore Savelli, che lo teneva in Collegio per decisione personale; Giulio Cesa­re Quarantotti fu abilitato con dispensa apostolica «per non essere marchigiano», come pure tanti altri.

[27]  Interessante, per conoscere lo svolgimento dell’esame, è lo strumento di am­missione di Nicola Massucci da Fermo: ASB, Deman., 97/7318, 9 marzo 1648. Gli alunni erano selezionati: già nel 1615 il card. Alessandro Peretti criticava la faciloneria dei Priori della città di Montalto: «Da Bologna mi viene scritto che spesse volte capita­no là per essere ammessi al Collegio Montalto giovanetti e quelli fanciulli che non sono a proposito per quel luogo, ma che, dopo essersi condotti là, vi si ammettono acciò

L'iniziativa di Sisto V

Quando Felice Peretti salì al trono pontificio col nome di Sisto V (21 aprile 1585), non credette conveniente condurre a termine l’iniziati­va bolognese del predecessore, giudicando che alla gioventù tedesca provvedesse già a sufficienza il Collegio Germanico in Roma; e trovan­dosi ormai fra mano gli edifici degli Zambeccari, approfittò dell’oppor­tunità per completare un’opera benefica da lui già avviata in Montalto sua patria. Qui infatti nell’ottobre 1578, mentre era ancora cardinale, ? aveva istituito a proprie spese una scuola gratuita di grammatica, retori­ca, latino e greco, con un insegnante, un «medico fisico» e un fondo fruttifero di 2000 scudi annui; ad essa potevano accedere non solo gli ! adolescenti di Montalto, ma anche quelli dei vicini paesi di Montedino- ve, Porchia e Patrignone, le quali cittadine vi potevano inviare ciascuna cinque studenti. L’istituzione era allogata in cinque casette contigue, delle quali una serviva per la scuola, l’altra per l’abitazione del maestro,


e le rimanenti tre per ospitarvi gli alunni provenienti dalle tre vicine borgate[1].

Terminati gli studi in Montalto, chi avesse voluto proseguirli per addottorarsi in legge o in medicina o in teologia avrebbe dovuto man­tenersi da sé presso qualche università, e questo non tutti se lo poteva­no permettere. Proprio per ovviare a tale inconveniente, Sisto V istituì il Collegio di Bologna, che volle intitolato alla sua città natale. Esso do­veva costituire l’ideale completamento gratuito della scuola di Montalto, e la prima bolla di erezione lo riservava esattamente a beneficio di quelle stesse cittadine — Montalto, Montedinove, Montedinove, Por­cina e Patrignone — per le quali era stata costituita la scuola di Mon­talto. Ciò risulta in modo inequivocabile dalle parole della bolla Omni- potentis Dei, del 6 agosto 1585[2], con la quale Sisto V istituisce il Col-


legio, ne fissa la sede nelle ex case degli Zambeccari, ne delinea vaga­mente la fisionomia e il modo di conduzione, gli attribuisce le rendite dell’abbazia di S. Michele in Castel de’ Britti e del priorato di S. Ma­ria degli Angeli fuori porta San Mamolo, lo affida alla protezione del Cardinal nipote Alessandro Peretti e stabilisce che in esso vengano ac­colti gratuitamente venti alunni, dei quali undici provenienti da Montal­to, tre da Montedinove, tre da Porchia e tre da Patrignone22. I due benefici ecclesiastici ad esso attribuiti si erano resi vacanti da poco: l’abbazia di S. Michele, per la morte del vescovo di Vigevano Alessan­dro Casali23, e il priorato di S. Maria degli Angeli per la morte di Achille Torfanini24: Mario Casali, senatore bolognese e cavaliere di Ca- latrava, in qualità di Procurator del futuro Collegio ne prese formale possesso il 20 e 21 settembre 158525.         jj

Ben presto però le case degli Zambeccari risultarono difficilmente adattabili a struttura collegiale, per cui fu necessario pensare ad altra

22   II testo integrale della bolla, non riferito dal Bullarium, è qui stampato nelTAp pendice prima. Che il Collegio bolognese fosse la continuazione della scuola di Montal­to a livello universitario è ribadito da Sisto V anche nel breve di approvazione delle \ Costituzioni del Collegio (ed. 1592, p. 3).

23  Deceduto il 16 febbraio 1582; era stato promosso alla sede di Vigevano nel 1577 (Hierarchia Cattolica, III, Monasterii 1923, p. 334).

24   Così è descritto in uno strumento notarile dell’8 agosto 1584, rogato da Nan­ne Sassi, Giulio Piacentini e Baldassarre Bonasoni: « Rev. Dominus Achilles olim egregii viri Domini Joannis de Turfaninis, civis et nobilis Bononiensis, Canonicus Metropolita- nae Ecclesiae Bononiensis, Prior seu Commendatarius Ecclesiae S. Mariae de Angelis sitae extra civitatem Bononiae et prope portam S. Mammae» (ASB, Deman., 27/7248, int. 6).

25   ASB, Deman., 100/7321, int. 37 (rogito di Alfonso Fontanella, originale e co­pia): «Ego notarius interscriptus in executione litterarum Apostolicarum errectionis Ven. Collegii Montis Alti in civitate Bononiae factae per S. D. N. D. Sixtum papam V in aedibus olim destinatis prò usu asserti Collegii Germanici, et unionis eidem Collegio factae de monasterio conventu carente S. Benedicti vel alterius Ordinis seu de ecclesia S. Michaélis sine cura de Castro Britonum... ac prioratus non conventualis S. Mariae de Angelis... sub datum Romae apud S. Marcum anno Incarn. Dom. 1585 octavo Idus Augusti Pontif. sui anno primo, de quibus in processu fulminato per Rev. D. Audito- rem Camerae Apost. executorem deputatum sub die praesentis mensis septembris per acta D. Francisci Bacholetti et ad instantiam HI. D. Marii Casalis Nob. Bon. Procurato- ris dicti Collegii ac etiam nomine dicti Ven. Collegii et omnium universitatum ad quam ellectionem futuri scholares sunt elligendi videlicet Montis Alti, Montis de Novem, Pe- culae (!) et Patrignoni oppidorum Marchiae Provinciae de quibus in dictis litteris, ac nomine eorum quorum interest, intererit aut interesse poterit, me contuli una cum praedicto 111. D. Mario Procuratore praedicto, primo loco ad ecclesiam et domum dicti Prioratus S. Mariae de Angelis... Die 21 mensis septembris me contuli cum supradicto 111. D. Mario ad ecclesiam et domum S. Michaélis de Castro Britonum...». Nel 1587 tutti i beni e le ragioni spettanti all’abbazia di Castel de’ Britti furono ceduti in loca­zione a Giovanni del quondam Tommaso Fabbri, al canone annuo di 150 scudi d’oro in oro (ASB, Denam., 27/7248, 21 ott. 1587, rog. Alessandro Silvestri).


sede. La si trovò presto nel priorato che i Canonici Regolari di S. An­tonio di Vienne possedevano presso porta S. Mamolo, con piccola chie­sa dedicata a S. Antonio Abate e ospedale in cui venivano curati i ma­lati di erpes zoster, volgarmente detto «fuoco di S. Antonio»[3]. Questa pia istituzione, come tante altre del medesimo Ordine, in Bologna non svolgeva più attività caritativa[4]. Ne era priore il Dott. Antonio Giava- rino[5] il quale, forse a ciò pregato da Mario Casali in nome del Ponte-
sede. La si trovò presto nel priorato che i Canonici Regolari di S. An­tonio di Vienne possedevano presso porta S. Mamolo, con piccola chie­sa dedicata a S. Antonio Abate e ospedale in cui venivano curati i ma­lati di erpes zoster, volgarmente detto «fuoco di S. Antonio»[6]. Questa pia istituzione, come tante altre del medesimo Ordine, in Bologna non svolgeva più attività caritativa[7]. Ne era priore il Dott. Antonio Giava- rino[8] il quale, forse a ciò pregato da Mario Casali in nome del Ponte-


fice, vi rinunciò spontaneamente affinché, adattata, potesse divenire la sede del Collegio[9]. Papa Sisto emanò una nuova bolla il 7 ottobre 1586, con la quale smembrava dalTOrdine Antoniano il priorato bolo­gnese e nelle sue strutture, revocando la decisione precedente, trasferiva il Collegio che solo giuridicamente, ma non realmente, era stato eretto nelle case degli Zambeccari[10]; tuttavia il numero degli alunni rimaneva invariato a 20 e le cittadine aventi diritto rimanevano sempre e unica­mente quelle di Montalto, Montedinove, Porchia e Patrignone.

Un breve di Sisto V, partito da Roma il 4 ottobre di quell’anno,


autorizzava il Legato card. Enrico Caetani a prenderne formale posses­so[11]: il che fu puntualmente eseguito sei giorni dopo da Giuseppe Del­la Casa, deputato a ciò dal Cardinal Legato, alla presenza e con rogito del notaio Alfonso Fontanella[12]. Siccome le case degli Zambeccari non erano più di alcuna utilità per il Collegio e i vecchi proprietari deside­ravano riacquistarle, dopo brevi trattative[13] si procedette alla retroven-


dita, awenuta il 14 marzo 1587, a rogito di Alessandro Silvestri e Ce­sare Furlani, al prezzo di 6000 scudi d’oro[14].

Tutto sembrava sistemato e non c’era che da iniziare il lavoro di approntamento dei locali, senonché la città di Fermo il 25 aprile 1587 inoltrò domanda al papa perché il Collegio Montalto venisse trasferito da Bologna entro le proprie mura. La richiesta non ebbe esito: Fermo riebbe, sì, la sua antica università, già fondata da Bonifacio Vili e poi decaduta, ma il Collegio rimase a Bologna, sede del più illustre ed ope­roso ateneo d’Italia[15]. Tuttavia la richiesta fu occasione per Sisto V di ritornare sul proprio progetto e di estendere l’ammissione al Collegio a più vasta zona della Marca. Fu così che, con la bolla definitiva Inter coeteras del 17 novembre 1588, mise il Collegio su basi completamente diverse e portò il numero degli alunni da 20 a 50, con le nomine così distribuite: otto dal card. Protettore, otto da Montalto, tre da Fermo, tre da Ascoli, tre da Camerino, due da Ripatransone, due da Offida, due da Montelparo, due da Montefiore, due da Santa Vittoria, due da Porchia, due da Montedinove, due da Patrignone, due da Grottamma- re, due da Castignano, due da Force, due da Montemonaco e uno da Cossignano[16]. Alla dotazione precedente, la nuova bolla aggiungeva altri beni ecclesiastici portando la rendita annuale a 3600 scudi d’oro[17] e


stabiliva minuziosamente tutti i particolari della fisionomia giuridica del­l’istituzione, sicché può considerarsi la vera bolla di fondazione del Col­legio quale esso risultò al termine della sua lunga gestazione, e tale fu ritenuta dal Collegio stesso nelle varie edizioni in cui la dette alle stam-

Gli inizi del Collegio

Da due note manoscritte della biblioteca Universitaria di Bologna veniamo a sapere che i lavori della nuova ala del Collegio lungo via San Mamolo iniziarono il 26 gennaio 158739; e dal «capitolato» fatto

I

dicamente già preso possesso Mario Casali il 20 e 21 sett. 1585 (100/7321, rogito di Alfonso Fontanella, alla data). Per il monastero di S. Maria in Strada, l’originale del breve di Sisto V al card. Caetani è in 27/7248, int. 21, 22 agosto 1587 (cfr. anche 33/7254, int. 15); la presa di possesso dell’abbazia di Val di Lavino è in 100/7321, int. 38, 8 die. 1587; quella dell’ex prepositura degli Umiliati di S. Luca in Modena — at­tribuita al Collegio con la bolla Supremum christianae del 9 genn. 1586 stile fiorentino (27/7248, int. 13) — è in 100/7321, int. 39, 16 apr. 1587, originale e copia; per i be­ni di Guastalla e Viadana, cfr. 27/7248, int. 25. Nel 1589 Sisto V concesse al Collegio anche i beni della chiesa di S. Antonio in Ferrara e quelli dell’ex priorato dei frati Gaudenti di S. Maria in Casaralta presso Bologna: il rogito delle rispettive prese di possesso è in 27/7248, int. 32 e 36. — Una prima minuziosa descrizione dei beni im­mobili del Collegio è stata eseguita nel 1597 ed occupa oggi i registri Dem. 112/8775 e 112bis/8775bis dell’ASB: importanti non solo per l’indicazione degli edifici annessi ai poderi e della qualità delle terre (arative, boschive, prative, vignate, arborate, ecc.), ma soprattutto per i disegni abbastanza particolareggiati delle singole chiese e case (si veda, ad esempio, il bellissimo schizzo del priorato di S. Maria degli Angeli, al f. 6v del 112/8775). Una seconda descrizione è stata eseguita nel 1680 (Dem. 99/7320, int. 1, f. I: «Al nome di Dio sia, e suoi Santi e della Corte Celeste*- Adì 12 Agosto, l’anno 1680, si diede principio a misurare li presenti e descritti beni, sì urbani come rurali, dell’Almo e Pont. Coll. Montalto ») ed è importante sia per le preziose piante e schizzi a penna ivi contenuti, sia per le misure precise di ogni cosa, fin nei minimi particolari.

38    Cinque sono le edizioni della bolla Inter coeteras curate dal Collegio Montalto che m’è riuscito di trovare: 1. Bulla ac Privilegia Collegii Montis Alti a Sanctiss. D. N. Sixto Quinto in Civit. Bonon. erecti, Bononiae, apud Joannem Baptistam Bellagambam, 1598, 24 pp. in-8°, con arme di Sisto V nel frontespizio; 2. Bulla... erecti, Bononiae, apud Victorium Benatium, 1615, 24 pp. in-8°, con arme del Collegio nel frontespizio; 3. Bulla Collegii Montis Alti a Sanctiss. D. N. Sixto V prò quinquaginta ex Provincia Mar- chiae Scholaribus in Civitate Bononiensi erecti, Bononiae, apud Clementem Ferronium, 1627, 43 pp. in-8°, con approvazione del revisore barnabita P. Omobono De Bonis e con antiporta (qui alla Tav. XI); 4. Bulla Collegii... prò quinquaginta... in Civitate Bono­niensi erecti, Bononiae, Typis Ferronij, s. d. (ma 1672 circa), 36 pp. in-8°, con bella antiporta (qui alla Tav. XII); 5. Bulla Collegii... prò quinquaginta... in Civitate Bononiensi erecti, Bononiae, ad Vexillum Rosae prope Studium, 1728, 34 pp. in-8°, con approva­zione del revisore barnabita P. Agostino M. Alfieri e con semplice stemma del Collegio nel frontespizio.

39   Mss. Ital. 123, f. 186, e Ital. 3908, caps. LXXV, int. 2, f. 1 (quest’ultimo


1  Orazio Premoli, Storia dei barnabiti nel Cinquecento, Roma 1913, pp. 359-360.

care, nullum ad id aptius remedium existimavimus, quam si in alma hac Urbe nostra Collegium erigatur, in quo...».

11   Pastor, Storia... cit., pp. 178-179, ma cfr. anche Bulla dismembrationis abbatiae SS. Trinitatis Mileti a ven. Collegio Graecorum Urbis et unitae ac incorporatae a Clemente XI ad mensam episcopalem Miletensem, Roma 1717 (non inserita nel Bullarium). Per il Coll. Greco: Il Collegio Greco di Roma: ricerche sugli alunni, la direzione, l’attività, a cura di Antonis Fyrigos, Roma 1985; Joseph-Marie van Caloen, Le Collège Grec de St. A- thanase a Rome et les autres Collèges catholiques orientaux, Bruges 1893; Placide de Mee- ster, Le Collège Pontificai Grec de Rome, Roma 1910; Raymund Netzhammer, Das Grie- chische Kolleg in Rom, Salzburg 1905; Vittorio Peri, Il Collegio Greco di Roma: novità, inezie storiche e sue origini (Città del Vaticano 1977) e Inizi e finalità ecumeniche del Collegio Greco in Roma, in «Aevum», 44 (1970), pp. 1-71.

varinis de Bononia, de capella (= parrocchia) S. Lutiae, mater et tutrix et vice et no- minibus Johannis Gerardi et Antonii eius filiorum» diede in locazione enfiteutica a Domenico del quondam Bartolomeo Ballatini 33 tornature di terra (24/7245, int. 22, rog. Battista Buoi). Il primo di questi figli, Giovanni Gerardo, compare in vari stru­menti, sempre qualificato come «civis et clericus Bononiae, nec non Prior Ecclesiae Prioratus nuncupati S. Antonii de Bononia» (24/7245, int. 25, 24 marzo 1522) oppure «Praeceptor Prior nuncupatus et commendatarius Ecclesiae et Praeceptoriae S. Antonii de Bononia» (24/7245, int. 34, 9 sett. 1528; int. 44, 6 die. 1532; int. 54, 15 maggio 1540; - 25/7246, 10 maggio 1560); risulta morto prima del 5 ottobre 1584 (27/7248, int. 7, rog. Carlo Manzolini). H secondo, in un rogito di Antonio Fiocchi del 4 giugno 1586, è chiamato «Utriusque Juris Doctor et Eques, Rev. Antonius quondam Gerardi de Glavarinis, nobilis Bononiensis, Rector seu Prior Abbatiae seu Prioratus ecclesiae S. Antonii et unitorum, de Bononia, successor quondam Rev. D. Johannis Gerardi etiam de Glavarinis» (27/7248, int. 15; cfr. anche int. 10, rog. Taddeo Marchi notaio di Ro­ma, 5 luglio 1585, con cui fa donazione inter vivos di mille scudi d’oro al «Rettore e Scolari del Collegio Montalto» in quanto successori nel Priorato di S. Antonio, da in­vestirsi in beni fruttiferi per una Messa perpetua, per sé e per Cesare e Gaspare del quondam Giovanni Battista Giavarino).


[1]     Pistolesi, Sisto V..., pp. 83 ss. e docc. 69, 73, 75; Parisciani, Sisto V..., pp. 109-113. Il Ginnasio di Montalto fu istituito anche per risolvere le continue discordie fra le quattro cittadine (cfr. Francesco Pistolesi, Il Card. Montalto paciere fra cittadini e fra paesi, in «Picenum Seraphicum», IV, 1918, pp. 300-304), come lo stesso Sisto V dice nella bolla Omnipotentis Dei: «Dum Cardinalatus honore fungeremur, pio erga di- lectos filios Montisalti unde originem duximus, et Montis de Novem ac Porculae et Pa- trignoni oppidorum dictae Provinciae universitates et homines affectu pacisque inter eos conservandae ac stabiliendae zelo ducti, in ipso oppido Montisalti quibusdam domibus ad id per nos emptis illiusque universitati et hominibus liberaliter donatis, Gymnasium seu scholam in quo seu qua eorumdem oppidanorum iuventus religiose educaretur, ac pri­mis litterarum rudimentis aliarumque bonarum artium disciplinis instruerentur, magnifi­co opere — assignatis etiam redditibus annuis ad mercedem Praeceptoris ipsius iuven- tutis ac uni Medico persolvendam — nostris sumptibus construi curavimus, ac in his summam octo millium scutorum vel circa erogavimus» (Roma, Arch. Segr. Vaticano, Secr. Brev. 162, ff. 107v-108; cfr. più avanti, Appendice prima). Parole identiche sono usate da Sisto V nella bolla Debitum pastoralis offici del 2 agosto 1585, con la quale eresse in Collegiata la chiesa matrice di Montalto: tale bolla è edita solo parzialmente, e in lingua italiana, dal Pistolesi, Sisto V..., doc. 82. Per questa e per le altre iniziative culturali di Sisto V durante il suo pontificato, cfr. Parisciani, Sisto V..., pp. 163-164.

[2] «Ut eiusdem iuventutis commoditati et profectui ad altiora litterarum studia capessenda consulatur..., operae praetium fore censemus si in civitate et aedibus prae- dictis, loco Collegii quod dictus Praedecessor noster ibidem prò Scholaribus Germanica vel alterius nationis parte erigere intendebat, unum Collegium Scholarium ex dictis op- pidis oriundorum nostris et dictae Sedis auspiciis instituatur. Quocirca hanc nobis obla- tam commoditatis et utilitatis subditorum nostrorum promovendae occasionem minime praetermittere volentes... motu proprio... in civitate et aedibus praedictis unum Colle­gium de Montealto nuncupandum prò viginti Scholaribus iuxta ordinationes ac statuta desuper facienda et stabilienda qualificatis, quorum undecim per Montisalti et tres per Montis de Novem ac tres per Porculae ac reliqui tres per Patrignoni universitates et homines huiusmodi, ex eisdem suis oppidis si tot ibidem idoneos et aptos repererint, alioquin ex aliis ipsius Provinciae indigenis, arbitrio suo eligi et nominari, sicque electi et nominati in ipso Collegio Montisalti recipi... debeant, ... perpetuo erigimus et insti- tuimus» (Roma, Arch. Segr. Vaticano, Secr. Brev. 162, ff. 108-109; cfr. più avanti, Ap­pendice prima).

[3]    Per una sintesi aggiornata, con bibliografia ragionata, di questo che fu il pri­mo Ordine ospedaliero della storia, cfr. Italo Ruffino, Canonici Regolari di Sant'Agostino di SantAntonio di Vienne (Francia), in Dizionario degli Istituti di Perfezione, II, Roma 1975, coll. 134-141; per il Priorato bolognese — forse propaggine di quello modenese attestato già a metà del Duecento — cfr. Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., pp. 162- 163. Gli Antoniani provenivano da Vienne, nel Delfinato francese, dove alla fine del sec. XI sarebbero state portate dall’Oriente le reliquie di S. Antonio Abate. Vestivano un abito nero con un T turchino sul lato sinistro (cfr. A. Griseri, Le vie dei pellegrinag­gi e il segno degli Antoniani, con appendice di M. Piccat, Il segno del Tau, in Dal Pie­monte all’Europa, esperienze monastiche nella società medievale: Relazioni e comunicazioni presentate al 34° Congresso storico subalpino nel millenario di S. Michele della Chiusa, Torino 1988, pp. 43-74). A Bologna, accanto alla chiesina trecentesca il cui ricordo è arrivato fino a noi (cfr. Tav. I), gli Antoniani possedevano convento e ospedale, sovve­nuto da pii lasciti ed elemosine pubbliche. Curiosa forma di beneficenza agli Antoniani bolognesi era il privilegio — ottenuto con decreto comunale — di lasciar andare liberi per la città fino a cento porci « sacri », ai quali tutti davano da mangiare, ben sapendo che le loro carni sarebbero finite in cibo e il loro grasso in unguenti per curare i mala­ti del cosiddetto « fuoco di S. Antonio ». Il Guidicini scrive che « questo decreto fu an­nullato da una provvisione fatta dal Legato di Bologna il 18 novembre 1461, con la quale revocava la facoltà al Priore della casa e dell’ospitale di S. Antonio di tenere va­ganti per la città i porci offerti al priorato, ed ordinava che in vece di ciò fossero pa­gate ogni anno a detto Priore cento lire, ritratte dalle rendite del Dazio del Retaglio» (Giuseppe Guidicini, Cose notabili della città di Bologna, III, Bologna 1870, p. 110). S’è accennato a questo strano privilegio perché il Collegio Montalto, quando entrò nei di­ritti del Priorato di S. Antonio, effettivamente continuò a percepire dal Dazio del Reta­glio (cioè della vendita al minuto della carne) le famose 100 lire annue: infatti in ASB, Deman. 47/7268, int. 15, un rogito di Pirro Belliossi del 9 novembre 1622 reca un «Processo fra il Collegio Montalto e i Dazieri del Retaglio, per aver essi omesso di pa­gare lire 108 annue, dovute al Priorato di S. Antonio a titolo de’ porci erranti per la città» dall’anno 1598 al 1621.

[4] Quando Gregorio XIII, con la bolla Romani Pontificis del 1° febbraio 1582 [Bullar. Rom., Vili, pp. 384-386), concesse all’Ordine «Fratrum S. Antonii Viennen- sis » di raccogliere elemeosine per i loro « hospitalia et domus per orbem Christianum longe lateque dispersa, ad quae... miserabiles illae personae horrendo sacri ignis crucia- tu correptae recursum habere ibique recipi atque curari et sustentari solent», aggiunse chiaramente che la licenza valeva solo per gli ospedali «in quibus hospitalitas actu exer- cetur ».

[5] Dagli strumenti conservati in ASB, Demaniale, possiamo ricostruire abbastanza agevolmente chi sia questo Antonio Giavarino. H 3 marzo 1509 «Julius quondam Ge- rardi de Glavarinis» risulta essere «Praeceptor Prior nuncupatus ecclesiae S. Antonii de Bononia et S. Antonii de Mutina» (24/7245, int. 20). Suo figlio Achille si era acca­sato con la «honesta mulier domina Isota, filia quondam Johannis de Accursiis, de Re­gio », la quale il 27 aprile 1514 in qualità di « vidua et uxor quondam Achilis de Già-

[6]    Per una sintesi aggiornata, con bibliografia ragionata, di questo che fu il pri­mo Ordine ospedaliero della storia, cfr. Italo Ruffino, Canonici Regolari di Sant’Agostino di SantAntonio di Vienne (Francia), in Dizionario degli Istituti di Perfezione, II, Roma 1975, coll. 134-141; per il Priorato bolognese — forse propaggine di quello modenese attestato già a metà del Duecento — cfr. Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., pp. 162- 163. Gli Antoniani provenivano da Vienne, nel Delfinato francese, dove alla fine del sec. XI sarebbero state portate dalTOriente le reliquie di S. Antonio Abate. Vestivano un abito nero con un T turchino sul lato sinistro (cfr. A. Griseri, Le vie dei pellegrinag­gi e il segno degli Antoniani, con appendice di M. Piccat, Il segno del Tau, in Dal Pie­monte all’Europa, esperienze monastiche nella società medievale: Relazioni e comunicazioni presentate al 34° Congresso storico subalpino nel millenario di S. Michele della Chiusa, Torino 1988, pp. 43-74). A Bologna, accanto alla chiesina trecentesca il cui ricordo è arrivato fino a noi (cfr. Tav. I), gli Antoniani possedevano convento e ospedale, sovve­nuto da pii lasciti ed elemosine pubbliche. Curiosa forma di beneficenza agli Antoniani bolognesi era il privilegio — ottenuto con decreto comunale — di lasciar andare liberi per la città fino a cento porci «sacri», ai quali tutti davano da mangiare, ben sapendo che le loro carni sarebbero finite in cibo e il loro grasso in unguenti per curare i mala­ti del cosiddetto «fuoco di S. Antonio». Il Guidicini scrive che «questo decreto fu an­nullato da una provvisione fatta dal Legato di Bologna il 18 novembre 1461, con la quale revocava la facoltà al Priore della casa e dell’ospitale di S. Antonio di tenere va­ganti per la città i porci offerti al priorato, ed ordinava che in vece di ciò fossero pa­gate ogni anno a detto Priore cento lire, ritratte dalle rendite del Dazio del Retaglio » (Giuseppe Guidicini, Cose notabili della città di Bologna, III, Bologna 1870, p. 110). S’è accennato a questo strano privilegio perché il Collegio Montalto, quando entrò nei di­ritti del Priorato di S. Antonio, effettivamente continuò a percepire dal Dazio del Reta­glio (cioè della vendita al minuto della carne) le famose 100 lire annue: infatti in ASB, Deman. 41/126%, int. 15, un rogito di Pirro Belliossi del 9 novembre 1622 reca un «Processo fra il Collegio Montalto e i Dazieri del Retaglio, per aver essi omesso di pa­gare lire 108 annue, dovute al Priorato di S. Antonio a titolo de’ porci erranti per la città» dall’anno 1598 al 1621.

[7] Quando Gregorio XIII, con la bolla Romani Pontificis del 1° febbraio 1582 (Bullar. Rom., Vili, pp. 384-386), concesse all’Ordine «Fratrum S. Antonii Viennen- sis » di raccogliere elemeosine per i loro « hospitalia et domus per orbem Christianum longe lateque dispersa, ad quae... miserabiles iflae personae horrendo sacri ignis crucia- tu correptae recursum habere ibique recipi atque curari et sustentari solent», aggiunse chiaramente che la licenza valeva solo per gli ospedali «in quibus hospitalitas actu exer- cetur ».

[8] Dagli strumenti conservati in ASB, Demaniale, possiamo ricostruire abbastanza agevolmente chi sia questo Antonio Giavarino. Il 3 marzo 1509 «Julius quondam Ge- rardi de Glavarinis» risulta essere «Praeceptor Prior nuncupatus ecclesiae S. Antonii de Bononia et S. Antonii de Mutina» (24/7245, int. 20). Suo figlio Achille si era acca­sato con la «honesta mulier domina Isota, filia quondam Johannis de Accursiis, de Re­gio», la quale il 27 aprile 1514 in qualità di «vidua et uxor quondam Achilis de Già-

[9] Lo dice Sisto V nella bolla Inter coeteras del 17 novembre 1588: «Cum Prio­ratus S. Antonii Bononiensis... ex eo quod dilectus filius Antonius Giavarinus s,eu Gla- verinus illius prior eumdem prioratum... resignavit et seu iuri sibi competenti cessit in manihus nostris sponte ad effectum infrascriptum », cioè — come aveva detto prima — « dictum Collegium in alio commodiori loco eiusdem Civitatis Bononiensis stabiliendi » lBullar. Rom., IX, p. 46). La pubblicazione della rinuncia del Giavarino, che secondo la costituzione di Gregorio XHI doveva farsi entro sei mesi, non era ancora avvenuta l’ll maggio 1589, giorno in cui un breve di Sisto V (conservato in ASB, Deman., 27/7248, int. 27) concedeva altri sei mesi per farla. Che la rinuncia sia avvenuta in se­guito a un’intesa possiamo arguirlo dal fatto che Antonio Giavarino il 3 luglio 1591 fu nominato Giudice del Collegio (patente originale di nomina, del Card. Alessandro Pe- retti, in ASB, Deman., 28/7249, int. 1°): ufficio nel quale morì il 2 luglio 1596 (ivi, 72/7293, f. 31v), venendo poi sostituito dal dott. Morandi (ivi, 72/7293, f. 32, Roma

10                 luglio 1596).

[10] Bolla Cathedram militantis Ecclesiae: « Erectionem huiusmodi... revocantes, cas- santes et annullantes, ... Prioratum S. Antonii Bononiae — quem dilectus filius Anto­nius de Javerinis obtinet — supprimimus et extinguimus, ac in palatio et aedificiis sup- pressi Prioratus praedictum Collegium Montis Alti... perpetuo erigimus et instituimus, ipsique Collegio Montis Alti ecclesiam eiusdem suppressi Prioratus necnon aedes prae- dictas cum earum situ, ambitu, circuitu, structuris, aedificiis et pertinentiis universis, etiam perpetuo concedimus et assignamus » (Bullar. Rom., Vili, p. 772).

[11] Pergamena originale in ASB, Deman., 27/7248, int. 16, 4 ott. 1586: «Sixtus PP. V. Dilecte Fili noster, salutem et Apostolicam benedictionem. Cum nuper Ecclesia et Pallatium Prioratus S. Antonii Bononiensis Ordinis eiusdem S. Antonii quam et quod a praedicto Prioratu dudum separavimus ac dismembravimus ad effectum illam et illud Collegio scholarium Montis Alti nuncupato per nos in ipsa civitate Bononiae erec- to uniendi et incorporandi per separationem et dismembrationem huiusmodi modo va- caverit et vacet ad praesens, Nos ne interim dum unio et incorporatio ista perficitur praedicta ecclesia aliqua in spiritualibus et temporalibus detrimenta patiatur providere volentes, circumspectioni tuae per praesentes mandamus, ut statim per te vel alium seu alios corporalem possessionem dictae ecclesiae et palladi ac illis annexorum iuriumque et pertinentiarum quorumcumque Nostro et Camerae Apostolicae nomine capias et ma- nuteneas, amotis inde et expulsis quibuscumque detentoribus et intrusis, quos etiam per easdem praesentes amovemus et amotos denunciamus, illisque propterea actionem spolii aut unde vi competere nullatenus posse, ac irritum et inane si secus super his a quoquam quavis auctoritate scienter vel ignoranter contigerit attemptari decernimus; necnon fructus, redditus et proventus dictae ecclesiae et palladi et annexorum praefato- rum si qui in praesenti extant colligas et conserves, consignandos postea una cum dieta possessione cui nos tibi ordinaverimus; contradictores quoslibet et rebelles per poenas pecuniarias ac privationis beneficiorum et officiorum ecclesiasticorum per eos obtento- rum, et demum per censuras ecclesiasticas aliaque opportuna iuris et facti remedia ap­pellatane postposita compescendo, censurasque et poenas ipsas etiam iteratis vicibus aggravando, invocato quoque ad hoc si opus fuerit auxilio brachii saecularis. Non ob- stantibus... Datum Romae apud S. Marcum sub annulo Piscatoris die quarta octobris 1586 Pontificatus Nostri anno secundo ».

[12] ASB, Deman., 100/7321, 10 ott. 1586, originale e copia: «... de capiendo te- nutam et corporalem possessionem nomine praedicti SS. D. N. Papae et Rev. Camerae Apostolicae ecclesiae et palatii prioratus S. Antonii... quod et quam idem SS. D. N. a prioratu separavit et dismembravit ad effectum uniendi illud et illam Collegio Schola­rium Montis Alti nuncupato in eadem Civitate errecto donec ipsa unio et incorporatio perfici<e>tur et ut in litteris praedictis desuper expeditis continetur». Non è esatto quindi ciò che dicono i cronisti bolognesi e, sulla loro scorta, gli autori successivi, cioè che la presa di possesso del Priorato di S. Antonio sia stata effettuata da Traiano Gallo da Osimo (cfr. Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., p. 164, testo e nota 1, con contraddi­zione nell’anno della data.

[13] ASB, Deman., 27/7248, lettera del card. Alessandro Peretti al card. Legato Enrico Caetani, Roma 18 febbr. 1587 (testo inserito alla fine del rogito di retrovendi­ta): «Essendo le case dei Zambeccari di poco frutto al Collegio et considerando V. S. Ill.ma che sia bene di far ritratto, N. S. si contenta che si tiri innanzi da Lei la vendi­ta cominciata col Gentilhuomo de’ Zambeccari che la desidera, et si contenta anchora Sua Santità di pigliare in pagamento li denari che detto Gentilhuomo ha nel Monte della Religione; è ben vero che pare assai caro il prezzo de’ luochi di detto Monte, ma confida Sua Santità che si tratteran tutti da V. S. Ill.ma con ogni possibile vantaggio et servitio del sudetto Collegio, et però se ne rimette in tutto alla prudenza et destrezza sua. Con che io le bascio humilmente le mani».

[14] Pergamena originale in ASB, Deman., 27/7248, int. 20. Complicazioni sorte per il pagamento (cfr. Parisciani, Sisto V..., p. 222, lettera al Vicelegato Borghesi, 29 ott. 1588) condurranno più tardi gli Zambeccari e il Collegio a una lite (ASB, Deman., 46/7267, int. 11, 20 maggio 1616), a cui seguì una transazione (ivi, 89/7310, ff. 6v-12,

4                    maggio 1622): il Collegio chiuse la vertenza con Tesborso di altri 700 scudi.

[15]     Pistolesi, Sisto V..., p. 95; Parisciani, Sisto V..., p. 165; la bolla Muneris nostri con cui Sisto V rinnovava lo Studio Generale di Fermo (13 sett. 1585) è in Bullar. Rom., Vili, pp. 593-598.

[16] Bullar. Rom., IX, pp. 45-57. La bolla, oltre a definire il nuovo numero degli allievi e gli abbondanti privilegi ed esenzioni, pare dovesse anche sanare la situazione giuridica reale, dal momento che la nuova impostazione faceva del Collegio un’istituzio­ne diversa da quella risultante dalle bolle precedenti. Le implicanze giuridiche pratiche furono fatte presenti, dall’economo Pietro Giorgio Camagna, al card. Alessandro Peret- ti, che il 10 febbraio 1588 gli rispose: « S’è già dato ordine che si spedisca nuova bol­la, così per l’erettione, come per l’unione delle chiese che s’è fatta, la qual sanarà ogni difetto» (Parisciani, Sisto V..., p. 196).

[17]   ASB, Deman., 27/7248, int. 24, breve di Sisto V (19 die. 1587) al Vicelegato

L'opera di Gregorio XIII

L’idea di un Collegio pontificio a Bologna non si deve a Sisto V, bensì al bolognese Gregorio XIII Boncompagni, il quale in Roma già stava realizzando un vasto piano di iniziative pedagogico-culturali, desti­nate sia alla formazione di un clero preparato per il ricupero delle zone cadute sotto la riforma protestante, sia per la preparazione di una nuo­va classe dirigente onesta e competente, nelle cui mani egli giustamente vedeva collocato l’avvenire della vera riforma cattolica.

Appena a un anno dalla sua elezione al soglio pontificio, con la bolla Postquam Deo del 6 agosto 1573 egli stabilì su nuove basi, per cento studenti « ex universa Germania septemtrionalibusque illi adiacen- tibus regionibus colligendi», quel Collegio Germanico che Giulio III con la bolla Dum sollicita del 31 agosto 15524 aveva eretto per soli


venticinque studenti e affidato alla direzione dei Gesuiti[1]; lo dotò con rendite di diecimila scudi d'oro e lo privilegiò con ampia esenzione dai dazi e altri gravami[2]. Nel 1575 gli alunni erano già saliti a 130, tutti tedeschi[3], e il rapido progresso del collegio fece decidere il papa alla fondazione di un altro, quello Ungarico, nel monastero di S. Stefano al Celio[4]. Siccome però la dotazione di esso si rendeva problematica, nel 1580 lo unì al Germanico che aveva rendite sovrabbondanti, e da allo­ra i due collegi restarono uniti[5].

Il 13 gennaio 1577, con la bolla In Apostolicae sedis, eresse il Col­legio Greco per alunni non necessariamente destinati alla carriera eccle­siastica[6]. Dopo una permanenza provvisoria in via Ripetta, esso trovò


sede stabile in via del Babuino, con annessa la chiesa di S. Atanasio, di rito greco. Una rendita annua di 1200 scudi d’oro, con altre dota­zioni avvenute in seguito, assicurava il mantenimento degli alunni, die per la maggior parte provenivano dal dominio veneziano di Levante e per questo indossavano, col caftano greco, il berretto veneziano

Nello stesso anno, con la bolla Vices eius del 1° settembre, nella casa dov’era morta S. Caterina da Siena e dietro suggerimento di S. Filippo Neri, Gregorio XIII fondò un nuovo collegio, per accogliervi i giovani venuti alla Chiesa dal Giudaismo o dall’IsIam[7]; e l’anno suc­cessivo diede sede e stabilità economica al Collegio Inglese il quale, fondato nel 1568 a Douai dal futuro card. Guglielmo Alien, si era tra­sferito a Roma nell’ospizio dei pellegrini inglesi presso la chiesa di S. Tommaso [8].

Ancora Tanno prima di morire, prowide all’erezione di un collegio per i Maroniti del Libano[9] e di un altro per gli Armeni[10].

Tutti questi collegi seguivano i corsi di studio presso il Collegio Romano: la geniale istituzione di S. Ignazio e dei Gesuiti, aperta a tut­te le nazioni e in gara coi migliori centri romani di cultura, anche se la fatiscenza degli edifici non solo ne oscurava il prestigio, ma anche sem­brava riservarle un'esistenza effimera. Gregorio XIII ovviò anche a que­sto: fece costruire una nuova sede e dotò copiosamente la giovane uni­versità, che da lui prese il nome di Gregoriana e che anche oggi è tra i più prestigiosi centri mondiali del sapere[11].

Questa politica lungimirante, che solo più tardi si rivelò quanto fosse preziosa per la Chiesa, trovò resistenza nella curia romana, per i pingui benefici ecclesiastici che andavano a finire nel sostentamento de­gli alunni[12]. Ma papa Gregorio, convinto di non poter opporre argine più valido al dilagare del protestantesimo, procedeva deciso nella via in­trapresa, e ancora alla fine della vita ideò la fondazione di un nuovo collegio nella sua città natale per quegli studenti tedeschi che volessero studiar Legge in quella celebre università; anzi, fin dal 5 marzo 1585, con rogito del notaio bolognese Carlo Garelli, aveva acquistato da Emi-


lio del quondam Paolo Zambeccari «unum Pallatium et casamenta ac edifficia illi annexa et connexa, iuraque et iurisdictiones illius, posita in parroquia S. Barbattiani, confinata iuxta Plateolam seu Salicatam S. Francisci, iuxta vias publicas a duobus lateribus »[13]. Non contento di ciò, vagheggiava la fondazione ancora in Roma di altri due collegi, uno per gli Irlandesi e l’altro per i Polacchi, come pure in Lecce o in Bari la creazione di un istituto simile, per accogliervi gli Albanesi e i Serbi dell’opposta sponda adriatica[14], ma la morte (10 aprile 1585) non gli permise di condurre in porto i suoi progetti.


[1]  L’idea era stata di S. Ignazio, e lo scopo era di preparare degni e dotti sacer­doti per la preservazione e il consolidamento della fede in Germania. Il P. Lainez, suc­cessore di S. Ignazio, cercò di conservare l’istituzione — alla quale mancava una solida dotazione — accettando convittori di ogni nazione, anche chi non era intenzionato ad abbracciare lo stato ecclesiastico. Questo però era lasciar cadere lo scopo germanico. Il P. Borgia volle riprenderlo e propose a Gregorio XIII la rifondazione del Collegio. A queste vicende si riferiscono le parole della bolla Postquam Deo: « Considerantes... Col- legium... ob varias quae postea sequutae sunt temporum et rerum difficultates parum processisse nullumque incrementum suscepisse, quin potius quasi destitutum ac praeter- missum esse, quoniam nec reditus ullus, nec quicquam fere certi attributum eo Collegio fuerat, et ob id exiguum admodum puerorum huiusmodi numerum, prae magnitudine provinciae et messis quae in ea est, hoc tempore ali et institui... nos ad hoc opus... animum et mentem nostram convertimus» (Bullarium Romanum, Vili, p. 53); Fliche- Martin, Storia della Chiesa, XVIII/1, Torino 1966, pp. 241-242.

[2]  Con le bolle Ut ceteri e Pro nostri muneris, ambedue del 15 luglio 1574 (Bulla­rium Romanum, Vili, pp. 56-58 e 85-86) papa Boncompagni concedeva esenzioni anco­ra maggiori e determinava la giurisdizione e le facoltà dei cardinali Protettori; con la Quoniam Collegium Germanicum del 20 novembre 1576 concedeva agli alunni, come ca­sa di vacanza e di diporto, «vineam extra Portam Flaminiam, in loco Pesaioli nuncupa- to sitam» (Bull Rom., Vili, pp. 155-158).

[3]  Ludwig von Pastor, Storia dei Papi, IX (Roma 1955), pp. 173 e 182 nota 2.

[4]  Bolla Apostolici muneris del 1° marzo 1579: Bullar. Rom., Vili, pp. 250-254.

[5]  Con la bolla Ex Collegio Germanico del 1° aprile 1584 Gregorio XIII regolò l’ammissione e la permanenza degli alunni nei due collegi riuniti (Bull. Rom., Vili, pp. 447-455). Per essi si veda: Pontificium Collegium Germanicum et Hungaricum: 1573-1973, [Roma, Tip. Pont. Univ. Gregoriana, 1973], pp. 5-88; Friedrich Schroeder, Monumen­ta quae spectant primordia Collegii Germanici et Hungarici collecta et illustrata, Romae 1896; Giulio Cesare Cordara, Collegii Germanici et Hungarici Historia libris IV compre - hensa, Romae 1770; Andreas Steinhauber, Geschichte des Collegium Germanicum Hunga­ricum in Rom, Freiburg i. Br. 1906; Josef Jungnitz, Die Breslauer Germaniker, Breslau 1906.

[6]   Bullar. Rom., Vili, pp. 159-162: «... Ingens animum nostrum subit miseratio Graecae nationis, quae diu olim litterarum scientiarumque eruditionis praestantia et im­perii floruit sublimitate, postea Turcarum subiecta tyrannidi, ad extremam fuit redacta calamitatem et... in tantam scientiarum omnium ignorationem Graeciae populi devene- runt, ut vix ullus inter eos reperiatur, qui illas prof iteri et alios docere possit... Quocir- ca, cupientes antiquam et celebrem nationem ab huiusmodi ignorantiae caligine... revo-

[7]   Bullar. Rom., Vili, pp. 188-191. Questa istituzione determinò un numero così grande di conversioni, che presto «il luogo non fu bastante» (Pastor, Storia..., IX, p. 180, n. 1, ove è citato il ms. vat. Ottoboniano 2452 con l’elenco dei giovani battezzati

il             18 aprile 1579; cfr. oggi Wipertus H. Rudt de Collenberg, Le baptème des juifs à Rome de 1614 à 1798 selon les registres de la «Casa dei Catecumeni», in «Archivum Hi- storiae Pontificiae », 24, 1986, pp. 91-231; 25, 1987, pp. 105-261; 26, 1988, pp. 119- 294). Il Collegio, prima in S. Giovanni in Mercatello nella regione Campitelli, poi in S. Eustachio nella stessa regione, ad istanza del card. Protettore Antonio Barberini fu tra­sferito da Urbano VIII presso la chiesa di S. Maria ai Monti; la direzione di esso, pri­ma svolta da una confraternita di chierici, ad istanza del card. Fulvio Astalli venne affi­data alla Congregazione dei Pii Operai da Clemente XI con la bolla Salvatoris nostri del

2                    gennaio 1712 (Bullar. Rom., XXI, pp. 466-478).

[8]   Con la bolla Quoniam divinae del 23 aprile 1578 e con l’assegnamento d’una rendita annua di 3000 scudi d’oro, a cui s’aggiunse l’abbazia di S. Sabino presso Vi­cenza con altri 3000 ducati annui, Gregorio Xm potè portare il numero degli alunni a «non meno di cinquanta» (Pastor, Storia..., IX, pp. 175-176). Eloquenti le parole del­la bolla: «Versantur quotidie ante oculos nostros iuvenes, ex ilio miserrimo regno huc profugientes, qui... patria, parentibus et bonis relictis, sese nobis ad catholicae religionis in qua nati sunt institutionem suscipiendam miserabiliter offerunt, eo animo ut salutem sibi primo comparent, deinde vero ut, post adeptam divinarum rerum scientiam, in Angliam ad alios qui a via veritatis declinarunt erudiendos revertantur» (Bullar. Rom.. Vili, pp. 208-214). Circa gli ex alunni di questo Collegio, che fu definito «seminario di martiri, i quali baciavano gli strumenti di tortura, benedicevano il boia e abbraccia­vano la scala che li conduceva alla forca» (Pastor, IX, 176), si veda il Li ber ruber ven. Collegii Anglorum de Urbe, edited by Wilfrid Kelley, I (Publications of thè Catholic Record Society, 37), London 1940; II (Publications..., 40), London 1943. Per il Colle­gio: Francis Aidan Gasquet, A history of thè venerable English College, Rome, London- New York, 1920; Luigi e Pierluigi Lotti, La Comunità cattolica inglese di Roma: la sua chiesa e il suo collegio (I quaderni dell’Alma Roma, 18), Roma 1978.

[9]   Bolla Humana sic del 27 giugno 1584 (Bullar. Rom., VIII, pp. 475-480), nelle case annesse alle due parrocchie di S. Giovanni de Ficoria e di S. Andrea delle Fratte, nel rione Trevi.

[10]  Bolla Romana Ecclesia del 13 ottobre 1584 (Bullar. Rom., Vili, pp. 493-496): « Ex intimo corde desiderantes tam numerosae tamque piae nationi qua possumus sub- venire... proprium Collegium eidem nationi in alma Urbe erigere decrevimus, in quo adolescentes selecti bonaeque indolis et expectationis Sedis Apostolicae impensis alantur et bonis moribus sanaque doctrina imbuantur, ut iidem postea, ad suos remeantes, quam maximo eis adiumento et consolationi spiritualibus in rebus esse possint». Per il nuovo Collegio Armeno, fondato da Leone XIII in via S. Nicola da Tolentino, cfr. Me­morie del Pont. Collegio Armeno 1883-1953, Venezia-San Lazzaro 1958.

[11]     Fliche-Martin, Storia..., XVIII/1, p. 239; Ernesto Rinaldi, La fondazione del Collegio Romano: memorie storiche, Arezzo 1914; Ricardo Villoslada, Storia del Collegio Romano dal suo inizio (1551) alla soppressione della Compagnia di Gesù (1773), Roma 1954. Nel 1870, quando lo Stato italiano la cacciò dal Collegio Romano, l’Università Gregoriana trovò rifugio negli edifici del Collegio Germanico, dove entrambe le istitu­zioni convissero per una ventina d’anni, fino a che, aumentati gli studenti tedeschi, il Germanicum si procurò una nuova sede nell’ex Hotel Costanzi (Pastor, Storia..., IX, p. 182, nota 2).

[12]     Pastor, Storia..., IX, pp. 184-186.

[13]  Troviamo questa descrizione nello strumento di retrovendita del 14 marzo 1587, a rogito di Alessandro Silvestri e Cesare Furlani, fatta dalla Camera Apostolica a Flaminio Zambeccari: Arch. di Stato di Bologna (e così sempre: ASB), Demaniale, 27/7248, interno 20. L’intenzione di Gregorio XIII è così riferita da Sisto V nella bolla Omnipotentis Dei: «Cum... felicis recordationis Gregorius papa XIII praedecessor noster in Civitate Bononiensi, quae omnium liberalium artium doctrinarumque studiis semper floruit, quasdam aedes animo et intentione unum Collegium Scholarium Germanicae vel alterius nationis in eis instituendi nomine et impensis Camerae Apostolicae praetio sep- tem millium scutorum auri vel alterius verioris summae emi et acquiri curaverit, morte- que praeventus hunc mentis suae conceptum executioni demandare nequiverit... » (Ro­ma, Arch. Segr. Vaticano, Secr. Brev. 162, f. 107v; cfr. più avanti, Appendice prima). La « saliciata di S. Francesco » corrispondeva all’odierna piazza Malpighi, cioè a quel lungo piazzale ricavato nel 1290 mediante il riempimento del fossato che costeggiava le mura cittadine e più tardi selciato con grossi ciotoli di fiume: da qui il nome.

[14]     Pastor, Storia..., IX, p. 184.

IL PONTIFICIO COLLEGIO «MONTALTO» IN BOLOGNA (1585-1797)

chiesa s.antonio abateQuando, nel lontano 1950, varcai per la prima volta la soglia del Collegio San Luigi in Bologna, dove l’obbedienza mi aveva destinato, rimasi meravigliato nel vedere scolpita sull’architrave di tutte le porte del pianterreno, in elegantissime lettere capitali, la frase Sixtus V Pont. Max., e mi chiesi come mai i Barnabiti, che si erano stabiliti a Bologna nel 15991 avessero a che fare con Sisto V, deceduto nel 1590. Docu­mentatomi, seppi che solo dal 1873 i Barnabiti avevano trasferito il lo­ro collegio in questa sede, nella quale in precedenza si trovava un altro collegio, denominato dalla città marchigiana di Montalto e fondato ap­punto da papa Sisto V per i marchigiani che venivano a frequentare l’università di Bologna2. Ovviamente, mi venne voglia di saperne di più, circa questa preistoria del Collegio San Luigi; e da allora cominciai a raccogliere quanto mi veniva fatto di trovare, anche in vista del bi­centenario del collegio barnabitico (1773-1973), per una vagheggiata pubblicazione che poi si ridusse a un semplice articolo nella rivista « Il San Luigi», uscita quell’anno in numero speciale3.

Riprendo ora questi appunti, a quattro secoli esatti dalla bolla sistina Inter coeteras (17 novembre 1588) che, come vedremo, segna l’inizio ufficiale del Collegio Montalto, anche se la prima bolla che lo riguarda è del 1585 e i primi alunni vi furono accolti il 3 novembre 1587.

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1 Orazio Premoli, Storia dei Barnabiti nel Cinquecento, Roma 1013, pp.359-360.
2 Giuseppe Boffito e Francesco Fracassetti, II Collegio San Luigi dei Padri Barnabiti in Bologna (1773-1873-1923), Bologna 1925, pp. 161-172: studio che rimane ancora fondamentale. Prima del Boffito (che vi accenna anche in Biblioteca Barnabitica, I, Firenze 1933, p. 267) si era occupato del Collegio Montalto Giuseppe Castelli, Il Collegio Montalto in Bologna: saggio storico (Ascoli Piceno, Stab. Tip. Cesari, 1886, 12 pp., già edito nel «Piceno» del 24 ott. 1886), che però si limita a riprodurre i dati risultanti dalla bolla Inter coeterase dalle Costituzioni del Collegio; e soprattutto il can. Francesco Pistolesi, Sisto V e Montalto da documenti inediti (Montalto Marche, 1921), pp. 94-100, ristampato tale e quale in Alma terra natia (Roma 1934, pp. 143-148); pri­ma aveva pubblicato la bolla sistina Cathedram militantis (la seconda, in ordine di tempo, riguardante il Collegio Montalto) in «Picenum Seraphicum», V (1919), pp. 83-94. Recentemente se ne è occupato Gian Paolo Brizzi, I Collegi per borsisti e lo Studio bolognese: caratteri ed evoluzione di un istituzione educativo-assistenziale fra XIII e XVIII secolo [Studi e Memorie per la Storia dell’Università di Bologna, nuova serie, vol. IV], Bolo­gna 1984, pp. 129-138, con molte inesattezze alle pp. 129-130, ma con l’importante In­ventario dell’ex Archivio del Collegio Montalto (ora all’Archivio di Stato di Bologna) alle pp. 131-138. Ancor più recentemente se ne è occupato Gustavo Parisciani, Sisto V e la sua Montalto (Padova, [1986], pp. 163-167), che avremo modo di citare spesso. Di minori pretese, ma assai preciso, è il breve studio di Anna BALSAMO e Maria Cristina Tagliaferri, Palazzo Montalto, in Stefano Zironi (a cura di), La basilica di San Paolo Maggiore e il suo territorio nella storia e nell’arte, Bologna 1986, pp. 76-78 (ristampato con titolo Quattro secoli di storia del Collegio Montalto, in « Il San Luigi 1986-87: rassegna dell’anno scolastico 1986-87 », pp. 12-14).
— Nel presente studio si sfrutteranno quasi esclusivamente i documenti dell'ex Archivio Montalto, ora nel fondo Demaniale dell’Archivio di Stato di Bologna (citato sempre ASB seguito dai caratteristico doppio numero barrato di segnatura), senza attardarci a rettificare le molte affermazioni errate degli studiosi precedenti Va notato che in Italia esistono ben otto cittadine denominate Montalto: il Collegio bolognese prende nome da Montalto Marche (Ascoli Piceno), città natale di papa Sisto V.

3 Il palazzo Montalto in Secondo centenario della fondazione del Collegio S. Luigi dei Padri Barnabiti, Bologna, Cacciari, 1974, pp. 29-35.

Comitato internazionali delle Celebrazioni V Centenario della Nascita di Sisto V

COMITATO INTERNAZIONALE PER LE CELEBRAZIONI DEL V CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V (1521-2021)

Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Presidente)
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca
S. Em.za Rev.ma Card. José Saraiva Martins, C.F.M., Prefetto emerito della Congregazione per le cause dei Santi
Daniele Mancini Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede
Giandomenico Magliano, Ambasciatore d’Italia a Parigi
Pietro Benassi, Ambasciatore d’Italia a Berlino
Stefano Sannino, Ambasciatore d'Italia in Spagna e ad Andorra
Michele Giacomelli,  Ambasciatore d’Italia ad Algeri
Ettore Francesco Sequi, Ambasciatore d'Italia nella Repubblica Popolare Cinese
Pasquale Terracciano, Ambasciatore d’Italia a Londra
Giorgio Marrapodi, Ambasciatore d’Italia a Vienna
Alessandro De Pedys, Ambasciatore d’Italia a Varsavia
Domenico Giorgi, Ambasciatore d'Italia in Giappone
Presidente onorario della Pontificia Commissione Centrale per L’Arte Sacra in Italia
Presidente della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia
Nicola Zingaretti, Presidente della Giunta Regionale del Lazio
Luca Ceriscioli, Presidente della Giunta Regionale delle Marche
Francesco Pigliaru, Presidente della Giunta Regionale Sardegna
Luca Zaia, Presidente della Giunta Regionale Veneto
Vincenzo De Luca, Presidente della Giunta Regionale Campania
Stefano Bonaccini, Presidente della Giunta Regionale Emilia Romagna
Enrico Rossi, Presidente della Giunta Regionale Toscana
Claudio Zucchelli, Presidente Nazionale Archeoclub d’Italia onlus
Sindaco di Ancona
Sindaco di Ascoli
Sindaco di Bologna
Sindaco di Camerino
Sindaco di Civita Castellana
Sindaco di Comunanza
Sindaco di Fermo
Sindaco di Grottammare
Sindaco di Loreto
Sindaco di Macerata
Sindaco di Montalto
Sindaco di Napoli
Sindaco di Roma
Sindaco di Sant’Agata de’ Goti
Sindaco di Santu Lussurgiu
Sindaco di Siena
Sindaco di Viterbo
Rettore dell’Università di Ancona
Francesco Ubertini, Rettore dell’Università di Bologna
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TELEFONO +39 051 20 9 9942 FAX +39 051 2086102
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Luigi Dei, Rettore dell’Università di Firenze

Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università Federico II di Napoli
Corso Umberto I - 80138 NAPOLI
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Filippo de ROSSI, Rettore dell’Università del Sannio
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Angelo Riccaboni, Rettore dell’Università di Siena
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Flavio Corradini, Rettore dell’Università di Camerino
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Luigi Lacchè, Rettore dell’Università di Macerata
Via Crescimbeni, 30-32 - 62100 Macerata
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Eugenio Gaudio, Rettore dell’Università di Roma «La Sapienza»
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Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Roma «Tor Vergata»
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via Orazio Raimondo, 18 - 00173 Roma
Massimo Carpinelli, Rettore dell’Università di Sassari
Segreteria generale del Rettorato e della Direzione Piazza Università 21, I piano, Sassari (SS)
079 228810 / 12 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Vilberto Stocchi, Rettore dell’Università di Urbino
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Direttore Generale dell’Ufficio Centrale per i Beni Ambientali, Architettonici, Archeologici, Artistici e Storici
Direttore Generale dell’Ufficio Centrale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali
Direttore Generale dell’Ufficio Centrale per i Beni Archivistici
Direttore Generale per l’istruzione Universitaria — Ministero della Pubblica Istruzione
Direttore Generale per la Cooperazione Culturale —Ministero degli Affari Esteri
Arcivescovo delegato pontificio di Loreto
Delegato per la Città del Vaticano
Arcivescovo di Fermo
Vescovo di Ascoli Piceno
Vescovo di Camerino
Carlo Bresciani, Vescovo di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto
Fra Marco Tasca, Ministro Generale dei Minori Conventuali
Preside della Pontificia Facoltà Teologica di S. Bonaventura dei Frati Minori Conventuali
Primicerio della Fabbrica di Loreto
Direttore dell’istituto di Storia dell’Arte — Università di Roma «La Sapienza»
Direttore del Dipartimento di Storia — Università di Roma «La Sapienza»
Direttore del Dipartimento di Storia dell’Architettura e Conservazione dei Beni Architettonici — Università di Roma «La Sapienza»
Presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche
Presidente della Società Romana di Storia Patria Presidente dell’istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea
Presidente del Centro di Studi Avellaniti Presidente del Centro Studi per la Storia dell’Architettura
Presidente del Centro Studi sulla Cultura e l’immagine di Roma
Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei
Presidente dell’Accademia Nazionale di S. Luca
Presidente dell’istituto Nazionale di Studi Romani
Presidente dell’Academia Sistina
Direttore Generale dell’istituto della Enciclopedia Italiana
Direttore dell’istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
Direttore della rivista «Studia Picena»
Direttore dell’istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana
Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano
Delegato della Rev. Fabbrica di S. Pietro
Direttore Generale dei Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie
Presidente dell’ENIT
Presidente dell’ACRI
Presidente dell’ABI
Direttore dell’Archivio di Stato di Ancona
Direttore dell’Archivio di Stato di Ascoli Piceno
Direttore dell’Archivio di Stato di Macerata
Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro
Direttore dell’Archivio di Stato di Roma
Soprintendente per i Beni Ambientali e Architettonici del Lazio
Soprintendente per i Beni Ambientali e Architettonici delle Marche
Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Roma
Soprintendente per i Beni Artistici e Storici delle Marche
Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
Direttore della Biblioteca Hertziana
Direttore della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea
Direttore dell’istituto di Archeologia e Storia dell’Arte Giulio Carlo Argan, Accademia Nazionale dei Lincei
Eugenio Battisti, Università di Roma «Tor Vergata»
Sandro Benedetti, Università di Roma «La Sapienza»
Renato Bonelli, Università di Roma «La Sapienza»
Franco Borsi, Università di Firenze
Corrado Bozzoni, Università di Roma «La Sapienza»
Paolo Brezzi, Università di Roma «La Sapienza»
Arnaldo Bruschi, Università di Roma «La Sapienza»
Maurizio Calvesi, Università di Roma «La Sapienza»
Giovanni Carbonara, Università di Roma «La Sapienza»
Guglielmo De Angelis d’Ossat, Accademia Nazionale dei Lincei
Romeo De Maio, Università di Salerno
Gabriele De Rosa, Università di Roma «La Sapienza»
Marcello Fagiolo, Università di Firenze
Luigi Fiorani, Biblioteca Apostolica Vaticana
Enrico Guidoni, Università di Roma «La Sapienza»
Richard Krautheimer, Biblioteca Hertziana
Georg Lutz, Istituto Storico Germanico di Roma
Maria Luisa Madonna, Università di Palermo
Torgil Magnuson, Istituto di Cultura Svedese di Roma
Gaetano Miarelli Mariani, Università di Roma «La Sapienza»
Giovanni Morello, Biblioteca Apostolica Vaticana
Paolo Portoghesi, Università di Roma «La Sapienza»
Paolo Prodi, Università di Trento
Gianfranco Spagnesi, Università di Roma «La Sapienza»
Luigi Spezzaferro, Università di Roma «La Sapienza»
Claudio Tiberi, Università di Roma «La Sapienza»
Pietro Zampetti, Università di Urbino
Giuseppe Zander, Università di Roma «La Sapienza»
Giunta Esecutiva
Paolo Brezzi (Presidente)
Marcello Fagiolo (Coordinatore)
Sandro Benedetti (Tesoriere)
S.E. Giuseppe Chiaretti, Vescovo di Montalto
Presidente della Giunta Regionale del Lazio
Presidente della Giunta Regionale delle Marche
Sede
Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Ufficio Centrale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali
Via di Villa Sacchetti, 5, 00197 Roma
Segreteria
c/o Centro di Studi sulla Cultura e l’immagine di Roma.
Via della Lungara 10, 00165 Roma
Comitato d'onore per lo Stato della Città del Vaticano
S. Em.za Rev.ma il cardinale Angelo Sodano
Segretario di Stato di Sua Santità
S. Em.za Rev.ma il cardinale Virgilio Noè
Arciprete della basilica Vaticana
Presidente della Fabbrica di S.Pietro
S. Em.za Rev.ma il cardinale Camillo Ruini
Vicario Generale di Sua Santità per la città di Roma
S. Em.za Rev.ma il cardinale Rosalio José Castillo Lara
Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato
S. Em.za Rev.ma il cardinale Ugo Poletti
Arciprete della Patriarcale basilica Liberiana
S. Em.za Rev.ma il cardinale Paul Pouparad
Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura
S.Ecc.za Rev.ma Mons. Giovanni Battista Re
Sostituto della Segreteria di Stato
S. Ecc.za Rev.ma Mons. Luigi Poggi
Pro-Bibliotecario di S. Romana Chiesa
S. Ecc.za Rev.ma Mons. Francesco Marchisano
Segretario della Pontifìcia Commissione per la conservazione del Patrimonio Artistico e Storico della Chiesa
Rev.mo p. Leonard E. Boyle O.P.
Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana
S. Ecc.za il Marchese Don Giulio Sacchetti
Delegato Speciale della Pontifìcia Commissione per lo Stato
Prof. Carlo Pietrangeli
Direttore Generale dei Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie

La Mostra è stata realizzata in collaborazione con
BNL - Banca Nazionale del Lavoro
BANCA DI ROMA
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Si ringrazia inoltre
ACEA
Alitalia - Vettore ufficiale della Mostra
PROGRESS – INSURANSE BROKER

V CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V - COMITATO NAZIONALE ARCHEOCLUB D'ITALIA

celebrazioni v centenario

CELEBRAZIONI DEL V CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V (1521 – 2021)

L'Archeoclub d'Italia Onlus è lieto d'invitarti a far parte del Comitato organizzatore delle Celebrazioni Sistine che avranno inizio il 13 dicembre 2021 e termineranno il 13 dicembre 2022.

Esse prevedono la riproposizione di una serie di eventi che caratterizzarono la straordinaria epopea di Felice Peretti Montalto, divenuto papa nel 1585 col nome di Sisto V, e comprenderanno anche i principali esponenti della sua famiglia.

Gli eventi si terranno nelle città e terre che maggiormente hanno conservato memoria storica del grande Pontefice e sono state distinte tra NAZIONALI e INTERNAZIONALI come riportato nel menu a fianco (nella versione on line) e allegate alla presente nella versione cartacea.

Auspico vivamente che vorrai unirti a noi per non privarci del tuo valido e fattivo contributo che saprai e vorrai darci per la buona riuscita delle Celebrazioni che non mancheranno di fornire importanti risultati in termini di visibilità dell’Associazione e ricadute economiche significative per il territorio.

 

LETTERA PASTORALE DI MONS. LUIGI FERRI PER IL IV CENTENARIO SISTINO*

mons.luigi ferriFratelli e Figli dilettissimi in Gesù Cristo, pace, salute e benedizione.

Fin dal febbraio 1921 io Vi annunziavo sul Bollettino Diocesano la solenne commemorazione che avremmo col divino favore celebrato in diocesi del IV Centenario della nascita del nostro immortale concittadino il Pontefice SISTO V; e, pur non entrando in particolari sulle forme della medesima, vi invitavo a ringraziare il Signore, come di una provvidenziale occasione per il risveglio di tutta la nostra vita religiosa: risveglio di gloria al grande Fondatore della diocesi, risveglio di santa operosità per noi; non ci può essere mezzo migliore - io dicevo - per onorare la memoria del gran Papa, che proporci di emularne la vasta cultura, la singolare pietà e quella integrità di giustizia e fermezza di carattere, onde s’impose all’ammirazione universale dei contemporanei e dei posteri.

Or voi avete appreso per fama, e l’avrete pur letto sull’interessante Bollettino commemorativo del Centenario, come e quanto il Comitato Sistino sia riuscito ad affermare non solo in diocesi, ma per tutto il mondo, specialmente nell’alma città di Roma, l’opportunità e la grandiosità della Commemorazione: la parte attiva che vi ha preso la stampa, le approvazioni dei dotti e dei più venerandi Presuli della Chiesa, e, più che tutto, l’autorevole e augusta parola dei Sommi Pontefici BENEDETTO XV di s. m. e PIO XI f. r. e il Loro generoso concorso al monumento morale che intendiamo erigere nel capoluogo della diocesi, ha portato tale un lustro alla fausta ricorrenza che, francamente, non avremmo potuto desiderare maggiore. Larga e maestosa è, dunque, la base dell’opera: tocca ora a noi coronarne la cima.

È per questo, o dilettissimi, che torno a Voi con questa mia (lettera) esortatrice, affinché non avvenga che a inizi così gloriosi corrisponda un debole effetto; e noi, che sopra ogni altro popolo dovremmo dell’auspicato avvenimento gloriarci e partecipare i provvidi frutti, avessimo invece a dare al mondo uno spettacolo miserando di folle ignavia ed insipienza.

Montalto Marche, 10 giugno 1922

† Luigi Ferri, vescovo
______________

* (da “il IV centenario dalla nascita di Sisto V”, Bollettino mensile ufficiale del Comitato centrale promotore. Montalto M.- Grottammare 1921/23, fascicolo ottavo, p. 97).

LETTERA DEL PAPA PIO XI AL VESCOVO DI MONTALTO LUIGI FERRI IN OCCASIONE DEL IV CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V

pio xi

 

ITALIANO   LATINO

Al Ven. fratello LUIGI Vescovo di Montalto
PIO PAPA XI
Venerabile fratello
Salute et Apostolica Benedizione
Non molto addietro a voi che vi proponevate di celebrare il IV centenario della nascita di Sisto V, il Nostro predecessore Benedetto XV di felice memoria mandò un’affettuosissima lettera, nella quale ricordando per sommi capi le geste di quell’eccellentissimo Pontefice, lo proponeva all’ammirazione universale.
Ora poi apprendiamo che tra breve per lo stesso motivo celebrate feste, e che i Montaltesi desiderano che anche Noi abbiamo a partecipare a codesti pubblici gaudi.
E noi lo facciamo volentieri con questa lettera, non soltanto per assecondare la brama di così diletti figli, ma altresì per consacrare in certo qual modo con l’Autorità Pontificia la commemorazione di un tanto Uomo. Confidiamo che non andrà privo di frutto tale ricordo, come quello che gioverà assai tra l’altro a divulgare sempre più i meriti singolari con i quali questa Apostolica Sede ha ognora beneficato l’umana società. E poiché voi avete ideato di fondare un Istituto da dedicarsi all’immortale vostro concittadino. Noi ancora vogliamo al possibile aiutare questa opera, destinando a tal fine una certa somma di danaro.
Del resto per crescere splendore al fausto evento, ti concediamo, o Venerabile Fratello, che nel giorno della maggiore solennità tu benedica in nome Nostro agli astanti concedendo loro la plenaria indulgenza delle colpe, da lucrarsi s’intende alle solite condizioni. Ed auspice dei doni celesti e caparra della nostra patema benevolenza a Te ed a tutto il clero e popolo impartiamo di tutto cuore l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma presso S. Pietro il 10 Agosto 1922, l’anno primo dei nostro pontificato.
PIO PAPA XI

 

Venerabili Fratri 
ALOISIO Episcopo Montisalti

PIUS PP. XI

Venerabilis Frater
salutem et apostolicam benedictionem.

Haud ita pridem constituentibus vobis natalem agere Xysti V Quadringentesimum, decessor Noster f.r. Benedictus XV peramantes litteras dedit, quibus res gestas praestantissimi illius Pontificis summatim recolens, admirationi omnium eum proponebat. Nunc autem comperimus sollemnia proxime ob eandem causam a vobis celebratum iri, atque optare montealtenses ut Nosmet ipsi pubblicas istas laetitias participemus. Equidem id facinus libentes per hanc epistulam; non modo ut tam dilectis filiis geramus morem, sed etiam ut tanti viri commemorationem pontificali auctoritate quodam modo consecremus. Confidimus non vacuam fore fructu hiusmodi recordationem, utpote quae valde conferet, inter alia, ad vulganda magis magisque mira illa promerita quibus semper Apo¬stolica haec Sedes societatem humanam prosecuta est. Quoniam vero Institutum vos condere cogitastis immortali civi dicandum, Nos quoque, pro facultate, hoc opus iuvare volumus, certam pecu¬niae vim in hanc rem destinando. Ceterum splendorem fausti eventus augendi gratia, tibi damus, Venerabilis Frater, ut, solemniori die, adstantibus nomine Nostro benedicas, Plenariam eisdem admissorum veniam proponenes, usitatis videlicet conditionibus lucrandam. Ac caelestium munerum auspicem patemaeque benevolentiae Nostrae testem, tibi cunctoque tuo clero et populo Apostolicam Benedictionem effuso animo impertimus.
Datum Romae apud Sanctum Petrum, die X mensis augusti MCMXXII,Pontificatus Nostri anno primo.
PIUS PP. XI

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Le due lettere papali sono state riprese dal bollettino diocesano di Montalto, “La Diocesi di Sisto V”, n. 1/1922 e n. 14/1922.

 

LETTERA DEL PAPA BENEDETTO XV AL VESCOVO DI MONTALTO LUIGI FERRI IN OCCASIONE DE IV CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V

 

258 benedettoxv

 

ITALIANO   LATINO

AI venerabile Fratello LUIGI 
Vescovo di Montalto 
BENEDETTO PP. XV 
Venerabile Fratello Salute e apostolica benedizione

L’iniziativa presa dai tuoi Montaltesi, sotto la tua direzione, di festeggiare solennemente la prossima ricorrenza del IV centenario
della nascita di Sisto V, è da Noi molto lodata e approvata. Perché, essendosi ormai generalizzata l’usanza di celebrare in precise ricorrenze la memoria dei sommi personaggi che vissero nel passato, non si deve per nessun modo tralasciare questo personaggio che a giudizio comune, sia per la grandezza d’animo e di mente, sia per la gloria delle imprese compiute, fu Pontefice e Sovrano singolarissimo. Egli infatti, appena giunto a questa suprema dignità ed ebbe costatato come da un osservatorio le condizioni della cristianità e della società civile, fu visto con incredibile alacrità applicarsi a provvedere a tutti i loro bisogni; e in questo adoperò tanta insigne prudenza e celerità da far meraviglia come abbia potuto in così breve spazio di tempo intraprendere audacemente tante e così grandi opere e condurle felicemente a termine. E, pur essendo nel regime giudiziario un esempio di severità e giustizia, assai opportuno a quei tempi, Egli tuttavia non permetteva che vi fosse alcun tipo di miseria cui non provvedesse con generoso e caritatevole soccorso: sicché anche oggi sopravvivono i monumenti della sua beneficenza e liberalità. Alle altre sue doti si deve poi aggiungere anche l’aver promosso con somma magnificenza i benefici e gli ornamenti delle belle arti e della civiltà: e per questo la stessa Roma deve a Sisto V il suo grande e caratteristico splendore.
Pertanto è senza dubbio giusto e conveniente che voi festeggiate la memoria di un tale importante personaggio, dal quale codesta città è stata in sommo grado onorata. Ciò fa molto piacere anche a Noi ed appare cosa molto opportuna, non solo perché in questo Pontefice rifulgono meravigliosamente i meriti immortali del Pontificato romano verso l’umana società, ma anche perché nell’odiemo e diffuso abbattimento o perversità di animi, mentre giace quasi abbandonata la maestà delle leggi e l’autorità dei governi, crediamo che a fortificare nel popolo la coscienza dei diritti e dei doveri, possono giovare molto, se posti in buona luce, questi chiari esempi di giustizia, di costanza e di severa disciplina. Noi pertanto, fin da ora ben volentieri prendiamo parte, per quanto possiamo, alle istituzioni che pensate di far sorgere in modo permanente per onorare un così grande Nome: a te poi concediamo volentieri che nel prossimo giorno anniversario della nascita di Sisto V, dopo il solenne Pontificale, benedica il popolo con Nostra autorità e conceda ad esso l’indulgenza plenaria da lucrarsi alle solite condizioni. Chiedendo le celesti grazie e a testimonianza della Nostra benevolenza, affettuosamente impartiamo a te, venerabile Fratello, ai membri del Comitato o Consiglio e al Clero e al popolo tuo l’apostolica benedizione.
Dato a Roma presso S. Pietro il 9 dicembre 1921, l’anno ottavo del 
Nostro pontificato.
BENEDETTO PP. XV

  Venerabili Fratri ALOISIO 
Episcopo Montisalti 
BENEDICTUS PP. XV
Venerabilis Frater
Salutem et apostolicam benedictionem.
Consilium a Montealtensibus tuis, te duce, initum singulari solemnitate propediem quadringentesimum Xisti V natalem agendi, equidemlaudamus magnopere et probamus. Nam quando hoc est in mores nostros inductum, ut summorum hominum, qui olim fuerint, memoria certis temporum intervallis celebretur, profecto non est hic praetereundus, quem tum animi atque ingenii magnitudine,
tum rerum gestarum gloria consentiunt omnes et Pontificem et Principem praestantissimum fuisse. Qui, ut hoc fastigium dignitatis attigit atque ex hac tamquam specula circumspexit quo loco res esset christiana et pubblica, incredibili alacritate visus est incumbere ad omnia quaecumque oporteret, ordinanda: in quo quidem insignem et prudentiam et celeritatem adhibuit ut mirabile sit, tam multa tamque magna eum tam brevi spatio audaciter suscepta perfecisse feliciter. Isque cum in iudiciis administrandis specimen severitatis iustitiaeque esset, iis temporibus accomodatissimum, tamen nullum miseriarum genus patiebatur esse, cui non largiter pro copia succurreret; hodieque extant beneficentiae liberalitatisque eius monumenta. Ad ceteras autem ipsius laudes ille quasi cumulus accedit quod bonarum artium atque humanitatis commoda et ornamenta magnificentissime promovit: quo nomine multum Xisto V sui spelndoris haec ipsa alma Urbs in primis debet.
Itaque talis tantique viri a vobis honestari memoriam, a quo maxime ista civitas nobilitata sit, omnino aequum est et consentaneum. Idem autem Nobis pergratum accidit, utpote quod valde opportunum videatur, non modo quia immortalia Romani Pontificatus erga humanam societatem promerita egregie in hoc Pontifice illustrantur, sed etiam quia in tam late fusa animorum vel ignavia vel contumacia, cum fere iacet maiestas legum reique pubblicae auctoritas, aliquid ad roborandam vulgo vel iuris vel officii conscientiam putamus tam clara iustitiae, constantiae, severaeque disciplinae exempla posse valere, siquidem in bono lumine collocentur. Non igitur, quae vos tanto nomini perpetuum in modum honorando instituere cogitatis, ea libenter, quoad licet, iam nunc participamus: tibi autem hoc ultro tribuimus ut proximo die anniversario natalis Xisti V, post solemne sacrum, populo ex Nostra auctoritate benedicas et plenariam peccatorum veniam largiare, usitatis condicionibus lucrandam. Auspicem vero coelestium munerum ac testem benevolentiae Nostrae, apostolicam benedictionem, tibi, venerabilis frater, caeterisque qui ex isto comitatu seu consilio sunt et Clero populoque tuo peramanter impertimus. Daataum Romae apud Sanctum Petrum die IX mensis Decembris MCMXXI, Pontificatus Nostri anno octavo.
Benedictus PP. XV

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Le due lettere papali sono state riprese dal bollettino diocesano di Montalto, “La Diocesi di Sisto V”, n. 1/1922 e n. 14/1922. 

La Contesa fra Sisto V e Venezia per Enrico IV di Francia di Italo Raulich (fine XIX secolo)

Il protestante Enrico re di Navarra é l' erede al Regno di Francia dopo l' assassinio di Enrico III di Valois (1°agosto 1589) che a sua volta aveva eliminato nel dicembre 1588 Enrico di Guisa e il fratello Cardinale capi della Lega cattolica appoggiata dal re di Spagna, Filippo II. La sua incoronazione avviene il 2 agosto 1589.

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Reggente Convento dei Frari - Venezia

Venezia

- Sisto conserva buoni rapporti con la Serenissima, rinunciando ad ogni rivendicazione giurisdizionale e mitigando le clausole più urtanti della Bolla "In coena Domini", contando su un' azione risolutiva contro gli ottomani nel Mediterraneo.
Il doge Pasquale Cicogna (1585-1595) dona Palazzo Gritti a Venezia al Papa che diventerà la residenza dei nunzi apostolici.
Sisto V autorizza a spostare il vescovado da Concordia a Portogruaro e la chiesa maggiore di questo luogo viene eletta concattedrale.

Sisto V e Venezia (resoconto di Filippo Pigafetta)

Il 16 settembre 1585 viene inviato a Roma per l'elezione del Papa l'ambasciatore Marc'Antonio Barbaro (1518- 1595), impiegato dalla Repubblica nelle occasioni più importanti, insieme ad altri tre: Jacopo Foscarini, Marino Grimani e Leonardo Donato, questi ultimi due, dopo il doge Pasquale Cicogna, ne ricoprirono la stessa carica. La delegazione comprende circa venti gentiluomini, tra i quali Filippo Pigafetta, che sarà poi da Sisto V inviato in Persia, che arrivano a Roma la notte tra il 2 e il 3 ottobre. Il Barbaro, dopo aver incontrato l'Ambasciatore Lorenzo Priuli, si reca a Palazzo San Marco, mentre gli altri ambasciatori arriveranno nei tre giorni successivi dimorando presso la “vigna” del Papa Giulio.

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