2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

13.12.2021

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COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
Domenica, 26 Maggio 2019

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CELEBRAZIONI

Senigallia (AN)

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Fabriano (AN)

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Montegiorgio (FM), Stemma sistino e architrave celebrativo

 

san francesco f.p.sistoL’epigrafe, che data l’anno dell’ascesa al soglio pontificio di Sisto V, commemora l’intervento papale (post 24 aprile 1585) ed è l’unica testimonianza dell’intervento sistino sulla chiesa. E’ anche importante dal punto di vista paleografico.

Nel 1585, a Montegiorgio si tenne il capitolo provinciale dei Minori Conventuali sotto il provincialato di Frà Giovanni Causi da Mogliano, e probabilmente iniziarono le ristrutturazioni rinascimentali della chiesa di S.Francesco. Sotto il pontificato di Sisto V, eletto nel 1585, la chiesa fu radicalmente trasformata: le pareti sopraelevate, il tetto modificato e le capriate dipinte, nascoste da una volta a botte in camorcanna.

A ricordo del pontefice, fu posto sopra il portale di ingresso il suo stemma, che poggia su un’ architrave, dove un’epigrafe reca la scritta:
SIXTUS QUINTUS PONTIFEX OPTIMUS MAXIMUS ORDINIS MINORUM CONVENTUALIUM M585 (Sisto Quinto pontefice ottimo massimo dell’Ordine dei Minori Conventuali 1585)

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A Montegiorgio, verso la fine della seconda metà del XVI° secolo nacque Giovanni Antonio Passari, capostipite della famiglia Passari che nei secoli successivi fu protagonista della vita montegiorgese. Il Capitano Giovanni Antonio fu Bargello (governatore) a Roma al tempo di Sisto V.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Chiesa di S. Zenone di Alteta (frazione di Montegiorgio), edificata nel 1575 e consacrata il 10 luglio 1576 dal Cardinale Felice Peretti Montalto, vescovo di Fermo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bibliografia

L. Gasperini, Antiche iscrizioni a Montegiorgio, (1987)
M. Liberati, Montegiorgio nella storia e nell’arte , A. Livi editore (2008)
G.B. Pagani, Cenni storici su Montegiorgio, Proprietà privata (1928)

Ripatransone (AP)

work in progress

Cupra Marittima (AP)

work in progress

IV CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V (1521-1921)

Il IV centenario della nascita di Sisto V (1521-1921) fu degnamente celebrato nella diocesi di Montalto. Per l’occasione si costituì un Comitato centrale (10 persone presiedute dal vescovo mons. Ferri con personalità di Montalto e Grottammare) e di un sottocomitato che stilò un programma dettagliato di iniziative. Fu pure stampato un “Bollettino mensile ufficiale del Comitato centrale” , diretto dal suo segretario, lo storico montaltese don Francesco Pistolesi. Di tale mensile uscirono 14 numeri (novembre 1921-marzo 1923).
Difficile riassumere le tante iniziative religiose (tra cui le Missioni popolari, il 11° Congresso Eucaristico diocesano, l’inaugurazione della nuova Grotta di Lourdes nella Cripta della cattedrale di Montalto), culturali (istituzione dell’Istituto Peretti a Montalto, mostre di cimeli sistini, pubblicazioni di nuovi studi storici, conferenze) e ricreative che per oltre un anno si susseguirono. Tra le pubblicazioni più prestigiose su Sisto V edite in quegli anni è giusto ricordare il volume X della Storia dei Papi, scritta da Ludovico von Pastor (1922) e lo studio del Pistolesi: Sisto V e Montalto, del 1921.
Il 9 dicembre 1921, il papa Benedetto XV inviò al vescovo Ferri una lettera a forma di Breve, nella quale incoraggia ogni iniziativa presa in merito, facendo esplicito riferimento all’erigendo Istituto Peretti per la scuola e l’educazione dei giovani.
Dopo appena un mese Benedetto XV moriva e veniva eletto Pio XI. Nel corso dei festeggiamenti estivi, anche Pio XI volle inviare una sua lettera gratulatoria e la sua benedizione.

CARDINALI PROTETTORI*

SERIE DEI CARDINALI PROTETTORI

  1. Alessandro Peretti: fondazione del Collegio al 2 giugno 1623
  2. Andrea Peretti Baroni: dal giugno 1623 al 3 agosto 1629
  3. Felice Centini: dall’agosto 1629 al 25 gennaio 1641.
  4. Giovanni Battista Pallotta: dal 30 gennaio 1641 alla fine di dicembre 1641.
  5. Francesco Peretti: dalla fine di dicembre 1641 al luglio 1644.
  6. Giovanni Battista Pallotta: dal luglio 1644 al 21 gennaio 1668. Segue un intervallo («interregno») di tre anni e tre mesi, per la controversia fra i cardinali Savelli e Azzolini.
  7. Paolo Savelli Peretti: dal 28 aprile 1671 all’ll settembre 1685.
  8. Decio Azzolini: dal 10 novembre 1685 al 6 giugno 1689.
  9. Pier Matteo Petrucci: dal 27 giugno 1689 al 5 luglio 1701.
  10. Gaspare Carpegna: dal 16 luglio 1701 al 6 aprile 1714.
  11. Giuseppe Vallemani: dal 18 aprile 1714 al 14 dicembre 1725
  12. Prospero Marefoschi: dal 21 dicembre 1725 al 24 febbraio 1732
  13. Annibale Albani: dal 3 marzo 1732 al 21 ottobre 1751.
  14. Alessandro Albani: dal 29 ottobre 1751 all'11dicembre 1779.
  15. Mario Marefoschi: dal 17 dicembre 1779 al 23 dicembre 1780.
  16. Bernardino Honorati: dal 29 dicembre 1780 aln 1782
  17. Giovanni Battista Rezzonico: dal 1782 al 21 luglio 1783.
  18. Gregorio Salviati: dal luglio 1783 al 5 agosto 1794
  19. Guglielmo Pallotta: dal 20 agosto 1794 al 21 settembre 1795
  20. Tommaso Antici: dal 25 settembre 1795 alla soppressione del Collegio da parte ddle autorità della Repubblica Cispadana, 7 aprile 1797

* Giuseppe Cagni, Il Pontificio Collegio «Montalto» in Bologna (1595 - 1797), in «Studi Barnabiti», Tip. Don Bosco, Appendice II, p.121.

VICE - PROTETTORI*

SERIE DEI VICE-PROTETTORI

  1. Mario Casali, « nobilis et senator Bononiensis, Eques de Calatravi Ordinis Cisterciensium (ASB, Demaniale, 46/7267, int. 10, ff. 9-10): dalla fondazione del Collegio al 28-8-1600, data della sua morte (72/7293,' f. 67); agli inizi il suo titolo era di « Procurator Collegii Montis Alti» (100/7321, 20-9-1585); « Vice Protettore » dal 1589 (27/7248, int. 34; 72/7293, f. 60).

  2. Conte Filippo Pepoli: dal 9-9-1600 al dicembre 1626 (72/7293, ff. 67, 157; cfr. 30/7251, int. 29, 33, 39); eletto ambasciatore di Bologna presso il Pontefice, venne sostituito interinalmente dal Sen. Francesco Cospi dal 1616 al 1618 e ancora nel 1621-22 (72/7293, f 120v; cfr. 30/7251, int. 16, 19, 21, 26, 43); ma avendo dovu­to anche il Cospi recarsi a Roma nel marzo 1622 per lo stesso motivo, fu sostituito sempre interinalmente dal Dott. Annibale Marescotti, giudice del Collegio dal 1615 (72/7293, f. 120v; 46/7267, int. 10; 47/7268, int. 19; 30/7251, int. 51; 89/7310, ff. 8, 40v, 47v, 70, 71v).

  3. Sen. Francesco Cospi: dal dicembre 1626 alla morte, 2-11-1640 (72/7293, f. 157; 73/7294, ff. 29v, 42; cfr. 31/7252, int. 22, 24, 26, 32, 34, 38, 39, 41; 32/7253, era stato anche presidente della « Fabbrica » di S. Petronio (Bologna, Bibl. Archiginnasio, ms. B.3350, int. 1; una sua lettera del 1626 ivi, B. 936, int. 19; altra sua lettera del 1608 in Bibl. Universitaria, ms. Italiano 2012, busta V, e nel ms. Ital. 1711 una lettera a lui di Bartolomeo Dondini, 8-1-1605).

  4. Sen. Ciro Marescotti: dal 17-11-1640 al giugno 1641, allorché diventò Vice Protet­tore Alberto Grassi, nipote del Protettore card. Pallotta (73/7294, ff. 42v, 43; 32/7253, int. 25, 26); fu ancora Vice Protettore interinale dal dicembre 1641 al lu­glio 1644, venendo supplito a sua volta — per un incidente giuridico occorsogli — dall’arcidiacono Francesco Paleotti (73/7294, cfr. anche 16-5-1643; 90/7311, ff. 17-20, 21-23).

  5. Conte Sen. Alberto Grassi: dal giugno 1641 alla morte, 1-5-1663 (32/7253, int. 26; 33/7254, int. 38; 74/7295, ff. 8, 15); con Ottaviano Zambeccari e Achille Volta fu ambasciatore d’obbedienza a Innocenzo X per la città di Bologna e ci è stata con­servata l’orazione da lui pronunciata (Bologna, Bibl. Universitaria, ms. Lat. 2349, ff. 49-50; Bibl. Archiginnasio, B.448, f. 303 ss.; B. 454, int. 1; ms. Malvezzi de' Medici, cart. 75, int. 1); per la sua morte il Collegio celebrò un solenne rito fune­bre il 26-9-1663 e stampò l’opuscolo Aquila Parentalis sive Funebris Apparatus in Fu­nere comitis Alberti de Grassi: Senatoris Bononiae et Collegi Montis Alti Vice- Protectoris,che vide la luce nel novembre 1663 (74/7295, ff. 8v-9, 15); nel 1654 era stato supplito dal fratello Fulvio (90/7311, ff. 123v-124, 125-127; 33/7254, int. 14, 16).

  6. Conte Giovanni Gaspare Grassi, figlio del precedente: dal 19-5-1663 al maggio 1671 (74/7295, ff. 8v, 12-12v, 20v-21; 34/7255, int. 8, 9, 11); nei suoi viaggi a Roma fu supplito dall’oratoriano P. Ettore Ghisillieri (74/7295, ff. 13, 39, 39v, 64v-65).

  7. Francesco Giovanni Sampieri: dal maggio 1671 al marzo 1686 (34/7255, int.12, 15, 55; 35/7256, int. 1, 3, 5, 6 ecc.; 39/7260, int. 25; 53/7274, int. 50; 56/7277, int. 81; 91/7312, fif. 16, 22v-23, 25, 26v, 27v-28, 29v-30).

  8. Sen. March. Francesco Azzolini: dal marzo 1686 al luglio 1701 (36/7257, int. 16 ove si parla di trattativa avvenuta tre anni prima, 18, 19, 25 ecc.; 91/7312, ff. 129v-131v, 12-7-1701 è dimissionario); nei suoi frequenti viaggi a Roma fu supplito da Giuseppe Michele Malvezzi (37/7258, int. 4; 91/7312, ff. 59, 62v, 64v), da Bar­tolomeo Mori (91/7312, fif. 119v, 12 lv, 122v) e più volte dall’arcidiacono Anton Felice Marsigli (37/7258, int. 12, 16; 38/7259, int. 21; 74/7295, f. 145) il quale nel 1701 fu promosso arcivescovo di Perugia (lettera gratulatoria dei collegiali del 28-12-1701 in 75/7296, f. 9v; cfr. Hier. Cath., V, p. 331). Dell’Azzolini ci è rima­sto un Colloquio da lui avuto, prima di morire, col suo primo ministro di tesoreria Giovanni Ludovico Francia, « pubblicato dalla loro confidenza ad universal esempio degli altri» (esemplari in: Bologna, Bibl. Archiginnasio, ms. B.43, f. 156 ss.; B.3509, f. 100 ss.; Bibl. Universitaria, ms. 244, int. 27; ms. 3874, G, int. 7); sue lettere in: Bibl. Archiginnasio, B.464, int. 6 (Bologna 17-7-1686), B. 943, int. 9 (tre lettere del 1671); Bibl. Universitaria, ms. 3881, caps. LVII KK (Roma 15-2-1676).

  9. March. Sen. Cesare Tanara, fratello del Card. Tanara: dall’agosto 1701 al 1712 (75/7296, f. 8; la patente di nomina è del 1-11-1701: 94/7315, alla data; 39/7260, int. 15); negli ultimi mesi di vita fu supplito dal figlio Franciotto (39/7260, int. 17, 21; 91/7312, ff. 170, 171, 173v); dopo la sua morte i collegiali diedero alle stampe l'opuscolo Descrizione del funerale fatto nella chiesa del Pontificio Collegio di Montalto in Bologna al già sig. March. Cesare Tanari Vice Protettore di detto Collegio, li 14 Mar­zo 1712, con l’orazione latina di Igpazio Erei alunno di detto Collegio (Bologna, Giovan Pietro Barbiodi, 1712, in-fo); sue lettere in: Bologna, Bibl. Archiginnasio, B.38, f. 98 (Roma 10-10-1699) e B.946, int. 95 (1693).

  10. March. Floriano Malvezzi, Arcidiacono, Cancelliere Maggiore dell’Archiginnasio: dal luglio 1712 alla morte, 30-4-1721 (75/7296, f. 20v; 39/7260, int. 34, 39, 42, 47; 40/7261, int. 1, 4, 6, 25); nd trigesimo della morte venne celebrato in collegio un solenne rito funebre e dato alle stampe l'opuscolo Descrizione dellesequie fatte nella chiesa dell’Almo Collegio Pontificio di Montalto in Bologna al già March. Arcidia­cono Floriano Malvezzi Vice Protettore del Collegio medesimo, a dì 30 Maggio 1721, con l’orazione Latina dell’abbate Giambattista De Luca alunno di detto Collegio; sua lettera del 1697 in Bibl. Archiginnasio, A. 1899, £. 103, e B. 937, int. 59.

  11. Ricciardo Isolani, Arcidiacono della Metropolitana, Lettore Collegiato di Utroque e di Filosofia nello Studio bolognese dal 1714 al 1742, Cancelliere Maggio­re dell’Archiginnasio: dal 26-7-1721 al 1725, allorché fu nominato Governatore pon­tificio di Benevento (98/7319, fasc. 3; 40/7261, int. 30, 31; Umberto Dallari, I Rotuli dei Lettori Legisti e Artisti nello Studio Bolognese dal 1384 al 1799, vol. IlI parte I, Bologna 1891, pp. 254-352; parte II, Bologna 1919, pp. 3-23); vescovo di Senigallia dal 1734 alla morte, 2-1-1742 (Hier. Cath., p. 375); sue lettere in Bibl. Archiginnasio, B.930 («Copia di lettere di Mons. Rizzardo Isolani bolognese, vescovo di Sinigaglia, dal 1° giugno 1738 per tutto li 31 dicembre 1739»), B 938 int. 32 (1699 e 1705); Bibl. Universitaria, ms. 635, vol. 3° verso la fine (1735 - 39).

  12. Claudio Maria Guidotti, « Doctor Utriusque Juris », Canonico della Metropolitana dal 1725 al 1732 (38/7259, int. 25 bis; 40/7261, int. 34, 37, 38; 41/7263, int, I, 4; 75/7296, f. 36; 76/7297, f. 6); confermato dal card. Prospero Marefoschi iI 29-3-1727 «per aver corrisposto con la dovuta vigilanza a questa carica negli anni addietro» (77/7298, f. 92); la Bibl. Universitaria di Bologna, ms. Latino 12 (9 G), conserva del Guidotti varie Oratiunculae tenute per il conferimento di lauree lal 1680 al 1717 e per la venuta di vari cardinali dal 1706 al 1738, nonché una ventina di Schoedae variae: composizioni non tutte sue, ché alcune sono del gesuita P. Antonio Galloni, altre di Don Gaspare Tuazzi.

  13. March. Sen. Franciotto Tanara, figlio dell’ex Vice Protettore Cesare (cfr. n. 9) dal febbraio 1732 al 1735 (76/7297, f. 13; 41/7262, int. 7, 12, 13); la Bibl. Universitaria di Bologna ci ha conservato (ms. 3933, caps. XCVIII, int. 7) la Oratio habita in Aede divi Antonii Collegii Montis Alti in funere March. Senatoris Frannciottl Tanarii, dicti Collegii Pro-Patroni, anno 1735, dalla quale veniamo a sapere che la madre era una Carpegna, che egli fu più volte ambasciatore in Francia Germania e altrove, che quattro volte fu console del senato bolognese; riguardo alla sua gestione del Collegio, il testo dice: «Cum vix illuxissent felicissimi dies illi, quibus Franciottus nobis Propatronum datus est, quaenam signa eius vigilantiae studiique utilitatis nostrae non vidimus? Vos testes appello, augustissimi huiusce Templi parietes, qui tunc primo eum excepistis, ac primas amoris, mansuetudinis, suavitatis, imperii, consilii, animique magnitudinis voces nobiscum audistis: quibus dulcissima erat nobis necessitas laetitiae lacrymis respondere. At quidnam nobis ipse de se tunc full pollicitus, quod summa postea fide non perfecerit? Statuta ac iura nostra observari ac tueri quotidie acriter curabat. Rem familiarem quam sedulo, quam vigilanter administrabat! In morum vero disciplina studiisque Alumnorum quid operae, quid curae ponebat? Ad haec praecibus ipsis, hortationibus, minis, blanditiis, poenis, praemiis excitare nos quotidie atque infiammare solebat. Quid plura? Totidem erant amplissima in nos beneficia, quot erant eius cogitationes et curae, quibus perpetuam securitatem, commoda, quietem Collegio huic suo relinquere tantopere cupiebat». Sempre la Bibl. Universitaria (ms. 2353, ff. 164-184) conserva varie pratiche svolte dal Tanara per l’eredità patema.

  14. Lattanzio Felice Sega, Preposito della Metropolitana e poi (dal 1743) Vescovo tito­lare di Amatonta e Vicario Generale di Bologna: dal 30-12-1735 (patente di nomi­na: 17-12-1735) alla morte, 20-6-1758 (41/7262, int. 15; 99/7320, int. 6; Hier Cath., VI, p. 79); nel 1754-55, in occasione di un suo viaggio a Roma, nominò suo supplente il Floriano Dolfi (101/7322, 4-11-1754); la Bibl. Universitaria bolognese conserva il testo della sua supplica per poter leggere i libri proibiti (ma. 3880, caps. LVI, F, 3-12-1708) e un brano d’una sua lettera a Benedetto XIV (ms. 3890, D, 30) e del Pontefice a lui (ms. 206, int. 8); più importante però è il ms. 184, int. 16, della stessa Biblioteca, con «Notizie biografiche di Mons. Lattanzio Felice Sega, 20-6-1758 »; la Bibl. dell’Archiginnasio (ms. B.3329) conserva il lungo discorso funebre pronunciato dal barnabita Marcantonio Cristofori: In morte dell'Il lustrissimo e Reverendissimo Mons. Lattanzio Felice Sega, Vescovo di Amatonta. Orazione di Marc’Antonio Cristofori, della Congregazione di S. Paolo, professore di Eloquenza nel Seminario di Bologna.

  15. Conte Vincenzo Zambeccari, Arcidiacono della Metropolitana, Cancelliere Maggiore dell’Archiginnasio: dal 19-7-1758 (patente di nomina: 12-7-1758) al dicembre 1761 (79/7300, ff. 10-11v; 43/7264, int. 34, 36, 39, 40; 101/7322, 6-11-1761); fu Letto­re Legista nello Studio bolognese dal 1769 al 1800 (Dallari, I Rotuli... cit., III, parte II, pp. 165-325); il ms. B.1440 dell’Archiginnasio conserva Varie congetture fì­siche intorno ai tremuoti, sottomesse al saggio discernimento dell’illustrissimo e reverendissimo Mons. Arcidiacono Vincenzo Zambeccari, di Giovanni Aldini, anno 1780.

  16. Can. Roderigo Zanchini, Dottore Collegiato di S. Teologia: dal 26-1-1762 (patente di nomina: 16-1-1762) al 29-12-1764 (43/7264, int. 49; 79/7300, ff. 14-16; 44/7265, ff. 5-5v).

  17. Sen. Filippo Carlo Ghisillieri, Vice Protettore straordinario durante la Visita econo­mica per l’affare Zaccherini: dal 29-12-1764 al 10-11-1765 (44/7265, ff. 5-5v; cfr. anche alla data 17-9-1765, rogito di Giov. Francesco Casolari).

  18. Conte Filippo Vernizzi, Proposito di S. Petronio, Lettore Collegiato di Diritto nello Studio bolognese dal 1724 al 1773: dal 10-11-1765 (patente di nomina: 7-11-1765) al novembre 1772 (Roma, Bibl. Apost. Vaticana, R.G.Storia. IV. 8157, nota margina­le a p. 46; 44/7265, 22-11-1765; 101/7322, 8-2-1772; Dallari, I Rotuli... cit., parte I, pp. 299-354; parte II, pp. 4-182); nominato Lettore di Istituzioni e di Or­dinaria al Coll. Montalto il 7-8-1731 (78/7299, ff. 10, 16; 79/7300, ff. 9v-10); alcu­ne sue opere nella Bibl. bolognese dell’Archiginnasio: B.1488 (Adnotationes ad Institutiones Canonicas comitis Vincentii Sacco, a Comite Philippo praeposito Vernizzi... ela­boratae, B.2200 e 2201 (L’immunità di Castel Fiuminese e la città di Bologna..., con aggiunta una Informazione di fatto e di diritto per Castel Fiuminese ms. e stampata nel 1755), B. 3414, interni H, L, M (Pareri legali per la famiglia Ghisillieri), Gozzadini 166 f. 74 e Malvezzi de’ Medici cart. 86, l/d (Esposizione di un passo del famo­sissimo Dottor di Legge Giovanni da Ligpano in difesa di Bologna accusata di infedeltà alla Chiesa, Bologna, Lelio della Volpe, 1762), B.938 int. 51 (due lettere dd 1738) e B.1558 (un sonetto di argomento sacro, se è suo); la Bibl. Universitaria d ha conservato le sue Dissertazioni legali (ms. 4175, caps. XLIX, int. 19: Bologna, 1765, 47 pp.) e una lettera delI’8-11-1755 al Papa (ms. 668, int. 10).

  19. March. Roberto Angelelli, Prelato Domestico di Sua Santità: dal 13-11-1772 al 25-5- 1773 (44/7265, alle date); dallo strumento della presa di possesso, rogato da Giov. Batt. Guarmani, veniamo a sapere che la patente di nomina era stata data dal card. Alessandro Albani il 4-12-1768 e in essa si diceva: «In vista dell’avanzata età del moderno Vice Protettore Sig. Conte Prevosto Vernizzi, volendo noi prove­dere sin d'adesso di un degno successore una tal carica nel caso di vacanza, infor­mati come siamo della probità, prudenza e integrità in ogni parte riguardevole del March. Roberto Angelelli, Prelato Domestico di N. S. e Primicerio in S. Petronio, adesso per allora abbiamo voluto eleggerlo... ».

  20. March. Annidale Banzi, Primicerio di S. Petronio: dal 25-5-1773 (patente di nomi­na: 15-5-1773) al settembre 1794 (44/7265, 25-5-1773; 100/7321, 12-6-1794; Cap. S. Pietro, 256/2050, f. 4 bis).

  21. Mons. Paolo Giuseppe Castelli Pirattini, Vescovo titolare di Targa, Pro-Vicario Ge­nerale di Bologna: dal 3-11-1794 (patente di nomina: 30-8-1794) alla soppressione del Collegio, 7-4-1797 (100/7321, 3-11-1794 e int. 45; Hier. Cath., VI, p. 393); era stato confermato dal card. Antici il 19-11-1795 (79/7300, ff. 20-20v).

* Giuseppe Cagni, Il Pontificio Collegio «Montalto» in Bologna (1595 - 1797), in «Studi Barnabiti», Tip. Don Bosco, Appendice terza, pp.122-126.

Gli inizi del Collegio

Gli inizi del Collegio

Da due note manoscritte della biblioteca Universitaria di Bologna veniamo a sapere che i lavori della nuova ala del Collegio lungo via San Mamolo iniziarono il 26 gennaio 1587[39]; e dal «capitolato» fatto


dal card. Legato Enrico Caetani con la ditta costruttrice veniamo anco­ra a sapere che la direzione dei lavori venne affidata al pubblico archi­tetto Pietro Fiorini, mentre l’esecuzione degli stessi fu affidata al capo­mastro Francesco Guerra (con facoltà di eleggersi altri «soci»), il quale si impegnava ^~slare « continuamente di persona assistente », a tenervi impiegate « non meno di 20 cazzuole ogni giorno » e soprattutto a ter­minare l’ala lungo via S. Mamolo «entro il mese di giugno 1587 »[2]. H « capitolato » reca un lungo e minuzioso elenco di lavori da eseguire, per la spesa complessiva di scudi 13974; ad esso si aggiunsero altri la­vori non previsti che ammontarono a 365 scudi, sicché la spesa totale fu di 14339 scudi[3].

La vita collegiale cominciò il 3 novembre 1587, come dice il pri­mo registro degli Atti del Collegio: «Anno Domini 1587. Die 3 mensis Novembris acceperunt possessionem huius Collegii domini Felix Victo- ruccius et Basilius Gratianus de civitate Montis Alti, Valentinus Johan- ninus et Basilius Antoninus de Porcula, Camillus Ferrus et Picciottus de Hieronimis de Monte de Novem, Aurelius Andrianus de Montelpa- ro, Laurentius Mignius de Communantia, Scipio De Sanctis de Monte Monaco, Corinthius Camparanus de Castignano et Ventura Venturac- cius de Furcia, ipsis traditam ab illustrissimo et reverendissimo Domino

D. Henrico Caetano S. R. Ecclesiae Card. Bononiae Legato. Ab eo- demque fuerunt in Collegium Collegiales admissi»[4]. A questi, che so­no chiamati «i fondatori», s’aggiunsero l’ll novembre Giovanfrancesco Morelli (che fu poi il primo Rettore) e Luciano Galeotti (che fu il pri­mo a laurearsi), ambedue da Montalto, e con loro Bonfino Bonfini da Patrignone; due giorni dopo, il 13 novembre, furono ammessi anche Flaminio Colletta e Marino Nori, da Patrignone[5], e per Tanno scolasti­co 1587-88 il Collegio — forse per lavori ancora in corso — potè dirsi al completo: le nuove ammissioni riprenderanno solo nel novembre 1588.

I   


lavori della fabbrica erano proceduti alacremente, affidati alle so­lerti cure del Vice Protettore Mario Casali e dell’economo Piergiorgio Camagna[6]. I mandati di pagamento erano emessi dal Vicelegato Mons. Borghese, che da Roma ne era sollecitato dal card. Protettore Alessan­dro Peretti[7]. Da un disegno eseguito nel 1597[8] possiamo vedere co­m’era il prospetto sulla strada pubblica, verso oriente: al di sopra dei sette archi del portico, sorretti da eleganti colonne e sormontati da un ricco fregio con cornicione divisorio, si ergeva il piano nobile, con fine­stre corrispondenti agli archi e pareti impreziosite da affreschi raffigu-


ranti virtù e personaggi antichi[9]: sopra la finestra centrale, Tarma di Sisto V; a destra e a sinistra di essa, quelle del Protettore card. Ales­sandro Peretti e del Legato di Bologna card. Enrico Caetani; a tetto, le finestre mezzolunate delle soffitte e dei granai, intervallate da affreschi riproducenti lo stemma del Collegio, che poi era identico a quello della città di Montalto. Al lato destro del prospetto, la chiesina gotica dei frati Antoniani, che nel 1615 verrà sostituita dall’attuale.

Da altri disegni, più tardivi però, possiamo vedere com’era la par­te interna, volta ad occidente. A pianterreno, da via S. Mamolo, il por­tone d’ingresso — che si apriva sotto la terza arcata da sinistra — im­metteva nel braccio sud di un chiostro che correva attorno a un primo cortile, con pozzo nel mezzo e tutto ai lati gli ambienti per abitazione; al piano superiore, sopra il portico, i lunghi corridoi s’affacciavano sul cortile, mentre le camere davano all’esterno. Accanto a questo primo cortile, sempre verso ovest, ce n’era un secondo, al quale si accedeva tanto dal primo chiostro, quanto da una porta carraia che metteva sullo stradello di S. Gerolamo; attorno a questo secondo cortile correvano, con un semiportico, gli ambienti di servizio: refettorio, cucina, dispen­sa, cantina, lavanderia, rimessa, ecc. Al piano superiore: logge, teatro, sale, biblioteca; ma questa parte è frutto di ristrutturazioni posteriori[10].

Il Collegio fu ampliato nel 1623: le piante mostrano evidente la parte aggiunta. Disponendo di un buon capitale derivato dal numero ridotto degli alunni e da risparmi, il Protettore ed ex alunno Card. An­drea Baroni Peretti aggiunse all’estremità sinistra del prospetto tre nuo­ve arcate e tutta un’ala al lato sud. A questo scopo, nello stesso giorno 9 giugno 1622 erano state comprate due case confinanti: la prima dai Carmelitani dell’attiguo convento di S. Maria delle Grazie, al prezzo di lire bolognesi 6400[11]; l’altra da Laura Poeti, al prezzo di lire bolognesi 12000[12]. Pare che questi lavori siano stati progettati e diretti da Boni­facio Socchi[13].

Con questo ingrandimento l’ingresso principale, che prima era sot­to la terza arcata da sinistra, venne a trovarsi sotto la sesta, quasi al centro del prospetto; gli ornati della facciata, che forse nel frattempo erano deperiti, risultarono completamente scentrati, per cui fu necessa­rio procedere a un restauro esterno generale. Gli affreschi scomparvero; le armi di Sisto V e del regnante Urbano Vili, nonché quelle dei Car­dinali Protettori e dei Legati di Bologna, furono collocate attorno alla quarta e settima finestra del primo piano[14]; sotto le finestre, due epi­grafi[15] narravano ai passanti la storia di quei primi anni. Quella di de­stra diceva:

Sixtus V Pont. Max. ad Provinciae altricis suae usum, Patriae decus et Academiae Bonon. ornatum CoUegium hoc Montis Alti in quo delecti ab eius Urbibus communi ex Agro Piceno adolescentes

ad pietatem et bonas artes ut instruantur instituit Henrico Cardinale Caietano Legato


anno Domini MD.LXXXVII. Pontificatus III.

Quella di sinistra, invece, documentava gli avvenimenti più recenti, ponendo in luce l’opera dei due primi cardinali Protettori:

D. M. Q. S.

Cum sub auspiciis Alexandri Cardinalis Montalti census huius Lycei crevissent ipseque adhuc superstes Avunculi magni Fundatoris aemulatus pietatem adaugendum Alumnorum numerum censuisset loco ad Astrum empto novae fabricae fundamenta poni mandavit

quibus pari affectu suprema manus addita sub patrocinio Andreae Peretti Cardinalis anno eodem quo iacta MDCXXIII sedente Urbano IIX PP.

Roberto Cardinale Ubaldino Legato.

Il  prospetto del Collegio non subì mutamenti di rilievo fino alla metà del Settecento. L’Archivio di Stato di Bologna conserva, assieme al preventivo delle spese, un progetto di rifacimento disegnato nell’otto­bre 1755 da Carlo Francesco Dotti, ma certamente esso non venne at­tuato[16]. Invece la facciata fu completamente restaurata nel 1766, presa­ne l’occasione dalla caduta improvvisa della gola di un tetto nella notte del 31 marzo di quell’anno, senza danni alle persone: una bella incisio­ne di Pio Panfili, eseguita nel 1771, ce ne dà una chiara immagine[17]. Lo stato attuale del prospetto — con la sopraelevazione di un piano e l’aggiunta di un’altra arcata sul fianco destro, tanto da unire l’intera struttura alla chiesa — risale a circa la metà dell’Ottocento, quando il Collegio Montalto era già soppresso: tali lavori si devono al proprietario cTallora Giovacchino Lambertini, che per essi pare si sia finanziaria- mente rovinato[18].

 

Gli ordinamenti

Gli ordinamenti

A noi però interessa maggiormente la vita interna del Collegio. I sedici alunni del primo anno vivevano una disciplina provvisoria, senza regolamento scritto. L’economo Piergiorgio Camagna, nei primi mesi del 1588, ne aveva steso uno e lo aveva mandato a Roma per l’appro­vazione, ma gli fu risposto che Mons. Filippo Sega, vescovo di Piacen­za, era già stato incaricato da Sisto V di stendere le Costituzioni del Collegio[19]. Probabilmente costui nella primavera del 1588 è stato a Bo­logna per prendere visione della situazione e per introdurvi quegli ordi­namenti che avrebbe poi codificato nelle Costituzioni. Certo è che que­ste — già approvate da Sisto V col breve Cum iamdudum del 1° luglio 1589[20] e dal card. Alessandro Peretti con lettera del 2 agosto successi­vo[21] — vennero consegnate agli alunni l’il settembre 1589, ma solo il

13 ottobre vennero spiegate e promulgate da Mons. Sega[22]. Furono stampate la prima volta nel 1592 e in seguito più volte[23].

Le Costituzioni sono la vera magna charta del Collegio, alla quale tutti — papi, cardinali, superiori, alunni e ministri — faranno conti­nuamente riferimento. Alla loro osservanza gli alunni si obbligavano con giuramento, anche se esse chiedevano di essere praticate «non quidem metu poenae, sed virtutis amore», perché «non qui severitate poena- rum sunt coèrcendi digni sunt huius sodalitatis et Collegii beneficio, sed ii qui, sua sponte et virtutis amore, pietatis literarumque studio va- cabunt»[24]. Da esse noi possiamo desumere tutto l’ordinamento del

Collegio, conservatosi in schema piuttosto statico lungo tutto l’arco della sua storia, anche se molte furono le eccezioni e le epicheie che si prati­carono.

Innanzitutto va notato che il Collegio Montalto era un seminario e che vi poteva essere ammesso chi era almeno chierico, anche se non intendeva seguire la carriera ecclesiastica: infatti, secondo i decreti Tri- dentini, collegi e seminari si equivalevano[25]. I candidati dovevano esse­re nativi di una delle località previste dalla bolla Inter coeteras o almeno della Marca, essere presentati dai rispettivi pubblici magistrati e ottene­re dal card. Protettore la patente di ammissione[26]. Ottenutala, si pre­sentavano al Collegio muniti di una serie di documenti legalizzati (fedi di battesimo, cresima, prima tonsura, buona condotta, buona salute, studi previ di grammatica e retorica, di età non inferiore ai 18 e non superiore ai 24 anni, ecc.) e subivano un esame di ammissione davanti al Vice Protettore, al Rettore, ai Consiglieri: esame che di norma era piuttosto severo e prevedeva anche la bocciatura, quindi la non ammis­sione[27]. Una volta ammessi, per sei mesi si mantenevano in stato di ri­

rocinio, cioè senza voce attiva e passiva nelle decisioni collegiali66.

La vestizione del nuovo alunno avveniva il giorno successivo al- Tammissione o poco dopo. Ascoltata la Messa e comunicatosi, il ve-

non abbiano da ritornare con affronto alle case loro: dal che si seguono molti inconve­nienti. Perciò nell’elezioni che per l’avvenire farete di altri scolari, cercherete che abbia­no tutte le qualità requisite, particolarmente quelle dell’età matura e della sufficiente in­telligenza delle cose di Umanità, essendosi dato ordine a Bologna eh’altrimenti non sia­no ammessi: il che vi sia per avviso. E Dio vi contenti» (Pistoiesi, Sisto V..., p. xliv).

In tutta la storia del Collegio, solo Luigi Pongelli nel 1779 fu ammesso senza subire l’esame d’ammissione, «così ordinando una lettera del card. Protettore». L’esame era severo: il 2 giugno 1627 così scriveva il card. Andrea Peretti al Vice Protettore France­sco Cospi: «... commando espressamente che nell’avvenire s’osservi la seguente forma d’esame: cioè che si facci nel solito luogo (nella sala del Rettore) con l’assistenza delle solite persone, e che ’l detto esame sia fatto da un Padre della Compagnia di Gesù da deputarsi dal Padre Rettore del Collegio (dei Gesuiti) di Bologna a quest’effetto, perché come persona disinteressata giudichi per coscienza la sufficienza di ciascuno scolare con dargli ad interpretare o qualche Epistola di Cicerone, o qualche luogo dell’Orationi, co­me meglio gli parerà; e quando il giovane a questo riesca, passerà a prova maggiore, che sarà cinquanta o più parole da fare in sua presenza latine, o vero un breve argo­mento da stendere un’epistola nella medesima stanza dell’esame. E riuscendo anche in questo lo scolare, potrà far fede a gl’astanti che sia buono per il Collegio, acciò dalli ministri prò tempore sia ammesso; ma quando seguisse il contrario, sia da gl’istessi li- centiato. Intendo anche, che molti giovani che entrano in Collegio non hanno l’età dif- finita dalle Constitutioni, et questo nasce dal falsificare la fede del Battesimo; pertanto ordino, che quando apparisca ombra alcuna di cassatura concernente l’età, non si am­metta, ma s’ordini al giovane che ne facci venire un’altra, nella quale l’età sia distesa con scrittura e non con abaco» (ASB, Deman., 72/7293, ff. 158v-159). Ancora nel 1699 il card. Prot. Petrucci scriveva: « Se nell’esame da farsi costà non sono trovati abili, non si ammettano, senza aver riguardo al viaggio e spese da loro fatte, poiché già sanno prima di partire dalle proprie case che devono costà essere esaminati e ponno, non trovati idonei, essere rigettati; sicché non hanno a dolersi che di loro stessi» (74/7295, f. 156v; cfr. anche 75/7296, f. 4, 23 ott. 1700). Nel Settecento, sotto il pro­tettorato del card. Annibaie Albani, venne introdotta la possibilità di ripetere l’esame dopo un certo lasso di tempo, ma risulta che ciò avvenne solo per Ruffino Francia e Michele Marganetti nel 1740, per Nicola Marganetti nel 1746 e per Ignazio Rumori nel 1750. Sempre nel Settecento, fra gli assistenti c’era anche il notaio del Collegio, che ne stendeva regolare strumento; c’era ancora l’obbligo dell’esame scritto di latino (Roma,

Bibl. Apost. Vaticana, R.G.Storia.IV.8157, nota ms. a p. 14).

66    «Iuvenes ita recepti... ad sex menses, in Tyrocinii signum, in Collegio voce prorsus carebunt et voto» (Constitutiones, ed. 1592, p. 8). H primissimo periodo di permanenza in Collegio era chiamato di « pupillatura » e la sua cessazione dava luogo a un po’ di festa. I diritti di « spupillatura » furono tolti per punizione ai collegiali nel di­cembre 1641 dal card. Pallotta, ma restituiti nel marzo 1642 dal card. Francesco Peret- V ti; cfr. la lettera al card. Peretti del 15 marzo 1642: «Dal principio dell’istituzione di questo Collegio fu introdotta usanza come suol farsi nell’Università e Collegi simili, che ciaschuno scholare pagasse 8 scudi di paoli di spupillatura, da distribuirsi ugualmente tra’ scolari; et altri tre in circa in donativi di scattole in segno di rispetto al Rettore e Conseglieri... Nel mese poi di dicembre prossimo passato, nell’ammissione fatta ultima­mente di cinque scholari che hora si trovano nel Collegio, il sig. senatore Grassi alhora Vice Protettore — disse d’ordine dell’Em.0 Sig. Card. Pallotta — sospendea questo in­veterato uso» (ASB, Deman., 73/7294, f. 54; la responsiva del card. Peretti al f. 55,

29 marzo; cfr. anche f. 3, lettera del card. Centini, 25 sett. 1632).

stiendo emetteva la professione di fede, ascoltava una breve esortazione del Rettore e veniva da lui rivestito della divisa del Collegio: veste tala­re di rascia paonazza, con sopravveste di lana dello stesso colore, alla quale era aggiunta una stola di damasco color rosa secca pendente dalla spalla sinistra e terminante con lo stemma del Collegio: tre montagne d’argento in campo rosso, sormontate da una stella d’oro con le chiavi pontificie67. Quindi riceveva la berretta clericale68 e il libro delle Costi­tuzioni, giurando di osservarle.

67    Cfr. Tav. XIII; Constitutiones, ed. 1592, pp. 7-8 e descrizione dello stemma a p. 6: « Collegii insignia sint eadem quibus utitur Civitas Montisalti, nempe tres montes coloris argentei in campo rubro; iis claves binae in crucis formam — coloris aurei una et altera argentei — superemineant, et his superimposita sit stella aurea». All’interno del Collegio usavano «veste cubiculari itidem talari, crassioris tamen panni et vilioris praetii, eiusdem tamen coloris, simplici et absque aliquo ornatu». L’intera divisa era a spese del Collegio (Constit. p. 9). Pare che le prime vestizioni non siano avvenute pri­ma del marzo 1588, tempo in cui l’economo Camagna mandò a Roma « il conto delle vesti» (Parisciani, Siso V..., p. 204). Spesso la moda induceva ad aggiungere qualche fronzolo al severo abito clericale: nel 1699 il card. Petrucci lamentava l’abuso « di por­tare al braccio, sotto la veste talare paonazza, i maniconi neri alla moda e la veste non abbottonata» (ASB, Deman., 74/7295, f. 155v): la quale veste non abbottonata non era per comodità, ma per mostrare «le camicie con merli o lattuche di tela fina, sott’abiti guarniti o altra vanità incompetente all’abito clericale» (Roma, Bibl. Apost. Vaticana, R.G.Storia.IV.8157, nota ms. a p. 17). La pesante sopravveste o «vestone» era cara agli alunni, che chiesero e ottennero in grazia di poterla conservare per ricordo quando lasciavano il Collegio (72/7293, ff. 36-38): nel Settecento ciò era diventato un diritto acquisito per tutti coloro che si laureavano (Bibl. Ap. Vaticana, R.G.Storia. IV.8157, nota ms. a p. 18). Dal 1715 i «vestoni» divennero di due tipi: uno pesante per l’in­verno e uno più leggero per l’estate: «Tra li molti favori che l’Eminenza Vostra si è degnata di compartirci in fin d’allora che incominciammo a vivere sotto la sua stimatis­sima protezione, uno de’ principali si è a nostro credere l’aver V. Em. ordinato al- l’Economo di questo Collegio il farci fare i vestoni da estate: li quali perché appunto questa mattina si sono ricevuti (cosa che da tanti altri Protettori mai s’è potuta ottene­re) noi perciò abbiamo stimato esser doveroso di mostrare all’Em. V. quanto noi le siamo tenuti, col ringraziarla infinitamente d’essersi compiaciuta di recarci questo sollie­vo in stagione così calda» (ASB, Deman., 75/7296, f. 21, lett. al card. Vallemani, 13 luglio 1717).

68    «Essendosi trattato con la Santità di N.S. molti particolari contenuti nelle let­tere scritte finhora da voi, vi si dice per risposta che le berrette de’ scolari del Collegio le farete da Preti, ché non converriano da laico con quello habito; et il segno che ha- vrà da portare sulla spalla sinistra, si potrà fare conforme a quello de gli altri Collegi di cotesta città, ma di color diverso et di quella materia che voi giudicarete convenirsi me­glio» (il card. Peretti all’economo Camagna, febbr. 1588, in Parisciani, Sisto V..., pp. 191-192).

cecamente già preso possesso Mario Casali il 20 e 21 sett. 1585 (100/7321, rogito di Alfonso Fontanella, alla data). Per il monastero di S. Maria in Strada, l’originale del breve di Sisto V al card. Caetani è in 27/7248, int. 21, 22 agosto 1587 (cfr. anche 33/7254, int. 15); la presa di possesso dell’abbazia di Val di Lavino è in 100/7321, int. 38, 8 die. 1587; quella dell’ex prepositura degli Umiliati di S. Luca in Modena — at­tribuita al Collegio con la bolla Supremum christianae del 9 genn. 1586 stile fiorentino (27/7248, int. 13) — è in 100/7321, int. 39, 16 apr. 1587, originale e copia; per i be­ni di Guastalla e Viadana, cfr. 27/7248, int. 25. Nel 1589 Sisto V concesse al Collegio anche i beni della chiesa di S. Antonio in Ferrara e quelli dell’ex priorato dei frati Gaudenti di S. Maria in Casaralta presso Bologna: il rogito delle rispettive prese di possesso è in 27/7248, int. 32 e 36. — Una prima minuziosa descrizione dei beni im­mobili del Collegio è stata eseguita nel 1597 ed occupa oggi i registri Dem. 112/8775 e 112bis/8775bis dell’ASB: importanti non solo per l’indicazione degli edifici annessi ai poderi e della qualità delle terre (arative, boschive, prative, vignate, arborate, ecc.), ma soprattutto per i disegni abbastanza particolareggiati delle singole chiese e case (si veda, ad esempio, il bellissimo schizzo del priorato di S. Maria degli Angeli, al f. 6v del 112/8775). Una seconda descrizione è stata eseguita nel 1680 {Dem. 99/1020, int. 1, f.

«Al nome di Dio sia, e suoi Santi e della Corte Celeste* Adì 12 Agosto, l’anno 1680, si diede principio a misurare li presenti e descritti beni, sì urbani come rurali, dell’Almo e Pont. Coll. Montalto») ed è importante sia per le preziose piante e schizzi a penna ivi contenuti, sia per le misure precise di ogni cosa, fin nei minimi particolari.

38  Cinque sono le edizioni della bolla Inter coeteras curate dal Collegio Montalto che m’è riuscito di trovare: 1. Bulla ac Privilegia Collegii Montis Alti a Sanctiss. D. N. Sixto Quinto in Civit. Bonon. erecti, Bononiae, apud Joannem Baptistam Bellagambam, 1598, 24 pp. in-8°, con arme di Sisto V nel frontespizio; 2. Bulla... erecti, Bononiae, apud Victorium Benatium, 1615, 24 pp. in-8°, con arme del Collegio nel frontespizio; 3. Bulla Collegii Montis Alti a Sanctiss. D. N. Sixto V prò quinquaginta ex Provincia Mar- chiae Scholaribus in Civitate Bononiensi erecti, Bononiae, apud Clementem Ferronium, 1627, 43 pp. in-8°, con approvazione del revisore barnabita P. Omobono De Bonis e con antiporta (qui alla Tav. XI); 4. Bulla Collegii... prò quinquaginta... in Civitate Bono­niensi erecti, Bononiae, Typis Ferronij, s. d. (ma 1672 circa), 36 pp. in-8°, con bella antiporta (qui alla Tav. XII); 5. Bulla Collegii... prò quinquaginta... in Civitate Bononiensi erecti, Bononiae, ad Vexillum Rosae prope Studium, 1728, 34 pp. in-8°, con approva­zione del revisore barnabita P. Agostino M. Alfieri e con semplice stemma del Collegio nel frontespizio.

è all’inizio della p. 161. In questo restauro le finestre prima sormontate da arco a tutto

sesto, risultano alternativamente sormontate da timpano ed arco a sesto spezzato. La notizia del crollo della gola del tetto si legge anche in: Bologna, Bibl. Archiginnasio, ms. Gozzadini 186, f. 203. Notizie minori: ASB, Deman., 65/12&6, 3 genn. 1673 (pa­gamento fatto all’ufficio «Ornatus Bononiae» per lavori in Collegio); 39/7260, int. 2,

15 giugno 1708 (licenza di trasferire fuori del porticato, presso le colonne, i due « fit- toni» che erano presso la porta d’ingresso); Cap. S. Pietro, 256/2050, f. Ibis, 31 mag­gio 1780 («lire 20 a Davide Zanotti pittore, per aver fatto li scudi e ritoccato li con­torni delle due armi sopra la porta del Collegio, nell’appartamento del Pro-Rettore e

vi mancava in modo grave poteva subire un regolare processo, come fu per Antonio

Bucci e Pietro Manganoni (ASB, Deman., 63/7284, int. 11, 19 giugno 1679). Venivano

lette a tavola una volta al mese (73/7294, f. 271, 31 maggio 1662) oppure, nel Sette­cento, ogni lunedì, con lettura continuata (Costituzioni, ed. 1743, p. 57).


[39]  Mss. Ital. 123, f. 186, e Ital. 3908, caps. LXXV, int. 2, f. 1 (quest’ultimo

sembra essere la trascrizione del precedente): «Si cominciò a fabricarlo li 26 gennaio 1587 ». Nella bolla Inter coeteras del 1588 Sisto V afferma: « ipsiusque prioratus S. An- tonii in Meditullio dictae civitatis Bononiae consistentis aedes et aedificia iampridem iussu nostro a fundamentis eleganti ac sumptuoso opere prò dicto Collegio Montis Alti... restaurata et accommodata existant» (Buttar. Rom., IX, p. 47).

[2]   ASB, Deman., 99/7320, int. 2, ff. 2-3: «Al nome d’iddio, a dì 23 di genaro 1587. Si dichiara per il presente scritto come Mons. Illustrissimo et Reverendissimo Card. Gaetano, Legato di Bologna, elegge per Capomuratore M° Francesco Guerra per la fabrica del sito et casa di Santo Antonio in San Mamolo in Bologna, qual fabrica devrà servire per il Colleggio Mont’alto da erigersi dalla Santità di Nostro Signore Papa Sisto V, contentandosi esso Mons. Illustrissimo Legato che Francesco Guerra suddetto possa elegerne uno o più compagni a detta impresa, li quali eletti si obbligano et pro­mettono in solido l’uno per l’altro fabricare realmente et da huomini da bene, et per li prezzi che il Guerra è convenuto con Sua Signoria Illustrissima, come appare per una lista di man sua..., et similmente si obbligano osservare tutto quello gli sarà designato di giorno in giorno da messer Pietro Fiorini, architetto publico et sopra ciò deputato da Sua Signoria Illustrissima, al quale il Guerra si obligarà d’ubedire, come anco gli al­tri compagni..., obbligandosi essi Maestri havere finita questa parte di fabrica nella par­te dinanzi sino al cortile, dal fondo sino alla cima; et questo per tutto il mese di giu­gno del presente anno».

[3]   ASB, 'Deman., 99/7320, int. 2, ff. 7-18v; ai ff. 19-20 c’è l’elenco dei saldi par­ziali per i lavori previsti e imprevisti; ai ff. 22-24v c’è un altro elenco di «Lavori fati al Cholegio di Montalto fuora de la lista prima, de ordine del Sig. Don Pietro [Camagna] et parte del Sig. Retore, del anno 1592-93 » per un totale di 557 scudi e 6 baiocchi.

[4]    ASB, Deman., 81/7302, f. 2. È ambiguo quanto affermano gli autori, cioè che il Collegio ha avuto un primo periodo di esistenza nelle case degli Zambeccari e che più tardi fu trasferito nel nuovo palazzo Montalto: ciò è vero solo nominalmente, per­ché gli alunni giunsero a Bologna non prima del novembre 1587 e i registri delle accet­tazioni in Collegio (81/7302, 82/7303, 83/7304) non parlano di alunni accettati in pre­cedenza. Se poi, in attesa della fine dei lavori, gli alunni abbiano realmente alloggiato alcun tempo in via Galliera o in via Cartoleria Vecchia (Boffito-Fracassetti, Il Colle­gio..., p. 164), non ne ho trovato documentazione; certo le case degli Zambeccari era­no già state retrovendute nel marzo precedente.

[5]   ASB, Deman., 81/7302, ff. 2-2v.

[6]   Lettere a loro dalla segreteria del card. Alessandro Peretti in Parisciani, Sisto V..., pp. 194, 196, 198, 205-206. Al Casali (8 aprile 1588): «Nostro Signore... resta sodisfatto della diligente cura che tien di quella fabrica» (p. 206).

[7]    «Io scrissi a V.S. raccomandandoli la cura del Collegio di Montalto, acciò sa­pesse di dover in ciò far cosa grata a Nostro Signore, et hora glielo replico tanto più vivamente, quanto che Sua Santità se n’è lasciata intendere con parole efficaci... Però sarà contento di pigliarsene particolar cura, acciò quella fabrica non si ritardi» (6 febbr. 1588): Parisciani, Sisto V..., p. 194.

[8]    ASB, Deman., 112/8775, f. Lv; qui riprodotto alla Tav. I. La data del disegno si ricava dal registro 112bis/8775bis, inizio. Quello che Boffito-Fracassetti (Il Colle­gio..., tavola fra le pp. 160-161) chiamano «il più antico disegno del palazzo Montal­to» (oggi in ASB, Deman., 112/8775, cartella annessa segnata 5232, tav. 101) non è al­tro che un progetto di restauro, quando già il frontespizio contava dieci arcate; se pre­stiamo attenzione ai paracarri segnati fra le colonne del portico, dobbiamo tener pre­sente che essi furono effettivamente posti in opera nel primo Settecento.

[9]      Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., p. 166.

[10]  ASB, Deman., 99/7320, int. 1, cc. 61-68; qui alle Taw. II e III.

[11]  Rog. di Camillo Franchi in ASB, Deman., 30/7251 int. 51 e 89/7310 ff. 69v- 71: «... unam domum dictorum RR. Fratrum muratam, cupatam, tassellatam et bal- chionatam, positam Bononiae sub Capella S. Mamae et in via nuncupata di S. Mamolo confinatami iuxta 111. DD. de Poétis uti successores olim D. Antonii Mariae de Rantis, iuxta dictam viam publicam, iuxta conventum dictorum DD. Venditorum et alios plu- res seu veriores confines, non comprehensa tamen in praesenti venditione parte eius- demmet Domus contigua claustro dicti conventus et egreditur a Recto residui dictae Domus et a pariete illius existente super plateola ante fores Ecclesiae et conventus, ita- que tantummodo intelligatur in praesenti venditione illa pars comprehensa quae incipit a confinibus dictorum DD. de Poétis usque ad finem portici et muri supradicti in lati­tudine cum respectu longitudinis debeatur fieri murus divisorius per dictos DD. Em- ptores, eorumdem DD. Emptorum sumptibus, absque spe recuperationis, qui continuet murum super dieta plateola existentem et per lineam rectam se extendat in longitudi- nem ad aliam partem dictae domus, itaque tota pars eiusdem Domus quae remanebit ultra dictum murum et prope conventum sit et intelligatur non comprehensa in prae- senti venditione». La somma di scudi 6400 fu versata il 30 die. 1624: 89/7310, f. 41 e 31/7252, int. 13 e 14.

[12]  Rog. Camillo Franchi in ASB, Deman., 89/7310, ff. 72-75: «... Domina Laura quondam perillustris D. Aloisii de Poétis... dedit, vendidit et tradidit perill. et rev.mo D. Annibali Marescotto moderno Viceprotectori Collegii Montis Alti necnon et perill. D. Mariano Curadino moderno Rectori dicti Collegii... acquirentibus vice et ad com- modum eiusdem Collegii, unam domum muratam, cuppatam, tassellatami et balchiona- tam cum curia et aliis suis superextantibus, positam Bononiae in via et capella S. Ma- mae, confinatam iuxta dictam viam publicam ab oriente, iuxta dictum Collegium a sep- tentrione, iuxta alias RR. Fratres S. Mariae Gratiarum et nunc dictum Collegium vigore emptionis per illum paulo ante factae... prò praetio de ipsarum partium communi con­cordia consensu et voluntate in totum et in summa librarum duodecim millium bono- niensium», sborsate metà subito, e metà il 14 die. 1623 (89/7310, ff. 36-37; 31/7252, int. 9).

[13]     Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., pp. 164-165.

[14]  Cfr. Tav. IV. Questo è documentato anche da un quadro delTArch. di Stato di Bologna, raffigurante scene della peste del 1630 e riprodotto da Boffito-Fracassetti nella tav. tra le pp. 160-161, nonché da un disegno a penna del 1680 (ASB, Deman., 99/1320, int. 1, c. 69; qui alla Tav. V).

[15]  II testo delle due epigrafi, desunto dalla Raccolta del Montieri, è stato divulga­to da Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., p. 166. Dal Montieri l’ha desunto il Montefani (Bologna, Bibl. Universitaria, mss. Montefani Caprara, busta 22, fase. 5, ff. 2 e 25). Ci è stato conservato anche fra le carte del Collegio Montalto: ASB, Deman., 73/7294, ff. 15 bis verso e 15 ter.

[16]  ASB, Deman., 99/7320, int. 3: «Nota delle spese da farsi per il rifacimento della facciata dell’almo Pontificio Collegio Montalto, secondo il disegno fatto da me sot­toscritto Carlo Francesco Dotti, Architetto Pubblico» nell’ottobre 1755: in tutto scudi 4270. Il disegno è qui alla Tav. VI.

[17]                     Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., p. 165 coi nomi delle maestranze; l’incisione

[18]     Boffito-Fracassetti, Il Collegio...,p. 183.

[19]     Parisciani, Sisto V..., pp. 197, 198, 204, lettere del 10 e 17 febbr. 1588. Fi­lippo Lattanzio Sega, del clero bolognese e già governatore della Marca, era noto a Si­sto V per essere stato vescovo di Ripatransone dal 20 maggio 1575 al 3 ottobre 1578, allorché fu trasferito alla sede di Piacenza (Hier. Cath., Ili, pp. 275, 285). Forse l’inca­rico di stendere le Costituzioni per il Collegio Montalto gli era stato affidato perché nel marzo 1585 egli aveva scritto per il suo seminario di Piacenza un Regolamento, oggi conservato nel ms. vat. Ottob. lat. 2473, ff. 233-248v (sono 33 capitoletti, in lingua ita­liana, sfruttati già nel 1595 per la compilazione di un altro Regolamento «per un Col­legio di Scolari», esso pure conservato ai ff. 249-258v del suddetto ms). Quando il Se­ga fu promosso cardinale da Innocenzo IX il 18 die. 1591 mentre era nunzio al re di Francia, gli alunni di Montalto gli scrissero una lettera gratulatoria (ASB, Deman., 72/7293, ff. 6v-7, 21 die. 1591), alla quale egli rispose da Reims, dolcemente rimpro­verandoli per non avere scritto in latino: «Alumnos almi Collegii Montisalti neque mo­re vulgi quicquam sapere, neque ore vulgi quicquam loqui fas est; ipsis mentem, lin- guam, pectus, omnia denique ubique et semper piane romana esse oportet» (ivi, ff. 13-13v): la frase è importante per capire il clima che si cercava di creare nel nuovo Collegio. Nei primi mesi del 1592 il card. Sega fu visitatore del Collegio: in quell’occa­sione lasciò alcuni Ordini scritti (81/7302, ff. 3-3v) e conferì gli Ordini Minori a un gruppo di alunni (Lettera dei consiglieri al card. Aless. Peretti del 1° luglio 1592 in 72/7293, f. 14).

[20]  «... Cum a nobis perlectae et laudabiles visae fuerint, ut prò eiusdem Collegii bono regimine et salubri directione perpetuis futuris temporibus serventur, motu pro­prio... perpetuo confirmamus et approbamus» (Constitutiones, ed. 1592, p. 79). H bre­ve Cum iampridem di Sisto V venne ristampato in tutte le edizioni delle Costituzioni, per le quali cfr. nota 61.

[21]  Constitutiones, ed. 1592, pp. 3-4.

[22]  ASB, Deman., 72/7293, f. 3, lett. al card. Alessandro Peretti, 15 ott. 1589: «Ad III Idus Septembris redditae sunt nobis Constitutiones Collegii a SS. D. N. Sixto

V   per vestram Ill.mam Dominationem ad nos transmissae, quas adeo avide legimus, ut animum nostrum ab omni alia cogitatione avocaverint ad se studiose perdiscendas. Uti- nam liceret ita procumbere ad pedes SS. D. N., qui divino spiritu motus est ad tam pie et paterne nos et patriam nostram complectendum, ut optamus Dominationi vestrae eas tandem gratias referre, quas omni offitio et observantia immortales nunc agimus. Id quod non licuit nobis facere ante adventum Rev.mi Placentinorum Praesulis, quem ma­ture expectavimus, ne quid temere et inconsulto eo aggrederemur. Is enim nudiuster- tius adveniens ea quae in Constitutionibus aperienda fuerant aperuit. Tonsura, sacro- sanctae fidei professione ac observantiae iureiurando ad eas excolendas nos deduxit, ad pietatem cum artium bonarum studio coniungendam cohortatus est. Nullo tandem, quod ad rem faceret, offitio nobis defuit. Recipimus igitur apud Ill.mam D. V., et per eam ad pedes SS. D. N., nos omni cura et diligentia daturos operam, ut tanti muneris amplitudo in Collegium vestrum Collegiique vestri Alumnos frustra collata minime vi- deatur. Diu felix vale nosque tui addictissimos, ut assoles, fove et fave».

[23]  Constitutiones auctoritate S. D. N. Sixti Papae Quinti confirmatae Collegio Montis- alti in Civitate Bononiae ab eo erecto praescriptae, Bononiae, ex off. Victorij Benacij, uyz, tv pp. in-8°, con arme di àisto V nel Irontespizio, lettera del card. Aless. Peretti alle pp. 3-4 e breve Cum iamdudum alle pp. 78-79 (cfr. Tav. VII). - Constitutiones... praescriptae novaque hac impressione donatae, accedentibus Visitatoris Actibus atque Decretis iussu 111.mi et Rev.mi Alexandri Card. Montalti ipsius Collegii Protectoris novissime praestitis anno 1602, Bononiae, ex off. Victorij Benacij, 1605, 103 pp. in-8°, con stemma di Sisto

V   nel frontespizio; gli Atti della Visita di Mons. Isidoro Mosconi sono alle pp. 79-103.

Costitutiones... Collegii (!) Montisalti in Civ. Bon. erecto praescriptae novaque hac impres­sione... praestitis anno 1602, Bononiae, ex off. Sebastiani Bonomij, 1618, 103 pp. in-8°: è la ristampa dell’ed. 1605. - Constitutiones... ab eo erecto praescriptae, In Bologna, pres­so Clemente Ferroni, 1627, 80 pp. in-8°, con la licenza del revisore barnabita P. Omo- bono De Bonis (cfr. Tav. Vili). - Constitutiones... ab eo erecto praescriptae, (in fine) Bononiae, Typis Jo. Baptistae Ferronij, 1664, 64 pp. in-8°, con la licenza del revisore barnabita P. Giovan Cristoforo Visconti (cfr. Tav. IX). - Constitutiones... ab eo erecto praescriptae, (in fine) Bononiae, Typis Jo. Baptistae Bianchi ad Vexillum Rosae, 1721, 80 pp. in-8°, con la licenza del revisore barnabita P. Giuseppe Antonio Acquaroni. Le Costituzioni del 1743, pubblicate per autorità di Benedetto XIV Lambertini, sono tut- t’altra cosa e di esse di parlerà più avanti.

[24]             Constitutiones, ed. 1592, p. 22; la formula del giuramento è alle pp. 42-43: chi

[25]  «I collegi... equivalevano ai seminari, secondo il concetto del Concilio di Trento» (Pastor, Storia..., IX, p. 170).

[26]  Talvolta le patenti d’ammissione sono due: ciò indica che la si dovette ripetere o per vizio di forma, o perché scaduto il tempo utile, o perché non tutti i documenti necessari erano in regola. Purtroppo il diritto di nomina attribuito dalla bolla sistina ai cardinali Protettori fu presto causa di abusi, e quasi sempre sotto pressione di racco­mandazioni, per cui spesso furono ammessi alunni non marchigiani: così fu — a titolo esemplificativo — per il sarzanese Domenico M. Martinelli, raccomandato nientemeno che dall’imperatore, come pure Antonio Magalotti « in special gratia del card, d’Ascoli Protettore », Domenico Roi « in grazia del principe Borghese », Teodorico Guarnieri « perché parente del card. Gallo », Carlantonio Vallemani « in grazia del card. Antonio Barberini Legato di Bologna», ecc. Detti abusi cominciarono molto presto: Giacomo Rastelli, ammesso il 16 giugno 1595 e poi dimesso, dovette essere riammesso il 4 ago­sto 1596 perché raccomandatissimo, non ostante le resistenze del rettore Cinzio Vico- manni, del Visitatore Giovanni Battista Vico e di tutte le autorità del Collegio. A que­sti abusi owierà in modo drastico un breve di Urbano Vili, come vedremo; ma conti­nuarono ugualmente anche dopo. Però abbiamo anche notizia di esecuzione scrupolosa delle Costituzioni: Ottavio Luzi si dimise spontaneamente in seguito alla morte del card. Protettore Savelli, che lo teneva in Collegio per decisione personale; Giulio Cesa­re Quarantotti fu abilitato con dispensa apostolica «per non essere marchigiano», come pure tanti altri.

[27]  Interessante, per conoscere lo svolgimento dell’esame, è lo strumento di am­missione di Nicola Massucci da Fermo: ASB, Deman., 97/7318, 9 marzo 1648. Gli alunni erano selezionati: già nel 1615 il card. Alessandro Peretti criticava la faciloneria dei Priori della città di Montalto: «Da Bologna mi viene scritto che spesse volte capita­no là per essere ammessi al Collegio Montalto giovanetti e quelli fanciulli che non sono a proposito per quel luogo, ma che, dopo essersi condotti là, vi si ammettono acciò

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*El  [Sisto] xe ustinà, el ha dura opinion / No sa niente de stado, el muove bumori, / Fa fabricar galìe, le manda in corso: Felippo xe 'l sgionfietto, e lu el ballon: / E, con altri favori, / Ghe ha messo in bocca el mono, / Sì che'l lo sbalza, e tira co' ghe piase / A far lighe, a far guerre e triegue e pase...
... Sisto, trovege sesto, e fé che'l duca [di Savoia] / Torna a franzesi indrio le so fortezze. / Se no volè d'Italia el precipitio. Habbiè vu più che lù del sal in zuca: / Temprè ste fierezze / Fatte senza giuditio,/ No con muodi frateschi, ma secondo / El negotio d'i principi del mondo".  

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