2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

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COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
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CELEBRAZIONI

L'iniziativa di Sisto V

Quando Felice Peretti salì al trono pontificio col nome di Sisto V (21 aprile 1585), non credette conveniente condurre a termine l’iniziati­va bolognese del predecessore, giudicando che alla gioventù tedesca provvedesse già a sufficienza il Collegio Germanico in Roma; e trovan­dosi ormai fra mano gli edifici degli Zambeccari, approfittò dell’oppor­tunità per completare un’opera benefica da lui già avviata in Montalto sua patria. Qui infatti nell’ottobre 1578, mentre era ancora cardinale, ? aveva istituito a proprie spese una scuola gratuita di grammatica, retori­ca, latino e greco, con un insegnante, un «medico fisico» e un fondo fruttifero di 2000 scudi annui; ad essa potevano accedere non solo gli ! adolescenti di Montalto, ma anche quelli dei vicini paesi di Montedino- ve, Porchia e Patrignone, le quali cittadine vi potevano inviare ciascuna cinque studenti. L’istituzione era allogata in cinque casette contigue, delle quali una serviva per la scuola, l’altra per l’abitazione del maestro,


e le rimanenti tre per ospitarvi gli alunni provenienti dalle tre vicine borgate[1].

Terminati gli studi in Montalto, chi avesse voluto proseguirli per addottorarsi in legge o in medicina o in teologia avrebbe dovuto man­tenersi da sé presso qualche università, e questo non tutti se lo poteva­no permettere. Proprio per ovviare a tale inconveniente, Sisto V istituì il Collegio di Bologna, che volle intitolato alla sua città natale. Esso do­veva costituire l’ideale completamento gratuito della scuola di Montalto, e la prima bolla di erezione lo riservava esattamente a beneficio di quelle stesse cittadine — Montalto, Montedinove, Montedinove, Por­cina e Patrignone — per le quali era stata costituita la scuola di Mon­talto. Ciò risulta in modo inequivocabile dalle parole della bolla Omni- potentis Dei, del 6 agosto 1585[2], con la quale Sisto V istituisce il Col-


legio, ne fissa la sede nelle ex case degli Zambeccari, ne delinea vaga­mente la fisionomia e il modo di conduzione, gli attribuisce le rendite dell’abbazia di S. Michele in Castel de’ Britti e del priorato di S. Ma­ria degli Angeli fuori porta San Mamolo, lo affida alla protezione del Cardinal nipote Alessandro Peretti e stabilisce che in esso vengano ac­colti gratuitamente venti alunni, dei quali undici provenienti da Montal­to, tre da Montedinove, tre da Porchia e tre da Patrignone22. I due benefici ecclesiastici ad esso attribuiti si erano resi vacanti da poco: l’abbazia di S. Michele, per la morte del vescovo di Vigevano Alessan­dro Casali23, e il priorato di S. Maria degli Angeli per la morte di Achille Torfanini24: Mario Casali, senatore bolognese e cavaliere di Ca- latrava, in qualità di Procurator del futuro Collegio ne prese formale possesso il 20 e 21 settembre 158525.         jj

Ben presto però le case degli Zambeccari risultarono difficilmente adattabili a struttura collegiale, per cui fu necessario pensare ad altra

22   II testo integrale della bolla, non riferito dal Bullarium, è qui stampato nelTAp pendice prima. Che il Collegio bolognese fosse la continuazione della scuola di Montal­to a livello universitario è ribadito da Sisto V anche nel breve di approvazione delle \ Costituzioni del Collegio (ed. 1592, p. 3).

23  Deceduto il 16 febbraio 1582; era stato promosso alla sede di Vigevano nel 1577 (Hierarchia Cattolica, III, Monasterii 1923, p. 334).

24   Così è descritto in uno strumento notarile dell’8 agosto 1584, rogato da Nan­ne Sassi, Giulio Piacentini e Baldassarre Bonasoni: « Rev. Dominus Achilles olim egregii viri Domini Joannis de Turfaninis, civis et nobilis Bononiensis, Canonicus Metropolita- nae Ecclesiae Bononiensis, Prior seu Commendatarius Ecclesiae S. Mariae de Angelis sitae extra civitatem Bononiae et prope portam S. Mammae» (ASB, Deman., 27/7248, int. 6).

25   ASB, Deman., 100/7321, int. 37 (rogito di Alfonso Fontanella, originale e co­pia): «Ego notarius interscriptus in executione litterarum Apostolicarum errectionis Ven. Collegii Montis Alti in civitate Bononiae factae per S. D. N. D. Sixtum papam V in aedibus olim destinatis prò usu asserti Collegii Germanici, et unionis eidem Collegio factae de monasterio conventu carente S. Benedicti vel alterius Ordinis seu de ecclesia S. Michaélis sine cura de Castro Britonum... ac prioratus non conventualis S. Mariae de Angelis... sub datum Romae apud S. Marcum anno Incarn. Dom. 1585 octavo Idus Augusti Pontif. sui anno primo, de quibus in processu fulminato per Rev. D. Audito- rem Camerae Apost. executorem deputatum sub die praesentis mensis septembris per acta D. Francisci Bacholetti et ad instantiam HI. D. Marii Casalis Nob. Bon. Procurato- ris dicti Collegii ac etiam nomine dicti Ven. Collegii et omnium universitatum ad quam ellectionem futuri scholares sunt elligendi videlicet Montis Alti, Montis de Novem, Pe- culae (!) et Patrignoni oppidorum Marchiae Provinciae de quibus in dictis litteris, ac nomine eorum quorum interest, intererit aut interesse poterit, me contuli una cum praedicto 111. D. Mario Procuratore praedicto, primo loco ad ecclesiam et domum dicti Prioratus S. Mariae de Angelis... Die 21 mensis septembris me contuli cum supradicto 111. D. Mario ad ecclesiam et domum S. Michaélis de Castro Britonum...». Nel 1587 tutti i beni e le ragioni spettanti all’abbazia di Castel de’ Britti furono ceduti in loca­zione a Giovanni del quondam Tommaso Fabbri, al canone annuo di 150 scudi d’oro in oro (ASB, Denam., 27/7248, 21 ott. 1587, rog. Alessandro Silvestri).


sede. La si trovò presto nel priorato che i Canonici Regolari di S. An­tonio di Vienne possedevano presso porta S. Mamolo, con piccola chie­sa dedicata a S. Antonio Abate e ospedale in cui venivano curati i ma­lati di erpes zoster, volgarmente detto «fuoco di S. Antonio»[3]. Questa pia istituzione, come tante altre del medesimo Ordine, in Bologna non svolgeva più attività caritativa[4]. Ne era priore il Dott. Antonio Giava- rino[5] il quale, forse a ciò pregato da Mario Casali in nome del Ponte-
sede. La si trovò presto nel priorato che i Canonici Regolari di S. An­tonio di Vienne possedevano presso porta S. Mamolo, con piccola chie­sa dedicata a S. Antonio Abate e ospedale in cui venivano curati i ma­lati di erpes zoster, volgarmente detto «fuoco di S. Antonio»[6]. Questa pia istituzione, come tante altre del medesimo Ordine, in Bologna non svolgeva più attività caritativa[7]. Ne era priore il Dott. Antonio Giava- rino[8] il quale, forse a ciò pregato da Mario Casali in nome del Ponte-


fice, vi rinunciò spontaneamente affinché, adattata, potesse divenire la sede del Collegio[9]. Papa Sisto emanò una nuova bolla il 7 ottobre 1586, con la quale smembrava dalTOrdine Antoniano il priorato bolo­gnese e nelle sue strutture, revocando la decisione precedente, trasferiva il Collegio che solo giuridicamente, ma non realmente, era stato eretto nelle case degli Zambeccari[10]; tuttavia il numero degli alunni rimaneva invariato a 20 e le cittadine aventi diritto rimanevano sempre e unica­mente quelle di Montalto, Montedinove, Porchia e Patrignone.

Un breve di Sisto V, partito da Roma il 4 ottobre di quell’anno,


autorizzava il Legato card. Enrico Caetani a prenderne formale posses­so[11]: il che fu puntualmente eseguito sei giorni dopo da Giuseppe Del­la Casa, deputato a ciò dal Cardinal Legato, alla presenza e con rogito del notaio Alfonso Fontanella[12]. Siccome le case degli Zambeccari non erano più di alcuna utilità per il Collegio e i vecchi proprietari deside­ravano riacquistarle, dopo brevi trattative[13] si procedette alla retroven-


dita, awenuta il 14 marzo 1587, a rogito di Alessandro Silvestri e Ce­sare Furlani, al prezzo di 6000 scudi d’oro[14].

Tutto sembrava sistemato e non c’era che da iniziare il lavoro di approntamento dei locali, senonché la città di Fermo il 25 aprile 1587 inoltrò domanda al papa perché il Collegio Montalto venisse trasferito da Bologna entro le proprie mura. La richiesta non ebbe esito: Fermo riebbe, sì, la sua antica università, già fondata da Bonifacio Vili e poi decaduta, ma il Collegio rimase a Bologna, sede del più illustre ed ope­roso ateneo d’Italia[15]. Tuttavia la richiesta fu occasione per Sisto V di ritornare sul proprio progetto e di estendere l’ammissione al Collegio a più vasta zona della Marca. Fu così che, con la bolla definitiva Inter coeteras del 17 novembre 1588, mise il Collegio su basi completamente diverse e portò il numero degli alunni da 20 a 50, con le nomine così distribuite: otto dal card. Protettore, otto da Montalto, tre da Fermo, tre da Ascoli, tre da Camerino, due da Ripatransone, due da Offida, due da Montelparo, due da Montefiore, due da Santa Vittoria, due da Porchia, due da Montedinove, due da Patrignone, due da Grottamma- re, due da Castignano, due da Force, due da Montemonaco e uno da Cossignano[16]. Alla dotazione precedente, la nuova bolla aggiungeva altri beni ecclesiastici portando la rendita annuale a 3600 scudi d’oro[17] e


stabiliva minuziosamente tutti i particolari della fisionomia giuridica del­l’istituzione, sicché può considerarsi la vera bolla di fondazione del Col­legio quale esso risultò al termine della sua lunga gestazione, e tale fu ritenuta dal Collegio stesso nelle varie edizioni in cui la dette alle stam-

Gli inizi del Collegio

Da due note manoscritte della biblioteca Universitaria di Bologna veniamo a sapere che i lavori della nuova ala del Collegio lungo via San Mamolo iniziarono il 26 gennaio 158739; e dal «capitolato» fatto

I

dicamente già preso possesso Mario Casali il 20 e 21 sett. 1585 (100/7321, rogito di Alfonso Fontanella, alla data). Per il monastero di S. Maria in Strada, l’originale del breve di Sisto V al card. Caetani è in 27/7248, int. 21, 22 agosto 1587 (cfr. anche 33/7254, int. 15); la presa di possesso dell’abbazia di Val di Lavino è in 100/7321, int. 38, 8 die. 1587; quella dell’ex prepositura degli Umiliati di S. Luca in Modena — at­tribuita al Collegio con la bolla Supremum christianae del 9 genn. 1586 stile fiorentino (27/7248, int. 13) — è in 100/7321, int. 39, 16 apr. 1587, originale e copia; per i be­ni di Guastalla e Viadana, cfr. 27/7248, int. 25. Nel 1589 Sisto V concesse al Collegio anche i beni della chiesa di S. Antonio in Ferrara e quelli dell’ex priorato dei frati Gaudenti di S. Maria in Casaralta presso Bologna: il rogito delle rispettive prese di possesso è in 27/7248, int. 32 e 36. — Una prima minuziosa descrizione dei beni im­mobili del Collegio è stata eseguita nel 1597 ed occupa oggi i registri Dem. 112/8775 e 112bis/8775bis dell’ASB: importanti non solo per l’indicazione degli edifici annessi ai poderi e della qualità delle terre (arative, boschive, prative, vignate, arborate, ecc.), ma soprattutto per i disegni abbastanza particolareggiati delle singole chiese e case (si veda, ad esempio, il bellissimo schizzo del priorato di S. Maria degli Angeli, al f. 6v del 112/8775). Una seconda descrizione è stata eseguita nel 1680 (Dem. 99/7320, int. 1, f. I: «Al nome di Dio sia, e suoi Santi e della Corte Celeste*- Adì 12 Agosto, l’anno 1680, si diede principio a misurare li presenti e descritti beni, sì urbani come rurali, dell’Almo e Pont. Coll. Montalto ») ed è importante sia per le preziose piante e schizzi a penna ivi contenuti, sia per le misure precise di ogni cosa, fin nei minimi particolari.

38    Cinque sono le edizioni della bolla Inter coeteras curate dal Collegio Montalto che m’è riuscito di trovare: 1. Bulla ac Privilegia Collegii Montis Alti a Sanctiss. D. N. Sixto Quinto in Civit. Bonon. erecti, Bononiae, apud Joannem Baptistam Bellagambam, 1598, 24 pp. in-8°, con arme di Sisto V nel frontespizio; 2. Bulla... erecti, Bononiae, apud Victorium Benatium, 1615, 24 pp. in-8°, con arme del Collegio nel frontespizio; 3. Bulla Collegii Montis Alti a Sanctiss. D. N. Sixto V prò quinquaginta ex Provincia Mar- chiae Scholaribus in Civitate Bononiensi erecti, Bononiae, apud Clementem Ferronium, 1627, 43 pp. in-8°, con approvazione del revisore barnabita P. Omobono De Bonis e con antiporta (qui alla Tav. XI); 4. Bulla Collegii... prò quinquaginta... in Civitate Bono­niensi erecti, Bononiae, Typis Ferronij, s. d. (ma 1672 circa), 36 pp. in-8°, con bella antiporta (qui alla Tav. XII); 5. Bulla Collegii... prò quinquaginta... in Civitate Bononiensi erecti, Bononiae, ad Vexillum Rosae prope Studium, 1728, 34 pp. in-8°, con approva­zione del revisore barnabita P. Agostino M. Alfieri e con semplice stemma del Collegio nel frontespizio.

39   Mss. Ital. 123, f. 186, e Ital. 3908, caps. LXXV, int. 2, f. 1 (quest’ultimo


1  Orazio Premoli, Storia dei barnabiti nel Cinquecento, Roma 1913, pp. 359-360.

care, nullum ad id aptius remedium existimavimus, quam si in alma hac Urbe nostra Collegium erigatur, in quo...».

11   Pastor, Storia... cit., pp. 178-179, ma cfr. anche Bulla dismembrationis abbatiae SS. Trinitatis Mileti a ven. Collegio Graecorum Urbis et unitae ac incorporatae a Clemente XI ad mensam episcopalem Miletensem, Roma 1717 (non inserita nel Bullarium). Per il Coll. Greco: Il Collegio Greco di Roma: ricerche sugli alunni, la direzione, l’attività, a cura di Antonis Fyrigos, Roma 1985; Joseph-Marie van Caloen, Le Collège Grec de St. A- thanase a Rome et les autres Collèges catholiques orientaux, Bruges 1893; Placide de Mee- ster, Le Collège Pontificai Grec de Rome, Roma 1910; Raymund Netzhammer, Das Grie- chische Kolleg in Rom, Salzburg 1905; Vittorio Peri, Il Collegio Greco di Roma: novità, inezie storiche e sue origini (Città del Vaticano 1977) e Inizi e finalità ecumeniche del Collegio Greco in Roma, in «Aevum», 44 (1970), pp. 1-71.

varinis de Bononia, de capella (= parrocchia) S. Lutiae, mater et tutrix et vice et no- minibus Johannis Gerardi et Antonii eius filiorum» diede in locazione enfiteutica a Domenico del quondam Bartolomeo Ballatini 33 tornature di terra (24/7245, int. 22, rog. Battista Buoi). Il primo di questi figli, Giovanni Gerardo, compare in vari stru­menti, sempre qualificato come «civis et clericus Bononiae, nec non Prior Ecclesiae Prioratus nuncupati S. Antonii de Bononia» (24/7245, int. 25, 24 marzo 1522) oppure «Praeceptor Prior nuncupatus et commendatarius Ecclesiae et Praeceptoriae S. Antonii de Bononia» (24/7245, int. 34, 9 sett. 1528; int. 44, 6 die. 1532; int. 54, 15 maggio 1540; - 25/7246, 10 maggio 1560); risulta morto prima del 5 ottobre 1584 (27/7248, int. 7, rog. Carlo Manzolini). H secondo, in un rogito di Antonio Fiocchi del 4 giugno 1586, è chiamato «Utriusque Juris Doctor et Eques, Rev. Antonius quondam Gerardi de Glavarinis, nobilis Bononiensis, Rector seu Prior Abbatiae seu Prioratus ecclesiae S. Antonii et unitorum, de Bononia, successor quondam Rev. D. Johannis Gerardi etiam de Glavarinis» (27/7248, int. 15; cfr. anche int. 10, rog. Taddeo Marchi notaio di Ro­ma, 5 luglio 1585, con cui fa donazione inter vivos di mille scudi d’oro al «Rettore e Scolari del Collegio Montalto» in quanto successori nel Priorato di S. Antonio, da in­vestirsi in beni fruttiferi per una Messa perpetua, per sé e per Cesare e Gaspare del quondam Giovanni Battista Giavarino).


[1]     Pistolesi, Sisto V..., pp. 83 ss. e docc. 69, 73, 75; Parisciani, Sisto V..., pp. 109-113. Il Ginnasio di Montalto fu istituito anche per risolvere le continue discordie fra le quattro cittadine (cfr. Francesco Pistolesi, Il Card. Montalto paciere fra cittadini e fra paesi, in «Picenum Seraphicum», IV, 1918, pp. 300-304), come lo stesso Sisto V dice nella bolla Omnipotentis Dei: «Dum Cardinalatus honore fungeremur, pio erga di- lectos filios Montisalti unde originem duximus, et Montis de Novem ac Porculae et Pa- trignoni oppidorum dictae Provinciae universitates et homines affectu pacisque inter eos conservandae ac stabiliendae zelo ducti, in ipso oppido Montisalti quibusdam domibus ad id per nos emptis illiusque universitati et hominibus liberaliter donatis, Gymnasium seu scholam in quo seu qua eorumdem oppidanorum iuventus religiose educaretur, ac pri­mis litterarum rudimentis aliarumque bonarum artium disciplinis instruerentur, magnifi­co opere — assignatis etiam redditibus annuis ad mercedem Praeceptoris ipsius iuven- tutis ac uni Medico persolvendam — nostris sumptibus construi curavimus, ac in his summam octo millium scutorum vel circa erogavimus» (Roma, Arch. Segr. Vaticano, Secr. Brev. 162, ff. 107v-108; cfr. più avanti, Appendice prima). Parole identiche sono usate da Sisto V nella bolla Debitum pastoralis offici del 2 agosto 1585, con la quale eresse in Collegiata la chiesa matrice di Montalto: tale bolla è edita solo parzialmente, e in lingua italiana, dal Pistolesi, Sisto V..., doc. 82. Per questa e per le altre iniziative culturali di Sisto V durante il suo pontificato, cfr. Parisciani, Sisto V..., pp. 163-164.

[2] «Ut eiusdem iuventutis commoditati et profectui ad altiora litterarum studia capessenda consulatur..., operae praetium fore censemus si in civitate et aedibus prae- dictis, loco Collegii quod dictus Praedecessor noster ibidem prò Scholaribus Germanica vel alterius nationis parte erigere intendebat, unum Collegium Scholarium ex dictis op- pidis oriundorum nostris et dictae Sedis auspiciis instituatur. Quocirca hanc nobis obla- tam commoditatis et utilitatis subditorum nostrorum promovendae occasionem minime praetermittere volentes... motu proprio... in civitate et aedibus praedictis unum Colle­gium de Montealto nuncupandum prò viginti Scholaribus iuxta ordinationes ac statuta desuper facienda et stabilienda qualificatis, quorum undecim per Montisalti et tres per Montis de Novem ac tres per Porculae ac reliqui tres per Patrignoni universitates et homines huiusmodi, ex eisdem suis oppidis si tot ibidem idoneos et aptos repererint, alioquin ex aliis ipsius Provinciae indigenis, arbitrio suo eligi et nominari, sicque electi et nominati in ipso Collegio Montisalti recipi... debeant, ... perpetuo erigimus et insti- tuimus» (Roma, Arch. Segr. Vaticano, Secr. Brev. 162, ff. 108-109; cfr. più avanti, Ap­pendice prima).

[3]    Per una sintesi aggiornata, con bibliografia ragionata, di questo che fu il pri­mo Ordine ospedaliero della storia, cfr. Italo Ruffino, Canonici Regolari di Sant'Agostino di SantAntonio di Vienne (Francia), in Dizionario degli Istituti di Perfezione, II, Roma 1975, coll. 134-141; per il Priorato bolognese — forse propaggine di quello modenese attestato già a metà del Duecento — cfr. Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., pp. 162- 163. Gli Antoniani provenivano da Vienne, nel Delfinato francese, dove alla fine del sec. XI sarebbero state portate dall’Oriente le reliquie di S. Antonio Abate. Vestivano un abito nero con un T turchino sul lato sinistro (cfr. A. Griseri, Le vie dei pellegrinag­gi e il segno degli Antoniani, con appendice di M. Piccat, Il segno del Tau, in Dal Pie­monte all’Europa, esperienze monastiche nella società medievale: Relazioni e comunicazioni presentate al 34° Congresso storico subalpino nel millenario di S. Michele della Chiusa, Torino 1988, pp. 43-74). A Bologna, accanto alla chiesina trecentesca il cui ricordo è arrivato fino a noi (cfr. Tav. I), gli Antoniani possedevano convento e ospedale, sovve­nuto da pii lasciti ed elemosine pubbliche. Curiosa forma di beneficenza agli Antoniani bolognesi era il privilegio — ottenuto con decreto comunale — di lasciar andare liberi per la città fino a cento porci « sacri », ai quali tutti davano da mangiare, ben sapendo che le loro carni sarebbero finite in cibo e il loro grasso in unguenti per curare i mala­ti del cosiddetto « fuoco di S. Antonio ». Il Guidicini scrive che « questo decreto fu an­nullato da una provvisione fatta dal Legato di Bologna il 18 novembre 1461, con la quale revocava la facoltà al Priore della casa e dell’ospitale di S. Antonio di tenere va­ganti per la città i porci offerti al priorato, ed ordinava che in vece di ciò fossero pa­gate ogni anno a detto Priore cento lire, ritratte dalle rendite del Dazio del Retaglio» (Giuseppe Guidicini, Cose notabili della città di Bologna, III, Bologna 1870, p. 110). S’è accennato a questo strano privilegio perché il Collegio Montalto, quando entrò nei di­ritti del Priorato di S. Antonio, effettivamente continuò a percepire dal Dazio del Reta­glio (cioè della vendita al minuto della carne) le famose 100 lire annue: infatti in ASB, Deman. 47/7268, int. 15, un rogito di Pirro Belliossi del 9 novembre 1622 reca un «Processo fra il Collegio Montalto e i Dazieri del Retaglio, per aver essi omesso di pa­gare lire 108 annue, dovute al Priorato di S. Antonio a titolo de’ porci erranti per la città» dall’anno 1598 al 1621.

[4] Quando Gregorio XIII, con la bolla Romani Pontificis del 1° febbraio 1582 [Bullar. Rom., Vili, pp. 384-386), concesse all’Ordine «Fratrum S. Antonii Viennen- sis » di raccogliere elemeosine per i loro « hospitalia et domus per orbem Christianum longe lateque dispersa, ad quae... miserabiles illae personae horrendo sacri ignis crucia- tu correptae recursum habere ibique recipi atque curari et sustentari solent», aggiunse chiaramente che la licenza valeva solo per gli ospedali «in quibus hospitalitas actu exer- cetur ».

[5] Dagli strumenti conservati in ASB, Demaniale, possiamo ricostruire abbastanza agevolmente chi sia questo Antonio Giavarino. H 3 marzo 1509 «Julius quondam Ge- rardi de Glavarinis» risulta essere «Praeceptor Prior nuncupatus ecclesiae S. Antonii de Bononia et S. Antonii de Mutina» (24/7245, int. 20). Suo figlio Achille si era acca­sato con la «honesta mulier domina Isota, filia quondam Johannis de Accursiis, de Re­gio », la quale il 27 aprile 1514 in qualità di « vidua et uxor quondam Achilis de Già-

[6]    Per una sintesi aggiornata, con bibliografia ragionata, di questo che fu il pri­mo Ordine ospedaliero della storia, cfr. Italo Ruffino, Canonici Regolari di Sant’Agostino di SantAntonio di Vienne (Francia), in Dizionario degli Istituti di Perfezione, II, Roma 1975, coll. 134-141; per il Priorato bolognese — forse propaggine di quello modenese attestato già a metà del Duecento — cfr. Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., pp. 162- 163. Gli Antoniani provenivano da Vienne, nel Delfinato francese, dove alla fine del sec. XI sarebbero state portate dalTOriente le reliquie di S. Antonio Abate. Vestivano un abito nero con un T turchino sul lato sinistro (cfr. A. Griseri, Le vie dei pellegrinag­gi e il segno degli Antoniani, con appendice di M. Piccat, Il segno del Tau, in Dal Pie­monte all’Europa, esperienze monastiche nella società medievale: Relazioni e comunicazioni presentate al 34° Congresso storico subalpino nel millenario di S. Michele della Chiusa, Torino 1988, pp. 43-74). A Bologna, accanto alla chiesina trecentesca il cui ricordo è arrivato fino a noi (cfr. Tav. I), gli Antoniani possedevano convento e ospedale, sovve­nuto da pii lasciti ed elemosine pubbliche. Curiosa forma di beneficenza agli Antoniani bolognesi era il privilegio — ottenuto con decreto comunale — di lasciar andare liberi per la città fino a cento porci «sacri», ai quali tutti davano da mangiare, ben sapendo che le loro carni sarebbero finite in cibo e il loro grasso in unguenti per curare i mala­ti del cosiddetto «fuoco di S. Antonio». Il Guidicini scrive che «questo decreto fu an­nullato da una provvisione fatta dal Legato di Bologna il 18 novembre 1461, con la quale revocava la facoltà al Priore della casa e dell’ospitale di S. Antonio di tenere va­ganti per la città i porci offerti al priorato, ed ordinava che in vece di ciò fossero pa­gate ogni anno a detto Priore cento lire, ritratte dalle rendite del Dazio del Retaglio » (Giuseppe Guidicini, Cose notabili della città di Bologna, III, Bologna 1870, p. 110). S’è accennato a questo strano privilegio perché il Collegio Montalto, quando entrò nei di­ritti del Priorato di S. Antonio, effettivamente continuò a percepire dal Dazio del Reta­glio (cioè della vendita al minuto della carne) le famose 100 lire annue: infatti in ASB, Deman. 41/126%, int. 15, un rogito di Pirro Belliossi del 9 novembre 1622 reca un «Processo fra il Collegio Montalto e i Dazieri del Retaglio, per aver essi omesso di pa­gare lire 108 annue, dovute al Priorato di S. Antonio a titolo de’ porci erranti per la città» dall’anno 1598 al 1621.

[7] Quando Gregorio XIII, con la bolla Romani Pontificis del 1° febbraio 1582 (Bullar. Rom., Vili, pp. 384-386), concesse all’Ordine «Fratrum S. Antonii Viennen- sis » di raccogliere elemeosine per i loro « hospitalia et domus per orbem Christianum longe lateque dispersa, ad quae... miserabiles iflae personae horrendo sacri ignis crucia- tu correptae recursum habere ibique recipi atque curari et sustentari solent», aggiunse chiaramente che la licenza valeva solo per gli ospedali «in quibus hospitalitas actu exer- cetur ».

[8] Dagli strumenti conservati in ASB, Demaniale, possiamo ricostruire abbastanza agevolmente chi sia questo Antonio Giavarino. Il 3 marzo 1509 «Julius quondam Ge- rardi de Glavarinis» risulta essere «Praeceptor Prior nuncupatus ecclesiae S. Antonii de Bononia et S. Antonii de Mutina» (24/7245, int. 20). Suo figlio Achille si era acca­sato con la «honesta mulier domina Isota, filia quondam Johannis de Accursiis, de Re­gio», la quale il 27 aprile 1514 in qualità di «vidua et uxor quondam Achilis de Già-

[9] Lo dice Sisto V nella bolla Inter coeteras del 17 novembre 1588: «Cum Prio­ratus S. Antonii Bononiensis... ex eo quod dilectus filius Antonius Giavarinus s,eu Gla- verinus illius prior eumdem prioratum... resignavit et seu iuri sibi competenti cessit in manihus nostris sponte ad effectum infrascriptum », cioè — come aveva detto prima — « dictum Collegium in alio commodiori loco eiusdem Civitatis Bononiensis stabiliendi » lBullar. Rom., IX, p. 46). La pubblicazione della rinuncia del Giavarino, che secondo la costituzione di Gregorio XHI doveva farsi entro sei mesi, non era ancora avvenuta l’ll maggio 1589, giorno in cui un breve di Sisto V (conservato in ASB, Deman., 27/7248, int. 27) concedeva altri sei mesi per farla. Che la rinuncia sia avvenuta in se­guito a un’intesa possiamo arguirlo dal fatto che Antonio Giavarino il 3 luglio 1591 fu nominato Giudice del Collegio (patente originale di nomina, del Card. Alessandro Pe- retti, in ASB, Deman., 28/7249, int. 1°): ufficio nel quale morì il 2 luglio 1596 (ivi, 72/7293, f. 31v), venendo poi sostituito dal dott. Morandi (ivi, 72/7293, f. 32, Roma

10                 luglio 1596).

[10] Bolla Cathedram militantis Ecclesiae: « Erectionem huiusmodi... revocantes, cas- santes et annullantes, ... Prioratum S. Antonii Bononiae — quem dilectus filius Anto­nius de Javerinis obtinet — supprimimus et extinguimus, ac in palatio et aedificiis sup- pressi Prioratus praedictum Collegium Montis Alti... perpetuo erigimus et instituimus, ipsique Collegio Montis Alti ecclesiam eiusdem suppressi Prioratus necnon aedes prae- dictas cum earum situ, ambitu, circuitu, structuris, aedificiis et pertinentiis universis, etiam perpetuo concedimus et assignamus » (Bullar. Rom., Vili, p. 772).

[11] Pergamena originale in ASB, Deman., 27/7248, int. 16, 4 ott. 1586: «Sixtus PP. V. Dilecte Fili noster, salutem et Apostolicam benedictionem. Cum nuper Ecclesia et Pallatium Prioratus S. Antonii Bononiensis Ordinis eiusdem S. Antonii quam et quod a praedicto Prioratu dudum separavimus ac dismembravimus ad effectum illam et illud Collegio scholarium Montis Alti nuncupato per nos in ipsa civitate Bononiae erec- to uniendi et incorporandi per separationem et dismembrationem huiusmodi modo va- caverit et vacet ad praesens, Nos ne interim dum unio et incorporatio ista perficitur praedicta ecclesia aliqua in spiritualibus et temporalibus detrimenta patiatur providere volentes, circumspectioni tuae per praesentes mandamus, ut statim per te vel alium seu alios corporalem possessionem dictae ecclesiae et palladi ac illis annexorum iuriumque et pertinentiarum quorumcumque Nostro et Camerae Apostolicae nomine capias et ma- nuteneas, amotis inde et expulsis quibuscumque detentoribus et intrusis, quos etiam per easdem praesentes amovemus et amotos denunciamus, illisque propterea actionem spolii aut unde vi competere nullatenus posse, ac irritum et inane si secus super his a quoquam quavis auctoritate scienter vel ignoranter contigerit attemptari decernimus; necnon fructus, redditus et proventus dictae ecclesiae et palladi et annexorum praefato- rum si qui in praesenti extant colligas et conserves, consignandos postea una cum dieta possessione cui nos tibi ordinaverimus; contradictores quoslibet et rebelles per poenas pecuniarias ac privationis beneficiorum et officiorum ecclesiasticorum per eos obtento- rum, et demum per censuras ecclesiasticas aliaque opportuna iuris et facti remedia ap­pellatane postposita compescendo, censurasque et poenas ipsas etiam iteratis vicibus aggravando, invocato quoque ad hoc si opus fuerit auxilio brachii saecularis. Non ob- stantibus... Datum Romae apud S. Marcum sub annulo Piscatoris die quarta octobris 1586 Pontificatus Nostri anno secundo ».

[12] ASB, Deman., 100/7321, 10 ott. 1586, originale e copia: «... de capiendo te- nutam et corporalem possessionem nomine praedicti SS. D. N. Papae et Rev. Camerae Apostolicae ecclesiae et palatii prioratus S. Antonii... quod et quam idem SS. D. N. a prioratu separavit et dismembravit ad effectum uniendi illud et illam Collegio Schola­rium Montis Alti nuncupato in eadem Civitate errecto donec ipsa unio et incorporatio perfici<e>tur et ut in litteris praedictis desuper expeditis continetur». Non è esatto quindi ciò che dicono i cronisti bolognesi e, sulla loro scorta, gli autori successivi, cioè che la presa di possesso del Priorato di S. Antonio sia stata effettuata da Traiano Gallo da Osimo (cfr. Boffito-Fracassetti, Il Collegio..., p. 164, testo e nota 1, con contraddi­zione nell’anno della data.

[13] ASB, Deman., 27/7248, lettera del card. Alessandro Peretti al card. Legato Enrico Caetani, Roma 18 febbr. 1587 (testo inserito alla fine del rogito di retrovendi­ta): «Essendo le case dei Zambeccari di poco frutto al Collegio et considerando V. S. Ill.ma che sia bene di far ritratto, N. S. si contenta che si tiri innanzi da Lei la vendi­ta cominciata col Gentilhuomo de’ Zambeccari che la desidera, et si contenta anchora Sua Santità di pigliare in pagamento li denari che detto Gentilhuomo ha nel Monte della Religione; è ben vero che pare assai caro il prezzo de’ luochi di detto Monte, ma confida Sua Santità che si tratteran tutti da V. S. Ill.ma con ogni possibile vantaggio et servitio del sudetto Collegio, et però se ne rimette in tutto alla prudenza et destrezza sua. Con che io le bascio humilmente le mani».

[14] Pergamena originale in ASB, Deman., 27/7248, int. 20. Complicazioni sorte per il pagamento (cfr. Parisciani, Sisto V..., p. 222, lettera al Vicelegato Borghesi, 29 ott. 1588) condurranno più tardi gli Zambeccari e il Collegio a una lite (ASB, Deman., 46/7267, int. 11, 20 maggio 1616), a cui seguì una transazione (ivi, 89/7310, ff. 6v-12,

4                    maggio 1622): il Collegio chiuse la vertenza con Tesborso di altri 700 scudi.

[15]     Pistolesi, Sisto V..., p. 95; Parisciani, Sisto V..., p. 165; la bolla Muneris nostri con cui Sisto V rinnovava lo Studio Generale di Fermo (13 sett. 1585) è in Bullar. Rom., Vili, pp. 593-598.

[16] Bullar. Rom., IX, pp. 45-57. La bolla, oltre a definire il nuovo numero degli allievi e gli abbondanti privilegi ed esenzioni, pare dovesse anche sanare la situazione giuridica reale, dal momento che la nuova impostazione faceva del Collegio un’istituzio­ne diversa da quella risultante dalle bolle precedenti. Le implicanze giuridiche pratiche furono fatte presenti, dall’economo Pietro Giorgio Camagna, al card. Alessandro Peret- ti, che il 10 febbraio 1588 gli rispose: « S’è già dato ordine che si spedisca nuova bol­la, così per l’erettione, come per l’unione delle chiese che s’è fatta, la qual sanarà ogni difetto» (Parisciani, Sisto V..., p. 196).

[17]   ASB, Deman., 27/7248, int. 24, breve di Sisto V (19 die. 1587) al Vicelegato

L'opera di Gregorio XIII

L’idea di un Collegio pontificio a Bologna non si deve a Sisto V, bensì al bolognese Gregorio XIII Boncompagni, il quale in Roma già stava realizzando un vasto piano di iniziative pedagogico-culturali, desti­nate sia alla formazione di un clero preparato per il ricupero delle zone cadute sotto la riforma protestante, sia per la preparazione di una nuo­va classe dirigente onesta e competente, nelle cui mani egli giustamente vedeva collocato l’avvenire della vera riforma cattolica.

Appena a un anno dalla sua elezione al soglio pontificio, con la bolla Postquam Deo del 6 agosto 1573 egli stabilì su nuove basi, per cento studenti « ex universa Germania septemtrionalibusque illi adiacen- tibus regionibus colligendi», quel Collegio Germanico che Giulio III con la bolla Dum sollicita del 31 agosto 15524 aveva eretto per soli


venticinque studenti e affidato alla direzione dei Gesuiti[1]; lo dotò con rendite di diecimila scudi d'oro e lo privilegiò con ampia esenzione dai dazi e altri gravami[2]. Nel 1575 gli alunni erano già saliti a 130, tutti tedeschi[3], e il rapido progresso del collegio fece decidere il papa alla fondazione di un altro, quello Ungarico, nel monastero di S. Stefano al Celio[4]. Siccome però la dotazione di esso si rendeva problematica, nel 1580 lo unì al Germanico che aveva rendite sovrabbondanti, e da allo­ra i due collegi restarono uniti[5].

Il 13 gennaio 1577, con la bolla In Apostolicae sedis, eresse il Col­legio Greco per alunni non necessariamente destinati alla carriera eccle­siastica[6]. Dopo una permanenza provvisoria in via Ripetta, esso trovò


sede stabile in via del Babuino, con annessa la chiesa di S. Atanasio, di rito greco. Una rendita annua di 1200 scudi d’oro, con altre dota­zioni avvenute in seguito, assicurava il mantenimento degli alunni, die per la maggior parte provenivano dal dominio veneziano di Levante e per questo indossavano, col caftano greco, il berretto veneziano

Nello stesso anno, con la bolla Vices eius del 1° settembre, nella casa dov’era morta S. Caterina da Siena e dietro suggerimento di S. Filippo Neri, Gregorio XIII fondò un nuovo collegio, per accogliervi i giovani venuti alla Chiesa dal Giudaismo o dall’IsIam[7]; e l’anno suc­cessivo diede sede e stabilità economica al Collegio Inglese il quale, fondato nel 1568 a Douai dal futuro card. Guglielmo Alien, si era tra­sferito a Roma nell’ospizio dei pellegrini inglesi presso la chiesa di S. Tommaso [8].

Ancora Tanno prima di morire, prowide all’erezione di un collegio per i Maroniti del Libano[9] e di un altro per gli Armeni[10].

Tutti questi collegi seguivano i corsi di studio presso il Collegio Romano: la geniale istituzione di S. Ignazio e dei Gesuiti, aperta a tut­te le nazioni e in gara coi migliori centri romani di cultura, anche se la fatiscenza degli edifici non solo ne oscurava il prestigio, ma anche sem­brava riservarle un'esistenza effimera. Gregorio XIII ovviò anche a que­sto: fece costruire una nuova sede e dotò copiosamente la giovane uni­versità, che da lui prese il nome di Gregoriana e che anche oggi è tra i più prestigiosi centri mondiali del sapere[11].

Questa politica lungimirante, che solo più tardi si rivelò quanto fosse preziosa per la Chiesa, trovò resistenza nella curia romana, per i pingui benefici ecclesiastici che andavano a finire nel sostentamento de­gli alunni[12]. Ma papa Gregorio, convinto di non poter opporre argine più valido al dilagare del protestantesimo, procedeva deciso nella via in­trapresa, e ancora alla fine della vita ideò la fondazione di un nuovo collegio nella sua città natale per quegli studenti tedeschi che volessero studiar Legge in quella celebre università; anzi, fin dal 5 marzo 1585, con rogito del notaio bolognese Carlo Garelli, aveva acquistato da Emi-


lio del quondam Paolo Zambeccari «unum Pallatium et casamenta ac edifficia illi annexa et connexa, iuraque et iurisdictiones illius, posita in parroquia S. Barbattiani, confinata iuxta Plateolam seu Salicatam S. Francisci, iuxta vias publicas a duobus lateribus »[13]. Non contento di ciò, vagheggiava la fondazione ancora in Roma di altri due collegi, uno per gli Irlandesi e l’altro per i Polacchi, come pure in Lecce o in Bari la creazione di un istituto simile, per accogliervi gli Albanesi e i Serbi dell’opposta sponda adriatica[14], ma la morte (10 aprile 1585) non gli permise di condurre in porto i suoi progetti.


[1]  L’idea era stata di S. Ignazio, e lo scopo era di preparare degni e dotti sacer­doti per la preservazione e il consolidamento della fede in Germania. Il P. Lainez, suc­cessore di S. Ignazio, cercò di conservare l’istituzione — alla quale mancava una solida dotazione — accettando convittori di ogni nazione, anche chi non era intenzionato ad abbracciare lo stato ecclesiastico. Questo però era lasciar cadere lo scopo germanico. Il P. Borgia volle riprenderlo e propose a Gregorio XIII la rifondazione del Collegio. A queste vicende si riferiscono le parole della bolla Postquam Deo: « Considerantes... Col- legium... ob varias quae postea sequutae sunt temporum et rerum difficultates parum processisse nullumque incrementum suscepisse, quin potius quasi destitutum ac praeter- missum esse, quoniam nec reditus ullus, nec quicquam fere certi attributum eo Collegio fuerat, et ob id exiguum admodum puerorum huiusmodi numerum, prae magnitudine provinciae et messis quae in ea est, hoc tempore ali et institui... nos ad hoc opus... animum et mentem nostram convertimus» (Bullarium Romanum, Vili, p. 53); Fliche- Martin, Storia della Chiesa, XVIII/1, Torino 1966, pp. 241-242.

[2]  Con le bolle Ut ceteri e Pro nostri muneris, ambedue del 15 luglio 1574 (Bulla­rium Romanum, Vili, pp. 56-58 e 85-86) papa Boncompagni concedeva esenzioni anco­ra maggiori e determinava la giurisdizione e le facoltà dei cardinali Protettori; con la Quoniam Collegium Germanicum del 20 novembre 1576 concedeva agli alunni, come ca­sa di vacanza e di diporto, «vineam extra Portam Flaminiam, in loco Pesaioli nuncupa- to sitam» (Bull Rom., Vili, pp. 155-158).

[3]  Ludwig von Pastor, Storia dei Papi, IX (Roma 1955), pp. 173 e 182 nota 2.

[4]  Bolla Apostolici muneris del 1° marzo 1579: Bullar. Rom., Vili, pp. 250-254.

[5]  Con la bolla Ex Collegio Germanico del 1° aprile 1584 Gregorio XIII regolò l’ammissione e la permanenza degli alunni nei due collegi riuniti (Bull. Rom., Vili, pp. 447-455). Per essi si veda: Pontificium Collegium Germanicum et Hungaricum: 1573-1973, [Roma, Tip. Pont. Univ. Gregoriana, 1973], pp. 5-88; Friedrich Schroeder, Monumen­ta quae spectant primordia Collegii Germanici et Hungarici collecta et illustrata, Romae 1896; Giulio Cesare Cordara, Collegii Germanici et Hungarici Historia libris IV compre - hensa, Romae 1770; Andreas Steinhauber, Geschichte des Collegium Germanicum Hunga­ricum in Rom, Freiburg i. Br. 1906; Josef Jungnitz, Die Breslauer Germaniker, Breslau 1906.

[6]   Bullar. Rom., Vili, pp. 159-162: «... Ingens animum nostrum subit miseratio Graecae nationis, quae diu olim litterarum scientiarumque eruditionis praestantia et im­perii floruit sublimitate, postea Turcarum subiecta tyrannidi, ad extremam fuit redacta calamitatem et... in tantam scientiarum omnium ignorationem Graeciae populi devene- runt, ut vix ullus inter eos reperiatur, qui illas prof iteri et alios docere possit... Quocir- ca, cupientes antiquam et celebrem nationem ab huiusmodi ignorantiae caligine... revo-

[7]   Bullar. Rom., Vili, pp. 188-191. Questa istituzione determinò un numero così grande di conversioni, che presto «il luogo non fu bastante» (Pastor, Storia..., IX, p. 180, n. 1, ove è citato il ms. vat. Ottoboniano 2452 con l’elenco dei giovani battezzati

il             18 aprile 1579; cfr. oggi Wipertus H. Rudt de Collenberg, Le baptème des juifs à Rome de 1614 à 1798 selon les registres de la «Casa dei Catecumeni», in «Archivum Hi- storiae Pontificiae », 24, 1986, pp. 91-231; 25, 1987, pp. 105-261; 26, 1988, pp. 119- 294). Il Collegio, prima in S. Giovanni in Mercatello nella regione Campitelli, poi in S. Eustachio nella stessa regione, ad istanza del card. Protettore Antonio Barberini fu tra­sferito da Urbano VIII presso la chiesa di S. Maria ai Monti; la direzione di esso, pri­ma svolta da una confraternita di chierici, ad istanza del card. Fulvio Astalli venne affi­data alla Congregazione dei Pii Operai da Clemente XI con la bolla Salvatoris nostri del

2                    gennaio 1712 (Bullar. Rom., XXI, pp. 466-478).

[8]   Con la bolla Quoniam divinae del 23 aprile 1578 e con l’assegnamento d’una rendita annua di 3000 scudi d’oro, a cui s’aggiunse l’abbazia di S. Sabino presso Vi­cenza con altri 3000 ducati annui, Gregorio Xm potè portare il numero degli alunni a «non meno di cinquanta» (Pastor, Storia..., IX, pp. 175-176). Eloquenti le parole del­la bolla: «Versantur quotidie ante oculos nostros iuvenes, ex ilio miserrimo regno huc profugientes, qui... patria, parentibus et bonis relictis, sese nobis ad catholicae religionis in qua nati sunt institutionem suscipiendam miserabiliter offerunt, eo animo ut salutem sibi primo comparent, deinde vero ut, post adeptam divinarum rerum scientiam, in Angliam ad alios qui a via veritatis declinarunt erudiendos revertantur» (Bullar. Rom.. Vili, pp. 208-214). Circa gli ex alunni di questo Collegio, che fu definito «seminario di martiri, i quali baciavano gli strumenti di tortura, benedicevano il boia e abbraccia­vano la scala che li conduceva alla forca» (Pastor, IX, 176), si veda il Li ber ruber ven. Collegii Anglorum de Urbe, edited by Wilfrid Kelley, I (Publications of thè Catholic Record Society, 37), London 1940; II (Publications..., 40), London 1943. Per il Colle­gio: Francis Aidan Gasquet, A history of thè venerable English College, Rome, London- New York, 1920; Luigi e Pierluigi Lotti, La Comunità cattolica inglese di Roma: la sua chiesa e il suo collegio (I quaderni dell’Alma Roma, 18), Roma 1978.

[9]   Bolla Humana sic del 27 giugno 1584 (Bullar. Rom., VIII, pp. 475-480), nelle case annesse alle due parrocchie di S. Giovanni de Ficoria e di S. Andrea delle Fratte, nel rione Trevi.

[10]  Bolla Romana Ecclesia del 13 ottobre 1584 (Bullar. Rom., Vili, pp. 493-496): « Ex intimo corde desiderantes tam numerosae tamque piae nationi qua possumus sub- venire... proprium Collegium eidem nationi in alma Urbe erigere decrevimus, in quo adolescentes selecti bonaeque indolis et expectationis Sedis Apostolicae impensis alantur et bonis moribus sanaque doctrina imbuantur, ut iidem postea, ad suos remeantes, quam maximo eis adiumento et consolationi spiritualibus in rebus esse possint». Per il nuovo Collegio Armeno, fondato da Leone XIII in via S. Nicola da Tolentino, cfr. Me­morie del Pont. Collegio Armeno 1883-1953, Venezia-San Lazzaro 1958.

[11]     Fliche-Martin, Storia..., XVIII/1, p. 239; Ernesto Rinaldi, La fondazione del Collegio Romano: memorie storiche, Arezzo 1914; Ricardo Villoslada, Storia del Collegio Romano dal suo inizio (1551) alla soppressione della Compagnia di Gesù (1773), Roma 1954. Nel 1870, quando lo Stato italiano la cacciò dal Collegio Romano, l’Università Gregoriana trovò rifugio negli edifici del Collegio Germanico, dove entrambe le istitu­zioni convissero per una ventina d’anni, fino a che, aumentati gli studenti tedeschi, il Germanicum si procurò una nuova sede nell’ex Hotel Costanzi (Pastor, Storia..., IX, p. 182, nota 2).

[12]     Pastor, Storia..., IX, pp. 184-186.

[13]  Troviamo questa descrizione nello strumento di retrovendita del 14 marzo 1587, a rogito di Alessandro Silvestri e Cesare Furlani, fatta dalla Camera Apostolica a Flaminio Zambeccari: Arch. di Stato di Bologna (e così sempre: ASB), Demaniale, 27/7248, interno 20. L’intenzione di Gregorio XIII è così riferita da Sisto V nella bolla Omnipotentis Dei: «Cum... felicis recordationis Gregorius papa XIII praedecessor noster in Civitate Bononiensi, quae omnium liberalium artium doctrinarumque studiis semper floruit, quasdam aedes animo et intentione unum Collegium Scholarium Germanicae vel alterius nationis in eis instituendi nomine et impensis Camerae Apostolicae praetio sep- tem millium scutorum auri vel alterius verioris summae emi et acquiri curaverit, morte- que praeventus hunc mentis suae conceptum executioni demandare nequiverit... » (Ro­ma, Arch. Segr. Vaticano, Secr. Brev. 162, f. 107v; cfr. più avanti, Appendice prima). La « saliciata di S. Francesco » corrispondeva all’odierna piazza Malpighi, cioè a quel lungo piazzale ricavato nel 1290 mediante il riempimento del fossato che costeggiava le mura cittadine e più tardi selciato con grossi ciotoli di fiume: da qui il nome.

[14]     Pastor, Storia..., IX, p. 184.

IL PONTIFICIO COLLEGIO «MONTALTO» IN BOLOGNA (1585-1797)

chiesa s.antonio abateQuando, nel lontano 1950, varcai per la prima volta la soglia del Collegio San Luigi in Bologna, dove l’obbedienza mi aveva destinato, rimasi meravigliato nel vedere scolpita sull’architrave di tutte le porte del pianterreno, in elegantissime lettere capitali, la frase Sixtus V Pont. Max., e mi chiesi come mai i Barnabiti, che si erano stabiliti a Bologna nel 15991 avessero a che fare con Sisto V, deceduto nel 1590. Docu­mentatomi, seppi che solo dal 1873 i Barnabiti avevano trasferito il lo­ro collegio in questa sede, nella quale in precedenza si trovava un altro collegio, denominato dalla città marchigiana di Montalto e fondato ap­punto da papa Sisto V per i marchigiani che venivano a frequentare l’università di Bologna2. Ovviamente, mi venne voglia di saperne di più, circa questa preistoria del Collegio San Luigi; e da allora cominciai a raccogliere quanto mi veniva fatto di trovare, anche in vista del bi­centenario del collegio barnabitico (1773-1973), per una vagheggiata pubblicazione che poi si ridusse a un semplice articolo nella rivista « Il San Luigi», uscita quell’anno in numero speciale3.

Riprendo ora questi appunti, a quattro secoli esatti dalla bolla sistina Inter coeteras (17 novembre 1588) che, come vedremo, segna l’inizio ufficiale del Collegio Montalto, anche se la prima bolla che lo riguarda è del 1585 e i primi alunni vi furono accolti il 3 novembre 1587.

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1 Orazio Premoli, Storia dei Barnabiti nel Cinquecento, Roma 1013, pp.359-360.
2 Giuseppe Boffito e Francesco Fracassetti, II Collegio San Luigi dei Padri Barnabiti in Bologna (1773-1873-1923), Bologna 1925, pp. 161-172: studio che rimane ancora fondamentale. Prima del Boffito (che vi accenna anche in Biblioteca Barnabitica, I, Firenze 1933, p. 267) si era occupato del Collegio Montalto Giuseppe Castelli, Il Collegio Montalto in Bologna: saggio storico (Ascoli Piceno, Stab. Tip. Cesari, 1886, 12 pp., già edito nel «Piceno» del 24 ott. 1886), che però si limita a riprodurre i dati risultanti dalla bolla Inter coeterase dalle Costituzioni del Collegio; e soprattutto il can. Francesco Pistolesi, Sisto V e Montalto da documenti inediti (Montalto Marche, 1921), pp. 94-100, ristampato tale e quale in Alma terra natia (Roma 1934, pp. 143-148); pri­ma aveva pubblicato la bolla sistina Cathedram militantis (la seconda, in ordine di tempo, riguardante il Collegio Montalto) in «Picenum Seraphicum», V (1919), pp. 83-94. Recentemente se ne è occupato Gian Paolo Brizzi, I Collegi per borsisti e lo Studio bolognese: caratteri ed evoluzione di un istituzione educativo-assistenziale fra XIII e XVIII secolo [Studi e Memorie per la Storia dell’Università di Bologna, nuova serie, vol. IV], Bolo­gna 1984, pp. 129-138, con molte inesattezze alle pp. 129-130, ma con l’importante In­ventario dell’ex Archivio del Collegio Montalto (ora all’Archivio di Stato di Bologna) alle pp. 131-138. Ancor più recentemente se ne è occupato Gustavo Parisciani, Sisto V e la sua Montalto (Padova, [1986], pp. 163-167), che avremo modo di citare spesso. Di minori pretese, ma assai preciso, è il breve studio di Anna BALSAMO e Maria Cristina Tagliaferri, Palazzo Montalto, in Stefano Zironi (a cura di), La basilica di San Paolo Maggiore e il suo territorio nella storia e nell’arte, Bologna 1986, pp. 76-78 (ristampato con titolo Quattro secoli di storia del Collegio Montalto, in « Il San Luigi 1986-87: rassegna dell’anno scolastico 1986-87 », pp. 12-14).
— Nel presente studio si sfrutteranno quasi esclusivamente i documenti dell'ex Archivio Montalto, ora nel fondo Demaniale dell’Archivio di Stato di Bologna (citato sempre ASB seguito dai caratteristico doppio numero barrato di segnatura), senza attardarci a rettificare le molte affermazioni errate degli studiosi precedenti Va notato che in Italia esistono ben otto cittadine denominate Montalto: il Collegio bolognese prende nome da Montalto Marche (Ascoli Piceno), città natale di papa Sisto V.

3 Il palazzo Montalto in Secondo centenario della fondazione del Collegio S. Luigi dei Padri Barnabiti, Bologna, Cacciari, 1974, pp. 29-35.

Comitato internazionali delle Celebrazioni V Centenario della Nascita di Sisto V

COMITATO INTERNAZIONALE PER LE CELEBRAZIONI DEL V CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V (1521-2021)

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Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca
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Presidente della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia
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Stefano Bonaccini, Presidente della Giunta Regionale Emilia Romagna
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Sindaco di Siena
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Rettore dell’Università di Ancona
Francesco Ubertini, Rettore dell’Università di Bologna
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Maria Del Zompo, Rettore dell’Università di Cagliari
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Luigi Dei, Rettore dell’Università di Firenze

Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università Federico II di Napoli
Corso Umberto I - 80138 NAPOLI
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Filippo de ROSSI, Rettore dell’Università del Sannio
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Tel. 0577 235515 - Fax 0577 232202
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Flavio Corradini, Rettore dell’Università di Camerino
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Eugenio Gaudio, Rettore dell’Università di Roma «La Sapienza»
Telefoni (+39) 06 4958568 - (+39) 06 4991 0292
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Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Roma «Tor Vergata»
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Massimo Carpinelli, Rettore dell’Università di Sassari
Segreteria generale del Rettorato e della Direzione Piazza Università 21, I piano, Sassari (SS)
079 228810 / 12 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Vilberto Stocchi, Rettore dell’Università di Urbino
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Direttore Generale dell’Ufficio Centrale per i Beni Ambientali, Architettonici, Archeologici, Artistici e Storici
Direttore Generale dell’Ufficio Centrale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali
Direttore Generale dell’Ufficio Centrale per i Beni Archivistici
Direttore Generale per l’istruzione Universitaria — Ministero della Pubblica Istruzione
Direttore Generale per la Cooperazione Culturale —Ministero degli Affari Esteri
Arcivescovo delegato pontificio di Loreto
Delegato per la Città del Vaticano
Arcivescovo di Fermo
Vescovo di Ascoli Piceno
Vescovo di Camerino
Carlo Bresciani, Vescovo di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto
Fra Marco Tasca, Ministro Generale dei Minori Conventuali
Preside della Pontificia Facoltà Teologica di S. Bonaventura dei Frati Minori Conventuali
Primicerio della Fabbrica di Loreto
Direttore dell’istituto di Storia dell’Arte — Università di Roma «La Sapienza»
Direttore del Dipartimento di Storia — Università di Roma «La Sapienza»
Direttore del Dipartimento di Storia dell’Architettura e Conservazione dei Beni Architettonici — Università di Roma «La Sapienza»
Presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche
Presidente della Società Romana di Storia Patria Presidente dell’istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea
Presidente del Centro di Studi Avellaniti Presidente del Centro Studi per la Storia dell’Architettura
Presidente del Centro Studi sulla Cultura e l’immagine di Roma
Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei
Presidente dell’Accademia Nazionale di S. Luca
Presidente dell’istituto Nazionale di Studi Romani
Presidente dell’Academia Sistina
Direttore Generale dell’istituto della Enciclopedia Italiana
Direttore dell’istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
Direttore della rivista «Studia Picena»
Direttore dell’istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana
Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano
Delegato della Rev. Fabbrica di S. Pietro
Direttore Generale dei Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie
Presidente dell’ENIT
Presidente dell’ACRI
Presidente dell’ABI
Direttore dell’Archivio di Stato di Ancona
Direttore dell’Archivio di Stato di Ascoli Piceno
Direttore dell’Archivio di Stato di Macerata
Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro
Direttore dell’Archivio di Stato di Roma
Soprintendente per i Beni Ambientali e Architettonici del Lazio
Soprintendente per i Beni Ambientali e Architettonici delle Marche
Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Roma
Soprintendente per i Beni Artistici e Storici delle Marche
Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
Direttore della Biblioteca Hertziana
Direttore della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea
Direttore dell’istituto di Archeologia e Storia dell’Arte Giulio Carlo Argan, Accademia Nazionale dei Lincei
Eugenio Battisti, Università di Roma «Tor Vergata»
Sandro Benedetti, Università di Roma «La Sapienza»
Renato Bonelli, Università di Roma «La Sapienza»
Franco Borsi, Università di Firenze
Corrado Bozzoni, Università di Roma «La Sapienza»
Paolo Brezzi, Università di Roma «La Sapienza»
Arnaldo Bruschi, Università di Roma «La Sapienza»
Maurizio Calvesi, Università di Roma «La Sapienza»
Giovanni Carbonara, Università di Roma «La Sapienza»
Guglielmo De Angelis d’Ossat, Accademia Nazionale dei Lincei
Romeo De Maio, Università di Salerno
Gabriele De Rosa, Università di Roma «La Sapienza»
Marcello Fagiolo, Università di Firenze
Luigi Fiorani, Biblioteca Apostolica Vaticana
Enrico Guidoni, Università di Roma «La Sapienza»
Richard Krautheimer, Biblioteca Hertziana
Georg Lutz, Istituto Storico Germanico di Roma
Maria Luisa Madonna, Università di Palermo
Torgil Magnuson, Istituto di Cultura Svedese di Roma
Gaetano Miarelli Mariani, Università di Roma «La Sapienza»
Giovanni Morello, Biblioteca Apostolica Vaticana
Paolo Portoghesi, Università di Roma «La Sapienza»
Paolo Prodi, Università di Trento
Gianfranco Spagnesi, Università di Roma «La Sapienza»
Luigi Spezzaferro, Università di Roma «La Sapienza»
Claudio Tiberi, Università di Roma «La Sapienza»
Pietro Zampetti, Università di Urbino
Giuseppe Zander, Università di Roma «La Sapienza»
Giunta Esecutiva
Paolo Brezzi (Presidente)
Marcello Fagiolo (Coordinatore)
Sandro Benedetti (Tesoriere)
S.E. Giuseppe Chiaretti, Vescovo di Montalto
Presidente della Giunta Regionale del Lazio
Presidente della Giunta Regionale delle Marche
Sede
Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Ufficio Centrale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali
Via di Villa Sacchetti, 5, 00197 Roma
Segreteria
c/o Centro di Studi sulla Cultura e l’immagine di Roma.
Via della Lungara 10, 00165 Roma
Comitato d'onore per lo Stato della Città del Vaticano
S. Em.za Rev.ma il cardinale Angelo Sodano
Segretario di Stato di Sua Santità
S. Em.za Rev.ma il cardinale Virgilio Noè
Arciprete della basilica Vaticana
Presidente della Fabbrica di S.Pietro
S. Em.za Rev.ma il cardinale Camillo Ruini
Vicario Generale di Sua Santità per la città di Roma
S. Em.za Rev.ma il cardinale Rosalio José Castillo Lara
Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato
S. Em.za Rev.ma il cardinale Ugo Poletti
Arciprete della Patriarcale basilica Liberiana
S. Em.za Rev.ma il cardinale Paul Pouparad
Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura
S.Ecc.za Rev.ma Mons. Giovanni Battista Re
Sostituto della Segreteria di Stato
S. Ecc.za Rev.ma Mons. Luigi Poggi
Pro-Bibliotecario di S. Romana Chiesa
S. Ecc.za Rev.ma Mons. Francesco Marchisano
Segretario della Pontifìcia Commissione per la conservazione del Patrimonio Artistico e Storico della Chiesa
Rev.mo p. Leonard E. Boyle O.P.
Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana
S. Ecc.za il Marchese Don Giulio Sacchetti
Delegato Speciale della Pontifìcia Commissione per lo Stato
Prof. Carlo Pietrangeli
Direttore Generale dei Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie

La Mostra è stata realizzata in collaborazione con
BNL - Banca Nazionale del Lavoro
BANCA DI ROMA
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Si ringrazia inoltre
ACEA
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PROGRESS – INSURANSE BROKER

V CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V - COMITATO NAZIONALE ARCHEOCLUB D'ITALIA

celebrazioni v centenario

CELEBRAZIONI DEL V CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V (1521 – 2021)

L'Archeoclub d'Italia Onlus è lieto d'invitarti a far parte del Comitato organizzatore delle Celebrazioni Sistine che avranno inizio il 13 dicembre 2021 e termineranno il 13 dicembre 2022.

Esse prevedono la riproposizione di una serie di eventi che caratterizzarono la straordinaria epopea di Felice Peretti Montalto, divenuto papa nel 1585 col nome di Sisto V, e comprenderanno anche i principali esponenti della sua famiglia.

Gli eventi si terranno nelle città e terre che maggiormente hanno conservato memoria storica del grande Pontefice e sono state distinte tra NAZIONALI e INTERNAZIONALI come riportato nel menu a fianco (nella versione on line) e allegate alla presente nella versione cartacea.

Auspico vivamente che vorrai unirti a noi per non privarci del tuo valido e fattivo contributo che saprai e vorrai darci per la buona riuscita delle Celebrazioni che non mancheranno di fornire importanti risultati in termini di visibilità dell’Associazione e ricadute economiche significative per il territorio.

 

LETTERA PASTORALE DI MONS. LUIGI FERRI PER IL IV CENTENARIO SISTINO*

mons.luigi ferriFratelli e Figli dilettissimi in Gesù Cristo, pace, salute e benedizione.

Fin dal febbraio 1921 io Vi annunziavo sul Bollettino Diocesano la solenne commemorazione che avremmo col divino favore celebrato in diocesi del IV Centenario della nascita del nostro immortale concittadino il Pontefice SISTO V; e, pur non entrando in particolari sulle forme della medesima, vi invitavo a ringraziare il Signore, come di una provvidenziale occasione per il risveglio di tutta la nostra vita religiosa: risveglio di gloria al grande Fondatore della diocesi, risveglio di santa operosità per noi; non ci può essere mezzo migliore - io dicevo - per onorare la memoria del gran Papa, che proporci di emularne la vasta cultura, la singolare pietà e quella integrità di giustizia e fermezza di carattere, onde s’impose all’ammirazione universale dei contemporanei e dei posteri.

Or voi avete appreso per fama, e l’avrete pur letto sull’interessante Bollettino commemorativo del Centenario, come e quanto il Comitato Sistino sia riuscito ad affermare non solo in diocesi, ma per tutto il mondo, specialmente nell’alma città di Roma, l’opportunità e la grandiosità della Commemorazione: la parte attiva che vi ha preso la stampa, le approvazioni dei dotti e dei più venerandi Presuli della Chiesa, e, più che tutto, l’autorevole e augusta parola dei Sommi Pontefici BENEDETTO XV di s. m. e PIO XI f. r. e il Loro generoso concorso al monumento morale che intendiamo erigere nel capoluogo della diocesi, ha portato tale un lustro alla fausta ricorrenza che, francamente, non avremmo potuto desiderare maggiore. Larga e maestosa è, dunque, la base dell’opera: tocca ora a noi coronarne la cima.

È per questo, o dilettissimi, che torno a Voi con questa mia (lettera) esortatrice, affinché non avvenga che a inizi così gloriosi corrisponda un debole effetto; e noi, che sopra ogni altro popolo dovremmo dell’auspicato avvenimento gloriarci e partecipare i provvidi frutti, avessimo invece a dare al mondo uno spettacolo miserando di folle ignavia ed insipienza.

Montalto Marche, 10 giugno 1922

† Luigi Ferri, vescovo
______________

* (da “il IV centenario dalla nascita di Sisto V”, Bollettino mensile ufficiale del Comitato centrale promotore. Montalto M.- Grottammare 1921/23, fascicolo ottavo, p. 97).

LETTERA DEL PAPA PIO XI AL VESCOVO DI MONTALTO LUIGI FERRI IN OCCASIONE DEL IV CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V

pio xi

 

ITALIANO   LATINO

Al Ven. fratello LUIGI Vescovo di Montalto
PIO PAPA XI
Venerabile fratello
Salute et Apostolica Benedizione
Non molto addietro a voi che vi proponevate di celebrare il IV centenario della nascita di Sisto V, il Nostro predecessore Benedetto XV di felice memoria mandò un’affettuosissima lettera, nella quale ricordando per sommi capi le geste di quell’eccellentissimo Pontefice, lo proponeva all’ammirazione universale.
Ora poi apprendiamo che tra breve per lo stesso motivo celebrate feste, e che i Montaltesi desiderano che anche Noi abbiamo a partecipare a codesti pubblici gaudi.
E noi lo facciamo volentieri con questa lettera, non soltanto per assecondare la brama di così diletti figli, ma altresì per consacrare in certo qual modo con l’Autorità Pontificia la commemorazione di un tanto Uomo. Confidiamo che non andrà privo di frutto tale ricordo, come quello che gioverà assai tra l’altro a divulgare sempre più i meriti singolari con i quali questa Apostolica Sede ha ognora beneficato l’umana società. E poiché voi avete ideato di fondare un Istituto da dedicarsi all’immortale vostro concittadino. Noi ancora vogliamo al possibile aiutare questa opera, destinando a tal fine una certa somma di danaro.
Del resto per crescere splendore al fausto evento, ti concediamo, o Venerabile Fratello, che nel giorno della maggiore solennità tu benedica in nome Nostro agli astanti concedendo loro la plenaria indulgenza delle colpe, da lucrarsi s’intende alle solite condizioni. Ed auspice dei doni celesti e caparra della nostra patema benevolenza a Te ed a tutto il clero e popolo impartiamo di tutto cuore l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma presso S. Pietro il 10 Agosto 1922, l’anno primo dei nostro pontificato.
PIO PAPA XI

 

Venerabili Fratri 
ALOISIO Episcopo Montisalti

PIUS PP. XI

Venerabilis Frater
salutem et apostolicam benedictionem.

Haud ita pridem constituentibus vobis natalem agere Xysti V Quadringentesimum, decessor Noster f.r. Benedictus XV peramantes litteras dedit, quibus res gestas praestantissimi illius Pontificis summatim recolens, admirationi omnium eum proponebat. Nunc autem comperimus sollemnia proxime ob eandem causam a vobis celebratum iri, atque optare montealtenses ut Nosmet ipsi pubblicas istas laetitias participemus. Equidem id facinus libentes per hanc epistulam; non modo ut tam dilectis filiis geramus morem, sed etiam ut tanti viri commemorationem pontificali auctoritate quodam modo consecremus. Confidimus non vacuam fore fructu hiusmodi recordationem, utpote quae valde conferet, inter alia, ad vulganda magis magisque mira illa promerita quibus semper Apo¬stolica haec Sedes societatem humanam prosecuta est. Quoniam vero Institutum vos condere cogitastis immortali civi dicandum, Nos quoque, pro facultate, hoc opus iuvare volumus, certam pecu¬niae vim in hanc rem destinando. Ceterum splendorem fausti eventus augendi gratia, tibi damus, Venerabilis Frater, ut, solemniori die, adstantibus nomine Nostro benedicas, Plenariam eisdem admissorum veniam proponenes, usitatis videlicet conditionibus lucrandam. Ac caelestium munerum auspicem patemaeque benevolentiae Nostrae testem, tibi cunctoque tuo clero et populo Apostolicam Benedictionem effuso animo impertimus.
Datum Romae apud Sanctum Petrum, die X mensis augusti MCMXXII,Pontificatus Nostri anno primo.
PIUS PP. XI

___________

Le due lettere papali sono state riprese dal bollettino diocesano di Montalto, “La Diocesi di Sisto V”, n. 1/1922 e n. 14/1922.

 

LETTERA DEL PAPA BENEDETTO XV AL VESCOVO DI MONTALTO LUIGI FERRI IN OCCASIONE DE IV CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V

 

258 benedettoxv

 

ITALIANO   LATINO

AI venerabile Fratello LUIGI 
Vescovo di Montalto 
BENEDETTO PP. XV 
Venerabile Fratello Salute e apostolica benedizione

L’iniziativa presa dai tuoi Montaltesi, sotto la tua direzione, di festeggiare solennemente la prossima ricorrenza del IV centenario
della nascita di Sisto V, è da Noi molto lodata e approvata. Perché, essendosi ormai generalizzata l’usanza di celebrare in precise ricorrenze la memoria dei sommi personaggi che vissero nel passato, non si deve per nessun modo tralasciare questo personaggio che a giudizio comune, sia per la grandezza d’animo e di mente, sia per la gloria delle imprese compiute, fu Pontefice e Sovrano singolarissimo. Egli infatti, appena giunto a questa suprema dignità ed ebbe costatato come da un osservatorio le condizioni della cristianità e della società civile, fu visto con incredibile alacrità applicarsi a provvedere a tutti i loro bisogni; e in questo adoperò tanta insigne prudenza e celerità da far meraviglia come abbia potuto in così breve spazio di tempo intraprendere audacemente tante e così grandi opere e condurle felicemente a termine. E, pur essendo nel regime giudiziario un esempio di severità e giustizia, assai opportuno a quei tempi, Egli tuttavia non permetteva che vi fosse alcun tipo di miseria cui non provvedesse con generoso e caritatevole soccorso: sicché anche oggi sopravvivono i monumenti della sua beneficenza e liberalità. Alle altre sue doti si deve poi aggiungere anche l’aver promosso con somma magnificenza i benefici e gli ornamenti delle belle arti e della civiltà: e per questo la stessa Roma deve a Sisto V il suo grande e caratteristico splendore.
Pertanto è senza dubbio giusto e conveniente che voi festeggiate la memoria di un tale importante personaggio, dal quale codesta città è stata in sommo grado onorata. Ciò fa molto piacere anche a Noi ed appare cosa molto opportuna, non solo perché in questo Pontefice rifulgono meravigliosamente i meriti immortali del Pontificato romano verso l’umana società, ma anche perché nell’odiemo e diffuso abbattimento o perversità di animi, mentre giace quasi abbandonata la maestà delle leggi e l’autorità dei governi, crediamo che a fortificare nel popolo la coscienza dei diritti e dei doveri, possono giovare molto, se posti in buona luce, questi chiari esempi di giustizia, di costanza e di severa disciplina. Noi pertanto, fin da ora ben volentieri prendiamo parte, per quanto possiamo, alle istituzioni che pensate di far sorgere in modo permanente per onorare un così grande Nome: a te poi concediamo volentieri che nel prossimo giorno anniversario della nascita di Sisto V, dopo il solenne Pontificale, benedica il popolo con Nostra autorità e conceda ad esso l’indulgenza plenaria da lucrarsi alle solite condizioni. Chiedendo le celesti grazie e a testimonianza della Nostra benevolenza, affettuosamente impartiamo a te, venerabile Fratello, ai membri del Comitato o Consiglio e al Clero e al popolo tuo l’apostolica benedizione.
Dato a Roma presso S. Pietro il 9 dicembre 1921, l’anno ottavo del 
Nostro pontificato.
BENEDETTO PP. XV

  Venerabili Fratri ALOISIO 
Episcopo Montisalti 
BENEDICTUS PP. XV
Venerabilis Frater
Salutem et apostolicam benedictionem.
Consilium a Montealtensibus tuis, te duce, initum singulari solemnitate propediem quadringentesimum Xisti V natalem agendi, equidemlaudamus magnopere et probamus. Nam quando hoc est in mores nostros inductum, ut summorum hominum, qui olim fuerint, memoria certis temporum intervallis celebretur, profecto non est hic praetereundus, quem tum animi atque ingenii magnitudine,
tum rerum gestarum gloria consentiunt omnes et Pontificem et Principem praestantissimum fuisse. Qui, ut hoc fastigium dignitatis attigit atque ex hac tamquam specula circumspexit quo loco res esset christiana et pubblica, incredibili alacritate visus est incumbere ad omnia quaecumque oporteret, ordinanda: in quo quidem insignem et prudentiam et celeritatem adhibuit ut mirabile sit, tam multa tamque magna eum tam brevi spatio audaciter suscepta perfecisse feliciter. Isque cum in iudiciis administrandis specimen severitatis iustitiaeque esset, iis temporibus accomodatissimum, tamen nullum miseriarum genus patiebatur esse, cui non largiter pro copia succurreret; hodieque extant beneficentiae liberalitatisque eius monumenta. Ad ceteras autem ipsius laudes ille quasi cumulus accedit quod bonarum artium atque humanitatis commoda et ornamenta magnificentissime promovit: quo nomine multum Xisto V sui spelndoris haec ipsa alma Urbs in primis debet.
Itaque talis tantique viri a vobis honestari memoriam, a quo maxime ista civitas nobilitata sit, omnino aequum est et consentaneum. Idem autem Nobis pergratum accidit, utpote quod valde opportunum videatur, non modo quia immortalia Romani Pontificatus erga humanam societatem promerita egregie in hoc Pontifice illustrantur, sed etiam quia in tam late fusa animorum vel ignavia vel contumacia, cum fere iacet maiestas legum reique pubblicae auctoritas, aliquid ad roborandam vulgo vel iuris vel officii conscientiam putamus tam clara iustitiae, constantiae, severaeque disciplinae exempla posse valere, siquidem in bono lumine collocentur. Non igitur, quae vos tanto nomini perpetuum in modum honorando instituere cogitatis, ea libenter, quoad licet, iam nunc participamus: tibi autem hoc ultro tribuimus ut proximo die anniversario natalis Xisti V, post solemne sacrum, populo ex Nostra auctoritate benedicas et plenariam peccatorum veniam largiare, usitatis condicionibus lucrandam. Auspicem vero coelestium munerum ac testem benevolentiae Nostrae, apostolicam benedictionem, tibi, venerabilis frater, caeterisque qui ex isto comitatu seu consilio sunt et Clero populoque tuo peramanter impertimus. Daataum Romae apud Sanctum Petrum die IX mensis Decembris MCMXXI, Pontificatus Nostri anno octavo.
Benedictus PP. XV

_____________

Le due lettere papali sono state riprese dal bollettino diocesano di Montalto, “La Diocesi di Sisto V”, n. 1/1922 e n. 14/1922. 

La Contesa fra Sisto V e Venezia per Enrico IV di Francia di Italo Raulich (fine XIX secolo)

Il protestante Enrico re di Navarra é l' erede al Regno di Francia dopo l' assassinio di Enrico III di Valois (1°agosto 1589) che a sua volta aveva eliminato nel dicembre 1588 Enrico di Guisa e il fratello Cardinale capi della Lega cattolica appoggiata dal re di Spagna, Filippo II. La sua incoronazione avviene il 2 agosto 1589.

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Reggente Convento dei Frari - Venezia

Venezia

- Sisto conserva buoni rapporti con la Serenissima, rinunciando ad ogni rivendicazione giurisdizionale e mitigando le clausole più urtanti della Bolla "In coena Domini", contando su un' azione risolutiva contro gli ottomani nel Mediterraneo.
Il doge Pasquale Cicogna (1585-1595) dona Palazzo Gritti a Venezia al Papa che diventerà la residenza dei nunzi apostolici.
Sisto V autorizza a spostare il vescovado da Concordia a Portogruaro e la chiesa maggiore di questo luogo viene eletta concattedrale.

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