2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

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CELEBRAZIONI

L'opera di Gregorio XIII

L’idea di un Collegio pontificio a Bologna non si deve a Sisto V, bensì al bolognese Gregorio XIII Boncompagni, il quale in Roma già stava realizzando un vasto piano di iniziative pedagogico-culturali, desti­nate sia alla formazione di un clero preparato per il ricupero delle zone cadute sotto la riforma protestante, sia per la preparazione di una nuo­va classe dirigente onesta e competente, nelle cui mani egli giustamente vedeva collocato l’avvenire della vera riforma cattolica.

Appena a un anno dalla sua elezione al soglio pontificio, con la bolla Postquam Deo del 6 agosto 1573 egli stabilì su nuove basi, per cento studenti « ex universa Germania septemtrionalibusque illi adiacen- tibus regionibus colligendi», quel Collegio Germanico che Giulio III con la bolla Dum sollicita del 31 agosto 15524 aveva eretto per soli


venticinque studenti e affidato alla direzione dei Gesuiti[1]; lo dotò con rendite di diecimila scudi d'oro e lo privilegiò con ampia esenzione dai dazi e altri gravami[2]. Nel 1575 gli alunni erano già saliti a 130, tutti tedeschi[3], e il rapido progresso del collegio fece decidere il papa alla fondazione di un altro, quello Ungarico, nel monastero di S. Stefano al Celio[4]. Siccome però la dotazione di esso si rendeva problematica, nel 1580 lo unì al Germanico che aveva rendite sovrabbondanti, e da allo­ra i due collegi restarono uniti[5].

Il 13 gennaio 1577, con la bolla In Apostolicae sedis, eresse il Col­legio Greco per alunni non necessariamente destinati alla carriera eccle­siastica[6]. Dopo una permanenza provvisoria in via Ripetta, esso trovò


sede stabile in via del Babuino, con annessa la chiesa di S. Atanasio, di rito greco. Una rendita annua di 1200 scudi d’oro, con altre dota­zioni avvenute in seguito, assicurava il mantenimento degli alunni, die per la maggior parte provenivano dal dominio veneziano di Levante e per questo indossavano, col caftano greco, il berretto veneziano

Nello stesso anno, con la bolla Vices eius del 1° settembre, nella casa dov’era morta S. Caterina da Siena e dietro suggerimento di S. Filippo Neri, Gregorio XIII fondò un nuovo collegio, per accogliervi i giovani venuti alla Chiesa dal Giudaismo o dall’IsIam[7]; e l’anno suc­cessivo diede sede e stabilità economica al Collegio Inglese il quale, fondato nel 1568 a Douai dal futuro card. Guglielmo Alien, si era tra­sferito a Roma nell’ospizio dei pellegrini inglesi presso la chiesa di S. Tommaso [8].

Ancora Tanno prima di morire, prowide all’erezione di un collegio per i Maroniti del Libano[9] e di un altro per gli Armeni[10].

Tutti questi collegi seguivano i corsi di studio presso il Collegio Romano: la geniale istituzione di S. Ignazio e dei Gesuiti, aperta a tut­te le nazioni e in gara coi migliori centri romani di cultura, anche se la fatiscenza degli edifici non solo ne oscurava il prestigio, ma anche sem­brava riservarle un'esistenza effimera. Gregorio XIII ovviò anche a que­sto: fece costruire una nuova sede e dotò copiosamente la giovane uni­versità, che da lui prese il nome di Gregoriana e che anche oggi è tra i più prestigiosi centri mondiali del sapere[11].

Questa politica lungimirante, che solo più tardi si rivelò quanto fosse preziosa per la Chiesa, trovò resistenza nella curia romana, per i pingui benefici ecclesiastici che andavano a finire nel sostentamento de­gli alunni[12]. Ma papa Gregorio, convinto di non poter opporre argine più valido al dilagare del protestantesimo, procedeva deciso nella via in­trapresa, e ancora alla fine della vita ideò la fondazione di un nuovo collegio nella sua città natale per quegli studenti tedeschi che volessero studiar Legge in quella celebre università; anzi, fin dal 5 marzo 1585, con rogito del notaio bolognese Carlo Garelli, aveva acquistato da Emi-


lio del quondam Paolo Zambeccari «unum Pallatium et casamenta ac edifficia illi annexa et connexa, iuraque et iurisdictiones illius, posita in parroquia S. Barbattiani, confinata iuxta Plateolam seu Salicatam S. Francisci, iuxta vias publicas a duobus lateribus »[13]. Non contento di ciò, vagheggiava la fondazione ancora in Roma di altri due collegi, uno per gli Irlandesi e l’altro per i Polacchi, come pure in Lecce o in Bari la creazione di un istituto simile, per accogliervi gli Albanesi e i Serbi dell’opposta sponda adriatica[14], ma la morte (10 aprile 1585) non gli permise di condurre in porto i suoi progetti.


[1]  L’idea era stata di S. Ignazio, e lo scopo era di preparare degni e dotti sacer­doti per la preservazione e il consolidamento della fede in Germania. Il P. Lainez, suc­cessore di S. Ignazio, cercò di conservare l’istituzione — alla quale mancava una solida dotazione — accettando convittori di ogni nazione, anche chi non era intenzionato ad abbracciare lo stato ecclesiastico. Questo però era lasciar cadere lo scopo germanico. Il P. Borgia volle riprenderlo e propose a Gregorio XIII la rifondazione del Collegio. A queste vicende si riferiscono le parole della bolla Postquam Deo: « Considerantes... Col- legium... ob varias quae postea sequutae sunt temporum et rerum difficultates parum processisse nullumque incrementum suscepisse, quin potius quasi destitutum ac praeter- missum esse, quoniam nec reditus ullus, nec quicquam fere certi attributum eo Collegio fuerat, et ob id exiguum admodum puerorum huiusmodi numerum, prae magnitudine provinciae et messis quae in ea est, hoc tempore ali et institui... nos ad hoc opus... animum et mentem nostram convertimus» (Bullarium Romanum, Vili, p. 53); Fliche- Martin, Storia della Chiesa, XVIII/1, Torino 1966, pp. 241-242.

[2]  Con le bolle Ut ceteri e Pro nostri muneris, ambedue del 15 luglio 1574 (Bulla­rium Romanum, Vili, pp. 56-58 e 85-86) papa Boncompagni concedeva esenzioni anco­ra maggiori e determinava la giurisdizione e le facoltà dei cardinali Protettori; con la Quoniam Collegium Germanicum del 20 novembre 1576 concedeva agli alunni, come ca­sa di vacanza e di diporto, «vineam extra Portam Flaminiam, in loco Pesaioli nuncupa- to sitam» (Bull Rom., Vili, pp. 155-158).

[3]  Ludwig von Pastor, Storia dei Papi, IX (Roma 1955), pp. 173 e 182 nota 2.

[4]  Bolla Apostolici muneris del 1° marzo 1579: Bullar. Rom., Vili, pp. 250-254.

[5]  Con la bolla Ex Collegio Germanico del 1° aprile 1584 Gregorio XIII regolò l’ammissione e la permanenza degli alunni nei due collegi riuniti (Bull. Rom., Vili, pp. 447-455). Per essi si veda: Pontificium Collegium Germanicum et Hungaricum: 1573-1973, [Roma, Tip. Pont. Univ. Gregoriana, 1973], pp. 5-88; Friedrich Schroeder, Monumen­ta quae spectant primordia Collegii Germanici et Hungarici collecta et illustrata, Romae 1896; Giulio Cesare Cordara, Collegii Germanici et Hungarici Historia libris IV compre - hensa, Romae 1770; Andreas Steinhauber, Geschichte des Collegium Germanicum Hunga­ricum in Rom, Freiburg i. Br. 1906; Josef Jungnitz, Die Breslauer Germaniker, Breslau 1906.

[6]   Bullar. Rom., Vili, pp. 159-162: «... Ingens animum nostrum subit miseratio Graecae nationis, quae diu olim litterarum scientiarumque eruditionis praestantia et im­perii floruit sublimitate, postea Turcarum subiecta tyrannidi, ad extremam fuit redacta calamitatem et... in tantam scientiarum omnium ignorationem Graeciae populi devene- runt, ut vix ullus inter eos reperiatur, qui illas prof iteri et alios docere possit... Quocir- ca, cupientes antiquam et celebrem nationem ab huiusmodi ignorantiae caligine... revo-

[7]   Bullar. Rom., Vili, pp. 188-191. Questa istituzione determinò un numero così grande di conversioni, che presto «il luogo non fu bastante» (Pastor, Storia..., IX, p. 180, n. 1, ove è citato il ms. vat. Ottoboniano 2452 con l’elenco dei giovani battezzati

il             18 aprile 1579; cfr. oggi Wipertus H. Rudt de Collenberg, Le baptème des juifs à Rome de 1614 à 1798 selon les registres de la «Casa dei Catecumeni», in «Archivum Hi- storiae Pontificiae », 24, 1986, pp. 91-231; 25, 1987, pp. 105-261; 26, 1988, pp. 119- 294). Il Collegio, prima in S. Giovanni in Mercatello nella regione Campitelli, poi in S. Eustachio nella stessa regione, ad istanza del card. Protettore Antonio Barberini fu tra­sferito da Urbano VIII presso la chiesa di S. Maria ai Monti; la direzione di esso, pri­ma svolta da una confraternita di chierici, ad istanza del card. Fulvio Astalli venne affi­data alla Congregazione dei Pii Operai da Clemente XI con la bolla Salvatoris nostri del

2                    gennaio 1712 (Bullar. Rom., XXI, pp. 466-478).

[8]   Con la bolla Quoniam divinae del 23 aprile 1578 e con l’assegnamento d’una rendita annua di 3000 scudi d’oro, a cui s’aggiunse l’abbazia di S. Sabino presso Vi­cenza con altri 3000 ducati annui, Gregorio Xm potè portare il numero degli alunni a «non meno di cinquanta» (Pastor, Storia..., IX, pp. 175-176). Eloquenti le parole del­la bolla: «Versantur quotidie ante oculos nostros iuvenes, ex ilio miserrimo regno huc profugientes, qui... patria, parentibus et bonis relictis, sese nobis ad catholicae religionis in qua nati sunt institutionem suscipiendam miserabiliter offerunt, eo animo ut salutem sibi primo comparent, deinde vero ut, post adeptam divinarum rerum scientiam, in Angliam ad alios qui a via veritatis declinarunt erudiendos revertantur» (Bullar. Rom.. Vili, pp. 208-214). Circa gli ex alunni di questo Collegio, che fu definito «seminario di martiri, i quali baciavano gli strumenti di tortura, benedicevano il boia e abbraccia­vano la scala che li conduceva alla forca» (Pastor, IX, 176), si veda il Li ber ruber ven. Collegii Anglorum de Urbe, edited by Wilfrid Kelley, I (Publications of thè Catholic Record Society, 37), London 1940; II (Publications..., 40), London 1943. Per il Colle­gio: Francis Aidan Gasquet, A history of thè venerable English College, Rome, London- New York, 1920; Luigi e Pierluigi Lotti, La Comunità cattolica inglese di Roma: la sua chiesa e il suo collegio (I quaderni dell’Alma Roma, 18), Roma 1978.

[9]   Bolla Humana sic del 27 giugno 1584 (Bullar. Rom., VIII, pp. 475-480), nelle case annesse alle due parrocchie di S. Giovanni de Ficoria e di S. Andrea delle Fratte, nel rione Trevi.

[10]  Bolla Romana Ecclesia del 13 ottobre 1584 (Bullar. Rom., Vili, pp. 493-496): « Ex intimo corde desiderantes tam numerosae tamque piae nationi qua possumus sub- venire... proprium Collegium eidem nationi in alma Urbe erigere decrevimus, in quo adolescentes selecti bonaeque indolis et expectationis Sedis Apostolicae impensis alantur et bonis moribus sanaque doctrina imbuantur, ut iidem postea, ad suos remeantes, quam maximo eis adiumento et consolationi spiritualibus in rebus esse possint». Per il nuovo Collegio Armeno, fondato da Leone XIII in via S. Nicola da Tolentino, cfr. Me­morie del Pont. Collegio Armeno 1883-1953, Venezia-San Lazzaro 1958.

[11]     Fliche-Martin, Storia..., XVIII/1, p. 239; Ernesto Rinaldi, La fondazione del Collegio Romano: memorie storiche, Arezzo 1914; Ricardo Villoslada, Storia del Collegio Romano dal suo inizio (1551) alla soppressione della Compagnia di Gesù (1773), Roma 1954. Nel 1870, quando lo Stato italiano la cacciò dal Collegio Romano, l’Università Gregoriana trovò rifugio negli edifici del Collegio Germanico, dove entrambe le istitu­zioni convissero per una ventina d’anni, fino a che, aumentati gli studenti tedeschi, il Germanicum si procurò una nuova sede nell’ex Hotel Costanzi (Pastor, Storia..., IX, p. 182, nota 2).

[12]     Pastor, Storia..., IX, pp. 184-186.

[13]  Troviamo questa descrizione nello strumento di retrovendita del 14 marzo 1587, a rogito di Alessandro Silvestri e Cesare Furlani, fatta dalla Camera Apostolica a Flaminio Zambeccari: Arch. di Stato di Bologna (e così sempre: ASB), Demaniale, 27/7248, interno 20. L’intenzione di Gregorio XIII è così riferita da Sisto V nella bolla Omnipotentis Dei: «Cum... felicis recordationis Gregorius papa XIII praedecessor noster in Civitate Bononiensi, quae omnium liberalium artium doctrinarumque studiis semper floruit, quasdam aedes animo et intentione unum Collegium Scholarium Germanicae vel alterius nationis in eis instituendi nomine et impensis Camerae Apostolicae praetio sep- tem millium scutorum auri vel alterius verioris summae emi et acquiri curaverit, morte- que praeventus hunc mentis suae conceptum executioni demandare nequiverit... » (Ro­ma, Arch. Segr. Vaticano, Secr. Brev. 162, f. 107v; cfr. più avanti, Appendice prima). La « saliciata di S. Francesco » corrispondeva all’odierna piazza Malpighi, cioè a quel lungo piazzale ricavato nel 1290 mediante il riempimento del fossato che costeggiava le mura cittadine e più tardi selciato con grossi ciotoli di fiume: da qui il nome.

[14]     Pastor, Storia..., IX, p. 184.

IL PONTIFICIO COLLEGIO «MONTALTO» IN BOLOGNA (1585-1797)

chiesa s.antonio abateQuando, nel lontano 1950, varcai per la prima volta la soglia del Collegio San Luigi in Bologna, dove l’obbedienza mi aveva destinato, rimasi meravigliato nel vedere scolpita sull’architrave di tutte le porte del pianterreno, in elegantissime lettere capitali, la frase Sixtus V Pont. Max., e mi chiesi come mai i Barnabiti, che si erano stabiliti a Bologna nel 15991 avessero a che fare con Sisto V, deceduto nel 1590. Docu­mentatomi, seppi che solo dal 1873 i Barnabiti avevano trasferito il lo­ro collegio in questa sede, nella quale in precedenza si trovava un altro collegio, denominato dalla città marchigiana di Montalto e fondato ap­punto da papa Sisto V per i marchigiani che venivano a frequentare l’università di Bologna2. Ovviamente, mi venne voglia di saperne di più, circa questa preistoria del Collegio San Luigi; e da allora cominciai a raccogliere quanto mi veniva fatto di trovare, anche in vista del bi­centenario del collegio barnabitico (1773-1973), per una vagheggiata pubblicazione che poi si ridusse a un semplice articolo nella rivista « Il San Luigi», uscita quell’anno in numero speciale3.

Riprendo ora questi appunti, a quattro secoli esatti dalla bolla sistina Inter coeteras (17 novembre 1588) che, come vedremo, segna l’inizio ufficiale del Collegio Montalto, anche se la prima bolla che lo riguarda è del 1585 e i primi alunni vi furono accolti il 3 novembre 1587.

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1 Orazio Premoli, Storia dei Barnabiti nel Cinquecento, Roma 1013, pp.359-360.
2 Giuseppe Boffito e Francesco Fracassetti, II Collegio San Luigi dei Padri Barnabiti in Bologna (1773-1873-1923), Bologna 1925, pp. 161-172: studio che rimane ancora fondamentale. Prima del Boffito (che vi accenna anche in Biblioteca Barnabitica, I, Firenze 1933, p. 267) si era occupato del Collegio Montalto Giuseppe Castelli, Il Collegio Montalto in Bologna: saggio storico (Ascoli Piceno, Stab. Tip. Cesari, 1886, 12 pp., già edito nel «Piceno» del 24 ott. 1886), che però si limita a riprodurre i dati risultanti dalla bolla Inter coeterase dalle Costituzioni del Collegio; e soprattutto il can. Francesco Pistolesi, Sisto V e Montalto da documenti inediti (Montalto Marche, 1921), pp. 94-100, ristampato tale e quale in Alma terra natia (Roma 1934, pp. 143-148); pri­ma aveva pubblicato la bolla sistina Cathedram militantis (la seconda, in ordine di tempo, riguardante il Collegio Montalto) in «Picenum Seraphicum», V (1919), pp. 83-94. Recentemente se ne è occupato Gian Paolo Brizzi, I Collegi per borsisti e lo Studio bolognese: caratteri ed evoluzione di un istituzione educativo-assistenziale fra XIII e XVIII secolo [Studi e Memorie per la Storia dell’Università di Bologna, nuova serie, vol. IV], Bolo­gna 1984, pp. 129-138, con molte inesattezze alle pp. 129-130, ma con l’importante In­ventario dell’ex Archivio del Collegio Montalto (ora all’Archivio di Stato di Bologna) alle pp. 131-138. Ancor più recentemente se ne è occupato Gustavo Parisciani, Sisto V e la sua Montalto (Padova, [1986], pp. 163-167), che avremo modo di citare spesso. Di minori pretese, ma assai preciso, è il breve studio di Anna BALSAMO e Maria Cristina Tagliaferri, Palazzo Montalto, in Stefano Zironi (a cura di), La basilica di San Paolo Maggiore e il suo territorio nella storia e nell’arte, Bologna 1986, pp. 76-78 (ristampato con titolo Quattro secoli di storia del Collegio Montalto, in « Il San Luigi 1986-87: rassegna dell’anno scolastico 1986-87 », pp. 12-14).
— Nel presente studio si sfrutteranno quasi esclusivamente i documenti dell'ex Archivio Montalto, ora nel fondo Demaniale dell’Archivio di Stato di Bologna (citato sempre ASB seguito dai caratteristico doppio numero barrato di segnatura), senza attardarci a rettificare le molte affermazioni errate degli studiosi precedenti Va notato che in Italia esistono ben otto cittadine denominate Montalto: il Collegio bolognese prende nome da Montalto Marche (Ascoli Piceno), città natale di papa Sisto V.

3 Il palazzo Montalto in Secondo centenario della fondazione del Collegio S. Luigi dei Padri Barnabiti, Bologna, Cacciari, 1974, pp. 29-35.

Comitato internazionali delle Celebrazioni V Centenario della Nascita di Sisto V

COMITATO INTERNAZIONALE PER LE CELEBRAZIONI DEL V CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V (1521-2021)

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Soprintendente per i Beni Ambientali e Architettonici delle Marche
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Arnaldo Bruschi, Università di Roma «La Sapienza»
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Giovanni Carbonara, Università di Roma «La Sapienza»
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Presidente della Giunta Regionale delle Marche
Sede
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La Mostra è stata realizzata in collaborazione con
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V CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V - COMITATO NAZIONALE ARCHEOCLUB D'ITALIA

celebrazioni v centenario

CELEBRAZIONI DEL V CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V (1521 – 2021)

L'Archeoclub d'Italia Onlus è lieto d'invitarti a far parte del Comitato organizzatore delle Celebrazioni Sistine che avranno inizio il 13 dicembre 2021 e termineranno il 13 dicembre 2022.

Esse prevedono la riproposizione di una serie di eventi che caratterizzarono la straordinaria epopea di Felice Peretti Montalto, divenuto papa nel 1585 col nome di Sisto V, e comprenderanno anche i principali esponenti della sua famiglia.

Gli eventi si terranno nelle città e terre che maggiormente hanno conservato memoria storica del grande Pontefice e sono state distinte tra NAZIONALI e INTERNAZIONALI come riportato nel menu a fianco (nella versione on line) e allegate alla presente nella versione cartacea.

Auspico vivamente che vorrai unirti a noi per non privarci del tuo valido e fattivo contributo che saprai e vorrai darci per la buona riuscita delle Celebrazioni che non mancheranno di fornire importanti risultati in termini di visibilità dell’Associazione e ricadute economiche significative per il territorio.

 

LETTERA PASTORALE DI MONS. LUIGI FERRI PER IL IV CENTENARIO SISTINO*

mons.luigi ferriFratelli e Figli dilettissimi in Gesù Cristo, pace, salute e benedizione.

Fin dal febbraio 1921 io Vi annunziavo sul Bollettino Diocesano la solenne commemorazione che avremmo col divino favore celebrato in diocesi del IV Centenario della nascita del nostro immortale concittadino il Pontefice SISTO V; e, pur non entrando in particolari sulle forme della medesima, vi invitavo a ringraziare il Signore, come di una provvidenziale occasione per il risveglio di tutta la nostra vita religiosa: risveglio di gloria al grande Fondatore della diocesi, risveglio di santa operosità per noi; non ci può essere mezzo migliore - io dicevo - per onorare la memoria del gran Papa, che proporci di emularne la vasta cultura, la singolare pietà e quella integrità di giustizia e fermezza di carattere, onde s’impose all’ammirazione universale dei contemporanei e dei posteri.

Or voi avete appreso per fama, e l’avrete pur letto sull’interessante Bollettino commemorativo del Centenario, come e quanto il Comitato Sistino sia riuscito ad affermare non solo in diocesi, ma per tutto il mondo, specialmente nell’alma città di Roma, l’opportunità e la grandiosità della Commemorazione: la parte attiva che vi ha preso la stampa, le approvazioni dei dotti e dei più venerandi Presuli della Chiesa, e, più che tutto, l’autorevole e augusta parola dei Sommi Pontefici BENEDETTO XV di s. m. e PIO XI f. r. e il Loro generoso concorso al monumento morale che intendiamo erigere nel capoluogo della diocesi, ha portato tale un lustro alla fausta ricorrenza che, francamente, non avremmo potuto desiderare maggiore. Larga e maestosa è, dunque, la base dell’opera: tocca ora a noi coronarne la cima.

È per questo, o dilettissimi, che torno a Voi con questa mia (lettera) esortatrice, affinché non avvenga che a inizi così gloriosi corrisponda un debole effetto; e noi, che sopra ogni altro popolo dovremmo dell’auspicato avvenimento gloriarci e partecipare i provvidi frutti, avessimo invece a dare al mondo uno spettacolo miserando di folle ignavia ed insipienza.

Montalto Marche, 10 giugno 1922

† Luigi Ferri, vescovo
______________

* (da “il IV centenario dalla nascita di Sisto V”, Bollettino mensile ufficiale del Comitato centrale promotore. Montalto M.- Grottammare 1921/23, fascicolo ottavo, p. 97).

LETTERA DEL PAPA PIO XI AL VESCOVO DI MONTALTO LUIGI FERRI IN OCCASIONE DEL IV CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V

pio xi

 

ITALIANO   LATINO

Al Ven. fratello LUIGI Vescovo di Montalto
PIO PAPA XI
Venerabile fratello
Salute et Apostolica Benedizione
Non molto addietro a voi che vi proponevate di celebrare il IV centenario della nascita di Sisto V, il Nostro predecessore Benedetto XV di felice memoria mandò un’affettuosissima lettera, nella quale ricordando per sommi capi le geste di quell’eccellentissimo Pontefice, lo proponeva all’ammirazione universale.
Ora poi apprendiamo che tra breve per lo stesso motivo celebrate feste, e che i Montaltesi desiderano che anche Noi abbiamo a partecipare a codesti pubblici gaudi.
E noi lo facciamo volentieri con questa lettera, non soltanto per assecondare la brama di così diletti figli, ma altresì per consacrare in certo qual modo con l’Autorità Pontificia la commemorazione di un tanto Uomo. Confidiamo che non andrà privo di frutto tale ricordo, come quello che gioverà assai tra l’altro a divulgare sempre più i meriti singolari con i quali questa Apostolica Sede ha ognora beneficato l’umana società. E poiché voi avete ideato di fondare un Istituto da dedicarsi all’immortale vostro concittadino. Noi ancora vogliamo al possibile aiutare questa opera, destinando a tal fine una certa somma di danaro.
Del resto per crescere splendore al fausto evento, ti concediamo, o Venerabile Fratello, che nel giorno della maggiore solennità tu benedica in nome Nostro agli astanti concedendo loro la plenaria indulgenza delle colpe, da lucrarsi s’intende alle solite condizioni. Ed auspice dei doni celesti e caparra della nostra patema benevolenza a Te ed a tutto il clero e popolo impartiamo di tutto cuore l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma presso S. Pietro il 10 Agosto 1922, l’anno primo dei nostro pontificato.
PIO PAPA XI

 

Venerabili Fratri 
ALOISIO Episcopo Montisalti

PIUS PP. XI

Venerabilis Frater
salutem et apostolicam benedictionem.

Haud ita pridem constituentibus vobis natalem agere Xysti V Quadringentesimum, decessor Noster f.r. Benedictus XV peramantes litteras dedit, quibus res gestas praestantissimi illius Pontificis summatim recolens, admirationi omnium eum proponebat. Nunc autem comperimus sollemnia proxime ob eandem causam a vobis celebratum iri, atque optare montealtenses ut Nosmet ipsi pubblicas istas laetitias participemus. Equidem id facinus libentes per hanc epistulam; non modo ut tam dilectis filiis geramus morem, sed etiam ut tanti viri commemorationem pontificali auctoritate quodam modo consecremus. Confidimus non vacuam fore fructu hiusmodi recordationem, utpote quae valde conferet, inter alia, ad vulganda magis magisque mira illa promerita quibus semper Apo¬stolica haec Sedes societatem humanam prosecuta est. Quoniam vero Institutum vos condere cogitastis immortali civi dicandum, Nos quoque, pro facultate, hoc opus iuvare volumus, certam pecu¬niae vim in hanc rem destinando. Ceterum splendorem fausti eventus augendi gratia, tibi damus, Venerabilis Frater, ut, solemniori die, adstantibus nomine Nostro benedicas, Plenariam eisdem admissorum veniam proponenes, usitatis videlicet conditionibus lucrandam. Ac caelestium munerum auspicem patemaeque benevolentiae Nostrae testem, tibi cunctoque tuo clero et populo Apostolicam Benedictionem effuso animo impertimus.
Datum Romae apud Sanctum Petrum, die X mensis augusti MCMXXII,Pontificatus Nostri anno primo.
PIUS PP. XI

___________

Le due lettere papali sono state riprese dal bollettino diocesano di Montalto, “La Diocesi di Sisto V”, n. 1/1922 e n. 14/1922.

 

LETTERA DEL PAPA BENEDETTO XV AL VESCOVO DI MONTALTO LUIGI FERRI IN OCCASIONE DE IV CENTENARIO DELLA NASCITA DI SISTO V

 

258 benedettoxv

 

ITALIANO   LATINO

AI venerabile Fratello LUIGI 
Vescovo di Montalto 
BENEDETTO PP. XV 
Venerabile Fratello Salute e apostolica benedizione

L’iniziativa presa dai tuoi Montaltesi, sotto la tua direzione, di festeggiare solennemente la prossima ricorrenza del IV centenario
della nascita di Sisto V, è da Noi molto lodata e approvata. Perché, essendosi ormai generalizzata l’usanza di celebrare in precise ricorrenze la memoria dei sommi personaggi che vissero nel passato, non si deve per nessun modo tralasciare questo personaggio che a giudizio comune, sia per la grandezza d’animo e di mente, sia per la gloria delle imprese compiute, fu Pontefice e Sovrano singolarissimo. Egli infatti, appena giunto a questa suprema dignità ed ebbe costatato come da un osservatorio le condizioni della cristianità e della società civile, fu visto con incredibile alacrità applicarsi a provvedere a tutti i loro bisogni; e in questo adoperò tanta insigne prudenza e celerità da far meraviglia come abbia potuto in così breve spazio di tempo intraprendere audacemente tante e così grandi opere e condurle felicemente a termine. E, pur essendo nel regime giudiziario un esempio di severità e giustizia, assai opportuno a quei tempi, Egli tuttavia non permetteva che vi fosse alcun tipo di miseria cui non provvedesse con generoso e caritatevole soccorso: sicché anche oggi sopravvivono i monumenti della sua beneficenza e liberalità. Alle altre sue doti si deve poi aggiungere anche l’aver promosso con somma magnificenza i benefici e gli ornamenti delle belle arti e della civiltà: e per questo la stessa Roma deve a Sisto V il suo grande e caratteristico splendore.
Pertanto è senza dubbio giusto e conveniente che voi festeggiate la memoria di un tale importante personaggio, dal quale codesta città è stata in sommo grado onorata. Ciò fa molto piacere anche a Noi ed appare cosa molto opportuna, non solo perché in questo Pontefice rifulgono meravigliosamente i meriti immortali del Pontificato romano verso l’umana società, ma anche perché nell’odiemo e diffuso abbattimento o perversità di animi, mentre giace quasi abbandonata la maestà delle leggi e l’autorità dei governi, crediamo che a fortificare nel popolo la coscienza dei diritti e dei doveri, possono giovare molto, se posti in buona luce, questi chiari esempi di giustizia, di costanza e di severa disciplina. Noi pertanto, fin da ora ben volentieri prendiamo parte, per quanto possiamo, alle istituzioni che pensate di far sorgere in modo permanente per onorare un così grande Nome: a te poi concediamo volentieri che nel prossimo giorno anniversario della nascita di Sisto V, dopo il solenne Pontificale, benedica il popolo con Nostra autorità e conceda ad esso l’indulgenza plenaria da lucrarsi alle solite condizioni. Chiedendo le celesti grazie e a testimonianza della Nostra benevolenza, affettuosamente impartiamo a te, venerabile Fratello, ai membri del Comitato o Consiglio e al Clero e al popolo tuo l’apostolica benedizione.
Dato a Roma presso S. Pietro il 9 dicembre 1921, l’anno ottavo del 
Nostro pontificato.
BENEDETTO PP. XV

  Venerabili Fratri ALOISIO 
Episcopo Montisalti 
BENEDICTUS PP. XV
Venerabilis Frater
Salutem et apostolicam benedictionem.
Consilium a Montealtensibus tuis, te duce, initum singulari solemnitate propediem quadringentesimum Xisti V natalem agendi, equidemlaudamus magnopere et probamus. Nam quando hoc est in mores nostros inductum, ut summorum hominum, qui olim fuerint, memoria certis temporum intervallis celebretur, profecto non est hic praetereundus, quem tum animi atque ingenii magnitudine,
tum rerum gestarum gloria consentiunt omnes et Pontificem et Principem praestantissimum fuisse. Qui, ut hoc fastigium dignitatis attigit atque ex hac tamquam specula circumspexit quo loco res esset christiana et pubblica, incredibili alacritate visus est incumbere ad omnia quaecumque oporteret, ordinanda: in quo quidem insignem et prudentiam et celeritatem adhibuit ut mirabile sit, tam multa tamque magna eum tam brevi spatio audaciter suscepta perfecisse feliciter. Isque cum in iudiciis administrandis specimen severitatis iustitiaeque esset, iis temporibus accomodatissimum, tamen nullum miseriarum genus patiebatur esse, cui non largiter pro copia succurreret; hodieque extant beneficentiae liberalitatisque eius monumenta. Ad ceteras autem ipsius laudes ille quasi cumulus accedit quod bonarum artium atque humanitatis commoda et ornamenta magnificentissime promovit: quo nomine multum Xisto V sui spelndoris haec ipsa alma Urbs in primis debet.
Itaque talis tantique viri a vobis honestari memoriam, a quo maxime ista civitas nobilitata sit, omnino aequum est et consentaneum. Idem autem Nobis pergratum accidit, utpote quod valde opportunum videatur, non modo quia immortalia Romani Pontificatus erga humanam societatem promerita egregie in hoc Pontifice illustrantur, sed etiam quia in tam late fusa animorum vel ignavia vel contumacia, cum fere iacet maiestas legum reique pubblicae auctoritas, aliquid ad roborandam vulgo vel iuris vel officii conscientiam putamus tam clara iustitiae, constantiae, severaeque disciplinae exempla posse valere, siquidem in bono lumine collocentur. Non igitur, quae vos tanto nomini perpetuum in modum honorando instituere cogitatis, ea libenter, quoad licet, iam nunc participamus: tibi autem hoc ultro tribuimus ut proximo die anniversario natalis Xisti V, post solemne sacrum, populo ex Nostra auctoritate benedicas et plenariam peccatorum veniam largiare, usitatis condicionibus lucrandam. Auspicem vero coelestium munerum ac testem benevolentiae Nostrae, apostolicam benedictionem, tibi, venerabilis frater, caeterisque qui ex isto comitatu seu consilio sunt et Clero populoque tuo peramanter impertimus. Daataum Romae apud Sanctum Petrum die IX mensis Decembris MCMXXI, Pontificatus Nostri anno octavo.
Benedictus PP. XV

_____________

Le due lettere papali sono state riprese dal bollettino diocesano di Montalto, “La Diocesi di Sisto V”, n. 1/1922 e n. 14/1922. 

La Contesa fra Sisto V e Venezia per Enrico IV di Francia di Italo Raulich (fine XIX secolo)

Il protestante Enrico re di Navarra é l' erede al Regno di Francia dopo l' assassinio di Enrico III di Valois (1°agosto 1589) che a sua volta aveva eliminato nel dicembre 1588 Enrico di Guisa e il fratello Cardinale capi della Lega cattolica appoggiata dal re di Spagna, Filippo II. La sua incoronazione avviene il 2 agosto 1589.

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Reggente Convento dei Frari - Venezia

Venezia

- Sisto conserva buoni rapporti con la Serenissima, rinunciando ad ogni rivendicazione giurisdizionale e mitigando le clausole più urtanti della Bolla "In coena Domini", contando su un' azione risolutiva contro gli ottomani nel Mediterraneo.
Il doge Pasquale Cicogna (1585-1595) dona Palazzo Gritti a Venezia al Papa che diventerà la residenza dei nunzi apostolici.
Sisto V autorizza a spostare il vescovado da Concordia a Portogruaro e la chiesa maggiore di questo luogo viene eletta concattedrale.

Sisto V e Venezia (resoconto di Filippo Pigafetta)

Il 16 settembre 1585 viene inviato a Roma per l'elezione del Papa l'ambasciatore Marc'Antonio Barbaro (1518- 1595), impiegato dalla Repubblica nelle occasioni più importanti, insieme ad altri tre: Jacopo Foscarini, Marino Grimani e Leonardo Donato, questi ultimi due, dopo il doge Pasquale Cicogna, ne ricoprirono la stessa carica. La delegazione comprende circa venti gentiluomini, tra i quali Filippo Pigafetta, che sarà poi da Sisto V inviato in Persia, che arrivano a Roma la notte tra il 2 e il 3 ottobre. Il Barbaro, dopo aver incontrato l'Ambasciatore Lorenzo Priuli, si reca a Palazzo San Marco, mentre gli altri ambasciatori arriveranno nei tre giorni successivi dimorando presso la “vigna” del Papa Giulio.

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Anno Domini 2021 - Celebrazioni

Il 13 dicembre 2021 prenderanno il via le celebrazioni per il V Centenario dalla nascita di Felice Peretti Montalto, divenuto Papa nel 1585 col nome di Sisto V.
Si tratterà di un evento di straordinaria importanza non solo per le città di Grottammare e Montalto, che a pieno titolo ne rivendicano la genitura, ma anche per il Piceno, la regione Marche e l’intera nazione italiana, che vorrà e saprà ricordarlo come uno dei più grandi personaggi della storia di tutti i tempi.

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Venezia

1585 26 aprile Il Papa ricevendo l’ambasciatore Priuli così esordisce:”Scrivete, dissegli, alla Signoria che noi l’amiamo grandemente, ed intendiamo di esserle strettamente uniti, compassionandola di cuore al vedere il suo Stato cinto di Turchi e di eretici; nè ciò si dice per formalità e per cerimonia, ma perché è così veramente”. Indi  raccomanda al governo veneziano il rispetto dell’Inquisizione ed di non infastidire troppo i vescovi veneziani, concludendo “Io non dico che si debba portar rispetto ai vescovi in caso di ribellione; allora non avremo che ridire se il governo li caccerà in prigione, ed anche se farà loro spiccare il capo” anche se queste parole, come riferirà l’Ambasciatore Priuli nel dispaccio al doge, vengono accompagnate da un sorriso. (9-pag. 201)

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