2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

13.12.2021

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COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
Mercoledì, 20 Febbraio 2019
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Presidato Sistino di Montalto

PRESIDATO

Stemma n. 12 - Pietro Barzellini, Bolognese

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Stemma n. 12

Pietro Barzellini, Bolognese - 17 maggio 1656

Scudo accartocciato, scaccato.

Stemma n. 13 - Mons. Francesco Falconieri

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Stemma n. 13

Francesco Falconieri - 30 gennaio 1658

Scudo accartocciato, a un monte di 6 cime all'italiana, sormontato da due leoni controrampanti e abbrancanti il tronco di una palma, nodrita sulla sommità e attraversata in fascia da un lambello, in capo, di (? 5 ?) pendenti.

Stemma n. 14 - Non identificato

14

Stemma n. 14

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Scudo accartocciato, inquartato: nel primo e nel quarto a un rovere sradicato coi rami passati in decusse,
nel secondo e nel terzo a un monte di 6 cime all'italiana sormontato da una stella di 6 raggi, col capo al gonfalone papale.

(Foto di Giovanni Vagnarelli, Roma - Blasonatura di Mauro Valerio Capecci, San Benedetto del Tronto)

Stemma n. 15 - Non identificato

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Stemma n. 15
(Stemma non identificato)

Scudo accartocciato, inquartato: nel primo e nel quarto a un rovere sradicato coi rami passati in decusse,
nel secondo e nel terzo a un monte di 6 cime all'italiana sormontato da una stella di 6 raggi. (Stemma papale)

Stemma n. 16 - Non identificato

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Stemma n. 16

(Non identificato)

Scudo accartocciato, inquartato: nel primo e nel quarto a un rovere sradicato coi rami passati in decusse,
nel secondo e nel terzo a un monte di 6 cime all'italiana sormontato da una stella di 6 raggi. ( Stemma di Vescovo)

Iscrizione n. 17 - Michele Carcano, Milanese

lorenzo carcano1

Iscrizione n. 17 - Michele Carcano, Milanese - 1612

Facciata del palazzo dei Presidi di Montalto

Alessandro Arrigoni

epigrafe alexandro arrigoni

ILL. AC REV MO DOMINO
D. ALEXANDRO ARRICONO
PATRITIO MANTVANO
AMANT MO ET BENEF MO PRESIDI
PROAPOSI AC PRIORI AEDIBUS RENOVARIS
PVBLICO EORO DEALBATO
ET DVPLICI PORTICV EXORNATO
OC GRATI ANIMI MONVMENTVM
CIVES MONTIS ALTI P.P.
ANNO DÑI MDCCX

Lorenzo Malagotti

MAGALOTTO LORENZO IX GOV.jpgLorenzo Magalotti* patrizio fiorentino, studiate le leggi nell’università di Perugia, ne ottenne in quella di Pisa la laurea dottorale. Dopo la morte del genitore, trasferitosi a Roma nel 1608 per impiegare i suoi talenti in servigio della Sede apostolica, cominciò colla vicelegazione di Bologna, in tempo in cui era legato di quella città il Cardinal Maffeo Barberini poi Urbano VIII. Compita la vicelegazione, ebbe da Paolo V altri onoratissimi impieghi, e fra gli altri il governo della città d’Ascoli, e la vicelegazione di Viterbo. Dipoi sotto Gregorio XV fu con amplissima autorità stabilito commissario generale in tutto lo stato pontificio, e in seguito avanzalo al grado di ponente, poi segretario di consulta, nella qual carica da Gregorio XV e dal Cardinal Ludovisi gli furono affidali affari di gravissima importanza.

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GIAMBATTISTA PALLOTTA

caldarola ugPALLOTTA GIAMBATTISTA*, Cardinale. Naoque in Caldarola, nipote del Card. Gio. Evangelista Pallotta, e s’istruì nel convitto di s. Bernardo di Perugia, sotto il celebre Bonciario. Gregorio XV lo fece vicelegato di Ferrara, Urbano VIII collettore apostolico in Portogallo, dove con invitto coraggio mantenne illesi i diritti Ecclesiastici, procacciandosi l’ammirazione degli stessi avversari, come rilevò de Lugo nel libro a lui dedicalo: Iter Lauretanae Domus. Tornato in Roma ne fu eletto governatore, ed imparzialmente amministrò la giustizia. Inoltre Urbano VIII, in premio di sua mirabile integrità, lo consacrò arcivescovo di Tessalonica, e spedì nunzio straordinario all'imperatore Ferdinando Il per allontanare la guerra da Italia, e vi restò nunzio ordinario, sostenendo L'onore del principe e le ragioni della Chiesa; laonde a’ 19 novembre 1629 lo creò cardinale prete di s. Silvestro in Capite, e l' imposizione della berretta cardinalizia l’eseguì l'imperatore. Fatto legato di Ferrara, con prudenza e valore aumentò le rendite senza aggravio de’ popoli, che provvide nella carestia. Spurgò il canale di Comacchio, che prese il suo nome, rendendone più salubre il clima; il suo nome rimase pure ad una villa da lui posseduta in Roma fuori di Porta Pinciana, ed ancora detta Grotta Pallotta. Per sua opera la nazione Picena ottenne la Chiesa di s. Salvatore in Lauro, con l'annesso collegio, contribuendovi pure con somme considerabili, e celebrando con solennissima processione la festa della Madonna di Loreto, descritta dal Carde!la, Memorie t. 6, p. 294, e dal Profili p. 10, nell' opuscolo Antonio Pallottae card. Nel 1666 ottenne il vescovato di Frascati, dove aprì il seminario che per lo piò manteune a sue spese. Nell'anno santo 1650 convitò nel proprio palazzo i poveri pellegrini, servendo loro a mensa. Nemico dell' interesse, sempre ebbe in mira il pubblico vantaggio, e fu d'animo gagliardo. Morì in Roma nel 1668, d'anni 74, nel giorno e ora in cui era nato (l'elogio lo citai nel vol. VII, p. 56), e trasportato in Caldarola fu sepolto in s. Caterina.

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* G. MORONI, Op. cit., Vol. LI, pp. 65, 66.

Terremoto, il centro storico abbandonato di Force

  • Categoria principale: PRESIDATO
  • Categoria: Force (AP)
  • Scritto da Il Resto del Carlino/Ascoli
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Force (AP)

Force 689 s.l.m., 1563 abitanti
Si presenta arroccato tra la media valle dell'Aso e quella del Tesino.
Fu feudo Farfense. Nel diploma di Enrico IV, tra i possedimenti dell'Abbazia di Farfa di S. Vittoria del 1050, figura Monasterium Sancti Salvatoris cum Castello Furce. Oggi, al posto dell'antico Monastero, sorge una chiesa del XX secolo.

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Force, scrigno di rame

  • Categoria principale: PRESIDATO
  • Categoria: Force (AP)
  • Scritto da Vivere il Piceno
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Santa Vittoria in Matenano

test svittS. Vittoria in Matenano 626 m.s.l.m., abitanti 1510.

Posto sulla cima della dorsale tra la valle del Tenna e dell'Ete Vivo.
Il nome di S. Vittoria è indissolubilmente legato all'Abbazia di Farfa. Il paese venne fondato nell'898 dai Monaci Benedettini di Farfa, fuggiti dalla Sabina invasa dai Saraceni; scelto come nuova Sede il Colle Matenano, nel 934 vi trasportarono anche l'urna con il corpo di S. Vittoria V.M, da qui il nome del paese.

S. Vittoria diviene libero comune nel XIII secolo; nel 1242 subisce l'occupazione delle truppe di Federico II, assedio che durò sei anni. Nel 1446 vengono redatti gli statuti.
I farfensi fecero di S. Vittoria un centro di sviluppo in riferimento alle Arti, all'urbanistica, scienze agrarie e sociali e letteratura.
Già nel XVI secolo iniziò il declino, Sisto V° nel 1586 porta la Sede a Montalto, suo luogo d'origine, intanto che i possedimenti farfense vengono fagocitati dalla Chiesa. Nel 1747 la giurisdizione farfense fu estinta e S. Vittoria diventò un semplice paese sottoposto alla Curia fermana.
Il centro appare molto curato e conserva ancora un aspetto imponente, quello di un paese che non ha dimenticato l'antico splendore.
Da visitare via Matteotti con la torre trecentesca merlata dell'Abate Odorisio posta sopra porta S. Salvatore.

Lungo la via si può ammirare Palazzo Melis del XV secolo con originali ed eleganti cornici alle finestre, Palazzo Monti del XVII secolo e il Monastero di Suore Benedettine di S. Caterina esistente dal 990.

La Chiesa di S. Agostino risale al XVI secolo ma ricostruita nel 1700; attiguo vi è il chiostro e il Convento che oggi ospita il Municipio; l'interno tardo barocco è a navata unica mossa da colonne e un ampio cornicione; spicca, per originalità e cromia, il pregevole organo di dodici piedi, costruito nel XVIII secolo da Giuseppe Attili di Ortezzano, contenete materiale fonico del XVII° secolo appartenente ad un precedente organo di Bernardino Urbani organaro locale.

Collegiata di S. Vittoria costruita nel 1783 da Domenico Fontana; l'esterno è in stile neoclassico con campanile a sette campane; all'interno statue e stucchi del Fontana e opere "La Vergine del Rosario" di A. Ricci del XVII secolo, "La predicazione del Battista" di Sebastiano Ghezzi 1635, croce astile in rame dorato del XV secolo; un interessante organo di Sebastiano Vici del 1793. Nella cripta urna con i resti di S. Vittoria.

Il Cappellone (Chiesa della resurrezione) è situata nel punto più alto del paese, ricostruito nel 1771, è in stile neoclassico; all'interno presenta stucchi ed altare tardo barocco del Malipiedi; a sinistra si entra nella cappella che era dell'antica chiesa affrescata da Giacomo di Cola da Campli nel 1471 raffiguranti La Passione, Il transito di Maria, La strage degli Innocenti, Evangelisti e Dottori della Chiesa.

Offida (AP)

  • Categoria principale: PRESIDATO
  • Categoria: Offida
  • Scritto da uguerra
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Di incerta toponomastica, forse il suo nome dipende da “Ophis” serpente oppure da “Oppidum” città fortificata.

Un quantità di reperti conservati presso il Museo Guglielmo Allevi, stanno a testimoniare una antropizzazione organizzata già dal periodo Piceno (Età del Ferro).

Il nome Offida appare per la prima volta  nel 920 su alcuni  possedimenti riferiti all’Abbazia Farfense. Inoltre, nel 1039 Longino d’Azzone, dona  all’abbazia  i suoi vasti possedenti tra i quali la zona di Offida.

Offida restò sotto il dominio farfense dal 1261 al 1572 quando fu inserita nella Diocesi di Ascoli. Nelle lotte tra guelfi e Ghibellini (Ascoli e Fermo) si schierò con Fermo contro Ascoli.  Papa Sisto V (1520-1590), aggrega Offida al Presidiato di Montalto sua patria, innalzata a città  nel 1586 e resa sede di Diocesi, con un preside che aveva giurisdizione sull’estinto Presidiato Farfense.

Nel 1798 le truppe francesi suddividono la regione in cantoni; Offida entra a far parte di quello del Tronto con capoluogo Fermo. Lo stesso sarà con l’arrivo di napoleone nel 1808, il quale lasciò gli stessi Dipartimenti però suddivisi in Distretti, cantoni e comuni. Offida, compresa nel secondo (II) Distretto, risultava capoluogo del II Cantone, sotto Ascoli.

Il movimento della Carboneria fu particolarmente attivo nella cittadina di 0ffida; noti personaggi sono: Gaetano Allevi, Amurri, Cocci e Binchini. A Castelfidardo, il 18 Settembre 1860 l’esercito pontificio veniva sconfitto e nel Novembre dello stesso anno le Marche venivano annesse allo Stato Piemontese. Anche in questa occasione Offida, sede di un Comitato Rivoluzionario composto da Filippo Tinelli, Giacomo Michelangeli, Giuseppe Micheli, Guglielmo Allevi, fu tra le prime città marchigiane ad insorgere contro il Dominio Pontificio

Dopo l’unità d’Italia, l’economia di Offida cambia: da agricola alla prima industria. Un tabacchificio; e stabilimenti bacologici. Per la modernizzazione di un territorio servono moderne strade di comunicazione, ecco che viene realizzata  la strada ferrata  fino ad Ascoli.

Il centro storico è racchiuso all’interno delle Mura Castellane (sec. XII – XV); con il  grande torrione, costruito nel XV secolo, ad opera dell’architetto forentino Baccio Pontelli.

Oltre il torrione c'è l’Ospedale della SS. Trinità (1340) , l’attuale aspetto è dovuto all’Architetto ticinese Pietro Maggi.

Nella bella Piazza del Popolo spicca l’edificio Comunale: La sua costruzione risale al 1291 quando l’ascolano Papa Niccolò IV riconobbe ad Offida il potere di eleggere un podestà. La struttura architettonica attuale presenta caratteristiche di diversa epoca. Notiamo un portico e una loggetta quattrocentesca, trecenteschi sono la torre merlata (a coda di rondine) e la facciata di destra, mentre il portico sottostante è del XVIII secolo.

Sotto la loggia,  verso il corso, si trova il Teatro Serpente Aureo, opera di Pietro Maggi  nel 1820.

Nella piazza c’è la Chiesa di S. Agostino (sec. XIV – XVIII) con l’annessa cappella del Miracolo Eucaristico.L’ostia del miracolo è conservata in un’artistica croce in argento dorato del sec. XIV, di oreficeria veneziana .

Si prende per Via Roma per visitare il Museo di Offida presso il palazzo De Castellotti Pagnanelli, suddiviso in quattro sezioni:  Museo archeologico G. Allevi" che presenta reperti parte della collezione dell’archeologo Guglielmo Allevi (1834-1896), il Museo del merletto a tombolo, il Museo delle tradizioni popolari, e la Pinacoteca Comunale

Alla fine di Via Roma si apre uno lo stupendo scenario in cui si impone la possente costruzione della Chiesa di S. Maria della Rocca.

Venne costruita su di una rupe dove nel 1050 esisteva un monastero con una piccola chiesa. Nel 1330 il Maestro Albertino inizia la costruzione imponente in stile romanico-gotica, a croce latina con tre absidi.. Il portale gotico da accesso alla cripta che occupa tutta l’area della chiesa superiore, presenta ancora alcuni affreschi del XIV secolo, molti dei quali attribuiti al Maestro di Offida databili intorno al 136-67; due cappelline affrescate con le storie di S. Lucia e di S. Caterina d’Alessandria.  La chiesa  superiore, ad una sola navata, un tempo interamente affrescato, conserva alcuni affreschi lungo le pareti laterali e quelli del catino absidale, opera del Maestro Ugolino di Vanne da Milano: nel catino Profeti e angeli musici; nell’androarco Santi Benedettini, S. Lucia. S. Caterina e S. Scolastica . Di Fra Marino Angeli son Opera eseguita nella parete di sinistra presso la chiesa superiore di S. Maria della Rocca: La Madonna del Latte con S. Sebastiano.

Ripatransone (AP)

Chiamato il Belvedere del Piceno. Abitata nel periodo Piceno, come testimoniano i numerosi reperti  preistorici e della civiltà Picena, nel periodo longobardo divenne sicuro rifugio della popolazione  fuggita dalla non più sicura Cupra. Di certo, nel 1198 l’unione dei Castelli di Roflano, Agello, Monte Antico e Capo di Ponte, diedero vita  alla Ripa di Transone. 

Sottoposta a Fermo, si sganciò nel 1230 per entrare nell’orbita della Chiesa. Nel XIV secolo Ripa Transonum era Terra Immediata subiecta. Nel 1571 Papa Pio V elevò a città e Diocesi. L’impianto urbano si presenta medioevale.  Dell'antica cinta muraria (XV-XVI°) restano il Torrione con la Porta di Monte Antico (secoli XV-XVI), un secondo torrione con merli ghibellini, la Porta San Domenico, la Porta Cuprense ed il Torrione con porta detto Donna Bianca.

Lungo il Corso Vittorio Emanuele sono concentrati edifici rinascimentali e barocchi settecenteschi e ottocenteschi di grande interesse:  il Palazzo dei Marchesi Bruti Liberati (sec. XVII), la Chiesa di Santa Maria della Valle, ristrutturata agli inizi del sec. XX , Casa Tozzi Condivi (sec. XVIII); Palazzo Cellini, in stile neogotico (metà sec.XIX), Casa Bruni (sec. XV-XVI), dimora di Ascanio Condivi, primo biografo di Michelangelo, con elegante loggetta e finestre a croce guelfa; Palazzo Lupidi-Boccabianca (sec. XVII-XVIII) e Palazzo Tassoni-Gera, restaurato nel sec. XIX, casa natale dello scultore e collezionista Uno Gera.In piazza Matteotti possiamo ammirare palazzo Massi Mauri (sec. XVIII), a forma di carena di nave , poi palazzo Teodori  con portico ogivale a due campate e  terrecotte del ‘400, e un’altra casa del XV secolo con portico di colonne in laterizi e trabeazione in legno,. Nei quartieri più antichi, troviamo case in pietra e laterizio e stretti vicoli, tra i quali quello che vanta il guinness del più stretto d'Italia.

Oggi Ripatransone conta diversi musei e collezioni: L’Archivio Storico,  la ricca Biblioteca, il Museo Civico Archeologico, le collezioni di Palazzo Bonomi quali la Pinacoteca, gipsoteca Uno Gera, Museo del Risorgimento e Museo Etnografico

Ripatransone ha dato natali a numerosi personaggi illustri, tra i quali: Ascanio Condivi (1525-1574) artista letterato, allievo e biografo di Michelangelo del quale si conserva la casa natale; Luigi Mercantini (1821-1872) poeta e letterato risorgimentale, del quale sono presenti numerosi cimeli nella casa natale; Uno Gera (1890-1982) magistrato, scultore, filantropo; Luciano Neroni (1907-1951) cantante lirico.

In piazza Condivi troviamo la Cattedrale Basilica ad opera del modenese G. Guerra, tra il 1597 e il 1623, presenta il tiburio ottagonale del 1786, la facciata del 1842 e il campanile, innalzato tra 1884 e 1902, su progetto di F. Vespignani. L’interno a tre navate a croce latina, presenta una Pala d'altare, opera di Orazio Gentileschi (sec. XVI-XVII), e quella raffigurante la Madonna col Bambino, S. Pietro, S. Rocco, S. Antonio da Padova e S. Giovanni Battista, opera di Simone de Magistris di Caldarola (1579).

Dalla Cattedrale si accede al Santuario della Madonna detta di S. Giovanni, patrona della città. L'edicola che custodisce il miracoloso Simulacro, opera di S. Sebastiani, del 1620. nella Cripta della Cattedrale c’è la Tomba dei vescovi, edificata a partire dal 1597.

Più avanti si può ammirare il Palazzo del Podestà, interessante edificio romanico - gotico del 1304. Nella facciata si apre un porticato a sette archi, di cui quello centrale ogivale, mentre, superiormente, corre un piano di sei bifore con al centro una monofora trilobata. Dal porticato inferiore, si entra al Teatro Comunale “Luigi Mercantini”  (intitolato nel 1894) ad opera di Pietro Maggi nel 1790 e trminato nel 1843.

Nella piazza troviamo la  Chiesa di S. Chiara, fatta edificare dalle Clarisse nel 1749. L'interno, ad una sola navata, è decorato da lesene con capitelli corinzi, mentre l'altare, è interamente ricoperto da tessere marmoree. La pala d'altare è opera di Michelangelo Bedini. Qui è ospitato il Museo Di Arte Sacra facente parte del circuito dei Musei Sistini del Piceno.

Si possono anche visitare: La Chiesa di S. Filippo (168-1772) dall'architetto romano Francesco Massari, allievo del Borromini. All’interno vi sono altari in stucco dorati e interessati opere fra le quali una tela di Guido Reni.

La Chiesa di S. Michele Arcangelo (sec. XIII-XIV) presenta un portale romanico-gotico, con il portale di destra e il campanile del '500. L'interno, a navata unica, presnta interventi settecenteschi. Di grande interesse è una via Crucis  di Pericle Fazzini , una tela manieristica di Durante Nobili e un affresco del 1426 di Ugolino di Vanne di Milano.

Uscendo dal paese, vale la pena visitare la minuscola chiesa rurale di S. Maria della Petrella, del '400, con affreschi dei secoli XV e XVI di Antonio di Nicolò.

Papa Sisto dal Santuario di s Tommaso di Montedinove manortiz

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