2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

13.12.2021

Tempo rimanente



Countdown
expired


Link:
PREPARATI


Link:
COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
Mercoledì, 21 Agosto 2019

Chi e' on line

Abbiamo 38 visitatori e nessun utente online

FABIO BIONDI - VARI

FABIO BIONDI - VARI

Doc. n. 40 - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 10 maggio 1589, al card. Montalto a Roma.

Hoggi, che siamo alli X con le lettere di Vostra Signoria Illustrissima delli VI ho ricevuto il mandato delli mille scudi per queste fabriche, et subito ho spedito un messo a Macerata per recuperare il denaro, et passato domani, che sarà il giorno doppo l'Ascensione, metterò quanta gente potrò havere a lavoro con animo di far delle facende piacendo a Dio. Ho scritto al Capitan Pompeo, il qual non so se sia in Loreto o in Macerata, che venga qua quanto prima, per dar principio alli fondamenti del Domo, et che conduca seco un Mastro Pietro, ch'è tenuto per il meglior muratore di questa Provincia o per dir meglio per il manco cattivo, se bene io non me ne prometto molto, perche mi si dice, che questo medesimo Mastro Pietro fu quello, che hebbe la cura del Palazzo, che Nostro Signore fece far per le scole di questa Città, et se devo dire il vero il lavoro di quella fabrica non mi sodisfa molto. Et perchè qui s'han da far fabriche di qualche importanza, et dove si spenderanno molti migliaia di scudi, io non vorria dare in [...], et per ciò crederei, che fosse buona risolutione, che Nostro Signore ordinasse al Cavalier Fontana, o ad altri, che le paresse, che mandasse qua un capomastro pratico et inteligente di fabriche nobili per condurle bene et sicuramente ch'è quelche importa. Et intanto io mi servirò dei megliori che si trovano. Con che le bacio humilissimamente le mani et le prego ogni desiderato contento.

Fabio Patriarca di Gerusalemme

Doc. n. 39 bis - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 29 aprile 1589 al Papa Sisto V. ASV, SS. Francia, 25, f. 287, 288, 289

I lavori che sindora si sono fatti in Montalto per il principio della Città Nuova, si trovano in questi termini.

S'è cominciato a tagliare il terreno al piano della porta da basso, et s'è tirato inanzi a quel piano fin passato San Pietro, che per lunghezza verso il monte sono canne cinquantacinque, et San Pietro è restato in isola in altezza di canne due in circa, dal piano dove era prima.

Registrati per leggere il seguito...

Doc. n. 39 bis - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 29 aprile 1589 al Papa Sisto V. ASV, SS. Francia, 25, f. 287, 288, 289

I lavori che sindora si sono fatti in Montalto per il principio della Città Nuova, si trovano in questi termini.

S'è cominciato a tagliare il terreno al piano della porta da basso, et s'è tirato inanzi a quel piano fin passato San Pietro, che per lunghezza verso il monte sono canne cinquantacinque, et San Pietro è restato in isola in altezza di canne due in circa, dal piano dove era prima. Da San Pietro in la s'è fatto un taglio, ma non a quel piano fin dentro nel Monte di lunghezza di canne quaranta et in quella altezza di terreno vi si son fatte ora fornaci da cuocer calcina, siché il terreno, che s'è levato, è di buona quantità, oltre quello, che s'è tagliato intorno il Monte, se bene a quelche resta, non è di molta consideratione; et credo, che questa parte, che è stata tagliata, sia stata la più difficile, et la più dura, che nel resto forse non trovaremo tanta difficoltà, piacendo a Dio.

II Bastione, che s'è fatto sotto San Giorgio, comincia sotto la porta da basso, et tira verso la fonte Lupone per lunghezza di canne centoquindici, et è alto findora canne tre, et palmi cinque, et per quel che si può giudicare, è molto ben fatto, poiché con tante nevi, et pioggie di quest'anno è stato saldissimo, et non s'è mosso punto in luogo alcuno.

Il Bastione, che s'ha da far dall'altra parte da Bora, è già stato disegnato conforme alla mente della Santità Vostra et cominciava al torrone di Ser Serafino, dove si farà un Baluardo, et di la si farà una cortina sino a Santo Angelo spertuoso, et nel mezzo farà una piegatura verso la Città, per non calar tanto nella valle, che oltre, che si difenderà meglio, sarà anco fondata nel saldo, et sarà lontana dalla facciata di dietro del palazzo della Signora per canne ventisei, che sarà un buon spatio, et a questo si darà principio subito che venga l'ordine del denaro dalla Santità Vostra et il Colonnello Concetto, che è stato qui, ha visto il disegno, et l'ha laudato.

La piazza sarà di larghezza, et lunghezza più presso più, che meno di quella d'Ascoli.

Il Palazzo della Signora eccellentissima sarà fabrica per il principio, che si vede, nobile, et grande, et è fondato quasi tutto, et mancano solo canne trentasei in diversi luoghi. La parte verso la piazza è fondata tutta, et manca solo intorno a palmi cinque per arrivare al piano della piazza.

Questa fabrica è necessario tirarla manzi, così per ornamento di questa Città, che ce ne saran poche, che n'habbiano una simile, come per comodità delle botteghe, essendovi hora grandissima penuria di case, che molti vi concorreriano, se ve ne fusse comodità, et particolarmente serviranno le botteghe per questi arteggiani della lana, che stanno molto incomodi. Si attenderà dunque a tirare inanzi la parte verso la piazza, et per l'ornamento, et per la comodità delle botteghe, et per l'habitazione delli Signori Padroni, quando piacerà a Dio, che vengano a riveder questa Patria.

In capo di questo Palazzo si trovò già un poco d'una vena d'acqua, la quale continua tuttavia.

In capo al Monte verso la fonte Arrigo ci sono quattro fornaci da cuocer mattoni, che la minore è capace di dodici migliara, et la maggiore di venti et perché queste non potranno supplire, io disegno di farne fare altre quattro, et così anco delle fornaci di calcina, acciò suppliscano al bisogno.

La fabbrica del purgo è già principiata appresso il fiume nel piano verso il molino, et è già fondata più d'una metà, et n'è condotta buona quantità di pietra, et vi sono fornaciari, che faranno de' mattoni quanti ne bisognaranno et per questo lasciarò, che si continui dove è cominciato, perchè altrimenti disegnavo, che si facesse o verso la Monochia, o verso la fonte di Faito, secondo che la Santità Vostra si degnò d'accennarmi et se bene il luogo, dove è principiato, è lontano dalla Città, et potria col tempo patir danno da banditi, tuttavia con quella facilità, che ce intraranno, con la medesima si cacciaranno fuori.

Ho riconosciuto in compagnia di Monsignor Vescovo, et del Governatore, et del Capitano Pompeo tutti li siti da fabricare il Domo, et in effecto si crede, che il meglior sito sia quello, che la Santità Vostra col suo prudentissimo giuditio ha messo in consideratione, cioè dalla parte di San Giorgio, che riuscirà benissimo, et sarà in vista verso il Regno; et credo anco dall'altra parte della Marca.

La facciata del Domo risponderà all'incontro di quella del Palazzo della Signora, che sarà di grande ornamento della piazza et se bene la tribuna bisogna fondarla un poco à basso, tuttavia s'è fatto il calculo, che fino al piano della piazza tra fondamento et muraglia fuori de' fondamenti non passaranno due milla canne di muraglia, per le quali credo non si spenderà in altro, che la calcina, et per l'opere, poiché ci serviremo della materia di Santa Maria a Colle, che sarà buonissima per questo effetto, et di quella di San Pietro, et intanto le fornaci ne coceranno, et in questo sito ne cacaremo questo commodo, che la tribuna servirà per muraglia, et l'accomodaremo in modo, che si potrà andare attorno anco in tempo de' bisogni, et sotto il choro vi riuscirà un'oratorio assai capace, et bello, dove anco si potranno fare delle sepolture, senza che per questo effetto s'habbi da toccar la chiesa si sopra. Et appresso il Domo verso la fonte Lupone ce sarà sito commode per fare il Vescovato, che sarà medesimamente ornamento alla piazza, et ogni altro sito giudico, che portarà maggior difficoltà, che non fa questo, così dunque non comandando la Santità Vostra altro in contrario, venuto che sia l'ordine del denaro, ce si darà felice principio, et se così le parerà, potrà comandare, che si mandi qualche medaglia da metter ne' fondamenti.

Quanto al denaro, determinerà la Santità Vostra quella somma, che alla sua singoiar prudenza parerà che sia necessaria, rendendola certa, che mentre starò io qui, saranno dispensati con diligenza et fedeltà et a me bastarà di metterle in consideratione con quella maggior humiltà, che mi si conviene, che qui sono da fare in un medesimo tempo tutte queste opere, cioè la fabrica del Domo col Vescovato, la fabrica del Palazzo di Sua Eccellenza, li bastioni per chiuder la nuova città, lo spianar del Monte, et il purgo per l'arte della lana, rimettendo sempre il tutto al suo santissimo, et prudentissimo giuditio.

Li denari, che si sono spesi fino a quest'hora, così a tempo de Monsignor Marcolino, come del presente Monsignor Arrigoni tanto per mandati da Roma, come Havuti dal Depositario della Camera, per quel che ho potuto raccogliere io, sono scudi sei milla, et cinquecentosettantaquattro, et baiocchi settantcinque et c'è qualche poco di debito, ma non di molto rilievo.

Relatione delli lavori, et fabriche incominciati, et da principiarsi nella Città di Montalto.

Doc. n. 38 - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 29 aprile 1589, a mons. G. A. Caligari a Roma. ASV, SS. Francia, 25, f. 295r

Scrivo a Nostro Signore et insieme gli mando una relatione del stato inche si trovano i lavori di questa Città, supplico Vostra Signoria Illustrissima che mi faccia gratia di oprar che Monsignor Illustrissimo padrone la porti, et lasci in mano di Sua Santità; accio habbia comodità di legerla, et anco procurarmene pronta risposta a effeto che io possa dar principio quanto prima a quel che comandarà, che mi farà singolarissima gratia et le ne restarò con molto obligo et a Santità Vostra Reverendissima bacio le mani, pregandole ogni felicità.

Fabio Patriarca di Gerusalemme

Doc. n. 36 - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto [Fabio Biondi], il 29 aprile 1589, al Papa. ASV, SS. Francia, 25, f. 282 r.

Arrivai martedì a sera, che furono li XXV in Montalto, et perchè la posta stava per partire hebbi a pena commodità di dare avviso del mio arrivo a Monsignore Illustrissimo mio padrone, et per questo non ho prima dato conto alla Santità Vostra del termine in che si trovano queste fabriche. Hora vengo a darlo più distintamente, che ho potuto, come la Santità Vostra si degnerà di vedere nell'inclusa relatione et veramente ho trovato, che s'è fatto del lavoro, se bene apparisce poco al molto, che restarà farne, il che però spero, che per la gratia di Dio si condurà felicemente al fine, che si desidera, che alla grandezza dell'animo della Santità Vostra stimo facile non solo questa, che di qua pare impossibile, ma qualsivoglia altra impresa molto maggiore.

Ho consigliato a Monsignor il Vescovo li paramenti, che la Santità Vostra ha donati ultimamente a questa sua chiesa, et ne mando la sua ricevuta, et con questa cara demostratione ha consolato Vostra Santità tutto questo popolo, che ognuno concorrerà a vederli.

Sono stato poi ricevuto da questa Patria con molto amore, il che riconosco tutto dalla benignissima mano di Vostra Santità per le gratie, che ha fatte et fa continuamente nella persona mia. Cosi piaccia a Dio benedetto di concederle quella felicità di vita, ch'io le desidero, et con ogni maggiore humiltà le baccio, i santissimi piedi.

Fabio Patriarca di Gerusalemme

Doc. n. 34 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 26 ottobre 1588 al Capitano Pompeo Floriani. ASV, fondo Confalonieri, 60, f. 35v

Rimando li disegni, quello del palazzo dell'Eccellentissima Signora Nostro Signore l'ha fatto riformare a suo gusto, se ben quello di Vostra Signoria non le è dispiaciuto, eccetto nella scala, la quale dice che non si vede quando s'entra nella loggia del cortile, et così anco delle prime stanze della prima et seconda sala, le quali pigliano lume dalla loggia che è lume falso, et necessariamente bisogna che restino oscure. Imperò Vostra Signoria farà seguitare l'ordine del disegno riformato, che così ordina Sua Santità.

Del purgo Vostra Signoria faccia quello che ha riformato lei, se così le piace, et le pare che sia manco spesa, et sabbato chiederò che si mandaranno denari, acciò se gli mettano le mani. Et melle raccomando di cuore.

Doc. n. 33 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 26 ottobre 1588 a Mons. Arrigoni. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 34v, 35r

Questa mattina ho dimandati denari al Papa et m'ha ordinato che io dica a Monsignor Tesoriero, sicome ho fatto, et sabbato si mandarà il mandato, che vederò di farlo spedire in ogni modo, et Vostra Signoria non tralasci in tanto il far lavorare.

Rimando il disegno del Palazzo della Eccellentissima Signora fatto dal Capitano Pompeo nel quale Nostro Signore v'ha trovato due cose, che non sono state di suo gusto, l'uno la scala che non si vede, quando s'entra nel portico o sia loggia del cortile, et che l'entrata per essere molto lunga dice che bisogna che sia molto chiara. L'altra cosa che non approva sono le prime stanze delli due appartamenti così della prima sala, come della seconda, le quali non hanno altro che una finestra, la quale ha lume falso pigliandolo dalla loggia, c'è anco la cappella che non ha lume, et una stanza di sopra, et per questo l'ha fatto riformare nel modo, che vederà nell'altro disegno, che si manda in due fogli, che è l'ultimo appresso il bastone, che è dentro nelli disegni, et secondo quello vuole Sua Santità che si regoli, et ne scrivo in conformità al detto signor Capitano Pompeo.

Quanto al disegno del purgo rimando l'uno et l'altro, et il Capitano Pompeo si potrà sodisfare di fare quello che più le piace, et quello che vederà che sia di manco spesa, et come si mandaranno denari, vi si potrà metter mano, essendo di troppa importanza per l'arte della lana.

Parlerò col signor Commissario per conto della polvere per la mina, et le bacio le mani.

Doc. n. 32 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, 1'8 ottobre 1588 a Mons. Arrigoni. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 33r-v

Con la lettera di Vostra Signoria del primo ho inteso l'animo del Capitan Pompeo, et l'ho detto a Nostro Signore con fargli anco sapere delle rote che si sono mandate a pigliare, et dell'ordine che Vostra Signoria Reverendissima tiene per fare il bastione, spianar la piazza et tagliare il monte verso la Città, che questo veramente mi pare il vero modo, et Sua Santità ne resta sodisfatta perché a questo modo si potrà anco dar principio alle fabriche delle case, et io in tutti i modi disegno che il Senatore sia de primi dopo la signora Eccellentissima a dare principio. Et Vostra Signoria Reverendissima mi farà molta gratia col signor Capitan Pompeo a scegliermi un sito in quella piazza dove giudicaranno esser meglio per fare un poco di tugurio se non potrà far palazzi. Apetto il disegno della catedrale et Vescovato, del Palazzo della signora, et del Monastero di Monache nella casa de Rosati, acciò io possa sollecitare il denaro.

Alla Santità di Nostro Signore bastarà che Vostra Signoria Reverendissima le scriva le cose, che giudicarà che importano, et l'ordinarie, cioè del progresso, che si fa di mano in mano potrà scriverle o al Cardinale o a me.

Del grano per il Presidato, Nostro Signore n'ha rimessa la cura al Cardinal Camerlengo.

Della licenza dell'armi per il signor suo nipote, Vostra Signoria ne mandi la patente fatta al Cardinale con una sua lettera, che la sottoscriverà senz'altro. Et con questo le bacio le mani. Intendo che l'entrate di codesta nostra Communità sia molto mal governate, et specialmente le cose dell'Abondanza, per la quale Nostro Signore donò mille scudi con ordine, che non si debbano ne possano convenirsi in altro uso, et dove dovriano augmentare, mi si dice che diminuiscano. Non sarà se non bene, che Vostra Signoria veda d'intenderla, et rimediarci, acciò non ne venga qualche querela a Sua Santità che saria la ruina di quelli, che ne fossero causa, et poco servitio di quel publico. Et Idio le doni ogni felicità.

Doc. n. 31 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 5 ottobre 1588 al Capitano Pompeo Floriani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 32v, 33r

Con l'altre mie mandai a Vostra Signoria il disegno ritirato della purga et tinta, per l'arte della lana, et la pregai a mandarmi la pianta del palazzo della signora per poterla mostrare a Nostro Signore et procur denari per tirarla inanti. Et così aspetto. Io mesi in consideratione a Sua Santità quanto Vostra signoria mi scrisse circa li legnami per haverli dall'Arciduca d'Austria, ma non parve a proposito a Nostro Signore et disse, che Vostra Signoria si servisse delli legnami di Rovetino per quello che erano buoni, et per il resto di quelli di Schiavonia, che ne sogliono venire al Porto di Fermo, et si governare in questo conforme alla sua prudenza. Sua Santità s'è poi risoluta, che il Monastero delle Monache si facci nella sua casa de Rosati parendole luogo più a proposito per non esser dominato, et per la commodità del giardino, et vuole che se ci metta le mani, havendomi commandato, che io ne scriva a Vostra Signoria et a Monsignor Governatore acciò minutamente con Monsignor Reverendissimo Vescovo se ci attenda, et sarà bene che ne facci un poco di disegno servendosi del vecchio in quel che si può, et la chiesa si farà dove era la scola anticamente attaccata a detta casa de Rosati, o dove meglio parerà a lei. Et le bacio le mani.

Doc. n. 30 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 5 ottobre 1588 a Mons. Arrigoni. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 32r

Ho detto a Sua Santità quanto Vostra Signoria Reverendissima scrive con l'ultima sua delli 27 del passato circa la mina, et le ho anco detto de soprastanti, che le ho scritto, che si cassino, se non sono necessarij, o che non faccino il debito loro senza alcun rispetto perché non s'ha d'havere altra mira che quella del servitio de Sua Santità. M'ha detto poi espressamente che Vostra Signoria si pigli la cura di far pagare il denaro, poiché il Capitano Pompeo non vi può attendere, che non sta costì di continuo.

Sua Santità è risoluta, che il Monastero delle Monache si facci in casa de Rosati, essendo luogo, che non può essere dominato, et ci sarà commodità di giardino, et m'ha ordinato, che io ne scriva a Vostra Signoria et al Capitano Pompeo, acciò di conserto con Monsignor Reverendissimo Vescovo vi si mettano le mani. Si potrà dunque fare un poco di disegno servendosi per manco spesa di quel che si può del vecchio, et la chiesa si farà dove era la scola, et non sarà se non bene di fare un calcolo della spesa che v'andarà, et mandarne una nota.

Aspetto la pianta del Palazzo della Signora, et con l'occasione di mostrarla a sua santità dimandarò denari per tirarla avanti. Et a Vostra Signoria Reverendissima bacio le mani.

Doc. n. 29 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 5 ottobre 1588 ai Priori di Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 31v, 32r

Ho esposto a Nostro Signore che gli heredi di Messer Giovanni Matteo Fidele hanno messo in vendita le sue case in una delle quali si fa la Zecca et nell'altra fanno la residenza le Signorie Vostre et posto in consideratione a Sua Santità che comprandosi potriano servire per il Monasterio delle Monache. Rispose che erano in luogo troppo angusto, et havendole io detto che il Capitano Pompeo lodava per questo effetto la casa de Rosati per il miglior sito, che vi fusse, quando si provvedesse a Monsignor Reverendissimo Vescovo d'altra habitatione, si risolse che il detto Monastero si facesse in ogni modo in detta casa de Rosati, et che io ne scrivesse a Monsignor Governatore et al Capitano, acciò di consenso col Vescovo vi mettessero le mani, et così scrivo. Et s'ha da sperare quando il Monastero si facci in quella casa, che al Vescovo Nostro Signore sia per provedere per stanza più sana, et megliore. Quanto al commissario sostituto mandato sopra al bollo de pesi, et misure, et sopra il gioco delle carte, ne parlarò con Monsignor Illustrissimo Camerlengo et con questi Signori Camerali, a quali son certo, che la Santità di Nostro Signore mi rimetterà, ma vado dubitando, che in queste cose non si stenda la mia essentione. Però ne avvisarò le Signorie Vostre, parlato che n'habbia con questi signori. Et in tanto le bacio le mani.

Doc. n. 28 - Mons. Fabio Biondi di Gerusalemme, il primo ottobre 1588 al Vescovo di Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 30v, 31r

Questa mattina essendo a piedi di Nostro Signore ho detto a Sua Santità in ristretto quanto Vostra Signoria Reverendissima mi scrive in risposta della mia, et mi fece leggere la lettera del Cardinal nostro, che le scrivea in proposito della fabrica, o sito della nuova chiesa, et non vi fu altro, se non che disse, che per quella lettera non era preclusa la via a Vostra Signoria Reverendissima di attendere a questo negocio unitamente col Capitano Pompeo che si mandava per essequire. Et hora non sarà se non bene, che essendone ultimamente scritto al sopradetto Capitano, acciò consideri, se il sito dalla parte di San Georgio sarà a proposito, Vostra Signoria Reverendissima con esso lui se ne pigli particolar pensiero. Et con questo le bacio le mani, et prego ogni contento.

Doc. n. 27 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 28 settembre 1588 al Capitano Pompeo Floriani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 30r-v

La Santità di Nostro Signore ha veduto il dissegno fatto da Vostra Signoria per il purgo, et tinta di Montalto, il quale è magnifico commodo, et bene inteso, ma perché non ci vuole la concia delle pelli appresso a' panni, et non loda che vi siano i fianchi per rispetto de banditi, che si potriano con l'occasione farsi forti dentro, oltreché la macchina è assai grande, et riuscirà di spesa importante, per questo è stato ridotto in forma minore, che si ridurrà presto alla sua perfettione et con molto manco spese, et di questo Sua Santità si è compiaciuta che si metta in opera, et m'ha ordinato lo mandi a Vostra Signoria acciò gli facci metter mano, et si potrà cominciar dalla stanza per il purgo, acciò il mercante se ne possa cominiciare a servire, et si farà in volta il primo solare sopra il quale si faranno le stanze necessarie per li lavoranti, et basteranno per quanto si crede il primo et secondo, senza fare il terzo piano per manco spesa. Io procurerò che quanto prima se le mandino quattrini per questo effetto. Aspetto la pianta del palazzo della Signora con l'avviso di quel che è fatto finhora, acciò si possano mandar denari anco per questo.

Sua Santità mi fa di gran bravate con dire, che io non scrivo, et non sollecito, et mostra in effetto di mostrar poco gusto delle cose di Montalto. Son molti giorni, che si mandarono li 500 scudi per la mina, et scrissi, come erano spesi quelli, si mandassero li conti, che procurarei si mandassero delli altri, ma Monsignore il Governatore è andato in visita, et Vostra Signoria non ce sta, et qui non ci scrive, né quel che si faccia, né quel che si sia fatto, et io non so che dirne, et veramente se ci dovria attendere con qualche maggior diligenza. Et a Vostra Signoria mi raccomando di cuore.

Doc. n. 26 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 17 settembre 1588 al Vescovo di Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 28v, 29r-v, 30r

Hebbi il memoriale che Vostra Signoria Reverendissima mi mandò per l'exequatur Regio per pigliare il possesso de benefici) dependenti dall'Abbadia di Monte Santo, ville et luoghi della diocesi Ascolana, et Aprutina uniti al suo Vescovato, et havendone io parlato con persone pratiche di queste materie, et a quali sono passate per le mani nel Regno, mi dicono, che non è necessario l'exequatur, bastando che Vostra Signoria Reverendissima lo pigliasse per il possesso dell'Abbadia dalla quale dependono detti membri, et che senz'altro ne può pigliare il possesso a suo piacere, et dando l'essempio ne Vescovadi, che sono nello Stato della Chiesa, et che hanno diocesi che per quel che sta nel Regno non se ne piglia l'exequatur, bastando ch'habbi preso il possesso del Vescovato. Però veda Vostra Signoria Reverendissima quel che le pare, che si facci, che io non mancherò di servirla.

Diedi a Nostro Signore io stesso il memoriale, che mi mandò, nel qual ricorda l'augmento del numero de capellani, o di mansionarij per alleggerir le fatiche de Canonici et per maggior dignità di quella sua Chiesa, raccomanda la porvertà de Canonici, domanda qualche pensione per li quattro chierici che servono alla Chiesa, et che li scholari destinati al Collegio siano stati alla schola in Montalto, nella quale s'aggiungano lettere di retorica, logica, instituta, et sacra scrittura, et mette in consideratione, che si faccino due nave alla Chiesa hora catedrale potendosi con poca spesa. Io lasciai detto memoriale a Sua Santità il qual fusse visto diligentemente et havendomi fatto dire, che le ne parlassi, tornai. Et quanto alli Mansionarij, et capellani, rispose che questo era buon ricordo, ma che non bastava di ricordare al Principe, che bisogna farlo con occasione et proporre il modo, come si possa effettuare. De Canonici che se sanno governare le cose loro, hanno il modo a bastanza, dicendo che l'Abbadia di Sarnano vale seicento scudi, et che le se possono anco unir di quei beneficij della Città, et replicando io, che nell'Abbadia c'erano delle gravezze di cura d'anime, et d'altre mi disse, che ci sono perché li Canonici le vogliono. Della pensione per li chierici, rispose, che non è bene d'assignarle alle persone, perché come sono morte mancano, ma che bisognava darle al Seminario. Dell'augmento delle letture non disse altro. Dell'ampliar la Chiesa, in questo si stese a di lungo mostrando d'essere restato con disgusto di Vostra Signoria Reverendissima poiché quando partì di Roma le ordinò, che vedesse dove russe luogo più commodo nella Città per edificar la Chiesa, et il palazzo episcopale, proponendo il sito della casa dei Rosati per il palazzo et le case vicine et contigue, dove già si teneva la schola a tempo suo per fabricar la chiesa, facendo la porta dove è quella della schola, et la tribuna fuori della Terra verso Santo Agostino che in occasione che inimici si fossero accampati in Santo Agostino havria servito per opporsi designando anco che si fusse abassato il terreno fino al piano della casa di quei di Tonica, et aggiungendo molt'altre commodità di sepolture che s'havriano potuto far sotto il piano della tribuna, et così anco, che il Palazzo s'havria potuto fare nelle case de Rosati, ampliandolo sino alle case de Frati di Santo Francesco, et oltre di questo ricordò anco il sito delle case di Don Alfonso o quelle del Prior di San Georgio, nelle quali ce saria anco stato campo fuori delle mura da potersi slargare. Et sopra di questo discorse molto dolendosi della negligenza di Vostra Signoria Reverendissima che doppo che è partita, non n'habbi mai dato, soggiungendo alcune cose simili. Io replicai quel che mi sovenne in scarico di lei, però come si può considerare, si perde l'ardire alla presenza d'un tanto Papa, et a me occorre particolarmente che bene spesso perdo le parole, et l'animo, et non ardisco d'aprir la bocca, et commandò poi che io scrivessi al Capitano Pompeo che vedesse se il sito, dove è San Georgio fusse a proposito, facendo la Signora dall'altra parte il suo palazzo, et così scrivo. Ho giudicato esser bene che Vostra Signoria Reverendissima sappi quanto è passato, non perché se n'attristi, poiché la natura di Nostro Signore sicome è sensitiva, così è piena di cordiale amore con i suoi, ma acciò sappi come habbi da dargli all'incontro di quelle sodisfattioni che Sua Santità desidera.

Io credo d'haverle scritto, che le tornai a parlare per conto della giurisdittione di Rovetino, accennandole che Vostra Signoria Reverendissima havria obedito a quanto Sua Santità habbia risoluto, ma che desiderava tuttavia di esponere in voce le ragioni, et le pretendenze della sua Chiesa la quale si trova in pacifico possesso di far bandi, esigere pene de danni dati, et fare altri simili. Non mostrò Sua Santità inclinatione che venisse per questo, dicendo che poteva supplire con scrittura, et in ogni modo non mi parve, che mostrasse d'haver altra opinione di quella, che già si scrisse, dicendo che il vescovo non ha famiglia di corte, di poter essercitare giurisditione de casi gravi etc. et in questo Vostra Signoria Reverendissima si governarà secondo che le dettarà la molta sua prudenza, et a me commandarà con ogni autorità, che sarà sempre servita come sono obligato, et in tanto le bacio le mani.

Fabio Biondi Patriarca di Gerusalemme

Epistolari

epistolari

La biblioteca

Bibliotheca

Proprieta' e dimore

villa montalto

Arte & Mecenatismo

Ritratto del Principe Miche

Opere

oristano

CELEBRAZIONI V CENTENARIO

celebrazioni v centenario

Bolle Bandi Avvisi e Brevi

Biblioteca-Angelica-060

Araldica Sistina

stemma peretti montalto