2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

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Celebrazioni 2021
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EPISTOLARI

EPISTOLARI

Doc. n. 41 - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 14 maggio 1589, al Card. Montalto a Roma. ASV, SS. Francia, 25, f. 300r

Ho scritto con l'altre mie la ricevuta del mandato delli mille scudi per queste fabriche, li quali si spenderano con ogni avvantaggio, è vero, che ce sono vicino a cinquecento scudi di debito di lavori fatti, di modo, che questo primo mandato mi farà poca fattione, et bisognarà che Sua Santità sovvenga presto d'altro aiuto, perche io non perderò tempo.

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Doc. n. 41 - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 14 maggio 1589, al Card. Montalto a Roma. ASV, SS. Francia, 25, f. 300r

Ho scritto con l'altre mie la ricevuta del mandato delli mille scudi per queste fabriche, li quali si spenderano con ogni avvantaggio, è vero, che ce sono vicino a cinquecento scudi di debito di lavori fatti, di modo, che questo primo mandato mi farà poca fattione, et bisognarà che Sua Santità sovvenga presto d'altro aiuto, perche io non perderò tempo.

Questa mattina con la gratia di Dio si da principio a cavar li fondamenti del Domo, et non si mancarà di diligenza, et il Capitan Pompeo venne subito et è qui alle faccende. Et le baccio humilissimamente le mani con pregarle ogni maggior contento.

Fabio Patriarca di Gerusalemme

Doc. n. 40 - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 10 maggio 1589, al card. Montalto a Roma.

Hoggi, che siamo alli X con le lettere di Vostra Signoria Illustrissima delli VI ho ricevuto il mandato delli mille scudi per queste fabriche, et subito ho spedito un messo a Macerata per recuperare il denaro, et passato domani, che sarà il giorno doppo l'Ascensione, metterò quanta gente potrò havere a lavoro con animo di far delle facende piacendo a Dio.

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Doc. n. 40 - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 10 maggio 1589, al card. Montalto a Roma.

Hoggi, che siamo alli X con le lettere di Vostra Signoria Illustrissima delli VI ho ricevuto il mandato delli mille scudi per queste fabriche, et subito ho spedito un messo a Macerata per recuperare il denaro, et passato domani, che sarà il giorno doppo l'Ascensione, metterò quanta gente potrò havere a lavoro con animo di far delle facende piacendo a Dio. Ho scritto al Capitan Pompeo, il qual non so se sia in Loreto o in Macerata, che venga qua quanto prima, per dar principio alli fondamenti del Domo, et che conduca seco un Mastro Pietro, ch'è tenuto per il meglior muratore di questa Provincia o per dir meglio per il manco cattivo, se bene io non me ne prometto molto, perche mi si dice, che questo medesimo Mastro Pietro fu quello, che hebbe la cura del Palazzo, che Nostro Signore fece far per le scole di questa Città, et se devo dire il vero il lavoro di quella fabrica non mi sodisfa molto. Et perchè qui s'han da far fabriche di qualche importanza, et dove si spenderanno molti migliaia di scudi, io non vorria dare in [...], et per ciò crederei, che fosse buona risolutione, che Nostro Signore ordinasse al Cavalier Fontana, o ad altri, che le paresse, che mandasse qua un capomastro pratico et inteligente di fabriche nobili per condurle bene et sicuramente ch'è quelche importa. Et intanto io mi servirò dei megliori che si trovano. Con che le bacio humilissimamente le mani et le prego ogni desiderato contento.

Fabio Patriarca di Gerusalemme

Doc. n. 39 bis - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 29 aprile 1589 al Papa Sisto V. ASV, SS. Francia, 25, f. 287, 288, 289

I lavori che sindora si sono fatti in Montalto per il principio della Città Nuova, si trovano in questi termini.

S'è cominciato a tagliare il terreno al piano della porta da basso, et s'è tirato inanzi a quel piano fin passato San Pietro, che per lunghezza verso il monte sono canne cinquantacinque, et San Pietro è restato in isola in altezza di canne due in circa, dal piano dove era prima.

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Doc. n. 39 bis - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 29 aprile 1589 al Papa Sisto V. ASV, SS. Francia, 25, f. 287, 288, 289

I lavori che sindora si sono fatti in Montalto per il principio della Città Nuova, si trovano in questi termini.

S'è cominciato a tagliare il terreno al piano della porta da basso, et s'è tirato inanzi a quel piano fin passato San Pietro, che per lunghezza verso il monte sono canne cinquantacinque, et San Pietro è restato in isola in altezza di canne due in circa, dal piano dove era prima. Da San Pietro in la s'è fatto un taglio, ma non a quel piano fin dentro nel Monte di lunghezza di canne quaranta et in quella altezza di terreno vi si son fatte ora fornaci da cuocer calcina, siché il terreno, che s'è levato, è di buona quantità, oltre quello, che s'è tagliato intorno il Monte, se bene a quelche resta, non è di molta consideratione; et credo, che questa parte, che è stata tagliata, sia stata la più difficile, et la più dura, che nel resto forse non trovaremo tanta difficoltà, piacendo a Dio.

II Bastione, che s'è fatto sotto San Giorgio, comincia sotto la porta da basso, et tira verso la fonte Lupone per lunghezza di canne centoquindici, et è alto findora canne tre, et palmi cinque, et per quel che si può giudicare, è molto ben fatto, poiché con tante nevi, et pioggie di quest'anno è stato saldissimo, et non s'è mosso punto in luogo alcuno.

Il Bastione, che s'ha da far dall'altra parte da Bora, è già stato disegnato conforme alla mente della Santità Vostra et cominciava al torrone di Ser Serafino, dove si farà un Baluardo, et di la si farà una cortina sino a Santo Angelo spertuoso, et nel mezzo farà una piegatura verso la Città, per non calar tanto nella valle, che oltre, che si difenderà meglio, sarà anco fondata nel saldo, et sarà lontana dalla facciata di dietro del palazzo della Signora per canne ventisei, che sarà un buon spatio, et a questo si darà principio subito che venga l'ordine del denaro dalla Santità Vostra et il Colonnello Concetto, che è stato qui, ha visto il disegno, et l'ha laudato.

La piazza sarà di larghezza, et lunghezza più presso più, che meno di quella d'Ascoli.

Il Palazzo della Signora eccellentissima sarà fabrica per il principio, che si vede, nobile, et grande, et è fondato quasi tutto, et mancano solo canne trentasei in diversi luoghi. La parte verso la piazza è fondata tutta, et manca solo intorno a palmi cinque per arrivare al piano della piazza.

Questa fabrica è necessario tirarla manzi, così per ornamento di questa Città, che ce ne saran poche, che n'habbiano una simile, come per comodità delle botteghe, essendovi hora grandissima penuria di case, che molti vi concorreriano, se ve ne fusse comodità, et particolarmente serviranno le botteghe per questi arteggiani della lana, che stanno molto incomodi. Si attenderà dunque a tirare inanzi la parte verso la piazza, et per l'ornamento, et per la comodità delle botteghe, et per l'habitazione delli Signori Padroni, quando piacerà a Dio, che vengano a riveder questa Patria.

In capo di questo Palazzo si trovò già un poco d'una vena d'acqua, la quale continua tuttavia.

In capo al Monte verso la fonte Arrigo ci sono quattro fornaci da cuocer mattoni, che la minore è capace di dodici migliara, et la maggiore di venti et perché queste non potranno supplire, io disegno di farne fare altre quattro, et così anco delle fornaci di calcina, acciò suppliscano al bisogno.

La fabbrica del purgo è già principiata appresso il fiume nel piano verso il molino, et è già fondata più d'una metà, et n'è condotta buona quantità di pietra, et vi sono fornaciari, che faranno de' mattoni quanti ne bisognaranno et per questo lasciarò, che si continui dove è cominciato, perchè altrimenti disegnavo, che si facesse o verso la Monochia, o verso la fonte di Faito, secondo che la Santità Vostra si degnò d'accennarmi et se bene il luogo, dove è principiato, è lontano dalla Città, et potria col tempo patir danno da banditi, tuttavia con quella facilità, che ce intraranno, con la medesima si cacciaranno fuori.

Ho riconosciuto in compagnia di Monsignor Vescovo, et del Governatore, et del Capitano Pompeo tutti li siti da fabricare il Domo, et in effecto si crede, che il meglior sito sia quello, che la Santità Vostra col suo prudentissimo giuditio ha messo in consideratione, cioè dalla parte di San Giorgio, che riuscirà benissimo, et sarà in vista verso il Regno; et credo anco dall'altra parte della Marca.

La facciata del Domo risponderà all'incontro di quella del Palazzo della Signora, che sarà di grande ornamento della piazza et se bene la tribuna bisogna fondarla un poco à basso, tuttavia s'è fatto il calculo, che fino al piano della piazza tra fondamento et muraglia fuori de' fondamenti non passaranno due milla canne di muraglia, per le quali credo non si spenderà in altro, che la calcina, et per l'opere, poiché ci serviremo della materia di Santa Maria a Colle, che sarà buonissima per questo effetto, et di quella di San Pietro, et intanto le fornaci ne coceranno, et in questo sito ne cacaremo questo commodo, che la tribuna servirà per muraglia, et l'accomodaremo in modo, che si potrà andare attorno anco in tempo de' bisogni, et sotto il choro vi riuscirà un'oratorio assai capace, et bello, dove anco si potranno fare delle sepolture, senza che per questo effetto s'habbi da toccar la chiesa si sopra. Et appresso il Domo verso la fonte Lupone ce sarà sito commode per fare il Vescovato, che sarà medesimamente ornamento alla piazza, et ogni altro sito giudico, che portarà maggior difficoltà, che non fa questo, così dunque non comandando la Santità Vostra altro in contrario, venuto che sia l'ordine del denaro, ce si darà felice principio, et se così le parerà, potrà comandare, che si mandi qualche medaglia da metter ne' fondamenti.

Quanto al denaro, determinerà la Santità Vostra quella somma, che alla sua singoiar prudenza parerà che sia necessaria, rendendola certa, che mentre starò io qui, saranno dispensati con diligenza et fedeltà et a me bastarà di metterle in consideratione con quella maggior humiltà, che mi si conviene, che qui sono da fare in un medesimo tempo tutte queste opere, cioè la fabrica del Domo col Vescovato, la fabrica del Palazzo di Sua Eccellenza, li bastioni per chiuder la nuova città, lo spianar del Monte, et il purgo per l'arte della lana, rimettendo sempre il tutto al suo santissimo, et prudentissimo giuditio.

Li denari, che si sono spesi fino a quest'hora, così a tempo de Monsignor Marcolino, come del presente Monsignor Arrigoni tanto per mandati da Roma, come Havuti dal Depositario della Camera, per quel che ho potuto raccogliere io, sono scudi sei milla, et cinquecentosettantaquattro, et baiocchi settantcinque et c'è qualche poco di debito, ma non di molto rilievo.

Relatione delli lavori, et fabriche incominciati, et da principiarsi nella Città di Montalto.

Doc. n. 39 - Paolo Emilio Vescovo di Montalto, il 29 aprile 1589, al Papa. ASV, SS. Francia, 25, f. 296r

Li paramenti portati da Monsignore Beatissimo Patriarcha di Gerusalemme, da Nostro Signore donati a questa chiesa, per la qualità loro, et per il bisogno che se ne aveva sono stati ricevuti con singolare allegrezza dal clero della Citta et mia, et tutti insieme ne baciamo humilissimamente i piedi di Sua Santità. Havendo ferma speranza di potere fra breve tempo adoprarli in una chiesa proportionata ad essi, degna dell'erettione di Sua Santità et conforme all'altre eccelse et magnifiche fabriche sue, al che con molta diligenza comincia ad impiegarsi il predetto Monsignore Patriarcha. Supplico Vostra Signoria Illustrissima che si degni per noi renderne grazie a Nostro Signore non restando tutti di qua di pregare Dio per la lunga vita di Sua Santità et per la prosperità delle sue pie et sancte imprese. Col qual fine bacio humilmente le mani di Vostra Signoria Illustrissima raccomandando a Signore Dio nostro la conservazione della sua vita et il suo felice stato.

Paolo Emilio Vescovo di Montalto

Doc. n. 38 - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 29 aprile 1589, a mons. G. A. Caligari a Roma. ASV, SS. Francia, 25, f. 295r

Scrivo a Nostro Signore et insieme gli mando una relatione del stato inche si trovano i lavori di questa Città, supplico Vostra Signoria Illustrissima che mi faccia gratia di oprar che Monsignor Illustrissimo padrone la porti, et lasci in mano di Sua Santità; accio habbia comodità di legerla, et anco procurarmene pronta risposta a effeto che io possa dar principio quanto prima a quel che comandarà, che mi farà singolarissima gratia et le ne restarò con molto obligo et a Santità Vostra Reverendissima bacio le mani, pregandole ogni felicità.

Fabio Patriarca di Gerusalemme

Doc. n. 37 - I Priori della Città di Montalto, il 29 aprile 1589, al Papa. ASV, SS. Francia, 25, f. 283 r

Poiché la Santità Vostra non resta mai con nuovi segni d'amore consolare quotidianamente la chara, et diletta patria sua di Montalto (mercé dell'infinita, et paterna charità sua verso di lei in particolare) Noi Padre Santo a nome di tutta questa sua devotissima et fedelissima Città veniamo hora con questa nostra a baciare humilmente i suoi santissimi piedi per la nova dimostratione dell'amore, suo, che gl'è piaciuto scoprirne per mezo della venuta del nostro amatissimo figliuolo Monsignor Illustrissimo Patriarca di Hierusaleme; il cui arrivo (Beatissimo Padre) ha apportato in generale a questa sua Città quell'allegrezza, et consolatione che (dopo la Santità Vostra et gli Illustrissimi Santissimi Padroni nostri) non si poteva né aspettare, né dessiderare maggiore, havendo la Città di Montalto dopo molti e molti anni riconosciuto et ricevuto un suo charo, et diletto figliolo essaltato, et magnificato da V[...] Papa Sisto Nostro col'aggiunta dell'allegrezza d'essere stato mandato da Lei per nobilitare, et ingrandire tanto maggiormente la patria sua, come dall'istesso Monsignor Patriarca n'è stata fatta piena fede a nome di Vostra Beatitudine delle quali gratie, et favori tutti insieme, com'anche dei bellissimi, et ornatissimi paramenti mandati da Lei a questa nostra Chiesa, ne rendiamo quelle gratie, che potemo infinite alla Santità Vostra. Ne potendole che rendere altro in ricompensa di tanti benefizii et favori ricevuti, et come fermamente confidiamo ricevere alla giornata dalle Santa mano sua a maggior grandezza, et decoro di questa patria, pregaremo dal canto la Maestà di Dio per la lunga conservatione et felicità di Vostra Beatitudine alla quale per fine di nuovo prostati baciamo i Santissimi piedi.

Li priori della Città di Montalto

Doc. n. 36 - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto [Fabio Biondi], il 29 aprile 1589, al Papa. ASV, SS. Francia, 25, f. 282 r.

Arrivai martedì a sera, che furono li XXV in Montalto, et perchè la posta stava per partire hebbi a pena commodità di dare avviso del mio arrivo a Monsignore Illustrissimo mio padrone, et per questo non ho prima dato conto alla Santità Vostra del termine in che si trovano queste fabriche. Hora vengo a darlo più distintamente, che ho potuto, come la Santità Vostra si degnerà di vedere nell'inclusa relatione et veramente ho trovato, che s'è fatto del lavoro, se bene apparisce poco al molto, che restarà farne, il che però spero, che per la gratia di Dio si condurà felicemente al fine, che si desidera, che alla grandezza dell'animo della Santità Vostra stimo facile non solo questa, che di qua pare impossibile, ma qualsivoglia altra impresa molto maggiore.

Ho consigliato a Monsignor il Vescovo li paramenti, che la Santità Vostra ha donati ultimamente a questa sua chiesa, et ne mando la sua ricevuta, et con questa cara demostratione ha consolato Vostra Santità tutto questo popolo, che ognuno concorrerà a vederli.

Sono stato poi ricevuto da questa Patria con molto amore, il che riconosco tutto dalla benignissima mano di Vostra Santità per le gratie, che ha fatte et fa continuamente nella persona mia. Cosi piaccia a Dio benedetto di concederle quella felicità di vita, ch'io le desidero, et con ogni maggiore humiltà le baccio, i santissimi piedi.

Fabio Patriarca di Gerusalemme

Doc. n. 35 - Paolo Emilio Giovannini da Montalto, il 26 d'Aprile 1589, al Cardinal Montalto a Roma. ASV, SS. Francia, 25, f 284r-v

Lista di robbe per la Chiesa Cathedrale portate da Roma da Monsignor Patriarca di Gerusalemme d'ordine di Nostro Signore :

Un paio di guanti bianchi lavorati d'oro pontificali
Un paio di guanti pontificali rossi lavorati simili
Un Ceremoniale con coperta dorata
Un Pontificale con coperta dorata rossa
Una Pace d'argento indorata con manico con un Christo risuscitato
Una scatola di damasco o ormesino rosso lavorata d'oro con perle
Un camisio di tela ortechina lavorato
Un cingolo di seta bianca con fili d'oro
Un cossino di damasco pavonazzo, figurato, con fiocchi, et trine d'oro
Una bacciletta con due vasetti d'argento per la messa
Un pallio di damasco bianco con l'arme di Nostro Signore con francie d'oro et seta
Un pallio di damasco pavonazzo con l'arme di Nostro Signore con francie d'oro et seta
Un piviale di tabi pavonazzo con l'arme di Nostro Signore con capuccio trinato d'oro
Due tonicelle d'ormesino pavonazzo con l'arme di Nostro Signore et trine d'oro
Un piviale di tabi bianco ad onde con fondo d'oro, et trine d'oro, et di seta con il cappuccio, et arme di Nostro Signore
Due tonicelle d'ormesino rosso, con trine d'oro, et francie d'oro, et di seta, con arme di Nostro Signore
Una coperta da Messale d'ormesino rosso con francie d'oro, et seta
Una coperta d'ormesino pavonazzo con francie di seta bianca et pavonazza
Una pianeta verde di damasco con fregio di broccatello rosso, et bianco con stola et manipolo, trinato di trina ranzata et verde con francie, et arme di Nostro Signore
Un cossino di damasco bianco con fiocchi et trine d'oro

Io Paolo Emilio Giovannini Vescovo di Montalto ho ricevuto il di 26 d'Aprile 1589 dal Monsignor Beatissimo Patriarcha di Gerusalemme le soprascritte robbe donate da Nostro Signore alla mia chiesa Cathedrale.

Doc. n. 34 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 26 ottobre 1588 al Capitano Pompeo Floriani. ASV, fondo Confalonieri, 60, f. 35v

Rimando li disegni, quello del palazzo dell'Eccellentissima Signora Nostro Signore l'ha fatto riformare a suo gusto, se ben quello di Vostra Signoria non le è dispiaciuto, eccetto nella scala, la quale dice che non si vede quando s'entra nella loggia del cortile, et così anco delle prime stanze della prima et seconda sala, le quali pigliano lume dalla loggia che è lume falso, et necessariamente bisogna che restino oscure. Imperò Vostra Signoria farà seguitare l'ordine del disegno riformato, che così ordina Sua Santità.

Del purgo Vostra Signoria faccia quello che ha riformato lei, se così le piace, et le pare che sia manco spesa, et sabbato chiederò che si mandaranno denari, acciò se gli mettano le mani. Et melle raccomando di cuore.

Doc. n. 33 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 26 ottobre 1588 a Mons. Arrigoni. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 34v, 35r

Questa mattina ho dimandati denari al Papa et m'ha ordinato che io dica a Monsignor Tesoriero, sicome ho fatto, et sabbato si mandarà il mandato, che vederò di farlo spedire in ogni modo, et Vostra Signoria non tralasci in tanto il far lavorare.

Rimando il disegno del Palazzo della Eccellentissima Signora fatto dal Capitano Pompeo nel quale Nostro Signore v'ha trovato due cose, che non sono state di suo gusto, l'uno la scala che non si vede, quando s'entra nel portico o sia loggia del cortile, et che l'entrata per essere molto lunga dice che bisogna che sia molto chiara. L'altra cosa che non approva sono le prime stanze delli due appartamenti così della prima sala, come della seconda, le quali non hanno altro che una finestra, la quale ha lume falso pigliandolo dalla loggia, c'è anco la cappella che non ha lume, et una stanza di sopra, et per questo l'ha fatto riformare nel modo, che vederà nell'altro disegno, che si manda in due fogli, che è l'ultimo appresso il bastone, che è dentro nelli disegni, et secondo quello vuole Sua Santità che si regoli, et ne scrivo in conformità al detto signor Capitano Pompeo.

Quanto al disegno del purgo rimando l'uno et l'altro, et il Capitano Pompeo si potrà sodisfare di fare quello che più le piace, et quello che vederà che sia di manco spesa, et come si mandaranno denari, vi si potrà metter mano, essendo di troppa importanza per l'arte della lana.

Parlerò col signor Commissario per conto della polvere per la mina, et le bacio le mani.

Doc. n. 32 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, 1'8 ottobre 1588 a Mons. Arrigoni. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 33r-v

Con la lettera di Vostra Signoria del primo ho inteso l'animo del Capitan Pompeo, et l'ho detto a Nostro Signore con fargli anco sapere delle rote che si sono mandate a pigliare, et dell'ordine che Vostra Signoria Reverendissima tiene per fare il bastione, spianar la piazza et tagliare il monte verso la Città, che questo veramente mi pare il vero modo, et Sua Santità ne resta sodisfatta perché a questo modo si potrà anco dar principio alle fabriche delle case, et io in tutti i modi disegno che il Senatore sia de primi dopo la signora Eccellentissima a dare principio. Et Vostra Signoria Reverendissima mi farà molta gratia col signor Capitan Pompeo a scegliermi un sito in quella piazza dove giudicaranno esser meglio per fare un poco di tugurio se non potrà far palazzi. Apetto il disegno della catedrale et Vescovato, del Palazzo della signora, et del Monastero di Monache nella casa de Rosati, acciò io possa sollecitare il denaro.

Alla Santità di Nostro Signore bastarà che Vostra Signoria Reverendissima le scriva le cose, che giudicarà che importano, et l'ordinarie, cioè del progresso, che si fa di mano in mano potrà scriverle o al Cardinale o a me.

Del grano per il Presidato, Nostro Signore n'ha rimessa la cura al Cardinal Camerlengo.

Della licenza dell'armi per il signor suo nipote, Vostra Signoria ne mandi la patente fatta al Cardinale con una sua lettera, che la sottoscriverà senz'altro. Et con questo le bacio le mani. Intendo che l'entrate di codesta nostra Communità sia molto mal governate, et specialmente le cose dell'Abondanza, per la quale Nostro Signore donò mille scudi con ordine, che non si debbano ne possano convenirsi in altro uso, et dove dovriano augmentare, mi si dice che diminuiscano. Non sarà se non bene, che Vostra Signoria veda d'intenderla, et rimediarci, acciò non ne venga qualche querela a Sua Santità che saria la ruina di quelli, che ne fossero causa, et poco servitio di quel publico. Et Idio le doni ogni felicità.

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