2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

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Celebrazioni 2021
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EPISTOLARI

EPISTOLARI

Doc. n. 29 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 5 ottobre 1588 ai Priori di Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 31v, 32r

Ho esposto a Nostro Signore che gli heredi di Messer Giovanni Matteo Fidele hanno messo in vendita le sue case in una delle quali si fa la Zecca et nell'altra fanno la residenza le Signorie Vostre et posto in consideratione a Sua Santità che comprandosi potriano servire per il Monasterio delle Monache. Rispose che erano in luogo troppo angusto, et havendole io detto che il Capitano Pompeo lodava per questo effetto la casa de Rosati per il miglior sito, che vi fusse, quando si provvedesse a Monsignor Reverendissimo Vescovo d'altra habitatione, si risolse che il detto Monastero si facesse in ogni modo in detta casa de Rosati, et che io ne scrivesse a Monsignor Governatore et al Capitano, acciò di consenso col Vescovo vi mettessero le mani, et così scrivo. Et s'ha da sperare quando il Monastero si facci in quella casa, che al Vescovo Nostro Signore sia per provedere per stanza più sana, et megliore. Quanto al commissario sostituto mandato sopra al bollo de pesi, et misure, et sopra il gioco delle carte, ne parlarò con Monsignor Illustrissimo Camerlengo et con questi Signori Camerali, a quali son certo, che la Santità di Nostro Signore mi rimetterà, ma vado dubitando, che in queste cose non si stenda la mia essentione. Però ne avvisarò le Signorie Vostre, parlato che n'habbia con questi signori. Et in tanto le bacio le mani.

Doc. n. 28 - Mons. Fabio Biondi di Gerusalemme, il primo ottobre 1588 al Vescovo di Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 30v, 31r

Questa mattina essendo a piedi di Nostro Signore ho detto a Sua Santità in ristretto quanto Vostra Signoria Reverendissima mi scrive in risposta della mia, et mi fece leggere la lettera del Cardinal nostro, che le scrivea in proposito della fabrica, o sito della nuova chiesa, et non vi fu altro, se non che disse, che per quella lettera non era preclusa la via a Vostra Signoria Reverendissima di attendere a questo negocio unitamente col Capitano Pompeo che si mandava per essequire. Et hora non sarà se non bene, che essendone ultimamente scritto al sopradetto Capitano, acciò consideri, se il sito dalla parte di San Georgio sarà a proposito, Vostra Signoria Reverendissima con esso lui se ne pigli particolar pensiero. Et con questo le bacio le mani, et prego ogni contento.

Doc. n. 27 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 28 settembre 1588 al Capitano Pompeo Floriani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 30r-v

La Santità di Nostro Signore ha veduto il dissegno fatto da Vostra Signoria per il purgo, et tinta di Montalto, il quale è magnifico commodo, et bene inteso, ma perché non ci vuole la concia delle pelli appresso a' panni, et non loda che vi siano i fianchi per rispetto de banditi, che si potriano con l'occasione farsi forti dentro, oltreché la macchina è assai grande, et riuscirà di spesa importante, per questo è stato ridotto in forma minore, che si ridurrà presto alla sua perfettione et con molto manco spese, et di questo Sua Santità si è compiaciuta che si metta in opera, et m'ha ordinato lo mandi a Vostra Signoria acciò gli facci metter mano, et si potrà cominciar dalla stanza per il purgo, acciò il mercante se ne possa cominiciare a servire, et si farà in volta il primo solare sopra il quale si faranno le stanze necessarie per li lavoranti, et basteranno per quanto si crede il primo et secondo, senza fare il terzo piano per manco spesa. Io procurerò che quanto prima se le mandino quattrini per questo effetto. Aspetto la pianta del palazzo della Signora con l'avviso di quel che è fatto finhora, acciò si possano mandar denari anco per questo.

Sua Santità mi fa di gran bravate con dire, che io non scrivo, et non sollecito, et mostra in effetto di mostrar poco gusto delle cose di Montalto. Son molti giorni, che si mandarono li 500 scudi per la mina, et scrissi, come erano spesi quelli, si mandassero li conti, che procurarei si mandassero delli altri, ma Monsignore il Governatore è andato in visita, et Vostra Signoria non ce sta, et qui non ci scrive, né quel che si faccia, né quel che si sia fatto, et io non so che dirne, et veramente se ci dovria attendere con qualche maggior diligenza. Et a Vostra Signoria mi raccomando di cuore.

Doc. n. 26 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 17 settembre 1588 al Vescovo di Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 28v, 29r-v, 30r

Hebbi il memoriale che Vostra Signoria Reverendissima mi mandò per l'exequatur Regio per pigliare il possesso de benefici) dependenti dall'Abbadia di Monte Santo, ville et luoghi della diocesi Ascolana, et Aprutina uniti al suo Vescovato, et havendone io parlato con persone pratiche di queste materie, et a quali sono passate per le mani nel Regno, mi dicono, che non è necessario l'exequatur, bastando che Vostra Signoria Reverendissima lo pigliasse per il possesso dell'Abbadia dalla quale dependono detti membri, et che senz'altro ne può pigliare il possesso a suo piacere, et dando l'essempio ne Vescovadi, che sono nello Stato della Chiesa, et che hanno diocesi che per quel che sta nel Regno non se ne piglia l'exequatur, bastando ch'habbi preso il possesso del Vescovato. Però veda Vostra Signoria Reverendissima quel che le pare, che si facci, che io non mancherò di servirla.

Diedi a Nostro Signore io stesso il memoriale, che mi mandò, nel qual ricorda l'augmento del numero de capellani, o di mansionarij per alleggerir le fatiche de Canonici et per maggior dignità di quella sua Chiesa, raccomanda la porvertà de Canonici, domanda qualche pensione per li quattro chierici che servono alla Chiesa, et che li scholari destinati al Collegio siano stati alla schola in Montalto, nella quale s'aggiungano lettere di retorica, logica, instituta, et sacra scrittura, et mette in consideratione, che si faccino due nave alla Chiesa hora catedrale potendosi con poca spesa. Io lasciai detto memoriale a Sua Santità il qual fusse visto diligentemente et havendomi fatto dire, che le ne parlassi, tornai. Et quanto alli Mansionarij, et capellani, rispose che questo era buon ricordo, ma che non bastava di ricordare al Principe, che bisogna farlo con occasione et proporre il modo, come si possa effettuare. De Canonici che se sanno governare le cose loro, hanno il modo a bastanza, dicendo che l'Abbadia di Sarnano vale seicento scudi, et che le se possono anco unir di quei beneficij della Città, et replicando io, che nell'Abbadia c'erano delle gravezze di cura d'anime, et d'altre mi disse, che ci sono perché li Canonici le vogliono. Della pensione per li chierici, rispose, che non è bene d'assignarle alle persone, perché come sono morte mancano, ma che bisognava darle al Seminario. Dell'augmento delle letture non disse altro. Dell'ampliar la Chiesa, in questo si stese a di lungo mostrando d'essere restato con disgusto di Vostra Signoria Reverendissima poiché quando partì di Roma le ordinò, che vedesse dove russe luogo più commodo nella Città per edificar la Chiesa, et il palazzo episcopale, proponendo il sito della casa dei Rosati per il palazzo et le case vicine et contigue, dove già si teneva la schola a tempo suo per fabricar la chiesa, facendo la porta dove è quella della schola, et la tribuna fuori della Terra verso Santo Agostino che in occasione che inimici si fossero accampati in Santo Agostino havria servito per opporsi designando anco che si fusse abassato il terreno fino al piano della casa di quei di Tonica, et aggiungendo molt'altre commodità di sepolture che s'havriano potuto far sotto il piano della tribuna, et così anco, che il Palazzo s'havria potuto fare nelle case de Rosati, ampliandolo sino alle case de Frati di Santo Francesco, et oltre di questo ricordò anco il sito delle case di Don Alfonso o quelle del Prior di San Georgio, nelle quali ce saria anco stato campo fuori delle mura da potersi slargare. Et sopra di questo discorse molto dolendosi della negligenza di Vostra Signoria Reverendissima che doppo che è partita, non n'habbi mai dato, soggiungendo alcune cose simili. Io replicai quel che mi sovenne in scarico di lei, però come si può considerare, si perde l'ardire alla presenza d'un tanto Papa, et a me occorre particolarmente che bene spesso perdo le parole, et l'animo, et non ardisco d'aprir la bocca, et commandò poi che io scrivessi al Capitano Pompeo che vedesse se il sito, dove è San Georgio fusse a proposito, facendo la Signora dall'altra parte il suo palazzo, et così scrivo. Ho giudicato esser bene che Vostra Signoria Reverendissima sappi quanto è passato, non perché se n'attristi, poiché la natura di Nostro Signore sicome è sensitiva, così è piena di cordiale amore con i suoi, ma acciò sappi come habbi da dargli all'incontro di quelle sodisfattioni che Sua Santità desidera.

Io credo d'haverle scritto, che le tornai a parlare per conto della giurisdittione di Rovetino, accennandole che Vostra Signoria Reverendissima havria obedito a quanto Sua Santità habbia risoluto, ma che desiderava tuttavia di esponere in voce le ragioni, et le pretendenze della sua Chiesa la quale si trova in pacifico possesso di far bandi, esigere pene de danni dati, et fare altri simili. Non mostrò Sua Santità inclinatione che venisse per questo, dicendo che poteva supplire con scrittura, et in ogni modo non mi parve, che mostrasse d'haver altra opinione di quella, che già si scrisse, dicendo che il vescovo non ha famiglia di corte, di poter essercitare giurisditione de casi gravi etc. et in questo Vostra Signoria Reverendissima si governarà secondo che le dettarà la molta sua prudenza, et a me commandarà con ogni autorità, che sarà sempre servita come sono obligato, et in tanto le bacio le mani.

Doc. n. 25 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 30 Luglio 1588 ai Priori di Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 27v, 28r

Ho ricevuto l'instromento della ratificatione, la quale ho subito presentata in mano di Nostro Signore et credo sarà di sua sodisfattione.
Quanto al sito per l'edificio della Tinta et Purgo, Sua Santità non approva che si facci accanto al Molino, parendole luogo angusto, et che sta troppo nel basso, et anco forse con pericolo di qualche piena del fiume, et che non è esposto al sole, et il guadagno che si fa del muro del mulino lo stima poco. Imperò dice che dovendosi fare, vuole che si facci una cosa, che habbi del nobile, cioè capace, et in luogo più eminente, et ricorda che si potria far sopra il molino intorno a mezzo miglio, dove dice che è una bella prataria, che ce saria commodità di stendere i panni et fare i tiratori, et caso che bisogni, che si potria anco cingere la casa con un muro attorno come quelli, che si fanno qui a Roma alle vigne, et farlo anco di modo che il vallato, o sia forma gli passi per mezzo, et in somma che sia una cosa, che habbi garbo. Imperò le Signorie Vostre potranno esser col signor Capitano Pompeo, et col Mercante, et faranno elettione del sito, che sia a gusto di Sua Santità et sopra tutto che sia sopra il molino verso Monte di Nove, dove sono quei prati, che le Signorie Vostre lo devono sapere.

Quanto alle pegioni delle case bisogna che faccino ogni sforzo per questi due primi anni, et si ristringano da qualche altra spesa, et supplisca a questa, poiché passati li due anni, de' frutti dell'essercitio si potranno pagare et, il partito, che propone il Mercante di pagar lui le pegioni purché se gli lascino goder li frutti per tutti li sei anni, a me non piace perché non mi pare utile alla Communità, et non ho voluto proporlo a Nostro Signore perché credo per certo, che non l'havria approvato, sì perché non è utile, come anchora per non alterare la conditione della Compagnia. Imperò faccino ogni sforzo, acciò il Mercante sia bene accomodato, et non habbi occasione di dolersi, et veramente le pegioni sono troppo eccessive, et vi si dovria pigliar quello temperamento da Monsignor Governatore et dalle Signorie Vostre che al sicuro in Roma a un prezzo non si pagariano tanto, se quelle case vi fossero, et s'aiutino, perché con quello essercitio si darà il pane a tutta quella povertà. Et questa è una delle principali gratie, che Sua Santità habbi fatto a quella Patria, et però bisogna saper conoscerla.

Sua Santità si è contentata di pagar li mantelli alii quattro priori che sono di Magistrato, havendo saputo che di cinque sono ridotti a quattro. Imperò le Signorie Vostre avvisaranno quanto costano in tutto con fattura, et ogni cosa, che subito Monsignor Tesoriere mi darà il mandato delli denari et saranno contente di communicar questa mia a Monsignor Reverendissimo Governatore et al signor Capitano Pompeo, al quale non scrivo perché non ho tempo, et perché penso non sia costì. Et alle Signorie Vostre mi raccomando di cuore.

Doc. n. 24 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 23 luglio 1588 ai Priori di Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 26 v, 27 r

Mi è stato carissimo intendere l'animo di messer Bartolomeo, et che sia stata condotta parte della lana, et come sia arrivata tutta la somma, piaccia alle Signorie Vostre di darmene avviso, acciò possa darne conto alla Santità Sua per haver li denari, che li sono stati promessi.

Et quanto all'affitto delle case, io non ho mancato d'accennarlo a Nostro Signore però non me n'ha detto altro. Et lodo che si facci come meglio si può per adesso, poiché noi dovemo sperare cose molto maggiori dalla clemenza di Sua Beatitudine et non è bene de accumular tante cose in una volta, che non è poca gratia che fa alla Communità, che non solo ce ha messo, et introdotto l'essercitio della lana, che darà da mangiare a tutta la povertà, ma ce ha anco donato il capitale da poterlo mantener sempre oltre tante altre gratie, che ce ha fatto, et fa ogni giorno che non fu mai Papa più grato alla sua Patria di lui, et non vorrei che col tanto importunare gli venissimo a noia, et pur questa mattina mi ha commandato, che ordini a Monsignor Tesoriero generale che facci fare li mantelli nuovi per le Signorie Vostre che gli ha concessi in gratia del signor Don Michele nostro Padrone, et sarà bene che ne ringratiamo Sua Eccellenza. Io ho parlato con messer Luigi Innocentio nostro per conto del fitto della casa della Zecca, et vedremo a truovare qualche modo di sgravare la Communità, et il fitto della casa del Mercante non durerà più di due anni, perché de frutti dell'essercitio si potrà pagare, siché non bisogna smarrirsi.

Di quello che scrivono le Signorie Vostre che la Communità ha due Palazzi, sappiano che quello che ha fabricato la Santità di Nostro Signore non l'ha fatto per la Communità ma per le schole, et non intende che deva servire ad altro uso, siché bisogna fare come meglio si può per adesso, che dando Idio vita a Sua Santità come tutti dovemo pregarlo sempre, ne fabricarà et Palazzi et ogni altra commodità, che vuol troppo bene alla patria, et con questo le bacio le mani.

Doc. n. 23 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 23 luglio 1588 a Mons. Arrigoni. ASV, fondo Gonfalonieri, f. 26r-v

Mi trovo due lettere di Vostra Signoria Reverendissima alle quali risponerò brevemente con dirle, che ho dato io stesso la sua lettera a Nostro Signore in mano propria, et l'ha letta tutta in presenza mia et perché la risposta l'havrà dal Cardinal mio Signore io non mi estenderò in altro.

Io ho poi dato conto particolare dell'arrivo del Mercante della lana, et starò aspettando che sia arrivata tutta costì la somma della lana, che ha da venire, perché subito che sia arrivata, io farò opera con Sua Santità che mandi denari al mercante.

Quanto poi all'edificio che s'ha da fare per la tintoria, et per il Purgo, m'ha ordinato Sua Santità che io sriva a Vostra Signoria Reverendissima che faccia far elettione del sito et gli faccia dar principio, che subito mandarà denari per questo effetto, cosi piacerà a Vostra Signoria Reverendissima di darne ordine et d'avvisarne.

Sua Santità mi commandò anche, che io ordinassi a Monsignor Tesoriero, sicome ho fatto, che facesse comprare li mantelli nuovi alli Priori della Città, et per questa altra Posta credo che venirà l'ordine.

Li detti Signori Priori mi scrivono gravandosi de nuoli delle case, che gli bisogna pagare. Io l'ho accennato a Nostro Signore ma non ne ho cavata altra risolutione. Imperò sarà bene che Vostra Signoria Reverendissima li persuada a contentarsi per adesso poiché dovemo aspettar cose maggiori dalla benignità di Sua Beatitudine.

E quanto al fitto della Casa per il Mercante non durerà più di due anni, perché passato questo tempo, si pagarà de' frutti dell'essercitio.

Et dell'altro fatto della Ceccha [Zecca], vedremo di trovar qualche modo di sgravarne la Communità. Ma in tanto si facci alla meglio, perché non bisogna fare ogni cosa in una volta, et straccare il Papa, et con questo a Vostra Signoria Reverendissima bacio le mani, ricordandole che le invio devotissimo servitore.

Doc. n. 22 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 13 luglio 1588 a Mons. Arrigoni. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 22r-v

La Santità di Nostro Signore continuando tuttavia maggiormente nel grato animo che tiene verso quella sua Patria et pensando sempre a dargli nuovi aiuti per sollevarla, ha designato di farci un monastero di monache acciò quelle che hanno animo di dedicarsi al servitio di Dio non restino per non esserci luogo che le riceva, et così anco li poveri Padri, che son gravati di altre figliole habbiano dove collocarle, et perché non intende, che quelle, che vi dovranno entrare habbia da dare donatione alcuna o sia dote, poiché quelli che hanno il modo di far questo cercaranno più tosto di maritarle, vuol provedere detto monastero di modo tale, che le possa sostener senza gravare de suoi. Et a questo effetto havendo saputo che a Cosignano vi sono alcune possessioni et case del Cavalier Mucciarelli di Ascoli secondo la nota inclusa m'ha commandato scriva a vostra Signoria Reverendissima come faccio, che un giorno con sua commodità si trasferisca in persona a Cosignano conducendo seco persona perita et intelligente di cose di campagna et visiti detti poderi et case, et quel che non può fare in un giorno lo facci in più, poiché non c'è fretta, et pigli diligente informatione della quantità di terreni, di che frutto et rendite sono, della qualità delle case, de gli arbori da frutto, et finalmente quel che giustamente si potranno pagare, perché trovandoli a proposito disegna di comprarli et applicarli al detto monasterio.
Et perché per fabricarlo di nuovo ce andarà larghezza di tempo, ne si potria habitar così presto dice Sua Santità che Vostra Signoria veda se nella Città vi fossero case capaci, che si potessero unire insieme et farci la clausura, acciò tanto più presto si potesse effettuare questo suo santo pensiero a beneficio di quella Città et povere Terre convicine, et ricorda fra l'altre le case de Rosati, dove hora sta Monsignor il Vescovo perché se fosse a proposito et che si potesse ridurre in forma di monasterio se valeria di quelle, ricorda anco certe case, che già erano di messer Alfonso, et in somma dice, che Vostra Signoria con qualche perito vada pensando se vi sarà luogo commodo a questa santa opera et ne dia avviso. Oltre di questo ordina, che s'informi se di là per quei contorni et terre vicine vi sarà altra casa commoda di terreni de fare acquisto per il medesimo effetto, et ne dia conto. Io ho ricordato, che ce sono alcuni beni nel territorio di Porchia chiamati Malisca, che sono della Compagnia del Corpus Domini d'Ascoli, alli quali si potria dar ricompensa d'altro equivalente, che credo sarà bona cosa, et Vostra Signoria Reverendissima potrà informasene et darne pieno ragguaglio, et con questo le bacio le mani et le prego ogni contento.

Doc. n. 21 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 22 giugno 1588 a Mons. Marcolini. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 21v

Credo che il Mercante dell'arte della lana sarà presto costì per dar principio alle facende, et perché è necessario di far quanto prima l'edificio per il purgo, et la tintoria, la Santità di Nostro Signore m'ha commandato scriva a Vostra Signoria Reverendissima et al signor Capitano Pompeo, col quale questa sarà commune, che subito che il mercante sarà gionto si cominci detta fabrica, secondo che s'è disegnato appresso il Molino dove più si giudicarà luogo opportuno, poiché Sua Santità mandarà il denaro facendola con tutti quelli avantaggi, che sarà possibile, et con ogni sollicitudine, acciò per mancamento d'essa non si resti di tirare il negocio inanti, et in tanto che il mercante arriva si potrà mettere in ordine, et fare apparecchi di calcina, legnami, et altre cose necessario per la fabrica, et così piacerà a Vostra Signoria Reverendissima di far essequire. Et le bacio humilmente le mani.

Doc. n. 20 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 18 giugno 1588 a Mons. Marcolini. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 20r

Ho detto a Nostro Signore quanto Vostra Signoria Reverendissima m'ha scritto circa il sito del ponte del fiume, che ultimamente s'è disegnato, et piace a Sua Santità che sia in luogo che dall'una parte, et dall'altra sia nel territorio di Montalto, ma le pare che verso il molino il fiume sia molto largo et instabile et però ricorda tuttavia che prima che vi si metta mano si consideri bene di farlo in luogo sicuro, che il fiume non se l'habbia da portar via, et che si faccia una cosa durabile.

Del particolare del signor Capitano Pompeo, che ella mi scrive, non è stato detto da me, perché io creda, che gli habbia cavato alcun profitto circa il vender del pane, ma per avvertirlo di quel che s'era detto. Et a Vostra Signoria Reverendissima bacio le mani.

Doc. n. 19 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, l'11 maggio 1588 a Mons. Monsignani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 18v.

Questa mattina ho dato conto a Nostro Signore che Vostra Signoria Reverendissima disegnava di dar principio a far tagliar li legnami nella selva di Rovetino per fabricare il ponte nell'Aso, et che desiderava sopra di ciò ordine da Sua Santità per sodisfattione di Monsignor Reverendissimo Vescovo, che non pareva che vi condescendesse così volentieri senza saperne la mente di Sua Santità, mi rispose che il Vescovo havea ragione essendo sua la selva. Però che io scrivessi al Vescovo che se ne contentasse, che faria cosa grata a Sua Beatitudine, et in conformità di questo et per maggior autorità ho fatto che il Cardinale mio Signore gli scriva lui l'inclusa, che Vostra Signoria Reverendissima potrà fargli dare, et nel tagliar detti legnami gli potrà dar sodisfattione con fare che ci assista uno de suoi, acciò li taglino in loco di manco danno. M'ha poi detto di più Nostro Signore che scriva a Vostra Signoria Reverendissima che avverta che il ponte si faccia sul territorio di Montalto di qua et di là del fiume, acciò col tempo nissuna altra Terra possa pretendere, et se nel territorio di Montalto non c'è sito così proportionato, che si faccia più tosto muraglie alla riva del fiume, et si aiuti così, acciò si faccino le cose che stiano bene, et sia in quel di Montalto et così le piacerà d'ordinare, et a Vostra Signoria Reverendissima bacio le mani et mi raccomando in gratia.

Doc. n. 18 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 7 maggio 1588 a Mons. Marcolini. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 18r.

Ho detto alla Santità di Nostro Signore quanto Vostra Signoria Reverendissima mi scrive nell'ultima sua circa l'amorevolezza, che hanno mostrato coteste terre, et particolarmente Offida in offerir opere et carreggi per la fabrica del monte, che gli è stato caro, et havendole detto che la Ripa solo non ha risoluto anchora di dar cosa alcuna, ha risposto che non se ne cura, et che non si usi violenza alcuna, ma si lasci in libertà delle terre, accioché quel che vogliono fare lo faccino con amore, et sollecita sempre acciò si possa cominciare a pensar di dar privilegij et essentioni a chi venirà ad habitare. Però Vostra Signoria Reverendissima usi ogni industria, che quanto più l'impresa è difficile, tanto maggior honore riportarà di condurla a qualche perfettione, et non si smarrisca, perché Sua Santità ha detto, che poiché s'è cominciato, vuole che si finisca.

Io non hebbi avviso che mi ricordi, che Vostra Signoria Illustrissima ricevesse l'ultimo mandato delli 500 scudi che le fu mandato alcuni giorni sono. Sarà bene che n'avvisi, et facci che il Capitano Pompeo mandi i conti, se sono finiti, perché io vederò di procurare de gli altri, acciò si possano mettere dell'opere in buon numero.

Sua Santità ha donato li mille scudi per l'abondanza et già ne ho il mandato in mano et lo manderò per messer Baldas- sarre, et crederò che portarà anco l'ispedittione della fiera a tempo della Pentecoste, et con questo li bacio le mani.

Doc. n. 17 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 9 aprile 1588 a Mons. Monsignani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 16r-v

Ho detto alla Santità di Nostro Signore della buona opera che vostra Signoria Reverendissima ha fatto in concludere la pace nella Terra di Forci, et la recognitione che ne ha fatto quella Communità delle 300 opere per il lavoro del Monte et ha commendato così lei, come quella terra, che ha fatto quello che non ha ancor alcuna delle altre. Io diedi poi li conti a Monsignor Tesoriero di tutta la spesa di quella opera sino alli XI di marzo, che sino a quel tempo io gl'haveva nelle mani, che il Capitano Pompeo me li haveva mandato, et per tutto li XI avanzavano cento et quattro scudi, de quali sarà bene che Vostra Signoria Reverendissima li mandi o a me, overo al medesimo Tesoriere, acciò ne possa dar conto a Nostro Signore che così ha ordinato. Credo poi d'haverle scritto che Sua Santità si contenta, che si cresca la mercede degli operarij sopra il carlino, et con questo le bacio le mani, et melle raccomando con gratia.

Hor hora Monsignor Tesoriero m'ha mandato l'incluso mandato che invio a Vostra Signoria Reverendissima.

Doc. n. 16 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 2 aprile 1588 a Mons. Monsignani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 15v, 16r

Ha fatto molto prudentemente Vostra Signoria Illustrissima da fare opera che non si scriva alla Santità di Nostro Signore da coteste Terre per conto delli operarij del monte, perché facilmente Sua Santità ne havria preso disgusto, poiché si vede chiaramente che non vuole che si usi violenza. Io ho poi parlato con sua Santità et dettole che Vostra Signoria Illustrissima desiderava sapere se si contentava, che si accrescesse qualche poco il prezzo dell'opere, perché nelle faccende, et li giorni sono anco più lunghi, et m'ha detto che le pare honesto, che si dia qualche cosa d'avvantaggio, et così Vostra Signoria Reverendissima potrà ordinare. Le ho anco detto, che sono spesi li denari mandati ultimamente et se n'ha fatto un poco di maraviglia, tuttavia m'ha detto, che Vostra Signoria Reverendissima ne dia li conti a Monsignor Tesoriere, poiché questi son denari della Camera, et rispondendogli io, che li conti sono in man mia, et che li consignarei al Tesoriere, così mostrò di contentarsi. Li darò dunque et vederò di fare opera, che si mandi aiuto. Et con questo le bacio le mani et me le raccomando in gratia.

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