2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

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COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
Giovedì, 24 Gennaio 2019

EPISTOLARI

EPISTOLARI

Doc. n. 13 - Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 20 febbraio 1588 al Capitano Pompeo. ASV, fondo Gonfalonieri,60, f. 11 r-v

Con la lettera di Vostra Signoria ho ricevuto il conto delle spese, che si son fatte in cotesta opera dal primo dicembre sino alli 6 di febraro, et havendolo voluto mostrare a Nostro Signore non mostrò molto di curarsi di vederlo, et così anco il calculo della spesa da farsi nello spianar del monte, de che non mi curai manco di dargliene conto a bocca, poiché non pigliò la scrittura, mi disse bene, che poiché Vostra Signoria havea cominciato di spianar dal piano di San Pietro, si contentava, che si seguitasse, ma che voleva poi in ogni modo, che si cominciasse a quello della porta buttando il terreno verso San Georgio da quella pane, sostenendo la terra con quel meglior modo, che si può, poiché in ogni modo vuole che la muraglia della città nuova cominci da quella parte in modo, che San Giorgio sia dentro, et l'ultimo muro di S. Giorgio sia nella muraglia della città, et il terreno si allarghi tanto, quanto è larga la Chiesa, così dall'altra parte vuol che la muraglia cominci a quel torrone, che è da bora, secondo il disegno di Vostra Signoria, et arrivi poi a Santo Angelo, et San Pietro si levarà, che si vuole una piazza nobile et grande, et quella chiesa si trasporterà altrove in meglior sito. Ho detto a Sua Santità il pensiero di Vostra Signoria di pigliar la strada a casa di Giovanni Mazzocco, et tirarla a linea della Città nuova. Non le piace, et m'ha ordinato le scriva, che non vuol che si tocchi la Città vecchia in luogo alcuno, et con il sopradetto disegno dice che bisogneria buttare a terra delle case, il che non vuole.

Quanto alle fornaci di mattoni et di calce, già s'è scritto, che si faccino. Monsignor Thesoriero ha poi havuto ordine di mandar 500 scudi et facilmente si mandaranno con questo ordinario, se non mercordì si mandaranno li mandati. Et si lavori pure allegramente mentre si possono haver dell'opere. Et con questo le bacio le mani.

Doc. n. 12 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 17 febbraio 1588 a Mons. Marcolini. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 10 r-v

Ho dato conto a Nostro Signore di quanto Vostra Signoria Reverendissima mi scrive, cioè che il lavoro del monte fu comenciato il primo di decembre, et per gli instrumenti et per le opere si spesero in quel mese li 500 scudi, et che la spesa si augmentò, perché si crebbe il numero dell'opere, a questo credo s'acquetasse, ma quanto al pagamento del soprapiù del carlino fatto dalle Communità all'opere di Loreto disse, che ciò non era vero, et che non era meraviglia, se quando si ridussero le opere al carlino si ritiravano, perché erano usi al principio al giulio. Dissi a Sua Santità dell'ordine che bisognava dare al Depositario, acciò somministrasse de denari incamerati, poiché di quelli di Monsignor Melchiona non se ne possono essigere per l'inhibitione dell'Auditor della Camera, et mi disse, che ne parlassi col Thesoriero, sì come farò prima che sia sabbato. Et in tanto Vostra Signoria non si perda d'animo ma attenda a far continuare l'opera, perché son certo, che come venga il Capitano Pompeo, si darà anco ordine per denari, et così aiuti da ogni banda, ma non con violenza.
Qua s'è detto, che s'è trovata l'acqua verso la fonte Lupone, se è vero me ne avvisi, perché Sua Santità l'havrà a caro. Mi fu anco detto da un balordo di Porchia, che la Città di Fermo mandava cinquecento opere per otto giorni, et io fui così leggiero che lo dissi a Sua Santità che ne prese gran piacere, ma vedo che è una vanità, et son rimasto un goffo, ma non sono anchora fuori di speranza, che non possa esser vero, et con questo le bacio le mani.

Doc. n. 11 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 10 febbraio 1588 al Governator del Presidato. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 8v

È stato caro a Nostro Signore d'intendere, che si sia scoperto del terreno da lavorar mattoni in quel monte, che si spiana et così anco delle pietre vive, et loda, che si cominci a far cocere della calce, et a fabricar mattoni, et si contenta, che si piglino de lignami dalla selva di Rovitino, et si vedarà di operare, che si mandi denari, et intanto Vostra Signoria s'aiuti come meglio può in occasione de delitti, et Idio la contenti.

Doc. n. 10 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 3 febbraio 1588 al Capitano Pompeo Floriani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 5v

La Santità di Nostro Signore m'ha commandato scriva a Vostra Signoria come faccio, che quanto prima potrà, si transferisca a Montalto per attendere et sollecitare quella opere, fin che havrà la commodità di havere dell'opere a buona conditione, et che non vi sono facende, et avvisi del bisogno del denaro, perché Sua Santità darà ordine, che il Tesoriere della Marca gli paghi, come s'è fatto delli cinquecento.
Quando sarà in Montalto potrà dar conto del lavoro a che termine si truova, non lasciando di dirle, che Sua Santità vuole, che si pigli il piano della porta da basso, et quello si vada seguitando con dolcezza buttando il terreno verso la valle di San Georgio, et dall'altra parte da bora, et disegna dove è la Chiesa di San Pietro che andarà per terra di far la piazza del mercato che sia spatiosa et grande. Et a Vostra Signoria prego ogni desiderato contento.

Doc. n. 9 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 3 febbraio 1588 a Mons. Marcolini a Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 5r-v

Ho dato conto a Nostro Signore di quanto Vostra Signoria Reverendissima mi scrive con la sua, et se bene ho conferito ogni cosa distintamente col suo Agente, non lasciare di dirle, che si meravigliò molto, che ella scrivesse, che li 500 scudi siano bastati per tutto il mese di decembre, et che per gennaro solo dica d'haverne spese 300 de suoi, poiché il lavoro fu cominciato fin d'ottobre, et tenne me per imprudente, che non l'havessi notato, et che l'havessi detto a Sua Santità, et tanto più, quanto che Vostra Signoria Reverendissima dice d'haver fatto sempre lavorare con 200 huomini. Si dolse anco che l'opere da principio fusserò pagate un giulio l'una, dove a Loreto il Cardinale di Perugia l'ha sempre pagate un carlino, et in tempo delle faccende del coglierle olive, che in Montalto non c'era questa rispetto, gli dissi poiché Vostra Signoria Reverendissima desiderava di sapere a chi si dovesse dare il conto delle spese, et rispuose che facesse tenere i conti in un libro, che bisognerà poi darlo in Camera.

Mi commandò finalmente che io scrivessi al Capitano Pompeo, che venisse a Montalto quanto prima per sollecitare l'opera, et che bisognando denari, se ne darà l'ordine al Tesoriere della Marca, come si è fatto della 500. Quanto al valersi de denari incamerati, o che si incameraranno, disse che se n'era scritto a Vostra Signoria Reverendissima più volte, et credo intenda che se ne voglia, ma se n'ha havuto l'ordine, non occorre altro. Et con questo le bacio le mani desiderandole ogni contento.
Se il Capitano Pompeo non è costì, facciami gratia di mandargli l'inclusa.

Doc. n. 8 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, da Roma, il 20 gennaio 1588 a Mons. Marcolini a Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 3r-v

Essendo io questa mattina dalla Santità di Nostro Signore, venne in proposito del lavoro, che si fa costì per spianare il monte della Croce, et disse, che non havendo avviso del progresso, che s'era fatto, et se li cinquecento scudi che già mandò sono finiti di spendere, come Sua Santità presuppone, che siano, et se il lavoro si continua, con soggiungere che adesso è il tempo di attendervi per non aspettare al tempo buono, che non si trovano operaij per le faccende della campagna, et mi commandò ne scrivessi a Vostra Signoria Reverendissima come faccio alla piacerà di darne ragguaglio con ogni particolarità, acciò ne possa dare distinto conto a Sua Santità che mi persuado darà ordine a quanto bisogna.

Ragionò anco di mettere la fiera in quella Città, con dire, che mentre era Cardinale, gli huomini di Montalto sempre l'importunavano per ottener la fiera, et hora che è in sua mano di concederla, non se le ne fa instanza. Però sarà bene, che Vostra Signoria Reverendissima ne tratti col Magistrato per intendere del modo, et del tempo, che s'ha da concedere, et fare che ne supplichi Sua Santità perché mi persuado, che la concederà per la benignità grande, con che si muove a parlarne.

È venuto a Roma Rosato Vettorucci, et ha proposto a Sua Santità di voler introdurre l'essercitio della lana nella Città havendo prestanza di due milla scudi con altre conditioni, delle quali ne manderò copia per l'altro ordinario a Vostra Signoria Reverendissima havendomi Sua Santità commandato, che io pigli cura d'informarne del bisogno. Et perché la maggior difficoltà consiste per mio parere in assicurare le prestanze, et che si lavori, però ho detto a Rosato, che dia in nota di là le sicurtà, che vuol dare, che quando saranno approvate da Vostra Signoria Reverendissima et dalla Communità, credo che Sua Santità sarà pronta di dare la prestanza et havendole io proposto, che uno da Castignano si offerisce d'introdurvi la concia delle pelli con una certa prestanza, ha risposto che aiutarà anco questa opera, mostrando tanta pietà et carità verso quella patria, che non si può desiderar maggiore, et di questo anco ne manderò a Vostra Signoria Reverendissima per l'altro ordinario, acciò possa pigliare informatione del soggetto, et delle sicurtà, et con questo le bacio le mani, et le prego ogni contento.

Diverse lettere di D. Anna Maria Cesi al Principe D. Michele Peretti suo sposo e consorte1 (Ovvero una provvidenziale svolta nel destino di Francesco Peretti di Montalto), di Erina Russo de Caro (*)

ritratto f perettiDiverse lettere di D. Anna Maria Cesi al Principe D. Michele Peretti suo sposo e consorte 1 (Ovvero una provvidenziale svolta nel destino di Francesco Peretti di Montalto), di Erina Russo de Caro, in: AA.VV., Chiesa Sistina 1589 - 1989, II, Pontificio Collegio Croato di San Girolamo, Roma 1990.

II 10 febbraio del 1642 Francesco Peretti di Montalto, ultimo discendente del pontefice Sisto V, divenne cardinale titolare della chiesa di San Girolamo degli Illirici a Porto di Ripetta. Egli conservò il titolo fino alla sua morte avvenuta il 3 maggio 1653. Nove mesi dopo, il 7 febbraio 1656, passava a miglior vita la sorella Maria Felice che aveva sposato Bernardino Savelli del ramo pricipale dell'antica famiglia romana. L'altra loro sorella, che si era fatta monaca domenicana nel 1618, decedeva nel Convento di Santa Caterina a Magnanapoli, nel febbraio del 16682.

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Doc. n. 70 - Pompeo Floriani da Macerata, anno 1592 al papa Clemente VIII. AF, I, f. 54a,r

Pompeo Floriani di Macerata humilissamente servitore di Vostra Santità l'espone che, nel tempo di Sisto V, ritrovandosi sopra le fabriche che si facevano alla madonna di Loreto, La Santità Vostra essendo espedita per Polonia, vi passò per visitare la Santa Casa et voler vedere ancho dette fabbriche, secondo l'ordine havuto da Sisto V, onde fece montare l'oratore in carrozza acciò gli ne desse conto,

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Doc. n. 62 - I Priori da Montalto, il 19 Settembre 1589, al Capitano Pompeo Floriani a Macerata. AF, I, f. 50r

Piacerà a Vostra Signoria per nostro amore intervenire con i presenti nostri mandati per pigliare alcune robbe alla bottegha di i Cittadani, et fare ogni possibile che restiamo sodisfatti di buona, et bella robba, come senz'altro confidiamo dell'amorevolezza di quei Signori e stabilire ancora il prezzo di esse degnandosi ravvisarne del tutto; appresso Vostra Signoria me farà favore mandarme quell'armi che lei sa molto bene, et promette per noi quanto bisogna pagare che mandaremo subito i quatrini, conché fino a Vostra Signoria ci raccomandiamo di cuore, et pregamo ogni istante.

Li Priori della città di Montalto

Doc. n. 67 - Paolo Emilio Vescovo da Montalto, il 29 luglio 1590 al Card. Montalto. ASV, Vescovi, Vol 11, f. 398r

La sterilità estrema dell'anno presente, la fame inminente al Popolo, et la difficoltà di provederli ha mosso il consiglio publico di questa Città et del [...] scrivere a Vostra Signoria Illustrissima per ottenere con intercessione sua appresso Nostro Signore rimedio a tanta penuria. [...] Segue testo illeggibile

Paolo Emilio Vescovo di Montalto

Doc. n. 66 - Paolo Emilio Vescovo di Montalto da Montalto, il 17 aprile 1590 al Papa. ASV, Vescovi, Voi. 11, f. 307r-v

Andai heri alle grotte, per l'avviso, che mi diede Monsignor Governatore di questa città, che mastro Bartholomeo Architecto voleva cominciare a fondare la Chiesa. Piantai la croce nel luoco dell'altare maggiore; et questa mattina con la gratia di Dio ho messa la prima pietra nel fondamento della detta Chiesa col titolo di Santa Lucia, essendo venuti a servire in questa attione l'Arciprete con sei Canonici et altri Chierici et musici della Ripa Tranzone tal che è passata con molta solennità, et dignità. Il detto fundamento era lungo circa 25 palmi, nel sito della cappella destra, molto profondo e sostenuto in molte parti da puntelli. Dicendo il detto mastro Bartholomeo esser necessitato a parte cavarli, et murarvi, per fuggire il pericolo di qualche ruina, et per l'acqua che per tutto sorge.

Hebbi nel muovermi di casa questa mattina, una del predetto Monsignor Governatore per la quale avvisava, che il Signor Pomponio haveva detto al suo luogotenente, che la Santità Vostra faceva preparare alcune medaglie per farle porre nelle mura della detta Chiesa, et che le sarebbe parso bene il soprasedere il mettere la detta prima pietra. Ma considerando io quello, che mastro Bartholomeo mi dissi, che col tardare si butta la spesa fatta, nel cavare il detto fondamento, il quale si sarebbe empito d'acqua, et non si sarebbe sostenuto, con pericolo della ruina delle case congiunte, et di più considerando, che oltre questa piccola parte resta gran quantità di fondamenti da fare, etiam delle parti più principali, nelle quali, et nelle mura, si sogliono, et possono mettere le medaglie, et che per una cosa da venire non era da ritardare l'opera tanto sollecitata da Vostra Santità, convenendo, secondo la rubrica, dopo il piantare della croce, il giorno seguente porre la prima pietra, et che a tal fine s'era condotto la il sopradetto Clero Ripano, et fatto l'apparato requisito, giudicai esser più conforme al servitio di Vostra Beatitudine et alla decentia dell'attione, il proseguirla, come ho fatto, mettendo alcune medaglie fatte qui, che il differirla et se in ciò ho commesso errore, supplico Vostra Beatitudine che mi perdoni per la diligentia estraordinaria la quale mi ha comandata et per il desiderio che tengo del progresso et della perfettione di tutte queste fabbriche.

La Chiesa Cattedrale è tutta fuor dai fondamenti, dove X, dove 20, et dove 30 palmi, talché si vede tutto il corpo suo et la sua forma, che riesce grande e bella et hora facilmente andrà in alto, essendoci apparato buono di calcina et di mattoni. Non manco di sollecitarla, benché li maestri sono in tal numero e tanto solleciti che non è stato poco provederli di tanta materia quanta ne consumavano et metevano in opera. Prego il Signore che doni alla Santità Vostra lunga vita et il complemento dei suoi santissimi desideri. Et li bacio humilmente i Santi Piedi.

Paolo Emilio Vescovo di Montalto

Doc. n. 65 - Il Vescovo di Montalto, il 10 marzo 1590 al Card. Montalto. ASV, Vescovi, Vol. 11, f. 253 r-v

Non solamente per li gravi ragioni espressi da Vostra Signoria Illustrissima nella sua di XXV del passato, io devo porre, et porrò con Monsignore Governatore insieme qualunque eccessiva diligentia, per la perfettione di questa fabrica di Nostro Signore ma in ciò mi deve premere gravissimamente l'obligo infinito, che tengo con sua Santità dalla quale, essendo minimo suo servo, son stato honorato della dignità di questa chiesa con per gratia singular, sopra o senza mio merito. Non mancherò dunque d'insisterci con ogni assiduità et sollecitudine et bacio humilmente li mani di Vostra Signoria Illustrissima che si sia dignata ridordarmelo. La fabrica ha provisione copiosa, e pronta de mattoni, de calcine, de legname, di maestri, et de manuali per il lavoro; la condotta delle dette cose ha havuto per rispetto del tempo qualche difficoltà, superata dal incredibil diligentia del predetto Monsignor Governatore il quale provedeva ancora a questa parte di modo più pronto, e più proprio, e la fabrica caminarà con maggior prestezza al fine; quello che io conoscerò lo ricorderò. Il medesimo Monsignore Governatore mi ha parlato sopra il mettere la prima pietra nel fondamento della chiesa delle grotte, loco della diocesi ripana; al che risposi, che il Vescovo della Ripa nel partir che fece di qua per Spagna, mi raccommando con somma instantia il clero et la città, et diocesi sua, alli quali ordinò, che nelli bisogni della chiesa, et nelle occorrente loro, ricorressero da me, come hanno fatto. Onde se bene non conviene far attioni pontificali nella diocesi altrui senza premissione del ordinario non dimeno credo, che la detta raccommandatione comprenda questo bisogno, et quest'atto, et che sia debito, stante la detta absentia; et tanto più essendo fabrica di sua Santità che ricerca, et obliga il servitio di tutti. Et nondimeno se c'interverrà il particolar commandamento di sua Beatitudine l'actione sarà augumentata di questo particolar favore. Io non mancherò di farla, quando Monsignore Governatore me lo dirrà, con ogni possibile solennità. Con che bacio humilmente le mani di Vostra Signoria Illustrissima continuando nel pregare il Signore Iddio per sua prosperità e salute.

Il Vescovo di Montalto

Doc. n. 64 - Paolo Emilio Vescovo di Montalto, il13 febbraio 1590 al Card. Montalto. ASV, Vescovi, Vol. 11, f. 214r-v

Nel ritorno mio in questa città, ho trovato, che alle fabriche tutte s'attende con grandissima sollecitudine da Monsignore Governatore provedendo copiosamente le cose necessarie, et da mastro Pietro, nel tirare ad alto la Chiesa, la quale dalla parte bassa, è alzata sopra il cordone, che è nel'uscire de i fondamenti 26 palmi, et fra pochi giorni arrivarà al secondo cordone lontano dal primo 36 palmi, dove finirà la scarpa et si tirarà il muro dritto delle bande sono alzati li muri fin al piano della Chiesa, che sarà di sotto nel quale fu piantata la croce, et condotti che saranno, tutti li muri al detto piano con qualche altezza di più; mastro Pietro si voltarà a tirar inanzi la parte di sopra della chiesa, che è verso la piazza, che haverà quattro cappelle per banda, et attende complirla, e coprirla a tempo, che facendonese un riparo di tavoli, vi si possa l'anno seguente, cominciare ad offitiare, finché si alzarà, et complirà l'altra parte bassa sopradetta, la quale fra tanto farà buona presa, et si consolidarà, e stabilirà di sorte, che sicuramente sostenere la grande altezza delle mura, che se tiraranno sopra. Alla stabilità del medesimo fondamento, dicono alcuni, che servirà non poco, il fare un bastione, tre o quattro canne distante, tirandolo da basso, al paro del detto primo cordone, il quale darà forza, et fermezza al terreno, et provvederà, che le pioggie, col portar via il terreno non scoprano a poco a poco il detto fondamento, fatto in luoco ripido, et che col profondarlo assai, non si trovò vantaggio di maggiore solidità. Il fare due porte, una per banda in quella Chiesa di sotto, servirà assai alla sanità del aere et per l'uso delle sepulture che vi si potranno fare ma ricercarà maggiore diligentia nel serrarle et nel custodirle, massimamente nei tempi sospetti, essendo vicine alli mura della città. Ma facendosi la lumaca di dodici palmi di diametro, forse bastarà per ogni uso et all'aria si può supplire, col' ampiezza delle finestre, assicurate con sferrate. Benché io non m'intendo Padre Santo di queste cose, et ho persino forse più [...] di quel che bisogna. Al palazzo si lavora nella parte da basso, non essendo per anco sicuro fare le [...] volte delle botteghe, ancora che li muri stano alzati, per l'esempio di quelli [...] che nascono [...] al purgo. La Santità Vostra può sperare con questa diligentia de le fabriche che condurranno presto alla perfettione, per la quale non manchi con questo che [...] il Signore Iddio et con questo fine bacio humilmente i suoi santi piedi.

Paolo Emilio Vescovo Di Montalto

Doc. n. 58 - Paolo Emilio Vescovo di Montalto da Montalto, il 22 agosto 1589 al Card. Montalto. ASV, Vescovi, Vol 11, f. 123r-v

Nell'eseguire la commissione la quale mi fu data da Nostro Signore sopra la fabrica del Monasterio da farsi in Santa Vittoria per il legato di Madonna Battista [...] trovai tale difficoltà per havere il sito, resistendo et reclamando ancora con memoriali dati a Nostro Signore li padroni delle case di qualunque loco era, opportuno, che più volte difidai di condurla a fine. Et se non fosse stata la perseverantia co la patientia mia, et li esortationi et i preghi interposti con la communità et con li privati, et la diligentia et l'influentia di alcuni buoni cittadini, non si sarebbe potuto mai trovare il detto sito. Queste difficolta appena superate da me, sarebbero state insuperabili all'heredi della detta madonna battista, la quale per evitare il pericolo della devolutione dell'heredità statuita non facendose il detto monasterio nella spazio di cinque anni mi offerse da principio et ancora di poi cominciata la fabrica la casa sua; la quale non essendo idonea per uso di Monasterio per le ragioni considerate dal capitano Pompeo Floriano, il parere del quale ho in scriptura, et essendo tale inhabilità notoria, fu da me la offerta reietta. Onde poi che c'è piaciuto al Signore fare che io habbia trovato il sito, fatto pagare all'heredi interamente il denaro legato, et che la fabrica è incaminata et condotte fuori di fondamenti a qualche altezza, ho voluto con questa supplica Vostra Signoria Illustrissima che si degni darne conto a Nostro Signore intercedento di più appresso Sua Santità acciò conceda proro-gationi del sopraddetto termine prefìsso dalla testatrice di tre anni di più per la perfettione del detto Monasterio il quale se havesse luoco la detta devolutione dell'heredità restarebbe imperfetta et si perderebbero li spese fatte et le mie fatiche, poiché dunque quest'opera pia non poteva sortire effetto senza l'ordine apostolico di Sua Beatitudine et de già è incaminata et va felicemente al fine, et la detta herede è scusata dall'imposibilità di trovare con la diligentia sua propria il sito, et dall'havere pagato intactamente il denaro che doveva et dalla detta offerta della sua casa, lascia in subsidio della testatrice, non mi pare indegna della gratia che dimanda della detta dilatione, havendo assai luoco l'intentione della testatrice facendosi il monasterio in quel campo che è possibile farlo. [...]

Paolo Emilio Vescovo di Montalto

Doc. n. 57 - Paolo Emilio Vescovo di Montalto, il 4 luglio 1589 al Card. Montalto. ASV, Vescovi, Vol 11, f. 89r

Nell'aprire et spianare il sito della piazza della nova città è stato necessario battere a terra una cappella antiqua di molta devotione detta S. Maria della Misericordia. L'immagine della quale col muro reciso dalle altre parti è stata con diligentia trasportata nella nuova Cattedrale et locata nella prima cappella appresso l'ingresso, alzata et coperta per hora con un tetto, come stava prima, et fabricatovi ancora un altare, nel quale avanti hieri, giorno della Visitazione della Madonna, col nome di Dio et per Sua Divina gratia celebrai la prima messa con frequentia et consolatione grande di questo popolo, et appresso vi celebrò Monsignore di Capaccio, et di poi dal Capitolo vi fu cantata la messa solenne e vi si celebra spesso con l'elemosina delle pie et devote persone et perche a Nostro Signore è nota la devotione della detta Cappella et il concorso che aveva delle persone di questa città al farvi oratione, et perché con questa attione s'è dato principio al culto divino dentro la nuova chiesa Cattedrale ho voluto darne notizia a Vostra Signoria Illustrissima baciando humilissimamente i Santi piedi di Sua Santità. Monsignore Patriarcha partente di qui hiermattina [...] dispositioni per San Lupidio donde credo seguitarà il viaggio per Roma, il quale le conceda il Signore fare col prosperità. Col qual fine, pregando Sua Divina Maestà per la lunga vita di N. [...] et per la continua felicità di Vostra Signoria Illustrissima le bacio humilmente le mani.

Paolo Emilio Vescovo di Montalto

Doc. n. 39 - Paolo Emilio Vescovo di Montalto, il 29 aprile 1589, al Papa. ASV, SS. Francia, 25, f. 296r

Li paramenti portati da Monsignore Beatissimo Patriarcha di Gerusalemme, da Nostro Signore donati a questa chiesa, per la qualità loro, et per il bisogno che se ne aveva sono stati ricevuti con singolare allegrezza dal clero della Citta et mia, et tutti insieme ne baciamo humilissimamente i piedi di Sua Santità. Havendo ferma speranza di potere fra breve tempo adoprarli in una chiesa proportionata ad essi, degna dell'erettione di Sua Santità et conforme all'altre eccelse et magnifiche fabriche sue, al che con molta diligenza comincia ad impiegarsi il predetto Monsignore Patriarcha. Supplico Vostra Signoria Illustrissima che si degni per noi renderne grazie a Nostro Signore non restando tutti di qua di pregare Dio per la lunga vita di Sua Santità et per la prosperità delle sue pie et sancte imprese. Col qual fine bacio humilmente le mani di Vostra Signoria Illustrissima raccomandando a Signore Dio nostro la conservazione della sua vita et il suo felice stato.

Paolo Emilio Vescovo di Montalto

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