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Porculae et eius districtus visitatio - Die XI Novembris 1573

DSCN4265 CampanilePORCHIA e il suo territorio

novembre 1573

Si dice che la chiesa parrocchiale di S. Lucia sia di giuspatronato della Comunità di tale Terra e che questa è solito presentare due Rettori, fra i quali sono equamente divisi i beni di tale chiesa. E per la grandezza del territorio pastorale, la stessa Comunità presenta un terzo Rettore, che sia chierico, cui assegna i beni delle chiese rurali di S. Pietro, di S. Gio­vanni e di S. Maria fuori le mura. Tali Rettori esercitano la cura delle anime a turno per una settimana. I proventi sono alquanto bassi, ricevendo appena tre salme di grano ciascu­no. Le famiglie della parrocchia sono circa duecento.

Dopo aver visitato la S.ma Eucaristia, il rev. Visitatore ha decretato che la custodia di le­gno sia foderata interiormente con seta rossa entro due mesi e quanto prima si ponga in fondo un corporale.

Si stacchi dalla parete il fonte battesimale e si prepari un piedistallo più decoroso e un più decoroso tabenarcolo di legno a forma di piramide, con il suo armadietto al centro per conservare i sacri oli. Tutto ciò sia ben chiuso e pronto entro quattro mesi.

In sacrestia siano dorati entro tre mesi uno dei tre calici della chiesa, il calice, la patena di D. Antonio e quanto prima si consacrino quelli sconsacrati e uno dei due calici, consacrati e approvati come sopra, sia usato, mentre l'altro quanto prima sia risistemato alla base per la frattura esistente. Entro tre mesi si facciano otto corporali simili, e quanto prima siano puliti gli altri corporali qui trovati. Entro due mesi si collochi l'immagine del Crocifisso sulla croce di rame esistente e si pulisca la croce stessa; si faccia una piccola croce, almeno di legno per i moribondi. Si acquisti un turibolo di oricalco  (particolare lega bronzea n.d.t.) e si pulisca la navicella, si acquisti un aspersorio anch'esso di oricalco; quanto prima si tolga dalle vesti sacerdotali le frange inutili e dalle pianete si tolgano le croci poste dietro; entro tre mesi si faccia un nuovo indumento sacerdotale di lino, con stola e manipolo. Entro quattro mesi si acquistino un vaso, almeno di vetro, di forma diversa dal calice per dar modo ai laici di purificare, un piccolo tabernacolo portatile d'argento e fra sei mesi una pianeta nera di ciambellotto, oltre ad un nuovo baldacchino di seta rossa fra tre mesi da parte della Confraternita del S.mo Sacramento e il vecchio baldacchino si trasformi in palliotto per l'altare maggiore. La sacrestia sia intonacata e imbiancata entro l'anno. Siano messe le mensole alle finestre e quanto prima si sistemi una tendina di lino. Fra sei mesi si collochi sul leggio un panno almeno di colore rosso.

La chiesa sia intonacata e imbiancata entro due anni, preso atto della grande povertà della stessa, e sia demolito il tabernacolo all'altare di S. Vincenzo e Sebastiano, e alle finestre en­tro sei mesi si collochino tendine di lino.

Sull'altare maggiore si dipingano i gradini e si ripuliscano le figure degli Angeli, si metta il   palliotto di cuoio dorato entro sei mesi e si acquisti al mercato di Recanati una "pace" dipinta con il vetro davanti; quanto prima si sistemi la predella .

Per la morte del Rettore è vacante l'altare di S. Luca dal 25 luglio: entro tre mesi si prov­veda a dipingere gli scalini e la croce, tovaglie, pietra sacra, candelieri di ferro, palliotto al­meno di tela dipinta e di una nuova predella di legno. È meglio unire questo altare alla chiesa, che è povera.

Rettore dell'altare di S. Benedetto è Don Adriano, uno dei Rettori suddetti per dispensa del Vescovo. La chiesa distrutta di S. Benedetto fu traslata e il rev. Visitatore ha ordinato di destinare le macerie ad un luogo pio, a scelta del Vescovo, e di erigere la croce entro il mese. Fra quattro mesi sia fornito di palliotto di cuoio dorato e scalino.

Si metta una bella immagine sulla parete dell'altare di S. Egidio, ben ornata tutt'intorno.

tatem S.mi Corporis Christi, ac de baldachino veteri fieri pallium altari maiori. Sacristia in­crustari et dealbari infra annum. Gradum fenestrae aptari, et speculum fieri lineum quam primum. Lectorili pallium saltem ... rubeum infra sex menses.

Ecclesiam incrustari et dealbari infra biennium attenta maxima paupertate ipsius ecclesiae et tunc ciborium sanctorum Vincentii et Sebastiani demoliri, fenestris specula linea fieri in­fra mensem.

Ad altare maius gradilia depingi, et imagines Angelorum illustrari pallium auripellatum fieri termino sex mensium et pacem depictam cum speculo decenti hisce nundinis Recaneti comparari, scabellum quam primum aptari.

Altari S. Lucae vacat a die XXV Iulii infra mortem Rectoris, de pictura de gradili, et cruce depictis, de tobaleis, sacro lapide, candelabris ferreis, pallio saltem telae depictae, et scabel­

lo   ligneo novo infra tres menses exornari. Istud altare expediret ecclesiae uniri, quia pau­perrima est.

Ad altare S. Benedicti Rector D. Adrianus, unun ex Rectoribus praefatis ex dispensatione Ordinarii. Traslata fuit ecclesia S. Benedicti diruta, cuius cementa alicui loco pio R. P. eroga­ri arbitrio Ordinarii decrevit, et ibi crucem erigi infra mensem. Pallio auripellato, gradili et haec omnia infra quattuor menses.

Ad altare S. Aegidii iconam in pariete bene aptari, et circum eam ornatus decentes fieri

 

mi in palliotto per l'altare maggiore. La sacrestia sia intonacata e imbiancata entro Vanno. Siano messe le mensole alle finestre e quanto prima si sistemi una tendina di lino. Fra sei mesi si collochi sul leggio un panno almeno di colore rosso.

La chiesa sia intonacata e imbiancata entro due anni, preso atto della grande povertà della stessa, e sia demolito il tabernacolo all'altare di S. Vincenzo e Sebastiano, e alle finestre en­tro sei mesi si collochino tendine di lino.

Sull'altare maggiore si dipingano i gradini e si ripuliscano le figure degli Angeli, si metta

il   palliotto di cuoio dorato entro sei mesi e si acquisti al mercato di Recanati una "pace" dipinta con il vetro davanti; quanto prima si sistemi la predella .

Per la morte del Rettore è vacante l'altare di S. Luca dal 25 luglio: entro tre mesi si prov­veda a dipingere gli scalini e la croce, tovaglie, pietra sacra, candelieri di ferro, palliotto al­meno di tela dipinta e di una nuova predella di legno. È meglio unire questo altare alla chiesa, che è povera.

Rettore dell'altare di S. Benedetto è Don Adriano, uno dei Rettori suddetti per dispensa del Vescovo. La chiesa distrutta di S. Benedetto fu traslata e il rev. Visitatore ha ordinato di destinare le macerie ad un luogo pio, a scelta del Vescovo, e di erigere la croce entro il mese. Fra quattro mesi sia fornito di palliotto di cuoio dorato e scalino.

Si metta una bella immagine sulla parete dell'altare di S. Egidio, ben ornata tutt'intorno.

Entro quattro mesi l'altare sia fornito di scalino e croce dipinti, palliotto di cuoio dorato e predella lignea.

Si faccia una cappella all'altare di S. Antonio, o una nicchia, e si collochi un'immagine decorosa del Santo, togliendo le altre indecenti figure; sia chiusa la finestra di sopra; si provveda di nuovo candelieri di ferro, di una decente mensa di legno, del palliotto almeno di te­la dipinta e di una predella di legno: il tutto entro sei mesi.

Si provveda l'altare di S. Vincenzo e Sebastiano dello scalino e della croce dipinta, si tolga l’impronta lasciata dalle reliquie, si collochino gli oli nell'armadietto esistente, in attesa di costruire il battistero; si chiuda l'arco vicino all'altare e lo si livelli alla parete ed entro due mesi si provveda di candelieri e della predella di legno.

L’altare di S. Maria del Soccorso sia provvisto entro quattro mesi dello scalino e croce dipinti, palliotto di cuoio dorato, candelabri di ferro, pietra sacra più grande, predella di legno e baldacchino almeno di lino.

L’altare della Pietà la si arricchisca di immagini e si dipinga la nicchia, si puliscano le altre pitture esistenti, si faccia entro tre mesi lo scalino e la croce dipinta, le tovaglie, i candelieri, il palliotto e la predella di legno.

Il Rettore è tenuto a celebrare due messe alla settimana all'altare di S. Bartolomeo, ma non vengono celebrate, pertanto il rev. Visitatore ha stabilito fra l'altro l'obbligo della celebrazione, e se non farà ciò sia interamente privato di tale beneficio per due mesi. Una volta ri­stabilita la normalità, si provveda ad ornare di pitture le pareti entro quattro mesi, di pro­curare la croce e scalino dipinto, i candelieri di ferro, le tovaglie nuove, il palliotto di cuoio dorato e la nuova predella di legno.

Entro il tempo di tre anni, data la povertà della chiesa, sia mattonato il pavimento della chiesa inferiore e siano intonacate le pareti e la volta. I proprietari pongano le lastre sulle tombe entro sei mesi, diversamente non si seppelliscano i cadaveri in qquel luogo, ma nel cimitero, sotto pena della sospensione ai Rettori negligenti; si chiudano alcune finestre e le altre siano fornite quanto prima di tendine di lino.

Entro sei mesi l’altare sia decentemente provvisto di quanto è necessario per la celebrazio­ne della messa. Siano rimosse le macerie esistenti nella chiesa.

L'Oratorio della confraternita di S. Giacomo sia intonacato e imbiancato e si mettano ten­de alle finestre entro sei mesi.

L'altare maggiore sia provvisto di una mensa decorosa, scalino e croce dipinta, candelieri di ferro, nuove tele di lino e palliotto e si dipinga il rivestimento ligneo o sia rimosso entro quattro mesi.

L'altare di S. Giacomo sia provvisto nello stesso tempo di candelieri di ferro, tovaglie e predella. Quanto prima si sistemino tetto e pavimento.

L’ospedale sia provvisto in due mesi di un secondo giaciglio, un letto, alcuni pagliericci, due coperte illiriche e una grata di ferro alla finestra.

Per la chiesa rurale di S. Maria degli Ossi si è decretato di munirla di buona chiusura e di osservare quanto stabilito dal Vescovo circa la sua riparazione.

Sia tenuta chiusa anche la chiesa di S. Benedetto e per il resto si osservino i decreti vesco­vili.

Entro due mesi le macerie delle chiese rurali distrutte di S. Pietro, S. Giovanni, S. Maria detta  volgarmente "di fuori", S. Maria "in capite vallis", S. Salvatore, S. Martino, S. Gio­vanni, S. Biagio e S. Lorenzo siano usate per alcuni luoghi pii, a giudizio del Vescovo e da qui a un mese tali macerie siano rimosse dal luogo dai Rettori e i loro titoli siano traslati, se già non lo sono stati, alla chiesa di S. Lucia di questa Terra con i seguenti oneri: S. Pie­tro, S. Giovanni e S. Maria "di fuori" hanno l'obbligo insieme di una sola messa, vista la loro povertà; S. Salvatore, che ha molti introiti, due messe; S. Martino, S. Giovanni e S. Biagio insieme due messe; S. Lorenzo una sola messa in qualsiasi settimana. Il tutto sotto

pena ritenuta giusta dal Vescovo, e le presenti transazioni avvengano entro il termine fis­sato di due mesi, sotto pena riservata al giudizio dell'autorità.

E poiché il Rettore delle dette chiese di S. Martino, S. Giovanni e S. Biagio è don Domeni­co della città di Offida, e non si è potuto esaminare la dispensa per tale cumulo, il rev. Vi­sitatore ha decretato che la terza chiesa era ed è libera e che si può liberamente provvedere ad essa e che il Rettore suddetto è condannato alla restituzione di tutti i proventi della chiesa in questione, tolte le spese sostenute per essa, e i proventi siano devoluti alla Tesore­ria apostolica, dal momento che manca la dovuta dispensa.

Visti poi i libri e la contabilità dei responsabili delle Confraternite del luogo, il rev. Visitato­re ha ordinato che entro dieci giorno tutti i predetti responsabili rendano conto della propria amministrazione non ancora presentata, e di stilare i conti non ancora presentati al Vesco­vo, a norma del decreto del Concilio di Trento, e di trascrivere fedelmente per il futuro le en­trate e le uscite di tali Confraternite, sotto pena ritenuta giusta dal Vescovo. E si impedisce che si facciano i soliti illeciti guadagni con i beni di tali Confraternite, pena la scomunica. Proibì poi alle donne di piangere e strepitare quando accompagnano i morti verso la chie­sa, sotto pena del pagamento di due scudi per ogni contravventore, da devolvere alternati­vamente al sig. Podestà e all'ospedale del luogo, con aggiunta della scomunica.


PORCULAE

et eius districtus visitatio Die XI Novembris 1573

Parochialis ecclesia S. Luciae dicitur de jurepatronatus Universitatis dictae Terrae, ad quam dicta Universitas praesentare consuevit duos Rectores, quibus bona stabilia dictae ecclesiae aequaliter dividuntur. Nec non propter amplitudinem curam tertium Rectorem sub nomi­ne clerici praesentat cum assignatione bonorum trium ruralium ecclesiarum S. Petri, S. Joannis et S. Mariae ab extra, qui quidem Rectores per hebdomadam animarum curam exercent, proventus valde tenues non excedentes salmas tres grani pro quolibet. Familias sub eius cura habet circa ducentas.

Visitato quidem prius S.mae Eucharistiae sacramento R. P. decrevit custodiam ligneam introrsum de serico rubei coloris foderari infra duos menses et in fundo corporale apponi quam primum.

Fonten sacri baptismatis a pariete eximi, et de columna decentiori, et ciborio decenti ligneo in  modum piramidis cum suo armariolo in medio pro sacris oleis baptismalibus asservandis, decentique clausura munito exornari termino quatuor mensium.

Ad sacristiam unum de tribus calicibus ecclesiae et calicem et patenam D. Antonii aurari trium mensium, et alios desecratos consecrari quam primum necnon alterum de duo bus consecratis ut supra approbatis uno tamen uti debere, altero quam primum aptato in fundo propter rimam in eo existentem. De octo paribus corporalium provideri termino trium mensium, et alia ibi reperta quam primum mundari. Imaginem crucifixi in cruce aerea existentem aptari termino duorum mensium, et ipsam crucem mundari; fieri crucem parvam  saltem ligneam pro infirmis laborantibus in extremis. Turibulum ex auricalco comparari et naviculam illustrari, aspersoriumque etiam ex auricalco provideri, ab indumentis sacerdotali bus fimbrias inutiles, et a planetis cruces aversus amoveri quam primum; novum indumentum sacerdotale lineum cum stola et manipolo termino sex mensium fieri. De cratere  saltem vitreo calici difforme pro praebendis laicis purificatione, et tabernaculum parvum portatile ex argento conflari termino quatuor mensium, ac de planeta ex ciambellotto nigro infra sex menses, et de novo baldachino serico rubei coloris infra tres per societatem S.mi Corporis Christi, ac de baldachino veteri fieri pallium altari maiori. Sacristia in­crustari et dealbari infra annum. Gradum fenestrae aptari, et speculum fieri lineum quam primum. Lectorili pallium saltem ... rubeum infra sex menses.

Ecclesiam incrustari et dealbari infra biennium attenta maxima paupertate ipsius ecclesiae et tunc ciborium sanctorum Vincentii et Sebastiani demoliri, fenestris specula linea fieri in­fra mensem.

Ad altare maius gradilia depingi, et imagines Angelorum illustrari pallium auripellatum fieri termino sex mensium et pacem depictam cum speculo decenti hisce nundinis Recaneti comparari, scabellum quam primum aptari.

Altari S. Lucae vacat a die XXV Iulii infra mortem Rectoris, de pictura de gradili, et cruce depictis, de tobaleis, sacro lapide, candelabris ferreis, pallio saltem telae depictae, et scabel­

lo   ligneo novo infra tres menses exornari. Istud altare expediret ecclesiae uniri, quia pau­perrima est.

Ad altare S. Benedicti Rector D. Adrianus, unun ex Rectoribus praefatis ex dispensatione Ordinarii. Traslata fuit ecclesia S. Benedicti diruta, cuius cementa alicui loco pio R. P. eroga­ri arbitrio Ordinarii decrevit, et ibi crucem erigi infra mensem. Pallio auripellato, gradili et haec omnia infra quattuor menses.

Ad altare S. Aegidii iconam in pariete bene aptari, et circum eam ornatus decentes fieri eamdem iconam illustrari. Gradili et cruce depictis, pallio auripellato et scabello ligneo fulciri, et haec varia fieri termino quattuor mensium.

Ad altare S. Antonii fieri capellam, sive niclum in pariete, et in eo imaginem S. Antonii col­locari amotis aliis indecentiis ipsa imagine bene illustrata, fenestram desuper claudi, de

candelabris ferreis novis, mensa lignea decenti, pallio saltem telae depictae, ac de scabello ligneo provideri, et haec omnia termino sex mensium.

Ad altare Sanctorum Vincentii et Sebastiani de gradili et cruce depictis, signum reliquiarum abradi,  et in armariolo ibi existente olea collocari donec fiat ciborium, arcum prope al­tare obturari, et parieti adaequari et de candelabris provideri termino duorum mensium, et scabellum ligneum fieri.

Ad altare S. Mariae de succursu, de gradili et cruce depictis, pallio auripellato, candelabris ferreis, sacro lapide ampliori, scabello ligneo et de baldachino saltem lineo infra quattuor menses.

Ad altare pietatis imagines illustrari, et niclum depingi, alias picturas in eo existentes illustrari  de gradili et cruce depictis, de tobaleis, candelabris, pallio auripellato, et de scabello ligneo termino trium mensium.

Ad altare S. Bartolomei tenetur Rectori celebrare binas missas in hebdomada, sed tamen non celebrantur, ideo R. P. decrevit de coetero celebrari debere, quod si defecerit per duos menses sit dicto beneficio omnino privatus, ita diuturna contumacia exigente, picturas cir­cum circa exornari, cruce et gradili depictis, candelabris ferreis, tobaleis novis, pallio auri- pellato et scabello ligneo novo fulciri termino quatuor mensium.

Ecclesiae inferioris pavimentum laterari, parietes et testudinem incrustari termino trium annorum stante paupertate praedicta. Tumbis per patronos lastras fieri infra sex menses, aliter mortuorum cadavera in illis non sepeliri, sed in cemeterio sub poena suspensionis Rectoribus negligentibus, partem de finestris claudi, et remansuras speculis lineis muniri quam primum.

Altare de omnibus ad sacrificium missae necessariis decenter provideri termino sex men­sium, cementa in dicta ecclesia existentia illico amoveri.

Oratorium societatis S. Iacobi incrustari et dealbari, et ad fenestras specula provideri termi­no sex mensium.

Altare maius mensa decenti, gradili et cruce depictis, candelabris ferreis, linteaminibus no­vis et pallio ... depictae exornari, et ornamentum ligneum depingi, vel amoveri termino quatuor mensium.

Altare S. Iacobi de candelabris ferreis, tobaleis et scabello in dicto termino provideri. Tec­tum et pavimentum aptari quam primum.

Hospitale provideri de altero cubili, lectisternio, de paleis, de binis coopertis illyricis, fenestra de crate ferrea termino duorum mensium.

Ad ecclesiam ruralem S. Mariae de ossibus, decrevit illam sub decenti clausura retineri et circa ipsius reparationem decreta R. D. Ordinarii adimpleri.

Ecclesiam ruralem S. Benedecti sub clausura etiam retineri, et in reliquis D. Ordinari decreta adimpleri.

Ecclesiarum ruralium S. Petri, S. Ioannis, S. Mariae di fuori vulgariter nuncupata, S. Mariae in capite vallis, S. Salvatoris, S. Martini, S. Ioannis, S. Blasi, et S. Laurentii dirutarum, caementa aliquibus piis locis D. Ordinarii aribitrio infra duos menses applicari, et a locis, in quibus nunc consistunt dicta caementa, inde ad unum mensem per Rectores amoveri, titulosque earum, quatenus alio non sint translatos, tranferri ad ecclesiam S. Luciae de dicta Terra cum onere videlicet S. Petrus, S. Ioannes et S. Maria ab extra, quae sunt modici introitus, inter omnes unius missae, S. Salvator valde dives duarum missarum, S. Martinus, S. Ioannes et S. Blasius inter omnes duarum missarum, et S. Laurentius unius missae in qualibet hebdomada respective sub poena dicto D. Ordinario bene visa, et dictas transationes fieri infra dictum primum expressum terminum sub dicta arbitrii poena.

Et quia dictarum ecclesiarum S. Martini, S. Ioannis et S. Blasii Rector est D. Dominicus ca­stellanus de Offida, nec potuit inspici dispensatio super earum pluralitate, R. R decrevit tertiam ipsarum vacasse et vacare, et de ea posse libere provideri, dictum Rectorem con­demnando ad restitutionem omnium fructuum ex ea hucusque perceptorum detractis ta­men oneribus pro ea impensis, quos fructus ex nunc (?) R.dae Camerae Apostolicae appli­cavit, quatenus competens non appareat dispensatio.

Item visis libris et computis officialium omnium societatum dicti loci R. R mandavit termi­no decem dierum per praedictos omnes officiales rationem suae administrationis hactenus non redditam reddi, et computa nondum solidata solidari coram D.no Ordinario iuxta Tri- dentini Concilii decretum et in futurum omnes dictarum societatum introitus et exitus fide­liter describi sub poena dicto D.no Ordinario bene visa. Inhibendo illicitas commessationes de bonis earumdem fieri solitas sub excomunicationis poena.

Prohibuit insuper mulieribus, ne flentes et ululantes associent de coetero cadavera, dum ad ecclesiam deferuntur sub poena cuicumque contrafacienti duorum scutorum vice qualibet D.no Potestati, et hospitali dicti loci aequaliter applicandorum et in subsidium excommu­nicationis.

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