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BANDO SOPRA L'OGLIO

Per ovviarli adonque, & levare ogni occasione de fraudi in cosa tanto importante al vivere di questa Città, & ad ogni buon fine, & effetto. Di commissione di N.S. fattane a bocca per autorità del nostro Ufficio del Camerlengato. Per tenore delle presenti espressamente si prohibisce, a tutti e singoli mercanti di detto oglio che da hora avanti, sotto pena di 500 ducati d'oro d'applicarsi alla Reverenda Camera Apostolica, perdita dell'oglio, & di tre tratti di corda, & altre pene del nostro arbitrio non ardischino comprare oglio, da vetturali quali lo portano, ne altri che lo conducano per acqua a Roma per abondanza di essa Città, A quali Mercanti volendo comprare detto oglio se li concede che lo debbano & possano comprare nelle Città, Terre, luoghi, & Castelli, dove si trovava a vendere, & quello havuta prima le fede dal Governatore o Podestà del luogo di dove l'haveranno comprato della quantità comprata, altrimente trovandosi senza, s'intendino esser incorsi nelle suddette pene. In oltre si prohibisce sotto le medeme pene che niuno Vetturale, o barcarolo che conducono oglio a Roma, ardisca vendere detto oglio à mercanti o sia pizzicaroli, o altri che lo comprano per rivendere, ne dentro ne fuori di Roma, ne tanpoco possino venderlo ad altri che lo voglino per detti mercanti e rivenditori, le quali pene s'incorreranno tanto dal Venditore, quanto dal Compratore & dal mercante o sia rivenditore, che lo farà comprare. Item che li mercanti che faranno venire oglio à Roma, prima che levarlo della Dogana, debbino subito consegnare le lor fede, & accusare la vera qualità dell'oglio che si sarà fatto condurre al Commissario, da noi deputato in Roma, altramente caschino nella perdita del detto oglio, di scudi 50 & di tre tratti di corda, per ciascuna volta. Item si ordina & comanda a ciascuna persona di qual si voglia stato, grado, ordine, & conditione si sia, che fra termine di quindici giorni prossimi doppo la pubblicatione delle presenti, debbano haver portato ne gl'atti dell' infrascritto nostro Notaro, la vera nota in scritto di tutta quella quantità d'oglio tanto vecchio, quanto nuovo che si ritrovano, tanto in Roma quanto fuori, dentro pero diece miglia se però sarà più di quaranta bocali in tutto & non altrimente sotto pena di scudi 500 & la perdita di tutto l'oglio, avvertendo ogn'uno che passato detto tempo, si procederà irremissibilmente contra chiunque si trovarà non haver obedito, & le pene s'applicaranno per un terzo
all'accusatore quale sarà tenuto secreto, un terzo a luoghi pii, & l'altro terzo alla Camera Apostolica. Dechiarando che doppo ch'il presente bando sarà stato pubbicato & affisso alli luoghi soliti di Roma, comprenda & astringa ogn'uno come se gli fosse stato personalmente intimato. Dato in Roma nella Camera Apostolica questo di 3. di Settembre 1588

SISTONOSTRO!

Sisto fu Sisto!

« lo sono in Roma e pur non ci trovo Roma: tante sono le novità degli edifici, delle strade, delle piazze, delle fontane, degli acquedotti, degli obelischi, et l'altre stupende meraviglie con le quali ha Sisto, gloriosa memoria, abbellito questa vecchia rimbambita che io non ci conosco, né ci ritrovo per così dire più vestigio di quella Roma Antica che ci lasciai ha già dieci anni quando me ne partii... Et s'io havessi tempo di poetare sarei quasi per dire che all'imperioso suono della temuta tromba di quel magnanimo pontefice le membra, et l'ossa venerabili del vasto et mal sepolto cadavere di lei, rotte et sparse per la gran campagna latina siano state in parte ricerche et ragunate et che in virtù di quel fervido e vivacissimo spirito ne sia risorta quasi fenice dalle sue ceneri questa novella Roma, che pur hora si vagheggia con tanta lode del suo pietoso rigeneratore... Ma chi considera ben sottilmente ogni cosa, ... s'avvede che per tutto l'antico et corroso dal tempo è stata posta particolar cura di appoggio e di sostegno: perché l'istesse miserabili ruine non vengano di nuovo a ruinare in modo che non possono esser letti da nobil peregrino, che studiosamente vada confrontando Roma caduta sotto la gran mole di se medesima con gli inchiostri non caduti nella suprema gloria della sua immortale imagine...
Onde si può dir che non senza gran misterio Sisto fu Sisto perché omnia initura sistit. Nome veramente di felice augurio ».

A. GRILLO, 1595 (in Lettere, I, Venezia 1916, pp. 351-353); riportato da: AA.VV., Roma Sisto Qvinto, Edizioni De Luca, Roma 1993 p. 12</p>

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