2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

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COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
Domenica, 26 Maggio 2019

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EPISTOLARI

EPISTOLARI

XXI Dicembre 1574

Magnifici Signori Priori,

Passando io per Tolentino, le SS. VV. mi esposero, che, per rimediare al danno fatto dal fiume di Chienti et a quel che tuttavia minaccia di fare alle muraglie et alle case de cotesta terra, desideravano haver gratia da Nostro Signore di poter far pagare alli forestieri per le possessioni che hanno nel vostro distretto, quel medesimo che pagano gli uomini della Terra per le possessioni loro (1). Onde io, dopo l' essere stato sin hora indisposto, che non so(n) mai potuto uscir di casa se non da principio che andai a basciar il piede a Nostro Signore, desideroso del bene et sodisfattione delle SS. VV. hieri, che andai a palazzo, parlai a S. Beatitudine, la quale mostrò ascoltarmi volentieri, et mi dimandò se io havevo visto il luogo dove è fatto il danno, et, replicandogli io di no, mi disse, che se ne desse memoriale a Mons.r Arcivescovo di Nazaratte (1), che, dovendo tra pochi giorni tornare in provincia e passar per Tolentino, gli haveria dato parola che se ne in­formasse   et   del   tutto ne desse ragguaglio a S. B.ne che poi   haveria   ordinato quanto fosse stato bisogno. Et così in esecutione di questo io ho fatto dare il memoriale al prefato Mons.re al quale ho similmente fatto intendere che dove può per le cose giuste aiuti la vostra comunità, che io lo ri­ceverò per gran piacere, et spero che non mancarà di farlo. Tutto sia per aviso a VV. SS. certificandole, che, quando si sarà havuta l' informazione dal detto Monsignore, per quanto posso io, non mancarò procurare che siano consolate di ogni desiderio loro.

Et Dio Nostro Signore le guardi da male.

Di Roma li XXI Dicembre 1574.

D. VV. SS.

Come fratello amorevole

Fr. Felice Card. de Montalto

Alli magnifici Signori Priori di Tolentino

amici carissimi

Tolentino

_________________________

(1) Pasquaiino Boni di Ancona fu adoperato in quel secolo dal municipio di Tolentino nelle riparazioni e fortificazioni lungo le sponde del fiume Chienti e nei lavori del canale o gora. Due lettere da me rinvenute tra le filze del nostro archivio ce ne fan testimonianza. La fama di questo insigne ingegnere idraulico ed architetto militare fu rivendicata ad Ancona dal conte Corrado Ferretti colla pubblicazione di quattro sue lettere, tratte dall' archivio di Stato di Firenze, colle quali si prova che il medesimo prestò la valevole e ri­cercata opera per Cosimo dei Medici contro i Senesi e gli Spagnuoli nell' inventar macchine bellìche e costruire bastio­ni, e in vantaggio di Firenze nel riparare i gravi danni prodotti dal traripamento dell' Arno.
(Ferretti Corrado. Il cognome e quattro lettere di Pa­squalino di Ancona ingegner militare del secolo XVI, Anco­na, Morelli, 1884).

 

Peretti - Bozio (Segr. Card. Carpi) e Altri

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1) Risposta di fra Peretti al Segretario Bozio circa l'elezione a Superiore del Convento di Venezia del suo principale oppositore e la richiesta di diventare Provinciale.

1559 apr. Venezia

M' é stato gratissimo avervi fatto piacere in far ministro quello, che mi pareva degno di quell'uffizio. Se io tengo buon nome in Roma le gratie sieno a Dio nostro Signore; ma é per bontà di coloro, che commendano le imperfetioni mie.
Se io ho fatto altri ministri mi sarebbe ancho chiaro, che venisse un altro a fare il vostro servitore, se vi piace hora. So che potete, e sapete; però se vi parerà io cercarò col vostro mezzo; se non, mene starò a servire Dio, e alla Religione un quella obbedienza che devo.

2) Lettera di fra Peretti al Segretario Bozio circa l'elezione a Ministro Provinciale del Maestro Cornelio Divo:

1559, 29 apr. Venezia

Maestro Cornelio è rimasto ministro a tutti i voti. Io mi trovo questa sera tanto occupato, che non posso scrivere, come sarebbe mio animo. Salutate Monsignore Illustrissimo Padrone, il Padre Procuratore generale, e il Padre fra Hieremia. Il Reverendissimo Padre generale, io penso non sia in Roma, e però non li scrivo; ma per il Ministro ragguaglierò sua Paternità Reverendissima, che tutte le cose del Capitolo son passate con somma pace, e honestà; e di tutto cuore me vi dono.

3) Lettera di fra Peretti al segretario Bozio perché i francescani di Venezia non perdano l'uffizio dell'Inquisizione:

1560, 6 apr. Venezia

Non vorrei già che la religione perdesse questa Inquisizione; ma vorrei, che si pigliasse qualch'altro partito, perché finalmente da questi Cattolici Signori se ne può sperare ogni bene. E' possibile che non se trovi altro mezzo d'accomodare un negotio di si poco conto? e pure si accordano le cose litigate con tanto sangue. Vorrei che fossero castigati i tristi, e a questo negotio si pigliasse altro rimedio, perché il Bergamasco havrebbe a caro perder l'Inquisitione. So che siete savio; però quando vi venisse il taglio, sarebbe bene ne diceste una parola all'Illustrissimo Padrone.

4) Lettera di fra Peretti al segretario Bozio in merito alla situazione creatasi nel Convento di Venezia grazie all'intervento del Vescovo di Vercelli, Nunzio a Venezia:

1560, 11 apr. Venezia

Per non dar molestia all' Illustrissimo Padrone non le scrivo; ma V.S. le potrà fare intendere, che col braccio del Reverendissimo Monsignor Nunzio si son superate le difficoltà della Reggenza, e sono entrato in camera, e martedì cominciarò a leggere. In quanto all' Inquisizione mi trovo alle prime difficoltà; e poiché li miei persequtori non mi possono offender con le prime querele, hora hanno provovato di nuovo questi Illustrissimi Signori, e scrivono contro di me a Roma, con dire, che io son troppo austero nell'Offitio, e che restando in offitio va a pericolo di concitare tumulto: che io ho comandato alli Confessori, che non assolvano chi tiene libri proibiti, e chi non revela gli heretici; e che lo stesso ho fatto in pulpito predicare alli Predicatori; onde la maggior parte resta di confessarsi; il che non viene da me solo, ma dà Generali degli Ordini, come appare nella sacristia di Venezia, e dalli editti de' Vescovi.
Monsignor Patriarcha b.m. fece stampare i casi, e voleva si osservassero, e pure io non ne seppi niente, come il suo Vicario potrà testificare per coscientia. Dicono anchora, che io ho scritto a Roma male de' Signori, che non volessero stampar l'Indice. Et pure tengo risposte appresso di me del buon' uffitio che io facevo. Quando si risolvessero, che io non havessi a continuar nell' offitio V.S. Reverenda sia con l'Illustrissimo Padrone, acciò habbia un'altra stanza, perché qui non ci potrei stare.

5) Lettera di fra Peretti al Bozio in seguito alle nuove angherie dei suoi oppositori del convento di Venezia:

1560, fine aprile forse maggio Venezia

Delle cose mie non voglio più dirne niente, perché vedo, che il nemico di Dio ci ha gran parte. Io mi rimetto al tutto nelle santissime mani della divina Bontà, e aspetto che venga ciò, che vuole.

6) Lettera di fra Peretti al Bozio in seguito alla supplica presentata al Consiglio dei Dieci per evitare la rimozione dagli incarichi.

1560, 8 giugno

Il Padre Ministro, come dice il proverbio, (sero sapiunt Phryges) hieri congregò i Padri, ed egli espose l'imminente pericolo della perdita dell' Inquisitione, se io non ero admesso; e si sottoscrissero tutti , eccetto il Bergamasco; a fare una supplica all' eccelso Consiglio de' Diece, che le cose dell'Inquisitione se quietino secondo l'ordine di nostro Signore.
Questo Consiglio, credo bene, fosse stato molto utile già tre o quattro mesi or sono; ma ora che questi illustrissimi Signori hanno la mente del Papa, è stata opera molto nociva; e il Ministro ha fatto questo senza mio consiglio, o volere. Dovendo esser presto con V.S. non scriverò più lungamente. M'indirizzerà le lettere al P. Guardiano di San Francesco di Pesaro

7) Lettera del Provinciale Divo al Bozio sull'incontro tra il doge e Fra Peretti:

1560, 21 giugno. Venezia

Il Reverendo Montalto prese licenza dal Serenissimo nostro Principe per dover partire, e a quello disse, in questa sua partenza non avere altro dolore, che la fama sparsa, che partisse reo di qualche mal fatto, essendo innocente; invocando Dio, la sua innocenza, e li stessi suoi persecutori, che non havevano trovata in lui cosa degna di gastigo. Sua Serenità li rispose, che quanto alla credenza d'alcuni particolari non se ne doveva rammaricare, per esser così stato sempre costume, che gli huomini non possan vivere senza malevoli, con tutto che giusti, ed innocenti siano. Ma che si rallegrasse, poichè presso di lui, e dello stato si trovava in ottima opinione, e che quanto si faceva hora, era per conservatione delle ordinazioni di questa Repubblica; ma che passati questi diece anni sperava vederlo Inquisitore; e lo vedrebbe sempre volentieri. V.S. Bacierà le mani all' Illustrissimo Padrone, e si conservi sano.

8) Lettera del Provinciale Divo al Bozio per la partenza di fra Felice dalla città di Venezia

1560, 28 giugno Venezia

Alli 28 del presente è partito di quì il Reverendo Montalto, il quale ha portaco seco la miglior parte dell' Anima mia; e la bontà, e le molte virtù sue non mi usciranno mai dal cuore. Così nostro Signore Dio, con il mezzo, e favore dell'illustrissimo Padrone, lo faccia veramente felice...E' stato meco otto giorni in un poco di quieto diporto, dopo tanti travagli, minacce, e pericoli, nelli quali siamo stati insieme in Venezia; ma di ciò egli a bocca con V.S. ne potrà ragionare.

8a) Lettera del cardinale Protettore al Peretti che lo raggiunge a Pesaro dopo che questi aveva lasciato Venezia.

560 22 luglio Roma

A voi deve bastare, che siate stato trovato huomo da bene, e che habbiate fatto l'Uffitio vostro con quella carità, e integrità, che a tale si conviene; onde sebbene quelli illustrissimi Signori, per la malvagità di alcuni non si contentano, che perseveriate in quell'Uffitio, ciò vi ha da dare poco fastidio, non essendo per alcuno demerito vostro. Però ve ne verrete a Roma, dove sarete ben visto; ne si mancherà di trattarvi, e honorarvi in modo, che non sarà se non con dispiacere di quelli, che tanto iniquamente hanno pensato farvi male. Et nostro Signore Dio vi guardi.

9) Disposizioni che fra Felice, vicario apostolico del suo ordine, lascia alle badesse dei monasteri di Napoli.

1566 ottobre. Napoli

1) Che nella clausura sotto qualunque pretesto non fosse ricevuta persona veruna di qualsivoglia grado, e condizione, senza suo speciale consenso; eccettuate però quelle persone espresse nel Concilio Tridentino, cioè, Confessori, Medici, e simili, ne' soli casi di necessità. 2) Che ogni badessa intimasse a tutte le fanciulle dimoranti nel Monastero, con l'intenzione di farsi Monache, qualmente compiuti i dodici anni dell'età loro dovessero vestir l'abito religioso; parchè siccome avanti i dodici anni non le potevano ricevere, così compiuti i detti anni onninamente dovessero vestir l'abito; altrimenti non fosse loro permesso dimorare nel Monastero; e dichiarò, che ogni fanciulla prima di esser vestita Monaca, dovesse essere esaminata dal vescovo ordinato secondo i decreti tridentini. 3) Che ogni fanciulla dimorante nel monastero, con l' intenzione di farsi monaca, non vi fosse più tenuta dopo i dieci anni, se non facesse la professione dopo l'anno di Noviziato. 4) Che avanti la professione non potessero le Monache ricevere la dote per qualunque promissione; e benchè la promessa fosse stipulata avanti la professione, la dichiarò nulla; anzi volle che il denaro già sborsato si restituisse in pena di chi l'avesse ricevuto; e comandò che l'istrumento della dote non si facesse, se non che mentre starebbe la Novizia per fare la professione. Questi, ed altri ordini lasciò alle Badesse, in virtù di santa obbedienza, sotto pena di scomunica, e della privazione dell'Officio.

10) Lettera del Cardinale Montalto al cugino Domenico Silvestri di Montalto dove si evince l'ammirazione nei confronti del Cardinal Farnese

1577 Roma

E' venuto il monaco di Montedinove, mi ha data la vostra del ventiquattro passato 1577 e ho inteso quanto desiderate a beneficiodi lui;e però subito scrissi a Monsignor MIO Illustrissimo Cardinal Farnese, che hora se trova in Caprarola, a favor di detto monaco; e credo, che se sua Signoria Illustrissima non sarà prevenuta da qualch'altro, che luise ne partirà consolato.
18)Nota di Donna Camilla alla negata grazia ai due uomini di Cori sorpresi con archibugi

1585 Roma

Sappiamo che voi tutto il giorno vi lamentate de' tempi Gregoriani, e poi vorreste che noi li fomentassimo; ma non è giustitia nuocere a molti per usare clemenza a voi. Le nostre leggi, finché havremo fiato, non devono soggiacere alla derisione de' scelerati, che dalla troppa indulgenza passata, prendono motivo di maggiore insolenza. Dite dunque a chi interpose le vostre suppliche; e a tutti che ve ne potessero parlare, che in Roma vi sono i Giudici, senza i quali non intraprenderemo deliberatione alcuna: che vi è l'editto promulgato dal nostro antecessore confermato da noi; e che noi attendiamo la sentenza de' Giudici nostri ministri.

F. FELICE PERETTI A F. SALVATORE RICCI

Di fuori: Al Venerato Padre fra Salvatore da Monte Alto zeo charissimo (*)

Monte Alto a S. Francesco

Di dentro: Zeo mio charissimo - Io ve ho scritto pià volte che Santone fu intieramente soddisfatto da me, et che mi fece la quietanza et l'ho appresso di me, però farete cassarvi il contratto. Del campo Nicolò pagai a Fermo a Christoforo il Giandomenico fiorini.....................................25
A Napoli allo stesso il di 24 d'Agosto 1555, fior.................75
A Nicolò a Roma il di 13 d'Aprile 1556, fior........................32
Mandati da Venetia per Michitto di Piera fior......................20
Mandati da Venetia per fr. Andrea dell'Apiro fior................30
Mandati per fr. Bernardino di Monte Fiore fior....................20
A Messer Felice a Macerata e ne tengo il scritto fior..........70

Vi mando hora per fr. Arsermo del Poggio e dal prete della Croce che erano inviati a S. Iacovo accià pagate. Nicolò resta appiena da me pagato, però mi farete cassare il contratto con il intervento del tutore del figlio di Christoforo, altro non vi dico state sano e siave raccomandata mia madre.

Di Venetia il di 20 d'Aprile 1558.

F. Felice Peretti

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(*) Riportata da F. PISTOLESI, Sisto V e Montalto, in: «Picenum Seraphicum», Parte II, p. 426

D. MARGARITA SOMAGLIA-PERETTI AI PRIORI DI MONTALTO (LORETO, 10.10.1610)

— L' officio, che per Lettere, & homini a posta le S.S. V.V. si sono compiaciute di passar meco, come conosco, che viene da vero affetto, che portano a tutta Casa Peretti, & a me, così vien col medemo affetto ricevuto da me: lo gradisco molto, e ne le rendo grazie. L’ invito, che mi fanno, per la brevità del tempo prefisso al mio ritorno, non può sortire il suo effetto, benche nell’ animo mio sia per tenervi memoria per prevalermine in altra occasione, e mostrarmele grata in cosa, che sia di loro servitio, e me le raccomando.
Di Loreto questo dì 10. di Ottobre 1610.
— Dopo d’ esser scritta la presente mi fu presentato il dono de le S.S. V.V perilche Io duplicatamente le ringratio, e terrò sempre memoria in ogni occasione della loro buona volontà
— Al servitio delle S.S. V.V. — D. Margarita Somaglia Peretti —

DA D. MARGARITA SOMAGLIA-PERETTI AI PRIORI DI MONTALTO (LORETO, 30.09.1604)

All' lllustri Signori. Li Signori Priori della Città di Montalto — L’ antica affezione di cotesta Città verso la Casa del Signor Marchese mio è tanto nota, che non ha bisogno ne di testimonianza loro, ne d’ alcun altro, tuttavia a me è stata cara questa, ch’ hanno voluto fare col mezzo de due Gentiluomini loro , e le rendo infinite grazie del cortese animo, ed invito, che n’ han satto. In ricompensa della cortesia loro, non ho se non offerirle tutta la mia volontà prontissima in servire cotesta Città, pregandola a tenerne memoria, e valersene in ogni occasione, che da me sempre sarà desiderata, ed abbracciata, e per ora a V.V. S.S. tutte bacio le mani.
Di Loreto il dì ultimo di Settembre 1604.
Di V.V. S.S. Illustri
Li Signori Priori di Montalto
Affezionatissima per servirle
D. Margarita Somaglia Peretti.

Lettera di Vittoria Accoramboni a Bianca Capello, Granduchessa di Toscana datata da Padova 10 agosto 1585

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Lettera di Vittoria Accoramboni a Bianca Capello, Granduchessa di Toscana, datata da Salo' 13 novembre 1585

Serenissima Signora Padrona mia Osservandissima.

Perché so quanto sia obbligata in ogni occorrenza far capitale di Vostra Altezza Serenissima come di mia Signora e Patrona,

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BORROMEO - PERETTI

san carlo borromeo11) Lettera di Carlo Borromeo al Peretti circa la richiesta di questi di ricopiare un opuscolo di Sant'Ambrogio:de Legatione ad Bracmannos e il compiacimento dell'incarico ricevuto dal Peretti di stampare tutte le opere dei Santi Padri.

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Doc. n. 71 - Camilla Peretti da Roma, il 31 agosto 1596 a Pompeo Floriani a Macerata. AF, I, f. 114a, r

Vi ringratio della fatiga presa per me in vedere l'accomodamento che bisogna nella Chiesa, essendomi piaciuto tutto il discorso, che mi havete scritto;

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Doc. n. 70 - Pompeo Floriani da Macerata, anno 1592 al papa Clemente VIII. AF, I, f. 54a,r

Pompeo Floriani di Macerata humilissamente servitore di Vostra Santità l'espone che, nel tempo di Sisto V, ritrovandosi sopra le fabriche che si facevano alla madonna di Loreto, La Santità Vostra essendo espedita per Polonia, vi passò per visitare la Santa Casa et voler vedere ancho dette fabbriche, secondo l'ordine havuto da Sisto V, onde fece montare l'oratore in carrozza acciò gli ne desse conto,

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Doc. n. 69 - ASV, fondo Confalonieri, 60, f. 290r-v Da Roma dopo l'ottobre 1590.

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Ordini per la fabrica della Chiesa Cathedrale di Montalto.

Che Monsignor il Vescovo di detta Città con Monsignor Governatore del Presidato che sarà pro tempore habbino particolar cura, et sovraintendenza di detta fabrica, et autorità di comandar quanto giudicaranno esser di servitio di essa, di riveder i conti de denari, che si trovano in essere insieme con li due deputati cioè uno della Città, et uno del Capitolo, et così anco di tutte le materie, che vi sono, le quali con detti denari furono donate et applicate a detta fabrica dalla Santità medesima di Urbano VII et di tutto farne far particolar nota.

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Doc. n. 68 - Domenico [Grimaldi] Arcivescovo d'Avignone da Macerata, il 4 agosto 1590, al Papa. ASV, SS. Francia, 25, f. 281 r

All'arrivo mio in questa Provintia della Marca, del cui governo la Santità Vostra mi ha voluto honorare ho trovato gran rumore di mancanza di grani, onde per quietarlo in qualche parte, et per provedere al bisogno universale ho convocato la Congregatione generale

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Doc. n. 67 - Paolo Emilio Vescovo da Montalto, il 29 luglio 1590 al Card. Montalto. ASV, Vescovi, Vol 11, f. 398r

La sterilità estrema dell'anno presente, la fame inminente al Popolo, et la difficoltà di provederli ha mosso il consiglio publico di questa Città et del [...] scrivere a Vostra Signoria Illustrissima per ottenere con intercessione sua appresso Nostro Signore rimedio a tanta penuria. [...] Segue testo illeggibile

Paolo Emilio Vescovo di Montalto

Doc. n. 66 - Paolo Emilio Vescovo di Montalto da Montalto, il 17 aprile 1590 al Papa. ASV, Vescovi, Voi. 11, f. 307r-v

Andai heri alle grotte, per l'avviso, che mi diede Monsignor Governatore di questa città, che mastro Bartholomeo Architecto voleva cominciare a fondare la Chiesa. Piantai la croce nel luoco dell'altare maggiore; et questa mattina con la gratia di Dio ho messa la prima pietra nel fondamento della detta Chiesa col titolo di Santa Lucia, essendo venuti a servire in questa attione l'Arciprete con sei Canonici et altri Chierici et musici della Ripa Tranzone tal che è passata con molta solennità, et dignità. Il detto fundamento era lungo circa 25 palmi, nel sito della cappella destra, molto profondo e sostenuto in molte parti da puntelli. Dicendo il detto mastro Bartholomeo esser necessitato a parte cavarli, et murarvi, per fuggire il pericolo di qualche ruina, et per l'acqua che per tutto sorge.

Hebbi nel muovermi di casa questa mattina, una del predetto Monsignor Governatore per la quale avvisava, che il Signor Pomponio haveva detto al suo luogotenente, che la Santità Vostra faceva preparare alcune medaglie per farle porre nelle mura della detta Chiesa, et che le sarebbe parso bene il soprasedere il mettere la detta prima pietra. Ma considerando io quello, che mastro Bartholomeo mi dissi, che col tardare si butta la spesa fatta, nel cavare il detto fondamento, il quale si sarebbe empito d'acqua, et non si sarebbe sostenuto, con pericolo della ruina delle case congiunte, et di più considerando, che oltre questa piccola parte resta gran quantità di fondamenti da fare, etiam delle parti più principali, nelle quali, et nelle mura, si sogliono, et possono mettere le medaglie, et che per una cosa da venire non era da ritardare l'opera tanto sollecitata da Vostra Santità, convenendo, secondo la rubrica, dopo il piantare della croce, il giorno seguente porre la prima pietra, et che a tal fine s'era condotto la il sopradetto Clero Ripano, et fatto l'apparato requisito, giudicai esser più conforme al servitio di Vostra Beatitudine et alla decentia dell'attione, il proseguirla, come ho fatto, mettendo alcune medaglie fatte qui, che il differirla et se in ciò ho commesso errore, supplico Vostra Beatitudine che mi perdoni per la diligentia estraordinaria la quale mi ha comandata et per il desiderio che tengo del progresso et della perfettione di tutte queste fabbriche.

La Chiesa Cattedrale è tutta fuor dai fondamenti, dove X, dove 20, et dove 30 palmi, talché si vede tutto il corpo suo et la sua forma, che riesce grande e bella et hora facilmente andrà in alto, essendoci apparato buono di calcina et di mattoni. Non manco di sollecitarla, benché li maestri sono in tal numero e tanto solleciti che non è stato poco provederli di tanta materia quanta ne consumavano et metevano in opera. Prego il Signore che doni alla Santità Vostra lunga vita et il complemento dei suoi santissimi desideri. Et li bacio humilmente i Santi Piedi.

Paolo Emilio Vescovo di Montalto

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