2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

13.12.2021

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COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
Giovedì, 27 Aprile 2017
  • Incoronazione di Sisto V
    5 maggio 1585
  • Traslazione salma S. Pio V a S. Maria Maggiore (9 gennaio 1588)
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • Montalto delle Marche, palazzo dei Presidi
    Epigrafe Giulio Sclafenato (1586)
  • Processione a S. Maria Maggiore
    Giubileo straordinario del 1585
  • Piazza S. Pietro con l'obelisco
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • La Fontana del Mose' in Piazza S. Bernardo
    Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • Nuovo palazzo del Laterano e Obelisco
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino
  • Affresco Erezione dell'obelisco in p. del Popolo (1588)
    Affresco Biblioteca Vaticana - Salone Sistino

Predestinato

de vivo, La profezia, Reggia di Caserta

La storia di Felice Peretti da Montalto, confortata e delineata nei secoli dai suoi numerosi biografi sulla base di precisi documenti d'archivio, ha un nonsoché di straordinario che va oltre la narrazione dell'epopea di un grande personaggio. Una serie di temi del simbolismo ermetico come nel "piano" urbanistico della Roma sistina ad esempio, sfugge quasi completamente agli studi sin qui condotti. 

Talché non ci sembra improprio né superficiale, principiare la narrazione della vita del grande Pontefice, con un episodio romanzato scritto da Ernesto Mezzabotta, Papa Sisto V, E. Perino editore, Roma 1885, che riscosse nei secoli successivi grande successo editoriale e che ora potrà sicuramente introdurci alla conoscenza di questo straordinario Papa.

 

 

 

LA PROFEZIA

L'indomani, nelle prime ore della mattina, il garzoncello, che abbiamo veduto custode di porci e sterminatore di briganti, si avviava a piedi verso la meschina cittaduzza di Loreto.

Aveva rivestito il miglior suo abito, che era un pò più rozzo e incomodo di quello dell’ultimo operaio della città. Nella tasca dei pantaloni, questo orgoglioso che aveva rifiutato la somma relativamente considerevole offertagli dal conte Baldassarre, accarezzava uno scudo d’argento, unica sua ricchezza.

Il cielo fin dalla sera innanzi era torbido e nuvoloso. Le nubi, a misura che il giorno si avanzava, si accavalcavano nere e minacciose; era imminente un uragano.

Il giovinetto guardò il cielo, e pensò che la via che doveva percorrere lo avrebbe senza dubbio esposto ai furori della tempesta, mentre rimanendo nella sua capannuccia sarebbe stato almeno al coperto.

Questo paragone lo fece sorridere.

— Così — mormorò — io lascio l’umile quiete del mio stato per gettarmi nel vortice delle passioni che governano il mondo. Udrò più volte rumoreggiare il tuono, e il fulmine mi cadrà forse vicino, e forse m’incenerirà in un attimo. Che importa? Vivere come vivevo io non è vivere; meglio fulminati come le quercie che invecchiare come umili felci calpestate da tutti, all’ombra dei grandi alberi!

Intanto l’uragano si avvicinava, e già nel profondo del cielo si udivano i primi ululati del tuono. Felice si guardò intorno con manifesta inquietudine; per parecchie miglia in giro non si vedeva alcun ricovero, fuori che una quercia enorme e antichissima, i cui rami fronzuti formavano come una specie di ombrello gigantesco.

Il pastore affrettò il passo a quella volta; in quei giorni non si sapeva che gli alti alberi attirano il fulminìe, e oggi stesso nelle campagne nessuno lo sa. Ma quando il giovane fu giunto vicino al tronco vide che sulle forti radici sporgenti fuor di terra a foggia di sedile era accostata una strana figura di vecchia.

Peretti la conosceva. Si chiamava Bettina, e la sua fama di stregoneria era talmente stabilita per tutti i contorni, che molti si stupivano oome il Santo Uffizio non avesse fatto un bel falò di quelle vecchie ossa di peccatrice.

Peretti era un giovanotto intelligente, ma non era un miracolo; e ci sarebbe voluto uno spirito forte, miracoloso per disprezzare la credenza alle streghe, in un tempo in cui il papa e i maggiori sovrani del mondo tenevano un astrologo a loro disposizione. Alla vista della strega fece un passo indietro. Bettina rise del suo lugubre e stridulo sog­ghigno.

— Tu pure, Felice, hai paura della strega? tu il più forte e il più coraggioso dei pastori dei dintorni ! Ah ah ! il sangue è diventato acqua, il falco ha vestito le penne della ti­mida colomba. Sei tu così mal ridotto, figlio mio, che la paura abbia tanto impero su te?

Felice, un po' vergognoso, si riavvicinò alla vecchia, che gli fece posto accanto a sé. La beffa che più di tutti temeva il pastore era quella che toccava il suo coraggio.

— Siedi, siedi qui, figlio mio — proseguì la megera, guardando il giovane con occhi pieni di una dolcezza straordinaria — È meglio stare all’asciutto accanto alla strega, che bagnarsi cristianamente in mezzo alla strada. A questo non avevi pensato.... ah ah!

E il riso satanico della vecchia risuonava nella grotta ombrosa formata dal fogliame. Peretti ne rabbrividiva fino alle midolle.

Un tuono formidabile, preceduto da un lampo abbagliante, squarciò le nubi e urlò minacciosamente dal cielo. Larghe e fre­quenti goccie di pioggia cominciarono a ca­dere rimbalzando sull’ albero; e in breve la strada, salvo la parte che era difesa dalla quercia, fu tutta un lago.

I due ricoverati erano quasi all’asciutto; tanto era fitta e forte la volta di rami e di foglie che li difendeva.

La vecchia seguitava a guardare con in­sistenza il pastore, che finalmente fu irritato di quell’ esame.

— Perchè mi guardi così a lungo?... — disse bruscamente il pastore. Se stai medi­tando qualche maleficio, guai a te, o donna!... perché con questo bastone ti manderò a tro­vare il demonio tuo alleato prima che tu abbia tempo di chiamarlo in soccorso.

La vecchia non badava a quelle minaccie.

— Da settant’anni — mormorò — io studio i visi degli uomini, e mai ho veduto i segni, del destino così chiaramente impressi sulla faccia di un uomo. I giorni non sono an­cora maturi... e nondimeno costui è l’ eletto !....

— Poi, rivolgendosi al pastorello:

— Ti hanno già detto ch’ io sono una Strega !...

— Strega o no — rispose Felice in atto minaccioso — stanami lontana, altrimenti....

— Sai che ho facoltà di predire le cose che accadranno? Sai che l' avvenire nulla ha di nascosto ai miei occhi?...

Peretti, gli occhi spalancati, ascoltava la fantastica vecchia. Per quanto la paura del diavolo gli ispirasse un superstizioso orrore verso la profetessa, egli non osava chiudere gli orecchi a questa voce lusinghiera che gli parlava di avvenire.

— Tu sei in grado di raccontarmi quello che mi succederà!...— chiese con voce sof­focata.

— Io, si. Dammi la tua mano, Felice.... e ricordati che la povera mendicante non ha altro pane che l’elemosina.

Il pastore, con gesto da sovrano, trasse di tasca l'unico scudo che formava tutto il suo patrimonio, e lo porse alla strega.

— Generoso come un re — mormorò co­stei — certo non senza un motivo, colui che è lassù ha messo anime così grandi nel corpo di un semplice pastore....

Ella s’ impadronì della mano di Peretti.

— Ecco, ecco le linee annunziatrici!... — esclamò con accento di trionfo — Ecco la linea di lunga vita, che indica per te una lunga serie di anni... Ecco i segni che non possono ingannare; Felice tu giungerai alle più sublimi altezze che un uomo possa de­siderare!

II pastorello fu, scosso da questa concor­danza fra la profezia della maliarda, e i suoi sogni. Tuttavia, come uomo che voglia lot­tare contro pericolose illusioni, scosse il capo, e con un mesto sorriso disse:

— Avrei dovuto esser meno generoso con te, Bettina... mi avresti almeno predetto qualche cosa di più credibile. Io, un povero pastorello, salire tant’alto... vedi che razza di pazzia!

— Ti dico — insistè la maliarda, levando la voce — che tu diverrai potentissimo fra i potenti! Io ti dico che il destino ti ha scelto, e che la volontà degli uomini, la tua stessa volontà non potrebbero impedire la tua elevazione!

— Ma una prova! — esclamò il pastore, scosso dal tono convinto della vecchia.

— Una prova! — gridò la strega — Tu pretendi dunque che il cielo parli per te così chiaramente come...

Non finì. Un fragore immenso empì la campagna; un globo di fuoco percosse la cima dell’albero, ne incenerì i rami supe­riori, e sparì lanciando un fetore asfissiante di zolfo. Una fiamma lucentissima circondò tre volte il capo del pastore, i cui capelli si facevano irti non meno per lo spavento che per la tensione elettrica.

La vecchia lo guardava a bocca aperta.

— Gesù! — esclamò, quando potè riaversi

— Gesù! egli domanda una prova, e il cielo gliela manda a lettere di fuoco. Tre giri di fiamma... tre corone... Felice Peretti, io te lo dico: tu sarai papa, e i re bacieranno il tuo piede.

— Taci, vecchia! — gridò Peretti, riscotendosi alla fine dal suo stupore — Taci mi faresti diventar pazzo!

E si slanciò fuori del recinto coperto, espo­nendo il nudo capo alla violenza della pioggia.

Egli faceva così il primo passo in quella via me­ravigliosa che doveva, per lunghe e strane vicende, condurlo al più eccelso trono della terra.

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