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Doc. n. 48 - Il Patriarca di Gerusalemme da Montalto, il 24 maggio 1589 al Card. Montalto. ASV, SS. Francia, 25, f. 330r-v e 331r

A questi di passati per ordine di Monsignore Illustrissimo Camerlengo venne una prohibizione al Zecchiero di questa Città, che non dovesse qui batter baiocchi et perché questo tornava a molto pregiuditio di questi lavori, che si pagano tutti di queste monete con avantaggio di dieci per cento, io ne scrissi al sopraddetto Signore Cardinal Camerlengo, dicendogli, che oltre la suddetta perdita se non di tutto, di parte, c'era anco il travaglio, et la spesa di havere a mandare per ogni

mandato dei denari che viene da Roma, uno huomo a posta a cavallo a Macerata, che ce vanno due giornate, oltre il pericolo di portar denari inanzi et indietro, perche stando questa Zecca aperta, il Zecchiero si piglia pensiero senza altro di riscotere i mandati. Hoggi n'ho havuto risposta, et mi scrisse, che s'è trovato di là che li baiocchi battuti a Montalto non riescono né della lega, né della bontà, che si ricerca, et che per essere moltiplicati assai s'è ordinato anchora in Roma, che non se ne battano per l'avvenire, et perciò è necessario, che la prohibitione vada inanzi, et che trovandosi battuta molta copia de baiocchetti, non c'è pericolo che non habbia da trovare l'aggio, sicome Vostra Signoria Illustrissima si degnarà di vedere per la lettera, che le mando io desidero che la Santità di Nostro Signore sappia, che il tenere aperta questa Zecca non solo è utile per queste fabriche ma stimo che sia necessario perche qui bisogna pagar l'opere con questa moneta, se volemo guadagnare i dieci per cento, che li poveri huomini non vogliono argento con un baiocco d'aggio per giulio, perchè ci perdono nel cambiarli, et fin adesso io gli l'ho fatto pigliare ogni settimana i denari a Macerata con pericolo, et con spesa, come ho già detto. Et qui non ce ne sono bancherotte, come sono a Roma, né tanta quantità di baiocchi che si possa trovare a cambiare cinquecento a mille scudi alla volta et gli operaij per la maggior parte sono forestieri, che si portano queste monete fuori. Imperò crederei, che fosse molto buona cosa, che Sua Santità si compiacesse di lasciare aperta questa Zecca almeno per quelche importa il servitio di queste fabriche. Et quanto alla bontà delli baiocchi, il Zecchiero è prontissimo di giustificarsi et in Roma, et in ogni luogo, dove piacerà a Sua Santità che così s'è offerto, et io lo credo, perchè è persona che tien conto dell'honor suo. Et quanto pur Nostro Signore non volesse, che questa Zecca fosse dei particolari, si potrà far battere a nome della camera, che per quanto mi dice il Zecchiero, oltre l'aggio delli dieci per cento, la Camera cavaria qualche utile d'avantaggio. Et se si battessero quattrini, che questi operaij li pigliariano forse più volentieri, dice, che se ne cavaria utile molto maggiore. Oltre di questo s'ha da sperare dalla benignità di Nostro Signore che averà risguardo al danno di questo povero Zecchiero, che ha speso intorno a mille et ottocento scudi per aprire questa Zecca, et per gli instrumenti necessarij che ce vanno, che gli restarano tutti persi. Supplico humilmente Vostra Signoria Illustrissima a mettere in consideratione a Sua Santità tutto questo che io scrivo, acciò vi pigli quella risolutione, che parerà al suo prudentissimo giuditio. Et con ogni maggiore humiltà le bacio le mani.

Fabio Patriarca di Gerusalemme

Fabio Biondi Patriarca di Gerusalemme

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