Mercoledì, 06 Dicembre 2023

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Venezia

La Contesa fra Sisto V e Venezia per Enrico IV di Francia di Italo Raulich (fine XIX secolo)

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Il protestante Enrico re di Navarra é l' erede al Regno di Francia dopo l' assassinio di Enrico III di Valois (1°agosto 1589) che a sua volta aveva eliminato nel dicembre 1588 Enrico di Guisa e il fratello Cardinale capi della Lega cattolica appoggiata dal re di Spagna, Filippo II. La sua incoronazione avviene il 2 agosto 1589.

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Sisto V e Venezia (resoconto di Filippo Pigafetta)

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Il 16 settembre 1585 viene inviato a Roma per l'elezione del Papa l'ambasciatore Marc'Antonio Barbaro (1518- 1595), impiegato dalla Repubblica nelle occasioni più importanti, insieme ad altri tre: Jacopo Foscarini, Marino Grimani e Leonardo Donato, questi ultimi due, dopo il doge Pasquale Cicogna, ne ricoprirono la stessa carica. La delegazione comprende circa venti gentiluomini, tra i quali Filippo Pigafetta, che sarà poi da Sisto V inviato in Persia, che arrivano a Roma la notte tra il 2 e il 3 ottobre. Il Barbaro, dopo aver incontrato l'Ambasciatore Lorenzo Priuli, si reca a Palazzo San Marco, mentre gli altri ambasciatori arriveranno nei tre giorni successivi dimorando presso la “vigna” del Papa Giulio.

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Reggente Convento dei Frari - Venezia

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Venezia

- Sisto conserva buoni rapporti con la Serenissima, rinunciando ad ogni rivendicazione giurisdizionale e mitigando le clausole più urtanti della Bolla "In coena Domini", contando su un' azione risolutiva contro gli ottomani nel Mediterraneo.
Il doge Pasquale Cicogna (1585-1595) dona Palazzo Gritti a Venezia al Papa che diventerà la residenza dei nunzi apostolici.
Sisto V autorizza a spostare il vescovado da Concordia a Portogruaro e la chiesa maggiore di questo luogo viene eletta concattedrale.

Venezia

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1585 26 aprile Il Papa ricevendo l’ambasciatore Priuli così esordisce:”Scrivete, dissegli, alla Signoria che noi l’amiamo grandemente, ed intendiamo di esserle strettamente uniti, compassionandola di cuore al vedere il suo Stato cinto di Turchi e di eretici; nè ciò si dice per formalità e per cerimonia, ma perché è così veramente”. Indi  raccomanda al governo veneziano il rispetto dell’Inquisizione ed di non infastidire troppo i vescovi veneziani, concludendo “Io non dico che si debba portar rispetto ai vescovi in caso di ribellione; allora non avremo che ridire se il governo li caccerà in prigione, ed anche se farà loro spiccare il capo” anche se queste parole, come riferirà l’Ambasciatore Priuli nel dispaccio al doge, vengono accompagnate da un sorriso. (9-pag. 201)

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