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FRANCESCO PISTOLESI

SAC. FRANCESCO PISTOLESI DI MONTALTO

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f.pistolesiSAC. FRANCESCO PISTOLESI DI MONTALTO *

Fu un buon ricercatore ed erudito locale, membro della Deputazione di Storia Patria per le Marche, segnalatosi in particolar modo per le sue ricerche e pubblicazioni su Sisto V 1.

Salito a rinomanza con le celebrazioni sistine, per le quali fu onorato con la croce d'oro "Pro Ecclesia et Pontifice", si trasferì poi a Roma ove fu vice parroco della Basilica Vaticana e insegnante al Collegio S. Ivo. 

Godette dell'amicizia dello storico di Sisto V, Ludovico Von Pastor. 

Scrisse anche il profilo storico di tutti i Vescovi di Montalto. 

Morì a 58 anni a Montalto il 7 novembre 1936 2.

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Sixtvs Qvintvs - Album - di Francesco Pistolesi

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copertinaPREFAZIONE.
— Un Album per onorare Sisto V? —
Sì: l'idea non è nostra e non è recente: risale, possiamo dire, agli stessi tempi sistini. Chi non sa che gli artisti del secolo XVI, contemporanei di Sisto V, per dare di lui una conoscenza intuitiva, amavano riprodurne le imprese in tanti piccoli quadri a stampa posti in gloriosa cornice attorno al suo ritratto? Oggi, d’altronde, pur in tanta copia di pubblicazioni, chi è che non lamenti la mancanza sia d'una vita ìllustrata di questo Papa, sia d’un piccolo libro che abbracci in rapida sintesi la multiforme opera sua? 

Lodevole, quindi, e opportuna è stata l’iniziativa presa dal Comitato Montaltese di segnalare con un Ricordo storico artistico (Album) la prossima ricorrenza centenaria della nascita del grande Pontefice.

Il lavoro, arduo in se stesso, presentava difficoltà pratiche gravissime che ci tennero esitanti; ma una volta iniziatolo lo conducemmo a termine con assiduità e cura amorosa, superando ogni ostacolo, scegliendo tra le illustrazioni quelle dovute ai migliori artisti, tenendo conto dal lato storico dello stato attuale della scienza, e unendo nel testo esplicativo , per quanto è stato possibile, la necessaria brevità a un'indispensabile chiarezza e facilità.

Oggi, pieni di fiducia nella cortese benevolenza del lettore, a lui lo presentiamo perché l’accolga, gli faccia buon viso e voglia scusarne qualsiasi difetto.

Montalto (Marche), Ottobre 1921.

L’AUTORE.

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PREFAZIONE.

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— Un Album per onorare Sisto V? —

Sì: l'idea non è nostra e non è recente: risale, possiamo dire, agli stessi tempi sistini. Chi non sa che gli artisti del secolo XVI, contemporanei di Sisto V, per dare di lui una conoscenza intuitiva, amavano riprodurne le imprese in tanti piccoli quadri a stampa posti in gloriosa cornice attorno al suo ritratto? Oggi, d’altronde, pur in tanta copia di pubblicazioni, chi è che non lamenti la mancanza sia d'una vita ìllustrata di questo Papa, sia d’un piccolo libro che abbracci in rapida sintesi la multiforme opera sua?

Lodevole, quindi, e opportuna è stata l’iniziativa presa dal Comitato Montaltese di segnalare con un Ricordo storico artistico (Album) la prossima ricorrenza centenaria della nascita del grande Pontefice.

Il lavoro, arduo in se stesso, presentava difficoltà pratiche gravissime che ci tennero esitanti; ma una volta iniziatolo lo conducemmo a termine con assiduità e cura amorosa, superando ogni ostacolo, scegliendo tra le illustrazioni quelle dovute ai migliori artisti, tenendo conto dal lato storico dello stato attuale della scienza, e unendo nel testo esplicativo , per quanto è stato possibile, la necessaria brevità a un'indispensabile chiarezza e facilità.

Oggi, pieni di fiducia nella cortese benevolenza del lettore, a lui lo presentiamo perché l’accolga, gli faccia buon viso e voglia scusarne qualsiasi difetto.

Montalto (Marche), Ottobre 1921.

L’AUTORE.

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1 Breve biografia dell'autore >>

IL CONCLAVE

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IL CONCLAVE.

Il Conclave era stato aperto il 21 aprile 1585 (Domenica di Pasqua), scorsi appena dieci giorni dalla morte di Gregorio XIII. Erano presenti 42 Cardinali, tra i quali annoveravansi quattro futuri Papi Castagna, Sfrondati, Facchinetti e Alessandro Medici), e personaggi insigni per integrità e dottrina, quali il Paleotto, il Sirleto, l’Albani, il Colonna ed altri.

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DAI CAMPI AL TRONO

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DAI CAMPI AL TRONO.

Tav.IVNel punto più centrale dell’odierna provincia (l’Ascoli, la quale a sua volta forma il centro dell’antico Piceno, tra le due principali città Ascoli e Fermo, in luogo « elevato e celeberrimo » sorge Montalto « l'onoranda città » la culla del Pontefice Sisto V (Tav. IV).

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IL SOVRANO E LA GIUSTIZIA

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IL SOVRANO E LA GIUSTIZIA.

La giustizia. Spezzate le catene del lungo ritiro e salito sul soglio più augusto della terra, Sisto V poteva ormai esplicare liberamente la sua rara energia e mandare ad effetto in un lampo e ad un tempo tutte le imprese che il suo genio poteva aver concepito, e quelle stesse che avevano atterrito l’animo dei più illustri suoi antecessori

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LA PIETA'

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LA PIETÀ 

Non meno celebre dulla giustizia è la pietà del Pontefice. La Costituzione sistina Quamvis infirma, del 1587, onora il Pontificato Romano e dimostra come i Papi precedessero con l'esempio gli altri principi nel medicare la piaga sociale della miseria. Con quella Bolla, il Papa, mosso a pietà del gran numero dei poveri vaganti per Roma, e col sublime intendimento di estirpare la mendicità, ordinò l'apertura d'un magnifico ospizio, vicino al Ponte Sisto (Tav. XVII), dove potessero vivere in santa onestà persone povere dell'uno e dell'altro sesso, ed essere ricoverati i pellegrini di passaggio a Roma. Ordinò appartamenti separati, ciascuno dei quali dovesse avere chiesa, dormitorio, refettorio, cortile ed orto. Dotò l'ospizio di 9 mila scudi d'entrata, cui ne aggiunse ben presto altri 6 mila. Del denaro suo proprio Sisto V spese 30 mila scudi. Questa fondazione venne un secolo dopo unita ad altre importanti opere di beneficenza, e, cambiando sede, diventò il grande Ospizio Apostolico di S. Michele, dove anche oggi sotto il busto di Sisto V leggesi: Fundatori optimo.

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IL MECENATE

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IL MECENATE. 

Sisto V aveva il genio dell'arte, ed emulando la gloria dei Cesari, abbellì di grandiosi monumenti la città eterna, rendendola degna capitale del mondo cattolico.

Celebre nella storia e nella leggenda popolare, è rimasto l'innalzamento del famoso Obelisco Vaticano. Quest'opera, che pure era stata giudicata inattuabile da Michelangelo e da Sangallo, venne compiuta con mirabile celerità da Sisto V. Vi lavorarono non meno di 900 operai e gran numero di cavalli: Sisto V vi spese 37 mila scudi, e dedicò l'Obelisco alla S. Croce concedendo larghe indulgenze a chiunque, passando, la venerasse con un Pater ed Ave (Tavole XIX - XX.

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LE FINANZE

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LE FINANZE.

Sisto V, per compiere sì straordinari lavori, aveva bisogno di denaro: gli fu quindi necessario dare una certa estensione ai Monti e agli Uffici vacabili.

I Monti, cioè i prestiti, rappresentavano il debito dello Stato: le azioni prese dai privati chiamavansi luoghi e il loro interesse variava dal 5 al 10 per cento. Tra i nuovi Monti creati da Sisto V ricorderemo: Monte degli Archivi, Monte S. Bonaventura e Monte Sisto.

Le cariche o Uffici vacabili - secondo le usanze di quel secolo - si davano a persone che, pur essendo meritevoli e capaci, sborsassero all'erario una somma determinata. Quel sistema ferirebbe oggi la nostra delicatezza: ma nel secolo XVI era d'accordo col diritto pubblico e coi costumi dei tempi: d'altronde una riforma totale delle convenzioni fatte nei precedenti pontificati, anche se fosse stata immaginata da Sisto V, avrebbe recato grave sconvolgimento alla pubblica economia, di cui egli era tanto geloso. Moltiplicò pertanto le vacanze senza che sotto il suo forte e vigilante potere avesse a deplorarsi il minimo abuso. Riuscì così e con savie economie ad accumulare milioni di scudi in oro (dai 40 ai 45 milioni di lire) ch'egli teneva gelosamente racchiusi in Castel S. Angelo (Tavole LXXV - LXXVI ). Era un capitale improduttivo che non circolava: in quell'epoca però non si sapeva che il denaro circolando potesse creare nuovi valori, ed ignoravasi completamente il credito anche presso le banche di Genova e di Venezia. L'ammassar capitali era dunque politica saggia e necessaria.

Con quei milioni che lasciò intatti ai suoi successori, egli passava per il sovrano più ricco d'Europa: il re di Spagna, l'imperatore, Enrico III avevano certamente più risorse di lui, ma egli non era mai preso alla sprovvista: quando le circostanze l'esigevano, egli non si trovava mai a corto di denaro come lo erano spesso quei principi.

Quel denaro doveva servire per i futuri bisogni della Chiesa e per sovvenire i principi cattolici che combattessero gli eretici o gl'infedeli (Tav. LXXV-a). Ma egli, vigile custode, non dava sovvenzioni se non nel caso in cui si fosse riportato qualche successo iniziale: non apriva crediti se non a ragion veduta.

Gli ambasciatori stranieri si domandavano con inquietudine quello che il papa contava fare di tutto quel danaro e a quali progetti misteriosi lo destinava. Essi trovavano: «che il papa aveva torto di far tesori e di gravare i suoi sudditi di imposte, e sopratutto di fidarsi molto più dell'oro ben custodito nei suoi forzieri che della Provvidenza divina; e poi non esponeva egli le sue ricchezze alla cupidigia dei predatori? Del resto i principi cristiani erano pronti ad esser devoti al Santo Padre: non v'era bisogno di tanto oro e di tanto argento ». Il papa che conosceva queste lamentele, se ne impensieriva poco. Sapeva quanto poco dovesse fidarsi della devozione filiale dei principi ; egli non aveva più paura dei briganti né dei predoni: per i disegni della Provvidenza egli non voleva che quei diplomatici si credessero più capaci di lui nel penetrarli. Egli metteva in opera il motto: aiutati ché il ciel ti aiuta, e in un'epoca in cui l'oro era già una potenza, non aveva esitato ad accumulare le ricchezze necessarie per fare la prosperità dei suoi Stati e facilitare i suoi progetti di politica universale (Tav. LXXV-b).

IL DIPLOMATICO

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IL DIPLOMATICO. Sisto V, la Spagna e l'Inghilterra.

Sisto V nutrì ottime relazioni con i principi cattolici (Tavole LXXVI-a) - LXXVI-b) - LXXVII, e fu l'intesa reciproca che condusse, come abbiam visto, allo sterminio dei banditi. Il Pontefice avrebbe voluto una crociata contro i Turchi e vagheggiò spesso dei colpi di mano contro di loro; ma la realtà della situazione lo richiamava all' Europa, dove occorreva lottare contro l'eresia, invadente e salvare, se ancora possibile, il regno d'Inghilterra. Sisto V s'indirizzò al re di Spagna.

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SISTO V E LA SAVOIA

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SISTO V E LA SAVOIA. 

Il Duca Carlo Emanuele I di Savoia, genero di Filippo II, aveva concepito il progetto d'attaccare Ginevra, ch'era un focolare d'eretici. Il papa approvò quest'idea e promise delle truppe di rinforzo. Ma il progetto dispiacque ad Enrico III, re di Francia, che non voleva vedere un parente di Filippo stabilirsi in Svizzera sulle frontiere francesi e il papa abbandonò l'impresa (1585). 

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