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Sixtvs Qvintvs - Album - di Francesco Pistolesi - Il Mecenate

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IL MECENATE. 

Sisto V aveva il genio dell'arte, ed emulando la gloria dei Cesari, abbellì di grandiosi monumenti la città eterna, rendendola degna capitale del mondo cattolico.

Celebre nella storia e nella leggenda popolare, è rimasto l'innalzamento del famoso Obelisco Vaticano. Quest'opera, che pure era stata giudicata inattuabile da Michelangelo e da Sangallo, venne compiuta con mirabile celerità da Sisto V. Vi lavorarono non meno di 900 operai e gran numero di cavalli: Sisto V vi spese 37 mila scudi, e dedicò l'Obelisco alla S. Croce concedendo larghe indulgenze a chiunque, passando, la venerasse con un Pater ed Ave (Tavole XIX - XX.

La Cupola di S Pietro, questa meraviglia del mondo, era stata disegnata da Michelangelo, morto nel 1564. Nessun Papa aveva posto mano ad erigerla, per difficoltà giudicate insormontabili, giacché le spese si valutavano un milione di scudi in oro, e dieci anni il tempo richiesto per eseguire l'opera gigantesca. Sisto V la innalzò in 22 mesi, facendovi impiegare — sotto la direzione di Giacomo della Porta e Domenico Fontana — 800 muratori, molti dei quali lavoravano anche di notte. Incominciata il 15 luglio 1588, fu benedetta da Sisto V nel maggio del 1590. Nell' interno si legge in lingua latina l'iscrizione dedicatoria: Sisto V alla gloria di San Pietro (Tavole XXI - XXII ).

Il Palazzo Vaticano, ai tempi di Sisto V, era vastissimo: purtuttavia, risultando l'edificio, fatto in varie epoche, di molti appartamenti oscuri ed imperfetti, il grande Pontefice fabbricò un nuovo palazzo comodo e magnifico, quale si conveniva ai Papi. Questo palazzo, terminato dopo la sua morte, è unito al resto del Vaticano solamente in un angolo: sovrasta a Roma colla sua massa imponente, e forma la residenza attuale del Sommo Pontefice (Tav. XXIII).

Anche a questo Papa illuminato il mondo va debitore di quel grandioso Palazzo della Biblioteca, che racchiude un incredibile museo di tesori. La Biblioteca sorge sul colle detto del Belvedere. Sisto V terminò l'edificio nello spazio di un anno (1588), e vi trasportò da luogo meno acconcio la Libreria Vaticana, aggiungendovi gran copia di libri e codici preziosi, e fissando larghi stipendi per i ministri. Il salone principale — sistino — è lungo m. 69,30 e largo m. 15,50, diviso in due navate per mezzo di due pilastri. Qui sono raccolti i doni che ai Papi venivano dai principi cristiani loro ammiratori: sono vasi di porfido, urne di malachite, croci d'oro e candelabri d'argento massiccio. Nelle pareti veggonsi istoriate le opere compiute da Sisto V nel suo glorioso pontificato, i principali Concilii della Chiesa, e le più famose biblioteche del mondo (Tavole XXIV - XXVII).

Da una sorgente, esistente nelle vicinanze di Palestrina (Agro Colonna), e lontana da Roma 22 miglia, comprata da Sisto con lo sborso di 25 mila scudi d'oro, venne condotta alla città eterna l'Acqua detta Felice dal nome di battesimo del gran Papa. Vi lavorarono non meno di 2000 uomini e l'opera veramente colossale, che al dir dei romani non sarebbe stata vista effettuata né da loro, né dai loro figli, né dai loro nepoti, fu un fatto compiuto nel breve spazio di poco più di due anni (1585-1587). L'acqua corre per 15 miglia in sotterranei e per 7 miglia in archi di non minore maestà e grandezza di quelli imperiali. Papa Sisto V vi spese più di 300 mila scudi d'oro, traendoli dall'entrata tutta e propria del Romano Pontefice. Per l'elevatezza della sorgente dal livello del mare, l'Acqua Felice ha il massimo pregio di poter scorrere sulle alture di Roma (Colli Esquilino, Viminale, Quirinale, Capitolino, Palatino e Celio). Le fontane alimentate da quest'acqua sono quelle del Tritone, di Villa Medici, di Piazza Giudea, delle Tartarughe, della Bocca della Verità, di Piazza Montanara, di Piazza S. Maria dei Monti, di Piazza S. Maria Maggiore, di Piazza S. Giovanni in Laterano, del Quirinale, del Campidoglio, di Piazza S. Maria in Campitelli, di Piazza d'Aracoeli, delle Quattro Fontane, e di Termini a S. Susanna (Tavole XXIX - XXXI).

Il Reale Palazzo del Quirinale, incominciato da Gregorio XIII, fa proseguito in gran parte da Sisto V. E' tutta sua la parte del palazzo che prospetta la piazza e la strada che conduce a Porta Pia. Fu Sisto V il primo Papa che morisse al Quirinale. Nella piazza elevasi un monumento unico al mondo: Castore e Polluce in atto di domare due focosi cavalli (essi portano i nomi di Fidia e di Prassitele e ne sono certamente degni), e nel mezzo una fontana d'Acqua Felice. Il gruppo delle due statue coi loro cavalli apparteneva alle Terme di Costantino. Le trasportò quivi Sisto V (Tavole XXXII - XXXIII).

Sotto la scala del Campidoglio, disegnata da Michelangelo, Sisto fece erigere la bella fontana, che volle decorata di tre statue antiche: nel mezzo Minerva assisa, statua di marmo bianco rinvenuta a Cori: ai lati il Nilo e il Tevere, statue di marmo pario, provenienti dal tempio di Serapide esistente già sul Quirinale. Sulla piazza dello stesso Campidoglio — come in luogo illustre e classico — Sisto V fece trasportare i così detti Trofei di Mario, opere eccellenti die si trovavano sul Castello dell'Acqua Giulia (oggi Piazza Vittorio Emanuele) (Tavole XXXIV - XXXV ).

Un altro Obelisco, che è il più alto del mondo e il cui peso è valutato di 440 tonnellate, sorge sulla Piazza del Laterano. Sisto vi spese 25 mila scudi e lo dedicò alla S. Croce il 10 agosto 1588. Due anni prima aveva fatto fabbricare, sulle cadenti ruine del famoso Patriarchio, il Palazzo del Laterano. Chi osserva quella mole non può non ammirare il genio dell'Architetto Fontana e la magnificenza del Papa. Prodigiosa fu la celerità della costruzione: i più distinti pittori di quel tempo lo decorarono di affreschi. Sisto V l'abitò nelle occasioni delle funzioni che facevansi nella Basilica Lateranense. La facciata meridionale di S. Giovanni in Laterano, innalzata da lui, è detta Loggia di Sisto V, perché egli vi dava la benedizione al popolo (Tavole XXXVI - XL ).

La scala del Pretorio di Pilato, dove Gesù salì e discese più volte nel tempo della sua Passione, e consistente in 33 scalini di marmo di Tiro, fu spedita a Roma, secondo la tradizione, da S. Elena imperatrice e collocata nel Palazzo del Laterano, che divenne celeberrimo santuario. Minacciando ruina, il Palazzo fu demolito da Sisto V, come si è visto, ma la Scala Santa venne trasportata in apposito edificio da lui costruito (1589) su disegno del Fontana in luogo più decente e santo, dice la Bolla, e cioè avanti alla famosa Cappella del Sancta Sanctorum, dove si venera il volto acheropita, cioè non manufatto, di Gesù Cristo. Nel Sancta Sanctorum Sisto V fece scrivere :
Non est in toto sanctior orbe locus.
Non v'è in tutto il mondo luogo più santo.

Ai lati del santuario fece fabbricare le due Cappelle di S. Silvestro e di San Lorenzo, dette Aule Sistine. Vi spese 25 mila scudi. Ad officiare il luogo santo istituì un Capitolo che da lui prese il nome di Collegio Sistino. Per volere di Pio IX, che restaurò l'edificio, sono succeduti in quelle mansioni i PP. Passionisti. La Scala Santa è meta desiderata di devoti pellegrini che vengono da ogni parte del mondo (Tavole XLI - XLIV ).

Spianata e sistemata la Piazza dell' Esquilino, Sisto V vi eresse un terzo obelisco, dedicandolo parimenti alla S. Croce. Di fronte all'obelisco è la facciata posteriore della Basilica di S. Maria Maggiore, dove, nella navata laterale destra (a sinistra di chi guarda dall'obelisco), Sisto V edificò una sontuosa Cappella, detta dal suo nome Cappella Sistina o del SS.mo Sacramento o anche del Presepio che ivi si è conservato fino a questi ultimi tempi. È questa, piu che Cappella, un vero tempio di ordine corintio con un meraviglioso complesso di ricchezze e bellezze artistiche dovute ai migliori ingegni di quel tempo. Da semplice Cardinale, aveva egli incominciato ad innalzare dalle fondamenta questa chiesa, opera — confessa egli stesso — superiore alle nostre forze. Divenuto Papa, accelerò i lavori « non guardando a spese anche grandissime », e vi trasportò il S. Presepio che stava in altra parte della Basilica in luogo meno atto alla venerazione dei fedeli. Con ingegnose e solide armature e a forza di macchine, « dopo ingente lavoro ed arte » il Presepio venne sollevato integralmente e portato di peso nel mezzo della nuova Cappella. La devozione del Papa al Divino Infante è ricordata dall'iscrizione esistente nella cupola; Sixtus Quintus Pontifex Maximus lesu Christo Dei Filio de Virgine nato. In questa Cappella volle Sisto V preparare la propria tomba: e qui volle il corpo di S. Pio V, suo grande protettore. Così in due superbi e celebri mausolei riposano oggi insieme le ceneri gloriose dei due amici : Sisto V e S. Pio V ( Tavole XLV_a - XLV_b - LVI ).

Il quarto obelisco fu innalzato da Sisto V nella Piazza del Popolo. Portato a Roma per cura dell' Imperatore Cesare Angusto, l'obelisco adornava anticamente il Circo Massimo: Sisto V lo tolse da sotterra dove giaceva e lo trasportò in questa Piazza spaziosa e pittoresca, dedicandolo, come tutti gli altri, alle vittorie della Croce. Vi spese 20.000 scudi (Tav. LVII ).

Un quinto obelisco, quello della Chiesa della Trinità dei Monti, non potè innalzare prevenuto dalla morte:è sua per altro la scalinata della Chiesa: dell'altra più grandiosa scalinata sottostante, detta della Trinità dei Monti, ebbe appena tempo di gettare le basi (Tav. LX ).

Le due colonne: Traiana ed Antonina, dedicate agl'imperatori pagani Traiano e Marco Aurelio Antonino, furono da lui restaurate e trasformate in monumenti cristiani, col porvi le rispettive statue, in bronzo dorato, di S. Pietro e di S. Paolo. I lavori costarono 23 mila scudi (Tavole LXI - LXII ).

Omettendo altri edifici minori e i restauri costosissimi di molte chiese, quali S. Sabina, S. Susanna, S. Paolo, ecc., ricordiamo solo la Chiesa di San Girolamo degli Schiavoni, da lui innalzata dalle fondamenta: vi si ammirano dipinti di Andrea d'Ancona e di altri valenti artisti (Tav. LXIII ). Vuolsi oggi dagli storici che il gran Papa l'erigesse in memoria della sua origine slava : ma questa leggenda, ignorata dai contemporanei, e innestata più tardi nella Vita di Sisto V, manca di serio fondamento. Lo stesso Pontefice, d'altronde, pur così pronto a ricordare in ogni scritto la sua origine e patria, tace completamente nelle cinque iscrizioni lasciate in questa Chiesa, e nella Bolla Gloriosae, dopo aver confessato di venerare la V. e M. S. Lucia « la Santa del suo giorno natalizio (13 Dicembre) », ricorda l'altra sua devozione verso il grande Dottore S. Girolamo e ne adduce la ragione:« per essere stato il titolo di S. Girolamo degli Schiavoni assegnato a Noi nella Nostra promozione al Cardinalato e da Noi constantemente ritenuto ». Null'altro!

Che dire infine delle strade aperte per ornamento e comodità della città e per agevolare la visita ai più celebri santuari? Egli le tracciava lunghe che non le giungeva l'occhio, attraversando vigne e giardini, atterrando fabbriche e radendo al suolo senza pietà monumenti antichi e chiese, quando si paravano dinanzi al suo cammino. Le principali furono: Trinità dei Monti - S. Maria Maggiore - S. Croce di Gerusalemme ; S. Croce - S. Giovanni; San Giovanni - S. Maria Maggiore; S. Giovanni - Colosseo; Santa Maria Maggiore - S. Lorenzo fuori le mura; S. Maria Maggiore - Foro Traiano; Porta San Lorenzo - S. Maria degli Angeli; (Tav. LXIV ). Progettava le strade: Campidoglio - San Giovanni; S. Giovanni - S. Paolo; S. Pietro - San Paolo; Quirinale - Vaticano. La strada che dal Quirinale va a Porta Pia fu da lui rialzata e livellata. Qui, nella Roma alta, sul Quirinale, dove alla salubrità dell'aria si accoppia l'amenità del panorama, Sisto V chiamò i Romani ad abitare, concedendo ampi privilegi a chi vi facesse sorgere fabbriche e case. La quasi nuova città venne chiamata Borgo Felice. Questo papa può quindi considerarsi come il vero fondatore di Roma moderna. Una parte dell'antica Via Felice è chiamata anche oggi Via Sistina, ed è quella che, proseguendo per Via Quattro Fontane congiunge la Trinità dei Monti a Santa Maria Maggiore e S. Croce di Gerusalemme: è un rettilineo superbo, il più pittoresco di Roma.

Sisto V era dotto, e, capitanando il movimento scientifico del suo secolo, non si contentò di aver eretto la Biblioteca Vaticana, suo principale titolo di gloria in questo campo, ma vi aggiunse la Tipografia Vaticana, del costo di 40.000 scudi, fornita di caratteri latini, greci, ebraici, arabi, siriaci, ecc. Molte opere uscirono alla luce nel suo tempo: rammentiamo l'edizione del grande Bollario Romano, che comprendeva le Bolle dei Papi da San Leone I (anno 460) al 1585.

Ingrandì con sontuoso edificio l'Università della Sapienza (Tav. LXV ), e per regolarne gli studi creò un'apposita Congregazione.

A Bologna eresse il Collegio Montalto, per 50 giovani suoi comprovinciali, otto dei quali dovevano essere montaltesi (Tav. LXVI ), e a Roma, annesse alla chiesa dei SS. Apostoli il Collegio S. Bonaventura, detto anche sistino, per 25 alunni appartenenti all'ordine francescano, ponendovi anche una ricca Biblioteca detta Feliciana.

Del Collegio dei Maroniti Sisto V è considerato fondatore insieme con Gregorio XIII, per averne consolidata l'esistenza e assegnate cospicue rendite.

Ordinò che ogni provincia, città, terra, borgo, castello, chiesa metropolitana, cattedrale, monastero, abbazia erigesse il suo Archivio per conservarvi gelosamente qualsivoglia genere di scritture, a servizio del pubblico non meno che a vantaggio della scienza.

Fondò Università a Quito (America), a Gratz (Austria), a Vilna (Polonia), e a Pont-à Mousson (Francia) ; rinnovò quella di Fermo (Italia), e riformò quella di Valenza nella Spagna.

Sotto di lui il celebre medico Andrea Bacci potè pubblicare la sua rinomata opera De Thermis; sotto di lui sorsero la Metalloteca Vaticana, l'Armeria pontificia e lo Stabilimento per lo studio del Mosaico. Dell'Accademia Romana di S. Luca che è il supremo tribunale delle Belle Arti, Sisto V fu quasi fondatore per averne approvato gli statuti, concessa la Chiesa di Santa Martina, fatti segnalati favori e grazie.

Genio moderno, non aveva mancato di promuovere quale fonte di ricchezza per i popoli l'agricoltura, l'industria e il commercio, ponendo un fondo di 200.000 scudi per i prestiti agrari, istituendo fiere, costruendo strade e ponti, rendendo franco il porto d'Ancona e favorendone gli scambi con Venezia, proteggendo gli ebrei e giovandosi dell'estensione dei loro rapporti commerciali. L'industria della seta prosperò nello Stato pontificio dopo di lui che aveva dato ordini tassativi alle comunità e ai privati di fare piantagioni di gelsi: l'industria della lana era stata da lui introdotta a Roma, a Montalto e altrove. Per la sicurezza dei mari infestati dai corsari, non meno che per fini politici, allestì ed armò di tutto punto le dieci galee (Tav. LXVII ) che ebbero un assegnamento annuo di oltre 100.000 scudi. Nel 1588 si recò a Civitavecchia con numeroso corteggio e potè benedire la piccola flotta, che aveva per base il porto di quella città a questo scopo da lui restaurato e fortificato. Condusse pure a Civitavecchia per un acquedotto lungo sei miglia una copiosa fonte d'acqua dolce di cui difettavasi (Tav. LXVIII ).

Ripopolare il territorio romano, liberarlo dalla malaria e ridonare quelle terre all'agricoltura mediante il disseccamento delle paludi pontine, opera tentata invano per il passato, fu questo uno dei più alti pensieri di Sisto V (Tav. LXVIII ). Fece pertanto scavare un grande canale che ebbe il nome di fiume (auche oggi Fiume Sisto) e potè risanare quella plaga per venti miglia di lunghezza e sette di larghezza. Per incoraggiare l'opera costatagli 200.000 scudi, egli stesso si recò alle paludi nell'ottobre 1589 e vi si trattenne 15 giorni; scalo commerciale di queste nuove fertili terre doveva essere il Porto di Terracina, da lui disegnato ampio e capace da poter gareggiare con quello di Civitavecchia. Purtroppo la sua morte avvenuta poco dopo fece sospendere i lavori delle paludi: e restarono allo stato di progetto il detto porto di Terracina, il vagheggiato prosciugamento delle Chiane e il canale navigabile che con immenso vantaggio di Roma, avrebbe dovuto ricongiungere questa città a Tivoli sull'Aniene. Per la sua morte restarono pure incompiute altre fabbriche quali il Ponte Felice sul Tevere presso Magliano Sabina che era costato 40.000 scudi, la nuova città Felice a Loreto (Tavole LXIX - LXX ) e la nuova città di Montalto (Tavole LXXI - LXXI.a sua patria, ch'egli aveva amato d'un amore unico nella storia dei Papi e beneficato con doni e privilegi straordinari (Tavole LXXII - LXXIV ).

Tali in breve i grandiosi lavori di Sisto V.

« Noi abbiamo visto, e vediamo ai giorni nostri - dice Hübner - compiersi opere ben altramente gigantesche: ma se l'impulso ne viene dai governi, sono il credito, la speculazione, i capitali disponibili e in cerca di essere impiegati, quelli che se ne addossano la esecuzione. Non era però così dei lavori di Sisto V. Egli li aveva ideati, egli li dirigeva, egli li pagava, egli trovava il mezzo di spendere somme vistose facendo nel tempo stesso lavorare a buoni appalti.

« L'Europa contemporanea, allo scorgere quel che egli aveva fatto in cinque anni, n'era trasecolata. E ben a ragione, se si consideri il poco sviluppo delle scienze meccaniche e si rammenti che la forza motrice del vapore era sconosciuta, che i mezzi di trasporto, di cui noi disponiamo, mancavano del tutto, che non v'erano ferrovie, anzi si avevano poche strade carrozzabili ».

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