2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

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Rapporto con i Gesuiti

Sisto ha un rapporto conflittuale con questo ordine. Pur essendo state superate le difficoltà teoriche, mediante la bolla di Gregorio XIII "Ascendente Domino" del 25 maggio 1584, che riconosceva come  veri voti religiosi i voti semplici dei Gesuiti, le polemiche continuano.

Al primo incontro con l’Aquaviva che poneva a disposizione del pontefice i servizi del suo Ordine, Sisto si espresse con lodi promettendo fondi per la costruzione di un collegio romano (da Avvisi del 27 aprile 1585) oltre a innalzare a 6000 scudi annui (da 4000 che aveva concesso Gregorio XIII) per la Chiesa giapponese e per i seminari. Il 9 luglio 1585

Sisto conferma al generale dei Gesuiti non solo il finanziamento dei seminari, ma anche rendite stabili.

1585 Viene ordinata da Sisto una visita dei seminari romani, diretti dai Gesuiti, del collegio germanico, inglese, del seminario romano e del collegio dei Maroniti. L’esito è favorevole ai gesuiti e subito dopo il collegio Maronita viene provvisto di rendite, anche altri istituti vengono beneficati.

1586 Con un breve speciale Sisto afferma che le affermazioni di un cambiamento delle istituzioni dei gesuiti erano false.
Importante é il tentativo di costruire un vicariato spagnolo della Compagnia con sede a Madrid, di cui si parlava già nel 1577, sostenuto da Filippo II ed alimentato da un certo numero di gesuiti che ritengono eccessivamente rigide alcune prescrizioni e consuetudini del proprio Ordine religioso e nutrono scarsa fiducia nelle capacità direttive degli organismi romani.

  • Interviene l'Inquisizione spagnola, imprigionando quattro gesuiti (Antonio Marcén, provinciale di Toledo, il rettore del collegio di Monterrey, un altro gesuita e nel gennaio 1587 Ripalda, rettore del collegio di Valladolid, quest’ultimo accusato ingiustamente addirittura di eresia). La questione degenera in un contrasto tra l’Inquisizione spagnola (che voleva mettere sotto processo l’intero ordine gesuita e la Santa Sede che lo difendeva) . Il grande inquisitore, cardinal Quiroga sequestra ai Gesuiti i documenti attestanti i privilegi pontifici di cui erano in possesso comprese le Bolle pontificie e gli stessi statuti. Sisto , in seguito al ricorso da parte del generale Claudio Aquaviva, si limita in un primo tempo per mezzo del nunzio Speciani a chiedere informazioni al Quiroga sul processo, indi, venuto a conoscenza del sequestro delle bolle papali,ordina tramite il cardinale Rusticucci la  restituzione del sequestrato, pena la deposizione e la perdita del cappello cardinalizio, interrompere il processo contro i quattro gesuiti e tutti gli atti contro i gesuiti arrestati dovevano essere spediti a Roma.

  • Ne nasce un conflitto fra Santa Sede e Corte di Madrid. Filippo II pretendeva d'avere giurisdizione sul proprio clero in base ad un'antica consuetudine, per la quale il papa poteva agire contro un ecclesiastico spagnolo solo attraverso il sovrano.

  • Quiroga non invia a Roma i documenti relativi ai gesuiti arrestati, essendo gli atti che li riguardavano chiusi nella Camere delle tre chiavi, così denominata perché il grande inquisitore stesso ne possedeva una e le altre erano in possesso di persona di fiducia del re.(7-pag.120). Il Quiroga scriverà una serie di lettere al papa, al cardinal Rusticucci, Savelli , Castagna, Deza per giustificare questo suo comportamento e ribadire il suo rispetto per la Santa Sede. (13-pag.122). Restituisce, invece, ai gesuiti le bolle e i libri sequestrati.

1587, 19 feb. Il maggior nodo che contrapponeva l’Inquisizione spagnola e i gesuiti era un privegio che permetteva a questi ultimi di dare l’assoluzione in caso di eresia. L’Acquaviva propone a Sisto, che accetta, di revocare questo privilegio

  • 21 mar, Filippo II incarica il conte Olivares, suo ambasciatore a Roma, di iniziare trattative con Sisto, che riconoscesse, pur non nominando i Gesuiti, la facoltà generale di far visitare tutti gli Ordini religiosi in tutta la Spagna, riservando al nunzio,ritenuto amico della Compagnia, la scelta dei visitatori. (Il re inizialmente aveva richiesto che la facoltà di designare i visitatori fosse di sua competenza, cosa che non viene accettata dal papa). Il re ottiene dal papa la nomina di Gerolamo Manrique, vescovo di Cartaghena

1588, 5 maggio. Il Quiroga riceve il breve dal Pontefice circa la nomina a visitatore di Manrique.

  • 9 giu. Il compito del vescovo Manrique è quello di indagare, su indicazioni del re, per quali ragioni i Gesuiti non si uniformavano in talune consuetudini, quali l’assenza del coro, l'abito, i voti, il non voler compenso per messe o prediche, l’espulsione dall’ordine senza un processo, la scelta dei superiori senza votazione e la direzione dell’ordine era dipendente da Roma, alle usanze tradizionali degli altri Ordini.
    Il fine era quello di sottrarre i Gesuiti spagnoli dalla dipendenza da Roma e a far decidere le questioni spagnole su terreno spagnolo, sotto la pressione del Re e dei suoi ministri (13-pag.126)
    Un nuovo intervento di Aquaviva presso il papa riesce a sottrarre la commissione a Manrique argomentando che costui era figlio illegittimo e padre di tre figli e quindi era la persona meno adatta ad un compito simile.
    I gesuiti incarcerati furono assolti con la dichiarazione ufficiale “che per due anni erano stati detenuti senza motivo”. (7- pag.121)

  • 8 sett. Il Re viene informato della decisione del Papa che sospendeva l’incarico al Manrique. Costui riceverà la ricompensa a visitatore della cancelleria di Valladolid.

  • 10 nov, Queste vicessitudini portano Sisto alla decisione di far esaminare le costituzioni dei Gesuiti da una Commissione costituita da due teologi scelti dall'Inquisizione romana, in collaborazione con un membro della Compagnia. Tre erano i punti da rivedere: l'ubbidienza, dovuta dai membri solo ai propri superiori, l'esame di coscienza che non poteva essere fatto se non ad un altro gesuita, e la distinzione tra professori e coadiutori, che implicava la validità o meno del voto, una volta emesso.

  • Nella controversia sulla grazia e sull'ispirazione Sisto vieta ai discepoli di Baio e a coloro che si oppongono (specialmente il professore gesuita Lessio di Lovanio che aveva mandato al pontefice un'apologia delle sue tesi) di censurarsi a vicenda.

  • 1588, 8 sett. Il Re viene informato della decisione del Papa che sospendeva l’incarico al Manrique. Costui riceverà la ricompensa a visitatore della cancelleria di Valladolid.

  • fine anno. Aquaviva invia Josè de Alcosta in Spagna per ammorbidire le posizioni con  il re e l’inquisizione. Importante è anche l’intervento dell’inglese Roberto Persons nella loro persuasione.

1589, 16 gen. L'incarico viene affidato con il beneplacito di Filippo II, ad un gruppo di gesuiti, tra cui José de Alcosta, ( per lunghi anni provinciale del Perù, che dopo sedici anni nel 1587 era rientrato in Spagna e quindi a Roma). Costui avrebbe dovuto visitare le provincie dell’Andalusia ed Aragona.

  • 16 aprile, Filippo II ottiene un breve nel quale si nominavano tre vescovi con incarico di visitatore presso i Gesuiti di Spagna, ma la morte di uno di loro, il vescovo di Segovia, fa decadere la cosa.

  • estate. Aquaviva apprende che la Commissione,voluta da Sisto per esaminare le costituzioni gesuite, aveva ricevuto i memoriali dei gesuiti spagnoli fautori della riforma e che Filippo II stesso ne aveva richiesto due mutazioni: la professione dopo uno spazio di tempo da determinarsi per legge e la nomina di superiori per elezione. Il Papa era disposto ad accordare entrambi i cambiamenti. Le lettere richieste dall’Aquaviva ai regnanti cattolici (dell’arciduca Carlo, del Re Sigismondo di Polonia, del duca Guglielmo di Baviera, del duca ereditario Giovanni Guglielmo von Julich-Cleve del 22 marzo 1589, del Nunzio Frangipani al cardinal Montalto del 15 marzo 1589, del vescovo Giovanni di Strasburgo del 14 aprile 1589, dell’arcivescovo di Treviri Giovanni von Schoenenberg del 14 marzo 1589) elogiavano l’attività dei Gesuiti impressionando il Pontefice tanto che questi fece scrivere in Germania che non era sua intenzione cambiare l’istituto della Compagnia di Gesù, che era utile alla Chiesa, ma egli voleva opporsi agli errori di alcuni gesuiti (13- pag.132).
    Il Cardinal Montalto scrive al Frangipani condannando l’immischiarsi dei gesuiti nella politica, facendo riferimento alla Transilvania,  giustificando in questo modo i piani di riforma della Compagnia del pontefice. Anche l’Inquisizione si espresse favorevolmente alla Compagnia.

  • 13 agosto. In concistoro il Papa riferisce che un gesuita in Spagna dal pulpito nel giorno dell’Ascensione tacciava l’atteggiamento di Sisto verso Enrico IV di Francia come favoreggiamento di un eretico. Quasi nello stesso periodo, durante l’assedio di Parigi, il gesuita Bartolomeo Blando si rende responsabile di una mancanza nei confronti di Sisto e per questo venne incarcerato e sospeso dall’assistere alla Messa. Sisto fa porre nel nuovo indice un volume dell’opera del gesuita Roberto Bellarmino, che verrà riabilitato alla morte del Papa. Nonostante questi ultimi avvenimenti il Papa, intenzionato a non modificare l’istituto della Compagnia, si concentra nel cambiamento della denominazione. I cardinali Santori e Castagna comunicano all’Aquaviva questa volontà del Pontefice; il cambiamento non avveniva tramite bolla pontificia ma con un decreto del generale. L’Aquaviva accetta e prepara il decreto che viene presentato al papa, che non avrà il tempo di esaminarlo per la sopraggiunta sua morte. Sisto voleva mutare il nome della compagnia in “Ordine ignaziano” reputando che l'usare il nome di Gesù per un semplice Ordine religioso era fuori luogo.

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