2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

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FABIO BIONDI - VARI

FABIO BIONDI - VARI

Doc. n. 25 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 30 Luglio 1588 ai Priori di Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 27v, 28r

Ho ricevuto l'instromento della ratificatione, la quale ho subito presentata in mano di Nostro Signore et credo sarà di sua sodisfattione.
Quanto al sito per l'edificio della Tinta et Purgo, Sua Santità non approva che si facci accanto al Molino, parendole luogo angusto, et che sta troppo nel basso, et anco forse con pericolo di qualche piena del fiume, et che non è esposto al sole, et il guadagno che si fa del muro del mulino lo stima poco. Imperò dice che dovendosi fare, vuole che si facci una cosa, che habbi del nobile, cioè capace, et in luogo più eminente, et ricorda che si potria far sopra il molino intorno a mezzo miglio, dove dice che è una bella prataria, che ce saria commodità di stendere i panni et fare i tiratori, et caso che bisogni, che si potria anco cingere la casa con un muro attorno come quelli, che si fanno qui a Roma alle vigne, et farlo anco di modo che il vallato, o sia forma gli passi per mezzo, et in somma che sia una cosa, che habbi garbo. Imperò le Signorie Vostre potranno esser col signor Capitano Pompeo, et col Mercante, et faranno elettione del sito, che sia a gusto di Sua Santità et sopra tutto che sia sopra il molino verso Monte di Nove, dove sono quei prati, che le Signorie Vostre lo devono sapere.

Quanto alle pegioni delle case bisogna che faccino ogni sforzo per questi due primi anni, et si ristringano da qualche altra spesa, et supplisca a questa, poiché passati li due anni, de' frutti dell'essercitio si potranno pagare et, il partito, che propone il Mercante di pagar lui le pegioni purché se gli lascino goder li frutti per tutti li sei anni, a me non piace perché non mi pare utile alla Communità, et non ho voluto proporlo a Nostro Signore perché credo per certo, che non l'havria approvato, sì perché non è utile, come anchora per non alterare la conditione della Compagnia. Imperò faccino ogni sforzo, acciò il Mercante sia bene accomodato, et non habbi occasione di dolersi, et veramente le pegioni sono troppo eccessive, et vi si dovria pigliar quello temperamento da Monsignor Governatore et dalle Signorie Vostre che al sicuro in Roma a un prezzo non si pagariano tanto, se quelle case vi fossero, et s'aiutino, perché con quello essercitio si darà il pane a tutta quella povertà. Et questa è una delle principali gratie, che Sua Santità habbi fatto a quella Patria, et però bisogna saper conoscerla.

Sua Santità si è contentata di pagar li mantelli alii quattro priori che sono di Magistrato, havendo saputo che di cinque sono ridotti a quattro. Imperò le Signorie Vostre avvisaranno quanto costano in tutto con fattura, et ogni cosa, che subito Monsignor Tesoriere mi darà il mandato delli denari et saranno contente di communicar questa mia a Monsignor Reverendissimo Governatore et al signor Capitano Pompeo, al quale non scrivo perché non ho tempo, et perché penso non sia costì. Et alle Signorie Vostre mi raccomando di cuore.

Doc. n. 24 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 23 luglio 1588 ai Priori di Montalto. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 26 v, 27 r

Mi è stato carissimo intendere l'animo di messer Bartolomeo, et che sia stata condotta parte della lana, et come sia arrivata tutta la somma, piaccia alle Signorie Vostre di darmene avviso, acciò possa darne conto alla Santità Sua per haver li denari, che li sono stati promessi.

Et quanto all'affitto delle case, io non ho mancato d'accennarlo a Nostro Signore però non me n'ha detto altro. Et lodo che si facci come meglio si può per adesso, poiché noi dovemo sperare cose molto maggiori dalla clemenza di Sua Beatitudine et non è bene de accumular tante cose in una volta, che non è poca gratia che fa alla Communità, che non solo ce ha messo, et introdotto l'essercitio della lana, che darà da mangiare a tutta la povertà, ma ce ha anco donato il capitale da poterlo mantener sempre oltre tante altre gratie, che ce ha fatto, et fa ogni giorno che non fu mai Papa più grato alla sua Patria di lui, et non vorrei che col tanto importunare gli venissimo a noia, et pur questa mattina mi ha commandato, che ordini a Monsignor Tesoriero generale che facci fare li mantelli nuovi per le Signorie Vostre che gli ha concessi in gratia del signor Don Michele nostro Padrone, et sarà bene che ne ringratiamo Sua Eccellenza. Io ho parlato con messer Luigi Innocentio nostro per conto del fitto della casa della Zecca, et vedremo a truovare qualche modo di sgravare la Communità, et il fitto della casa del Mercante non durerà più di due anni, perché de frutti dell'essercitio si potrà pagare, siché non bisogna smarrirsi.

Di quello che scrivono le Signorie Vostre che la Communità ha due Palazzi, sappiano che quello che ha fabricato la Santità di Nostro Signore non l'ha fatto per la Communità ma per le schole, et non intende che deva servire ad altro uso, siché bisogna fare come meglio si può per adesso, che dando Idio vita a Sua Santità come tutti dovemo pregarlo sempre, ne fabricarà et Palazzi et ogni altra commodità, che vuol troppo bene alla patria, et con questo le bacio le mani.

Doc. n. 23 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 23 luglio 1588 a Mons. Arrigoni. ASV, fondo Gonfalonieri, f. 26r-v

Mi trovo due lettere di Vostra Signoria Reverendissima alle quali risponerò brevemente con dirle, che ho dato io stesso la sua lettera a Nostro Signore in mano propria, et l'ha letta tutta in presenza mia et perché la risposta l'havrà dal Cardinal mio Signore io non mi estenderò in altro.

Io ho poi dato conto particolare dell'arrivo del Mercante della lana, et starò aspettando che sia arrivata tutta costì la somma della lana, che ha da venire, perché subito che sia arrivata, io farò opera con Sua Santità che mandi denari al mercante.

Quanto poi all'edificio che s'ha da fare per la tintoria, et per il Purgo, m'ha ordinato Sua Santità che io sriva a Vostra Signoria Reverendissima che faccia far elettione del sito et gli faccia dar principio, che subito mandarà denari per questo effetto, cosi piacerà a Vostra Signoria Reverendissima di darne ordine et d'avvisarne.

Sua Santità mi commandò anche, che io ordinassi a Monsignor Tesoriero, sicome ho fatto, che facesse comprare li mantelli nuovi alli Priori della Città, et per questa altra Posta credo che venirà l'ordine.

Li detti Signori Priori mi scrivono gravandosi de nuoli delle case, che gli bisogna pagare. Io l'ho accennato a Nostro Signore ma non ne ho cavata altra risolutione. Imperò sarà bene che Vostra Signoria Reverendissima li persuada a contentarsi per adesso poiché dovemo aspettar cose maggiori dalla benignità di Sua Beatitudine.

E quanto al fitto della Casa per il Mercante non durerà più di due anni, perché passato questo tempo, si pagarà de' frutti dell'essercitio.

Et dell'altro fatto della Ceccha [Zecca], vedremo di trovar qualche modo di sgravarne la Communità. Ma in tanto si facci alla meglio, perché non bisogna fare ogni cosa in una volta, et straccare il Papa, et con questo a Vostra Signoria Reverendissima bacio le mani, ricordandole che le invio devotissimo servitore.

Doc. n. 22 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 13 luglio 1588 a Mons. Arrigoni. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 22r-v

La Santità di Nostro Signore continuando tuttavia maggiormente nel grato animo che tiene verso quella sua Patria et pensando sempre a dargli nuovi aiuti per sollevarla, ha designato di farci un monastero di monache acciò quelle che hanno animo di dedicarsi al servitio di Dio non restino per non esserci luogo che le riceva, et così anco li poveri Padri, che son gravati di altre figliole habbiano dove collocarle, et perché non intende, che quelle, che vi dovranno entrare habbia da dare donatione alcuna o sia dote, poiché quelli che hanno il modo di far questo cercaranno più tosto di maritarle, vuol provedere detto monastero di modo tale, che le possa sostener senza gravare de suoi. Et a questo effetto havendo saputo che a Cosignano vi sono alcune possessioni et case del Cavalier Mucciarelli di Ascoli secondo la nota inclusa m'ha commandato scriva a vostra Signoria Reverendissima come faccio, che un giorno con sua commodità si trasferisca in persona a Cosignano conducendo seco persona perita et intelligente di cose di campagna et visiti detti poderi et case, et quel che non può fare in un giorno lo facci in più, poiché non c'è fretta, et pigli diligente informatione della quantità di terreni, di che frutto et rendite sono, della qualità delle case, de gli arbori da frutto, et finalmente quel che giustamente si potranno pagare, perché trovandoli a proposito disegna di comprarli et applicarli al detto monasterio.
Et perché per fabricarlo di nuovo ce andarà larghezza di tempo, ne si potria habitar così presto dice Sua Santità che Vostra Signoria veda se nella Città vi fossero case capaci, che si potessero unire insieme et farci la clausura, acciò tanto più presto si potesse effettuare questo suo santo pensiero a beneficio di quella Città et povere Terre convicine, et ricorda fra l'altre le case de Rosati, dove hora sta Monsignor il Vescovo perché se fosse a proposito et che si potesse ridurre in forma di monasterio se valeria di quelle, ricorda anco certe case, che già erano di messer Alfonso, et in somma dice, che Vostra Signoria con qualche perito vada pensando se vi sarà luogo commodo a questa santa opera et ne dia avviso. Oltre di questo ordina, che s'informi se di là per quei contorni et terre vicine vi sarà altra casa commoda di terreni de fare acquisto per il medesimo effetto, et ne dia conto. Io ho ricordato, che ce sono alcuni beni nel territorio di Porchia chiamati Malisca, che sono della Compagnia del Corpus Domini d'Ascoli, alli quali si potria dar ricompensa d'altro equivalente, che credo sarà bona cosa, et Vostra Signoria Reverendissima potrà informasene et darne pieno ragguaglio, et con questo le bacio le mani et le prego ogni contento.

Doc. n. 21 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 22 giugno 1588 a Mons. Marcolini. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 21v

Credo che il Mercante dell'arte della lana sarà presto costì per dar principio alle facende, et perché è necessario di far quanto prima l'edificio per il purgo, et la tintoria, la Santità di Nostro Signore m'ha commandato scriva a Vostra Signoria Reverendissima et al signor Capitano Pompeo, col quale questa sarà commune, che subito che il mercante sarà gionto si cominci detta fabrica, secondo che s'è disegnato appresso il Molino dove più si giudicarà luogo opportuno, poiché Sua Santità mandarà il denaro facendola con tutti quelli avantaggi, che sarà possibile, et con ogni sollicitudine, acciò per mancamento d'essa non si resti di tirare il negocio inanti, et in tanto che il mercante arriva si potrà mettere in ordine, et fare apparecchi di calcina, legnami, et altre cose necessario per la fabrica, et così piacerà a Vostra Signoria Reverendissima di far essequire. Et le bacio humilmente le mani.

Doc. n. 20 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 18 giugno 1588 a Mons. Marcolini. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 20r

Ho detto a Nostro Signore quanto Vostra Signoria Reverendissima m'ha scritto circa il sito del ponte del fiume, che ultimamente s'è disegnato, et piace a Sua Santità che sia in luogo che dall'una parte, et dall'altra sia nel territorio di Montalto, ma le pare che verso il molino il fiume sia molto largo et instabile et però ricorda tuttavia che prima che vi si metta mano si consideri bene di farlo in luogo sicuro, che il fiume non se l'habbia da portar via, et che si faccia una cosa durabile.

Del particolare del signor Capitano Pompeo, che ella mi scrive, non è stato detto da me, perché io creda, che gli habbia cavato alcun profitto circa il vender del pane, ma per avvertirlo di quel che s'era detto. Et a Vostra Signoria Reverendissima bacio le mani.

Doc. n. 19 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, l'11 maggio 1588 a Mons. Monsignani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 18v.

Questa mattina ho dato conto a Nostro Signore che Vostra Signoria Reverendissima disegnava di dar principio a far tagliar li legnami nella selva di Rovetino per fabricare il ponte nell'Aso, et che desiderava sopra di ciò ordine da Sua Santità per sodisfattione di Monsignor Reverendissimo Vescovo, che non pareva che vi condescendesse così volentieri senza saperne la mente di Sua Santità, mi rispose che il Vescovo havea ragione essendo sua la selva. Però che io scrivessi al Vescovo che se ne contentasse, che faria cosa grata a Sua Beatitudine, et in conformità di questo et per maggior autorità ho fatto che il Cardinale mio Signore gli scriva lui l'inclusa, che Vostra Signoria Reverendissima potrà fargli dare, et nel tagliar detti legnami gli potrà dar sodisfattione con fare che ci assista uno de suoi, acciò li taglino in loco di manco danno. M'ha poi detto di più Nostro Signore che scriva a Vostra Signoria Reverendissima che avverta che il ponte si faccia sul territorio di Montalto di qua et di là del fiume, acciò col tempo nissuna altra Terra possa pretendere, et se nel territorio di Montalto non c'è sito così proportionato, che si faccia più tosto muraglie alla riva del fiume, et si aiuti così, acciò si faccino le cose che stiano bene, et sia in quel di Montalto et così le piacerà d'ordinare, et a Vostra Signoria Reverendissima bacio le mani et mi raccomando in gratia.

Doc. n. 18 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 7 maggio 1588 a Mons. Marcolini. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 18r.

Ho detto alla Santità di Nostro Signore quanto Vostra Signoria Reverendissima mi scrive nell'ultima sua circa l'amorevolezza, che hanno mostrato coteste terre, et particolarmente Offida in offerir opere et carreggi per la fabrica del monte, che gli è stato caro, et havendole detto che la Ripa solo non ha risoluto anchora di dar cosa alcuna, ha risposto che non se ne cura, et che non si usi violenza alcuna, ma si lasci in libertà delle terre, accioché quel che vogliono fare lo faccino con amore, et sollecita sempre acciò si possa cominciare a pensar di dar privilegij et essentioni a chi venirà ad habitare. Però Vostra Signoria Reverendissima usi ogni industria, che quanto più l'impresa è difficile, tanto maggior honore riportarà di condurla a qualche perfettione, et non si smarrisca, perché Sua Santità ha detto, che poiché s'è cominciato, vuole che si finisca.

Io non hebbi avviso che mi ricordi, che Vostra Signoria Illustrissima ricevesse l'ultimo mandato delli 500 scudi che le fu mandato alcuni giorni sono. Sarà bene che n'avvisi, et facci che il Capitano Pompeo mandi i conti, se sono finiti, perché io vederò di procurare de gli altri, acciò si possano mettere dell'opere in buon numero.

Sua Santità ha donato li mille scudi per l'abondanza et già ne ho il mandato in mano et lo manderò per messer Baldas- sarre, et crederò che portarà anco l'ispedittione della fiera a tempo della Pentecoste, et con questo li bacio le mani.

Doc. n. 17 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 9 aprile 1588 a Mons. Monsignani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 16r-v

Ho detto alla Santità di Nostro Signore della buona opera che vostra Signoria Reverendissima ha fatto in concludere la pace nella Terra di Forci, et la recognitione che ne ha fatto quella Communità delle 300 opere per il lavoro del Monte et ha commendato così lei, come quella terra, che ha fatto quello che non ha ancor alcuna delle altre. Io diedi poi li conti a Monsignor Tesoriero di tutta la spesa di quella opera sino alli XI di marzo, che sino a quel tempo io gl'haveva nelle mani, che il Capitano Pompeo me li haveva mandato, et per tutto li XI avanzavano cento et quattro scudi, de quali sarà bene che Vostra Signoria Reverendissima li mandi o a me, overo al medesimo Tesoriere, acciò ne possa dar conto a Nostro Signore che così ha ordinato. Credo poi d'haverle scritto che Sua Santità si contenta, che si cresca la mercede degli operarij sopra il carlino, et con questo le bacio le mani, et melle raccomando con gratia.

Hor hora Monsignor Tesoriero m'ha mandato l'incluso mandato che invio a Vostra Signoria Reverendissima.

Doc. n. 16 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 2 aprile 1588 a Mons. Monsignani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 15v, 16r

Ha fatto molto prudentemente Vostra Signoria Illustrissima da fare opera che non si scriva alla Santità di Nostro Signore da coteste Terre per conto delli operarij del monte, perché facilmente Sua Santità ne havria preso disgusto, poiché si vede chiaramente che non vuole che si usi violenza. Io ho poi parlato con sua Santità et dettole che Vostra Signoria Illustrissima desiderava sapere se si contentava, che si accrescesse qualche poco il prezzo dell'opere, perché nelle faccende, et li giorni sono anco più lunghi, et m'ha detto che le pare honesto, che si dia qualche cosa d'avvantaggio, et così Vostra Signoria Reverendissima potrà ordinare. Le ho anco detto, che sono spesi li denari mandati ultimamente et se n'ha fatto un poco di maraviglia, tuttavia m'ha detto, che Vostra Signoria Reverendissima ne dia li conti a Monsignor Tesoriere, poiché questi son denari della Camera, et rispondendogli io, che li conti sono in man mia, et che li consignarei al Tesoriere, così mostrò di contentarsi. Li darò dunque et vederò di fare opera, che si mandi aiuto. Et con questo le bacio le mani et me le raccomando in gratia.

Doc. n. 15 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 30 marzo 1588 a Mons. Marcolini Monsignani. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, ff. 13v, 14r

Dissi a Nostro Signore il pensiero di Vostra Signoria Reverendissima et del Capitan Pompeo di continuar la strada fatta dalla marina a Montalto sino a Valcimera con rappresentargli l'utile che ne tornerà a quella Città per il passaggio de Regnicoli, et che si potria fare un ponte nell'Aso sotto i molini di Montelpare dove è luogo commodo, et di là far la strada a Santa Vittoria. Sua Santità lodò il pensiero, et disse che le saria caro, che si facesse, ma che non bisognava per adesso far disegno di soccorso per questo effetto dalla banda sua, perché si trovava gravatissimo da molte bande, et in altre imprese, alle quali era necessità di provvedere, io le risposi che Vostra Signoria Reverendissima sperava che le Terre convicine fossero per concorrere a questa spesa, et che non se ne graverà Sua Santità, a questo soggiunse, che Vostra Signoria Reverendissima potria un giorno di festa far congregar quelle Terre et veder d'indurle a farlo con amore senza usar violenza alcuna, perché adesso non ha questo fine. Hora Vostra Signoria Reverendissima potrà vedere in questa maniera quel che se ne potrà ritirare, et se ben non si potesse mettere tutta l'opera a perfettione, darle principio, et andarla continuando, tanto che col tempo si riduca in buono essere.

Dissi ancora a Sua Santità che l'opere si andavano raffreddando, che ricusavano di venir per il carlino, et mi rispose, che non se ne meravigliava, essendo hora nella stagione, che si trovava da lavorare alle vigne, et in altre opere, et che per questo bisognava sollecitar questo inverno, et metter dell'opere in buon numero, et altre cose simili. Per adesso bisognarà far quel che si può.

Sua Santità si è contentata di concedere la fiera, et si attendarà all'ispeditione con quella maggior diligenza che si può. Si fanno anco i Capitoli per il monte della pietà, al quale Sua Santità inclina molto, et spero, che usarà della sua liberalità per servitio di quei luoghi. Et con questo a Vostra Signoria Reverendissima bacio le mani, et mi raccomando in gratia.

Doc. n. 14 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 5 marzo 1588, a Mons. Marcolini. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 13r

Havrà Vostra Signoria Reverendissima con questa mia una di Monsignor Illustrissimo di Montalto mio Signore al Vicegovernatore di Fermo, per la quale gli ordina, che lasci cavare grano da quello Stato per supplire all'opere che d'ordine di Nostro Signore lavorano nella fabrica di Montalto, et se ne potrà valere.

Le mando anco una cedola di cinquecento scudi, che Sua Santità ha signata per la medesima fabrica, et le piaccia dare avviso della ricevuta, et del progresso, che si fa.

N'havrà poi un'altra di mille scudi, li quali hanno da servire per ultimo pagamento della possessione, che il signor Pier Antonio Silvestri ha comprato alla Ripa, come potrà vedere per il mandato. Potrà Vostra Signoria Reverendissima recuperarli et farne il detto pagamento con far sapere questo ordine al signor Piero Antonio, et sarà contenta avvisare della ricevuta. Ho havuto il memoriale dato da cotesta Città per conto della fiera che desidera, et havendone io parlato con Sua Santità m'ha ordinato, che io la tratti con questi signori Camerali, et vederò che si spedisca, et tanto le piaccia di far sapere alla Città, la quale ha da fare continua oratione per la salute di Sua Santità poiché non cessa di farne sempre gratie maggiori. Et a Vostra Signoria Reverendissima bacio le mani, et prego ogni contento.

Doc. n. 13 - Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 20 febbraio 1588 al Capitano Pompeo. ASV, fondo Gonfalonieri,60, f. 11 r-v

Con la lettera di Vostra Signoria ho ricevuto il conto delle spese, che si son fatte in cotesta opera dal primo dicembre sino alli 6 di febraro, et havendolo voluto mostrare a Nostro Signore non mostrò molto di curarsi di vederlo, et così anco il calculo della spesa da farsi nello spianar del monte, de che non mi curai manco di dargliene conto a bocca, poiché non pigliò la scrittura, mi disse bene, che poiché Vostra Signoria havea cominciato di spianar dal piano di San Pietro, si contentava, che si seguitasse, ma che voleva poi in ogni modo, che si cominciasse a quello della porta buttando il terreno verso San Georgio da quella pane, sostenendo la terra con quel meglior modo, che si può, poiché in ogni modo vuole che la muraglia della città nuova cominci da quella parte in modo, che San Giorgio sia dentro, et l'ultimo muro di S. Giorgio sia nella muraglia della città, et il terreno si allarghi tanto, quanto è larga la Chiesa, così dall'altra parte vuol che la muraglia cominci a quel torrone, che è da bora, secondo il disegno di Vostra Signoria, et arrivi poi a Santo Angelo, et San Pietro si levarà, che si vuole una piazza nobile et grande, et quella chiesa si trasporterà altrove in meglior sito. Ho detto a Sua Santità il pensiero di Vostra Signoria di pigliar la strada a casa di Giovanni Mazzocco, et tirarla a linea della Città nuova. Non le piace, et m'ha ordinato le scriva, che non vuol che si tocchi la Città vecchia in luogo alcuno, et con il sopradetto disegno dice che bisogneria buttare a terra delle case, il che non vuole.

Quanto alle fornaci di mattoni et di calce, già s'è scritto, che si faccino. Monsignor Thesoriero ha poi havuto ordine di mandar 500 scudi et facilmente si mandaranno con questo ordinario, se non mercordì si mandaranno li mandati. Et si lavori pure allegramente mentre si possono haver dell'opere. Et con questo le bacio le mani.

Doc. n. 12 - Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, il 17 febbraio 1588 a Mons. Marcolini. ASV, fondo Gonfalonieri, 60, f. 10 r-v

Ho dato conto a Nostro Signore di quanto Vostra Signoria Reverendissima mi scrive, cioè che il lavoro del monte fu comenciato il primo di decembre, et per gli instrumenti et per le opere si spesero in quel mese li 500 scudi, et che la spesa si augmentò, perché si crebbe il numero dell'opere, a questo credo s'acquetasse, ma quanto al pagamento del soprapiù del carlino fatto dalle Communità all'opere di Loreto disse, che ciò non era vero, et che non era meraviglia, se quando si ridussero le opere al carlino si ritiravano, perché erano usi al principio al giulio. Dissi a Sua Santità dell'ordine che bisognava dare al Depositario, acciò somministrasse de denari incamerati, poiché di quelli di Monsignor Melchiona non se ne possono essigere per l'inhibitione dell'Auditor della Camera, et mi disse, che ne parlassi col Thesoriero, sì come farò prima che sia sabbato. Et in tanto Vostra Signoria non si perda d'animo ma attenda a far continuare l'opera, perché son certo, che come venga il Capitano Pompeo, si darà anco ordine per denari, et così aiuti da ogni banda, ma non con violenza.
Qua s'è detto, che s'è trovata l'acqua verso la fonte Lupone, se è vero me ne avvisi, perché Sua Santità l'havrà a caro. Mi fu anco detto da un balordo di Porchia, che la Città di Fermo mandava cinquecento opere per otto giorni, et io fui così leggiero che lo dissi a Sua Santità che ne prese gran piacere, ma vedo che è una vanità, et son rimasto un goffo, ma non sono anchora fuori di speranza, che non possa esser vero, et con questo le bacio le mani.

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