2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

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PONTIFICATO

IDEAZIONE DI UNA CROCIATA: dalla Battaglia di Lepanto alla progettazione della conquista del Santo Sepolcro

  • Categoria principale: Medio Oriente
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IDEAZIONE DI UNA CROCIATA: Dalla Battaglia di Lepanto alla progettazione della conquista del Santo Sepolcro
Tratto da “MEMORIE IN FORMA DI ANNALI DEL PONTIFICATO DI SISTO QUINTO DI INCERTO AUTORE”

Le Memorie citate nel titolo di questo lavoro riguardano gli avvenimenti principali dei primi tre anni del papato del Pontefice Sisto V (1585-1590) documentati in un manoscritto di un Autore che fino ad oggi risulta anonimo. Già noto nel XVIII secolo, lo scrittore francescano Casimiro Tempesti nella sua opera “Storia della vita e delle gesta di Sisto Quinto sommo pontefice” lo chiama Anonimo del Campidoglio non avendo altri dati. L'autore del manoscritto, per i particolari descritti, è sicuramente molto vicino ai centri di potere pontificio soprattutto nelle vicissitudini inerenti la politica estera.

Con la battaglia di Lepanto del 1571 si ha la perdita dell'egemonia ottomana sul Mediterraneo che vedrà il nascere di una presenza diffusa grazie anche alle divisioni ed invidie dei vincitori cristiani che spesso sfociano in trattati come quello del 1573 tra i Veneziani e il Sultano che in cambio di una circolazione di merci più protetta pretenderà un' espansione in nord Africa o quella del re di Spagna Filippo II che lascerà Cipro in mano ottomana per evitare di avvantaggiare l'economia di Venezia. Di conseguenza la presenza ottomana resterà nel bacino mediterraneo una realtà che comporterà non pochi problemi alle Nazioni che vi si affacciano.

Tra le varie esigenze spicca quella di voler riscattare i cristiani fatti prigionieri e a tal scopo già nel 1581 il pontefice Gregorio XIII (1572-1585) affida all' Arciconfraternita del Gonfalone l'opera pia del riscatto degli schiavi, autorizzandoli a reperire fondi e a trattare con le autorità ottomane per il rilascio di salvacondotti per i negoziatori. Si calcola che dal 1581 al 1756 circa 5400 persone siano state così liberate con un importo medio di 400 scudi.

L'Anonimo del Campidoglio ci da qualche particolare circa l'operato dei “Redentori” (a pag. 155v e seg.), oltre a testimoniare l'interesse di Sisto V, (succeduto a Gregorio XIII) che approva le finalità e l'operato della Confraternita incrementandone le dotazioni anche con una donazione sua personale:

Havea Gregorio sin dal '81 dato cura alla Confraternita del Gonfalone di ricomprare i Schiavi da mano d' Infedeli. I Priori d'essa Monsignor Girolamo Avila, Paoli Mattei, Carlo de Massimi, Ulisse Lanciarino, gentilhuomini Romani, mandarono in Algieri con salvacondotto de Turchi, e Mori alcuni Redentori, tra essi due Padri Capuccini Sacerdoti, i quali con ampla autorità loro concessa da Gregorio, confessassero, communicassero, e spiritualmente aiutassero l' Anime di quegl' Infelici, oltre al redimere dalla servitù i Corpi di quelli, che la quantità del Denaro, datoli dalla Confraternita potessero, e conforme alle loro Instruttioni dovessero.
Questi messisi con gran fervore nell'opera, vi fecero frutto notabile, insinche morti di peste con infinite lagrime, e dolore de poveri schiavi, andarono ad aiutarli meglio in Cielo, che non havean fatto in terra. Impercioche fu alla loro intercessione attribuito il meglioramento, che notabile fra poco seguì alle loro cose.
Perché Sisto informato di quanto era passato, e del molto servitio di Dio, che dalla continuatione, et ampliatione di tal maneggio si traheva, fondò à 12 d'Aprile (1586) l'opera della Redentione de Schiavi dello Stato, sottoposto mediate, et immediatamente alla Chiesa confermandone la soprintendenza alla Confraternita del Gonfalone, concessegli per dote sino alla somma di 8 mila scudi annui della sua borsa, sopra varie speditioni di Dataria, Camera, e Cancelleria, e licenza di questuare à lor soli in tutto lo Stato Ecclesiastico per la redentione de Schiavi, salve però l' antiche ragioni, che per quest' istessa opera hanno le Chiese di San Tommaso in Monte Celio, e Santo Stefano in Trullo. Chiese hora deserte, e che della ragione, che loro resta, si contentarono tenere il titolo senza effetto.

A pag. 317r e seg. viene riportato un episodio, avvenuto nel periodo pasquale del 1587, che vede la liberazione, previo riscatto, di schiavi cristiani. Si nota che il viceré di Algeri “fa credito” al padre Cappuccino che aveva il compito di riscattare gli schiavi cristiani e che al momento non aveva tutto il denaro occorrente; Sisto V provvederà personalmente al ripiano del debito.

Era stato l'Anno precedente avvisato il Pontefice da Tripoli di Barberia, con una lettera di tre Sacerdoti Schiavi, un Cappuccino, un Zoccolante, et un Secolare per nome Oratio Franchi da Pisa, già Cappellano delle Galere del Gran Duca di Toscana, d'un miserabil caso successo in quella Città nel modo seguente.
Stava Assam Bassà vice Re di Tripoli in Campagna con tutto il Nervo della sua Soldatesca per riscuotere per forza da i Mori del Paese quello, che non volevano dargli di buona voglia, deliberorono i Christiani, che schiavi si trovavano in Tripoli, servendosi dell'occasione di prendere, e Saccheggiare la Città, e fuggirsene; L'ordine del Concerto fu tale: Erano li Schiavi ogni giorno condotti ad una Pianura lontana dalla Città sei miglia per portar sassi al Palazzo del Vice Re, si trovava aperto, e senza guardia un ricco Magazzeno d' armi, atto à guarnire molte migliaia di Persone.
La Città per l' uscita del Bassà con l'Esercito restava si mal fornita di Soldati, che non si vedeva, chi potesse ad impeto repentino far gran resistenza; Risolsero dunque li Schiavi Christiani, che il Sabbato di Carnevale, tornando di là carichi di pietre, quando fossero in Casa del Bassà, con essi uccidessero i loro Guardiani. Indi nel Magazzeno armatisi, che quanto fosse necessario si fortificassero dentro al Palazzo con gran corpo di Guardie, e col restante di loro sotto buoni Capi facessero l' effetto del Bottino, e della fuga, era tanto bene ordita la rete, che se la temerità d'un solo, come accade nelle cose dove entra moltitudine non la rovinava, vi era dentro il Nemico, e la preda disegnata, venuto il giorno destinato, una parte de Schiavi entrata nella Città s' avvicinava al Palazzo, quando alcuni, che seguivano gonfij di troppe mature speranze diedero alla voce d'uno, che troppo scioccamente impatiente cominciò. Gridorno ad una voce molte fiate libertà. Indovinorno i Turchi à quel grido il disegno de Schiavi, onde serrata incontinente la Casa del Vice Re, acciò non vi si potessero armare, quelli, che erano più vicini nel far forte, si scagliorono, con ogni sorte d' Armi contro quei Poverelli disarmati, et uccisero 150, e feritone altri 100, dal solo loro utile furono tenuti à non tagliarli tutti à pezzi, incatenorno però strettissimamente quelli, che dalla loro crudeltà avvanzorno, e sino alla venuta del Bassà, in una oscurissima, e strettissima Caverna li serrorno, senza distintione de sani, e feriti, fecero ivi gl' infelici una veramente digiunatissima, e penitentiosissima Quaresima, con la giunta di tutta l' ottava di Pasqua d'avvantaggio, perché non prima della Domenica in Albis fù di ritorno il Bassà, mà non si sciolse col suo ritorno il digiuno de cibi degl' Incatenati, mà si bene quello del sangue di quel Barbaro, fece egli con turchesche empietà scorticar vivo uno di loro, due impalare, e 16 crudelissimamente tenagliare per tutta la Vita, trà quali furono i tre già detti Sacerdoti, la relatione del fatto mandata da chi dicemmo a Sisto, fu dagl' istessi accompagnata con si pietosa supplica, che commosse le viscere a Sisto.
Ordinò alla confraternita del Confalone, si mandassero quanto prima de Padri Cappuccini al riscatto a Tripoli, et Algeri, assegnando loro oltre quello, che da se haveva la Confraternità alcune migliaia di Scudi, et a quel Padre Cappuccino, che fu disegnato Capo della missione fece grand' animo, promettendoli di sovvenire quell' opera, oltre à quello, che li donava di presente, di quanto fosse necessario per sollevare le miserie di quegl' Infelici, rimettendosi intieramente alla prudenza, e carità di lui, al quale per fine compartì con molta liberalità ricchi Tesori di facoltà Spirituali, et indulgenze da spenderle in aiuto di quell' Anime.
Esseguirono i Capi Cappuccini, come è loro solito con singolar diligenza, et edificatione quanto fù loro imposto. E perché in Algeri trovorno oltre agl' altri dati in nota in Roma quantità grande sì di Giovani, come di Donne, de quali pericolava la fede, se non fossero presto riscossi dalle mani di chi continuamente li stringeva con minaccie, e tormenti a rinegare, risolsero di tentare le Redentione ancor di quelle, mà non bastando a tanta moltitudine il denaro, il lor Superiore, Padre di ferventissimo, e sincerissimo Spirito, e per tale anco conosciuto da Barbari, impetrò molti di quelli ancora, per li quali non haveva pronto il riscatto dal Vice Re, detto dal volgo Re d'Algeri, contentandosi quel Barbaro della semplice parola del Cappuccino, come di sicuro pegno per 15 mila Scudi, che tanto era il prezzo di quelli, per li quali mancava il contante. Tanta forza ha l'esempio della Vita anco tra Barbari per accreditare la fede della parola.
Ragguagliato di tutto il successo il Pontefice ordinò, che dalla sua propria borsa fosse pagata intieramente la somma promessa dal Cappuccino sul principio di Marzo.
Erano quando ciò successe i primi giorni di quaresima, et i Predicatori nel primo caldo del lor arringo, facil cosa fu dunque, risaputosi tutto il fatto, il celebrarsi da Pulpiti con notabil gara d' eloquenza l'animo grande d'un Re Infedele, che tanto si fosse della parola d'un Religioso povero assicurato. E la magnanima liberalità di Sisto uguagliata a prova di tutti i Predicatori ad ogn' altra de suoi Antecessori; Gratissimo fu à Sisto un tal Encomio, e fu per molti di veduto straordinariamente godere di si chiara fama per esser di virtù, della quale sospettava haver poca lode appresso il Volgo. Inviò intanto il Cappuccino i ricomprati a Roma, restando egli forse per pegno della sua parola in Barbaria. Arrivarono quelli a 12 di Marzo, al numero di 200 dell'uno, e dell'altro sesso in Roma, dove entrorno à due à due, incontrati fuori della Porta, et accompagnati da fratelli del Confalone, e da Popolo innumerabile, che a questa vista dirottamente piangeva, benedicendo à gran voce gl' autori di si pietosa fatica, e spesa, e doppo d'haverli tenuti, e spesati alcuni giorni, furono la Domenica di Passione condotti coll' istesso ordine à Santa Maria Maggiore per licentiarsi dall' Immagine della Beata Vergine, che è della Confraternita del Confalone, e quivi baciati i piedi al Papa, che vi faceva conforme alla nuova Bolla Cappella quella mattina, furono il doppo pranzo, che li fu dato lauto Convitto d'avvantaggio proveduti d' Elemosina per tornarsene ciascuno al suo Paese, essendovene di quelli, che 40 Anni havevano portato il giogo di cosi dura servitù.

A pag. 344r e seg. Vengono riportati alcuni movimenti nel mare Tirreno e Adriatico delle navi corsare ottomane sia come singoli navigli che come piccole squadre navali; la guerra turco-persiana e quindi l'esigenza di spostare forze armate fa sì che la pressione nei nostri mari diminuisca. Vengono altresì riportate le vicende dei regnanti turchi con un ampio spaccato sulla vita e attività del calabrese Giovan Dionigi Galeni noto successivamente con il nome di Uluç Alì, rapito dai turchi e asceso in breve tempo alle più alte cariche, tanto da diventare il comandante navale del Corno sinistro della flotta che subì la disfatta a Lepanto nel 1571 e successivamente Ammiraglio della flotta turca:
Hebbesi nel principio dell'estate gran timore de Turchi in tutti i mari, e Marine d'Italia, Corseggiavano il Mar Tirreno, oltre à qualche legno sbandato due Squadre, una di sette, e l'altra di nove Galeotte, e nell' Adriatico furono vicine ad entrare con 29, parte fuste, parte Galee Caravaga Rinegato Venetiano, e Morata Agà Celebri Ladroni di Mare; Ma ardendo la guerra tra il Turco, e il Soffì di Persia, furono con molta fretta richiamati da Ulivviale Generale di Mare in Costantinopoli per traghettar Soldati in Asia. Non mancò ad ogni modo, fioritissima ritrovandosi la Marina de Barbari in quel tempo, che in lor vece tentasse d'infettare l' Italia da quel fianco. Vi si accostò prima Amurat Rais Capitano d'Algeri nel principio di Giugno con 6 Galere grosse Barbaresche, e poi verso li 19 dell'istesso mese v' entrò Armaut a Nemi con 18 Galeotte. Amurat venutosene a dirittura d'Algeri alla Vallona, senza toccar altro terreno per non esser scoperto, mostrò il pericolo della povera Italia in tanta vicinanza de Paesi de Nemici si fieri, e si potenti, perché partito Amurat dalla Vallona a due hore di notte dell'ultimo di Maggio, la mattina del primo di Giugno in su le 20 hore pose in terra 700 turchi nella Marina d'Otranto un sol miglio lontano dalla Città, havendo nello spatio di non più, che 8 hore , senza favor di vento, con soli Remi valicato quel mare, che ci divide da tutto quell'immenso tratto del Mondo, che fu già nostro, et hora usurpatoci da Barbari, minaccia di continuo la nostra fede, e libertà. Predati Amurat in quella spiaggia 50 Christiani, et uccisone cinque, con perdita di due soli de suoi, che venuti in mano de nostri confessarono ne tormenti esser venuto Amurat risoluto d' entrare nel Golfo di Venetia; Ma Arnaut arrivato a Durazzo à 19 dell'istesso mese scorse qualche giorno i Lidi d'Istria, con danno grande di quella costa, e maggior terrore della nostra opposta. Avvisato del tutto Sisto molto a tempo per le vigilanti Spie, che nutriva per tutto, ordinò nell'istesso tempo quanto per essi fosse necessario a Governatori delle marine, et esortò il Gran Duca a perseguitare i Corsari del Tirreno, et i Signori Venetiani quei dell' Adriatico. Obedì prontamente il gran Duca, et unite le sue, con le Galere di Genova, uscì due volte in busca del Nemico con picciol frutto, perché se bene nella prima uscita prese qualche legno sbandato, tanto però in quella, quanto nella seguente, per la tardanza nell'unire con Genovesi, i turchi carichi di grossa preda si ritirarono in sicuro prima che da nostri fossero veduti; Non minore fu la prontezza de Signori Veneti, ma più tardi il moto, dovendosi per sicurezza venire con le Galere sparse in diverse parti, e … sotto il Proveditore, che si trovava nel Porto di Lesina; Ma mentre gl' aiuti humani tardavano, s'affrettorno quei del Cielo; Imperoche morto di repente in Costantinopoli Ulivviali Generale del Mare in su i primi giorni di Luglio, sparirono repentinamente anco i Corsari, credesi chiamati dal Successore. Quest' huomo d'humanissima iattanza, gonfiato dalla Parentela del Gran Signore, di cui era genero, non primo fu nominato a quel carico, che minacciò il Mondo, e si diede a muoversi assai intorno a Galere, et all'Arsenale, ma con esito solito, e convenevole a simili palloni, che per molto dimenarsi non fanno altro effetto, che risa, e giuoco de Spettatori. Notabile fu la morte di Ulivviali, e non indegno d' esser inserita in queste memorie, massime, che havendo liberato Sisto da gran pensieri di guerra turchesca per l'anno futuro, ..che ragionevolmente vi tenga luogo. Era nella Porta grave emulatione trà due Bassà Sciario, et Ibraim, quello era grande per merito, questo per favore della Sultana. Era Sciario primo Visir, et Ibraim Genero del Signore . Accadè, che riscaldatisi una mattina per contesa di Consulta di Stato nel Divano, Sciaris nell'uscire hebbe à dire ad Ibraim, che quanto egli o consultava, o faceva, tutto era per rovina dell'Imperio Ottomano. Non soffri Ibraim l'Ingiuria, e perché il venir alle mani in quel luogo , è capitale, si contentò di mentirlo; Mà frapostisi gl' altri Bassà, et offitiali, che vi erano presenti, furono divisi. Sentì gran dispiacere del Caso il Signore Turco, perché amando grandemente l'uno, e l'altro, non voleva haver occasione di risentirsi d'alcuno di loro. Fece dunque subito far opera da alcuni grandi per rappacificarli, ma riuscendo vano ricorse ad Ulivviali, huomo per età , per carico, per fama di valore, et opere tenuto da tutto quell'Imperio in somma veneratione. Accettò volontieri l'impresa Ulivviali, e doppo qualche fatica la condusse felicemente con gusto grande del signore, e con indicibil contento della Soldana, gelosissima del gusto della sua figlia moglie di Ibraim; fatta la reconciliatione, e passato il giorno di feste, ordinò per compimento dell'allegrezza il Vecchio Barbaro per la sera stessa, che fu a 4 di Luglio di Sabbato, un sontuosissimo banchetto per li due Bassà reconciliati, et altri offitiali de primi della Porta; Ivi con maggiore confidenza nella sua complessione, la quale fu robustissima, che tema dell'età, la quale era decrepita, dissordinò giovanilmente in tavola, e più in letto, perche non contento di quanto haveva la sera intemperatamente solazzato, volse per giunta giacersi quella notte con una schiava Christiana, giovane bellissima, scielta tra alcune Centinaia, che ne teneva in un suo particolar Serraglio. Fù questo l'ultimo de suoi falli, perché la mattina fu trovato in quel letto morto, non essendovi la giovane al cui lato si morì, accorta del suo passaggio all'altra Vita per pagarvi le pene dovute a tante sceleragini, morì d'età di 74 Anni menati per balze dissugualissime di fortuna. Nacque egli in un picciol Castello dell'ultima punta d'Italia nella Calabria per nome le Castelluccie, fù rapito da Corsari turchi mentre ancor garzone stava poco lungi dalla Spiaggia del Mare cogliendo cicoria, della cui vendita, o di simili herbe viveva; Onde era chiamato il Cicoriaro, sebene molti lo chiamavano il Tignoso, per mal, che lungo tempo havendo portato ben schifo in Capo, ne riteneva freschi vestigi, ancor all' hora, che da Turchi fu preso. Dichiarossi fin da principio co' suoi Padroni di voler viver Christiano; Onde fù messo al Remo, nel quale senza vacillar nella fede visse qualche Anno. Accadè intanto, che mentre se ne stava al ferro fu da un Turco villanneggiato bruttamente, Vedasi hor qui quanto potente passione è il desiderio della vendetta. Quello, che non poté da quell' Animo fiero impetrare la forza di tutti i tormenti d'una misera Vita in ferri, e catene di galera, la tolse una sfrenatissima voglia di quel Barbaro. Visto non potersi affrontar col Turco, se non professava la medesima legge, si fece incontinente Turco, e sfidato il suo Ingiuriatore l'uccise, indi datosi alla Militia di Mare, fu in molte prove per tale conosciuto, che ascese a Capitaniato di Fuste prima, poi di Galere Reali, indi di tutta la squadra della guardia di Rodi. Nella famosa giornata di Lepanto si trovò vice Re d' Algeri Capitano di 94 Legni, che formavano il Corno sinistro dell' Armata Turchesca contro Gio. Andrea Doria Capitano del nostro Porto. Portossi in essa con tal valore, e giuditio, che perdutosi il resto dell'armata turca, ei solo de Capitani ritornò quasi Vittorioso in Costantinopoli con 30 sue Galere salvate dalla rotta, e con molte Insegne, e Bandiere, et huomini presi de Christiani nella Zuffa, cose tanto più ammirate in quella Città, di quanto più temuti nemici che erano, perché per lo più furono de Cavalieri Gerosolimitani, le cui Galere poco soccorse dal resto della nostra Armata spopolò il fiero Rinegato. Per tal fatto crebbe in tanta riputatione appresso il gran Signore che dichiarollo subito Generale del Mare in luogo d' Ali Bassa suo Genero morto nella Battaglia. Et egli raddoppiando le meraviglie del suo valore, riempì di nuove armate turche fabricate da lui in pochi mesi d'Inverno l'Arcipelago, con istupor de nostri, e de Nemici, e diffesolo, col solo vigore d'animo, e saldezza di Giuditio della bravura de nostri fatti per la Vittoria dell'anno precedente audacissimi. Ritornò in Costantinopoli con gloria di non haver fatto perdere niun legno dell' Armata, ne una Capanna dell'Imperio Ottomano doppo una scorsa che pareva l'havesse fulminata. Da quel punto senza interruttione di fortuna avversa, cosa rarissima in quella Corte, corse gloriosissimo il restante della Vita, ritenuto il carico di Generalato di Mare, et arricchito d'ogni sorte di robbe di presente, e speranza di futuro. Fu dal Re Cattolico ad istigatione di Gregorio XIII con promesse di Stati, e vendite amplissime a voler tradire l' Armata del suo Signore, con disegno di guadagnarlo, o rovinarlo, ma egli, che ben conobbe il tutto, fatto impiccare in una Antenna, chi glie ne mosse parole, senza far sapere ad alcuno la causa di quella subita giustitia, per non dar occasione a sospetti, ne troncò ogni orditura, sebene restando in lui qualche inclinatione, verso la legge, e Paese nel quale era nato, non spinse mai le forze maritime del gran Signore, che sotto lui furono potentissime ad imprese Reali, o rubbarie contro Terre de Christiani, come prima, e doppo di lui costumò la superbia Turchesca; Bene è vero, che fu egli assai per ciò non fare trattenuto da molti, e ricchi doni, co' quali fu da Prencipi Christiani, et in particolare da Signori Venetiani addolcito. Memorabile fu l'ultimo, che destinatogli da quella Signoria prima ch'ei morisse, arrivò in Costantinopoli doppo la sua morte. Era questo una Cassa di Christallo di Monte longa sei piedi, con intagli di maravigliosa vaghezza de fiorami, et Arabeschi listata, e cerchiata da larghe fasce d'Argento dorato, abbellite ancor esse da simili lavori, non comportando la superstione turchesca Imagini d'Animali, o d'huomini. Dicevasi non esser ancora uscita da Milano simil opera di Christallo, che il prezzo ascendeva à 24mila Scudi d'Oro, sebene il grido fu di 30mila. Havevane a quei Signori fatta istanza il Rinegato per presentarla alla Sultana, del cui valore intendeva valersi nella pretensione, che pure all'hora aiutava con ogni mezzo possibile d'esser dal Gran Signore creato Re d' Algeri, come ne era Vice Re. Prometteale oltre al Tributo in ricompensa, di mantener di continuo 60 Galere à sue spese, con le quali assicurasse i Mari di Levante, et infestasse incessantemente tutta la riviera di Spagna; Ma per molto, ch' egli sollecitasse il Bailo Venetiano, non arrivò la Cassetta, se non doppo la sua morte. E perché già n'era sparsa, come di gioia rarissima la nuova nella Porta, essendone stato veduto il Modello suo, mandato da Venetia, hebbe che molto penare il Bailo a difenderla da molti pretendenti, tra quali principalissimo Ibraim Genero del Signore, il quale successe nel Generalato di Mare pensava dover anco succedere à doni destinati al suo Predecessore, ma quivi ancora, come in ogn' altra occorrenza si vidde, vinse chi più poté. Il Signore Turco havuto nuova dell' Arrivo della Cassa in Costantinopoli, fece intendere al Bailo haver gusto di vederla, havendola tanto sentita celebrare. Mandolla il Bailo, e vidde, che non più hà privilegio il Cavallo del Gran Signore, come dicono i Turchi, di far proprio del suo Padrone tutto il terreno, sul quale una volta mette il Piede, che la mano di lui in appropriarsi quanto tocca, perché doppo, che da lui fu maneggiata, non si vidde più. Ereditò d'Ulivviali, come è solito fra turchi non solo questo, ma tutto il resto dell'havere il Gran Signore, che ascese a tre millioni d'oro, de quali 700mila Scudi furono trovati in contanti, poco meno d'altretanti in gioie, e schiavi, che furono al numero di 1300 d'ogni sesso, oltre à quanto haveva con Regia splendidezza speso in fabriche di Moschee, in una delle quali egli fu in Costantinopoli, con tutte le solennità usate superstitiosissima barbarie seppellito. Non tacerò per honore de nostri secoli, non tanto sterili per rari esempi di bontà, quanto di buone penne, che li portino alla cognitione degl'huomini, essendo le più intente à raccorre solo quello, che di mal odore, o si sente, o per mostrarsi di buon naso si finge di sentire in qualsisia canto del Mondo. Non tacerò dico quello, che ne Paesi di Calabria era publicamente noto, mentre Io ero fanciullo. Sogliono d'ordinario le Galere, le quali portano ogn' anno dal Regno d'Algeri il tributo al Gran Signore approdar ne Lidi dell' Ionio, nel quale è situata la Patria dell'Ulivviali, doppo che egli fu di quella Città, e suo Contado Vice Re ordinò al Rair Capitano delle Galere del tributo, che accostandosi alle Castelluccie vedesse, con mettere segno di pace di parlare a sua Madre, la quale Vecchissima viveva in un estrema necessità, e significarle le grandezze del figlio, l'inducesse a lasciarsi a lui condurre, per godere anch'ella di si gran fortuna, e perché pensò a quanto poteva ella sospettare, le promettessero a suo nome, con ogni sorte di giuramento, che non haverebbe havuta sorte alcuna di molestia in materia di Religione, fece il Rair l'offitio con gran Caldezza; ma ella tenendo la Corona della Beata Vergine in mano, che disse sempre il Rais, le parlò con gran sommissione, non le rispose altro, salvo che mio figlio è turco, et Io son Christiana; Ne potè mai per molto, che la battesse il Rair, cavarne altra risposta. Dà indi in poi havendo l'Ulivviali ordinato, che non si danneggiassero le Spiaggie di quel Castello, mentre la buona Vecchia visse, ogn' anno nell' andare, e tornare di quelle Galere era rinuovata l'offerta a quella poverissima, ma costantissima Vecchia, con istupore di chiunque lo seppe, non essendo mai intanto stata dal figlio sollevata l' angustie della medicità di lei. Alcuni dicono perché ella non volle da lui mai accettar presenti. Altri che il Figlio non volle mai farla presentare, gran fatto, per ridurla alla fine , per necessità di lasciarsi trasportare in Costantinopoli, o Algeri, cose delle quali, o l'una, o l'altra vera sia, non so qual sia la più gloriosa alla memoria di si gran costanza d'Animo Christiano. Ma è hoggimai tempo, che noi alla nostra historia ritorniamo.
Pag. 350r e seg. Sisto V cerca di contrastare la presenza navale turca con una propria chiedendo aiuto al gran duca di Toscana; la cosa fa insospettire Venezia, timorosa per le presunte minacce alla sua influenza in Adriatico e per un sodalizio papato-gran ducato di Toscana che poteva alterare gli equilibri politici.
La pavura, che si hebbe de Turchi nell' estate dell' anno precedente, accese maggiormente la voglia à Sisto d'armare qualche buona squadra di Galere; Onde havendo fatto sin dall'anno passato, per mezzo del Cardinal Rusticucci ricercare il Gran Duca Francesco, ch' egli volesse far da suoi Ministri fabricare tre Galere nuove, e procurarnele la vendita di quattro altre da Federico Spinola, quello, che servendo poi con esse il Rè Cattolico ne Mari de Paesi bassi aprì la strada alla grandezza del Marchese Ambrosio suo fratello; ma avvisato, che non se ne poteva per mancamento di materia , e de Mastri fabricare in Toscana più, che una, sollecitò in questo mentre, e l'opera, e la compra, ne punto si turbò, ne s'intepidì per un avviso in questo mandatoli dal Gran Duca per mezzo del Nuntio. Diceva in esso, come i Signori Venetiani insospettiti del Papa, che con le sue Galere non volesse prendere nelle sue Riviere il possesso dell'Adriatico, tenuto da quella Republica per proprio. Stavane in continuo consulto del modo di sturbare l'essecutione, havendo risoluto alla fine di valersi del Rè Cattolico, con metterlo in gelosia de Stati, e Fortezze che ha nelle Riviere di Toscana, briglie non meno delli Stati della Chiesa, che del Gran Duca. Pareva, che si potesse dar qualche colore all'inventione, non solo per la volontà mostrata dal Papa di servirsi del Gran Duca nella fabrica de legni, ma molto più per la strettezza grande,che tra loro si vedeva passare nella Communicatione de Segreti, e de Consigli, havendo penetrato quel, ch'era vero, esser espresso ordine del Gran Duca nella sua Segretaria, che non si tenesse celato avviso alcuno al Nuntio di quanti da qualsivoglia parte ve ne capitassero.
A pag. 358v. La morte del gran duca Francesco I de Medici (19 ottobre 1587) priva Sisto V di un prezioso alleato bloccando il progetto che prevedeva di colpire economicamente l'impero turco. L'idea era di conquistare il porto vecchio di Alessandria d'Egitto nei pressi del quale vi erano i magazzini reali, punto di arrivo di tutte le mercanzie che tramite il Mar Arabico e il Mar Rosso ivi confluivano. Francesco I, dopo aver avuto informazioni di natura logistica, vista l'indisponibilità di Filippo II di Spagna, si era rivolto in gran segreto al Gran Maestro dell'Ordine di Malta e alla Repubblica di Genova ricevendone promesse di fattiva collaborazione, ma la morte ne aveva impedito il prosieguo dell'impresa. La conquista di Alessandria era un progetto che piaceva molto anche a Sisto V, che confidava di potersi aprire la strada verso la Palestina contando sull'aiuto in loco di nemici degli Ottomani, di forze Druse e Georgiane che mal sopportavano il giogo loro imposto e anche dell'intervento di principi cristiani. Lo scopo ultimo era l'appropriarsi delle reliquie cristiane situate a Gerusalemme, in primis del Santo Sepolcro che, smontato, sarebbe stato portato a Montalto, con una conseguente perdita economica da parte del governo turco che da esse (reliquie) ricavava grosse entrate. Il pontefice manda un osservatore ad Alessandria, il vescovo di Ceneda, monsignor Marcantonio Mocenigo, che però riferisce che le condizioni sono sfavorevoli, visti i successi dei turchi che nella guerra persiana erano arrivati addirittura a Tarvis, città reale della Persia e il ridimensionamento, per sconfitte militari, dei Signori arabi, dei Drusi e dei Giorgiani. Le condizioni erano talmente sfavorevoli che Sisto V abbandonerà l'idea dell'impresa!
Diede il Pontefice in Concistoro conto à Cardinali della morte del Gran Duca, con vivi segni di dolore, dicendo d'essersi perduto uno de più savij,e risoluti Prencipi d'Europa, et un implacabile Nemico de Barbari infedeli, e tale era in effetto. Et appunto fu dalla morte tolto, mentre machinava una dannosa Impresa per l'Erario
Turchesco. E' Alessandria Chiave dell'Egitto, Scala di tutte le Mercantie dell'Oceano portandosi dal mar rosso per schiene de Cameli, et insino al Nilo ogni sorte di gioie, e Margherite, oltre à pretiosissime Drogherie, che per il Nilo poi à Seconda vi si conducono per distribuirsi à Mercanti, che d'ogni Natione vi concorrono pel resto dell'Europa; E sebene gran parte di questo traffico di Levante, e dell' Indie Orientali hà la Solertia portughese trasportato per giro immenso de Mari, che circondano tutta l'Asia, e l'Africa, à Lisbona, non è però, che i Maomettani non mantenghino ancor grosse Caravane per commodità di due Seni Arabico, e Rosso, posseduti intieramente da loro, eccetto una, ò due fortezze, che vi hanno drizzato i Portughesi, et i Mercanti più volontieri trafficano in Alessandria, havendovi per la brevità del Viaggio minor difficoltà, e spesa. Non è la Città d' Alessandria nella pristina grandezza della quale appena ne ritiene tanto de vestigij, quanto le basti per credere quanto di lei si trova scritto. Hà due Porti, uno congionto per una lingua di terra all'altro. Il Vecchio,e il nuovo. Traficasi hora nel nuovo per esser più vicino alla terra, e questo viene con diligenza guardato, sicome è stato di fresco dagl' Ottomani ben munito. Resta pertanto con poca guardia, e debolissimi ripari il Porto Vecchio, vicino al quale stanno i Magazzeni Regij, ne quali per le Gabelle si carica ogni mercantia. Del Sito, della conditione, e provisione del luogo, haveva il Gran Duca havuta piena notitia da Alessandro Rilassati Mercante fiorentino, e da alcuni altri Piloti, che havevano con diligenza scandagliata l'Altezza dell' Acque per tutto il Porto, e sua bocca, e preso di quello, de Magazzeni, e Castelli, che lo guardano la pianta riferivano per tanto e cosi giudicò, chi ne vidde il disegno mandato, con le sue misure, che si poteva sorprendere il Porto vecchio, e saccheggiare i Magazzeni prima che potesse giongere sufficiente soccorso dal Porto nuovo, e che vi bastarebbono 2mila fanti di fattione, che ponessero il piede in Terra. Da tale informatione animato il Gran Duca, senza scuoprire il particolare del suo disegno, richiese infin dal principio dell'Anno 86 il Rè Cattolico
acciò lo sovvenisse di 12 Galere, funne tenuto in speranza più d' un Anno, e finalmente escluso con allegar la tregua, che quella Maestà haveva col Turco. Risolse dunque di voltarsi à Malta, e Genova, della quale Signoria, passando trà essi buona intelligenza per la comunanza dell'interesse delle loro macine confinanti, haveva certezza d'aiuto. A Malta inviò il Cavalier Beccaria, il quale communicato con strettissimo segreto il Trattato col Gran Maestro, che solo alla morte del Gran Duca se ne trovò conscio, Hebbe promessa di tutte le forze marittime di quella sua Religione, e già s' apparecchiava quanto per quella Impresa era necessario con incredibil segretezza, con la quale in tutto questo maneggio il Gran Duca fu servito, che mai il Nuntio mentre Francesco visse non potè havere sentore, havendone subito morto lui saputo l'intiero, del quale diede avviso à Sisto à 26 d'Ottobre. Era Sisto di sua natura inclinato ad Imprese grandi oltre mare, et haver havuto nel principio del Ponteficato qualche disegno su l'istessa Piazza d' Alessandria, come su una Chiave d'Egitto, e Porta della Soria, e Palestina; fù la prima abborzatura prendere la Città, e tenerla con aiuto da una parte di due principali Signori Arabi, Sriach Issa, et Albuige, capitali nemici de Turchi, che offerivano con grandissimo numero di quella gente fiera tener servata ogni via di soccorso, che per terra potessero inviare gl' Ottomani. Dall'altra con le forze de Drusi, e Giorgiani, che antichissimi Christiani aspiravano à liberarsi dalla Tirannide del Turco, di cui non essendo per ancor Vassalli, erano nondimeno astretti a patire ogni giogo. Quindi pensava apertasi la Strada à Gerusalemme, tenerla, se i Prencipi Christiani, come sperava l'havessero soccorso, o rapitone le più pretiose reliquie, e memorie del nostro Redentore, lasciare il suolo dissutile, et infruttuoso a quel Barbaro, che della Visita di quel luogo cava Tesoro inestimabile, dissegnava in particolare fare a forza di Piccone da periti Maestri tagliare in grosse croste tutto attorno il Sepolcro del Salvator del Mondo, et intavolato conforme all'arte, acciò non si rompesse nel muoverlo trasportarlo nella sua Patria di Montalto con eterna gloria, e del suo nome, e della Provincia della Marca, che si sarebbe ritrovata ricca delle due più pretiose memorie della nostra Redentione; In Loreto della Casa di Nazaret, dove prese la nostra Carne mortale, et in Montalto del Santo Sepolcro, dove alla fine la lasciò. Fù à tal pensiero spinto da qualche nobile Venetiano, il quale stato in Alessandria alcuni Anni prima, et in Soria, haveva pratticato quei due Signori Arabi, che habbiamo nominati, et havutone gran promesse, questo fece intendere il trattato à Sisto per mezzo d'Antonio Moccenigo suo fratello, Cameriero di lui, confortandolo vivamente all'Impresa, come à cosa degnissima della sua grandezza, di spesa non molta, e qualunque elle fosse, sempre picciola rispetto alla preda ricchissima de Magazzeni d' Alessandria; ne di gran pericolo per ritrovarsi il Turco esausto, et impegnato nella guerra contro al Persiano, et i Vicini Arabi, Giorgiani, e Drusi pronti à dare ogni soccorso, et a servire con dispendio di mese in mese a paga servita. Diede Sisto orecchio al Maneggio, ma perché come prudente, ne volle informatione megliore. Si mandò cola una Spia prattica, e fidata a nome dell'istesso Moccenigo, che intanto fù da Sisto creato Vescovo di Ceneda. Portò costui una piena informatione del Paese, con disegni della Città, Porti, e Spiaggia d' Alessandria,e luoghi vicini, ma riferì haver trovato in modo peggiorate le cose, che gl' Arabi, e Giorgiani, per le dure percosse ricevute da Turchi, che non parve si potesse più in loro far fondamento alcuno; Onde raffreddato Sisto non raccolse il Messo col solito affetto, ne fece conto più che tanto d'un parere mandato dal Vescovo di Ceneda, col quale sul proprio giuditio, e quello d' alcuni Senatori Veneti confortava tuttavia il Papa a quell'Impresa. Diceva in esso vedersi chiaro dall'informationi, e dal disegno, e pianta de luoghi non v'esser più cosa facile del prender Alessandria, chiamata già da Tiberio Imperatore Chiave d' Egitto, non esservi cosa di maggior utile presente per gl' inestimabili tesori delle merci pretiose conservate ne suoi Magazzeni, oltre alle robbe di Mercanti Maomettani, che in quel Porto, come nell'Ombelico dell'Imperio Turchesco fanno scala. Esser vero, che non era all'hora tanto sicuro, quanto fu nel tempo, nel quale suo fratello, che era già morto, trattò con Ischiceh, Issà, et Albuige Gran Signore d'Arabi il conservare l'acquisto con l'aiuto di quegl' infedeli, ma restando a questo tanto di forze, quanto lor bastava a travagliar l'Inimico, e divertirlo, restava nientemeno facile l'acquisto di quel che prima fosse, anzi molto più stante la gagliarda diversione della guerra di Persia, che assorbiva tutte le forze Ottomane. Il mantener poi l'acquisto non dover parere a un Papa Sisto tanto malagevole, perché oltre alle forze proprie, essendo un impresa tanto santa per se stessa, tanto atta a ferire il cuore del commun Nemico, e maneggiata dal Capo della Christianità, e Capo di tal senno, et autorità, qual era Sisto V, non pareva potesse esser abbandonata, massime se havesse felice principio di si honorata sorpresa, da qualsivoglia Prencipe, e Signore cristiano, e se Corone di Grecia, cioè del mezzo dell'Imperio Turchesco, fu tanto tempo tenuto a viva forza da Carlo V , perché non doveva sperarsi di conservare una Città, che in 20 giorni si può rendere à benefitio del suo incomparabil sito inespugnabile per quanto basti à muoversi i Cattolici, lasciati i loro particolari interessi ad aiutare un tal Vicario di Christo à ritener la Porta del Santo Sepolcro. E se bene alle volte i Signori Venetiani erano stati di parere non esser bene con nostri tentativi divertire il Turco dalla guerra di Persia, perché ingannati dalla fama Popolare credevano, ch' egli vi facesse gravi perdite, le quali non era utile a noi l'impedire; Nondimeno doppo che alcuni Senatori havevano parlato con quella Spia, la quale però sempre haveva lor negato d'esser stata mandata in Levante dal Pontefice, esser del tutto mutati di parere, confessando le cose de Turchi esser state riferite al contrario. Perché già intendevano non solo, non havere il turco in quella guerra fatto alcuna perdita, mà havervi più tosto guadagnato tre Regni con 40mila zimarri, che la manterranno sempre 50mila Cavalli, et assicurato con debellare la maggior parte de Giorgiani il cam(m)ino insino à Tarvis Città Reale di Persia, et hora trovarsi in Ardvil, Città nobilissima, dove non solo l'Armi, anzi appena il nome degl' Ottomani era mai gionto. Questo fù il parere di Moccenigo, che qualunque si fosse non passò oltre alla carta, et alla lettura del Papa, il quale con attendere à fabricar Galere pensava di mettersi all'ordine per qualche altro tempo, che frà poco poi l'intrigò in cure profonde di pericoli più vicini, come il progresso di queste memorie mostrarà.

Politica estera - Estremo Oriente

JapaneseDelegatesAndPopeGregory131549: Il Padre Francesco Saverio (poi santo), compagno di Ignazio di Loyola arriva in Giappone iniziando un'opera di evangelizzazione che porterà al battesimo del re di Bungo (uno dei maggiori principi di quel paese), che viene così rinominato con il nome di Francesco. Il re di Arima  viene battezzato con il nome di Protasio e il principe di Omura con quello di Bartolomeo.

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La missione degli Ambasciatori Giapponesi del 1585 e Bagnaia

  • Categoria principale: Politica estera
  • Scritto da Yasunori Gunji
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pagine zen 1585 giappone milano 03Nel 'marzo del 1585 un insolito corteo giungeva a Bagnaia, feudo vescovile di Viterbo, e si fermava nel­la villa del cardinale Gianfrancesco Gambata: era il corteo dei primi ambasciatori giapponesi mai giunti in Europa.

Si trattava di una missione religiosa: gli ambascia­toti erano diretti a Roma, dove erano attesi con vivis­sima aspettazione (1) dal papa Gregorio XIII, a cui avrebbero portato le lettere di ossequio dei tre daimyo cristiani di Kyushu, l’isola più meridionale del Giap­pone. Per la maggior parte degli europei questo paese era allora poco più che l’eco di racconti favolosi, ima c’era già chi ne aveva una idea abbastanza precisa.

« Il Giappone è un paese isolato, grande come tre volte l’Italia, scoperto quarantacinque anni fa da mer­canti portoghesi naviganti oltre l’india orientale fra Levante e Tramontana, situato nel nostro emisfero, ha­vendo elevato il Polo Artico trentacinque gradi in cir­ca, ma per Diametro quasi contrapposto all’Italia... »: inizia così l’attentissima e acuta relazione, tempestiva­mente pubblicata a Venezia da Paolo Meietto, il 23 aprile dello stesso  1585 (2). E continua più sotto: « È diviso in sessantatre Signorie, habitato da gente soverchiameme desiderosa d’honore, e di regnare; laonde quei Prencipi fra di loro sono in continue guerre per confermare e accrescere li Stati ».

È senz’altro questa situazione di conflitto interno, ben rilevata dal Veneziano, uno dei motivi principali che permisero la penetrazione del Cristianesimo in Giappone nel XVI secolo, al seguito dei primi mercan­ti portoghesi sbarcati a Tanegashima nel 1543.

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Il brigantaggio Piceno nella storia.

  • Categoria principale: PONTIFICATO
  • Scritto da Stefania Cespi
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stefania sistoPremessa.

Il brigantaggio è antico come l’umanità. Questo si sviluppa quando particolari situazioni sociali, economiche e politiche mettono in sofferenza lo strato più basso della popolazione.

Di persone predisposte al saccheggio e alle ruberie, ne parla anche lo storico romano Tito Livio. Al tempo di Augusto il fenomeno era alquanto vasto. Curiosamente sotto Tiberio questi erano maggiormente concentrati in Sardegna. Questi erano “Latrones” equiparati ai “predones” pirati. La ragione è la crisi causata dalle ingenti spese per la conquista delle Provincie.

Nel medio evo, il mercenarismo,  incoraggiato dai  feudatari, era operante in tutta Europa; gli arditi cavalieri distruggevano castelli e monasteri nei territori nemici. E così attraverso i secoli, quando una classe sociale viene depredata e si dissolve drasticamente, il popolo  usa per risposta qualsiasi mezzo.

E proprio nel periodo storico che prendiamo in considerazione, dal XVI al XVII secolo, i continui stravolgimenti politici e sociali, portano il popolo disperato ad abbandonare i villaggi e darsi  alla macchia.

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Politica sociale

  • Categoria principale: PONTIFICATO
  • Scritto da uguerra
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Da che diviene cardinale e potendo godere di "molti Ecclesiastici benefizij" si dedica alle categorie della  popolazione meno fortunate facendo elargizioni a vedove, infermi, vecchi, orfani e vista la difficoltà di maritare per  problemi di dote nella solennità di nostra Signora dotava una fanciulla e una volta l'anno ne dotava cento e libera dal carcere contemporaneamente cento indebitati.

 - Il cardinal Montalto [Alessandro] apre a sue spese una farmacia a beneficio dei poveri della Parrocchia di San Lorenzo in  Damaso.

- Dall’Archivio Graziani di Città di Castello risultano le Istruzioni che Sisto dava agli impiegati sia civili che ecclesiastici: viene raccomandato particolarmente il dare udienza con regolarità, e cortesia, distribuire ricche elemosine, aver cura dell’importazione delle derrate, della sistemazione dei corsi d’acqua, del mantenimento delle strade, dei ponti e delle fortezze; informarsi con sopralluoghi dei bisogni dei sudditi e darne relazione con regolarità a Roma. Nel loro contegno dovevano unire dignità e modestia, vivere religiosamente, come si conviene a rappresentanti del papa. Gli impiegati che trascurassero il loro dovere potevano essere, seppur Cardinali, come il Legato Spinola a Perugia (apr-mag. 1586), rimossi. (13-pag.83-84)

 -  Per evitare la presenza dei mendicanti, Sisto dispone di vietare di dare abitazioni a chi, venendo a Roma per risiedervi, non dimostrasse di avere qualche mestiere tale da nutrirne la famiglia.

-  Sisto pensa di portare il Teverone (il corso inferiore dell' Aniene) a Roma rendendo più salubre l'aria dei territori attraversati

1585 18 mar., Sisto approva la Congregazione per l'assistenza agli infermi, i cui membri, riuniti un paio di anni prima da Camillo de Lellis, erano dediti alla cura dei malati a domicilio e all'assistenza dei moribondi per cui erano chiamati "padri della buona morte". Essi sono riconosciuti come associazione di vita comune senza voti con licenza di raccogliere elemosine a Roma e di ascoltare le confessioni dei malati negli ospedali,  previa l'approvazione del cardinale vicario.

1585 12 ott. In un Avviso si rende noto che la Camera Apostolica ha aperto un magazzino contenente farina  per i poveri ad un costo pari a cinque quattrini la Libbra, prezzo molto inferiore a quello in vigore; contribuendo così ad alleviare i disagi 

 14 dic. Da una relazione del Capilupi risulta che Sisto invia nelle Marche 14.000 scudi per l’acquisto del grano.

Nuovi terreni coltivabili vengono individuati: alla foce del Tevere, nei dintorni di Ravenna, alle chiane di Orvieto, per cui viene lanciato un prestito  non vacabile di 82.000 scudi con l'interesse de 6%

1586, da Avvisi del 22 gen. e 5 feb. Sisto, constatata la cattiva qualità del pane ordina un editto contro i fornai senza coscienza e viene riportata dal Galesino  anche un’impiccagione di un fornaio disonesto.

1586 Costituzione contro la crescente diminuzione delle attività agricole 

1587, 11 maggio. Per i poveri Sisto V fonda un ospizio, presso ponte Sisto, capace di ospitare duemila persone, proibendo la mendicità e insegnando ai ragazzi a leggere e scrivere e un mestiere, mentre le ragazze imparavano lavori domestici, sotto il controllo e la tutela del Direttore dell’ospedale della Trinità. In questa iniziativa vengono spesi 30.000 scudi, ma alla morte del papa, i mendicanti ritornano sulla strada.

Dopo la creazione della Congregazione dell’Abbondanza, da una relazione del Malegnani del 18 luglio 1587, al governo di Mantova,si evince l’intenzione del papa di far costruire altri due magazzini per il grano, oltre a quello di Roma, nelle Marche e a Ravenna per poi avere il monopolio del commercio di detto prodotto (13- pag.76). Cosa che restò non adempiuta.

1589, 10 sett. Con una Costituzione Sisto regola la preparazione e la vendita del pane. Tale impresa verrà a costare 800mila scudi  

Interventi nel campo notarile

1588, 24 ago. In un Avviso si rende noto che Sisto ha ordinato che gli atti notarili che si trovano presso i notai, vengano depositati in particolari archivi, dove chi volesse, dietro il versamento di una piccola tassa, potesse consultarli. Roma e Bologna, dove esistevano già questi archivi sono escluse da questa ordinanza.

- Sisto fissa il numero dei notai in Roma a 30 ed erige il Collegium Notariorum curiae Capitolinae unendolo all’archivio notarile  fondato da Pio IV

Politica estera - Estremo Oriente

1549: Il Padre Francesco Saverio (poi santo), compagno di Ignazio di Loyola arriva in Giappone iniziando un'opera di evangelizzazione che porterà al battesimo del re di Bungo (uno dei maggiori principi di quel paese), che viene così rinominato con il nome di Francesco. Il re di Arima  viene battezzato con il nome di Protasio e il principe di Omura con quello di Bartolomeo.

1572 Estate. Viene nominato Visitatore per le Indie il Padre Alessandro Valignano che esorta i principi convertiti a mandare giovani ambasciatori ( visto il viaggio particolarmente lungo) a Roma.

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Politica estera - Persia

Principales ciudades de el imperio otomano

Progetti di Sisto V per una crociata

Un papa, che come Sisto V mirava sempre ed in sommo grado all'interesse generale della cristianità, non poteva restare indifferente di fronte al pericolo turco. L'idea della lotta della croce contro la mezzaluna, che aveva ispirato al suo contemporaneo Torquato Tasso versi immortali, lo riguardava in modo speciale per le tradizioni del suo ordine, i cui membri soltanto, dopo la conquista della Palestina, eran restati coraggiosamente fermi in quel posto, facendo con generosità colma di sacrifìcio la guardia al Santo Sepolcro.

Non deve quindi meravigliare che fra i grandi progetti di cui si occupò Sisto V dopo la sua elezione, vi fosse anche quello di una crociata contro i turchi. Quanto fosse diventata sfavorevole ad una tale impresa l'intiera posizione politica dell'Europa egli, che in questo campo era ancora un novizio, riuscì a comprenderlo solo a poco a poco. Dapprima vide un solo ostacolo: la condizione critica delle finanze pontificie. Se avessi il denaro necessario, disse al principio del suo pontificato, io inizierei una grande impresa contro gli infedeli. Ne parlò con tale entusiasmo, che alcuni credettero, che un bel giorno egli avrebbe seguito l'esempio di Pio II col mettersi personalmente a capo di una crociata, per trascinar seco in tal guisa gli altri principi cristiani. l

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La politica finanziaria di Sisto V

  • Categoria principale: PONTIFICATO
  • Scritto da L. Von Pastor
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erarium romanae ecclesiae... Sotto Sisto V diverse congregazioni provvedevano al go­verno degli interessi materiali dello Stato ecclesiastico. Due di esse, quella della Segnatura di grazia e della Consulta, il papa le aveva trovate già in vita. La prima costituiva la suprema istanza per le questioni di grazia e giustizia nella Chiesa, come nel suo patrimonio civile; l'altra, per tutti i restanti rami del­l'amministrazione dei possedimenti civili della Chiesa, che al posto delle condizioni medioevali prendeva ognora più le forme degli stati moderni.Sisto V, con la sua celebre bolla del 22 gennaio 1587 oltre la congregazione già menzionata per la flotta, ne creò di nuovo per gli interessi dello Stato ecclesiastico altre quattro, alle quali fu assegnata l'Università romana, l'Annona o Abbondanza (su l'approvigionamento e il rincaro dei viveri), il mantenimento delle strade, dei ponti e degli acquedotti, ed in fine il regolamento delle tasse.2

Già prima della costituzione della Congregazione dell'ab­bondanza Sisto V si era occupato spesso di una larga sommini­strazione di pane ai romani.3 Egli voleva che questo fosse non solo a buon prezzo ma pure di buona qualità. I conservatori dovevano tenere una severa polizia nei mercati, e stare attenti, che il pane e la farina non fossero indebitamente aumentati.4 Si narra, che Sisto V si facesse mostrare il pane comune, e che quando s'avvide che questo era nero e cattivo, ordinò immedia­tamente la pubblicazione di un severo editto contro i fornai senza coscienza. 5 Non appena eretta la Congregazione dell'ab­bondanza si disse che il papa oltre al magazzino per il grano in Roma ne farebbe costruire due altri, nelle Marche ed in Ra­venna, e prenderebbe il monopolio del commercio granario.6 Come tanti altri progetti così anche questo restò inadempiuto.

Essendosi avuti raccolti ripetutamente cattivi,7 il prov­veder Roma di grano, e il mantenimento di un prezzo buono del pane procurò a Sisto V ben gravi preoccupazioni.8 Sebbene facesse venire il grano da fuori con una spesa considerevole, pure nella primavera 1589 si ebbe nella Città Eterna miseria e carestia. 9  Sisto V cercò in ogni guisa portarvi un rimedio. Pubblicò allora una bolla, con cui furono depositati presso il tesoriere pontifìcio, Giovanni Agostino Pinelli, 200.000 scudi, che dovevano servire esclusivamente a provveder Roma di un pane buono ed a buon mercato, e per far prestiti a contadini bisognosi che coltivassero il grano, e dovevano venire ammi­nistrati dalla Congregazione dell'abbondanza. Nella bolla, Sisto V dice che una delle sue più grandi preoccupazioni era l'approvvigionamento di Roma, poiché in una grande popolazione, nella mancanza dei viveri, i poveri soffrono troppo. Decreti della Congregazione dell'annona ed editti del papa mostrano, come Sisto V abbia cercato per quanto era in lui di compiere an­che altrimenti il suo dovere per provvedere i romani di un buon pane. Una costituzione in data 10 settembre 1589 e sottoscritta da tre Conservatori, regola minutissimamente la preparazione e la vendita del pane. Il prezzo del pane, dopo quattro anni di governo di Sisto V era relativamente molto basso. 2 Quale sacrificio compisse il papa, risulta dal fatto che per l'approv­vigionamento e per mantenere basso il prezzo del pane spese in tutto 800.000 scudi. 3 Al crescente diminuire dell'agricoltura, particolarmente nella Campagna; aveva Sisto V nel 1586 cercato di ovviare con un severo editto. 4 Anche altrove, per esempio nel territorio di Civitavecchia, il papa cercò favorire l'agricoltura; e ciò avvenne non solo per provveder meglio Roma di grano, ma anche per migliorare colla coltivazione il clima, e procurar ai poveri occasione di lavoro.5

Meritevoli di somma riconoscenza sono i tentativi fatti da Sisto V per prosciugare le paludose regioni dello Stato della Chiesa. A tal uopo volse lo sguardo agli insalubri bassifondi del­la Chiana di Orvieto,6 al bassifondo delle foci del Tevere, 7 ai dintorni di Ravenna 8 e sopratutto alle paludi pontine. Queste paludi poste al sud di Roma fra i colli albani, i monti Volsci ed il mare, abbracciavano un territorio di circa 70 od 80.000 Continua.....

ettari (inserire pp. 78-79 immagine senza titolo 13).................


1 Cfr. MORONI LXIII, 210 s. Intorno la consulta cfr. LE BRET, Statistik II, 222 s.; HINSCHIUS I, 481.

2 Vedi Bull. VIlI 989 s., 992 s., 995 s. Cfr.TEMPESTI I, 702 s. ; LE BRET, loc. cit., 228, 256 s.

3 C. Capilupi poteva  riferire il 14 dicembre 1585 * che  Sisto V aveva  mandato alle   Marche   14.000  scudi   per  grani.   Archivio   G o n z a g a   in   Mantova. L'apertura d'un magazzino di farina per i poveri per parte  della  Camera  è  men­zionata in un * Avviso del 12 ottobre 1585, Urb. 1053, p. 446,   Biblioteca Va­ticana.   Cfr. TEMPESTI I, 257.

4  Vedi BROSCH I, 289

5  Vedi gli * Avvisi del  22  gennaio  e  5  febbraio  1586, Urb. 1054,  pp. 23, 46, Biblioteca Vaticana.   Cfr. TEMPESTI I, 356 s. Secondo  Galesinus (* Annales I, 99b,   Biblioteca  Vaticana;   cfr. Appendice n. 76, 82,4)   fu  impiccato   un fornaio romano, il quale aveva alterato il pane con della cenere.

6 Vedi la * Relazione di Malegnani del 18 luglio 1587, Archivio Gonzaga in Mantova.

7 II cattivo raccolto ohe afflisse allora tutta l' Europa meridionale, determinò il governo veneto a inviare il segretario Marco Ottoboni in Polonia per acquistarvi del grano, il che portò ad allacciare delle relazioni commerciali con Danzica ; v. BORATYNSKI, Przyczynek do dziejów pierwszych stosunków handlowych, nelle Sprawozdania dell'Accademia di Cracovia 1908, n. 5.

8 Vedi gli * Avvisi dell' 8 febbraio e 26 marzo 1586, del 9 settembre 1587 e del 10 maggio 1589, Urb. 1054, pp. 51, 53b, 107, 1055, pp. 352, 1057, p. 267, Biblio­teca Vaticana. Cfr. inoltre la * Vita Sixti V ips. manu emend. Archivio segreto pontificio.

9 Vedi l' * Avviso del 9 aprile 1589, Urb. 1056, p. 132, Biblioteca Vaticana.


 

.INAERIRE PAG. 

 

Premura nell'approvvigionare la città di Roma.

77

1 Vedi Bull. Vili, 1019 s. ; gulik-eubel III, 54; nicolai II, 44 s.; benigni 40 s.; de cupis23. L'aumento dei privilegi per il consorzio  dei  fornari  nel  Bull. Vili,

924 s.

8 benigni 42.

3  bhosch I, 307. Ancora nel suo ultimo concistoro,  del 13 agosto 1590, il papa si preoccupò dell' importazione del grano ; v. Acta consist. 874.

4  Vedi Galesinus  presso tempesti I, 368. Cfr.   * Avviso  del  26  febbraio   1586, Urb. 1054, p. 74,   Biblioteca   Vaticana.

1 Cfr. calisse nella Zeitschr. f. Sostai- u. W'irtschaftsgesoh, VII (1900) 189.

6  Vedi cigabella,  Vita Sixti V.

7  Vedi mohoni LXVI1, 106. Cfr.  * Discorso al card.   Sauli,  legato  dell' armata, circa li bonificamenti da farsi alle foci del Tevere. Vat. 6549, p. 228 s.,   Biblio­teca   Vaticana.

8  * Proposte, piani e pareri per il djsseccamento  delle paludi presso Ravenna, dat. luglio 1588 (fra altro, lettera dei fratelli Domenico e Giovanni  Fontana,  dise­gno di Tommaso Spinola) in Numidi,   di  Francia 20, pp. 286-292.    Archivio segreto   pontificio.

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Sisto V. 1580-1590 — Libro I - Capitolo II.

Politica  finanziaria.

87

liraento, è di tale importanza, che deve esser trattato con par­ticolare descrizione. i

Le imprese edilizie di Sisto V, come anche i bisogni della Chiesa, richiedevano l'impiego di grandi somme, che in prin­cipio fu tanto più difficile procurare, in quanto le finanze della Santa Sede non raggiungevan più il pareggio, a causa della sconfinata generosità del suo predecessore e della sua avver­sione all'imposizione di nuove tasse. Subito dopo la sua ele­zione e poi anche nel concistoro del 13 maggio 1585,2 lamentò Sisto V con asprezza le sue tristi condizioni finanziarie. Gre-gorio XIII aveva consumato gli introiti di Pio V e quelli stessi del suo pontificato, disse egli al cardinal Santori, allorché questi il % aprile gli raccomandò di sussidiare il collegio dei neofiti, e degli armeni. 3

Però la situazione non era così triste come Sisto V cre­deva. Quando fu riscontrato il denaro depositato in Gastel S. Angelo, furon trovati 326,500 scudi in oro e33,500 inargento. 4 Ma come riferiva Priuli il 18 maggio 1585, le pubbliche casse eran vuote ed ipotecate le intiere rendite del semestre futuro. 5 All'energia di Sisto V riuscì di accrescere costantemente i suoi introiti, 6 e non ostante le grandiosi costruzioni ed altre imprese, depositare a Gastel S. Angelo un fondo di riserva, che alla sua morte risaliva a 5i/2 milioni di scudi di argento, successo, che ai suoi contemporanei parve un prodigio. 1

I mezzi con cui Sisto V raggiunse un tale risultato, furon molto varii ed affatto nuovi. Se non si può lodarli incondizio­natamente, pure nel giudicarli bisogna avere il dovuto riguardo ai principi economici ed alle condizioni reali di quel tempo, e difficilmente può esser fatto un rimprovero al papa di non averle superate. 8

1  Vedi più avanti Gap. 8.

2  Vedi la * Relazione di C. Capilupi  del   15 maggio  1585,   Archivio   Gon-zaga  in   Manto va.

3  santohi, Autobiografia XIII, 167. Ho preso la data qui mancante  (26 aprile) dal* Diarium audient. card. S. Severinae,   Archivio   segreto   pontificio LII,  18.

4  Vedi Studi e docum. XIV, 65; cfr. XIII, 314.

5  Vedi brosch 1, 2/8.

6  Secondo coppi (Finanze 5, 10) le entrate ascendevano nel 1585  a  1.318.414  e nel 1587 già a 1.599.303 di scudi. Un altro* Preventivo calcola per il 1587: Entrate incerte  383.600, certe 1.201.920, somma  totale: 1.585.520; uscita: 1.498.540. Cod. 39, H. 13, p. 150 s.,   Biblioteca   Corsili i   in   Roma.

' Vedi le dichiarazioni del cardinal Prospero Santa Croce nella * Relazione di Dritti del 7 maggio 1588 (Archivio di Stato in Venezia), usufruita da brosc.h I, 282.

8 Giudizio di reumont nella sua recensione di Hiibner nel Theoì. hit.-Blatt di Bonn. 1870, n. 16. tempesti (I, 457 ss.) non ha che lodi per l'amministrazione

La riorganizzazione delle finanze intrapresa dal papa, ba­sasi da un lato su i risparmi, dall'altro su un vasto sfrutta­mento dei cespiti di reddito, che offrivano gli uffici vendibili e i cosidetti Monti.

Quanto ai risparmi, Sisto V cominciò con se stesso. La sua tavola, tutto il suo tenore di vita furono quanto mai sem­plici. J Dal notiziario autografo di fra Felice, conservato nella biblioteca Ghigi, si può conoscere quale criterio amministrativo fin d' allora gli fosse stato proprio. Questo sentimento egli lo mantenne anche da papa. Si narra, che anche allora la sua economia nel!'appagare i propri bisogni andasse tant'oltre, che, invece di farsi un paio di scarpe nuove, faceva riparare le usate. 2 Nella sua corte, furono soppressi diversi posti inutili, in altri diminuiti gli stipendii, in principio sospeso anche il sussidio ai collegi ecclesiastici. 3 II numero delle truppe fu li­mitato al sommo, e particolarmente in tutti i rami dell' ammi­nistrazione statale fissata come regola la riduzione delle spese allo stretto bisogno. 4 Sul loro uso fu tenuto il più severo controllo. 5

I risparmi, la cui somma fu valutata 150.000 scudi annui, 6 bastarono intanto appena a coprire le spese, che importavano le imprese del papa per pubblica utilità, particolarmente le sue costruzioni. La progettata istituzione di un fondo di riserva era possibile solo con l'aprire altri cespiti di entrata. Trovar questi era ben difficile, poiché Sisto V, desiderava conservare intatta, l'antica fama dello Stato pontificio, essere i suoi abitanti aggra­vati solo di piccole tasse. Furon fatti al papa i più svariati

finanziaria di Sisto V. Cfr. coppi, Finanse 5 ss., ranke I8, 301 s., hubner I, 34] s., bhosch I, 278 s. e baumgarten, Nette Kunde 31 s. Vedi anche martinohi 5 s, 21 s, intorno l'emissione di monete di rame in un valore inferiore a quello ufficiale. Intorno alle monete di Sisto V vedi ancora serafini II, 71 s. mahtinori da (27 s.) una serie di ordinamenti monetarii. artaud de montor (V, 12) caratterizza bene le medaglie del papa.

1  Vedi sopra p. 44.

2  Vedi * Avviso   del   9   settembre   1587,    Urb.   1055,   p.   373,   Biblioteca Vaticana.

3  Vedi la * Relazione di Capilupi del 19 giugno 1585,   Archivio   Gonzaga in   Mantova.   Cfr.   gli * Avvisi del  29  maggio  e  15  giugno  1585, Urb. 1053, pp. 229, 250b,   Biblioteca   Vaticana.   Sisto V rifiutò in parte i sussidi alle imprese orientali di Gregorio XIII ; v. hokfmann, Missionsinstitut, 210.

4  Vedi brosch I, 280. Cfr. sopra p. 44. Intorno alla prescritta restrizione delle festività nelP anniversario dell' incoronazione (1586) v. gulik-eubel III, 54. La ri­duzione della «famiglia pontificia» è menzionata da sporeno nella sua * Relazione del 22 marzo 1586,   Archivio   dipartimentale  in   Innsbruck.

5  Cfr. gli * Avvisi dell'11 maggio  1585 e  del 26 febbraio  1586,   Urb. 1053. pp. 202, 1054, p.^3,   Biblioteca   Vaticana.

6  Cosi già nell'* Avviso del 29 maggio 1585,  Urb. 1053,  Biblioteca  Vati­cana.   Più tardi Sisto V li valutò intorno a 146.000 scudi; v. h^bner I, 355.

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Sisto V. 1585-1590 — Libro I - Capitolo II.

progetti, fra i quali alcuni di una natura tutta straordinaria. * Si narra, che egli non disprezzasse neppure il consiglio di fi­nanzieri ebrei2 come del resto probabilmente per ragioni di commercio, si mostrò molto favorevole agli ebrei e restituì loro la maggior parte dei diritti nello Stato pontificio ad essi tolti da Paolo IV e Pio V.3

Principali consiglieri del papa nelle questioni finanziarie furono i tesorieri della Camera. Egli affidò questo posto impor­tante dapprima al genovese Benedetto Giustiniani, il quale si dimostrò così abile, che fin dal 17 dicembre 1586 gli veniva conferita la porpora. Lo stesso onore venne tre anni più tardi conferito al suo successore Guido Pepoli, che nel 1590 fu sosti­tuito da Bartolomeo Cesi.4 L'Ufficio di tesoriere della Camera faceva parte degli uffici aequistabili. Sotto Gregorio XIII Ro­dolfo Bontiglioli se lo era acquistato per 28.000 scudi romani, Giustiniani dovette pagarne 50.000, Pepoli 30.000 scudi d' oro, Cesi, sebbene le entrate fossero state diminuite della metà (5000) dovette di nuovo pagarne 50.000. Anche il camerlengato nel 1588 diventò acquistabile, ed il cardinale Errieo Gaetani dovette sborsare per quello 50.000 scudi. 5

E non solo fu elevato il prezzo degli uffici, ma la vendita fu estesa pure a posti, che sin' ora erano stati concessi gratui­tamente. Ciò avvenne fra l'altro con l'ufficio di sollecitatore della Camera, come pure per numerosi posti di notaro e fiscale. Anche qui dovettero in parte venir versate grandi somme. 6 Per

1  Vedi il passo dalle Memorie presso ranke, Pàpste HI8, 73. Cfr. la* Relazione di C. Capilupi  del   18  settembre   1585,   Archivio   Gonzaga   in   Manto va. Una * lettera di Sisto V al tesoriere  Giustiniani, data da  Montecavallo  1585, giu­gno  23,  tratta  d' un certo  Vincen/,0  Badalocchio, il  quale  voleva procurare  del danaro, «senza imponere gravezza e senza far torto a nessuno». Orig. nella colle­zione di Pietro Pieri in Roma, ora venduta ali' incanto.

2  Una gran  parte  ve  1' ebbe specialmente il  portoghese Giovanni Lopez ;   v. * Avviso   del   9   ottobre   1585,    Urb.   1053,   p.   439,   Biblioteca    Vaticana. hofpmann, Missionsinstitut, 223.

3  Vedi   Butt. Vili,  786 s. ;  dk  maulde, Les Juifs dans les états du St. Siège (1886) 45; rieger-volqelstein II, 178 s. ; rodocanachi, St, Siège et les Juifs (1891) 64, 187 s. 231 ; Giorn. Lignst. 1888, 263 s. Gf'r. anche le dichiarazioni  di un  croni­sta ebreo nell' Einek Habaclia di R. joseph ha cohen, Leipzig 1858, 127, edito da M. wiener; i Capitoli e Riforma dell!  Banchieri Hebrei («ridotta a 18% l'anno»), dat.   Prid.  Non.  Jan.  Ann.  IV, nei   Bandi V,   10, p. Ili,   Archivio  segreto pontificio.

4  Vedi moroni LXXIV, 292 s. ; garampi 333; martinori 28.

5  Vedi moroni VII, 81, LXXXV1I, 91.

6  Vedi lo specchio nelle * Entrate e spese della Sede Apost. sotto il pontificato di Clemente Vili, Bari). LV, 51,   Biblioteca   Vaticana.   È questo quel  ma­noscritto intorno alle finanze romane, che ranke (PCipste I8, 304) cita senza segna­tura  più  precisa e collo  sbaglio di stampa  che si   ripete pvire   nelle  edizioni  più recenti, « Klemens VII». Correzione d'una indicazione  di ranke (I8, 304)  riguardo

Politica finanziaria.

89

l'ufficio di tesoriere della Dataria monsignor Rusticci dovette pagare 50,000 scudi. I notariati di Fermo, dell' Umbria, di Fano, di Orvieto, di Terni e di Narni, come pure 21 posto di refe­rendario procacciarono 42.000 scudi. J

E' stato fatto giustamente notare, che il costume di ven­dere gli uffici, allora vigente pure nella maggior parte degli altri stati, non fu affatto introdotto nello Stato pontificio per la prima volta da Sisto V.2 D'averlo quindi mantenuto non può in alcun modo essergliene fatto un rimprovero, sì però d'averlo molto esteso, particolarmente anche ad uffici che toc­cavano l'Amministrazione ecclesiastica.

Quale estensione prendessero gli Uffizi vacabili, lo dimostra uno specchio fatto prima del dicembre 1586, nel quale ne viena dichiarato anche il prezzo di vendita e il valore d'allora, som­mando in tutto, 3.596.225 scudi d'oro. La lunga lista incomincia con i grandi impieghi, quelli del camerlengato e del tesoriere : si vede, che anche per altri uffici venivan versate somme molto alte, ad es. per il posto di uditore di Camera 54.000 scudi d'oro, per quelli di chierico di camera, ognuno 36.000. Somme minori dovevano venir sborsate per i posti di rendita vitalizia, uniti ad obblighi di poca importanza, come quelli di abbrevia­toli, camerari e scrittori, come pure per i cavalierati : questi ultimi, fondati da Leone X, con i quattrocentouno cavalieri di S. Pietro, giungevano già ora a 1483 ;3 Sisto V aveva aggiunto altri 60 ai 240 cavalieri di Loreto.4

Come la vendita degli uffici, così la creazione del debito pubblico con l'aumento e riforma dei Monti presentava ugual­mente lati molto preoccupanti. Sisto V anche in questo non battè una nuova via, ma elaborò i metodi esistenti con ordine e con grande accortezza.

I prestiti di Stato della Santa Sede, detti « Monti » porta­vano anche denominazioni differenti, sia dal papa, che li aveva fondati, sia dall'uso che doveva esser fatto del denaro raccolto, sia dalle fonti a cui riferivansi gli interessi. Si distinguevano Monti vacabili e non vacabili. Come gli uffizi vacabili si estin-

gli impieghi aequistabili nel Saggiatore II, 4, 112. Intorno al conflitto di Sisto V coi Romani, i quali gli rimproveravano ch'egli volesse fare vendibili gli impieghi, v. rodocanachi, Institutions 315 s.

1 Vedi * Entrate e spese sotto Clemente Vili, loc. cit.

1 bhosch I, 279.

3 coppi, Finanze 8. La data si lascia precisare dal fatto, che Giustiniani il quale divenne cardinale il 17 dicembre, è tutt' ora tesoriere. Cfr. anche 1' * Avviso del 25 gennaio 1586, Urb. 1054, p. 36b, Biblioteca Vaticana.

* Vedi Butt. IX, 324 s. Cfr. Acta consist. 846 ; * Avviso del 1 ottobre 1586, Urfy 1054, p. 436, Biblioteca Vaticana; * Relazione di Malegnani del 10 ottobre 1586, Archivio Gonzaga in Mantova,

Sisto V. 1585-1590 — Libro 1 - Capitolo 11.

Necessità di aggravi! finanziarii.

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guevano con la morte dell'investito, o in certi casi con la sua promozione alla dignità di vescovo e di cardinale, così col titolo Monti vacabili si intendevano prestiti, che entro un certo tempo erano estinguibili. I Monti non vacabili, o semplicemente Monti, costituivano il debito consolidale dello Stato. Le azioni, i Luoghi di Monti, erano veri titoli cedibili di rendita, che ave­vano il loro corso, come i moderni valori .di stato.4 I frutti naturalmente erano vari, e salivano nei primi sino al 1.2 °0 e ancora più, mentre negli ultimi importavano il 4°Ì0, e secondo le circostanze anche più.2

L'istituzione dei Monti non vacabili, il debito pubblico con­solidato nello stretto senso, cominciò nel 1526, allorché Cle­mente VII dietro l'esempio di quel Monte, che la repubblica di Firenze aveva fondato nel 1345,3 fondò il Monte della Fede, detto così, perché il denaro doveva venire usato per la guerra contro i turchi. Il capitale importò 200.000 scudi, in 2000 azioni del debito pubblico ciascuna di 100 scudi con un interesse del IO0/o assegnato su la dogana. Nello stesso anno Clemente VII fondò il Monte di sale ed oro con 284.800 scudi su una base di interesse delì'8°/0; nell'anno successivo, dopo il Sacco di Roma dei Borboni, il Monte del macinato di 290.000 scudi.4

In questa maniera proseguirono anche i papi successivi. Paolo III fondò un monte. Paolo IV ben quattro, Pio IV due, Pio V quattro, Gregorio XIII uno,5 cosicché in fine il capitale importò b milioni e mezzo e gli interessi annui 281.968 scudi.6 Sisto V aumentò talmente il numero e il capitale dei Monti, da superare tutti i suoi predecessori. Dovunque egli scopriva un cespite di introito, esso veniva capitalizzato, e poiché i più erano i genovesi, che versavano capitali, il movimento econo­mico passò quasi intieramente nelle loro mani. In tutto, Sisto V eresse ben undici monti, dei quali otto vacabili.7 II capitale dei prestiti ottenuti in questa guisa salì a 2 milioni e mezzo di scudi in oro,8 per i quali gli interessi poterono venire trovati, solo aggravando le rendite esistenti o coll'emissione di nuove imposte. Per quanto anche Sisto V riluttasse in principio, pure non gli restò altra strada che un aumento delle imposte, le

1  Vedi moroni XL, 146 s., LXXXV1I, 70 s. ; brosch I, 280.

2  Vedi la presente opera voi. IV, 1, 347.

3  Si doveva con questi  supplire  alle  spese   della guerra contro i Pisani per il possesso di Lucca.

* Vedi la presente opera voi. IV, 2, 510, n. 3.

5  Vedi coppi, Finanze 42. Cfr. la presente opera, voi. V, 222, n. 4.

6  coppi, Finanze 5..

7  Così rankk, Pàpste I8, 304, probabilmente secondo il manoscritto della   Bi­blioteca   Vaticana, citato sopra p. 88, n. 6. Indicazioni in parte divergenti presso coppi, Finanze 8 s. e mohoni XL, 250 s.

8  Vedi ranke I 8, 306. Cfr. reumont HI 2, 583.

quali non ostante la sua, migliore volontà, paralizzarono anche il commercio e l'industria. Dopoché fu vinta l'esitazione iniziale, Sisto V, che non conosceva mezze misure, procedette anche in questo con l'energia a lui propria. * Giovanni Gritti dice nella sua relazione del 1589, che il papa sino allora aveva già introdotto dieciotto nove imposte.2 Una, la tassa assai gravosa sul vino, che era stata decisa nella primavera del 1587, dovette di nuovo essere abbandonata nell'estate dell'anno seguente.3 Secondo Cicarella il numero delle nuove tasse sarebbe giunto a più di trentacinque.4 Paolo Parata assicura che dei 10 milioni di scudi, che Sisto V ricavò durante i suoi cinque anni di go­verno, solo un minone fu ricavato con nuove tasse, e tutto il restante provenne dalla vendita o dall'aumento degli uffici o da altre operazioni finanziarie.5 La discutibilità dei mezzi di cui Sisto V si servì per procurarsi nuovi proventi, sembra che a lui non sia venuta in mente, tanto era compreso della neces­sità di rendere incontestato nel mondo il credito e l'influenza del papato e della Chiesa, anche attraverso la sua indipendenza e superiorità finanziaria.6 Egli censurava i suoi predecessori, lo stesso Pio V,7 da lui tanto venerato, che non avevan pen­sato abbastanza a tenere a disposizione i mezzi pecuniari. Prin­cipi poveri, e massimamente un povero papa, diceva egli, ven­gono derisi anche dai bimbi, particolarmente, in un tempo, in cui tutto si può fare col denaro ; un principe saggio deve se­guire l'esempio delle formiche che ripongono nell'estate le provvigioni per l'inverno.8

1  Vedi reumont HI, 2, 583; brosch I, 281.

2  guitti 337.

8 Cfr. hubner I, 354. Gualterius (* Ephemerides 110 s., Biblioteca Vit­torio Emanu eie in Roma) cerca minutamente di giustificare la tassa sul vino. Anche un'imposta sulle merci importate in Ancona, che ebbe un'influen­za molto nociva, dovette essere di nuovo abolita; v. badoer * Relazione del 1589, Biblioteca Quirini in Venezia (ranke III8, 78*).

4  cicarella,   Vita Sixti  V. Secondo   questo è da correggere  moroni  LXV1I, 101. Intorno all'opposizione dei cardinali Paleotto e Carafa contro la pressione delle imposte v.   * Acta  consist.   ali'11   maggio  1587,   Archivio   Concistoriale del   Vaticano.  Malegnani menziona nella sua * Relazione del 4 luglio 1587, Ar­chivio   Gonzaga  in  Mantova,un libello contro le imposte e le riscossioni di danaro di Sisto V, che veniva qualificato per avaro. Che allora ci fosse del fer­mento in Roma è comunicato  pure  dell' ambasciatore  veneto  nel  suo * Dispaccio del 27 luglio 1587, Archivio di Stato in Venezia. Si profetizzava a Sisto V una morte violenta (v. la * Relazione di Malegnani del 5 settembre  1587,  loc. cit.) ma il papa rise perché si aumentasse la guardia al suo palazzo. V. 1' * Avviso del 2 settembre 1587, Urb. 1055, p. 338,   Biblioteca   Vaticana.

5  P. Paruta presso alberi II, 4, 410.

6  Vedi hekrb, Papsttmn 374 s.

7  Vedi la  * Relazione di Gritti del 26 luglio  1586,   Archivio   di   Stato in   V e n e zi a .

8  Vedi guitti 338.

Il Tesoro di Sisto V

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erarium romanae ecclesiae

1590 01 feb., Uno sforzo primario  di Sisto è quello di accrescere le disponibilità economiche, tant'è vero che a questa data i forzieri di Castel Sant' Angelo erano strapieni: 3.000.000 di scudi d'oro e 1.159.543 di scudi d'argento, grazie anche all'afflusso di denaro genovese, che determina un rilevante aumento dei  prezzi, sollecitato pure dall'incremento demografico.

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Industrie e commerci

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1585 -   18 dic. Sisto reintroduce a Roma l’Arte della Lana, come si fa notare nella Bolla Cum Alias; vengono incaricati di far fiorire quest’attività due Mercanti, Alessandro Capocefalo e Fenicio Alifano ai quali vengono prestati dodicimila scudi con l’obbligo di restituirli in dieci anni alla Camera Apostolica. Altri mille scudi vengono concessi senza obligo di restituzione per  i problemi logistici correlati, e presso la fontana di Trevi viene viene fatto costruire un mulino per lavorare la lana. Sovraintende il tutto il Cardinale di Santa Croce.

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Politica finanziaria ed economica

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Sisto cerca di migliorare la gestione finanziaria dello Stato attraverso la riduzione della spesa corrente  per la corte, per l'amministrazione e per la concessione di sussidi ad istituzioni e a sovrani cattolici.

Sul fronte delle entrate aumenta la tassazione diretta, introducendo una serie di nuove imposte, tra  cui figurano una tassa sulle stoffe e tessuti prodotti nello Stato pontificio, sulla legna da ardere importata a Roma, sulle carte da gioco, sulla vendita del vino al minuto, l'aumento delle tariffe  postali, la carne e sull'importazione di pelli e cuoi.

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Istruzione e istituzioni scolastiche sistine

Nel corso della sua vita straordinaria, Sisto V dedicò grande spazio e particolare attenzione e lungimiranza all'istruzione e alla crescita culturale dei giovani della sua terra. 
Sicuramente memore e pienamente cosciente delle difficoltà di accesso agli studi da parte dei giovani meno abbienti della sua terra Picena, nel 1578, da cardinale, donò 1300 scudi alla comunità di Montalto per pagare un maestro e per il mantenimento di cinque sue case donate, gratuitamente, alla scuola di grammatica, retorica e greco e a dare opitalità a cinque studenti dei paesi circonvicini: Porchia, Patrignone e Montedinove.

La Comunità montaltese nell'Assemblea generale del 1 dicembre dello stesso anno 1578, accettò con gratitudine il generoso dono del suo illustre concittadino e la scuola donata dal Cardinal Montalto  durò ininterrottamente fino al 1801, quando si pose fine a tale istituzione in seguito alla invasione francese. Di quelle case, oggi, è difficile stabilire l'esatta ubicazione.

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Istituzione della Scuola Pubblica a Grottammare

Come fece per Montalto quando ancora era cardinale, anche per Grottammare, una volta papa, Sisto V volle provvedere con una scuola alla educazione culturale del suo luogo di nascita. L'atto notarile, redatto a Roma dal notaio Tarquinio Cavallucci (o Caballuzio) è del 12 giugno 1885 e ricalca in pieno quello con cui si era istituita la scuola a Montalto: mille scudi per pagare un mae­stro che facesse scuola di grammatica, retorica e greco, cosicché gli alunni potessero accedere direttamente agli studi maggiori di filosofia, medicina o legge senza passare per altre scuole umani­stiche. All' istrumento notarile si aggiunsero, tre mesi più tardi, il 12 agosto 1585, alcune clausole circa l'investimento del denaro in censi e circa la nomina del maestro.

 

Purtroppo tale scuola non vide mai la luce: le clausole furono considerate dai beneficiati troppo rigide e diffìcili da sopportare.

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Atto notarile con cui il Card. Felice Peretti fonda la scuola a Montalto

casa peretti sacconiNel 1578 il Cardinale Peretti possedeva a Montalto diverse case comprate negli anni precedenti. In due rate (di cui la prima ammontava a 600 fiorini) il Cardinale estinse il debito e le fece restaurare in nove anni (evidentemente il Peretti non aveva mezzi adeguati per realizzare tutti i suoi progetti). In questo stesso anno, con un atto notarile steso a Roma presso il notaio Tarquinio Cavallucci, donò a Montalto 1000 scudi per pagare un maestro, cinque case per la scuola e le abitazioni degli scolari e 300 scudi come dote per il mantenimento delle case stesse. Tale scuola aveva il compito di fornire istruzione gratuita a tutti i ragazzi di Montalto e a cinque ragazzi dei tre paesi confinanti: Porchia, Patrignone e Montedinove. La scuola insegnava grammatica, retorica e greco, così che gli alunni potevano successivamente iscriversi alle maggiori scuole di filosofia, medicina e legge, senza bisogno di frequentare altre scuole.

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