2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

13.12.2021

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COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
Giovedì, 17 Ottobre 2019

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PONTIFICATO

IDEAZIONE DI UNA CROCIATA: dalla Battaglia di Lepanto alla progettazione della conquista del Santo Sepolcro

  • Categoria principale: Medio Oriente
  • Scritto da Nello Gatta
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IDEAZIONE DI UNA CROCIATA: Dalla Battaglia di Lepanto alla progettazione della conquista del Santo Sepolcro
Tratto da “MEMORIE IN FORMA DI ANNALI DEL PONTIFICATO DI SISTO QUINTO DI INCERTO AUTORE”

Le Memorie citate nel titolo di questo lavoro riguardano gli avvenimenti principali dei primi tre anni del papato del Pontefice Sisto V (1585-1590) documentati in un manoscritto di un Autore che fino ad oggi risulta anonimo. Già noto nel XVIII secolo, lo scrittore francescano Casimiro Tempesti nella sua opera “Storia della vita e delle gesta di Sisto Quinto sommo pontefice” lo chiama Anonimo del Campidoglio non avendo altri dati. L'autore del manoscritto, per i particolari descritti, è sicuramente molto vicino ai centri di potere pontificio soprattutto nelle vicissitudini inerenti la politica estera.

Con la battaglia di Lepanto del 1571 si ha la perdita dell'egemonia ottomana sul Mediterraneo che vedrà il nascere di una presenza diffusa grazie anche alle divisioni ed invidie dei vincitori cristiani che spesso sfociano in trattati come quello del 1573 tra i Veneziani e il Sultano che in cambio di una circolazione di merci più protetta pretenderà un' espansione in nord Africa o quella del re di Spagna Filippo II che lascerà Cipro in mano ottomana per evitare di avvantaggiare l'economia di Venezia. Di conseguenza la presenza ottomana resterà nel bacino mediterraneo una realtà che comporterà non pochi problemi alle Nazioni che vi si affacciano.

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Politica estera - Estremo Oriente

JapaneseDelegatesAndPopeGregory131549: Il Padre Francesco Saverio (poi santo), compagno di Ignazio di Loyola arriva in Giappone iniziando un'opera di evangelizzazione che porterà al battesimo del re di Bungo (uno dei maggiori principi di quel paese), che viene così rinominato con il nome di Francesco. Il re di Arima  viene battezzato con il nome di Protasio e il principe di Omura con quello di Bartolomeo.

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La missione degli Ambasciatori Giapponesi del 1585 e Bagnaia

  • Categoria principale: Politica estera
  • Scritto da Yasunori Gunji
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pagine zen 1585 giappone milano 03Nel 'marzo del 1585 un insolito corteo giungeva a Bagnaia, feudo vescovile di Viterbo, e si fermava nel­la villa del cardinale Gianfrancesco Gambata: era il corteo dei primi ambasciatori giapponesi mai giunti in Europa.

Si trattava di una missione religiosa: gli ambascia­toti erano diretti a Roma, dove erano attesi con vivis­sima aspettazione (1) dal papa Gregorio XIII, a cui avrebbero portato le lettere di ossequio dei tre daimyo cristiani di Kyushu, l’isola più meridionale del Giap­pone. Per la maggior parte degli europei questo paese era allora poco più che l’eco di racconti favolosi, ima c’era già chi ne aveva una idea abbastanza precisa.

« Il Giappone è un paese isolato, grande come tre volte l’Italia, scoperto quarantacinque anni fa da mer­canti portoghesi naviganti oltre l’india orientale fra Levante e Tramontana, situato nel nostro emisfero, ha­vendo elevato il Polo Artico trentacinque gradi in cir­ca, ma per Diametro quasi contrapposto all’Italia... »: inizia così l’attentissima e acuta relazione, tempestiva­mente pubblicata a Venezia da Paolo Meietto, il 23 aprile dello stesso  1585 (2). E continua più sotto: « È diviso in sessantatre Signorie, habitato da gente soverchiameme desiderosa d’honore, e di regnare; laonde quei Prencipi fra di loro sono in continue guerre per confermare e accrescere li Stati ».

È senz’altro questa situazione di conflitto interno, ben rilevata dal Veneziano, uno dei motivi principali che permisero la penetrazione del Cristianesimo in Giappone nel XVI secolo, al seguito dei primi mercan­ti portoghesi sbarcati a Tanegashima nel 1543.

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Il brigantaggio Piceno nella storia.

  • Categoria principale: PONTIFICATO
  • Scritto da Stefania Cespi
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stefania sistoPremessa.

Il brigantaggio è antico come l’umanità. Questo si sviluppa quando particolari situazioni sociali, economiche e politiche mettono in sofferenza lo strato più basso della popolazione.

Di persone predisposte al saccheggio e alle ruberie, ne parla anche lo storico romano Tito Livio. Al tempo di Augusto il fenomeno era alquanto vasto. Curiosamente sotto Tiberio questi erano maggiormente concentrati in Sardegna. Questi erano “Latrones” equiparati ai “predones” pirati. La ragione è la crisi causata dalle ingenti spese per la conquista delle Provincie.

Nel medio evo, il mercenarismo,  incoraggiato dai  feudatari, era operante in tutta Europa; gli arditi cavalieri distruggevano castelli e monasteri nei territori nemici. E così attraverso i secoli, quando una classe sociale viene depredata e si dissolve drasticamente, il popolo  usa per risposta qualsiasi mezzo.

E proprio nel periodo storico che prendiamo in considerazione, dal XVI al XVII secolo, i continui stravolgimenti politici e sociali, portano il popolo disperato ad abbandonare i villaggi e darsi  alla macchia.

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Politica sociale

  • Categoria principale: PONTIFICATO
  • Scritto da uguerra
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Da che diviene cardinale e potendo godere di "molti Ecclesiastici benefizij" si dedica alle categorie della  popolazione meno fortunate facendo elargizioni a vedove, infermi, vecchi, orfani e vista la difficoltà di maritare per  problemi di dote nella solennità di nostra Signora dotava una fanciulla e una volta l'anno ne dotava cento e libera dal carcere contemporaneamente cento indebitati.

 - Il cardinal Montalto [Alessandro] apre a sue spese una farmacia a beneficio dei poveri della Parrocchia di San Lorenzo in  Damaso.

- Dall’Archivio Graziani di Città di Castello risultano le Istruzioni che Sisto dava agli impiegati sia civili che ecclesiastici: viene raccomandato particolarmente il dare udienza con regolarità, e cortesia, distribuire ricche elemosine, aver cura dell’importazione delle derrate, della sistemazione dei corsi d’acqua, del mantenimento delle strade, dei ponti e delle fortezze; informarsi con sopralluoghi dei bisogni dei sudditi e darne relazione con regolarità a Roma. Nel loro contegno dovevano unire dignità e modestia, vivere religiosamente, come si conviene a rappresentanti del papa. Gli impiegati che trascurassero il loro dovere potevano essere, seppur Cardinali, come il Legato Spinola a Perugia (apr-mag. 1586), rimossi. (13-pag.83-84)

 -  Per evitare la presenza dei mendicanti, Sisto dispone di vietare di dare abitazioni a chi, venendo a Roma per risiedervi, non dimostrasse di avere qualche mestiere tale da nutrirne la famiglia.

-  Sisto pensa di portare il Teverone (il corso inferiore dell' Aniene) a Roma rendendo più salubre l'aria dei territori attraversati

1585 18 mar., Sisto approva la Congregazione per l'assistenza agli infermi, i cui membri, riuniti un paio di anni prima da Camillo de Lellis, erano dediti alla cura dei malati a domicilio e all'assistenza dei moribondi per cui erano chiamati "padri della buona morte". Essi sono riconosciuti come associazione di vita comune senza voti con licenza di raccogliere elemosine a Roma e di ascoltare le confessioni dei malati negli ospedali,  previa l'approvazione del cardinale vicario.

1585 12 ott. In un Avviso si rende noto che la Camera Apostolica ha aperto un magazzino contenente farina  per i poveri ad un costo pari a cinque quattrini la Libbra, prezzo molto inferiore a quello in vigore; contribuendo così ad alleviare i disagi 

 14 dic. Da una relazione del Capilupi risulta che Sisto invia nelle Marche 14.000 scudi per l’acquisto del grano.

Nuovi terreni coltivabili vengono individuati: alla foce del Tevere, nei dintorni di Ravenna, alle chiane di Orvieto, per cui viene lanciato un prestito  non vacabile di 82.000 scudi con l'interesse de 6%

1586, da Avvisi del 22 gen. e 5 feb. Sisto, constatata la cattiva qualità del pane ordina un editto contro i fornai senza coscienza e viene riportata dal Galesino  anche un’impiccagione di un fornaio disonesto.

1586 Costituzione contro la crescente diminuzione delle attività agricole 

1587, 11 maggio. Per i poveri Sisto V fonda un ospizio, presso ponte Sisto, capace di ospitare duemila persone, proibendo la mendicità e insegnando ai ragazzi a leggere e scrivere e un mestiere, mentre le ragazze imparavano lavori domestici, sotto il controllo e la tutela del Direttore dell’ospedale della Trinità. In questa iniziativa vengono spesi 30.000 scudi, ma alla morte del papa, i mendicanti ritornano sulla strada.

Dopo la creazione della Congregazione dell’Abbondanza, da una relazione del Malegnani del 18 luglio 1587, al governo di Mantova,si evince l’intenzione del papa di far costruire altri due magazzini per il grano, oltre a quello di Roma, nelle Marche e a Ravenna per poi avere il monopolio del commercio di detto prodotto (13- pag.76). Cosa che restò non adempiuta.

1589, 10 sett. Con una Costituzione Sisto regola la preparazione e la vendita del pane. Tale impresa verrà a costare 800mila scudi  

Interventi nel campo notarile

1588, 24 ago. In un Avviso si rende noto che Sisto ha ordinato che gli atti notarili che si trovano presso i notai, vengano depositati in particolari archivi, dove chi volesse, dietro il versamento di una piccola tassa, potesse consultarli. Roma e Bologna, dove esistevano già questi archivi sono escluse da questa ordinanza.

- Sisto fissa il numero dei notai in Roma a 30 ed erige il Collegium Notariorum curiae Capitolinae unendolo all’archivio notarile  fondato da Pio IV

Politica estera - Estremo Oriente

1549: Il Padre Francesco Saverio (poi santo), compagno di Ignazio di Loyola arriva in Giappone iniziando un'opera di evangelizzazione che porterà al battesimo del re di Bungo (uno dei maggiori principi di quel paese), che viene così rinominato con il nome di Francesco. Il re di Arima  viene battezzato con il nome di Protasio e il principe di Omura con quello di Bartolomeo.

1572 Estate. Viene nominato Visitatore per le Indie il Padre Alessandro Valignano che esorta i principi convertiti a mandare giovani ambasciatori ( visto il viaggio particolarmente lungo) a Roma.

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Politica estera - Persia

Principales ciudades de el imperio otomano

Progetti di Sisto V per una crociata

Un papa, che come Sisto V mirava sempre ed in sommo grado all'interesse generale della cristianità, non poteva restare indifferente di fronte al pericolo turco. L'idea della lotta della croce contro la mezzaluna, che aveva ispirato al suo contemporaneo Torquato Tasso versi immortali, lo riguardava in modo speciale per le tradizioni del suo ordine, i cui membri soltanto, dopo la conquista della Palestina, eran restati coraggiosamente fermi in quel posto, facendo con generosità colma di sacrifìcio la guardia al Santo Sepolcro.

Non deve quindi meravigliare che fra i grandi progetti di cui si occupò Sisto V dopo la sua elezione, vi fosse anche quello di una crociata contro i turchi. Quanto fosse diventata sfavorevole ad una tale impresa l'intiera posizione politica dell'Europa egli, che in questo campo era ancora un novizio, riuscì a comprenderlo solo a poco a poco. Dapprima vide un solo ostacolo: la condizione critica delle finanze pontificie. Se avessi il denaro necessario, disse al principio del suo pontificato, io inizierei una grande impresa contro gli infedeli. Ne parlò con tale entusiasmo, che alcuni credettero, che un bel giorno egli avrebbe seguito l'esempio di Pio II col mettersi personalmente a capo di una crociata, per trascinar seco in tal guisa gli altri principi cristiani. l

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La politica finanziaria di Sisto V

  • Categoria principale: PONTIFICATO
  • Scritto da L. Von Pastor
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erarium romanae ecclesiae... Sotto Sisto V diverse congregazioni provvedevano al go­verno degli interessi materiali dello Stato ecclesiastico. Due di esse, quella della Segnatura di grazia e della Consulta, il papa le aveva trovate già in vita. La prima costituiva la suprema istanza per le questioni di grazia e giustizia nella Chiesa, come nel suo patrimonio civile; l'altra, per tutti i restanti rami del­l'amministrazione dei possedimenti civili della Chiesa, che al posto delle condizioni medioevali prendeva ognora più le forme degli stati moderni.Sisto V, con la sua celebre bolla del 22 gennaio 1587 oltre la congregazione già menzionata per la flotta, ne creò di nuovo per gli interessi dello Stato ecclesiastico altre quattro, alle quali fu assegnata l'Università romana, l'Annona o Abbondanza (su l'approvigionamento e il rincaro dei viveri), il mantenimento delle strade, dei ponti e degli acquedotti, ed in fine il regolamento delle tasse.2

Già prima della costituzione della Congregazione dell'ab­bondanza Sisto V si era occupato spesso di una larga sommini­strazione di pane ai romani.3 Egli voleva che questo fosse non solo a buon prezzo ma pure di buona qualità. I conservatori dovevano tenere una severa polizia nei mercati, e stare attenti, che il pane e la farina non fossero indebitamente aumentati.4 Si narra, che Sisto V si facesse mostrare il pane comune, e che quando s'avvide che questo era nero e cattivo, ordinò immedia­tamente la pubblicazione di un severo editto contro i fornai senza coscienza. 5 Non appena eretta la Congregazione dell'ab­bondanza si disse che il papa oltre al magazzino per il grano in Roma ne farebbe costruire due altri, nelle Marche ed in Ra­venna, e prenderebbe il monopolio del commercio granario.6 Come tanti altri progetti così anche questo restò inadempiuto.

Essendosi avuti raccolti ripetutamente cattivi,7 il prov­veder Roma di grano, e il mantenimento di un prezzo buono del pane procurò a Sisto V ben gravi preoccupazioni.8 Sebbene facesse venire il grano da fuori con una spesa considerevole, pure nella primavera 1589 si ebbe nella Città Eterna miseria e carestia. 9  Sisto V cercò in ogni guisa portarvi un rimedio. Pubblicò allora una bolla, con cui furono depositati presso il tesoriere pontifìcio, Giovanni Agostino Pinelli, 200.000 scudi, che dovevano servire esclusivamente a provveder Roma di un pane buono ed a buon mercato, e per far prestiti a contadini bisognosi che coltivassero il grano, e dovevano venire ammi­nistrati dalla Congregazione dell'abbondanza. Nella bolla, Sisto V dice che una delle sue più grandi preoccupazioni era l'approvvigionamento di Roma, poiché in una grande popolazione, nella mancanza dei viveri, i poveri soffrono troppo. Decreti della Congregazione dell'annona ed editti del papa mostrano, come Sisto V abbia cercato per quanto era in lui di compiere an­che altrimenti il suo dovere per provvedere i romani di un buon pane. Una costituzione in data 10 settembre 1589 e sottoscritta da tre Conservatori, regola minutissimamente la preparazione e la vendita del pane. Il prezzo del pane, dopo quattro anni di governo di Sisto V era relativamente molto basso. 2 Quale sacrificio compisse il papa, risulta dal fatto che per l'approv­vigionamento e per mantenere basso il prezzo del pane spese in tutto 800.000 scudi. 3 Al crescente diminuire dell'agricoltura, particolarmente nella Campagna; aveva Sisto V nel 1586 cercato di ovviare con un severo editto. 4 Anche altrove, per esempio nel territorio di Civitavecchia, il papa cercò favorire l'agricoltura; e ciò avvenne non solo per provveder meglio Roma di grano, ma anche per migliorare colla coltivazione il clima, e procurar ai poveri occasione di lavoro.5

Meritevoli di somma riconoscenza sono i tentativi fatti da Sisto V per prosciugare le paludose regioni dello Stato della Chiesa. A tal uopo volse lo sguardo agli insalubri bassifondi del­la Chiana di Orvieto,6 al bassifondo delle foci del Tevere, 7 ai dintorni di Ravenna 8 e sopratutto alle paludi pontine. Queste paludi poste al sud di Roma fra i colli albani, i monti Volsci ed il mare, abbracciavano un territorio di circa 70 od 80.000 Continua.....

ettari (inserire pp. 78-79 immagine senza titolo 13).................


1 Cfr. MORONI LXIII, 210 s. Intorno la consulta cfr. LE BRET, Statistik II, 222 s.; HINSCHIUS I, 481.

2 Vedi Bull. VIlI 989 s., 992 s., 995 s. Cfr.TEMPESTI I, 702 s. ; LE BRET, loc. cit., 228, 256 s.

3 C. Capilupi poteva  riferire il 14 dicembre 1585 * che  Sisto V aveva  mandato alle   Marche   14.000  scudi   per  grani.   Archivio   G o n z a g a   in   Mantova. L'apertura d'un magazzino di farina per i poveri per parte  della  Camera  è  men­zionata in un * Avviso del 12 ottobre 1585, Urb. 1053, p. 446,   Biblioteca Va­ticana.   Cfr. TEMPESTI I, 257.

4  Vedi BROSCH I, 289

5  Vedi gli * Avvisi del  22  gennaio  e  5  febbraio  1586, Urb. 1054,  pp. 23, 46, Biblioteca Vaticana.   Cfr. TEMPESTI I, 356 s. Secondo  Galesinus (* Annales I, 99b,   Biblioteca  Vaticana;   cfr. Appendice n. 76, 82,4)   fu  impiccato   un fornaio romano, il quale aveva alterato il pane con della cenere.

6 Vedi la * Relazione di Malegnani del 18 luglio 1587, Archivio Gonzaga in Mantova.

7 II cattivo raccolto ohe afflisse allora tutta l' Europa meridionale, determinò il governo veneto a inviare il segretario Marco Ottoboni in Polonia per acquistarvi del grano, il che portò ad allacciare delle relazioni commerciali con Danzica ; v. BORATYNSKI, Przyczynek do dziejów pierwszych stosunków handlowych, nelle Sprawozdania dell'Accademia di Cracovia 1908, n. 5.

8 Vedi gli * Avvisi dell' 8 febbraio e 26 marzo 1586, del 9 settembre 1587 e del 10 maggio 1589, Urb. 1054, pp. 51, 53b, 107, 1055, pp. 352, 1057, p. 267, Biblio­teca Vaticana. Cfr. inoltre la * Vita Sixti V ips. manu emend. Archivio segreto pontificio.

9 Vedi l' * Avviso del 9 aprile 1589, Urb. 1056, p. 132, Biblioteca Vaticana.


 

.INAERIRE PAG. 

 

Premura nell'approvvigionare la città di Roma.

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1 Vedi Bull. Vili, 1019 s. ; gulik-eubel III, 54; nicolai II, 44 s.; benigni 40 s.; de cupis23. L'aumento dei privilegi per il consorzio  dei  fornari  nel  Bull. Vili,

924 s.

8 benigni 42.

3  bhosch I, 307. Ancora nel suo ultimo concistoro,  del 13 agosto 1590, il papa si preoccupò dell' importazione del grano ; v. Acta consist. 874.

4  Vedi Galesinus  presso tempesti I, 368. Cfr.   * Avviso  del  26  febbraio   1586, Urb. 1054, p. 74,   Biblioteca   Vaticana.

1 Cfr. calisse nella Zeitschr. f. Sostai- u. W'irtschaftsgesoh, VII (1900) 189.

6  Vedi cigabella,  Vita Sixti V.

7  Vedi mohoni LXVI1, 106. Cfr.  * Discorso al card.   Sauli,  legato  dell' armata, circa li bonificamenti da farsi alle foci del Tevere. Vat. 6549, p. 228 s.,   Biblio­teca   Vaticana.

8  * Proposte, piani e pareri per il djsseccamento  delle paludi presso Ravenna, dat. luglio 1588 (fra altro, lettera dei fratelli Domenico e Giovanni  Fontana,  dise­gno di Tommaso Spinola) in Numidi,   di  Francia 20, pp. 286-292.    Archivio segreto   pontificio.

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Sisto V. 1580-1590 — Libro I - Capitolo II.

Politica  finanziaria.

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liraento, è di tale importanza, che deve esser trattato con par­ticolare descrizione. i

Le imprese edilizie di Sisto V, come anche i bisogni della Chiesa, richiedevano l'impiego di grandi somme, che in prin­cipio fu tanto più difficile procurare, in quanto le finanze della Santa Sede non raggiungevan più il pareggio, a causa della sconfinata generosità del suo predecessore e della sua avver­sione all'imposizione di nuove tasse. Subito dopo la sua ele­zione e poi anche nel concistoro del 13 maggio 1585,2 lamentò Sisto V con asprezza le sue tristi condizioni finanziarie. Gre-gorio XIII aveva consumato gli introiti di Pio V e quelli stessi del suo pontificato, disse egli al cardinal Santori, allorché questi il % aprile gli raccomandò di sussidiare il collegio dei neofiti, e degli armeni. 3

Però la situazione non era così triste come Sisto V cre­deva. Quando fu riscontrato il denaro depositato in Gastel S. Angelo, furon trovati 326,500 scudi in oro e33,500 inargento. 4 Ma come riferiva Priuli il 18 maggio 1585, le pubbliche casse eran vuote ed ipotecate le intiere rendite del semestre futuro. 5 All'energia di Sisto V riuscì di accrescere costantemente i suoi introiti, 6 e non ostante le grandiosi costruzioni ed altre imprese, depositare a Gastel S. Angelo un fondo di riserva, che alla sua morte risaliva a 5i/2 milioni di scudi di argento, successo, che ai suoi contemporanei parve un prodigio. 1

I mezzi con cui Sisto V raggiunse un tale risultato, furon molto varii ed affatto nuovi. Se non si può lodarli incondizio­natamente, pure nel giudicarli bisogna avere il dovuto riguardo ai principi economici ed alle condizioni reali di quel tempo, e difficilmente può esser fatto un rimprovero al papa di non averle superate. 8

1  Vedi più avanti Gap. 8.

2  Vedi la * Relazione di C. Capilupi  del   15 maggio  1585,   Archivio   Gon-zaga  in   Manto va.

3  santohi, Autobiografia XIII, 167. Ho preso la data qui mancante  (26 aprile) dal* Diarium audient. card. S. Severinae,   Archivio   segreto   pontificio LII,  18.

4  Vedi Studi e docum. XIV, 65; cfr. XIII, 314.

5  Vedi brosch 1, 2/8.

6  Secondo coppi (Finanze 5, 10) le entrate ascendevano nel 1585  a  1.318.414  e nel 1587 già a 1.599.303 di scudi. Un altro* Preventivo calcola per il 1587: Entrate incerte  383.600, certe 1.201.920, somma  totale: 1.585.520; uscita: 1.498.540. Cod. 39, H. 13, p. 150 s.,   Biblioteca   Corsili i   in   Roma.

' Vedi le dichiarazioni del cardinal Prospero Santa Croce nella * Relazione di Dritti del 7 maggio 1588 (Archivio di Stato in Venezia), usufruita da brosc.h I, 282.

8 Giudizio di reumont nella sua recensione di Hiibner nel Theoì. hit.-Blatt di Bonn. 1870, n. 16. tempesti (I, 457 ss.) non ha che lodi per l'amministrazione

La riorganizzazione delle finanze intrapresa dal papa, ba­sasi da un lato su i risparmi, dall'altro su un vasto sfrutta­mento dei cespiti di reddito, che offrivano gli uffici vendibili e i cosidetti Monti.

Quanto ai risparmi, Sisto V cominciò con se stesso. La sua tavola, tutto il suo tenore di vita furono quanto mai sem­plici. J Dal notiziario autografo di fra Felice, conservato nella biblioteca Ghigi, si può conoscere quale criterio amministrativo fin d' allora gli fosse stato proprio. Questo sentimento egli lo mantenne anche da papa. Si narra, che anche allora la sua economia nel!'appagare i propri bisogni andasse tant'oltre, che, invece di farsi un paio di scarpe nuove, faceva riparare le usate. 2 Nella sua corte, furono soppressi diversi posti inutili, in altri diminuiti gli stipendii, in principio sospeso anche il sussidio ai collegi ecclesiastici. 3 II numero delle truppe fu li­mitato al sommo, e particolarmente in tutti i rami dell' ammi­nistrazione statale fissata come regola la riduzione delle spese allo stretto bisogno. 4 Sul loro uso fu tenuto il più severo controllo. 5

I risparmi, la cui somma fu valutata 150.000 scudi annui, 6 bastarono intanto appena a coprire le spese, che importavano le imprese del papa per pubblica utilità, particolarmente le sue costruzioni. La progettata istituzione di un fondo di riserva era possibile solo con l'aprire altri cespiti di entrata. Trovar questi era ben difficile, poiché Sisto V, desiderava conservare intatta, l'antica fama dello Stato pontificio, essere i suoi abitanti aggra­vati solo di piccole tasse. Furon fatti al papa i più svariati

finanziaria di Sisto V. Cfr. coppi, Finanse 5 ss., ranke I8, 301 s., hubner I, 34] s., bhosch I, 278 s. e baumgarten, Nette Kunde 31 s. Vedi anche martinohi 5 s, 21 s, intorno l'emissione di monete di rame in un valore inferiore a quello ufficiale. Intorno alle monete di Sisto V vedi ancora serafini II, 71 s. mahtinori da (27 s.) una serie di ordinamenti monetarii. artaud de montor (V, 12) caratterizza bene le medaglie del papa.

1  Vedi sopra p. 44.

2  Vedi * Avviso   del   9   settembre   1587,    Urb.   1055,   p.   373,   Biblioteca Vaticana.

3  Vedi la * Relazione di Capilupi del 19 giugno 1585,   Archivio   Gonzaga in   Mantova.   Cfr.   gli * Avvisi del  29  maggio  e  15  giugno  1585, Urb. 1053, pp. 229, 250b,   Biblioteca   Vaticana.   Sisto V rifiutò in parte i sussidi alle imprese orientali di Gregorio XIII ; v. hokfmann, Missionsinstitut, 210.

4  Vedi brosch I, 280. Cfr. sopra p. 44. Intorno alla prescritta restrizione delle festività nelP anniversario dell' incoronazione (1586) v. gulik-eubel III, 54. La ri­duzione della «famiglia pontificia» è menzionata da sporeno nella sua * Relazione del 22 marzo 1586,   Archivio   dipartimentale  in   Innsbruck.

5  Cfr. gli * Avvisi dell'11 maggio  1585 e  del 26 febbraio  1586,   Urb. 1053. pp. 202, 1054, p.^3,   Biblioteca   Vaticana.

6  Cosi già nell'* Avviso del 29 maggio 1585,  Urb. 1053,  Biblioteca  Vati­cana.   Più tardi Sisto V li valutò intorno a 146.000 scudi; v. h^bner I, 355.

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Sisto V. 1585-1590 — Libro I - Capitolo II.

progetti, fra i quali alcuni di una natura tutta straordinaria. * Si narra, che egli non disprezzasse neppure il consiglio di fi­nanzieri ebrei2 come del resto probabilmente per ragioni di commercio, si mostrò molto favorevole agli ebrei e restituì loro la maggior parte dei diritti nello Stato pontificio ad essi tolti da Paolo IV e Pio V.3

Principali consiglieri del papa nelle questioni finanziarie furono i tesorieri della Camera. Egli affidò questo posto impor­tante dapprima al genovese Benedetto Giustiniani, il quale si dimostrò così abile, che fin dal 17 dicembre 1586 gli veniva conferita la porpora. Lo stesso onore venne tre anni più tardi conferito al suo successore Guido Pepoli, che nel 1590 fu sosti­tuito da Bartolomeo Cesi.4 L'Ufficio di tesoriere della Camera faceva parte degli uffici aequistabili. Sotto Gregorio XIII Ro­dolfo Bontiglioli se lo era acquistato per 28.000 scudi romani, Giustiniani dovette pagarne 50.000, Pepoli 30.000 scudi d' oro, Cesi, sebbene le entrate fossero state diminuite della metà (5000) dovette di nuovo pagarne 50.000. Anche il camerlengato nel 1588 diventò acquistabile, ed il cardinale Errieo Gaetani dovette sborsare per quello 50.000 scudi. 5

E non solo fu elevato il prezzo degli uffici, ma la vendita fu estesa pure a posti, che sin' ora erano stati concessi gratui­tamente. Ciò avvenne fra l'altro con l'ufficio di sollecitatore della Camera, come pure per numerosi posti di notaro e fiscale. Anche qui dovettero in parte venir versate grandi somme. 6 Per

1  Vedi il passo dalle Memorie presso ranke, Pàpste HI8, 73. Cfr. la* Relazione di C. Capilupi  del   18  settembre   1585,   Archivio   Gonzaga   in   Manto va. Una * lettera di Sisto V al tesoriere  Giustiniani, data da  Montecavallo  1585, giu­gno  23,  tratta  d' un certo  Vincen/,0  Badalocchio, il  quale  voleva procurare  del danaro, «senza imponere gravezza e senza far torto a nessuno». Orig. nella colle­zione di Pietro Pieri in Roma, ora venduta ali' incanto.

2  Una gran  parte  ve  1' ebbe specialmente il  portoghese Giovanni Lopez ;   v. * Avviso   del   9   ottobre   1585,    Urb.   1053,   p.   439,   Biblioteca    Vaticana. hofpmann, Missionsinstitut, 223.

3  Vedi   Butt. Vili,  786 s. ;  dk  maulde, Les Juifs dans les états du St. Siège (1886) 45; rieger-volqelstein II, 178 s. ; rodocanachi, St, Siège et les Juifs (1891) 64, 187 s. 231 ; Giorn. Lignst. 1888, 263 s. Gf'r. anche le dichiarazioni  di un  croni­sta ebreo nell' Einek Habaclia di R. joseph ha cohen, Leipzig 1858, 127, edito da M. wiener; i Capitoli e Riforma dell!  Banchieri Hebrei («ridotta a 18% l'anno»), dat.   Prid.  Non.  Jan.  Ann.  IV, nei   Bandi V,   10, p. Ili,   Archivio  segreto pontificio.

4  Vedi moroni LXXIV, 292 s. ; garampi 333; martinori 28.

5  Vedi moroni VII, 81, LXXXV1I, 91.

6  Vedi lo specchio nelle * Entrate e spese della Sede Apost. sotto il pontificato di Clemente Vili, Bari). LV, 51,   Biblioteca   Vaticana.   È questo quel  ma­noscritto intorno alle finanze romane, che ranke (PCipste I8, 304) cita senza segna­tura  più  precisa e collo  sbaglio di stampa  che si   ripete pvire   nelle  edizioni  più recenti, « Klemens VII». Correzione d'una indicazione  di ranke (I8, 304)  riguardo

Politica finanziaria.

89

l'ufficio di tesoriere della Dataria monsignor Rusticci dovette pagare 50,000 scudi. I notariati di Fermo, dell' Umbria, di Fano, di Orvieto, di Terni e di Narni, come pure 21 posto di refe­rendario procacciarono 42.000 scudi. J

E' stato fatto giustamente notare, che il costume di ven­dere gli uffici, allora vigente pure nella maggior parte degli altri stati, non fu affatto introdotto nello Stato pontificio per la prima volta da Sisto V.2 D'averlo quindi mantenuto non può in alcun modo essergliene fatto un rimprovero, sì però d'averlo molto esteso, particolarmente anche ad uffici che toc­cavano l'Amministrazione ecclesiastica.

Quale estensione prendessero gli Uffizi vacabili, lo dimostra uno specchio fatto prima del dicembre 1586, nel quale ne viena dichiarato anche il prezzo di vendita e il valore d'allora, som­mando in tutto, 3.596.225 scudi d'oro. La lunga lista incomincia con i grandi impieghi, quelli del camerlengato e del tesoriere : si vede, che anche per altri uffici venivan versate somme molto alte, ad es. per il posto di uditore di Camera 54.000 scudi d'oro, per quelli di chierico di camera, ognuno 36.000. Somme minori dovevano venir sborsate per i posti di rendita vitalizia, uniti ad obblighi di poca importanza, come quelli di abbrevia­toli, camerari e scrittori, come pure per i cavalierati : questi ultimi, fondati da Leone X, con i quattrocentouno cavalieri di S. Pietro, giungevano già ora a 1483 ;3 Sisto V aveva aggiunto altri 60 ai 240 cavalieri di Loreto.4

Come la vendita degli uffici, così la creazione del debito pubblico con l'aumento e riforma dei Monti presentava ugual­mente lati molto preoccupanti. Sisto V anche in questo non battè una nuova via, ma elaborò i metodi esistenti con ordine e con grande accortezza.

I prestiti di Stato della Santa Sede, detti « Monti » porta­vano anche denominazioni differenti, sia dal papa, che li aveva fondati, sia dall'uso che doveva esser fatto del denaro raccolto, sia dalle fonti a cui riferivansi gli interessi. Si distinguevano Monti vacabili e non vacabili. Come gli uffizi vacabili si estin-

gli impieghi aequistabili nel Saggiatore II, 4, 112. Intorno al conflitto di Sisto V coi Romani, i quali gli rimproveravano ch'egli volesse fare vendibili gli impieghi, v. rodocanachi, Institutions 315 s.

1 Vedi * Entrate e spese sotto Clemente Vili, loc. cit.

1 bhosch I, 279.

3 coppi, Finanze 8. La data si lascia precisare dal fatto, che Giustiniani il quale divenne cardinale il 17 dicembre, è tutt' ora tesoriere. Cfr. anche 1' * Avviso del 25 gennaio 1586, Urb. 1054, p. 36b, Biblioteca Vaticana.

* Vedi Butt. IX, 324 s. Cfr. Acta consist. 846 ; * Avviso del 1 ottobre 1586, Urfy 1054, p. 436, Biblioteca Vaticana; * Relazione di Malegnani del 10 ottobre 1586, Archivio Gonzaga in Mantova,

Sisto V. 1585-1590 — Libro 1 - Capitolo 11.

Necessità di aggravi! finanziarii.

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guevano con la morte dell'investito, o in certi casi con la sua promozione alla dignità di vescovo e di cardinale, così col titolo Monti vacabili si intendevano prestiti, che entro un certo tempo erano estinguibili. I Monti non vacabili, o semplicemente Monti, costituivano il debito consolidale dello Stato. Le azioni, i Luoghi di Monti, erano veri titoli cedibili di rendita, che ave­vano il loro corso, come i moderni valori .di stato.4 I frutti naturalmente erano vari, e salivano nei primi sino al 1.2 °0 e ancora più, mentre negli ultimi importavano il 4°Ì0, e secondo le circostanze anche più.2

L'istituzione dei Monti non vacabili, il debito pubblico con­solidato nello stretto senso, cominciò nel 1526, allorché Cle­mente VII dietro l'esempio di quel Monte, che la repubblica di Firenze aveva fondato nel 1345,3 fondò il Monte della Fede, detto così, perché il denaro doveva venire usato per la guerra contro i turchi. Il capitale importò 200.000 scudi, in 2000 azioni del debito pubblico ciascuna di 100 scudi con un interesse del IO0/o assegnato su la dogana. Nello stesso anno Clemente VII fondò il Monte di sale ed oro con 284.800 scudi su una base di interesse delì'8°/0; nell'anno successivo, dopo il Sacco di Roma dei Borboni, il Monte del macinato di 290.000 scudi.4

In questa maniera proseguirono anche i papi successivi. Paolo III fondò un monte. Paolo IV ben quattro, Pio IV due, Pio V quattro, Gregorio XIII uno,5 cosicché in fine il capitale importò b milioni e mezzo e gli interessi annui 281.968 scudi.6 Sisto V aumentò talmente il numero e il capitale dei Monti, da superare tutti i suoi predecessori. Dovunque egli scopriva un cespite di introito, esso veniva capitalizzato, e poiché i più erano i genovesi, che versavano capitali, il movimento econo­mico passò quasi intieramente nelle loro mani. In tutto, Sisto V eresse ben undici monti, dei quali otto vacabili.7 II capitale dei prestiti ottenuti in questa guisa salì a 2 milioni e mezzo di scudi in oro,8 per i quali gli interessi poterono venire trovati, solo aggravando le rendite esistenti o coll'emissione di nuove imposte. Per quanto anche Sisto V riluttasse in principio, pure non gli restò altra strada che un aumento delle imposte, le

1  Vedi moroni XL, 146 s., LXXXV1I, 70 s. ; brosch I, 280.

2  Vedi la presente opera voi. IV, 1, 347.

3  Si doveva con questi  supplire  alle  spese   della guerra contro i Pisani per il possesso di Lucca.

* Vedi la presente opera voi. IV, 2, 510, n. 3.

5  Vedi coppi, Finanze 42. Cfr. la presente opera, voi. V, 222, n. 4.

6  coppi, Finanze 5..

7  Così rankk, Pàpste I8, 304, probabilmente secondo il manoscritto della   Bi­blioteca   Vaticana, citato sopra p. 88, n. 6. Indicazioni in parte divergenti presso coppi, Finanze 8 s. e mohoni XL, 250 s.

8  Vedi ranke I 8, 306. Cfr. reumont HI 2, 583.

quali non ostante la sua, migliore volontà, paralizzarono anche il commercio e l'industria. Dopoché fu vinta l'esitazione iniziale, Sisto V, che non conosceva mezze misure, procedette anche in questo con l'energia a lui propria. * Giovanni Gritti dice nella sua relazione del 1589, che il papa sino allora aveva già introdotto dieciotto nove imposte.2 Una, la tassa assai gravosa sul vino, che era stata decisa nella primavera del 1587, dovette di nuovo essere abbandonata nell'estate dell'anno seguente.3 Secondo Cicarella il numero delle nuove tasse sarebbe giunto a più di trentacinque.4 Paolo Parata assicura che dei 10 milioni di scudi, che Sisto V ricavò durante i suoi cinque anni di go­verno, solo un minone fu ricavato con nuove tasse, e tutto il restante provenne dalla vendita o dall'aumento degli uffici o da altre operazioni finanziarie.5 La discutibilità dei mezzi di cui Sisto V si servì per procurarsi nuovi proventi, sembra che a lui non sia venuta in mente, tanto era compreso della neces­sità di rendere incontestato nel mondo il credito e l'influenza del papato e della Chiesa, anche attraverso la sua indipendenza e superiorità finanziaria.6 Egli censurava i suoi predecessori, lo stesso Pio V,7 da lui tanto venerato, che non avevan pen­sato abbastanza a tenere a disposizione i mezzi pecuniari. Prin­cipi poveri, e massimamente un povero papa, diceva egli, ven­gono derisi anche dai bimbi, particolarmente, in un tempo, in cui tutto si può fare col denaro ; un principe saggio deve se­guire l'esempio delle formiche che ripongono nell'estate le provvigioni per l'inverno.8

1  Vedi reumont HI, 2, 583; brosch I, 281.

2  guitti 337.

8 Cfr. hubner I, 354. Gualterius (* Ephemerides 110 s., Biblioteca Vit­torio Emanu eie in Roma) cerca minutamente di giustificare la tassa sul vino. Anche un'imposta sulle merci importate in Ancona, che ebbe un'influen­za molto nociva, dovette essere di nuovo abolita; v. badoer * Relazione del 1589, Biblioteca Quirini in Venezia (ranke III8, 78*).

4  cicarella,   Vita Sixti  V. Secondo   questo è da correggere  moroni  LXV1I, 101. Intorno all'opposizione dei cardinali Paleotto e Carafa contro la pressione delle imposte v.   * Acta  consist.   ali'11   maggio  1587,   Archivio   Concistoriale del   Vaticano.  Malegnani menziona nella sua * Relazione del 4 luglio 1587, Ar­chivio   Gonzaga  in  Mantova,un libello contro le imposte e le riscossioni di danaro di Sisto V, che veniva qualificato per avaro. Che allora ci fosse del fer­mento in Roma è comunicato  pure  dell' ambasciatore  veneto  nel  suo * Dispaccio del 27 luglio 1587, Archivio di Stato in Venezia. Si profetizzava a Sisto V una morte violenta (v. la * Relazione di Malegnani del 5 settembre  1587,  loc. cit.) ma il papa rise perché si aumentasse la guardia al suo palazzo. V. 1' * Avviso del 2 settembre 1587, Urb. 1055, p. 338,   Biblioteca   Vaticana.

5  P. Paruta presso alberi II, 4, 410.

6  Vedi hekrb, Papsttmn 374 s.

7  Vedi la  * Relazione di Gritti del 26 luglio  1586,   Archivio   di   Stato in   V e n e zi a .

8  Vedi guitti 338.

Il Tesoro di Sisto V

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erarium romanae ecclesiae

1590 01 feb., Uno sforzo primario  di Sisto è quello di accrescere le disponibilità economiche, tant'è vero che a questa data i forzieri di Castel Sant' Angelo erano strapieni: 3.000.000 di scudi d'oro e 1.159.543 di scudi d'argento, grazie anche all'afflusso di denaro genovese, che determina un rilevante aumento dei  prezzi, sollecitato pure dall'incremento demografico.

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Industrie e commerci

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1585 -   18 dic. Sisto reintroduce a Roma l’Arte della Lana, come si fa notare nella Bolla Cum Alias; vengono incaricati di far fiorire quest’attività due Mercanti, Alessandro Capocefalo e Fenicio Alifano ai quali vengono prestati dodicimila scudi con l’obbligo di restituirli in dieci anni alla Camera Apostolica. Altri mille scudi vengono concessi senza obligo di restituzione per  i problemi logistici correlati, e presso la fontana di Trevi viene viene fatto costruire un mulino per lavorare la lana. Sovraintende il tutto il Cardinale di Santa Croce.

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Politica finanziaria ed economica

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Sisto cerca di migliorare la gestione finanziaria dello Stato attraverso la riduzione della spesa corrente  per la corte, per l'amministrazione e per la concessione di sussidi ad istituzioni e a sovrani cattolici.

Sul fronte delle entrate aumenta la tassazione diretta, introducendo una serie di nuove imposte, tra  cui figurano una tassa sulle stoffe e tessuti prodotti nello Stato pontificio, sulla legna da ardere importata a Roma, sulle carte da gioco, sulla vendita del vino al minuto, l'aumento delle tariffe  postali, la carne e sull'importazione di pelli e cuoi.

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Istruzione e istituzioni scolastiche sistine

Nel corso della sua vita straordinaria, Sisto V dedicò grande spazio e particolare attenzione e lungimiranza all'istruzione e alla crescita culturale dei giovani della sua terra. 
Sicuramente memore e pienamente cosciente delle difficoltà di accesso agli studi da parte dei giovani meno abbienti della sua terra Picena, nel 1578, da cardinale, donò 1300 scudi alla comunità di Montalto per pagare un maestro e per il mantenimento di cinque sue case donate, gratuitamente, alla scuola di grammatica, retorica e greco e a dare opitalità a cinque studenti dei paesi circonvicini: Porchia, Patrignone e Montedinove.

La Comunità montaltese nell'Assemblea generale del 1 dicembre dello stesso anno 1578, accettò con gratitudine il generoso dono del suo illustre concittadino e la scuola donata dal Cardinal Montalto  durò ininterrottamente fino al 1801, quando si pose fine a tale istituzione in seguito alla invasione francese. Di quelle case, oggi, è difficile stabilire l'esatta ubicazione.

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Istituzione della Scuola Pubblica a Grottammare

Come fece per Montalto quando ancora era cardinale, anche per Grottammare, una volta papa, Sisto V volle provvedere con una scuola alla educazione culturale del suo luogo di nascita. L'atto notarile, redatto a Roma dal notaio Tarquinio Cavallucci (o Caballuzio) è del 12 giugno 1885 e ricalca in pieno quello con cui si era istituita la scuola a Montalto: mille scudi per pagare un mae­stro che facesse scuola di grammatica, retorica e greco, cosicché gli alunni potessero accedere direttamente agli studi maggiori di filosofia, medicina o legge senza passare per altre scuole umani­stiche. All' istrumento notarile si aggiunsero, tre mesi più tardi, il 12 agosto 1585, alcune clausole circa l'investimento del denaro in censi e circa la nomina del maestro.

 

Purtroppo tale scuola non vide mai la luce: le clausole furono considerate dai beneficiati troppo rigide e diffìcili da sopportare.

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Atto notarile con cui il Card. Felice Peretti fonda la scuola a Montalto

casa peretti sacconiNel 1578 il Cardinale Peretti possedeva a Montalto diverse case comprate negli anni precedenti. In due rate (di cui la prima ammontava a 600 fiorini) il Cardinale estinse il debito e le fece restaurare in nove anni (evidentemente il Peretti non aveva mezzi adeguati per realizzare tutti i suoi progetti). In questo stesso anno, con un atto notarile steso a Roma presso il notaio Tarquinio Cavallucci, donò a Montalto 1000 scudi per pagare un maestro, cinque case per la scuola e le abitazioni degli scolari e 300 scudi come dote per il mantenimento delle case stesse. Tale scuola aveva il compito di fornire istruzione gratuita a tutti i ragazzi di Montalto e a cinque ragazzi dei tre paesi confinanti: Porchia, Patrignone e Montedinove. La scuola insegnava grammatica, retorica e greco, così che gli alunni potevano successivamente iscriversi alle maggiori scuole di filosofia, medicina e legge, senza bisogno di frequentare altre scuole.

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