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Il restauro del Reliquiario di Sisto V

Il restauro del Reliquiario di Sisto V, una delle opere di oreficeria più straordinarie, per l’antichità del manufatto, la preziosità dei materiali, la provenienza dalle antiche botteghe parigine, la sua storia, intrecciata con quella di due papi.

 

Il Reliquiario, realizzato in argento dorato ad amalgama di mercurio, è forse identificabile in una delle preziose opere conservate a Parigi nell'Oratorio della Cappellina del re Carlo V (1379 – 1380); nel 1457 l'oggetto ricompare nell'Inventario del cardinale veneziano Pietro Barbo , papa dal 1464 al 1471 col nome di Paolo II. A lui si devono le sostanziali modifiche compiute sul Reliquiario, con l’inserimento degli stemmi cardinalizi e delle due iscrizioni dedicatorie. Sulla sommità dell’opera viene posta una edicola che incornicia un prezioso medaglione d’oro, smalti, gemme e perle, in cui sono montati un cammeo bizantino in sardonica raffigurante Cristo e una lastrina d’oro incisa e niellata con una iscrizione relativa al committente . Nel 1587 papa Sisto V dona il prezioso oggetto alla cittadina di Montalto nelle Marche, sua "patria carissima", togliendolo dal Tesoro vaticano.

Diomede Vanni, l'orefice incaricato della "repolitura e rassettatura" dell'oggetto, si occupò certamente della modifica delle scritte dedicatorie aggiungendo sulla banda dello stemma preesistente gli emblemi del papa, la stella e tre monti.

La necessità di procedere ad un nuovo intervento conservativo è stata dettata dalla fioritura, sull’intera superficie metallica ed in particolar modo sulla base, di un velo pressoché uniforme di composti salini di alterazione, derivati dall’interazione della lega d’argento con l’acido formico esalato dalle strutture lignee che componevano la vetrina entro cui l’opera era da tempo conservata. Fenomeno meno appariscente e più localizzato erano alcune sbollature della doratura, concentrate principalmente nella parte inferiore della tavola smaltata. Per il resto lo strato vetrino degli smalti è in genere perfettamente solidale con il supporto aureo, anche in corrispondenza delle rare lacune (le più ampie riguardano le mani del Cristo, parte della veste dell’Angelo e della sua ala destra nel gruppo principale). Al contrario, risulta molto compromesso nell’adesione al supporto metallico e diffusamente fratturato il vasto prato fiorito che occupa la parte inferiore della tavola con il compianto sul Cristo, realizzato non in oro, ma in argento, molto probabilmente per motivi di resa cromatica; molte sono, di conseguenza, le lacune, che rendono visibile l’argento sottostante, ormai ossidato.

Per quanto l’antichità dell’opera, la sua complessità strutturale e la preziosità degli smalti invitassero ad un intervento il più cauto e prudente possibile, si è resa ben presto evidente la necessità di procedere ad uno smontaggio, seppure parziale, del Reliquiario. Le parti metalliche sono state sottoposte a pulitura. L’intervento sugli smalti è stato particolarmente lungo e minuzioso, completamente effettuato al microscopio. E’ stata effettuata la protezione delle parti metalliche con apposita vernice, ad eccezione dei fondali delle zone smaltate.

Al suo rientro presso il Museo Sistino di Montalto dove è conservato, il reliquiario verrà esposto in mostra dal 7 giugno al 14 settembre 2014 e collocato in una nuova vetrina con un ambiente microclimatico controllato, che garantirà le migliori condizioni per la sua corretta conservazione.

Dati tecnici:

Autori: Jean Du Vivier (?), Parigi, ultimo ventennio del secolo XIV; bottega orafa veneta, 1457-1464; Diomede Vanni, Roma, doc. 1587.Materiali e tecnica esecutiva: Argento (fuso, sbalzato, inciso, dipinto a tempera e dorato ad amalgama di mercurio); oro (in lamina, smaltato en ronde bosse ); niello; ferro; vetri; zaffiri; spinelli; perle; cammeo in agata sardonica.Misure: 66,5 x 43,0 x 23,0 cm.Montalto Marche (AP), Museo Sistino Vescovile.Restauri precedenti: Istituto Centrale del Restauro, Roma, 1987-1990.

Restauro:

Soprintendente: Marco Ciatti.
Direzione del restauro: Clarice Innocenti.
Direzione tecnica: Cinzia Ortolani.
Restauro: Paolo Belluzzo (Restauratore diplomato presso la Scuola di Alta Formazione dell’OPD).
Restauro della policromia a tempera degli angeli apicali: Oriana Sartiani (OPD).
Consulenza sulle antiche tecniche di realizzazione: Alessandro Pacini.
Indagini scientifiche: Simone Porcinai, Andrea Cagnini, Monica Galeotti (Laboratorio Scientifico dell’OPD).
Fotografie: Marco Brancatelli (OPD), Paolo Belluzzo, Bruno Vannucchi.

Tratta dal sito: http://www.opificiodellepietredure.it/index.php?it/21/news/337/il-restauro-del-reliquiario-di-sisto-v

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