2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

13.12.2021

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Celebrazioni 2021
Lunedì, 18 Marzo 2019
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DONO DEL RELIQUIARIO

RELIQUIARIO DI SISTO V

Breve di Sisto V ai Montaltesi in occasione del dono del reliquiario

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Reliquiario di Sisto V
Parte anteriore
 BREVE - VERSIONE ITALIANA >>


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Reliquiario di Sisto V
Parte posteriore
BREVE - VERSIONE LATINA >>


Il 28 luglio 1586, Sisto V affidava al montaltese mons. Lelio Morelli, da poco creato vescovo di Capaccio nel Regno di Napoli, un autentico capolavoro di oreficeria, accompagnandolo con un affettuosissimo Breve.

Si trattava di un oggetto collocato in Castel S. Angelo e già appartenuto a papa Paolo II, che lo aveva fatto confezionare assemblando vari pezzi preziosi, allorché era ancora cardinale vescovo di Vicenza e si chiamava Pietro Barbo. L'oggetto in questione dovette attirare l'attenzione di Sisto V non solo per la sua bellezza e valore, ma anche per la singolare coincidenza dell'uguaglianza degli stemmi pontifici di Paolo II e Sisto V: un leone rampante con fascia trasversale.

In cerca di continui regali da fare alla sua "carissima patria", Sisto V decise di donare a Montalto quest'opera: chiamò l'orefice ascolano Diomede Vanni e gli fece aggiungere le perette nello stemma, vi fece collocare delle reliquie in apposite teche ricavate (reliquia della Croce, di S. Paolo Ap., di S. Tommaso Ap., di S. Luca ev., di S. Stefano, di S. Giovanni Crisostomo, di S. Maurizio martire e di S. Pietro martire) e gli commissionò la nuova dedica: "Sixtus V Pont. Max. Monti Alto Patriae cariss. sacras Reliquias Pietatis sue monumentum D.D. Anno Pont. II", cioè: "Sisto V Pontefice Massimo, donò a Montalto, sua carissima patria, queste sacre reliquie, come segno del suo affetto, nel secondo anno del suo Pontificato".

Il prezioso reliquiario (raffigurante Cristo deposto dalla Croce e sorretto da un grande angelo, in una grande profusione di 8 zaffiri, 20 rubini, 19 ametiste, 9 bolassi, uno splendido cammeo e 58 perle legate in oro, delle dimensioni di cm. 66 x 25 e del peso di 9 chilogrammi) fu accolto con grande festa dalla popolazione e nella seduta del 16 agosto 1586 si decretò di custodirlo gelosamente (come il Papa chiedeva) e di mostrarlo solo tre volte l'anno, in occasione delle processioni del secondo giorno di Pasqua, del terzo giorno di Pentecoste e del 26 dicembre. Più tardi le processioni furono ridotte alla sola del terzo giorno di Pentecoste.

La gelosa custodia del reliquiario ha fatto sì che giungesse integro fino a noi, superando la triste vicenda del saccheggio delle opere d'arte messo in atto dai francesi già dal 1796. Ci furono vere e proprie sommosse cittadine per difendere il reliquario: fra tutte rimane famosa l'insurrezione popolare dell'8 aprile 1798 quando i montaltesi circondarono la cattedrale (che custodiva il reliquiario), disarmarono la guardia civile, ferirono il capitano, chiusero le porte della città e suonarono le campane a martello per raccogliere tutti a difesa. Seguirono intensi giorni di trattative con l'agente francese Lantelme che risiedeva a Fermo e il generale Gardan era sul punto di assalire la città e a metterla a ferro e fuoco. Si arrivò ad un compromesso: il perdono in cambio del pagamento di 216 "pezzi duri". In quell'occasione furono fusi e ridotti a verghe due candelieri d'argento donati alla cattedrale da Sisto V.

Il Breve sistino che accompagna lo splendido dono, e che riportiamo qui sotto
[Cfr. Zoom], si discosta dal solito stile curialesco e alla tenerezza delle frasi unisce una grande delicatezza di sentimento. Si nota anche una perfetta conoscenza della città e dei suoi governanti. Nulla esclude che la lettera sia uscita dalle stesse mani del pontefice.

Reliquiario di Sisto V donato alla Citta' di Montalto (Parte anteriore)

 

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Versione in italiano


SISTO V

Ai diletti figli Comunità e Uomini delle Terra di Montalto Patria nostra carissima

Diletti figli, salute e apostolica benedizione. Quanto sia intenso il nostro affetto verso cotesta terra di Montalto, carissima patria nostra e nostra culla, vi sarà facile apprenderlo sia dalle molte grazie e benefici che fino ad oggi le abbiamo conferito, sia soprattutto ora dal presente donativo che da poco abbiamo affidato al venerabile fratello il Vescovo di Capaccio, vostro concittadino, perché lo rechi a voi. Già dalla prima occhiata che darete a questo oggetto, vedrete che non si tratta di cosa poco preziosa o fatta da mediocri artigiani, poiché avrete fra le mani un'opera lavorata di puro oro e argento e ornata, con arte mirabile, di pietre preziose e di gemme. Se poi con fede si guarderà al valore e all'efficacia di quelle reliquie che vi sono racchiuse, il dono apparirà certamente inestimabile e preziosissimo. Queste reliquie infatti, anche se sembrano pochi e piccoli frammenti di Martiri, hanno la stessa virtù dei loro corpi e delle stesse anime loro gloriose in cielo. Infatti comprova ciò l'autorità di quell'insigne teologo Gregorio di Nazianzo, il quale lasciò scritto che i soli corpi dei Santi hanno lo stesso potere delle loro anime, sia che vengano toccati con le mani od onorati, sia che una sola stilla del loro sangue o un piccolo segno del loro martirio possono quanto i corpi loro. Accogliete, dunque, o figli benedetti, questi sacri Pegni che saranno non soltanto testimonianza solenne di devozione verso la patria nostra e di paterno affetto per voi, ma anche mezzo di protezione di voi tutti, armi sicure per respingere i nemici, sacri vincoli per conciliare e mantenere la pace fra i cittadini, celeste rimedio per tener lontano le epidemie e ogni altra malattia, fiducia certissima, infine, di conseguire tutti i beni celesti e terreni. Imprimetevi bene in mente questo: che Noi, sull'esempio e sulle orme di moltissimi nostri predecessori Pontefici in questa santissima sede, che assunti al supremo apostolato della Chiesa universale trasformarono in Tempio la casa paterna adornandola di sacre Reliquie di Santi Martiri, cercandole con grande cura in ogni parte, abbiamo voluto decorare con queste Reliquie di Santi Martiri la nostra casa paterna, e non intendiamo per questa l'angusto spazio di quattro mura, ma con patrio affetto intendiamo con essa il luogo che raccoglie insieme tutti voi Cittadini, cioè la stessa Montalto. Vi esortiamo pertanto, quanto possiamo con la grazia di Dio, e vi avvertiamo di collocare questo insigne Reliquiario nel palazzo civico della stessa Montalto in luogo adatto e convenientemente ornato onde vi sia conservato e custodito in perpetuo. Ordiniamo inoltre che esso sia solidamente chiuso e conservato a quattro chiavi, una delle quali resti presso il decano della Collegiata, la seconda presso il primo Priore, la terza presso il primo Notaio, la quarta presso il Sindaco: e sia perpetuamente inalienabile, come cosa sacra, né possa essere tirato fuori di là o asportato se prima non sia convocato il cosiddetto piccolo Consiglio municipale e chiesto e ottenuto da esso il voto in forma solenne; voto che dovrà essere richiesto tante quante saranno le processioni indette da voi in codesta Terra, in determinati giorni dell'anno. E in tali giorni, perché possiate sperimentare più grande il nostro favore per voi e per il vostro popolo, a tutti e singoli i fedeli d'ambo i sessi che veramente pentiti, confessati e comunicati interverranno devoti a tali Processioni, nelle quali saranno recati per codesta Terra con la dovuta riverenza le dette Reliquie e pregheranno per la pace delle nazioni cristiane, per l'esaltazione di santa madre Chiesa e per l'estirpazione delle eresie, concediamo l'indulgenza plenaria: e a quelli che faranno fermo proposito di confessarsi e comunicarsi in tempo utile concediamo l'indulgenza di duecento anni e altrettante quarantene nella consueta forma, confidando nella misericordia di Dio Onnipotente e nell'autorità dei suoi apostoli Pietro e Paolo. Molte altre cose vi esporrà a nostro nome il suddetto Vescovo, alle cui parole dovrete prestar fede. 

Dato in Roma il 28 luglio 1586, anno secondo del nostro pontificato.

L'originale in pergamena, in latino, si trova presso l'Archivio Comunale di Montalto. È riportato anche dal Pistolesi (pp. XLV-XLVI, 100, 105). La traduzione è nostra, mantenendo in qualche parte quella del Pistolesi.

Parte posteriore e vers. latina del "Breve">>

Reliquiario di Sisto V donato alla Citta' di Montalto (Parte posteriore)

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Versione latina

SIXTUS PPV

Dilecti filii, salutem et apostolicam benedictionem. Quanta dilectione et charitate clarissimum patrium solum nostra incunabula ipsam terra Montem Altum prosequamur tum ex multis a nobis usque ad hanc diem collatis in eam gratiis et beneficiis tum ex hoc potissimum munere quod nuper venerabili fratri episcopo Caputaquensi concivi vestro ad nos perferendum dedimus facile intelligere poteritis. Siquidem si res ipsa etiam primo tantum a nobis perpendatur, profecto eam esse non parvi pretii, ac non mediocris artificcis agnoscetis, ex auro enim argento opus ipsum fabrefactum lapidibus et gemmis arte mira distinctis contextum reperitis. Sin autem virtus et efficacia illarum, quae inibi includunt reliquiarum interiori oculo inspiciatur, procul dubio inestimabile atque adeo pretiosissimum munerum locus letissimum donum esse apparebit. Quae quidem reliquiae etsi modica et perexigua Martirum fragmenta videantur, tamen eandem illis inesse virtutem, quae in eorum corporibus, ac in ipsis animabus, quae in celo existunt. Utique probat auctoritas magni illius theologi Gregorii Nazianzeni dicentis quod Sanctorum vel sola corpora idem possunt quod animae sanctae sive manibus contrectentur, sive honorentur quorum vel sola sanguinis gutta, atque exigua passionis signa idem possunt quod corpora. Suscipite igitur vos benedictionis filii haec sacra pignora, quae non solum erunt pietatis nostrae in ipsam patriam nostrisque in vos paterni animi monumentum, sed etiam ad vestri omnium custodiam minimen, ad pulsandos hostes arma fidelia, ad conciliandam conservandamque inter cives pacem sacra vincula, ad luem omnemque morbum pellendum celeste remedium, ad omnia denique bona tam coelestia quam terrena comparanda certissima fiducia. Sic existimate nos complurium predecessorum nostrorum huius sanctissimae sedis antistitum, qui ad universalis apostolatum assumpti domum paternam in Ecclesiam commutatam, sacris sanctorum martyrum reliquis ex diversis locis summa industria conquisitis ornarunt, exempla atque vestigia sectantes, paternam domum quam non brevis spatii metimur angustiis, sed patria dilectione eam esse censemus quae in unum omnes vos concives amplectitur Terram scilicet ipsam Montem Altum hisce sanctorum martyrum pignoribus decorare voluisse. Quo circa vos quantum cum Deo possumus hortamur et monemus ut hanc insignium reliquiarum thecam in palatio eiusdem Terrae Montis Alti, in loco congruo et decenter ornato, perpetuis futuris temporibus asservandum et custodiendum collocetis. Mandantes insuper ut ibi sub quatuor clavibus, quarum una penes Collegiatae ecclesiae Decanum, alterum penes primum Priorem, tertia penes primum ex Notariis, quarta vere penes Scindicum manere debeat conclusa, atque consignata habeatur, ac uti res sacra perpetuo inalienabilis sit, indeque nec extrahi, nec asportari queat, nisi convocato prius eiusdem patriae concilio, quod parvum appellatur, eiusque voto solemniter perquisito et obtento, quod quidem notum tunc demum perquirendum et postulandum erit, ubicunque in ipsa Terra processiones per vos certis anni temporibus indicendae, celebrandae erunt. Cuius sane celebrationis diebus, ut uberiorem in vos, populumque vestrum gratiam nostram agnoscatis, omnibus et singulis utriusque sexus christifidelibus vere poenitentibus et confessis, ac sanctissimae eucharistiae sacramento refectis, qui huiusmodi processionibus ubi predictae reliquiae ea, qua decet, reverenti per ipsam Terram circumferentur, devote interfuerint, et pro christianorum principum concordia et sanctae matris Ecclesiae exaltatione, haeresumque extirpatione pias ad Deum preces effunderint, plenariam omnium et singulorum peccatorum suorum indulgentiam et remissionem; illis autem qui statutis a iure temporibus firmum confitendi, et sacrosanta Eucharistiam pariter suscipiendi propositum habentibus, ducentos annos et totidem quadragenas de iniunctis eis vel alis quomodolibet debitis poenitentiis in forma Ecclesiae consueta, et omnipotentis Dei misericordia, et beatorum Petri et Pauli apostolorum eius auctoritate confisi, misericorditer in Domino concedimus et relaxamus. Plura autem nostro nomine idem Episcopus coram vobis exponet, cuius orationi fidem habebitis.

Datum Romae apud Sanctum Petrum, sub anulo Piscatoris, die 28 iulii 1586, pontificatus nostri anno secundo. 

L'originale in pergamena, in latino, si trova presso l'Archivio Comunale di Montalto. È riportato anche dal Pistolesi (pp. XLV-XLVI, 100, 105). La traduzione è nostra, mantenendo in qualche parte quella del Pistolesi.

Parte anteriore e vers. italiana del "Breve"  >>

Testo e traduzione di Vincenzo Catani, La Chiesa Truentina, Op. cit., pp. 70 - 74 >>

Scheda Reliquiario di Montalto, a cura del Museo Diocesano Intercomunale di Arte Sacra

Reliquiario di Sisto V

recto: arte orafa parigina (sec. XIV-XV); argento dorato, smalti, rubini balasci, perle, cammeo bizantino
verso: arte orafa veneziana (sec. XV); argento dorato
cm 66x42
proprietà: Montalto Marche, Cattedrale

Tra i doni che il cardinal Peretti, poi papa Sisto, fece alla sua terra, il reliquiario rappresenta senza dubbio l'esemplare di maggior splendore, documento di una stretta unione tra la pietà cristiana, da una parte, e la bellezza e la maestria dell'arte, dall'altra.

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Il restauro del Reliquiario di Sisto V

Il restauro del Reliquiario di Sisto V, una delle opere di oreficeria più straordinarie, per l’antichità del manufatto, la preziosità dei materiali, la provenienza dalle antiche botteghe parigine, la sua storia, intrecciata con quella di due papi.

 

Il Reliquiario, realizzato in argento dorato ad amalgama di mercurio, è forse identificabile in una delle preziose opere conservate a Parigi nell'Oratorio della Cappellina del re Carlo V (1379 – 1380); nel 1457 l'oggetto ricompare nell'Inventario del cardinale veneziano Pietro Barbo , papa dal 1464 al 1471 col nome di Paolo II. A lui si devono le sostanziali modifiche compiute sul Reliquiario, con l’inserimento degli stemmi cardinalizi e delle due iscrizioni dedicatorie. Sulla sommità dell’opera viene posta una edicola che incornicia un prezioso medaglione d’oro, smalti, gemme e perle, in cui sono montati un cammeo bizantino in sardonica raffigurante Cristo e una lastrina d’oro incisa e niellata con una iscrizione relativa al committente . Nel 1587 papa Sisto V dona il prezioso oggetto alla cittadina di Montalto nelle Marche, sua "patria carissima", togliendolo dal Tesoro vaticano.

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Reliquiario di Montalto

E-mailStampa

JEAN DU VIVIER (?), Parigi, ultimo ventennio del secolo XIV; bottega orafa veneta, 1457-1464; Diomede Vanni, Roma, doc.1587.
Reliquiario con Imago Pietatis e Scene della Passione (detto 'Reliquiario di Montalto')
Oro, argento fuso, sbalzato, inciso, dipinto e dorato, smalti en ronde bosse, gemme (zaffiri e spinelli), perle, cammeo in sardonice; cm 66,5 x 43 x 23
Montalto Marche (AP), Museo Sistino Vescovile; Restauro: Istituto Centrale del Restauro, Roma, 1987-1990

Reliquiario Sisto VIl cosiddetto 'Reliquiario di Montalto' è un cimelio straordinario il cui valore artistico e la cui entità storica sono stati adeguatamente indagati fin dalla metà del secolo scorso: dal fondamentale studio di Theodor Muller e Erich Steingraber (1954) ai più recenti contributi di Filippo Trevisani (1987 e 2003) e di Anna Rosa Calderoni Masetti (1997 e 2003). Le vicissitudini storiche e i passaggi di proprietà del prezioso manufatto, che qui si riassumono, ne hanno determinato le complesse variazioni morfologiche e stilistiche che, nel tempo, lo hanno condotto allo stato attuale.

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IL RELIQUIARIO DI SISTO V

IL RELIQUIARIO DI SISTO V

Opera del 400 d'ignoto autore.

È ritenuto il pezzo più insigne esistente in Italia di un'arte preziosissima, irrimediabilmente tramontata, quella degli smalti su oro.

Il gruppo principale rappresenta "la Pietà" e domina con grande efficacia il campo del quadro.

L'inestimabile capolavoro misura in altezza cm 66 e in larghezza cm. 25.
Pesa 9 Kg. e contiene 8 reliquie (una della Santa Croce), 58 perle, 20 rubini, 19 ametiste e zaffiri.

Alla sommità, sotto un grazioso tabernacolo, si trova un "cammeo" della specie delle corniole, recante in rilievo la figura del Redentore, di valore incalcolabile.

Fu mandato a Montalto come "mezzo di protezione, arma sicura per respingere i nemici, sacro vincolo per conciliare e mantenere la pace tra i cittadini, celeste rimedio per tenere lontano epidemie ed ogni altro morbo, fiducia certissima per conseguire tutti i beni celesti e terreni" (dal "Breve" con cui Papa Sisto accompagnava il preziosissimo dono in data 28 luglio 1586 - anno secondo del suo Pontificato).

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In: Comunità di "S. Maria Assunta" Cattedrale -Basilica di Montalto M. ...(a cura), Montalto delle Marche ... da ieri a oggi, Montalto Marche, 1979, pp. 20, 21.

GEMME DEL RELIQUIARIO DI SISTO V DI MONTALTO DELLE MARCHE


Su commissione dell'istituto Centrale di Restauro di Roma, nell'aprile 1988 sono state esami¬nate tutte le gemme incastonate in un Reliquiario, della seconda metà del sec. XIV, donato da Papa Sisto V alla sua città natale, Montalto nelle Marche, nell'anno 1586 ove è esposto a tutt’oggi presso il Museo Sistino Vescovile.
Il reliquiario, in oro e argento dorato, è splendidamente decorato con smalti "ronde-basse", e nella facciata anteriore e nel basamento sono incastonate un totale di 98 gemme, di cui 19 di colore azzurro, 20 di colore rosa, 59 perle ed un cammeo.

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