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VICE - PROTETTORI*

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SERIE DEI VICE-PROTETTORI

  1. Mario Casali, « nobilis et senator Bononiensis, Eques de Calatravi Ordinis Cisterciensium (ASB, Demaniale, 46/7267, int. 10, ff. 9-10): dalla fondazione del Collegio al 28-8-1600, data della sua morte (72/7293,' f. 67); agli inizi il suo titolo era di « Procurator Collegii Montis Alti» (100/7321, 20-9-1585); « Vice Protettore » dal 1589 (27/7248, int. 34; 72/7293, f. 60).

  2. Conte Filippo Pepoli: dal 9-9-1600 al dicembre 1626 (72/7293, ff. 67, 157; cfr. 30/7251, int. 29, 33, 39); eletto ambasciatore di Bologna presso il Pontefice, venne sostituito interinalmente dal Sen. Francesco Cospi dal 1616 al 1618 e ancora nel 1621-22 (72/7293, f 120v; cfr. 30/7251, int. 16, 19, 21, 26, 43); ma avendo dovu­to anche il Cospi recarsi a Roma nel marzo 1622 per lo stesso motivo, fu sostituito sempre interinalmente dal Dott. Annibale Marescotti, giudice del Collegio dal 1615 (72/7293, f. 120v; 46/7267, int. 10; 47/7268, int. 19; 30/7251, int. 51; 89/7310, ff. 8, 40v, 47v, 70, 71v).

  3. Sen. Francesco Cospi: dal dicembre 1626 alla morte, 2-11-1640 (72/7293, f. 157; 73/7294, ff. 29v, 42; cfr. 31/7252, int. 22, 24, 26, 32, 34, 38, 39, 41; 32/7253, era stato anche presidente della « Fabbrica » di S. Petronio (Bologna, Bibl. Archiginnasio, ms. B.3350, int. 1; una sua lettera del 1626 ivi, B. 936, int. 19; altra sua lettera del 1608 in Bibl. Universitaria, ms. Italiano 2012, busta V, e nel ms. Ital. 1711 una lettera a lui di Bartolomeo Dondini, 8-1-1605).

  4. Sen. Ciro Marescotti: dal 17-11-1640 al giugno 1641, allorché diventò Vice Protet­tore Alberto Grassi, nipote del Protettore card. Pallotta (73/7294, ff. 42v, 43; 32/7253, int. 25, 26); fu ancora Vice Protettore interinale dal dicembre 1641 al lu­glio 1644, venendo supplito a sua volta — per un incidente giuridico occorsogli — dall’arcidiacono Francesco Paleotti (73/7294, cfr. anche 16-5-1643; 90/7311, ff. 17-20, 21-23).

  5. Conte Sen. Alberto Grassi: dal giugno 1641 alla morte, 1-5-1663 (32/7253, int. 26; 33/7254, int. 38; 74/7295, ff. 8, 15); con Ottaviano Zambeccari e Achille Volta fu ambasciatore d’obbedienza a Innocenzo X per la città di Bologna e ci è stata con­servata l’orazione da lui pronunciata (Bologna, Bibl. Universitaria, ms. Lat. 2349, ff. 49-50; Bibl. Archiginnasio, B.448, f. 303 ss.; B. 454, int. 1; ms. Malvezzi de' Medici, cart. 75, int. 1); per la sua morte il Collegio celebrò un solenne rito fune­bre il 26-9-1663 e stampò l’opuscolo Aquila Parentalis sive Funebris Apparatus in Fu­nere comitis Alberti de Grassi: Senatoris Bononiae et Collegi Montis Alti Vice- Protectoris,che vide la luce nel novembre 1663 (74/7295, ff. 8v-9, 15); nel 1654 era stato supplito dal fratello Fulvio (90/7311, ff. 123v-124, 125-127; 33/7254, int. 14, 16).

  6. Conte Giovanni Gaspare Grassi, figlio del precedente: dal 19-5-1663 al maggio 1671 (74/7295, ff. 8v, 12-12v, 20v-21; 34/7255, int. 8, 9, 11); nei suoi viaggi a Roma fu supplito dall’oratoriano P. Ettore Ghisillieri (74/7295, ff. 13, 39, 39v, 64v-65).

  7. Francesco Giovanni Sampieri: dal maggio 1671 al marzo 1686 (34/7255, int.12, 15, 55; 35/7256, int. 1, 3, 5, 6 ecc.; 39/7260, int. 25; 53/7274, int. 50; 56/7277, int. 81; 91/7312, fif. 16, 22v-23, 25, 26v, 27v-28, 29v-30).

  8. Sen. March. Francesco Azzolini: dal marzo 1686 al luglio 1701 (36/7257, int. 16 ove si parla di trattativa avvenuta tre anni prima, 18, 19, 25 ecc.; 91/7312, ff. 129v-131v, 12-7-1701 è dimissionario); nei suoi frequenti viaggi a Roma fu supplito da Giuseppe Michele Malvezzi (37/7258, int. 4; 91/7312, ff. 59, 62v, 64v), da Bar­tolomeo Mori (91/7312, fif. 119v, 12 lv, 122v) e più volte dall’arcidiacono Anton Felice Marsigli (37/7258, int. 12, 16; 38/7259, int. 21; 74/7295, f. 145) il quale nel 1701 fu promosso arcivescovo di Perugia (lettera gratulatoria dei collegiali del 28-12-1701 in 75/7296, f. 9v; cfr. Hier. Cath., V, p. 331). Dell’Azzolini ci è rima­sto un Colloquio da lui avuto, prima di morire, col suo primo ministro di tesoreria Giovanni Ludovico Francia, « pubblicato dalla loro confidenza ad universal esempio degli altri» (esemplari in: Bologna, Bibl. Archiginnasio, ms. B.43, f. 156 ss.; B.3509, f. 100 ss.; Bibl. Universitaria, ms. 244, int. 27; ms. 3874, G, int. 7); sue lettere in: Bibl. Archiginnasio, B.464, int. 6 (Bologna 17-7-1686), B. 943, int. 9 (tre lettere del 1671); Bibl. Universitaria, ms. 3881, caps. LVII KK (Roma 15-2-1676).

  9. March. Sen. Cesare Tanara, fratello del Card. Tanara: dall’agosto 1701 al 1712 (75/7296, f. 8; la patente di nomina è del 1-11-1701: 94/7315, alla data; 39/7260, int. 15); negli ultimi mesi di vita fu supplito dal figlio Franciotto (39/7260, int. 17, 21; 91/7312, ff. 170, 171, 173v); dopo la sua morte i collegiali diedero alle stampe l'opuscolo Descrizione del funerale fatto nella chiesa del Pontificio Collegio di Montalto in Bologna al già sig. March. Cesare Tanari Vice Protettore di detto Collegio, li 14 Mar­zo 1712, con l’orazione latina di Igpazio Erei alunno di detto Collegio (Bologna, Giovan Pietro Barbiodi, 1712, in-fo); sue lettere in: Bologna, Bibl. Archiginnasio, B.38, f. 98 (Roma 10-10-1699) e B.946, int. 95 (1693).

  10. March. Floriano Malvezzi, Arcidiacono, Cancelliere Maggiore dell’Archiginnasio: dal luglio 1712 alla morte, 30-4-1721 (75/7296, f. 20v; 39/7260, int. 34, 39, 42, 47; 40/7261, int. 1, 4, 6, 25); nd trigesimo della morte venne celebrato in collegio un solenne rito funebre e dato alle stampe l'opuscolo Descrizione dellesequie fatte nella chiesa dell’Almo Collegio Pontificio di Montalto in Bologna al già March. Arcidia­cono Floriano Malvezzi Vice Protettore del Collegio medesimo, a dì 30 Maggio 1721, con l’orazione Latina dell’abbate Giambattista De Luca alunno di detto Collegio; sua lettera del 1697 in Bibl. Archiginnasio, A. 1899, £. 103, e B. 937, int. 59.

  11. Ricciardo Isolani, Arcidiacono della Metropolitana, Lettore Collegiato di Utroque e di Filosofia nello Studio bolognese dal 1714 al 1742, Cancelliere Maggio­re dell’Archiginnasio: dal 26-7-1721 al 1725, allorché fu nominato Governatore pon­tificio di Benevento (98/7319, fasc. 3; 40/7261, int. 30, 31; Umberto Dallari, I Rotuli dei Lettori Legisti e Artisti nello Studio Bolognese dal 1384 al 1799, vol. IlI parte I, Bologna 1891, pp. 254-352; parte II, Bologna 1919, pp. 3-23); vescovo di Senigallia dal 1734 alla morte, 2-1-1742 (Hier. Cath., p. 375); sue lettere in Bibl. Archiginnasio, B.930 («Copia di lettere di Mons. Rizzardo Isolani bolognese, vescovo di Sinigaglia, dal 1° giugno 1738 per tutto li 31 dicembre 1739»), B 938 int. 32 (1699 e 1705); Bibl. Universitaria, ms. 635, vol. 3° verso la fine (1735 - 39).

  12. Claudio Maria Guidotti, « Doctor Utriusque Juris », Canonico della Metropolitana dal 1725 al 1732 (38/7259, int. 25 bis; 40/7261, int. 34, 37, 38; 41/7263, int, I, 4; 75/7296, f. 36; 76/7297, f. 6); confermato dal card. Prospero Marefoschi iI 29-3-1727 «per aver corrisposto con la dovuta vigilanza a questa carica negli anni addietro» (77/7298, f. 92); la Bibl. Universitaria di Bologna, ms. Latino 12 (9 G), conserva del Guidotti varie Oratiunculae tenute per il conferimento di lauree lal 1680 al 1717 e per la venuta di vari cardinali dal 1706 al 1738, nonché una ventina di Schoedae variae: composizioni non tutte sue, ché alcune sono del gesuita P. Antonio Galloni, altre di Don Gaspare Tuazzi.

  13. March. Sen. Franciotto Tanara, figlio dell’ex Vice Protettore Cesare (cfr. n. 9) dal febbraio 1732 al 1735 (76/7297, f. 13; 41/7262, int. 7, 12, 13); la Bibl. Universitaria di Bologna ci ha conservato (ms. 3933, caps. XCVIII, int. 7) la Oratio habita in Aede divi Antonii Collegii Montis Alti in funere March. Senatoris Frannciottl Tanarii, dicti Collegii Pro-Patroni, anno 1735, dalla quale veniamo a sapere che la madre era una Carpegna, che egli fu più volte ambasciatore in Francia Germania e altrove, che quattro volte fu console del senato bolognese; riguardo alla sua gestione del Collegio, il testo dice: «Cum vix illuxissent felicissimi dies illi, quibus Franciottus nobis Propatronum datus est, quaenam signa eius vigilantiae studiique utilitatis nostrae non vidimus? Vos testes appello, augustissimi huiusce Templi parietes, qui tunc primo eum excepistis, ac primas amoris, mansuetudinis, suavitatis, imperii, consilii, animique magnitudinis voces nobiscum audistis: quibus dulcissima erat nobis necessitas laetitiae lacrymis respondere. At quidnam nobis ipse de se tunc full pollicitus, quod summa postea fide non perfecerit? Statuta ac iura nostra observari ac tueri quotidie acriter curabat. Rem familiarem quam sedulo, quam vigilanter administrabat! In morum vero disciplina studiisque Alumnorum quid operae, quid curae ponebat? Ad haec praecibus ipsis, hortationibus, minis, blanditiis, poenis, praemiis excitare nos quotidie atque infiammare solebat. Quid plura? Totidem erant amplissima in nos beneficia, quot erant eius cogitationes et curae, quibus perpetuam securitatem, commoda, quietem Collegio huic suo relinquere tantopere cupiebat». Sempre la Bibl. Universitaria (ms. 2353, ff. 164-184) conserva varie pratiche svolte dal Tanara per l’eredità patema.

  14. Lattanzio Felice Sega, Preposito della Metropolitana e poi (dal 1743) Vescovo tito­lare di Amatonta e Vicario Generale di Bologna: dal 30-12-1735 (patente di nomi­na: 17-12-1735) alla morte, 20-6-1758 (41/7262, int. 15; 99/7320, int. 6; Hier Cath., VI, p. 79); nel 1754-55, in occasione di un suo viaggio a Roma, nominò suo supplente il Floriano Dolfi (101/7322, 4-11-1754); la Bibl. Universitaria bolognese conserva il testo della sua supplica per poter leggere i libri proibiti (ma. 3880, caps. LVI, F, 3-12-1708) e un brano d’una sua lettera a Benedetto XIV (ms. 3890, D, 30) e del Pontefice a lui (ms. 206, int. 8); più importante però è il ms. 184, int. 16, della stessa Biblioteca, con «Notizie biografiche di Mons. Lattanzio Felice Sega, 20-6-1758 »; la Bibl. dell’Archiginnasio (ms. B.3329) conserva il lungo discorso funebre pronunciato dal barnabita Marcantonio Cristofori: In morte dell'Il lustrissimo e Reverendissimo Mons. Lattanzio Felice Sega, Vescovo di Amatonta. Orazione di Marc’Antonio Cristofori, della Congregazione di S. Paolo, professore di Eloquenza nel Seminario di Bologna.

  15. Conte Vincenzo Zambeccari, Arcidiacono della Metropolitana, Cancelliere Maggiore dell’Archiginnasio: dal 19-7-1758 (patente di nomina: 12-7-1758) al dicembre 1761 (79/7300, ff. 10-11v; 43/7264, int. 34, 36, 39, 40; 101/7322, 6-11-1761); fu Letto­re Legista nello Studio bolognese dal 1769 al 1800 (Dallari, I Rotuli... cit., III, parte II, pp. 165-325); il ms. B.1440 dell’Archiginnasio conserva Varie congetture fì­siche intorno ai tremuoti, sottomesse al saggio discernimento dell’illustrissimo e reverendissimo Mons. Arcidiacono Vincenzo Zambeccari, di Giovanni Aldini, anno 1780.

  16. Can. Roderigo Zanchini, Dottore Collegiato di S. Teologia: dal 26-1-1762 (patente di nomina: 16-1-1762) al 29-12-1764 (43/7264, int. 49; 79/7300, ff. 14-16; 44/7265, ff. 5-5v).

  17. Sen. Filippo Carlo Ghisillieri, Vice Protettore straordinario durante la Visita econo­mica per l’affare Zaccherini: dal 29-12-1764 al 10-11-1765 (44/7265, ff. 5-5v; cfr. anche alla data 17-9-1765, rogito di Giov. Francesco Casolari).

  18. Conte Filippo Vernizzi, Proposito di S. Petronio, Lettore Collegiato di Diritto nello Studio bolognese dal 1724 al 1773: dal 10-11-1765 (patente di nomina: 7-11-1765) al novembre 1772 (Roma, Bibl. Apost. Vaticana, R.G.Storia. IV. 8157, nota margina­le a p. 46; 44/7265, 22-11-1765; 101/7322, 8-2-1772; Dallari, I Rotuli... cit., parte I, pp. 299-354; parte II, pp. 4-182); nominato Lettore di Istituzioni e di Or­dinaria al Coll. Montalto il 7-8-1731 (78/7299, ff. 10, 16; 79/7300, ff. 9v-10); alcu­ne sue opere nella Bibl. bolognese dell’Archiginnasio: B.1488 (Adnotationes ad Institutiones Canonicas comitis Vincentii Sacco, a Comite Philippo praeposito Vernizzi... ela­boratae, B.2200 e 2201 (L’immunità di Castel Fiuminese e la città di Bologna..., con aggiunta una Informazione di fatto e di diritto per Castel Fiuminese ms. e stampata nel 1755), B. 3414, interni H, L, M (Pareri legali per la famiglia Ghisillieri), Gozzadini 166 f. 74 e Malvezzi de’ Medici cart. 86, l/d (Esposizione di un passo del famo­sissimo Dottor di Legge Giovanni da Ligpano in difesa di Bologna accusata di infedeltà alla Chiesa, Bologna, Lelio della Volpe, 1762), B.938 int. 51 (due lettere dd 1738) e B.1558 (un sonetto di argomento sacro, se è suo); la Bibl. Universitaria d ha conservato le sue Dissertazioni legali (ms. 4175, caps. XLIX, int. 19: Bologna, 1765, 47 pp.) e una lettera delI’8-11-1755 al Papa (ms. 668, int. 10).

  19. March. Roberto Angelelli, Prelato Domestico di Sua Santità: dal 13-11-1772 al 25-5- 1773 (44/7265, alle date); dallo strumento della presa di possesso, rogato da Giov. Batt. Guarmani, veniamo a sapere che la patente di nomina era stata data dal card. Alessandro Albani il 4-12-1768 e in essa si diceva: «In vista dell’avanzata età del moderno Vice Protettore Sig. Conte Prevosto Vernizzi, volendo noi prove­dere sin d'adesso di un degno successore una tal carica nel caso di vacanza, infor­mati come siamo della probità, prudenza e integrità in ogni parte riguardevole del March. Roberto Angelelli, Prelato Domestico di N. S. e Primicerio in S. Petronio, adesso per allora abbiamo voluto eleggerlo... ».

  20. March. Annidale Banzi, Primicerio di S. Petronio: dal 25-5-1773 (patente di nomi­na: 15-5-1773) al settembre 1794 (44/7265, 25-5-1773; 100/7321, 12-6-1794; Cap. S. Pietro, 256/2050, f. 4 bis).

  21. Mons. Paolo Giuseppe Castelli Pirattini, Vescovo titolare di Targa, Pro-Vicario Ge­nerale di Bologna: dal 3-11-1794 (patente di nomina: 30-8-1794) alla soppressione del Collegio, 7-4-1797 (100/7321, 3-11-1794 e int. 45; Hier. Cath., VI, p. 393); era stato confermato dal card. Antici il 19-11-1795 (79/7300, ff. 20-20v).

* Giuseppe Cagni, Il Pontificio Collegio «Montalto» in Bologna (1595 - 1797), in «Studi Barnabiti», Tip. Don Bosco, Appendice terza, pp.122-126.

CARDINALI PROTETTORI*

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SERIE DEI CARDINALI PROTETTORI

  1. Alessandro Peretti: fondazione del Collegio al 2 giugno 1623
  2. Andrea Peretti Baroni: dal giugno 1623 al 3 agosto 1629
  3. Felice Centini: dall’agosto 1629 al 25 gennaio 1641.
  4. Giovanni Battista Pallotta: dal 30 gennaio 1641 alla fine di dicembre 1641.
  5. Francesco Peretti: dalla fine di dicembre 1641 al luglio 1644.
  6. Giovanni Battista Pallotta: dal luglio 1644 al 21 gennaio 1668. Segue un intervallo («interregno») di tre anni e tre mesi, per la controversia fra i cardinali Savelli e Azzolini.
  7. Paolo Savelli Peretti: dal 28 aprile 1671 all’ll settembre 1685.
  8. Decio Azzolini: dal 10 novembre 1685 al 6 giugno 1689.
  9. Pier Matteo Petrucci: dal 27 giugno 1689 al 5 luglio 1701.
  10. Gaspare Carpegna: dal 16 luglio 1701 al 6 aprile 1714.
  11. Giuseppe Vallemani: dal 18 aprile 1714 al 14 dicembre 1725
  12. Prospero Marefoschi: dal 21 dicembre 1725 al 24 febbraio 1732
  13. Annibale Albani: dal 3 marzo 1732 al 21 ottobre 1751.
  14. Alessandro Albani: dal 29 ottobre 1751 all'11dicembre 1779.
  15. Mario Marefoschi: dal 17 dicembre 1779 al 23 dicembre 1780.
  16. Bernardino Honorati: dal 29 dicembre 1780 aln 1782
  17. Giovanni Battista Rezzonico: dal 1782 al 21 luglio 1783.
  18. Gregorio Salviati: dal luglio 1783 al 5 agosto 1794
  19. Guglielmo Pallotta: dal 20 agosto 1794 al 21 settembre 1795
  20. Tommaso Antici: dal 25 settembre 1795 alla soppressione del Collegio da parte ddle autorità della Repubblica Cispadana, 7 aprile 1797

* Giuseppe Cagni, Il Pontificio Collegio «Montalto» in Bologna (1595 - 1797), in «Studi Barnabiti», Tip. Don Bosco, Appendice II, p.121.

L'opera di Gregorio XIII

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L’idea di un Collegio pontificio a Bologna non si deve a Sisto V, bensì al bolognese Gregorio XIII Boncompagni, il quale in Roma già stava realizzando un vasto piano di iniziative pedagogico-culturali, desti­nate sia alla formazione di un clero preparato per il ricupero delle zone cadute sotto la riforma protestante, sia per la preparazione di una nuo­va classe dirigente onesta e competente, nelle cui mani egli giustamente vedeva collocato l’avvenire della vera riforma cattolica.

Appena a un anno dalla sua elezione al soglio pontificio, con la bolla Postquam Deo del 6 agosto 1573 egli stabilì su nuove basi, per cento studenti « ex universa Germania septemtrionalibusque illi adiacen- tibus regionibus colligendi», quel Collegio Germanico che Giulio III con la bolla Dum sollicita del 31 agosto 15524 aveva eretto per soli


venticinque studenti e affidato alla direzione dei Gesuiti[1]; lo dotò con rendite di diecimila scudi d'oro e lo privilegiò con ampia esenzione dai dazi e altri gravami[2]. Nel 1575 gli alunni erano già saliti a 130, tutti tedeschi[3], e il rapido progresso del collegio fece decidere il papa alla fondazione di un altro, quello Ungarico, nel monastero di S. Stefano al Celio[4]. Siccome però la dotazione di esso si rendeva problematica, nel 1580 lo unì al Germanico che aveva rendite sovrabbondanti, e da allo­ra i due collegi restarono uniti[5].

Il 13 gennaio 1577, con la bolla In Apostolicae sedis, eresse il Col­legio Greco per alunni non necessariamente destinati alla carriera eccle­siastica[6]. Dopo una permanenza provvisoria in via Ripetta, esso trovò


sede stabile in via del Babuino, con annessa la chiesa di S. Atanasio, di rito greco. Una rendita annua di 1200 scudi d’oro, con altre dota­zioni avvenute in seguito, assicurava il mantenimento degli alunni, die per la maggior parte provenivano dal dominio veneziano di Levante e per questo indossavano, col caftano greco, il berretto veneziano

Nello stesso anno, con la bolla Vices eius del 1° settembre, nella casa dov’era morta S. Caterina da Siena e dietro suggerimento di S. Filippo Neri, Gregorio XIII fondò un nuovo collegio, per accogliervi i giovani venuti alla Chiesa dal Giudaismo o dall’IsIam[7]; e l’anno suc­cessivo diede sede e stabilità economica al Collegio Inglese il quale, fondato nel 1568 a Douai dal futuro card. Guglielmo Alien, si era tra­sferito a Roma nell’ospizio dei pellegrini inglesi presso la chiesa di S. Tommaso [8].

Ancora Tanno prima di morire, prowide all’erezione di un collegio per i Maroniti del Libano[9] e di un altro per gli Armeni[10].

Tutti questi collegi seguivano i corsi di studio presso il Collegio Romano: la geniale istituzione di S. Ignazio e dei Gesuiti, aperta a tut­te le nazioni e in gara coi migliori centri romani di cultura, anche se la fatiscenza degli edifici non solo ne oscurava il prestigio, ma anche sem­brava riservarle un'esistenza effimera. Gregorio XIII ovviò anche a que­sto: fece costruire una nuova sede e dotò copiosamente la giovane uni­versità, che da lui prese il nome di Gregoriana e che anche oggi è tra i più prestigiosi centri mondiali del sapere[11].

Questa politica lungimirante, che solo più tardi si rivelò quanto fosse preziosa per la Chiesa, trovò resistenza nella curia romana, per i pingui benefici ecclesiastici che andavano a finire nel sostentamento de­gli alunni[12]. Ma papa Gregorio, convinto di non poter opporre argine più valido al dilagare del protestantesimo, procedeva deciso nella via in­trapresa, e ancora alla fine della vita ideò la fondazione di un nuovo collegio nella sua città natale per quegli studenti tedeschi che volessero studiar Legge in quella celebre università; anzi, fin dal 5 marzo 1585, con rogito del notaio bolognese Carlo Garelli, aveva acquistato da Emi-


lio del quondam Paolo Zambeccari «unum Pallatium et casamenta ac edifficia illi annexa et connexa, iuraque et iurisdictiones illius, posita in parroquia S. Barbattiani, confinata iuxta Plateolam seu Salicatam S. Francisci, iuxta vias publicas a duobus lateribus »[13]. Non contento di ciò, vagheggiava la fondazione ancora in Roma di altri due collegi, uno per gli Irlandesi e l’altro per i Polacchi, come pure in Lecce o in Bari la creazione di un istituto simile, per accogliervi gli Albanesi e i Serbi dell’opposta sponda adriatica[14], ma la morte (10 aprile 1585) non gli permise di condurre in porto i suoi progetti.


[1]  L’idea era stata di S. Ignazio, e lo scopo era di preparare degni e dotti sacer­doti per la preservazione e il consolidamento della fede in Germania. Il P. Lainez, suc­cessore di S. Ignazio, cercò di conservare l’istituzione — alla quale mancava una solida dotazione — accettando convittori di ogni nazione, anche chi non era intenzionato ad abbracciare lo stato ecclesiastico. Questo però era lasciar cadere lo scopo germanico. Il P. Borgia volle riprenderlo e propose a Gregorio XIII la rifondazione del Collegio. A queste vicende si riferiscono le parole della bolla Postquam Deo: « Considerantes... Col- legium... ob varias quae postea sequutae sunt temporum et rerum difficultates parum processisse nullumque incrementum suscepisse, quin potius quasi destitutum ac praeter- missum esse, quoniam nec reditus ullus, nec quicquam fere certi attributum eo Collegio fuerat, et ob id exiguum admodum puerorum huiusmodi numerum, prae magnitudine provinciae et messis quae in ea est, hoc tempore ali et institui... nos ad hoc opus... animum et mentem nostram convertimus» (Bullarium Romanum, Vili, p. 53); Fliche- Martin, Storia della Chiesa, XVIII/1, Torino 1966, pp. 241-242.

[2]  Con le bolle Ut ceteri e Pro nostri muneris, ambedue del 15 luglio 1574 (Bulla­rium Romanum, Vili, pp. 56-58 e 85-86) papa Boncompagni concedeva esenzioni anco­ra maggiori e determinava la giurisdizione e le facoltà dei cardinali Protettori; con la Quoniam Collegium Germanicum del 20 novembre 1576 concedeva agli alunni, come ca­sa di vacanza e di diporto, «vineam extra Portam Flaminiam, in loco Pesaioli nuncupa- to sitam» (Bull Rom., Vili, pp. 155-158).

[3]  Ludwig von Pastor, Storia dei Papi, IX (Roma 1955), pp. 173 e 182 nota 2.

[4]  Bolla Apostolici muneris del 1° marzo 1579: Bullar. Rom., Vili, pp. 250-254.

[5]  Con la bolla Ex Collegio Germanico del 1° aprile 1584 Gregorio XIII regolò l’ammissione e la permanenza degli alunni nei due collegi riuniti (Bull. Rom., Vili, pp. 447-455). Per essi si veda: Pontificium Collegium Germanicum et Hungaricum: 1573-1973, [Roma, Tip. Pont. Univ. Gregoriana, 1973], pp. 5-88; Friedrich Schroeder, Monumen­ta quae spectant primordia Collegii Germanici et Hungarici collecta et illustrata, Romae 1896; Giulio Cesare Cordara, Collegii Germanici et Hungarici Historia libris IV compre - hensa, Romae 1770; Andreas Steinhauber, Geschichte des Collegium Germanicum Hunga­ricum in Rom, Freiburg i. Br. 1906; Josef Jungnitz, Die Breslauer Germaniker, Breslau 1906.

[6]   Bullar. Rom., Vili, pp. 159-162: «... Ingens animum nostrum subit miseratio Graecae nationis, quae diu olim litterarum scientiarumque eruditionis praestantia et im­perii floruit sublimitate, postea Turcarum subiecta tyrannidi, ad extremam fuit redacta calamitatem et... in tantam scientiarum omnium ignorationem Graeciae populi devene- runt, ut vix ullus inter eos reperiatur, qui illas prof iteri et alios docere possit... Quocir- ca, cupientes antiquam et celebrem nationem ab huiusmodi ignorantiae caligine... revo-

[7]   Bullar. Rom., Vili, pp. 188-191. Questa istituzione determinò un numero così grande di conversioni, che presto «il luogo non fu bastante» (Pastor, Storia..., IX, p. 180, n. 1, ove è citato il ms. vat. Ottoboniano 2452 con l’elenco dei giovani battezzati

il             18 aprile 1579; cfr. oggi Wipertus H. Rudt de Collenberg, Le baptème des juifs à Rome de 1614 à 1798 selon les registres de la «Casa dei Catecumeni», in «Archivum Hi- storiae Pontificiae », 24, 1986, pp. 91-231; 25, 1987, pp. 105-261; 26, 1988, pp. 119- 294). Il Collegio, prima in S. Giovanni in Mercatello nella regione Campitelli, poi in S. Eustachio nella stessa regione, ad istanza del card. Protettore Antonio Barberini fu tra­sferito da Urbano VIII presso la chiesa di S. Maria ai Monti; la direzione di esso, pri­ma svolta da una confraternita di chierici, ad istanza del card. Fulvio Astalli venne affi­data alla Congregazione dei Pii Operai da Clemente XI con la bolla Salvatoris nostri del

2                    gennaio 1712 (Bullar. Rom., XXI, pp. 466-478).

[8]   Con la bolla Quoniam divinae del 23 aprile 1578 e con l’assegnamento d’una rendita annua di 3000 scudi d’oro, a cui s’aggiunse l’abbazia di S. Sabino presso Vi­cenza con altri 3000 ducati annui, Gregorio Xm potè portare il numero degli alunni a «non meno di cinquanta» (Pastor, Storia..., IX, pp. 175-176). Eloquenti le parole del­la bolla: «Versantur quotidie ante oculos nostros iuvenes, ex ilio miserrimo regno huc profugientes, qui... patria, parentibus et bonis relictis, sese nobis ad catholicae religionis in qua nati sunt institutionem suscipiendam miserabiliter offerunt, eo animo ut salutem sibi primo comparent, deinde vero ut, post adeptam divinarum rerum scientiam, in Angliam ad alios qui a via veritatis declinarunt erudiendos revertantur» (Bullar. Rom.. Vili, pp. 208-214). Circa gli ex alunni di questo Collegio, che fu definito «seminario di martiri, i quali baciavano gli strumenti di tortura, benedicevano il boia e abbraccia­vano la scala che li conduceva alla forca» (Pastor, IX, 176), si veda il Li ber ruber ven. Collegii Anglorum de Urbe, edited by Wilfrid Kelley, I (Publications of thè Catholic Record Society, 37), London 1940; II (Publications..., 40), London 1943. Per il Colle­gio: Francis Aidan Gasquet, A history of thè venerable English College, Rome, London- New York, 1920; Luigi e Pierluigi Lotti, La Comunità cattolica inglese di Roma: la sua chiesa e il suo collegio (I quaderni dell’Alma Roma, 18), Roma 1978.

[9]   Bolla Humana sic del 27 giugno 1584 (Bullar. Rom., VIII, pp. 475-480), nelle case annesse alle due parrocchie di S. Giovanni de Ficoria e di S. Andrea delle Fratte, nel rione Trevi.

[10]  Bolla Romana Ecclesia del 13 ottobre 1584 (Bullar. Rom., Vili, pp. 493-496): « Ex intimo corde desiderantes tam numerosae tamque piae nationi qua possumus sub- venire... proprium Collegium eidem nationi in alma Urbe erigere decrevimus, in quo adolescentes selecti bonaeque indolis et expectationis Sedis Apostolicae impensis alantur et bonis moribus sanaque doctrina imbuantur, ut iidem postea, ad suos remeantes, quam maximo eis adiumento et consolationi spiritualibus in rebus esse possint». Per il nuovo Collegio Armeno, fondato da Leone XIII in via S. Nicola da Tolentino, cfr. Me­morie del Pont. Collegio Armeno 1883-1953, Venezia-San Lazzaro 1958.

[11]     Fliche-Martin, Storia..., XVIII/1, p. 239; Ernesto Rinaldi, La fondazione del Collegio Romano: memorie storiche, Arezzo 1914; Ricardo Villoslada, Storia del Collegio Romano dal suo inizio (1551) alla soppressione della Compagnia di Gesù (1773), Roma 1954. Nel 1870, quando lo Stato italiano la cacciò dal Collegio Romano, l’Università Gregoriana trovò rifugio negli edifici del Collegio Germanico, dove entrambe le istitu­zioni convissero per una ventina d’anni, fino a che, aumentati gli studenti tedeschi, il Germanicum si procurò una nuova sede nell’ex Hotel Costanzi (Pastor, Storia..., IX, p. 182, nota 2).

[12]     Pastor, Storia..., IX, pp. 184-186.

[13]  Troviamo questa descrizione nello strumento di retrovendita del 14 marzo 1587, a rogito di Alessandro Silvestri e Cesare Furlani, fatta dalla Camera Apostolica a Flaminio Zambeccari: Arch. di Stato di Bologna (e così sempre: ASB), Demaniale, 27/7248, interno 20. L’intenzione di Gregorio XIII è così riferita da Sisto V nella bolla Omnipotentis Dei: «Cum... felicis recordationis Gregorius papa XIII praedecessor noster in Civitate Bononiensi, quae omnium liberalium artium doctrinarumque studiis semper floruit, quasdam aedes animo et intentione unum Collegium Scholarium Germanicae vel alterius nationis in eis instituendi nomine et impensis Camerae Apostolicae praetio sep- tem millium scutorum auri vel alterius verioris summae emi et acquiri curaverit, morte- que praeventus hunc mentis suae conceptum executioni demandare nequiverit... » (Ro­ma, Arch. Segr. Vaticano, Secr. Brev. 162, f. 107v; cfr. più avanti, Appendice prima). La « saliciata di S. Francesco » corrispondeva all’odierna piazza Malpighi, cioè a quel lungo piazzale ricavato nel 1290 mediante il riempimento del fossato che costeggiava le mura cittadine e più tardi selciato con grossi ciotoli di fiume: da qui il nome.

[14]     Pastor, Storia..., IX, p. 184.

IL PONTIFICIO COLLEGIO «MONTALTO» IN BOLOGNA (1585-1797)

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  • Scritto da Giuseppe Cagni
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chiesa s.antonio abateQuando, nel lontano 1950, varcai per la prima volta la soglia del Collegio San Luigi in Bologna, dove l’obbedienza mi aveva destinato, rimasi meravigliato nel vedere scolpita sull’architrave di tutte le porte del pianterreno, in elegantissime lettere capitali, la frase Sixtus V Pont. Max., e mi chiesi come mai i Barnabiti, che si erano stabiliti a Bologna nel 15991 avessero a che fare con Sisto V, deceduto nel 1590. Docu­mentatomi, seppi che solo dal 1873 i Barnabiti avevano trasferito il lo­ro collegio in questa sede, nella quale in precedenza si trovava un altro collegio, denominato dalla città marchigiana di Montalto e fondato ap­punto da papa Sisto V per i marchigiani che venivano a frequentare l’università di Bologna2. Ovviamente, mi venne voglia di saperne di più, circa questa preistoria del Collegio San Luigi; e da allora cominciai a raccogliere quanto mi veniva fatto di trovare, anche in vista del bi­centenario del collegio barnabitico (1773-1973), per una vagheggiata pubblicazione che poi si ridusse a un semplice articolo nella rivista « Il San Luigi», uscita quell’anno in numero speciale3.

Riprendo ora questi appunti, a quattro secoli esatti dalla bolla sistina Inter coeteras (17 novembre 1588) che, come vedremo, segna l’inizio ufficiale del Collegio Montalto, anche se la prima bolla che lo riguarda è del 1585 e i primi alunni vi furono accolti il 3 novembre 1587.

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1 Orazio Premoli, Storia dei Barnabiti nel Cinquecento, Roma 1013, pp.359-360.
2 Giuseppe Boffito e Francesco Fracassetti, II Collegio San Luigi dei Padri Barnabiti in Bologna (1773-1873-1923), Bologna 1925, pp. 161-172: studio che rimane ancora fondamentale. Prima del Boffito (che vi accenna anche in Biblioteca Barnabitica, I, Firenze 1933, p. 267) si era occupato del Collegio Montalto Giuseppe Castelli, Il Collegio Montalto in Bologna: saggio storico (Ascoli Piceno, Stab. Tip. Cesari, 1886, 12 pp., già edito nel «Piceno» del 24 ott. 1886), che però si limita a riprodurre i dati risultanti dalla bolla Inter coeterase dalle Costituzioni del Collegio; e soprattutto il can. Francesco Pistolesi, Sisto V e Montalto da documenti inediti (Montalto Marche, 1921), pp. 94-100, ristampato tale e quale in Alma terra natia (Roma 1934, pp. 143-148); pri­ma aveva pubblicato la bolla sistina Cathedram militantis (la seconda, in ordine di tempo, riguardante il Collegio Montalto) in «Picenum Seraphicum», V (1919), pp. 83-94. Recentemente se ne è occupato Gian Paolo Brizzi, I Collegi per borsisti e lo Studio bolognese: caratteri ed evoluzione di un istituzione educativo-assistenziale fra XIII e XVIII secolo [Studi e Memorie per la Storia dell’Università di Bologna, nuova serie, vol. IV], Bolo­gna 1984, pp. 129-138, con molte inesattezze alle pp. 129-130, ma con l’importante In­ventario dell’ex Archivio del Collegio Montalto (ora all’Archivio di Stato di Bologna) alle pp. 131-138. Ancor più recentemente se ne è occupato Gustavo Parisciani, Sisto V e la sua Montalto (Padova, [1986], pp. 163-167), che avremo modo di citare spesso. Di minori pretese, ma assai preciso, è il breve studio di Anna BALSAMO e Maria Cristina Tagliaferri, Palazzo Montalto, in Stefano Zironi (a cura di), La basilica di San Paolo Maggiore e il suo territorio nella storia e nell’arte, Bologna 1986, pp. 76-78 (ristampato con titolo Quattro secoli di storia del Collegio Montalto, in « Il San Luigi 1986-87: rassegna dell’anno scolastico 1986-87 », pp. 12-14).
— Nel presente studio si sfrutteranno quasi esclusivamente i documenti dell'ex Archivio Montalto, ora nel fondo Demaniale dell’Archivio di Stato di Bologna (citato sempre ASB seguito dai caratteristico doppio numero barrato di segnatura), senza attardarci a rettificare le molte affermazioni errate degli studiosi precedenti Va notato che in Italia esistono ben otto cittadine denominate Montalto: il Collegio bolognese prende nome da Montalto Marche (Ascoli Piceno), città natale di papa Sisto V.

3 Il palazzo Montalto in Secondo centenario della fondazione del Collegio S. Luigi dei Padri Barnabiti, Bologna, Cacciari, 1974, pp. 29-35.

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