2021 - Celebrazioni V Centenario della nascita di Sisto V P.O.M.

13.12.2021

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COMITATO NAZIONALE DELLE CELEBRAZIONI
Celebrazioni 2021
Venerdì, 14 Dicembre 2018
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Michele Peretti

Michele Peretti e il marchesato d'Incisa

... Con Testamento del 22 febbrajo 1589 un Ferrando dell’antica famiglia de’ marchesi d’ Incisa lasciò erede del suo patrimonio i PP. carmelitani di questo capo-luogo, con obbligo ad essi di fondare un altro convento del loro ordine nel villaggio della Rocchetta.

L'anzidetto Guglielmo investì poi del dominio d’Incisa Michele Peretti marchese della Mentana e conte di Cellano, il quale addì 22 d’ottobre del 1590 vi approvò gli statuti riformati da quel Duca.

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Genealogia Michele Peretti - Anna Maria Cesi

peretti cesi

 

Devozione della Principessa Margarita Cavazzi della Somaglia e della famiglia Peretti alla Madonna della Quercia di Viterbo

capoletteraNon deve arrecare maraviglia alcuna di vedere l'Illustrissima, & Eccellentiss. casa Peretti ogni giorno crescere più in splendore, & gloria talmente, che chiaro si vede quella essere singularmente da Dio favorita, prosperata, & sublimata, perché la singolar devotione di tutta questa Illustriss. & Eccellentiss. casa alla Gloriosa Vergine, & Madre di Dio è chiarissima cagione della prosperità, aggradimento, & gloria di quella;

Si vede chiaramentela divotione loro verso la sublime Regina dei Cieli, poiché tutti con affetto singularissimo & protegono, & adornano con doni quotidiani il sacro Tempio, che l'istessa Regina ha eletto, luogo dove non solo sia invocato il suo santo nome sotto titolo della Quercia, ma anco per uno de i più illustri da lei eletti ove si scorghino le glorie, & i trofei suoi: nessuno è che ponga il piede in quel sacro Tempio, che non veda gli ornamenti in quello posti dall'Illustriss. & Eccellentiss. casa Peretti; Quivi si vede una bellissima, e ricchissima cornice, la quale fa ornamento, e ghirlanda attorno alla sacra Immagine, di argento fino, di gran peso, e molto valore; Adornano ancora quel sacro Altare sei candelieri con la croce di argernto, di peso di libre trentadue [ kg. 14,51 ndr.], vagamente lavorati, i quali sono accompagnati da due torcieri grandi grandi di argento fino di peso di libre 96 [kg. 43,54 ndr.], con li suoi adornamenti di vago drappo.

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Principe Michele Peretti

Ritratto del Principe Michele Peretti Pietro Facchetti Galleria Corsini

Michele Peretti

Epistolario di Anna Maria Cesi al Principe Michele Peretti >>

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Constitutio super titulo et insignibus S.R.E. Cardinalium.

Il cappello rosso ( Pileo) fu concesso ai cardinali come copricapo distintivo da Innocenzo IV nel 1245, e nel XV secolo incominciò a sostituire come segno distintivo araldico la mitra, che prima di quel tempo aveva ornato i loro scudi.

Quando però l’aristocrazia iniziò a contrassegnare i propri scudi con le corone nobiliari, i cardinali di origine nobile seguirono tale esempio, preferendo spesso la corona al posto del cappello rosso, oppure facendo uso di entrambi contemporaneamente.

Questa usanza costituiva un abuso contrario allo spirito della Chiesa , e così la Sacra Congregazione per il Cerimoniale sottopose un decreto all’approvazione del Papa i data 10 agosto 1644.

In questo decreto si proponeva che il Pontefice obbligasse tutti gli interessati ad accontentarsi del titolo cardinalizio di Eminenza Reverendissima, sia per mantenere una certa eguaglianza cristiana tra i porporati, sia per ristabilire una loro uniformità negli stemmi togliendo le corone e ogni altro segno nobiliare profano.

Tale obbligo era esteso, sotto pena di scomunica, anche ai pittori, agli scultori e agli incisori, e a tutti i committenti le eventuali opere.

I cardinali fautori e sottoscrittori di questo decreto, determinante nel panorama araldico ecclesiastico, furono proprio i più nobili: Capponi, Barberini, Spada, Colonna, Corneli, Spinola, Brancaccio, Medici e d’Este. Tra questi nomi spicca anche quello del cardinale Francesco Montalto Peretti, pronipote di Sisto V.

Il Papa Innocenzo X approvò questo decreto apponendo una clausola secondo la quale nessuno avrebbe potuto mai più revocare in futuro, né in tutto né in parte, quanto promulgato.

A tutt’oggi questa costituzione ( che si chiama “Militantis Ecclesiae” ) non è mai stata abrogata ed è pienamente in uso. Addirittura, nel 1915, Papa Benedetto XV rafforzò questo decreto, estendendolo anche ai vescovi e tutti gli alti prelati.

PERETTI MONTALTO FRANCESCO (n. Roma 1595 † Ivi 4 Magg. 1655, 60enne). Sepolto in S. Maria Maggiore – creato Cardinale da Urbano VIII il 16 Dic. 1641. Pronipote di Sisto V.
Titolare della Chiesa romana di San Girolamo degli Schiavoni dal 10 Febb. 1642.
Principe romano, principe di Venafro, patrizio veneto, marchese di San Martino, conte di Celano, barone di Pescina, signore di San Rufino, San Benedetto dei Marsi, Aschi, Cocullo, Venere, Cerchio, Lecce dei Marsi, Gioia dei Marsi, Bisegna, San Sebastiano, Sperone, Ortucchio, Torrimpietra, Palidoro, Tor Lupara e Mentana.

PERETTI MONTALTO FRANCESCO stemma f.peretti

Stemma del Card. PERETTI MONTALTO FRANCESCO


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Testo Latino:
Innocentius X, 19 Dec. 1644. Constitutio Apostolica Militantis Ecclesiae regimini, BR, XV, 338 ss

Constitutio super titulo et insignibus S.R.E. Cardinalium.
Militantis Ecclesiae regimini, meritis licet imparibus, per abundantiam divinae gratiae praepositi, inter gravissimas multiplicesque apostolicae servitutis curas, quibus assidue premimur, in eam
peculiari studio incumbimus, ut inter S.R.E. Cardinales , quos tamquam reipublicae christianae cardines, et clarissima chatolicae Ecclesiae lumina, omnium virtutum splendore ceteris praelucere decet, fraterna servatur aequalitas, unde sincerae caritatis affectu sese invicem prosequantur, et, dimissa omnium saecularium rerum cura, nonnisi pro communi eiusdem Ecclesiae bono ac omnipotentis Dei gloria vigeat inter eos laudabilis aemulatio.
Hodie siquidem in Consistorio Nostro secreto dilectus Filius Noster Aloysius tit. S.Laurentii in Lucina Presbyter Cardinalis Capponius nuncupatus, decretum per Venerabiles Fratres Nostros eiusdem S.R.E. Cardinales Congregationis Caeremonialis prepositos emanatum, Nobis retulit tenoris subsequentis, videlicet; S. Congr. Caer. ... in qua interfuerunt R.mi Domini Aloysius tit. S. Laurtentii in Lucina Presbyter Card. Capponius, Franciscus S. Laurentii in Damaso Presbyter Card. Barberinus, Bernardinus ... Card. Spada, Fridericus ... Card. Cornelius, Jo. Dominicus ... Card. Spinula, Franc. Maria ... Card. Brancatius, Franciscus ... Card. Montaltus, Carolus ... Card. Medices, Hieronymus ... Card. Columna, Raynaldus ... Card. Estensis, censuit enixe Sanctissimo Domino Nostro supplicandum ut, ... districte praecipiat S.R.E. Cardinalibus, etiam quacumque natalium seu praecellentium aliarum dignitatum praerogativa insignitis, quod, solo nomine Cardinalis absque ullo saecularis dignitatis additamento contenti, non aliis titulis nuncupentur nec
uti inter eos possint, quam eminentissimi et reverendissimi, nec non Eminentiae Reverendissimae, non obstantibus quibuscumque in contrarium facientibus; insuper ut Sanctissimus D.N. dignetur mandare, ut omnes S.R.E. Cardinales, supra recensiti ad unitatem et aequalitatem ordinis
construendam, iubeant e propriis sigillis et insignibus quibuscumque, vulgo armis nuncupatis, amoveri coronas, signa ac omnes notas saeculares praeter eas, quibus intra scutum armorum eorum familiae tamquam de essentia et integritate eorundem armorum utuntur, et ut in posterum ab illorum usu abstineant, solo pileo, de pretioso Christi sanguine rubente, insigniti ac decorati; ac ulterius Sanctissimus D.N. inhibeat sub poena excommunicationis latae sententiae ac aliis arbitrii sui poenis sculptoribus, pictoribus, ac aliis quibuscumque, ne praedictas notas saeculares in sigillis et armis, aliisque insigniis S.R.E. Cardinalium sculpere ac pingere ac sculpi vel pingi mandare audeant.
Quod quidem decretum praedictus Aloysius Cardinalis retulit supradictam Congregationem censuisse etiam nomine totius Sacri Collegii in praesenti Consistorio Nostro praeferri, ut non solum illud comprobare, verum etiam pro ipsius usu et observantia inviolabili litteras apostolicas cum plumbo expediri iubere dignaremur; quas postea, Cardinales iam promoti qui in Urbe sunt infra decem dies, qui extra illam et in Italia degunt, infra quatuor menses proximos iurare teneantur ... motu proprio et certa scientia et matura deliberatione ... perpetuo confirmamus ... ad quos spectat et spectabit quomodolibet in futurum, sub poenis in eodem decreto contentis, inviolabiliter observari praecipimus et mandamus ... nunquam censeri praesenti constitutioni derogatum, nec illi in aliquo praeiudicatum, nisi fuerit expresse dispositive illi, toto eius tenore, derogatum.
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Testo Tradotto:
Innocenzo X, 19 dicembre 1644. Costituzione apostolica Militantis Ecclesia regimini, BR, XV, 338ss.

Costituzione circa i titoli e le insegne dei cardinali di S.R.C.
Preposti dall’abbondanza della grazia divina al governo della Chiesa militante, nonostante le forze impari, tra le preoccupazioni gravissime del servizio apostolico dalle quali siamo continuamente premuniti, ci occupammo con cura particolare a che tra i cardinali di Santa Romana Chiesa , che conviene risplendano sugli altri per la luce di tutte le virtù quali pilastri della repubblica cristiana e lumi della splendida Chiesa cattolica, si mantenga una fraterna eguaglianza onde essi si amino a vicenda con sincera carità di affetto e, deposta la cura di tutte le cose secolari, vi sia in loro la lodevole ricerca di null’altro che del bene della stessa Chiesa e della gloria del Signore onnipotente.
Nel corso del nostro concistoro segreto odierno il nostro diletto figlio Aloisio Capponi prete cardinale del titolo di S. Lorenzo in Lucina, ci ha sottoposto un decreto redatto dai venerabili nostri fratelli cardinali di S.R.C. preposti alla Congregazione Cerimoniale, del seguente tenore: “La Sacra Congregazione Cerimoniale, alla quale intervennero i reverendissimi Signori Aloisio Capponi prete cardinale del titolo di s. Lorenzo in Lucina, Francesco Barberini prete cardinale di S. Lorenzo in Damaso, il cardinale Bernardino Spada, il cardinale Federico Cornelio, il cardinale Gian Domenico Spinola, il cardinale Francesco maria Brancaccio, il cardinale Francesco Montalto, il cardinale Carlo de Medici, il cardinale Girolamo Colonna, il cardinale Rainaldo d’Este, ritenne di rivolgere forte supplica al Santissimo Nostro Signore affinché intimi ai cardinali di S.R.C. , anche a quelli insigniti di qualsivoglia prerogativa di nascita o di altri eminenti dignità, di essere contenti del solo titolo di cardinale senza alcuna aggiunta di dignità secolare, e non si facciano attribuire altri titoli né ne facciano uso all’infuori di quello di eminentissimi e reverendissimi nonché di Eminenza reverendissima, nonostante qualunque disposizione contraria; e affinché il Santissimo Nostro Signore si degni ordinare che tutti i cardinali di S.R.C. , sopra ricordati, allo scopo di costruire l’unità e l’eguaglianza del collegio, facciano in modo che siano rimosse dai loro sigilli e da qualsiasi loro insegna, comunemente chiamata stemma, le corone, i segni e tutti gli attributi di origine secolare ad eccezione di quelle che sono all’interno dello scudo dello stemma della loro famiglia come parte essenziale e integra dello stemma stesso, e d’ora innanzi si astengano dall’uso di quelle, restando insigniti e decorati del solo cappello rosso, risplendente del colore
medesimo del sangue prezioso di Cristo; e affinché il Santissimo Nostro Signore proibisca sotto pena di scomunica “latae sententiae” e di altre pene a suo giudizio, a scultori, a pittori, e a chiunque altro, di non osare scolpire o dipingere o far scolpire o far dipingere i citati segni sui sigilli, stemmi ed altre insegne dei cardinali di S. R..C.”.
Il predetto cardinale Aloisio riferì che la citata Congregazione aveva ritenuto di presentare questo decreto nell’odierno nostro concistoro anche a nome di tutto il Sacro Collegio non solo per la sua approvazione, ma anche perché ci degnassimo di ordinare l’emissione di lettere apostoliche con sigillo di piombo per garantirne l’uso e l’osservanza inviolabile. E noi confermiamo in perpetuo, di nostra spontanea volontà, con certezza di cognizione, e dopo matura deliberazione, che i cardinali già creati che si trovano in Roma siano tenuti a giurare quanto sopra entro il termine di dieci giorni, quelli invece che sono fuori dall’Urbe e si trovano in Italia entro il termine di quattro mesi; ordiniamo e imponiamo l’osservanza di quanto sopra a tutti coloro cui spetta e in qualsivoglia modo spetterà in futuro, sotto le sanzioni stabilite nel predetto decreto; e ordiniamo altresì che non si ritenga mai derogata alcuna clausola della presente costituzione né da essa mai pregiudicata cosa alcuna, se non sia espressamente ed effettivamente derogata rispetto ad essa, mediante tutto il suo disposto.

Vedi anche:

CARD. FRANCESCO PERETTI MONTALTO

CARDINALE FRANCESCO PERETTI

CARD. FRANCESCO PERETTI

CARD. FRANCESCO PERETTI MONTALTO

FRANCESCO PERETTI MONTALTO * nato in Roma, ultimo rampollo della Casa di Siſto V., di cui era pronipote, figlio del Principe di Venafro, e nipote del Cardinale Alessandro Peretti, nato in Roma, avendo sentito intimarsi dal padre di pensare seriamente a scegliersi una sposa ad oggetto di tirare avanti la casa, gli piacque fra tutte la Principessa Cesi, damigella di una grazia, ed avvenenza incomparabile, di cui divenne, appena trascelta la ebbe a sua sposa, appassionato amante.
Consentì il padre di buon grado al matrimonio del figlio, e per una semplice soddisfazione, volle vedere la futura sua nuora. Se non che vedutala appena, ne rimase egli medesimo talmente invaghito, che volle ad ogni conto sposarla. Proruppe il figlio in alte smanie, vedendosi supplantato dal padre, e rapita sugli occhi propri la diletta sua sposa.

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CARDINALE FRANCESCO PERETTI

Francesco Peretti Montalto

Il 16 dicembre 1641 l'abbate Francesco Peretti fu promosso al cardinalato da Papa Urbano VIII ad istanza del Re di Spagna, verso la di cui Corona fu sempre legato. Erede e possessore di tutti i beni di casa Peretti, potè appieno assecondare la sua liberalità mantenendo una costosissima corte personale che non aveva eguali fra i principi romani e i porporati che lo costrinse a gravarsi di grossi debiti.

Collocò in matrimonio una delle fue sorelle Maria Felice col principe Bernardino Savelli, nella cui  famiglia dopo la sua morte confluì l’eredità Peretti con l'obbligo - per fidecommisso - di assumere il casato dei Peretti.

Purtroppo non passò gran tempo che il patrimonio di casa Peretti, benché d’ immenso valore, per via giudiziale, fu totalmente disssipato e venduti feudi, ville, tenute, e tutto ciò che spettava alla casa Peretti, fu letteralmente svenduto per far fronte ai grossi debiti accumulati, alcuni dei quali restarono addirittura scoperti.

A tale tracollo soggiacque purtroppo anche la Compagnia del Santissimo Sacramento di Montalto per la somma di scudi novemila, accensati al cardinale e provenienti da un legato simile lasciato fra gli altri dal Cardinale Andrea Peretti i cui frutti erano destinati per la dote matrimoniale di centosette scudi a quattro zitelle di Montalto.

Il cardinale Francesco Peretti era particolare affezionato a Montalto, come luogo originario della fua Casa.

Secondo lo storico montaltese Pietro Andrea Galli,1 egli era determinato a "compartirgli le fue beneficenze;  e a tal fine nell'anno 1648. si mosse da Roma per portarvisi di persona, ma ne fu distolto per essergli nel viaggio giunto ordine del Sommo Pontefice Innocenzo X, allora Regnante, di trasferirsi a Fermo, dove era stato dal popolo furiosamente ammazzato il Visconti, che vi era Governatore, affine di prestare la sua autorevole assistenza, e di sovrintendere in una causa di tanto rilievo, dopo di che avendo dovuto far ritorno in Roma in adempimento del suo incarico, svanì il disegno della venuta in Montalto, e di fargli godere un si grand’onore con gli effetti della sua generosità" .

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P. A. GALLI, op cit., p.138

CARD. FRANCESCO PERETTI

ritratto f peretti

FRANCESCO PERETTI DI MONTALTO (1595-1655)
Nascita. 1595, Roma. principe romano. In secondo luogo principe di Venafro. patrizio veneziano. Marchese di San Martino. Conte di Celano. Barone di Pescina. Signore di San Rufino, San Benedetto dei Marsi, Aschi, Cocullo, Venere, Cerchio, Lecce dei Marsi, Goia dei Marsi, Bisegna, San Sebastiano, Sperone, Ortucchio, Torrimpietra, Palidoro, Tor Lupara e Mentana.

Tris-nipote di Papa Sisto V e ultimo discendente della famiglia. Nipote del cardinale Alessandro Peretti Damasceni (1585).
Educazione: nessuna informazione tranne che fu Protettore del Collegio Montalto in Bologna.

Primi anni di vita. Incoraggiato dal padre a sposarsi al fine di assicurare la continuazione della famiglia, scelse come sua futura moglie la principessa Anna Maria Cesi. Quando suo padre disapprovò la sua scelta perché innamorato della principessa Anna Maria Cesi, fu molto turbato e lasciò la casa paterna imbarcandosi in un lungo viaggio. Per non sentire di nuovo di nozze e matrimonio, prese gli ordini sacri (1).

Cardinalato. Creato cardinale nel concistoro del 16 dicembre 1641; ricevette il cappello rosso e il titolo di San Girolamo degli Schiavoni, il 10 febbraio 1642. Partecipò al conclave del 1644, che elesse papa Innocenzo X.
Episcopato. Fu eletto arcivescovo di Monreale il 30 maggio 1650. Fu consacrato  il 7 giugno 1650, nella cappella papale, del Palazzo del Quirinale di Roma, da papa Innocenzo X.
Fu Camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali, dall'8 gennaio 1653 fino al 12 Gennaio 1654. Partecipò al conclave del 1655, che elesse Papa Alessandro VII.
Morì il 4 maggio 1655, verso le ore 05:00, nel suo palazzo romano nei pressi della chiesa di S. Lorenzo in Lucina.
Fu sepolto il 7 maggio 1653, nella cappella di Sisto V nella basilica liberiana di S. Maria Maggiore in Roma.
Link. Il suo busto di Giuliano Fenelli, Bode-Museum, Berlino.
(1) Questo è il secondo di Cardella, Memorie storiche de 'cardinale della Santa Romana Chiesa, VII, 11-12.

MARIA FELICE PERETTI - SAVELLI

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